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Old 18-07-2005, 17:09   #1
SaMu
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Quindici kamikaze in 48 ore, i morti dimenticati di Bagdad

Quindici kamikaze in 48 ore, i morti dimenticati di Bagdad

Il 95% delle vittime del terrorismo è composto da iracheni, di cui tre quarti civili. Il 90% cade per mano di Al Qaeda

Dopodomani, mercoledì 20 luglio, gli iracheni osserveranno a mezzogiorno un minuto di silenzio per commemorare le migliaia di vittime del terrorismo. Noi occidentali che cosa faremo? E i musulmani nelmondo che cosa faranno? E’ sensato che si inorridisca, si denunci, si reagisca alle bombe di New York, Madrid e Londra, e poi si assista imperturbabili, omertosi, inerti alle stragi di innocenti a Bagdad? Ormai dovrebbe essere evidente che siamo tutti testimoni e vittime di una guerra mondiale del terrorismo di matrice islamica, di natura aggressiva.
Una guerra che massacra ovunque e indiscriminatamente cristiani, musulmani, ebrei o altri, all'insegna di una ideologia che esalta il culto della morte. Allora perché non promuovere, aderendo all'iniziativa del parlamento iracheno, una mobilitazione mondiale contro il terrorismo? Un minuto di silenzio da osservare in tutte le capitali, in ogni angolo della Terra, per testimoniare la dissociazione dell'umanità intera dal nemico comune che attenta alla nostra vita e mina la nostra civiltà. Come si può non provare umana pietà per il centinaio di morti dilaniati dall'esplosione di un kamikaze e di un' autocisterna carica di carburante davanti alla moschea di Musayyib il 16 luglio?
Come si può non rabbrividire per la strage di ventiquattro bambini, ad opera di un altro kamikaze, alla periferia di Bagdad il 13 luglio? Come si può non solidarizzare con le altre decine di vittime dei barbari attentati in Iraq perpetrati da ben 15 terroristi suicidi soltanto nelle ultime 48 ore? Guardiamo in faccia alla realtà: il 95% delle vittime del terrorismo sono iracheni, di cui tre quarti civili e un quarto militari e poliziotti; il 90% delle vittime cadono in attentati terroristici suicidi rivendicati dalla filiale di Al Qaeda diretta dal famigerato Abu Musaab al-Zarqawi; il 90% dei terroristi suicidi sono stranieri, di cui il 55% sono sauditi e il 3% provengono da Italia, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Danimarca.
Ebbene come è possibile continuare a immaginare che questa carneficina di innocenti da parte dell'internazionale del terrore che s'ispira a Osama bin Laden possa essere considerata una «legittima resistenza del popolo iracheno»? L'ideologia nichilista che disconosce il valore della vita propria e altrui ha probabilmente toccato il baratro della perversione etica e della malvagità umana nell'azione del terrorista suicida islamico che si fa esplodere all' interno o contro una moschea, ritenendo di farlo nel nome di Dio, nel luogo dove si prega Dio, per massacrare dei fedeli che condividono la stessa fede in Dio, nella certezza di ottenere da Dio la ricompensa della vita eterna.
Succede in Iraq ma anche in Pakistan e in Afghanistan. Ad opera di fanatici wahhabiti, la setta maggioritaria in Arabia Saudita, che ha condannato di eresia gli sciiti e ne ha legittimato il massacro. Si tratta di un torbido intreccio di aberrazione religiosa e orrore ideologico. Che si traduce nel culto della morte. Il Male che è alla radice degli attentati sia in Iraq s i a a N e w York, Madrid e Londra.
Abbiamo 48 ore di tempo per decidere di aderire a un'occasione rilevante tramite cui affermare la condanna dell'Occidente, dei paesi musulmani e del mondo intero nei confronti del terrorismo senza se e senza ma. Condividendo il minuto di silenzio proclamato in Iraq, lo Stato martire per antonomasia, trasformato nel fronte di prima linea della aberrante "guerra santa" del terrorismo islamico globalizzato.
Le premesse in Italia non sono incoraggianti. L'8 luglio c'erano solo 200 persone in Campidoglio a commemorare le vittime degli attentati di Londra. Il 18 marzo 2004, sempre in Campidoglio, erano ancora meno quelli che parteciparono alla manifestazione per le vittime della strage di Madrid. Eppure due giorni dopo, il 20 marzo 2004, un milione di persone sfilarono a Roma nel primo anniversario della g u e r r a i n Iraq. Finora gli italiani si sono rivelati più sensibili a manifestare c o n t r o g l i americani che contro il terrorismo. L'auspicio è che il 20 luglio 2005 possa segnare una svolta nella mobilitazione internazionale contro il terrorismo.
Magdi Allam
18 luglio 2005
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Old 18-07-2005, 17:18   #2
petelicchio
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La violenza porta solo a violenza, nè alla pace, nè alla vittoria. Così è come la penso io. E aggiungo: una guerra si combatte tra due nemici, e nessuno dei due è mai nel giusto.

