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Old 15-11-2006, 17:24   #1
teogros
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La ripresa perde colpi!

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Originariamente inviato da Il sole 24 ore
L'economia italiana, deludendo parzialmente le attese, ha mostrato un significativo rallentamento del Pil nel terzo trimestre 2006, dopo il sensibile recupero (+0,8% e +0,6% congiunturale, rivisti al rilazo) nella prima metà di quest'anno, in un contesto di moderata ripresa della produzione industriale, che sconta peraltro il freno della perdita di competitività e della domanda interna per consumi che continua a essere debole. E' quanto mettono in evidenza i più recenti dati congiunturali, a cominciare dalla stima preliminare del Pil per il terzo trimestre 2006, resa nota dall'Istat il 14 novembre, mentre i dati completi nel dettaglio delle loro componenti arriveranno il prossimo 7 dicembre. I valori destagionalizzati e corretti con il numero di giorni lavorativi indicano una crescita del Pil pari a +0,3% sul periodo precedente, che si conferma a +1,7% in termini annui; il dato tendenziale dei primi tre quarti del 2006 segna così un sostanziale progresso rispetto alla pressoché impercettibile dinamica dei singoli trimestri del 2005. I primi nove mesi di quest'anno si sono delineati, nel loro complesso, un periodo favorevole per la nostra economia, che sembra avere finalmente imboccato la strada della ripresa. L'attività produttiva è, infatti, uscita dalla lunga stagnazione che l'ha caratterizzata per ben un quinquennio, mostrando chiari spunti di risveglio. L'effetto di trascinamento dei primi tre trimestri sull'intero 2006 è, inoltre, rilevante ed è pari a +1,7%; esso rappresenta, in altre parole, la variazione che si otterrebbe nella media dell'anno se il livello del Pil restasse fermo nel quarto trimestre. Nei primi tre quarti del 2006 si registra, in particolare, un contributo moderatamente favorevole del commercio estero (esportazioni nette), ma anche la conferma del recupero della domanda interna, nonostante la persistente debolezza dei consumi; nello stesso tempo, si verifica un certo decumulo di scorte, che dovrebbe influenzare positivamente l'andamento della produzione industriale (e del Pil) nell'ultima parte dell'anno. Questa evoluzione dovrebbe portare a un aumento del Pil intorno all'1,7% (1,8% corretto per i giorni lavorativi) nella media del 2006.

Con la crescita zero del 2005, così come nel 2003 e a fronte dell'1,1% nel 2004, l'economia italiana ha fatto segnare il peggior risultato dal 1993 (-0,9%) e si è confermata il fanalino di coda dell'area euro, dove il Pil è invece aumentato dell'1,3% nel suo complesso. Se si tiene conto dei giorni lavorativi in meno (quattro) rispetto a un anno prima, la variazione è pari a +0,1%, ma resta pur sempre impercettibile. E' quanto hanno messo in evidenza i conti economici nazionali 2001-2005, resi noti dall'Istat il 1° marzo, nella periodica revisione generale realizzata secondo le regole dell'Unione europea, che ha visto il passaggio al nuovo sistema dei conti Sec 2000. La stima monetaria del Pil, in particolare, è stata rivalutata del 2,5-2,8% nel quinquennio, grazie al miglioramento dei metodi e delle fonti statistiche utilizzate; i servizi di intermediazione finanziaria indirettamente misurati (Sifim) sono stati, a loro volta, allocati nei settori utilizzatori finali, innalzando il livello dei consumi privati e pubblici, così come delle esportazioni e importazioni. Il ritocco in aumento del calcolo del Pil ha, inoltre, lievemente ridimensionato l'incidenza dei principali aggregati del bilancio pubblico (spese, pressione fiscale, debito), rendendo un po' meno pesanti i relativi parametri, a cominciare dal rapporto debito/Pil. Ma la tendenza al deterioramento degli ultimi anni non cambia, trattandosi di un recupero solo apparente.

