OpenAI si candida per Chrome: "interessata all’acquisto" se Google fosse costretta a vendere
Nel processo antitrust contro Google, il Dipartimento di Giustizia USA propone la vendita di Chrome per ristabilire la concorrenza. OpenAI si dice pronta ad acquistare il browser per integrarlo profondamente con l’intelligenza artificiale
di Andrea Bai pubblicata il 23 Aprile 2025, alle 11:31 nel canale SoftwareGoogleOpenAIChrome
Il processo antitrust che vede Google al centro dell’attenzione della giustizia statunitense, dopo che il giudice federale Amit Mehta ha stabilito che la società di Mountain View detiene un monopolio nel mercato della ricerca online, sta entrando nella fase delle cosiddette "remedies": nel contesto dei processi antitrust si tratta del momento in cui, dopo l'accertamento di una violazione delle regole di concorrenza, si passa a definire le misure concrete da adottare per ripristinare un mercato competitivo.
In tal senso il Dipartimento di Giustizia ha avanzato richieste piuttosto severe, tra le quali la più radicale riguarda la possibile vendita forzata di Chrome, il browser più utilizzato al mondo, che secondo l’accusa rappresenta uno degli strumenti chiave con cui Google rafforza la propria posizione dominante nel settore delle ricerche web. Il Dipartimento ha inoltre richiesto che Google condivida il proprio indice di ricerca con i concorrenti, in modo da riequilibrare il mercato e favorire la nascita di alternative credibili al motore di ricerca di Mountain View.
Nel corso della seconda giornata di udienze per le "remedies" è di particolare rilevanza la presenza di Nick Turley, responsabile di prodotto per ChatGPT presso OpenAI. Turley ha spiegato come la società abbia tentato in passato di ottenere accesso ai dati di ricerca di Google, ritenendoli fondamentali per migliorare la qualità delle risposte di ChatGPT.

In una email mostrata durante il processo, OpenAI aveva scritto a Google che “avere più partner (il riferimento implicito è anche a Microsoft, con Bing - ndr), e in particolare l’API di Google, ci permetterebbe di offrire un prodotto migliore agli utenti”. Allora la richiesta fu respinta da Google, convinta che un accordo di questo tipo avrebbe potuto minare la propria posizione al vertice del mercato ricerca online. Turley, ora con la sponda offerta dal Dipartimento di Giustizia, sostiene che l'imposizione della concessione in licenza ai concorrenti di Google dei suoi dati di ricerca rappresenterebbe un passo fondamentale per ristabilire la concorrenza.
Ma il vero elemento chiave dell'udienza è l'ammissione di Turley - e quindi, per estensione, di OpenAI - sull'interesse della società ad acquistare Chrome, lasciando intendere quindi una reale volontà di avanzare un'offera qualora il tribunale imponesse effettivamente a Google la cessione del motore di ricerca. OpenAI, a sua volta, ha già valutato nel passato recente la possibilità di sviluppare un proprio browser basato su Chromium e, negli ultimi mesi, ha assunto ex sviluppatori di Google che avevano lavorato proprio al lancio di Chrome. Per OpenAI, entrare in possesso di Chrome significherebbe poter contare sull'enorme base installata del browser di Google (4 miliardi di utenti, con il 67% circa del mercato a livello globale) e su di un'infrastruttura che potrebbe essere profondamente integrata con l’intelligenza artificiale di ChatGPT.
In tal senso Turley ha parlato esplicitamente di una “esperienza AI-first”, dove l’assistente conversazionale diventerebbe parte integrante della navigazione web, modificando profondamente il modo con cui gli utenti interagiscono con i contenuti online. Ma chiaramente il beneficio sarebbe anche, e soprattutto, in senso inverso: i dati generati dagli utenti durante la navigazione diventerebbero un prezioso "tesoro" per addestrare modelli di intelligenza artificiale sempre più sofisticati, in grado di comportarsi come veri e propri agenti autonomi all’interno del browser.
La prospettiva genera comunque più di una perplessità: si tratterebbe, di fatto, di un passaggio di mano tra due grandi colossi del settore tecnologico, con possibili nuove implicazioni in tema di antitrust. La domanda è: chi dispone delle risorse per poter acquistare Chrome e supportarne lo sviluppo? C'è poi la terza via, per ora poco presa in considerazione: lo "spin-off" del browser come realtà indipendente, anche se la stessa Google ha più volte sottolineato che Chrome non sarebbe in grado di sopravvivere autonomamente senza il supporto dell’ecosistema della casa madre.










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1 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoSe google e' costretta a vendere e' perche' Musk o uno dei suoi lo vuole.
Conoscendo i rapporti idilliaci con Altman, OpenAI e' fuori gia da ora.
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