Spopolano su Spotify, ma in realtà non esistono: la band IA che ha ingannato tutti
La misteriosa band The Velvet Sundown ha conquistato Spotify con oltre 500.000 ascoltatori, ma potrebbe non essere reale. Le evidenze suggeriscono che la musica e l’immagine del gruppo siano interamente generate da IA
di Vittorio Rienzo pubblicata il 01 Luglio 2025, alle 11:37 nel canale WebNel panorama musicale digitale, la linea di confine tra creatività umana e produzione algoritmica continua ad assottigliarsi. A catalizzare l'attenzione in queste settimane è The Velvet Sundown, un nome che, almeno in apparenza, evoca un'autentica band indie rock. Eppure, dietro il successo in rapida ascesa del gruppo, si cela una verità meno convenzionale: nessuno dei suoi membri esiste davvero.
In meno di un mese dal debutto su Spotify, The Velvet Sundown ha superato i 500.000 ascoltatori mensili e pubblicato ben due album: "Floating on Echoes" e "Dust and Silence". Le sonorità ricordano quelle tradizionali del rock in un mix che, però, appare ripetitivo e monotono, un tratto distintivo dei contenuti generati dall'IA.
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I sospetti sono emersi inizialmente su Reddit, dove diversi utenti hanno notato anomalie: fotografie dubbie nei profili social, citazioni attribuite alla rivista Billboard mai pubblicate – che sono rimaste escludendo semplicemente il nome della rivista – e l'assenza totale di informazioni online sui componenti della band, a parte i nomi.
L'account Instagram, aperto il 27 giugno, ha rafforzato i dubbi: immagini visibilmente alterate e dettagli incongruenti (come un numero eccessivo di hamburger rispetto ai piatti), una simmetria praticamente perfetta e un contesto quasi innaturale suggeriscono l'uso di generatori di immagini basati sull'intelligenza artificiale.
Il fenomeno si inserisce in un dibattito più ampio sull'invasione della cosiddetta "AI slop music" nelle piattaforme di streaming. Solo su Deezer, ogni giorno vengono caricati oltre 20.000 brani interamente generati da modelli come Suno e Udio, e già ad aprile queste tracce rappresentavano il 18% dei contenuti totali caricati sulla piattaforma.
Questo, sommato all'indifferenza di piattaforme come Apple Music, Amazon Music e Spotify, ha generato un dibattito molto acceso sulla legittimità dei brani e sulla trasparenza nei confronti degli utenti. Nessuna delle piattaforme succitate, infatti, richiede l'origine del brano né indica se un'opera sia frutto (anche potenziale) dell'intelligenza artificiale.

L'unica piattaforma ad aver preso una posizione netta al riguardo è stata proprio Deezer che, anche nella pagina dei Velvet Sundown, include un avviso che recita "alcuni dei brani potrebbero essere generati tramite IA".
Un altro esempio è The Devil Inside, band apertamente frutto dell'intelligenza artificiale il cui brano più popolare "Bones in the River" ha totalizzato oltre 1,6 milioni di ascolti su Spotify. Mentre le altre piattaforme non forniscono alcuna indicazione in merito all'autore e alle origini del brano, Deezer attribuisce la proprietà delle opere a László Tamási, un musicista ungherese.
Il dibattito su cosa sia effettivamente arte, e se un brano prodotto da un algoritmo possa avere lo stesso valore di uno composto da un artista umano, è più acceso che mai. Alcuni vedono l'uso dell'IA nella musica come uno strumento innovativo, altri temono una massiccia omologazione dei contenuti e una svalutazione del lavoro creativo.
D'altronde, è innegabile che la produzione dell'intelligenza artificiale non è altro che un mix di opere preesistenti rielaborate attraverso un algoritmo randomizzato. Tuttavia, sono sempre di più le persone che, magari inconsapevolmente, ascoltano brani generati dall'IA, il che ha sicuramente un impatto sulla diffusione delle opere originali alla base.
Insomma, distinguere cosa sia frutto di esperienza, emozioni, talento e creatività da ciò che è un "rimpasto" casuale fatto da un algoritmo diventa sempre più difficile. Alcuni, ritengono che il diritto d'autore vada tutelato e molte etichette hanno agito per vie legali per proteggere il diritto d'autore delle proprie opere.
Dal canto loro, piattaforme come Suno e Udio ritengono che l'utilizzo di brani esistenti per l'addestramento dell'intelligenza artificiale rientri nel "fair use" e non sia troppo diverso da un utente umano che ascolta regolarmente musica.










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27 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoaldilà delle foto (chiarissimo d'altronde che è AI) il resto è errato, se un gruppo o un singolo ha tanto materiale, se vuole può pubblicarne quante ne vuole nel periodo di tempo che vuole.
Vabbè che Buckthead è un folle, perché già ne ha pubblicati un numero esorbitante di album, ma già citando nella sua lunga discografia, Settembre 2012, e Maggio e Giugno 2013 , entrambi i casi 3 album in un mese.
Non è nessun indizio questo quindi.
Vero pure che Buckethead pubblica in modo indipendente, ma solo per far capire che non è un discorso applicabile a chiunque faccia musica.
PS: Zappa, Prince anche se non erro, avevano molto materiale da parte.
Gli album postumi di Zappa ad esempio son noti, se la famiglia o lui stesso avesse voluto, avrebbe potuto pubblicare più di qualche album in pochi mesi.
E' un assaggio di futuro prossimo. MOLTO prossimo.
Adesso le foto AI le vedi da un Km.. (E già adesso parecchi non lo vedono).
Tra cinque o sei anni non sarai in grado di distinguere una foto AI da una reale.
Tra dieci o quindici anni al massimo avremo band virtuali, modelle virtuali, influencer virtuali, attori virtuali... avere contenuti audio e video di ogni genere e livello creati dal nulla sarà uno standard.
Oddio ...
Bruce springsteen ha recentemente pubblicato 7 album in un colpo solo
Album doppi non sono neanche così rari
Insomma la prolificità non è di per sé un indicatore affidabile
Piuttosto vorrei sapere quanti concerti dal vivo hanno fatto
Un posto per intenditori veri!!
già successo
https://www.hwupgrade.it/news/web/l...oni_130500.html
Anche questa é musica? Boh si, mi interessa? No, preferisco andare nei localetti per sopportare le poche band locali rimaste
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