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Old 25-09-2004, 00:28   #1
Andala
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Seggio al Consiglio di Sicurezza

Uno degli obiettivi di questo governo era far sì che l'Italia ottenesse un seggio permanente al consiglio di Sicurezza.

Tale possibilità si fà sempre più lontana dato che di oggi l'appoggio di Francia e UK per Germania, Giappone e Brasile.
Notizia di ultima ora, anche Egitto ha presentato formale richiesta.


http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...e/24/onu.shtml

Riforma del Consiglio di Sicurezza: sì di Francia e Gran Bretagna all’ingresso definitivo di Berlino, Tokio, New Delhi e Brasilia
Seggio Onu, Parigi e Londra con la Germania
Frattini contesta il piano tedesco: «Basta egoismi». Ciampi: «L’Ue parli con una sola voce»
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK - Collisione al Palazzo di Vetro tra altri tre grandi Paesi europei e l'Italia. Covato a lungo in uno scambio di messaggi a distanza, il contrasto sulla riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è diventato ieri scontro aperto davanti ai 191 Stati membri riuniti nell'Assemblea generale dell'Onu.
Il ministro degli tedesco Esteri Joschka Fischer ha reso solenne la richiesta di un seggio permanente per la Germania, analoga a quella già avanzata a New York per il Giappone dal primo ministro Junichiro Koizumi. La Francia e la Gran Bretagna, attraverso i capi delle proprie diplomazie Michel Barnier e Jack Straw, si sono schierate in favore del disegno di Berlino e Tokio, un progetto che cerca consenso tra i diseredati del mondo appoggiando le rivendicazioni di un posto fisso da parte di Brasile e India e prevedendone un altro per un Paese africano.

Il ministro Franco Frattini durante l'incontro con la stampa (Ap)
Per l'Italia, lasciata sola dai partner europei di Parigi e Londra e che risulterebbe declassata rispetto agli altri due sconfitti della Seconda guerra mondiale, Germania e Giappone, il ministro degli Esteri Franco Frattini è sceso in campo con una controffensiva. «Cerchiamo soluzioni che non dividano», è stato il suo appello pronunciato in inglese al Palazzo di Vetro. La proposta italiana di istituire «nuovi seggi non permanenti», da assegnare su base regionale, è stata illustrata dal titolare della Farnesina come un'opportunità per le nazioni, povere e non, che non vedrebbero crescere i rispettivi ruoli se riuscissero nel proprio intento Berlino, Tokio e alleati: «Se gli Stati che occupano questi seggi (gli eventuali nuovi non permanenti, ndr ) dovessero essere eletti periodicamente, diventerebbero responsabili di fronte all'insieme dei membri».

In altre parole: Paesi medi e piccoli appoggiateci, sarete azionisti del patrimonio di peso politico che acquisirà il rappresentante del vostro continente. A quel traguardo, per di più, potranno aspirare anche alcuni di voi, condannati altrimenti ad accontentarsi al massimo della presenza biennale in vigore oggi, riservata a dieci membri del Consiglio oltre ai cinque permanenti.
Contesa aperta. L'organismo riformato dovrà rispecchiare «ampi cambiamenti, come la decolonizzazione, la fine della Guerra Fredda e la globalizzazione», aveva sottolineato Fischer poco prima, definendo la Germania «pronta alla responsabilità di un seggio permanente». Chiosa di Frattini, davanti alla platea: «Alcuni Stati sponsorizzano l'aggiunta di seggi permanenti: per loro... Creerebbe divisione, frustrazione, e forse disimpegno». Poi il ministro italiano si è presentato di fatto come avvocato di arabi e musulmani, nel progetto tedesco e giapponese privi di un rappresentante: «Non ci sarebbe nessun seggio a quel tavolo per il mondo arabo e islamico. Può la comunità davvero permetterselo, mentre proviamo ad allargare il dialogo tra differenti fedi e culture?».
Sul palco, dopo, il turno della nazione europea che mira a essere la migliore amica del mondo arabo, la Francia. «Sì ad ampliare entrambi la categorie, permanenti e non», ha affermato Barnier. Che non fosse un aiuto all'Italia, tuttavia, è apparso chiaro: «Abbiamo sempre espresso il nostro sostegno alle aspirazioni di Germania, Giappone, Brasile e India».

