Laureati in informatica senza lavoro, nemmeno nei fast food. Il sogno americano è un incubo
Da un articolo del New York Times di qualche settimana fa, emerge un interessante spaccato: laureati in informatica un tempo certi di stipendi a sei cifre, oggi faticano a trovare lavoro. Licenziamenti di massa e diffusione dell'intelligenza artificiale hanno ridotto la domanda di sviluppatori junior.
di Manolo De Agostini pubblicata il 01 Ottobre 2025, alle 08:01 nel canale WebPer anni, studiare informatica è stato considerato un passaporto verso stipendi elevati e carriere rapide – almeno negli USA. I grandi nomi della tecnologia, insieme a politici e leader industriali, hanno incoraggiato intere generazioni a imparare a programmare, promettendo salari superiori ai 100.000 dollari già al primo impiego e benefit considerevoli.
Oggi però lo scenario è radicalmente cambiato, come ha riportato il New York Times in un interessante articolo di qualche settimana fa. Secondo la Federal Reserve Bank of New York, i laureati in informatica e ingegneria informatica tra i 22 e i 27 anni affrontano i tassi di disoccupazione più alti tra i neolaureati, rispettivamente al 6,1% e 7,5%, più del doppio rispetto ad altre discipline.

Immagine modificata con Google Gemini
Le cause sono molteplici. Da un lato, nel solo 2024, oltre 150.000 dipendenti del settore tecnologico sono stati licenziati in più di 550 aziende, secondo Layoffs.fyi. Nel 2025, la tendenza non accenna a fermarsi: oltre 90.000 posti sono già stati tagliati in 206 società.
Dall'altro lato, l'ascesa degli strumenti di programmazione basati su intelligenza artificiale – sotto forma di assistenti di coding, agenti AI autonomi e sistemi di debug automatizzato - sta riducendo la necessità di assumere programmatori junior. Le posizioni di ingresso, quelle che tradizionalmente consentivano ai neolaureati di iniziare una carriera, sono oggi tra le più colpite dall'automazione.
Le testimonianze dei giovani informatici riportate dal New York Times sono emblematiche. Zach Taylor, laureato all'Oregon State University, ha inviato quasi seimila candidature per posizioni IT senza ottenere offerte. Una neolaureata di Purdue University, dopo un anno di ricerca infruttuosa, ha raccontato su TikTok che l'unica chiamata ricevuta per un colloquio proveniva da Chipotle, catena di fast food.
Molti descrivono la ricerca di lavoro come "demoralizzante", con processi di selezione automatizzati che filtrano i curricula tramite algoritmi e candidati che vengono scartati in pochi minuti senza valutazioni umane. Non sorprende che un terzo dei laureati giudichi i propri studi "uno spreco di denaro", mentre metà della Generazione Z si dichiara pentita della specializzazione scelta.
Eppure, gli esperti non parlano di crisi definitiva. Alcuni settori continueranno a offrire opportunità, in particolare la sicurezza informatica, le tecnologie cloud e l'analisi dei dati. Inoltre, cresce l'attenzione verso le competenze pratiche acquisite tramite corsi, stage e progetti, più che al semplice titolo accademico.
La transizione, secondo gli analisti, segna la fine dell'era in cui bastava un diploma in informatica per garantirsi un posto sicuro e ben pagato. Il nuovo mercato del lavoro richiede flessibilità, aggiornamento costante e la capacità di adattarsi a un contesto in cui l'intelligenza artificiale non è più un alleato opzionale, ma una competenza imprescindibile.
Il contesto italiano ed europeo
Se negli Stati Uniti la crisi occupazionale dei laureati in informatica assume toni clamorosi, in Italia e in Europa il quadro presenta sfumature differenti ma non meno problematiche. Da un lato, il numero di studenti in discipline ICT è molto più contenuto rispetto al mercato americano, dall'altro il disallineamento tra formazione universitaria e richieste delle imprese continua a rappresentare un ostacolo.
Chi lavora al computer è spacciato: l'avvertimento del programmatore licenziato
Le aziende europee e italiane cercano infatti figure capaci di lavorare fin da subito su progetti concreti, con competenze pratiche in cloud, cybersecurity, data science e intelligenza artificiale applicata. Molti corsi accademici rimangono però prevalentemente teorici, costringendo i neolaureati a ricorrere a master specialistici o a percorsi professionalizzanti per colmare il divario.
