Cyberspace ID: la nuova identità digitale cinese che promette sicurezza ma minaccia la privacy?
La Cina lancia il Cyberspace ID, un’identità digitale unica per accedere a tutti i servizi online. Una rivoluzione che promette sicurezza, ma apre scenari inquietanti sul controllo statale e la privacy dei cittadini.
di Bruno Mucciarelli pubblicata il 11 Luglio 2025, alle 12:31 nel canale SicurezzaIn Cina, la vita quotidiana si svolge ormai quasi esclusivamente attraverso lo smartphone: dal pagamento del taxi alla prenotazione di una visita medica, tutto passa tramite un’app. Ma il governo cinese ha deciso di compiere un ulteriore passo verso il controllo digitale con l’introduzione del Cyberspace ID, una nuova identità digitale statale che promette di rivoluzionare (e forse riscrivere) il rapporto tra cittadini e web.
Cos’è il Cyberspace ID?
Il Cyberspace ID è un sistema di identificazione digitale centralizzato, sviluppato dal Ministero della Pubblica Sicurezza in collaborazione con la potente Amministrazione del Cyberspazio. L’obiettivo dichiarato è semplificare la vita agli utenti, offrendo un unico profilo digitale verificato per accedere a tutte le app e i servizi online. Ma dietro questa apparente comodità si nasconde un rafforzamento del controllo statale su ogni attività digitale.
A differenza dell’attuale modello, dove la verifica dell’identità online è gestita da numerose aziende private, il Cyberspace ID mette tutto nelle mani del governo centrale. Ogni cittadino avrà un solo profilo digitale, validato tramite documento d’identità, riconoscimento facciale e numero di cellulare. Per ottenerlo, sarà necessario inviare i propri dati personali direttamente alla polizia tramite un’app ufficiale. Le autorità sostengono che questa novità garantirà una maggiore protezione dei dati e promuoverà uno sviluppo “ordinato” dell’economia digitale. In pratica, si punta a eliminare la frammentazione delle registrazioni e a ridurre il rischio di furti d’identità, ma il prezzo potrebbe essere un controllo senza precedenti sulla vita online dei cittadini.

Il debutto ufficiale del Cyberspace ID è fissato per il 15 luglio. Già oggi, però, 67 piattaforme (per oltre sei milioni di utenti) hanno integrato il login tramite identificazione statale. L’uso, in questa fase, è facoltativo, ma tutto lascia pensare che presto diventerà l’unica porta d’accesso al vasto ecosistema digitale cinese, che comprende non solo app commerciali ma anche servizi pubblici essenziali.
Il contesto: censura e controllo sociale
Per comprendere la portata di questa svolta, bisogna ricordare che la Cina esercita da anni un controllo capillare su Internet. Il cosiddetto Great Firewall blocca centinaia di migliaia di siti, dai motori di ricerca occidentali ai social network internazionali. In questo scenario, la sorveglianza non si limita a filtri tecnici: per commentare un post, giocare online o ordinare cibo, è già obbligatorio registrarsi con il proprio nome reale. Finora, però, il monitoraggio era affidato alle aziende private. Con il Cyberspace ID, lo Stato potrà tracciare in tempo reale ogni movimento digitale, senza intermediari.
L’idea nasce da una proposta avanzata a inizio 2024 da Jia Xiaoliang, vicedirettore della polizia informatica e membro dell’Assemblea Nazionale del Popolo. Durante le “Due sessioni” annuali, Jia ha suggerito la creazione di un sistema centralizzato per l’identificazione online, sostenendo che avrebbe rafforzato la sicurezza e semplificato la gestione dei dati.
Sicurezza o sorveglianza? I dubbi degli esperti
Quando il governo ha aperto la proposta ai commenti pubblici, non sono mancate le critiche. Esperti di privacy e giuristi hanno espresso forti preoccupazioni: se da un lato il nuovo sistema potrebbe ridurre i rischi di frodi e furti d’identità, dall’altro rischia di accelerare l’erosione della già limitata libertà di espressione in Cina. Il timore più grande è che, in caso di comportamenti ritenuti “anomali” dalle autorità, il Cyberspace ID possa essere sospeso o revocato, impedendo l’accesso non solo a Internet, ma anche a servizi essenziali come banche, trasporti, istruzione e sanità. Inoltre, i dati raccolti potrebbero essere utilizzati per alimentare sistemi di sorveglianza ancora più sofisticati, magari integrati con intelligenze artificiali capaci di profilare in modo dettagliato ogni cittadino.

Non va sottovalutato il rischio che questi dati, se finissero nelle mani sbagliate (ad esempio tramite attacchi informatici o spionaggio), possano essere sfruttati per campagne di disinformazione o per addestrare algoritmi di AI in grado di estrarre informazioni sensibili sulla popolazione cinese. In un mondo dove dati e algoritmi sono il nuovo terreno di scontro geopolitico, il Cyberspace ID potrebbe diventare uno strumento chiave per consolidare la posizione della Cina come superpotenza digitale.










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3 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoEsatto, chi ha un attimo di memoria superiore a quella del famoso pesce rosso sa bene di avere letto decine di questi articoli e di avere letto centinaia di commenti scandalizzati. Poi, dopo pochi anni, si è cominciato a parlare della stessa cosa in Italia e in Europa, proponendolo come un avanzamento della società, come il futuro che ci attende con miraboli vantaggi.
Quando queste novità arrivano in Italia nessuno si stupisce e tutti i giornali a elogiare la novità futuristica. Chi non ha la memoria del famoso pesciolino colorato, sicuramente l'avrà notato.
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