Nello scenario di una buona tenuta della ripresa nell'economia internazionale, trainata dai paesi emergenti dell'Asia (Cina e India in testa), a cui si è di recente aggiunto il Giappone, ma con un minore contributo degli Stati Uniti, Eurolandia registra a sua volta qualche perdita di colpi: il Pil, nel terzo trimestre 2006, ha un po' rallentato la velocità di espansione, mettendo a segno lo 0,5% in termini congiunturali e il 2,6% in quelli tendenziali (+0,9% e +2,7% rispettivamente nel secondo trimestre). L'aumento medio annuo previsto per il 2006 è, inoltre, pari al 2,5-2,7% nel complesso dell'eurozona. Considerando, in particolare, i maggiori paesi, il quadro non è, tuttavia, privo di ombre: permangono i dubbi, infatti, sullo stato di salute italiano e francese; l'economia tedesca manifesta diffusi spunti di ripresa, anche se con una situazione in chiaroscuro, mentre le economie spagnola e britannica (quest'ultima fuori dall'eurozona) si presentano ben impostate. Il cambio più forte, per contro, da un lato può rallentare la dinamica dei prezzi in Europa, ma dall'altro crea problemi alla competitività delle imprese, frenando la crescita delle esportazioni.

La difficile evoluzione congiunturale della nostra economia è confermata dal risultato a consuntivo del 2005, che sconta l'effetto frenante nella prima parte dell'apprezzamento dell'euro sulla domanda estera, le continue impennate del petrolio e la sempre diffusa incertezza nella fiducia (e nei comportamenti di spesa) delle famiglie e delle imprese sul fronte interno. Nei dati complessivi dell'anno, la produzione industriale è stata caratterizzata da una perdurante fase di ristagno; e il suo andamento tendenzialmente stazionario trova riscontro nella mancata svolta ciclica favorevole, che ha interessato la maggioranza dei comparti manifatturieri. Segnali di difficoltà, sia pure episodici e intermittenti, sono arrivati inoltre dai settori dei servizi. Nei primi tre quarti del 2006, la domanda mondiale sempre vivace e il graduale rafforzamento di quella interna (investimenti) sono tornate a dare un certo vigore alla dinamica del Pil, bilanciando così l'influenza negativa del tasso di cambio. Prospettive più favorevoli per la congiuntura italiana sono delineate, infine, dagli indicatori anticipatori dell'attività economica - come quelli elaborati dall'Isae e dalla Banca d'Italia - che mostrano un profilo ciclico orientato a una moderata ripresa, dopo aver fatto segnare un significativo rialzo già nell'ultima parte del 2005.

Il quadriennio 2002-2005 si è svolto, in particolare, per l'economia italiana nel segno della più completa stagnazione: la crescita del Pil è stata di appena lo 0,3% medio annuo e per trovare un valore più basso occorre tornare a dieci anni prima (1993). Una performance così mediocre ha collocato il nostro paese nelle posizioni di coda nell'area dell'euro, cresciuta in media dell'1,3% nello stesso periodo (+0,9% nel 2002, +0,8% nel 2003, +2,0% nel 2004 e +1,3% nel 2005); solo la Germania (+0,5%) ha fatto meglio di poco dell'Italia. La fase di ristagno è da ricondurre a una serie di fattori negativi, dalla persistente debolezza della domanda interna alle difficoltà delle esportazioni per il rafforzamento del cambio e la crisi di competitività nei grandi mercati di sbocco. Nonostante il miglioramento rispetto agli ultimi anni, l'Italia continua ad avere performance non certo brillanti nei confronti dei principali partner europei. Il divario di crescita con il resto di Eurolandia rimane ampio anche nel 2006 e si conferma intorno al punto percentuale (che non è poco). Sull'onda della sensibile frenata della congiuntura internazionale, l'economia italiana - com'era, del resto, nelle attese - aveva fatto segnare già nel 2001 un netto rallentamento del suo ritmo di sviluppo. Dopo il buon risultato del primo trimestre, il Pil non aveva infatti registrato ulteriori aumenti nei successivi periodi, andando così a chiudere l'anno su un incremento medio dell'1,8% (dal 3,6% messo a segno nel 2000), ma solo grazie al trascinamento dell'ultimo quarto del 2000 e del trimestre iniziale del 2001. La battuta d'arresto è stata, soprattutto, l'effetto dello sfavorevole andamento dell'industria manifatturiera, mentre i servizi e le costruzioni hanno messo in evidenza una sostanziale tenuta, anche se con una dinamica in progressiva frenata.