Frattini era già uscito, e questo dà il senso del clima. Nei resoconti rimarranno altre sue parole: «Abbiamo sempre lavorato per autorizzare l'Unione europea a parlare con una singola, più influente voce. Ci rendiamo conto, certo, che ci stiamo impegnando in un processo graduale. Ciononostante, dobbiamo mantenere la linea, non mettere in pericolo il raggiungimento di questo traguardo». In Assemblea, Frattini non ha citato un seggio europeo. Il 27 agosto, in Parlamento, lo definì «un sogno», non previsto dall’ordinamento dell'Onu e sgradito a Francia e Gran Bretagna, attuali membri permanenti con Stati Uniti, Russia e Cina. Ma come mai gli europei non abbiano una posizione unica lo domandano spesso, alla delegazione italiana, vari Stati lontani.

Con i giornalisti allora Frattini ha modificato un po' il tiro. «Riteniamo non si debbano aumentare i membri permanenti, bensì istituirne di non permanenti. Per questa categoria, in Europa l'elezione di un Paese a membro non permanente di lunga durata sarebbe a nome dell'Europa. Per cinque anni, quel Paese rappresenterebbe nel Consiglio non sé stesso, ma l'Europa». Anche in questa prospettiva, «non si possono sopprimere i seggi di Francia e Gran Bretagna». E il seggio europeo? «Quel sogno oggi lo vedo più realizzabile», è stata la tesi di Frattini. Mentre al Palazzo di Vetro è cominciata una battaglia, tra europei, che durerà almeno fino all'anno venturo.

Maurizio Caprara
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Old 25-09-2004, 13:55   #2
recoil
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io sono d'accordo nel dire che l'Europa deve avere la propria rappresentanza ufficiale. o si manda uno degli stati membri oppure si mandano a turno personalità dei vari stati, però ci vuole la voce del nostro continente a livello ufficiale. altrimenti che unione europea sarebbe?
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Old 25-09-2004, 15:15   #3
ni.jo
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purtroppo francia e germania dimostrano di voler pensare ancora per molto molto tempo come nazioni a sé stanti piuttosto che come membri UE....certo che l'Italia invece di correre dietro ad un seggio che nessuno voleva assegnargli poteva spingere prima verso il seggio Europeo, non quando ormai il proprio era perso....
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Old 25-09-2004, 23:39   #4
SaMu
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Re: Seggio al Consiglio di Sicurezza

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Originariamente inviato da Andala
Uno degli obiettivi di questo governo era far sì che l'Italia ottenesse un seggio permanente al consiglio di Sicurezza.
Ma quando mai?
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Old 25-09-2004, 23:51   #5
IpseDixit
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Spero che il seggio vada alla Germania.
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Old 25-09-2004, 23:54   #6
SaMu
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Originariamente inviato da IpseDixit
Spero che il seggio vada alla Germania.
Non le serve, ci ha giàpensato la politica economica di schroeder a mettarla seduta..
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Old 26-09-2004, 00:06   #7
IpseDixit
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Originariamente inviato da SaMu
Non le serve, ci ha giàpensato la politica economica di schroeder a mettarla seduta..
Ma almeno loro non sono pizza, mandolino, mafia etc...
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Old 26-09-2004, 02:41   #8
Phantom II
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Per me è uno schifo, l'Italia meriterebbe un seggio ben prima di Germania, Giappone o Brasile solo per la disponibilità sia finanziaria che umana e di mezzi che il nosto Paese ha messo a disposizione dell'Onu negli ultimi anni. Certo che da un consiglio nel quale siede un paese come la Cina non mi aspetto di certo gran che.
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Old 26-09-2004, 10:42   #9
Andala
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Io mi chiedo che razza di Stato unico europeo dovrebbe venire fuori se ci sono sempre gli stessi tre stati che fanno blocco per dominare.