Sul fronte delle retribuzioni, la distanza con il modello statunitense è evidente: in Italia un programmatore junior percepisce mediamente tra i 25.000 e i 32.000 euro lordi annui, con cifre più alte solo in multinazionali e settori ad alta specializzazione come il fintech. La prospettiva di stipendi a sei cifre alle nostre latitudini è chiaramente un sogno. Questo contribuisce a un altro fenomeno consolidato: la fuga di talenti verso Paesi dove le prospettive economiche e di carriera restano più attraenti.
Non mancano però opportunità di sviluppo. L'Unione Europea, attraverso programmi come Digital Europe e i finanziamenti del PNRR in Italia, punta a rafforzare le competenze digitali e a colmare il divario con Stati Uniti e Asia, con investimenti mirati in AI, HPC e cloud sovrano. Tuttavia, la lentezza burocratica e i tempi di implementazione rendono questi benefici poco immediati per chi si affaccia oggi sul mercato del lavoro.
L'impatto dell'AI in Europa segue la stessa tendenza globale: strumenti di automazione del codice e agenti AI riducono la domanda di programmatori junior, mentre cresce la richiesta di profili ibridi, capaci di coniugare competenze tecniche con conoscenze normative e gestionali, anche alla luce delle nuove regole introdotte dall'AI Act europeo. Insomma, pur con differenze, tutto il mondo è paese.










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67 Commenti
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Però non dimentichiamoci di dire che nei mitici USA, nelle grosse città dove pagano 100K annui un junior, con quei soldi NON fai una vita migliore di un 35K a Milano per dire. Nelle città californiane 100K sono il minimo per vivere ormai...
Fra 4 anni l'acronimo sarà MAMAAAAAGA.
Basterà un decreto presidenziale e mettere i dazi sulle ananas et voilà via 100K$/anno recuperati a programmatore
Speriamo che non sia cosi'.
Fra 4 anni l'acronimo sarà MAMAAAAAGA.
Basterà un decreto presidenziale e mettere i dazi sulle ananas et voilà via 100K$/anno recuperati a programmatore
cosa centra questa nptizia con l'america? quello che succede li succede dovunque si parla dello stesso lavoro
Si fa una vita molto più lussuosa in Italia con 30k€ in una città non principale.
Però non dimentichiamoci di dire che nei mitici USA, nelle grosse città dove pagano 100K annui un junior, con quei soldi NON fai una vita migliore di un 35K a Milano per dire. Nelle città californiane 100K sono il minimo per vivere ormai...
Confermo e non solo in California!
Negli USA, soprattutto nelle città più grandi e nelle zone economicamente più sviluppate e ricche, il costo della vita è sensibilmente più alto rispetto al nostro e/o alla media europea.
Vero è che le tasse federali e statali sul reddito sono basse, ma tutto il resto no; una assicurazione sanitaria di media copertura, con soglie di franchigia elevate, sfiora i 1000 Dollari/mese. Una semplice visita specialistica senza esami clinici costa sui 500 Dollari; il costo degli affitti delle case è salato arrivando a chiedere anche 2K per un flat stile loculo. Senza contare che nel corso di quest'anno sono rincarati sensibilmente i prezzi degli alimentari e dell'energia.
Si fa una vita molto più lussuosa in Italia con 30k€ in una città non principale.
Forse all'inizio, ma se consideri le possibilità di carriera molto più elevate negli USA, dire che il divario aumenta con il tempo. Qua capita molto spesso che entri con uno stipendio e resti fermo per anni.
Ad ogni modo, nella Silicon Valley sta prendendo sempre più piede la 996:
https://www.wired.it/article/orario-lavoro-996-startup-silicon-valley-72-ore-settimanali/
Se c'è sempre più AI che toglie lavoro, che minchia gli fanno fare 72 ore alla settimana a questi?
Ad ogni modo, nella Silicon Valley sta prendendo sempre più piede la 996:
https://www.wired.it/article/orario-lavoro-996-startup-silicon-valley-72-ore-settimanali/
Se c'è sempre più AI che toglie lavoro, che minchia gli fanno fare 72 ore alla settimana a questi?
Concordo. La mia percezione é che gli USA siano rispetto all'Europa un posto ad alto rischio-alto guadagno. Ovvero ti puo' andare enormemente meglio che in Europa, dove gli stipendi sono molto piú 'appianati', garantiti e slegati dalle performance, ma anche molto peggio.
Questo senza dare un giudizio morale a nessuno dei due sistemi.
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