Il telescopio spaziale James Webb ha permesso di identificare una nuova classe di esopianeti ricoperti da oceani di magma
Grazie alle osservazioni del telescopio spaziale James Webb è stato possibile studiare l'esopianeta L 98-59 d per comprenderne le caratteristiche, come la spessa atmosfera e un oceano di magma che ne ricopre la superficie.
di Mattia Speroni pubblicata il 16 Marzo 2026, alle 11:01 nel canale Scienza e tecnologiaESANASA
Grazie ai dati del telescopio spaziale James Webb è stato possibile escludere che l'asteroide 2024 YR4 possa impattare con la Luna nel 2032. Lo strumento scientifico ha anche raccolto immagini sensazionali di oggetti ben più lontani come della nebulosa Cranio o dell'interazione tra galassie nell'Universo primordiale. Il JWST è impiegato anche per scoprire e caratterizzare gli esopianeti, alla scoperta della loro varietà e della possibilità di trovarne alcuni potenzialmente abitali.
In un nuovo studio dal titolo Volatile-rich evolution of molten super-Earth L 98-59 d è stato possibile determinare una nuova classe di esopianeti che sono ricoperti da un oceano di magma. Sicuramente non un luogo nel quale si potrebbe sviluppare la vita ma che rappresentano un'interessante novità per gli scienziati che così possono approfondire le conoscenze su ciò che si trova in altri sistemi planetari al di fuori del Sistema Solare. Questo è quello che sappiamo.
Il telescopio spaziale James Webb e l'esopianeta L 98-59 d
Secondo quanto riportato nello studio pubblicato su Nature Astronomy, l'esopianeta L 98-59 d si trova in un sistema planetario a 35 anni luce dalla Terra dove al centro è presente una nana rossa (una classe stellare comune nella Via Lattea, con dimensioni relativamente ridotte e superficie più fredda di quella del Sole).
L'esopianeta L 98-59 d ha attirato i ricercatori perché mostra una densità molto bassa pur avendo dimensioni pari a circa 1,6 volte quelle della Terra. Inoltre le rilevazioni del telescopio spaziale James Webb e di altri osservatori sulla Terra, hanno scoperto la presenza di grandi quantità di acido solfidrico (H₂S) nella sua atmosfera.

Le osservazioni precedenti avevano portato gli scienziati a classificare questo esopianeta come un pianeta roccioso con un'atmosfera ricca di idrogeno oppure un pianeta ricco d'acqua con oceani molto profondi e ricoperto di ghiaccio. Grazie ai nuovi dati L 98-59 d sembra possa appartenere a una classe differente, con molecole di zolfo pesanti.
Per formulare ipotesi convincenti sono stati impiegati dei modelli per simulare la storia dell'esopianeta dalla sua nascita fino a ora, un percorso lungo circa 5 miliardi di anni. Originariamente si sarebbe trattato di un pianeta sub-nettuniano che si è poi raffreddato, contraendosi e diventando quello che osserviamo ora. Inoltre si tratta di un inizio comune ad altri pianeti rocciosi (come la Terra, Venere e Marte) fornendo importanti informazioni sull'evoluzione planetaria.
Richard Chatterjee (Università di Leeds/Università di Oxford) ha dichiarato "i nostri modelli computerizzati simulano vari processi planetari, permettendoci di fatto di tornare indietro nel tempo e di comprendere come si è evoluto questo insolito esopianeta roccioso, L 98-59 d. Il solfuro di idrogeno, responsabile dell'odore di uova marce, sembra svolgere un ruolo di primo piano. Ma, come sempre, sono necessarie ulteriori osservazioni per comprendere questo pianeta e altri simili. Ulteriori indagini potrebbero rivelare che i pianeti con odori piuttosto pungenti sono sorprendentemente comuni".
Stando ai dati, il mantello dell'esopianeta L 98-59 d sarebbe composto da silicati fusi, con una superficie completamente ricoperta di magma che ha una profondità di molti chilometri. Proprio nelle zone più profonde sarebbe presente una grande quantità di zolfo che poi verrebbe disperso nella spessa atmosfera contenente gas solforosi come l'anidride solforosa (SO₂). Come accade per altri pianeti, grazie all'attività della stella parte dello zolfo si disperde nello Spazio.
Proprio le emissioni stellari avrebbero un ruolo importante per la chimica dell'esopianeta. L'emissione ultravioletta interagirebbe con i composti presenti nell'atmosfera dando origine a nuove molecole mentre la superficie fungerebbe da "serbatoio" per sottrarre gas che sarebbero immagazzinati e poi rilasciati in un ciclo lungo miliardi di anni.
Le caratteristiche di L 98-59 d lo porrebbero in una nuova categoria di pianeti ricchi di zolfo e con grandi quantità di magma superficiale. Secondo Harrison Nicholls (Università di Oxford) "questa scoperta suggerisce che le categorie attualmente utilizzate dagli astronomi per descrivere i piccoli pianeti potrebbero essere troppo semplicistiche. Sebbene sia improbabile che questo pianeta fuso possa ospitare la vita, esso riflette l'ampia diversità dei mondi che esistono al di fuori del Sistema Solare. Possiamo quindi chiederci: quali altri tipi di pianeti attendono di essere scoperti?".










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