La Gran Bretagna non ho ancora capito che cosa ci resta a fare in EU se la moneta non la vuole e praticamente è un 52 stato USA

Francia e Germania insieme ad UK cercano il più delle volte di assumere il timone dell'EU,allora tanto vale che se ne vadano per i fatti loro e si facciano un unione tutta loro.
Nonostante io non appoggi questo intervento dell'Italia in medioriente , c'è da dire che il nostro paese si è assunto una responsabilità, mentre Francia e Germania si sono poste sulla sponda opposta mascherandosi con i pacifisti quando in realtà il loro intento era proteggere i loro miopi interessi nazionali in Iraq.
Alla fine infatti hanno fatto pace con gli USA per spartirsi la torta degli investimenti sulla ricostruzione.

La scelta migliore sarebbe un seggio unico per un paese europeo che rappresenti l'EU, perchè di un Europa che fonda se stessa solo su motivi enomici ne possiamo fare a meno.
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Old 26-09-2004, 11:05   #10
IpseDixit
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Originariamente inviato da Phantom II
Per me è uno schifo, l'Italia meriterebbe un seggio ben prima di Germania, Giappone o Brasile solo per la disponibilità sia finanziaria che umana e di mezzi che il nosto Paese ha messo a disposizione dell'Onu negli ultimi anni. Certo che da un consiglio nel quale siede un paese come la Cina non mi aspetto di certo gran che.
Essere dei pirla da che mondo è mondo non da diritti a nessun premio.
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Old 26-09-2004, 14:05   #11
skywalker77
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1 nel consiglio di sicurezza siedono come membri permanenti le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale.
2 la Germania è il 3° contribuente dell'ONU


Se l'Europa dovesse essere rappresentata da un unico seggio e cioè quello dell'unione anche l'Inghilterra dovrebbe perdere il suo seggio.
Inoltre all'interno dell'unione non ci sono ancora strumenti adatti al coordino delle politiche estere dei singoli stati, difatti in questo ambito denominato PESC(politica estera e sicurezza comune) non operano le istituzioni comunitarie, ma semplicemente la cooperazione tra i singoli stati (vedi varie posizioni contro la guerra in Iraq). Inoltre il governo italiano ha più volte manifestato la volontà di siedere nel consiglio di sicurezza come membro permanente, vedi varie dichiarazioni di ministri e sottosegretari, ma l'Italia in ambito internazionale non è la Germania, perchè la politica estera italiana praticamente è sussidiaria a quella degli stati uniti e così facendo in Europa l'Italia si è bruciata tutti i ponti. Inoltre storicamente l'Italia aveva sempre perseguito una politica di appoggio ai paesi arabi, ma questa politica con questo governo è stata stupidamente abbandonata ergo l'Italia non ha nessun appoggio rilevante per concorrere al seggio permanente.
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Old 26-09-2004, 14:30   #12
ferste
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1 nel consiglio di sicurezza siedono come membri permanenti le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale.
2 la Germania è il 3° contribuente dell'ONU