Dal lato della domanda interna, la perdita di colpi della crescita ha risentito del ristagno dei consumi privati e della caduta degli investimenti. Per quanto concerne la spesa delle famiglie, hanno influito sia l'erosione del potere d'acquisto, indotta dal risveglio dell'inflazione nella prima metà del 2001 e successivamente dall'effetto changeover dell'euro, sia le negative conseguenze del crollo della fiducia. Sulla frenata degli investimenti si è fatto sentire, invece, l'effetto altalenante della recente legge di incentivazione fiscale (Tremonti bis), insieme all'incertezza sulle prospettive della domanda nel contesto di un rallentamento della congiuntura interazionale. Se la domanda estera netta ha fornito nel 2002-2003 e nel 2005 un contributo negativo alla crescita, anche su quella interna i problemi non sono, dunque, mancati: la compressione del reddito disponibile delle famiglie, con un potere d’acquisto in crescita zero tra moderazione salariale, inflazione sempre significativa ed elevata pressione fiscale, ha determinato un’evoluzione dei consumi privati che è proceduta con il freno tirato, rendendo così ancora deboli i sintomi di ripresa dell’economia. Questa crescita dal passo lento e incerto ha portato a un consuntivo di aumento del Pil per il periodo 2001-2005 pari ad appena lo 0,6% in media.


Link!

Bene, avanti così!
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Old 15-11-2006, 17:29   #2
e.cera
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Per quanto concerne la spesa delle famiglie, hanno influito sia l'erosione del potere d'acquisto, indotta dal risveglio dell'inflazione nella prima metà del 2001 e successivamente dall'effetto changeover dell'euro
e questo di chi é colpa
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Old 15-11-2006, 17:32   #3
teogros
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e questo di chi é colpa
BERLUSCONI!

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Old 15-11-2006, 17:36   #4
e.cera
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BERLUSCONI!

scusa é che c'é scritto nel testo che hai quotato e ogni volta che ci penso
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Old 15-11-2006, 17:38   #5
evelon
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scusa é che c'é scritto nel testo che hai quotato e ogni volta che ci penso

Berlusconi ha tante colpe ma non credo proprio questa...
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I cattivi a volte si riposano, gli imbecilli mai
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Old 15-11-2006, 17:40   #6
teogros
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scusa é che c'é scritto nel testo che hai quotato e ogni volta che ci penso
Allora c'ho azzeccato!
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Old 15-11-2006, 17:54   #7
tdi150cv
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e' tutta colpa del nostro Silvio ...
anche le nuove 60 tasse ... in realta' e' lòui che le suggerisce a Prodi !

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Old 15-11-2006, 18:06   #8
mauriz83
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BERLUSCONI!

esatto è colpa sua e del suo governo se non hanno saputo gestire e punire chi speculava sui prezzi.
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Old 15-11-2006, 18:09   #9
maxsona
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Nel 2001 il PIL viaggiava al 1.7% nel 2005 si è chiuso secondo Confindustria e altri enti al 0.2% ... è chiaramente colpa di Prodi
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Old 15-11-2006, 18:09   #10
teogros
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Originariamente inviato da mauriz83
esatto è colpa sua e del suo governo se non hanno saputo gestire e punire chi speculava sui prezzi.
LOL! Te pareva! Di questo passo fra 6 anni ci direte che è colpa di Berlusconi che non ha regalato decoder e biglietti dello stadio a tutti!
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Old 15-11-2006, 18:27   #11
Ferdy78
 
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scusate nè...ma dov'è sta ripresa?