Riccardo
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Old 18-07-2005, 17:19   #3
jumpermax
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Originariamente inviato da SaMu
Quindici kamikaze in 48 ore, i morti dimenticati di Bagdad

Il 95% delle vittime del terrorismo è composto da iracheni, di cui tre quarti civili. Il 90% cade per mano di Al Qaeda

Dopodomani, mercoledì 20 luglio, gli iracheni osserveranno a mezzogiorno un minuto di silenzio per commemorare le migliaia di vittime del terrorismo. Noi occidentali che cosa faremo? E i musulmani nelmondo che cosa faranno? E’ sensato che si inorridisca, si denunci, si reagisca alle bombe di New York, Madrid e Londra, e poi si assista imperturbabili, omertosi, inerti alle stragi di innocenti a Bagdad? Ormai dovrebbe essere evidente che siamo tutti testimoni e vittime di una guerra mondiale del terrorismo di matrice islamica, di natura aggressiva.
Una guerra che massacra ovunque e indiscriminatamente cristiani, musulmani, ebrei o altri, all'insegna di una ideologia che esalta il culto della morte. Allora perché non promuovere, aderendo all'iniziativa del parlamento iracheno, una mobilitazione mondiale contro il terrorismo? Un minuto di silenzio da osservare in tutte le capitali, in ogni angolo della Terra, per testimoniare la dissociazione dell'umanità intera dal nemico comune che attenta alla nostra vita e mina la nostra civiltà. Come si può non provare umana pietà per il centinaio di morti dilaniati dall'esplosione di un kamikaze e di un' autocisterna carica di carburante davanti alla moschea di Musayyib il 16 luglio?
Come si può non rabbrividire per la strage di ventiquattro bambini, ad opera di un altro kamikaze, alla periferia di Bagdad il 13 luglio? Come si può non solidarizzare con le altre decine di vittime dei barbari attentati in Iraq perpetrati da ben 15 terroristi suicidi soltanto nelle ultime 48 ore? Guardiamo in faccia alla realtà: il 95% delle vittime del terrorismo sono iracheni, di cui tre quarti civili e un quarto militari e poliziotti; il 90% delle vittime cadono in attentati terroristici suicidi rivendicati dalla filiale di Al Qaeda diretta dal famigerato Abu Musaab al-Zarqawi; il 90% dei terroristi suicidi sono stranieri, di cui il 55% sono sauditi e il 3% provengono da Italia, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Danimarca.
Ebbene come è possibile continuare a immaginare che questa carneficina di innocenti da parte dell'internazionale del terrore che s'ispira a Osama bin Laden possa essere considerata una «legittima resistenza del popolo iracheno»? L'ideologia nichilista che disconosce il valore della vita propria e altrui ha probabilmente toccato il baratro della perversione etica e della malvagità umana nell'azione del terrorista suicida islamico che si fa esplodere all' interno o contro una moschea, ritenendo di farlo nel nome di Dio, nel luogo dove si prega Dio, per massacrare dei fedeli che condividono la stessa fede in Dio, nella certezza di ottenere da Dio la ricompensa della vita eterna.
Succede in Iraq ma anche in Pakistan e in Afghanistan. Ad opera di fanatici wahhabiti, la setta maggioritaria in Arabia Saudita, che ha condannato di eresia gli sciiti e ne ha legittimato il massacro. Si tratta di un torbido intreccio di aberrazione religiosa e orrore ideologico. Che si traduce nel culto della morte. Il Male che è alla radice degli attentati sia in Iraq s i a a N e w York, Madrid e Londra.
Abbiamo 48 ore di tempo per decidere di aderire a un'occasione rilevante tramite cui affermare la condanna dell'Occidente, dei paesi musulmani e del mondo intero nei confronti del terrorismo senza se e senza ma. Condividendo il minuto di silenzio proclamato in Iraq, lo Stato martire per antonomasia, trasformato nel fronte di prima linea della aberrante "guerra santa" del terrorismo islamico globalizzato.
Le premesse in Italia non sono incoraggianti. L'8 luglio c'erano solo 200 persone in Campidoglio a commemorare le vittime degli attentati di Londra. Il 18 marzo 2004, sempre in Campidoglio, erano ancora meno quelli che parteciparono alla manifestazione per le vittime della strage di Madrid. Eppure due giorni dopo, il 20 marzo 2004, un milione di persone sfilarono a Roma nel primo anniversario della g u e r r a i n Iraq. Finora gli italiani si sono rivelati più sensibili a manifestare c o n t r o g l i americani che contro il terrorismo. L'auspicio è che il 20 luglio 2005 possa segnare una svolta nella mobilitazione internazionale contro il terrorismo.
Magdi Allam
18 luglio 2005
Mi chiedevo come mai nessuna voce si levasse a dire chiaro e tondo come stanno le cose, la realtà è così evidente eppure non la vediamo. Londra Baghdad e Madrid non hanno niente di diverso tra loro, non possiamo pensare di vincere il terrorismo abbandonando gli irakeni ai loro carnefici, che per inciso sono anche i nostri. E fortuna che c'è Magdi Allam a squarciare il buio bipartisan che aleggia nell'informazione di casa nostra... gente che parla di pericolo islamico da una parte, di colpe dell'occidente dall'altra... ma accidenti! Fanno saltare in aria una Moschea uccidendo 98 innocenti musulmani, non per errore, non per caso, ma per farli fuori e noi stiamo a parlare di cosa? Abbiamo paura di difendere i nostri principi, di democrazia e di rispetto dei diritti umani anche a costo della nostra vita? Preferiamo voltarci dall'altra parte e far finta di nulla lasciando che il resto del mondo vada a fuoco, basta che non vengano a toccarci? Lo spirito di monaco '38 non ci ha abbandonato....
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Old 18-07-2005, 17:21   #4
jumpermax
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Originariamente inviato da petelicchio
La violenza porta solo a violenza, nè alla pace, nè alla vittoria. Così è come la penso io. E aggiungo: una guerra si combatte tra due nemici, e nessuno dei due è mai nel giusto.

