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Quindici kamikaze in 48 ore, i morti dimenticati di Bagdad
Quindici kamikaze in 48 ore, i morti dimenticati di Bagdad
Il 95% delle vittime del terrorismo è composto da iracheni, di cui tre quarti civili. Il 90% cade per mano di Al Qaeda Dopodomani, mercoledì 20 luglio, gli iracheni osserveranno a mezzogiorno un minuto di silenzio per commemorare le migliaia di vittime del terrorismo. Noi occidentali che cosa faremo? E i musulmani nelmondo che cosa faranno? E’ sensato che si inorridisca, si denunci, si reagisca alle bombe di New York, Madrid e Londra, e poi si assista imperturbabili, omertosi, inerti alle stragi di innocenti a Bagdad? Ormai dovrebbe essere evidente che siamo tutti testimoni e vittime di una guerra mondiale del terrorismo di matrice islamica, di natura aggressiva. Una guerra che massacra ovunque e indiscriminatamente cristiani, musulmani, ebrei o altri, all'insegna di una ideologia che esalta il culto della morte. Allora perché non promuovere, aderendo all'iniziativa del parlamento iracheno, una mobilitazione mondiale contro il terrorismo? Un minuto di silenzio da osservare in tutte le capitali, in ogni angolo della Terra, per testimoniare la dissociazione dell'umanità intera dal nemico comune che attenta alla nostra vita e mina la nostra civiltà. Come si può non provare umana pietà per il centinaio di morti dilaniati dall'esplosione di un kamikaze e di un' autocisterna carica di carburante davanti alla moschea di Musayyib il 16 luglio? Come si può non rabbrividire per la strage di ventiquattro bambini, ad opera di un altro kamikaze, alla periferia di Bagdad il 13 luglio? Come si può non solidarizzare con le altre decine di vittime dei barbari attentati in Iraq perpetrati da ben 15 terroristi suicidi soltanto nelle ultime 48 ore? Guardiamo in faccia alla realtà: il 95% delle vittime del terrorismo sono iracheni, di cui tre quarti civili e un quarto militari e poliziotti; il 90% delle vittime cadono in attentati terroristici suicidi rivendicati dalla filiale di Al Qaeda diretta dal famigerato Abu Musaab al-Zarqawi; il 90% dei terroristi suicidi sono stranieri, di cui il 55% sono sauditi e il 3% provengono da Italia, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Danimarca. Ebbene come è possibile continuare a immaginare che questa carneficina di innocenti da parte dell'internazionale del terrore che s'ispira a Osama bin Laden possa essere considerata una «legittima resistenza del popolo iracheno»? L'ideologia nichilista che disconosce il valore della vita propria e altrui ha probabilmente toccato il baratro della perversione etica e della malvagità umana nell'azione del terrorista suicida islamico che si fa esplodere all' interno o contro una moschea, ritenendo di farlo nel nome di Dio, nel luogo dove si prega Dio, per massacrare dei fedeli che condividono la stessa fede in Dio, nella certezza di ottenere da Dio la ricompensa della vita eterna. Succede in Iraq ma anche in Pakistan e in Afghanistan. Ad opera di fanatici wahhabiti, la setta maggioritaria in Arabia Saudita, che ha condannato di eresia gli sciiti e ne ha legittimato il massacro. Si tratta di un torbido intreccio di aberrazione religiosa e orrore ideologico. Che si traduce nel culto della morte. Il Male che è alla radice degli attentati sia in Iraq s i a a N e w York, Madrid e Londra. Abbiamo 48 ore di tempo per decidere di aderire a un'occasione rilevante tramite cui affermare la condanna dell'Occidente, dei paesi musulmani e del mondo intero nei confronti del terrorismo senza se e senza ma. Condividendo il minuto di silenzio proclamato in Iraq, lo Stato martire per antonomasia, trasformato nel fronte di prima linea della aberrante "guerra santa" del terrorismo islamico globalizzato. Le premesse in Italia non sono incoraggianti. L'8 luglio c'erano solo 200 persone in Campidoglio a commemorare le vittime degli attentati di Londra. Il 18 marzo 2004, sempre in Campidoglio, erano ancora meno quelli che parteciparono alla manifestazione per le vittime della strage di Madrid. Eppure due giorni dopo, il 20 marzo 2004, un milione di persone sfilarono a Roma nel primo anniversario della g u e r r a i n Iraq. Finora gli italiani si sono rivelati più sensibili a manifestare c o n t r o g l i americani che contro il terrorismo. L'auspicio è che il 20 luglio 2005 possa segnare una svolta nella mobilitazione internazionale contro il terrorismo. Magdi Allam 18 luglio 2005 |
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Iscritto dal: Dec 2001
Messaggi: 617
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La violenza porta solo a violenza, nè alla pace, nè alla vittoria. Così è come la penso io. E aggiungo: una guerra si combatte tra due nemici, e nessuno dei due è mai nel giusto.