Quella che vi dice l'istat?
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Old 15-11-2006, 18:27   #12
sempreio
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Originariamente inviato da mauriz83
esatto è colpa sua e del suo governo se non hanno saputo gestire e punire chi speculava sui prezzi.

ma dai in tutta l' eurpa è successa la stessa cosa, il vero problema dell' europa è che nessuno vuole più rimetterla in careggiato i troppi sacrifici allo stato sociale o per meglio dire assistenziale scoraggia ogni governo
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Old 15-11-2006, 18:32   #13
maxsona
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Agli altri non è successo lo stesso Spagna, Francia, Germania e UK sono cresciuti molto più di noi, il PIL Francese nel 2005 era all'1.5%, quello Spagnolo al 3%, il nostro è stato poco sopra lo 0.2%.
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Old 15-11-2006, 18:38   #14
teogros
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Guardiamo però che è successo negli ultimi due trimestri... il titolo dell'articolo del sole 24 ore riguarda proprio gli ultimi sei mesi: per il periodo precedente abbiam parlato anche troppo!
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Old 15-11-2006, 18:46   #15
maxsona
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Penso che bisogni attendere il via libera alla finanziaria e verificare a fine 2007 com'è il PIL per vedere cosa combina sto governo
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Old 15-11-2006, 18:49   #16
teogros
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Originariamente inviato da maxsona
Penso che bisogni attendere il via libera alla finanziaria e verificare a fine 2007 com'è il PIL per vedere cosa combina sto governo
Ah... allora è ancora colpa di Silvio!

Però... che non mi veniate a dire che, se nell'ultimo trimestre centriamo un +qualcosadibuono, è merito di Prodi allora!
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Old 15-11-2006, 19:00   #17
tdi150cv
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esatto è colpa sua e del suo governo se non hanno saputo gestire e punire chi speculava sui prezzi.
ci mancherebbe ... fu proprio Silvio a gestire l'euro in maniera SCANDALOSA ...
E il ripetersi degli scandali ... oggi 2006 ... ne e' la riprova ...

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Old 15-11-2006, 19:08   #18
DonaldDuck
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Originariamente inviato da mauriz83
esatto è colpa sua e del suo governo se non hanno saputo gestire e punire chi speculava sui prezzi.
A si? E perchè l'euro è stato negoziato al cambio 1.936,27 lire?
http://www.ilgiulivo.com/blog/?page_id=13
Quote:
Le incredibili leggerezze delle “illuminate” sinistre-Ulivo
La truffa dell’euro a 1936 lire ha dimezzato stipendi e pensioni: per gli italiani, tranne per Prodi, il cambio giusto era a 1000 lire.



di Gaetano Saglimbeni



Continuano a sparare ad alzo zero, i pifferai della grancassa propagandistica delle sinistre-Ulivo, contro il governo Berlusconi ed i commercianti che non avrebbero fatto nulla per impedire il dissennato aumento dei prezzi in coincidenza con il passaggio dalla lira all’euro. E la cosa strana è che delle due grandi associazioni dei commercianti, una di centrodestra (la Confcommercio, guidata da Sergio Billè) e l’altra delle sinistre (la Confesercenti, guidata da Marco Venturi), quella che si tira addosso gli strali dei super-critici di sinistra è la Confcommercio di centrodestra: l’altra non viene mai chiamata in causa, come se al momento del cambio della moneta si fosse trovata ad operare, che so, sulla Luna o su Marte, anziché sul pianeta Terra. Per il Tg3 ed i giornali votati più all’indottrinamento del popolo che ad una seria informazione, sono queste le regole della obiettività.