Riccardo
Desumo quindi che lo sbarco alleato in Normandia in quanto azione violenta non abbia contribuito alla pace europea degli ultimi 60 anni...
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Old 18-07-2005, 17:34   #5
petelicchio
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Originariamente inviato da jumpermax
Desumo quindi che lo sbarco alleato in Normandia in quanto azione violenta non abbia contribuito alla pace europea degli ultimi 60 anni...
Quindi è grazie alla seconda guerra mondiale (di cui lo sbarco è stato un epilogo) che dopo abbiamo vissuto 60 anni di "pace" (...insomma)? In definitiva non c'è pace senza guerra, o meglio la guerra è condizione necessaria per la pace?
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Old 18-07-2005, 17:38   #6
ilprincipe78
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Un articolo condivisibile quello di Magdi Allam, certamente intelligente e giusto dal suo punto di vista, sono d'accordo sul fatto che non ha senso commemorare una strage e altre no, oppure sentirsi tutti "americani" o "inglesi", ma non "iracheni".
Il problema è comunque un altro, giusto commemorare, fare un minuto di silenzio, esprimere da una parte la solidarietà per le nazioni colpite, per le famiglie delle vittime, dall'altra il dissenso verso il terrorismo.
Il problema sollevato si evince alla fine dell'articolo: che <<gli italiani si sono rivelati più sensibili a manifestare contro gli americani che contro il terrorismo>>. Cosa significa? E' un pensiero criticabile, è ovvio essere contro il terrorismo, insomma per commemorare le stragi sono stati fatti dei minuti di silenzio, Magdi Allam è andato in giro per tutta Italia a contare quelli che hanno fatto questa commemorazione? Cosa centra la commemorazione in Campidoglio raffrontata con le manifestazioni contro la guerra in Iraq? Niente...
E poi smettiamola di pensare che tutti quelli che sono contro la guerra siano antiamericani, essere contro la guerra significa essere per la pace, quindi contro il terrorismo, contro chi le guerre le scatena, contro ogni forma di violenza.