Se l'Europa dovesse essere rappresentata da un unico seggio e cioè quello dell'unione anche l'Inghilterra dovrebbe perdere il suo seggio.
Inoltre all'interno dell'unione non ci sono ancora strumenti adatti al coordino delle politiche estere dei singoli stati, difatti in questo ambito denominato PESC(politica estera e sicurezza comune) non operano le istituzioni comunitarie, ma semplicemente la cooperazione tra i singoli stati (vedi varie posizioni contro la guerra in Iraq). Inoltre il governo italiano ha più volte manifestato la volontà di siedere nel consiglio di sicurezza come membro permanente, vedi varie dichiarazioni di ministri e sottosegretari, ma l'Italia in ambito internazionale non è la Germania, perchè la politica estera italiana praticamente è sussidiaria a quella degli stati uniti e così facendo in Europa l'Italia si è bruciata tutti i ponti. Inoltre storicamente l'Italia aveva sempre perseguito una politica di appoggio ai paesi arabi, ma questa politica con questo governo è stata stupidamente abbandonata ergo l'Italia non ha nessun appoggio rilevante per concorrere al seggio permanente.
purtroppo la politica estera italiana è sempre stata dominata dalla paura (con qualsiasi governo), a livello Onu (su cui non esprimo giudizi perchè non voglio sporcarmi le dita) abbiamo sempre condotto i balletti che tanto ci sono cari nella politica nazionale, un po' di quà....un po' di là.....con tutti.....sempre a cercare appoggi, a far contenti tutti: questo è il risultato.
Vorrei tanto che una volta ci impuntassimo per qualcosa, forzassimo la nostra posizione.
Riguardo la condotta politica filo-arabista posso dire che non ci ha mai portato tangibili vantaggi, i filoarabi eravamo noi, ma i primi interlocutori arabi erano Francia e UK, noi andavamo bene solo quando c'era da lamentarsi e i "Grandi" se ne fregavano.
mollare il filoarabismo (che in fondo però persiste latente) non è stato sicuramente un errore.
parli poi di perdita degli appoggi europei al Consiglio?Perchè ne abbiamo mai avuti?
Quel poco che abbiamo ottenuto lo ottenevamo sempre con l'appoggio di Paesi dispersi in tutti i continenti tranne il nostro.
Come prima forma di lotta proporrei il ritiro immediato di tutti i finanziamenti a tutte le organizzazioni Onu e il ritiro di tutti i caschi Blu e truppe in missione di pace, fino al ritiro dell'Italia dall'Onu.....vi sembrerebbe impercorribile come strada?
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Addio Pierpo, motociclista.
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Old 26-09-2004, 14:43   #13
SaMu
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Originariamente inviato da skywalker77
ma questa politica con questo governo è stata stupidamente abbandonata
Abbiamo chiesto e ottenuto che fosse revocato l'embargo alla Libia, per permettere il coordinamento delle politiche sull'immigrazione.. questo mi sembra un esempio concreto di appoggio -positivo-.


Se invece l'appoggio è quello che alcuni stati europei, tra cui anche l'Italia, hanno dato in passato a gruppi terroristici come Hamas o i fratelli musulmani.. allora ben venga l'abbandono di queste pessime scelte.

Abbandono che del resto non nasce con questo governo, ma (per fortuna) è cominciato da anni.. da quando si è capito che si finanziavano terroristi mascherati da buoni contatti.


Dici "in Europa l'Italia si è bruciata tutti i ponti" con una politica filostatunitense, ma in realtà l'Europa è spaccata, ci sono paesi filostatunitensi e non, o meglio governi più che paesi.. perchè dunque una scelta "brucia i ponti con l'europa"? Qualcuno potrebbe pensare che sono Francia e Germania con le loro scelte puramente nazionalistiche, ad aver bruciato i ponti con il resto dell'Europa.. perchè continuare a scambiare quei 2 nazionalismi con un sentimento europeista?

Se si continua a sostenere che il vero europeismo è il nazionalismo francese e tedesco, non stupisce che a tanti milioni di europei questa parola, "europeismo" dia sempre più fastidio.. chi associa "europeismo" ai direttori di Chirac e Schoreder, al pilatismo di Zapatero, fa un pessimo servizio al concetto che pensa di sostenere.. lo rende indigesto e repellente a molti, e di questo passo finirà col farlo diventare un sinonimo di "antiamericanismo" o "francotedeschismo".

Se davvero ci sarà una politica "europeista" prima o poi, non la si potrà certo definire sempre e solo in termini di quanto dice no agli stati uniti.. dovrebbe distinguersi in quanto dice si a soluzioni positive.. ed è questo che attualmente in Europa manca completamente.


Se esiste un europeismo dell'intelligence, della politica preventiva, della ragione contrapposta alla forza, beh questo europeismo dovrebbe mostrarsi in politiche concrete.. chessò: proporre soluzioni per l'Iraq diverse da quella degli americani, ma diverse anche dal ritiro (che non è certo una soluzione).. proporre soluzioni per tutte le questioni aperte (Darfur, Cecenia, Corea del Nord, etc.), soluzioni ragionate, politiche preventive.. invece tutto questo manca.