Non è mio compito indottrinare o difendere alcuno. Sull’aumento non sempre giustificato dei prezzi ho espresso anch’io le mie critiche, con molta serenità e severità, all’indirizzo sia degli uomini di governo che avevano competenza specifica in questo campo sia delle associazioni di categoria (senza far differenza tra Confcommercio di centrodestra e Confesercenti di sinistra). Ma il compito del giornalista non è soltanto di criticare quello che non va: deve pure spiegarlo perché certe cose non vanno, senza infingimenti o strizzatine d’occhio alla propaganda in favore di questa o quella parte politica.



Nel caso in ispecie, penso sia doveroso spiegare bene alla gente, giustamente esasperata, quello che è accaduto. Ma non soltanto quello che abbiamo visto e toccato con mano tutti al momento dell’entrata in vigore dell’euro: soprattutto, quello che era accaduto prima, quando erano stati decisi i cambi ufficiali della moneta unica con quelle dei Paesi aderenti alla Unione europea. Ed è proprio su questo punto, di assoluta rilevanza, che i pifferai dell’indottrinamento politico hanno sorprendentemente smesso di suonare: per non mettere in imbarazzo i leader della “illuminata” sinistra italiana, chiaramente.



Sì, perché a provocare tanti guai all’Italia, come ormai tutti sappiamo e soltanto Prodi ed i suoi amici fingono di non sapere, non sono stati tanto o soltanto i prezzi cresciuti in maniera indiscriminata (per colpa di Billè, del governo o di altri), quanto e soprattutto il disastroso cambio dell’euro che l’Unione europea ha imposto all’Italia ed i nostri dirigenti hanno con molta leggerezza e superficialità (c’è chi parla di irresponsabilità) accettato.



Economisti seri (e naturalmente inascoltati dai “padreterni” della politica e della economia che sedevano a Palazzo Chigi e dintorni) hanno sostenuto a suo tempo e sostengono ancora oggi (nel silenzio assoluto dei giornali di parte) che il cambio “giusto, realistico ed onesto” per l’Italia non era, non poteva e non doveva essere di “un euro contro 1936,27 lire”, come imponeva l’Unione europea dominata allora da Germania e Francia, ma di “un euro contro 1000 lire”, e cioè il cambio che sarà poi stabilito dal mercato (sempre giudice supremo, in questi casi). Legittimo a me pare il sospetto che i vertici europei, con un cambio che si prospettava sin da allora “disastroso per l’economia italiana”, intendessero favorire in qualche modo gli interessi dei due nostri grandi concorrenti d’oltralpe.



E’ arrivato il disastro per l’Italia, purtroppo, prima ancora che i prezzi schizzassero verso l’alto. Chi percepiva uno stipendio o pensione di 2 milioni di lire al mese, avrebbe dovuto percepire, per essere in regola con un cambio “giusto, realistico ed onesto”, quasi 2000 euro, e ne ha avuti invece soltanto 1000, esattamente la metà. Un colpo durissimo, che ha messo in ginocchio, dall’oggi al domani, milioni di famiglie e fatto crollare d’un colpo (era inevitabile) l’economia italiana.



Tutti contro Berlusconi ed il suo governo, naturalmente, politici e pifferai delle sinistre-Ulivo. “E’ lui, il pluri-miliardario di Arcore, il vero e unico responsabile”, tuonava il prof. Prodi dalla sua poltrona di presidente della Commissione europea da 55 milioni delle vecchie lire al mese (per la quale, è il caso di ricordarlo, era stato indicato dal D’Alema che gli aveva sottratto la poltronissima di presidente del Consiglio dopo la “pugnalata” di Bertinotti). Ed aveva certamente buon gioco, il professore, nella drammatica situazione in cui l’Italia era crollata d’un colpo, strumentalizzata dalle mistificazioni di una stampa fin troppo compiacente. Nessuno che accennasse alle vere cause di quel disastro. Colpe e responsabilità erano (dovevano essere, perché così avevano deciso Prodi ed i suoi amici) di Berlusconi, e soltanto sue, come se mezzo stipendio e mezza pensione li avesse tolti lui, dall’oggi al domani, alle famiglie italiane, non i manovratori dell’euro-truffa.