Ultima modifica di ilprincipe78 : 18-07-2005 alle 17:40.
ilprincipe78 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 18-07-2005, 17:42   #7
petelicchio
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Originariamente inviato da ilprincipe78
E poi smettiamola di pensare che tutti quelli che sono contro la guerra siano antiamericani, essere contro la guerra significa essere per la pace, quindi contro il terrorismo, contro chi le guerre le scatena, contro ogni forma di violenza.
Verissimo!
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Old 18-07-2005, 17:43   #8
kikki2
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Pensiero condivisibile quello del giornalista.
Peccato però che fino all'altro giorno qualcun'altro ha scritto che quei bimbi sono morto xchè i marines se ne sono serviti per farsi scudo contro il kamikaze......
__________________
Benedetto sia il Signore,la mia Roccia,che insegna alle mie mani a fare la guerra e alle mie dita a combattere
Meglio 1 giorno da Zeman che una vita da Elkann ( qualsiasi ).
Ciao pierpo!
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Old 18-07-2005, 17:45   #9
jumpermax
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Originariamente inviato da petelicchio
Quindi è grazie alla seconda guerra mondiale (di cui lo sbarco è stato un epilogo) che dopo abbiamo vissuto 60 anni di "pace" (...insomma)? In definitiva non c'è pace senza guerra, o meglio la guerra è condizione necessaria per la pace?
Direi piuttosto che non c'è pace senza giustizia. Lasciare la Polonia in mano ad Hitler non fu certo cosa giusta, nè lo sarebbe stato lasciargli la Francia. A volte non si hanno alternative, poi certo per avere la pace in seguito bisogna porne le premesse alla fine della guerra. Le cause della seconda guerra mondiale sono insite nelle decisioni prese subito dopo la prima, le scelte fatte dagli alleati dopo la seconda ci hanno dato 60 anni di pace da un lato ma anche la guerra fredda dall'altro. Per la nostra pace abbiamo lasciato in mano al regime comunista milioni di persone per più di 40 anni.... certo non è che ci fossero alternative brillanti, ma il peso della guerra fredda poi qualcuno lo ha pagato al posto nostro. Credo che fintanto che ci saranno regimi violenti ed oppressivi e minoranze perseguitate la pacer resterà un'utopia irrealizzabile, e la guerra una scelta che non sempre potremo evitare....
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Old 18-07-2005, 17:46   #10
the_joe
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Originariamente inviato da ilprincipe78
..............

E poi smettiamola di pensare che tutti quelli che sono contro la guerra siano antiamericani, essere contro la guerra significa essere per la pace, quindi contro il terrorismo, contro chi le guerre le scatena, contro ogni forma di violenza.
Sono un sognatore e mi piace pensare che sia così.

Peccato che il più delle volte le voci si alzino contro una sola nazione, dopo l'11 settembre chi è sceso in piazza a gridare contro i terroristi?
Eppure quella è stata una dichiarazione di guerra.
__________________
焦爾焦
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Old 18-07-2005, 17:54   #11
jumpermax
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Originariamente inviato da ilprincipe78
E poi smettiamola di pensare che tutti quelli che sono contro la guerra siano antiamericani, essere contro la guerra significa essere per la pace, quindi contro il terrorismo, contro chi le guerre le scatena, contro ogni forma di violenza.
se per questo si dovrebbe anche smettere di pensare che chi è a favore della guerra sia contro la pace. Il resto è una questione di priorità... ritengo prioritario sconfiggere il terrorismo perché è impossibile che ci sia pace fintanto che ci sono persone pronte a farsi saltare in aria per impedirlo. Considerando poi che da tempo ormai sono gli irakeni i bersaglio dei terroristi non capisco come il ritiro della coalizione li possa aiutare in qualche modo. Smetteranno di far saltare in aria moschee e caserme dopo il ritiro? O forse si potranno concentrare con più attenzione sull'obbiettivo?
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Old 18-07-2005, 17:54   #12
ilprincipe78
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Originariamente inviato da the_joe
Sono un sognatore e mi piace pensare che sia così.