Aspettiamo che gli americani propongano la loro soluzione, per dire che non va bene, e definire il no agli americani "europeismo"? Così l'europeismo muore prima ancora di nascere.. purtroppo è quello che sta avvenendo.
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Old 26-09-2004, 16:56   #14
skywalker77
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Abbiamo chiesto e ottenuto che fosse revocato l'embargo alla Libia, per permettere il coordinamento delle politiche sull'immigrazione.. questo mi sembra un esempio concreto di appoggio -positivo-.

Abbiamo chiesto la fine dell'embargo alla Libia,e bada bene solo quello inerente le politiche ue perchè altrimenti arrivavano vagonate di clandestini e i simpatici leghisti stavano già scalpitando.
L'Europa è stata spaccata sulla guerra d'accordo ma da chi ? Blair, Berlusconi e Aznar, eliminato l'ultimo restanono solo gli inglesi e il nano, i primi hanno una politica euroscettica per antonomasia e il secondo.......
Quindi come vedi è l'Italia ad aver scompattato il fronte europeo.
Per quanto riguarda le politiche nei paesi arabi, mi riferivo agli accordi di collaborazione, con questi paesi l'Italia ha fatto affari e non ha mai foraggiato il terrorismo, caro mio. Io parlo d'altro informati prima di parlare, è sempre buona regola.
Nazionalismo ! Francotedeschismo! Pilatismo! mancano solo i panciafichisti e i disfattisti di mussoliniana memoria ma dai !
La verità è che la diplomazia è una cosa seria, non si va a fare le corna in giro nelle conferenze internazionali, non si va a fare quelle scene al parlamento europeo e poi si chiede l'appoggio per un seggio all'ONU, la verità è che in Europa l'Italia è vista come un paese di bassissima statura politica come il suo conosciutissimo rappresentante.
Il favore internazionale è una questione di prestigio tra l'altro calcola che grazie a Berlusca abbiamo già subito un 'ispezione per violazione dei diritti umani ed una procedura d'infrazione della Ue per lo stesso motivo.
E adesso vorrebbero il seggio all'ONU
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Old 26-09-2004, 16:59   #15
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esiste un europeismo dell'intelligence, della politica preventiva, della ragione contrapposta alla forza, beh questo europeismo dovrebbe mostrarsi in politiche concrete.. chessò: proporre soluzioni per l'Iraq diverse da quella degli

Le soluzioni sono state proposte allora sei de coccio, è stato proposto agli americani di chiedere una missione dell'ONU con forze che non avessero contribuito all'occupazione. La Germania e la Francia partecipano alle operazioni in Afganistan, ma non a quelle in Iraq ti sei chiesto il perchè ?
Sai cosa significa quando il segretario dell'ONU definisce l'azione in Iraq internazionalmente illeggittima ?
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Old 26-09-2004, 23:58   #16
SaMu
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L'Europa è stata spaccata sulla guerra d'accordo ma da chi ? Blair, Berlusconi e Aznar, eliminato l'ultimo restanono solo gli inglesi e il nano, i primi hanno una politica euroscettica per antonomasia e il secondo.......
Forse dai per scontato che la posizione europeista sia sempre e comunque quella di Francia e Germania, ma non è proprio così.

Italia Spagna Inghilterra e Polonia hanno preso una posizione. Germania Francia un'altra. Altri paesi sono rimasti defilati. Perchè sarebbero stati i primi a spaccare l'Europa?

L'Europa si è spaccata a metà sull'Iraq, e nessuna posizione ha il patentino a priori di europeismo. Ne' quella di Inghilterra e Italia. Ne' quella di Francia e Germania.



L'europeismo semmai si misura nel metodo. Nel coinvolgere i propri compagni nelle decisioni. Chi è europeista?

La Germania che chiede un seggio per se' all'ONU, e se ne frega della UE?

La Francia, che si tiene stretto il suo e non propone all'Inghilterra di rinunciare insieme e puntare a un seggio comune?