Che cosa è successo, nella realtà? E’ successo che gli “illuminati” ministri delle sinistre di casa nostra, rimasti “orfani” del Prodi cacciato da Palazzo Chigi e passato poi alla presidenza della Commissione europea, anziché fare la voce grossa contro i vertici europei e dunque anche contro il loro ex presidente del Consiglio (come hanno fatto Germania, Francia ed altri Paesi dell’Unione per cercare di ottenere cambi più favorevoli e soprattutto realistici), hanno accettato senza fiatare le imposizioni di Bruxelles, ignorando i preziosissimi suggerimenti di autorevoli economisti non di parte, ed il patatrac è stato inevitabile.



Certo, le speculazioni sui prezzi ci sono state (e ci sono ancora, purtroppo). Ma è fin troppo chiaro che, senza quella “rapina” di metà stipendio o pensione, anche l’aumento dei prezzi sarebbe stato accettato dalle famiglie italiane: non dico senza affanni, ma certamente con minori preoccupazioni. Una cosa è affrontare le spese di un mese con 2000 euro in tasca ed altra cosa (mi pare una ovvietà del Catalano di “Quelli della notte”) con soli 1000 euro. Più che comprensibile, dunque, la esasperazione della gente, di fronte ad una situazione così spaventosa e drammatica.



Qualche esempio può far capire meglio, ai pifferai della falsa informazione, come stanno realmente le cose. Le 600 mila lire che un impiegato statale tirava fuori per comprare un vestito, prima dell’avvento dell’euro, rappresentavano all’incirca un terzo dello stipendio; mentre oggi, per comprare con l’euro lo stesso vestito, deve consegnare al venditore non meno di due terzi dello stipendio. Le proporzioni sono queste, purtroppo. La pizza costava 7 mila lire quando l’impiegato statale incassava 2 milioni di lire al mese; ed oggi costa 7 euro, quasi 14 mila delle vecchie lire, a chi incassa solo 1000 euro, e cioè la metà di quello che incassava allora. Così per il latte, il pane, la carne, la frutta, il biglietto del cinema o del tram: un euro, sul mercato, equivale a 1000 lire, non alle 1936,27 lire del cambio truffaldino che l’Unione europea ci ha imposto. Più disastro di così?



Continuano a dirci, i signori delle sinistre, che “i prezzi alti ci hanno divorato e divorano stipendi e pensione degli italiani”. Ma sono i prezzi alti a divorarli o l’euro-truffa imposto al nostro Paese dalle dissennate decisioni dell’Unione europea ed accettato con tanta superficialità dai nostri governanti di allora? Dobbiamo dirlo con estrema chiarezza, amici lettori: il disastro, più che dalla crescita a dismisura dei prezzi, è stato provocato dalla scandalosa “rapina” che è stata perpetrata ai nostri danni, nella assoluta indifferenza dei grandi economisti delle sinistre-Ulivo che sedevano al governo.



E di queste cose dovrebbero scrivere i giornali italiani: spiegar bene a milioni di famiglie come sono andate le cose, non cercare capri espiatori per mascherare negligenze e responsabilità. Dov’erano i Bertinotti, Fassino, Diliberto, D’Alema, Rutelli, Pecoraro Scanio, grandi alleati di ieri e di oggi del professore, quando il super-carrozzone europeo imponeva all’Italia quel dissennato e vergognoso cambio-capestro? Nessuno che si preoccupasse delle povera gente, nel governo delle sinistre-Ulivo: delle pensioni e degli stipendi che, con quel rovinoso cambio euro-lira, si sarebbero drammaticamente dimezzati. Possibile che nessuno, con tanti illustri economisti al governo, fosse in grado di capire che si andava incontro al disastro? Che, scomparendo dall’oggi al domani nelle famiglie italiane metà degli stipendi e pensioni. i consumi si sarebbero ridotti al lumicino, le aziende sarebbero state costrette a ridurre la produzione e il prodotto interno lordo sarebbe crollato? Era un disastro annunciato, quello che si profilava, e non soltanto per il povero lavoratore.



