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Old 12-02-2005, 14:13   #1
IpseDixit
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Somalia, viaggo nello tsunami «dimenticato»

RAS HAFUN (Somalia) – L’onda che uccide, lo tsunami, ha colpito anche qui, 500 chilometri di costa a sud dalla punta estrema del Corno d’Africa. Certo, il bilancio delle vittime non è terribile come nel sud est asiatico, ma in questa regione, povera, desolata e inospitale, gli aiuti stentano ad arrivare per gli ostacoli, apparentemente insuperabili: non ci sono strade, non ci sono porti, non si sono piste d’atterraggio e il pesce dal mare è sparito. Anche il bilancio definitivo è piuttosto vago. Si parla di un numero di morti attorno ai 300, di altrettanti dispersi e di 30 mila persone che hanno perso tutto.
Ras Hafun, una volta capitale della Somalia, è un’isola collegata alla terraferma da un istmo artificiale, costruito dagli italiani prima della Seconda Guerra Mondiale. A quei tempi era assai ricca e famosa per le sue saline. Erano state costruite due lunghissime banchine d’attracco. Una teleferica, lunga una decina di chilometri, portava il sale direttamente sulle navi. In un palazzone enorme trovavano posto gli uffici e le abitazioni dei dirigenti che venivano dall’Italia. Opere ciclopiche, bombardate dagli inglesi all’inizio degli anni ’40, di cui ora rimangono solo i resti. Prima dello tsnami, Ras Hafun era ridotto a un villaggio di qualche casa e poche capanne, 4.800 abitanti, più o meno. Ora tutto è a terra, distrutto. I morti sono stati 19, i dispersi, che probabilmente nessuno troverà più, 136. «Soprattutto abbiamo perso l’unica cosa che ci poteva far mangiare – racconta Abshir Abdi soprannominato “Tanghe”, corruzione dell’inglese tank, carro armato, perché il padre li pilotava durante il regime di Siad Barre –, le nostre barche: ben 53 sono andate distrutte, scaraventate dal mare sulla terra ferma, e 84 disperse. Ne sono rimaste una ventina».
Tanghe è sindaco di Ras Hafun, in una regione della Somalia, il Puntland, pacificata, dove un governo di fatto ha proclamato l’autonomia e imposto un’amministrazione. Qui la costa è bassa, l’onda anomala, sebbene dall’Asia avesse probabilmente perso potenza, è penetrata nella terraferma per due o tre chilometri e si è scaricata nei pozzi, inquinandoli. «Non abbiamo più acqua – spiega Tanghe –. Le sorgenti più vicine sono a 20 chilometri e non abbiamo mezzi, né camion, né auto».
Il Word Food Programme, assieme all’Unicef, ha organizzato una task force operativa. Gente che è stata spedita nel bel mezzo del nulla. La decina di uomini e donne si sono accampati poco lontano dalla spiaggia, dormono all’addiaccio, mangiano scatolette di tonno, bevono acqua filtrata o bollita e soprattutto cercano di organizzare gli aiuti. Un lavoro faticosissimo.
Per prima cosa è stata riattivata una piccola pista d’atterraggio abbandonata: purtroppo non può accogliere cargo. Era stata costruita una ventina d’anni fa dalla Elf, la società petrolifera francese concessionaria di alcune prospezioni in zona. E poi ci si è messi alla ricerca delle altre aree colpite. Per raggiungerle bisogna guidare i grossi fuoristrada sulla battigia evitando di imbattersi nell’alta marea, che qui è fortissima e rischia di portar via auto e passeggeri.
«Abbiamo individuato parecchi villaggi distrutti – racconta Mohammed, che coordina le operazioni del World Food Programme – ma è assai complicato portare gli aiuti. Abbiamo raggiunto Foah, Garan, Bar Madore, Hourdye, Lamia, Kulub (dove il mare, a quasi due mesi dal disastro, non è ancora rientrato nella sua sede naturale). I morti sono 10, 15 per ciascuno di essi. Più che ai morti dobbiamo pensare ai vivi. La gente non sa come procurarsi il cibo».
I primi aiuti sono arrivati il 27 dicembre, il giorno dopo lo tsunami. Una nave da guerra tedesca, della forza alleata che pattuglia l’Oceano Indiano alla ricerca di terroristi, incrociava nella zona. Un elicottero in perlustrazione è atterrato a Ras Hafun e ha scaricato cartoni di bottiglie d’acqua. «Sono durate meno di un’ora, ma grazie lo stesso – spiega Mohammed Hadji Sayid, che parla un po’ di italiano perché il padre lavorava alle saline –. Il nostro problema è che qui siamo prigionieri. Non possiamo muoverci. In mare non c’è più pesce e siamo completamente isolati e dipendenti dagli aiuti».
Aiuti difficilissimi, dunque, da far arrivare anche se il World Food Programme ce la mette tutta. «I finanziamenti sono andati soprattutto al sud est asiatico. Qui è giunta poca roba. Certo, c’è meno gente colpita, ma portare il cibo ai somali che vivono in queste aree disabitate costa infinitamente di più. Abbiano quindi bisogno di 2,8 milioni di dollari immediatamente. Le scorte sono quasi finite», denuncia Laura Mello, che lavora per l’agenzia a Nairobi.
Per aiutare le popolazioni della costa somala colpite dall’onda anomala, il Wfp ha inviato via nave al porto di Bosaso 1300 tonnellate di cibo, riso, mais, olio, biscotti energetici la cui distribuzione, però, è irta di ostacoli. I camion partono da Bosaso e devono fare 290 chilometri di fuori pista, tagliando dune, attraversando canaloni e colline impervie. Per percorrere gli ultimi 100 chilometri ci vogliono più di 10 ore. Finora sono state assistite 20 mila persone. E le altre 10 mila? Gli uomini delWorld Food Programme assicurano: «Li troveremo e li aiuteremo tutti. Abbiamo 4 team che stanno controllando le aree più inaccessibili».
Già, ma la Somalia è lunga; e se è vero che il Puntland, la parte settentrionale è quasi del tutto pacificato, in altre zone è ancora nel caos. Gli scontri e le battaglie claniche, che proseguono da 13 anni, non permettono né di fare una ricerca per capire cosa sia successo, né, tanto meno, di organizzare convogli con gli aiuti. Come a Obbia, la vecchia Itala, altra capitale dell’omonimo (allora splendido) sultanato, 250 chilometri a sud di Ras Hafun. Lì non ci sono notizie e le agenzie dell’Onu non riescono a entrare. Troppo pericoloso.