Francia Germania e ora Spagna, che organizzano direttori separati senza coinvolgere gli altri? Persino Prodi ha contestato questo metodo, persino la commissione europea è stata scavalcata dai direttori. Da quelli di Chirac e Schroeder, come da quelli di Blair e Aznar. O di Blair Chirac e Schroeder. O di Chirac Schroeder e Zapatero.

Il tutto mentre ogni paese europeo discute se ratificare la costituzione europea. Dovremmo unirci a Francia e Germania nella costituzione, mentre vogliono competere e boicottarci all'ONU? Mentre non accettano l'unica posizione europeista, quella di un seggio UE?


Continuando a proclamare che l'europeismo è quello di Schroeder e Chirac, fate un pessimo servizio all'europeismo.. questa parola diventerà indigesta a milioni di persone, sinonimo di interessi nazionalistici che non hanno nulla a che vedere con l'idea di europeismo.

De Gasperi e Adenauer, forse ve lo siete dimenticati, erano i primi europeisti, e i primi amici degli Stati Uniti.. cercare di fondare l'europeismo sul no agli USA, avrà come effetto quello di distruggere la loro costruzione.
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Old 27-09-2004, 00:07   #17
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Le soluzioni sono state proposte allora sei de coccio, è stato proposto agli americani di chiedere una missione dell'ONU con forze che non avessero contribuito all'occupazione. La Germania e la Francia partecipano alle operazioni in Afganistan, ma non a quelle in Iraq ti sei chiesto il perchè ?
Sai cosa significa quando il segretario dell'ONU definisce l'azione in Iraq internazionalmente illeggittima ?
La Risoluzione 1546 è stata adottata dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU l'8 giugno 2004, a New York.

Votata all'unanimità, anche da Francia Cina e Russia come membri permanenti (e se non sbaglio anche dalla Germania come membro a rotazione).

Come puoi vedere quel che dici non esiste, al contrario hanno sottoscritto impegni a fornire forze e assistenza, impegni che hanno finora disatteso.





Il Consiglio di Sicurezza,

salutando l'inizio di una nuova fase nella transizione dell'Iraq verso un governo eletto democraticamente, e in attesa della fine dell'occupazione e dell'assunzione di piena responsabilità e autorità da parte di un Governo ad interim dell'Iraq pienamente sovrano e indipendente entro il 30 giugno 2004,

richiamando tutte le precedenti risoluzioni sull'Iraq,

riaffermando l'indipendenza, la sovranità, l'unità e l'integrità territoriale dell'Iraq,

ribadendo il diritto del popolo iracheno a determinare liberamente il proprio futuro politico e il controllo delle proprie risorse naturali,

riconoscendo l'importanza del sostegno internazionale, in particolare dei paesi della regione, dei vicini dell'Iraq e delle organizzazioni regionali, alla popolazione dell'Iraq nel suo sforzo per ottenere sicurezza e prosperità, ed evidenziando che l'implementazione di questa risoluzione contribuirà alla stabilità della regione,

salutando gli sforzi del Consigliere Speciale del Segretario Generale per assistere il popolo dell'Iraq nel conseguire la formazione del governo ad interim dell'Iraq, come stabilito nella lettera del Segretario Generale del 7 giugno 2004 (S/2004/461),

preso atto della dissoluzione del Consiglio di Governo dell'Iraq, e salutando i passi avanti nell'applicazione degli accordi per la transizione politica dell'Iraq,

salutando l'impegno del Governo ad interim dell'Iraq a lavorare nella direzione di un Iraq federale, democratico, pluralista e unificato nel quale esiste il pieno rispetto dei diritti politici e umani,

sottolineando la necessità che tutte le parti in causa rispettino e tutelino il patrimonio archeologico, storico, culturale e religioso dell'Iraq,

affermando l'importanza dello stato di diritto, del rispetto dei diritti umani compresi i diritti delle donne, delle libertà fondamentali e della democrazia comprese elezioni libere e imparziali,

richiamando l'istituzione dell'UNAMI, la Missione Onu di Assistenza all'Iraq, del 14 agosto 2003, e affermando che le Nazioni Unite debbano svolgere un ruolo guida nell'assistenza del popolo e del governo iracheni nella formazione delle istituzioni per un governo rappresentativo,