Paghiamo tutti, purtroppo, per colpa di chi avrebbe dovuto far valere le ragioni italiane e non l’ha fatto. Per leggerezza, negligenza, incapacità o altro, non sta a noi dirlo. Perché il presidente Ciampi, sempre premuroso e partecipe delle ansie dei cittadini, non lo spiega come sono andate realmente le cose? Lui era ministro del Tesoro, con Prodi presidente del Consiglio. E dovrebbe saperlo chi è stato ad infiocchettare quel bellissimo “pacco-truffa” destinato all’Italia.



Abbiamo sentito il professore ripetere più volte che si sente “particolarmente orgoglioso di averci portato in Europa, di averci regalato l’euro, di averci salvato con l’euro”. Ce lo dica, il presidente Ciampi, se dobbiamo essere grati o no, al suo grande amico Prodi, per quello che ha fatto. Gli italiani sanno per adesso una cosa sola: che con l’euro le loro pensioni e i loro stipendi si sono ridotti della metà e nessuno, purtroppo, sarà mai in grado di restituir loro quello che hanno perduto. In omaggio a chi ed a che cosa, questo incredibile sacrificio di un popolo che sacrifici ne ha fatti tanti e molto spesso per nulla, i pifferai della grancassa propagandistica delle sinistre non ce l’hanno ancora spiegato.



Gaetano Saglimbeni

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Ultima modifica di DonaldDuck : 15-11-2006 alle 19:13.
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Old 15-11-2006, 19:24   #19
sempreio
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Originariamente inviato da DonaldDuck
A si? E perchè l'euro è stato negoziato al cambio 1.936,27 lire?
http://www.ilgiulivo.com/blog/?page_id=13

scusa tanto ma quello che ha scritto quest' articolo è un ignorante assoluto! se il cambio fosse realmente stato a mille come dice lui saremo andati in bancarotta dopo domani, visto che nessuno avrebbe mai comprato i nostri prodotti, casomai il cambio si doveva fare 3000-4000lire
sempreio è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 15-11-2006, 19:30   #20
mauriz83
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ancora con sto euro=1000 lire?non si può mica decidere arbitrariamente il cambio,il cambio si fa rispetto alle monete che circolavano in europa all'epoca,c'era il franco e c'era il marco,la lira è stata prima confrontata con quelle due monete e poi è stato deciso il cambio con l'euro,non è che uno si alza la mattina è dice : ohibò facciamo l'euro=1000 lire,chissenefrega di quanto vale il marco e il franco.
Meglio se restavamo alla lira eh?aivoglia a pagare dazi doganali e cambi sfavorevoli dopo.
Pur comprendendo il gioco a cui stanno giocando le banche per guadagnare sempre più soldi mettendo in crisi la gente,i veri colpevoli sono quelli che hanno speculato sui prezzi.
Primo,si potevano tenere i doppi prezzi ancora per molto altro tempo,secondo,nessuno si è preoccupato di vigilare sugli speculatori,non mi dite che è bugia perchè è accaduto proprio questo così come il governo che arrotondava sempre più in alto le imposte,bolli e quant'altro.Era così difficile multare chi alzava ingiustificatamente i prezzi?
Mio suocero,dentista,mi raccontava come un prodotto che loro comprano([ot]comprano solo da una azienda del nord perchè al sud sono degli imbecilli[/ot]) abitualmente,il mese prima stava 40 milalire,il mese dopo 40 euro,nessuno poteva fare niente nè denunciarli?Perchè?Libero mercato.
mauriz83 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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