Proton contro Apple: promuovono la sicurezza, ma premiano chi vende i dati degli utenti!
L’azienda svizzera Proton ha intentato una causa contro Apple negli Stati Uniti, contestando le pratiche dell’App Store. Al centro dell’azione legale: commissioni elevate, restrizioni sui pagamenti e limiti alla libertà degli sviluppatori che tutelano la privacy
di Vittorio Rienzo pubblicata il 02 Luglio 2025, alle 17:01 nel canale AppleAppleiOS
Proton, la società tecnologica svizzera conosciuta per il servizio di posta elettronica criptata Proton Mail, ha intentato una causa legale contro Apple negli Stati Uniti, accusando l’azienda di Cupertino di pratiche anticoncorrenziali legate alla gestione dell’App Store.
L’iniziativa legale, che si affianca a una class action avviata il 23 maggio da un gruppo di sviluppatori sudcoreani a cui Proton ha aderito, è stata formalizzata attraverso un’azione autonoma, con l’obiettivo di promuovere cambiamenti strutturali nella distribuzione di app su dispositivi iOS.
Secondo Proton, il modello attuale dell’App Store viola le normative antitrust statunitensi e limita la libertà degli sviluppatori, imponendo loro commissioni fino al 30%, il divieto di utilizzare sistemi di pagamento alternativi e l’impossibilità di offrire app tramite marketplace esterni. L’azienda sostiene che tale politica "sopprime la concorrenza, ostacola l’innovazione e priva i consumatori di scelte significative in termini di tecnologie rispettose della privacy".

In particolare, Proton trova paradossale che una società che promuove i propri dispositivi come i più sicuri in merito a privacy e dati personali, tragga la maggior parte del suo profitto dal "capitalismo di sorveglianza", ovvero premia le piattaforme che monetizzano dalla vendita dei dati personali come Google e Meta escludendole dal pagamento delle commissioni, penalizzando invece le piccole realtà come Proton che hanno come priorità proprio la privacy e la sicurezza degli utenti, ma sono costrette a versare il 30% dei propri incassi ad Apple.
Nel dettaglio, Proton contesta anche l’impossibilità per gli sviluppatori di inserire link diretti a pagine di supporto o FAQ all’interno delle proprie applicazioni, una scelta che renderebbe più difficile fornire assistenza agli utenti. Le attuali restrizioni sull’ecosistema iOS – si legge nella denuncia – impediscono inoltre di proporre prezzi personalizzati o offerte più vantaggiose, danneggiando in ultima istanza i consumatori.
L’azione legale, registrata presso la Corte della California con il numero 4:25-cv-05450, chiede l’intervento di una giuria e punta a ottenere sia risarcimenti economici per i danni subiti dagli sviluppatori, sia misure correttive immediate: tra queste, la possibilità di usare sistemi di pagamento alternativi e di distribuire app tramite store indipendenti, anche negli Stati Uniti – in Europa iOS è già stato aperto a negozi esterni.
La denuncia si inserisce in un contesto globale di crescente pressione legale e regolamentare contro Apple. Proton richiama infatti provvedimenti già assunti in diverse giurisdizioni, come la multa da 500 milioni di euro inflitta dall’Unione Europea per condotte ritenute anticoncorrenziali, o le battaglie giudiziarie in corso nel Regno Unito, in Brasile, nei Paesi Bassi e in Corea del Sud. Anche la causa che ha visto contrapposti Apple ed Epic Games viene citata come esempio di un crescente dissenso nei confronti della gestione dell’App Store.

Nel proprio comunicato, Proton ha sottolineato che eventuali risarcimenti verranno interamente devoluti, dichiarando che la motivazione principale dell’iniziativa non è il profitto, ma la difesa di un ecosistema digitale aperto, equo e trasparente. L’azienda considera le app mobili non più come strumenti accessori, ma come un’infrastruttura fondamentale della società digitale, e ritiene essenziale che tale infrastruttura non sia controllata da pochi attori dominanti.
"Questa causa mira a ripristinare la concorrenza nei mercati della distribuzione di app iOS e dell'elaborazione dei pagamenti attraverso un provvedimento ingiuntivo che consentirebbe agli app store e ai servizi di pagamento concorrenti di servire gli utenti iOS. Questa azione chiede inoltre il risarcimento monetario degli sviluppatori per il danno subito a causa della monopolizzazione illegale di Apple, comprese le commissioni eccessive che sono costretti a pagare e le opportunità perse di innovazione e crescita".
Infine, l’azione di Proton giunge a pochi giorni di distanza da annunci di Apple relativi all’implementazione – limitata all’Unione Europea – di modifiche alle regole dell’App Store, tra cui l’apertura a link esterni e a provider di pagamento di terze parti. Tuttavia, tali cambiamenti non si applicano al mercato statunitense, dove l’azienda americana ha dichiarato l’intenzione di contestare le richieste della Commissione Europea.
Il caso in questione potrebbe dunque rappresentare un nuovo capitolo nella lunga battaglia sulla regolamentazione delle piattaforme digitali, con possibili ripercussioni globali sul futuro dell’economia delle app.










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5 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoBrutti e cattivi sviluppatori, non solo hanno l'onore di pubblicare su AppStore pretendono anche un giusto compenso.
Ma dove andremo a finire?
Ma dove andremo a finire?
Ma infatti...che gentaccia gira !
tra l'altro ho perso i conti di quante class action stanno ricevendo in questi anni i "signorini" a Cupertino ...
Guarda che Apple è brava nell'applicare il giusto mix di indottrinamento e politica aziendale nelle varie nazioni.
Basta pensare come inoccidente la menano con la privacy, mentre in Cina con lo Status Simbol ( ed al diavolo la riservatezza degli utenti vs i governi dittatoriali)
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