Riccardo |
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Iscritto dal: Mar 2001
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Iscritto dal: Mar 2001
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Iscritto dal: Dec 2001
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Iscritto dal: May 2004
Messaggi: 137
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Un articolo condivisibile quello di Magdi Allam, certamente intelligente e giusto dal suo punto di vista, sono d'accordo sul fatto che non ha senso commemorare una strage e altre no, oppure sentirsi tutti "americani" o "inglesi", ma non "iracheni".
Il problema è comunque un altro, giusto commemorare, fare un minuto di silenzio, esprimere da una parte la solidarietà per le nazioni colpite, per le famiglie delle vittime, dall'altra il dissenso verso il terrorismo. Il problema sollevato si evince alla fine dell'articolo: che <<gli italiani si sono rivelati più sensibili a manifestare contro gli americani che contro il terrorismo>>. Cosa significa? E' un pensiero criticabile, è ovvio essere contro il terrorismo, insomma per commemorare le stragi sono stati fatti dei minuti di silenzio, Magdi Allam è andato in giro per tutta Italia a contare quelli che hanno fatto questa commemorazione? Cosa centra la commemorazione in Campidoglio raffrontata con le manifestazioni contro la guerra in Iraq? Niente... E poi smettiamola di pensare che tutti quelli che sono contro la guerra siano antiamericani, essere contro la guerra significa essere per la pace, quindi contro il terrorismo, contro chi le guerre le scatena, contro ogni forma di violenza. Ultima modifica di ilprincipe78 : 18-07-2005 alle 17:40. |
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Iscritto dal: Dec 2001
Messaggi: 617
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Senior Member
Iscritto dal: May 2000
Messaggi: 2629
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Pensiero condivisibile quello del giornalista.
Peccato però che fino all'altro giorno qualcun'altro ha scritto che quei bimbi sono morto xchè i marines se ne sono serviti per farsi scudo contro il kamikaze......
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Benedetto sia il Signore,la mia Roccia,che insegna alle mie mani a fare la guerra e alle mie dita a combattere Meglio 1 giorno da Zeman che una vita da Elkann ( qualsiasi Ciao pierpo! |
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Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 1912
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Senior Member
Iscritto dal: May 2003
Città: Lucca
Messaggi: 15181
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Peccato che il più delle volte le voci si alzino contro una sola nazione, dopo l'11 settembre chi è sceso in piazza a gridare contro i terroristi? Eppure quella è stata una dichiarazione di guerra.
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焦爾焦 |
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#11 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
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#12 | |
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Iscritto dal: May 2004
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Ma poi le favole dell'attacco preventivo, delle armi di distruzioni di massa ecc., hanno cambiato le carte in tavola |
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Bannato
Iscritto dal: Apr 2002
Messaggi: 1913
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Certo, si può discutere su come è stata "gestita" tale dichiarazione. |
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#14 | |
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Bannato
Iscritto dal: Apr 2002
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#15 | |
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Iscritto dal: May 2004
Messaggi: 137
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Comunque dimostrazione più lampante che non è stato con la guerra in Iraq che si è sconfitto il terrorismo non credo ce ne siano... anzi si è avuto l'effetto contrario. E ripeto, la guerra in Iraq non l'ha scatenata nè il Burundi, nè le Isole Fiji... |
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#16 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2001
Messaggi: 617
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Secondo me sarebbe molto più redditizio (in termini di denaro, condizioni di vita, sicurezza) cercare di portare la pace nel mondo attraverso investimenti di risorse e capitale nelle aree più povere, arretrate e ideologicamente lontane piuttosto che con i cannoni. Secondo me bisogna immaginare il Mondo più paese e più vicino a noi, attuando interventi destinati ad avvicinare le culture e non a rompere con esse, altrimenti la spirale di violenza continuerà all'infinito spostandosi sui vari paralleli del globo... |
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#17 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
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#18 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
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#19 | |
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Member
Iscritto dal: May 2004
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Sul discorso che il regime di Saddam fosse oppressivo e tirannico non ci sono dubbi, così come non ci sono dubbi sui motivi per cui l'Iraq è appetito. Come si può trovare coesione sul terrorismo se uno Stato insieme a pochi altri, invade una nazione raccontando "favole"? Tutti siamo favorevoli alla lotta al terrorismo, ma non è con l'attacco all'Iraq che si è sconfitto, anzi... La cosa che vorrei far capire, e da qui il discorso del "lambante", è che la guerra in Iraq ha dato dimostrazione che invece di sconfiggere il fenomeno del terrorismo lo si è amplificato, qualcuno oggi può pensare che con la guerra in Iraq si possa sconfiggere il terrorismo? Io non lo pensavo nemmeno prima... |
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#20 | |
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Iscritto dal: Jan 2005
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