riconoscendo che il sostegno internazionale al ripristino della stabilità e della sicurezza è essenziale per il benessere della popolazione dell'Iraq e per permettere a tutte le parti in causa di svolgere il proprio lavoro nell'interesse della popolazione dell'Iraq, e accettando di buon grado i contributi dei Paesi Membri a tal proposito,

richiamando il rapporto fornito dagli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza il 16 aprile 2004 sugli sforzi ed i progressi fatti dalla forza multinazionale,

riconoscendo la richiesta trasmessa nella lettera del 5 giugno 2004 da parte del Primo ministro del Governo ad interim dell'Iraq al Presidente del Consiglio di Sicurezza, allegata a questa risoluzione, che venga mantenuta la presenza della forza multinazionale,

riconoscendo anche l'importanza dell'accordo espresso dal Governo sovrano dell'Iraq circa la presenza della forza multinazionale e uno stretto coordinamento tra la forza multinazionale e quel governo,

salutando la disponibilità della forza multinazionale a proseguire gli sforzi per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq a sostegno della transizione politica in vista soprattutto delle prossime elezioni, e a fornire condizioni di sicurezza alla presenza Onu in Iraq, secondo quanto descritto nella lettera del 5 giugno 2004 dal segretario di Stato americano al Presidente del Consiglio di Sicurezza allegata a questa risoluzione,

rilevando l'impegno di tutte le forze che promuovono il mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq ad agire in conformità con la legge internazionale, compresi gli obblighi previsti dalla legge umanitaria internazionale, e a cooperare con le organizzazioni internazionali del caso,

affermando l'importanza dell'assistenza internazionale nella ricostruzione e nello sviluppo dell'economia dell'Iraq,

riconoscendo i benefici derivati all'Iraq dalle esenzioni e dai privilegi di cui godono le entrate petrolifere irachene e il Fondo di Sviluppo per l'Iraq, e rilevando l'importanza che continue erogazioni vengano garantite a questo fondo da parte del Governo ad interim dell'Iraq e di quelli che gli succederanno alla dissoluzione dell'Autorità Provvisoria della Coalizione,

stabilendo che la situazione in Iraq continua a costituire una minaccia per la pace e la sicurezza a livello internazionale,

Ai sensi del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite:

1. Appoggia la formazione di un governo sovrano ad interim in Iraq, così come presentato il 1° giugno 2004, che entro il 30 giugno 2004 assumerà la piena responsabilità e l'autorità di governare l'Iraq astenendosi nel contempo dall'intraprendere azioni che influiscano sul destino dell'Iraq al di là della fase limitata dell'interim finché un governo transitorio dell'Iraq non assuma l'incarico come previsto nel paragrafo che segue;

2. Saluta il fatto che, sempre entro il 30 giugno 2004, finirà l'occupazione e l'Autorità Provvisoria della Coalizione cesserà di esistere, e che l'Iraq riaffermerà la propria completa sovranità;

3. Ribadisce il diritto del popolo iracheno a determinare liberamente il proprio futuro politico e a esercitare piena autorità e controllo sulle proprie risorse economiche e naturali;

4. Appoggia la tabella di marcia proposta per la transizione politica dell'Iraq verso un governo democratico, di cui fanno parte:
(a) formazione del governo sovrano ad Interim dell'Iraq che assumerà responsabilità e autorità di governo entro il 30 giugno 2004;
(b) convocazione di una conferenza nazionale che rifletta la diversità della società irachena; e
(c) convocazione se possibile entro il 31 dicembre 2004, e in ogni caso non oltre il 31 gennaio 2005, di elezioni democratiche dirette per un'Assemblea Nazionale Transitoria che avrà, fra le altre cose, la responsabilità di formare un governo Transitorio dell'Iraq e di redigere una costituzione permanente per l'Iraq che porti a un governo costituzionalmente eletto entro il 31 dicembre 2005;

5. Invita il governo dell'Iraq a considerare in che modo la convocazione di un incontro internazionale potrebbe sostenere il processo di cui sopra, e rileva che accoglierebbe di buon grado un incontro del genere a sostegno della transizione politica dell'Iraq e della ripresa irachena, a beneficio del popolo iracheno e nell'interesse della stabilità nella regione;

6. Chiama tutti gli iracheni ad applicare in pace e pienamente questi accordi e tutti gli Stati e le organizzazioni ad appoggiare la realizzazione degli accordi.