http://www.corriere.it/Primo_Piano/E.../somalia.shtml

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Old 13-02-2005, 19:21   #2
Lucio Virzì
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Old 04-03-2005, 12:59   #3
Alessandro Bordin
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Somalia: Lo tsunami riporta alla luce scorie tossiche

Il maremoto che il 26 dicembre scorso ha sconvolto il sud est asiatico ha scaricato sulle spiagge della Somalia, anch'essa colpita dall’onda lunga dello tsunami, i rifiuti tossici che da anni giacevano sui fondali dell’Oceano Indiano a largo delle sue coste. Lo riferisce un rapporto delle Nazioni Unite, nel quale si sottolinea anche che “nelle aree interessate dallo 'spiaggiamento' di barili e rifiuti tossici si stanno registrando insoliti problemi di salute: infezioni acute alle vie respiratorie, alla bocca e alla pelle”.


“La costa della Somalia è stata usata per anni come una grande discarica da altri Paesi che dovevano sbarazzarsi di scorie tossiche, radioattive o nucleari e che hanno approfittato della lunga guerra civile (dal 1991, anno della caduta del dittatore Siad Barre, il Paese è privo di una qualsiasi autorità statale e versa in un vero Stato di anarchia, ndr) e dell’assenza di controlli che impedissero queste attività” si legge nel documento stilato dal Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (Unep).

Secondo gli esperti lo smaltimento illegale di rifiuti tossici a largo coste africane costerebbe 2,50 dollari a tonnellata, contro i 250 dollari necessari per smaltire le stesse scorie in Europa. Sono almeno 300 le vittime causate dal maremoto in Somalia.



http://www.megachip.info/modules.php...rticle&sid=731

Ho visto oggi al TG della Svizzera italiana uno special, agghiacciante. C'è gente che si sta ammalando in modo preoccupante. Non ho trovato altri link di testate "di peso", dopo cerco meglio.
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Old 04-03-2005, 13:01   #4
-kurgan-
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Originariamente inviato da Alessandro Bordin
Secondo gli esperti lo smaltimento illegale di rifiuti tossici a largo coste africane costerebbe 2,50 dollari a tonnellata, contro i 250 dollari necessari per smaltire le stesse scorie in Europa.
anche questa è "delocalizzazione", come si legge in un altro topic.
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Old 04-03-2005, 13:03   #5
Alessandro Bordin
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Originariamente inviato da -kurgan-
anche questa è "delocalizzazione", come si legge in un altro topic.

Non l'ho letto e me ne tengo lontano...
Alessandro Bordin è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 04-03-2005, 13:14   #6
-kurgan-
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Originariamente inviato da Alessandro Bordin
Non l'ho letto e me ne tengo lontano...
praticamente sarebbe lo scaricare le responsabilità delle aziende all'estero sulle legislazioni locali. Come in altri settori quindi, cazzi della somalia che non ha controllato e/o che non ha una legge adeguata in proposito.
-kurgan- è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 04-03-2005, 13:19   #7
Alessandro Bordin
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Originariamente inviato da -kurgan-
praticamente sarebbe lo scaricare le responsabilità delle aziende all'estero sulle legislazioni locali. Come in altri settori quindi, cazzi della somalia che non ha controllato e/o che non ha una legge adeguata in proposito.

Ho fatto bene a tenermene lontano.
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Old 04-03-2005, 13:27   #8
LightIntoDarkness
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Originariamente inviato da Alessandro Bordin
Ho fatto bene a tenermene lontano.
Io stavolta ci sono cascato... mi sa che al prossimo thread ti imiterò...

Comunque... sta notizia delle scorie è passata ai TG? Io non li seguo, ma mi piacerebbe sapere se queste cose sono oscurate, se vengono sminuite o cos'altro?

Ultima modifica di LightIntoDarkness : 04-03-2005 alle 13:29.
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Old 04-03-2005, 13:32   #9
Alessandro Bordin
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Originariamente inviato da LightIntoDarkness
Io stavolta ci sono cascato... mi sa che al prossimo thread ti imiterò...

Comunque... sta notizia delle scorie è passata ai TG? Io non li seguo, ma mi piacerebbe sapere se queste cose sono oscurate, se vengono sminuite o cos'altro?

Non so. Al TG svizzero era la prima notizia con special approfondito, magari sui nostri è già passata o deve passare.
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Old 04-03-2005, 13:57   #10
alex10
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Originariamente inviato da LightIntoDarkness
Io stavolta ci sono cascato... mi sa che al prossimo thread ti imiterò...

Comunque... sta notizia delle scorie è passata ai TG? Io non li seguo, ma mi piacerebbe sapere se queste cose sono oscurate, se vengono sminuite o cos'altro?
Io non l'avevo ancora sentita ...... cmq ricordiamoci che l'omicidio di Ilaria Alpi è strettamente legato allo scarico di scorie tossiche al largo della Somalia, ogni tanto il TG3 ne parla gli altri assolutamente no ......
__________________
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