Peccato che il più delle volte le voci si alzino contro una sola nazione, dopo l'11 settembre chi è sceso in piazza a gridare contro i terroristi?
Eppure quella è stata una dichiarazione di guerra.
Ovvio che per la guerra in Iraq si alzino le voci contro gli Stati Uniti, l'hanno scatenata loro la guerra in Iraq. Mi sembra che le cose con l'Afganistan siano state ben diverse, anche perchè quella era un'operazione coordina dall'Onu, ben diversa dall'Iraq... non ho ricordi di manifestazioni oceaniche o prese di posizione contro la missione in Afganistan, perchè tutti abbiamo pensato che poteva essere giusta quell'attacco per sgominare una parte del terrorismo.
Ma poi le favole dell'attacco preventivo, delle armi di distruzioni di massa ecc., hanno cambiato le carte in tavola
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Old 18-07-2005, 17:55   #13
naitsirhC
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Originariamente inviato da the_joe
...

Eppure quella è stata una dichiarazione di guerra.
Come non quotarti!

Certo, si può discutere su come è stata "gestita" tale dichiarazione.
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Old 18-07-2005, 17:56   #14
naitsirhC
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Originariamente inviato da jumpermax
se per questo si dovrebbe anche smettere di pensare che chi è a favore della guerra sia contro la pace. Il resto è una questione di priorità... ritengo prioritario sconfiggere il terrorismo perché è impossibile che ci sia pace fintanto che ci sono persone pronte a farsi saltare in aria per impedirlo. Considerando poi che da tempo ormai sono gli irakeni i bersaglio dei terroristi non capisco come il ritiro della coalizione li possa aiutare in qualche modo. Smetteranno di far saltare in aria moschee e caserme dopo il ritiro? O forse si potranno concentrare con più attenzione sull'obbiettivo?
Oooooh, pensavo di essere l'unico a pensarla così!
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Old 18-07-2005, 18:02   #15
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se per questo si dovrebbe anche smettere di pensare che chi è a favore della guerra sia contro la pace. Il resto è una questione di priorità... ritengo prioritario sconfiggere il terrorismo perché è impossibile che ci sia pace fintanto che ci sono persone pronte a farsi saltare in aria per impedirlo. Considerando poi che da tempo ormai sono gli irakeni i bersaglio dei terroristi non capisco come il ritiro della coalizione li possa aiutare in qualche modo. Smetteranno di far saltare in aria moschee e caserme dopo il ritiro? O forse si potranno concentrare con più attenzione sull'obbiettivo?
Personalmente non ho mai parlato di ritiro delle truppe, comunque sappiamo tutti che in Iraq è stata la guerra a portare il terrorismo, non il contrario. Ma a parte questi, visto che ormai gli Stati Uniti e anche noi ci siamo inguaiti in una situazione non facile, è ovvio che non ci si può ritirare di punto in bianco... ma nemmeno continuare a rifinanziare "missioni di pace" (che è una delle altre favole propinate, ovvero che la nostra è una "missione di pace", sarà anche missione di pace, ma in Iraq c'è tutt'ora una situazione di guerra). Ma a parte questo, il ritiro può avvvenire solo gradualmente, e comunque con una coalizione internazionale, che abbia una legittimazione internazionale. Perchè purtroppo con i falchi a stelle e strisce siamo arrivati a questa situazione...
Comunque dimostrazione più lampante che non è stato con la guerra in Iraq che si è sconfitto il terrorismo non credo ce ne siano... anzi si è avuto l'effetto contrario. E ripeto, la guerra in Iraq non l'ha scatenata nè il Burundi, nè le Isole Fiji...
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Old 18-07-2005, 18:13   #16
petelicchio
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Originariamente inviato da jumpermax
Credo che fintanto che ci saranno regimi violenti ed oppressivi e minoranze perseguitate la pacer resterà un'utopia irrealizzabile, e la guerra una scelta che non sempre potremo evitare....
Guarda, io sono dell'idea che l'Occidente si trovi in una posizione così avantaggiata che si possa "permettere" di rinunciare alla guerra come discriminante di una situazione internazionale. Allo stato attuale delle cose reputo superata l'idea di "conflitto per la pace". Concorderai con me che la guerra è innanzitutto un'azione atta a preservare i propri interessi (la propria incolumità, la propria economia) prima ancora che quelli degli altri. Una visione più lungimirante del sistema Terra (non dimentichiamoci che ormai le distanze si sono annullate e che la globalizzazione è in corso) è in netto disaccordo con il concetto intrinseco di guerra.

