L'idea di JPMorgan: prestiti e finanziamenti garantiti da Bitcoin ed Ethereum
JPMorgan Chase sta valutando di offrire prestiti garantiti direttamente da criptovalute come bitcoin ed ethereum, aprendo a un futuro più integrato tra finanza tradizionale e asset digitali
di Andrea Bai pubblicata il 22 Luglio 2025, alle 16:21 nel canale MercatoBitcoinEthereum
La banca d'investimenti JPMorgan Chase sta valutando l’introduzione in USA di prestiti garantiti direttamente dai depositi in criptovalute dei clienti, come Bitcoin ed Ethereum. Si tratterebbe di una delle più importanti aperture al settore crypto da parte di una grande banca americana, segnando una svolta rispetto all’atteggiamento storicamente ostile del CEO Jamie Dimon, che nel 2017 aveva definito il bitcoin “una frode” utile solo a criminali e aveva minacciato il licenziamento dei trader che lo avessero maneggiato.
Negli ultimi anni lo scenario è cambiato, sia per la crescente domanda dei clienti che per l’evoluzione dello scenario normativo statunitense. Oggi Dimon, come riporta il Financial Times, mostra una posizione meno rigida: “Non penso che dovreste fumare, ma difendo il vostro diritto di farlo. Difendo il vostro diritto di comprare bitcoin. Fate pure”, ha dichiarato a maggio. JPMorgan però continua a sottolineare che non fornirà servizi di custodia delle criptovalute, cioè non le manterrà a bilancio direttamente.

L’apertura delle banche tradizionali come JPMorgan al mondo crypto si inserisce in un quadro di regolamentazione in rapido cambiamento negli Stati Uniti. Nel 2025, le autorità di vigilanza bancarie hanno rimosso buona parte delle barriere che ostacolavano il coinvolgimento degli istituti finanziari nei servizi digitali, autorizzando le banche a offrire servizi di custodia e transazioni in asset digitali, inclusi bitcoin ed ethereum. Inoltre, il Congresso USA ha di recente approvato la prima legge federale sulle stablecoin, segnalando una crescente accettazione istituzionale degli asset digitali ancorati a valute fiat come il dollaro.
L’iniziativa di JPMorgan, se dovesse concretizzarsi, consentirebbe ai clienti di ottenere prestiti garantiti direttamente dai loro asset in criptovalute scegliendo un servizio già sperimentato per gli ETF che replicano il prezzo delle criptovalute. Il passo successivo sarebbe accettare i token stessi come collaterale, anche se come detto la banca non sembra intenzionata a detenere tali asset direttamente a bilancio. E' possibile quindi che la custodia venga affidata a terze parti specializzate, come Coinbase, in modo da garantire la sicurezza e la compliance normativa. La difficoltà principale resta la gestione degli asset in caso di inadempienza: occorre assicurare la possibilità di liquidare le criptovalute in modo sicuro e trasparente qualora un cliente non rimborsi il debito.
La mossa di JPMorgan sembra essere in direzione contraria rispetto all’approccio più prudente di altre grandi banche: ad esempio, Goldman Sachs attualmente non accetta criptovalute come collaterale, mentre Morgan Stanley sta valutando la possibilità di offrire trading crypto sulla piattaforma ETrade, segno che la pressione competitiva e le attese dei clienti stanno velocemente cambiando il settore bancario negli USA.
Rimangono forti preoccupazioni in ambito AML (anti riciclaggio) e compliance, storicamente argomentate dallo stesso Dimon. Se da un lato il nuovo clima normativo negli Stati Uniti sembra agevolare le banche nell’integrare servizi cripto, resta ancora un punto di domanda sul tema della gestione dei rischi, soprattutto nel caso di prestito diretto su asset volatili.










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54 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoCosa potrebbe mai andare storto…
Ma JPMorgan NE SA eccome, e sa bene che la cosa attrae tante belle mosche.
Uhmmm qualcuno diceva così anche per gli MBS, CDO e CDS sui mutui subprime... Poi sappiamo com'è andata a finire nel 2008.
Intanto guardati la volatilità di Ethereum per esempio, che in questo genere di prodotti ha la sua importanza.
JP Morgan che per evitare il fallimento nel 2008 incassò 30 MLD di Dollari di aiuti federali.... Com'è possibile che nessuno, in quella banca, sapesse che i subprime e i prodotti costruiti su questi erano pura merda? Eppure...
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