Meta sfida l'UE sull'intelligenza artificiale: 'Il codice di condotta va oltre la legge'
Meta rifiuta di aderire al codice di condotta volontario sull'AI proposto dalla Commissione Europea. Lo definisce una minaccia allo sviluppo tecnologico e una fonte di incertezza giuridica. Mentre l'Europa cerca di arginare i rischi dei modelli generativi, la tensione con Big Tech continua a crescere
di Rosario Grasso pubblicata il 22 Luglio 2025, alle 15:01 nel canale WebMeta
Meta ha respinto ufficialmente il codice di condotta sullo sviluppo di modelli IA proposto dalla Commissione Europea per regolare lo sviluppo e l'uso dei modelli di intelligenza artificiale generalisti. La decisione, comunicata dal responsabile globale per gli affari istituzionali Joel Kaplan, segna una presa di posizione netta da parte del colosso tecnologico statunitense, che accusa l'Europa di spingersi oltre quanto previsto dalla legge.
Secondo Meta, il codice introdurrebbe misure sproporzionate e genererebbe ambiguità legali per chi sviluppa modelli AI avanzati. Kaplan ha richiamato una lettera firmata a inizio luglio da oltre 40 aziende europee, tra cui Bosch e SAP, in cui si chiede alla Commissione di sospendere l'applicazione dell'AI Act. Il timore condiviso è che l'approccio regolatorio del blocco rischi di ostacolare lo sviluppo tecnologico e penalizzare le imprese europee che vogliono costruire soluzioni basate su questi modelli.
Il codice, pubblicato pochi giorni fa, rappresenta un tentativo della Commissione di guidare le aziende verso una corretta applicazione dell'AI Act, senza dover ricorrere immediatamente a indagini formali o sanzioni. Il documento fornisce indicazioni su trasparenza, sicurezza e gestione dei contenuti, con l'obiettivo di anticipare eventuali violazioni della normativa.
La risposta di Bruxelles non si è fatta attendere. Il portavoce della Commissione Thomas Regnier ha ricordato che il codice è uno strumento volontario, anche se resta un punto di riferimento per l'intero settore. Le aziende che sceglieranno di non firmarlo, ha aggiunto, potranno essere soggette a controlli più severi da parte dell'AI Office nel quadro dell'AI Act.
Meta non è l'unica voce critica. Già lo scorso febbraio Google aveva messo in guardia contro l'effetto potenzialmente negativo della legge europea sullo sviluppo e la competitività. E se da un lato OpenAI ha annunciato la propria adesione al codice, dall'altro il dibattito rimane aperto tra chi chiede più controllo e chi teme un freno alla ricerca.
Mistral, azienda francese attiva nel campo dell’intelligenza artificiale, è stata la prima a firmare ufficialmente. La Commissione conta che la sua adesione possa fare da apripista, ma il mancato coinvolgimento di Meta rischia di complicare l'attuazione del piano europeo.
Il codice, che entrerà in vigore il 2 agosto, rappresenta un tentativo da parte dell'Unione Europea di anticipare l'applicazione dell'AI Act già approvato e serve fondamentalmente ad attenuare le possibili conseguenze delle violazioni dei grossi colossi tecnologici. Ma proprio questa natura volontaria – con l'implicita minaccia di controlli più severi per chi non aderisce – è stata una delle leve criticate da Meta, che la considera una forma di pressione normativa non giustificata. Redatto con il supporto dell'AI Board, il codice dovrebbe essere approvato formalmente entro fine luglio.
Se approvato nella sua forma definitiva, l'AI Act potrebbe avere conseguenze significative per le Big Tech, a partire dall'imposizione di obblighi molto stringenti in termini di trasparenza e responsabilità. Le aziende sarebbero tenute a rendere pubbliche informazioni dettagliate sul funzionamento dei loro modelli di intelligenza artificiale, inclusi dati sull'addestramento, limiti operativi e contenuti generati. Questo comporterebbe un incremento notevole dei costi di conformità e un inevitabile rallentamento nei cicli di sviluppo. Un altro aspetto critico riguarda la responsabilità legale: se un modello venisse usato in modo improprio, anche da terzi, il fornitore originale potrebbe essere chiamato a risponderne. Le sanzioni previste in caso di violazione sono molto elevate, fino al 7% del fatturato globale annuo, il che potrebbe rendere l'AI Act per queste aziende potenzialmente persino più impattante del GDPR. Le aziende si troverebbero inoltre a dover affrontare restrizioni geografiche specifiche per l'Europa, con il rischio di dover lanciare versioni depotenziate dei loro modelli o addirittura limitarne la disponibilità nel Vecchio Continente. C'è anche un problema legato al copyright: le norme obbligherebbero gli sviluppatori a dimostrare di avere i diritti sui contenuti usati per addestrare i modelli, e questo metterebbe in discussione l'intero approccio basato sullo scraping del web. Il risultato è che molte aziende potrebbero trovarsi costrette a ripensare da zero le proprie strategie sull'intelligenza artificiale, mentre l'Europa rischia, secondo alcuni osservatori, di rimanere indietro nella corsa globale all'innovazione.










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1 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infochi è dopato di Facebook alla fine pagherà. Gli altri non si accorgeranno neppure della banda limitata, però si può ridurre l'upload di cagatine a massimo 10 MB giornalieri. per me funziona.
in futuro potrebbe anche bypassare l'europa usando la rete satellitare di musk o quella di bezos, facendo delle joint venture dove. chi possiede l'antenna ha i servizi Meta tutti gratuiti. in questo modo tutti i server sarebbero fuori europa, e questa non potrebbe alterare il rounting ai servizi Meta perchè la rete è completamente bypassata !
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