Secondo me sarebbe molto più redditizio (in termini di denaro, condizioni di vita, sicurezza) cercare di portare la pace nel mondo attraverso investimenti di risorse e capitale nelle aree più povere, arretrate e ideologicamente lontane piuttosto che con i cannoni. Secondo me bisogna immaginare il Mondo più paese e più vicino a noi, attuando interventi destinati ad avvicinare le culture e non a rompere con esse, altrimenti la spirale di violenza continuerà all'infinito spostandosi sui vari paralleli del globo...
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Old 18-07-2005, 18:13   #17
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Personalmente non ho mai parlato di ritiro delle truppe, comunque sappiamo tutti che in Iraq è stata la guerra a portare il terrorismo, non il contrario. Ma a parte questi, visto che ormai gli Stati Uniti e anche noi ci siamo inguaiti in una situazione non facile, è ovvio che non ci si può ritirare di punto in bianco... ma nemmeno continuare a rifinanziare "missioni di pace" (che è una delle altre favole propinate, ovvero che la nostra è una "missione di pace", sarà anche missione di pace, ma in Iraq c'è tutt'ora una situazione di guerra). Ma a parte questo, il ritiro può avvvenire solo gradualmente, e comunque con una coalizione internazionale, che abbia una legittimazione internazionale. Perchè purtroppo con i falchi a stelle e strisce siamo arrivati a questa situazione...
Comunque dimostrazione più lampante che non è stato con la guerra in Iraq che si è sconfitto il terrorismo non credo ce ne siano... anzi si è avuto l'effetto contrario. E ripeto, la guerra in Iraq non l'ha scatenata nè il Burundi, nè le Isole Fiji...
Credo che la questione guerra o pace sia più una distinzione di politica interna nostra. Gli irakeni da più di un anno stanno cercando di costruirsi un avvenire, e oltre ai disagi di decenni di regime e svariate guerre si aggiunge la continua minaccia terrorista che inserisce in una situazione sociale già problematica, con la necessità di ricomporre la frattura nel paese. Forse il problema è che si è partititi troppo tardi, la cosa andava risolta già nel 91. Per il discorso legittimazione internazionale non la penso troppo diversamente da te, ma piuttosto che puntare l'attenzione sull'aspetto legittimo credo che il problema sia la spaccatura della comunità internazionale che non riesce a trovare coesione nell'affrontare la questione terrorismo. Sull'aspetto lampante poi non ne sarei per niente convinto... 10 anni di non belligeranza hanno portato il terrorismo dagli attentati dinamitardi al world trade center del 93 a quelli dell'11 settembre 2001, l'escalation c'è stata e la guerra non c'era. C'erano le premesse, c'era il terreno fertile e c'erano le condizioni come ci sono oggi, problemi che sono nostri da un lato (un gran numero di persone viene reclutato in europa, non si può più chiudere gli occhi di fronte a questo fenomeno) ma che sono soprattutto mediorientali.
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Old 18-07-2005, 18:18   #18
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Guarda, io sono dell'idea che l'Occidente si trovi in una posizione così avantaggiata che si possa "permettere" di rinunciare alla guerra come discriminante di una situazione internazionale. Allo stato attuale delle cose reputo superata l'idea di "conflitto per la pace". Concorderai con me che la guerra è innanzitutto un'azione atta a preservare i propri interessi (la propria incolumità, la propria economia) prima ancora che quelli degli altri. Una visione più lungimirante del sistema Terra (non dimentichiamoci che ormai le distanze si sono annullate e che la globalizzazione è in corso) è in netto disaccordo con il concetto intrinseco di guerra.

Secondo me sarebbe molto più redditizio (in termini di denaro, condizioni di vita, sicurezza) cercare di portare la pace nel mondo attraverso investimenti di risorse e capitale nelle aree più povere, arretrate e ideologicamente lontane piuttosto che con i cannoni. Secondo me bisogna immaginare il Mondo più paese e più vicino a noi, attuando interventi destinati ad avvicinare le culture e non a rompere con esse, altrimenti la spirale di violenza continuerà all'infinito spostandosi sui vari paralleli del globo...
Non credo affatto che il problema nasca dagli squilibri economici, almeno a giudicare dalle aree dove più il terrorismo trova proseliti, ma soprattutto credo sia impossibile portare sviluppo solo con il capitale e le risorse... o ci sono le condizioni politiche in loco, non dico necessariamente una democrazia compiuta, ma almeno un governo che agisca nell'interesse della popolazione, oppure c'è ben poco che si possa fare
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Old 18-07-2005, 18:45   #19
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Originariamente inviato da jumpermax
Credo che la questione guerra o pace sia più una distinzione di politica interna nostra. Gli irakeni da più di un anno stanno cercando di costruirsi un avvenire, e oltre ai disagi di decenni di regime e svariate guerre si aggiunge la continua minaccia terrorista che inserisce in una situazione sociale già problematica, con la necessità di ricomporre la frattura nel paese. Forse il problema è che si è partititi troppo tardi, la cosa andava risolta già nel 91. Per il discorso legittimazione internazionale non la penso troppo diversamente da te, ma piuttosto che puntare l'attenzione sull'aspetto legittimo credo che il problema sia la spaccatura della comunità internazionale che non riesce a trovare coesione nell'affrontare la questione terrorismo. Sull'aspetto lampante poi non ne sarei per niente convinto... 10 anni di non belligeranza hanno portato il terrorismo dagli attentati dinamitardi al world trade center del 93 a quelli dell'11 settembre 2001, l'escalation c'è stata e la guerra non c'era. C'erano le premesse, c'era il terreno fertile e c'erano le condizioni come ci sono oggi, problemi che sono nostri da un lato (un gran numero di persone viene reclutato in europa, non si può più chiudere gli occhi di fronte a questo fenomeno) ma che sono soprattutto mediorientali.
Premesso che la questione di pace o guerra non credo siano solo lotte di politica interna italiana, e che comunque chi è al governo ha sempre finanziato "missioni di pace".
Sul discorso che il regime di Saddam fosse oppressivo e tirannico non ci sono dubbi, così come non ci sono dubbi sui motivi per cui l'Iraq è appetito.
Come si può trovare coesione sul terrorismo se uno Stato insieme a pochi altri, invade una nazione raccontando "favole"? Tutti siamo favorevoli alla lotta al terrorismo, ma non è con l'attacco all'Iraq che si è sconfitto, anzi...
La cosa che vorrei far capire, e da qui il discorso del "lambante", è che la guerra in Iraq ha dato dimostrazione che invece di sconfiggere il fenomeno del terrorismo lo si è amplificato, qualcuno oggi può pensare che con la guerra in Iraq si possa sconfiggere il terrorismo? Io non lo pensavo nemmeno prima...
ilprincipe78 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 18-07-2005, 20:13   #20
Onisem
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Originariamente inviato da jumpermax
Mi chiedevo come mai nessuna voce si levasse a dire chiaro e tondo come stanno le cose, la realtà è così evidente eppure non la vediamo. Londra Baghdad e Madrid non hanno niente di diverso tra loro, non possiamo pensare di vincere il terrorismo abbandonando gli irakeni ai loro carnefici, che per inciso sono anche i nostri. E fortuna che c'è Magdi Allam a squarciare il buio bipartisan che aleggia nell'informazione di casa nostra... gente che parla di pericolo islamico da una parte, di colpe dell'occidente dall'altra... ma accidenti! Fanno saltare in aria una Moschea uccidendo 98 innocenti musulmani, non per errore, non per caso, ma per farli fuori e noi stiamo a parlare di cosa? Abbiamo paura di difendere i nostri principi, di democrazia e di rispetto dei diritti umani anche a costo della nostra vita? Preferiamo voltarci dall'altra parte e far finta di nulla lasciando che il resto del mondo vada a fuoco, basta che non vengano a toccarci? Lo spirito di monaco '38 non ci ha abbandonato....
Vallo a dire alla Rice la quale, lo ricordo benissimo, l'indomani degli attentati di Londra ebbe l'ardire di sostenere che tra quei fatti e quelli che si svolgono in Iraq non vi era nessuna correlazione. Allucinante.
Onisem è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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