7. Decide che nel mettere in atto, se le circostanze lo permettono, il loro mandato per assistere il popolo e il governo iracheno, il rappresentante speciale del Segretario generale (attualmente Lakhdar Brahimi) e la missione Onu di assistenza in Iraq (UNAMI), come richiesto dal governo dell'Iraq:
(a) giocheranno un ruolo fondamentale nel:
(i) preparare una conferenza internazionale, nel mese di luglio 2004, che selezionerà i membri di un Consiglio consultivo;
(ii) consigliere e appoggiare il governo ad interim dell'Iraq, la commissione elettorale indipendente dell'Iraq e l'assemblea nazionale di transizione sul processo che porterà alle elezioni libere;
(iii) promuovere il dialogo e la costruzione del consenso sulla stesura di una bozza di Costituzione nazionale del popolo iracheno;
(b) e inoltre:
(i) consigliare il governo iracheno sullo sviluppo di efficaci servizi civili e sociali;
(ii) contribuire al coordinamento e al compimento della ricostruzione, dello sviluppo e dell'assistenza umanitaria;
(iii) promuovere la protezione dei diritti umani, la riconciliazione nazionale, e una riforma legale e giudiziaria per rafforzare il ruolo della legge in Iraq;
(iv) consigliare e assistere il governo nella prima pianificazione per la realizzazione di un censimento.

8. Saluta gli sforzi del governo ad interim iracheno per sviluppare una forza di sicurezza in Iraq, incluse le forze armate irachene, che opereranno sotto l'autorità del governo ad interim dell'Iraq e dei suoi successori.

9. Rileva che la presenza della forza multinazionale in Iraq è una richiesta dell'entrante governo ad interim dell'Iraq e ribadisce quindi l'autorizzazione alla forza multinazionale sotto comando unificato stabilita ai sensi della risoluzione 1511 (2003), che è in rapporto con le lettere allegate a questa risoluzione;

10. Stabilisce che la forza multinazionale avrà l'autorità di prendere tutte le misure necessarie per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq conformemente alle lettere allegate a questa risoluzione in cui viene espressa, fra le altre cose, la richiesta irachena che continui la presenza della forza multinazionale e ne vengono esposti i compiti, compresi la prevenzione e la dissuasione dal terrorismo in modo che, fra l'altro, le Nazioni Unite possano svolgere il loro ruolo di assistenza al popolo iracheno come da paragrafo 7 sopra citato e il popolo iracheno possa attuare liberamente e senza intimidazione la tabella di marcia e il programma del processo politico e beneficiare dalla ricostruzione e dalle attività di ripristino;

11. Saluta a questo riguardo le lettere allegate a questa risoluzione che affermano, inter alia , che esistono degli accordi per stabilire una cooperazione per la sicurezza tra la forza multinazionale e il governo sovrano dell'Iraq e per assicurare il coordinamento tra le due, e nota, sempre a questo proposito, che le forze di sicurezza irachene fanno capo ai ministeri iracheni di competenza, che il governo dell'Iraq ha l'autorità di destinare le forze di sicurezza irachene alla forza multinazionale per l'impegno in operazioni con essa e che le strutture di sicurezza descritte nelle lettere serviranno come base affinché la forza multinazionale e il governo iracheno trovino un accordo su tutta la gamma delle questioni fondamentali strategiche e di sicurezza, inclusa la strategia sulle operazioni offensive sensibili, e garantiranno una piena partnership fra le forze irachene e la forza multinazionale attraverso stretta coordinazione e consultazione;

12. Decide inoltre che il mandato della forza multinazionale sarà rivisto su richiesta del governo dell'Iraq, o a 12 mesi dalla data della risoluzione, e che questo mandato scadrà al momento del completamento del processo politico descritto nel paragrafo 4 sopra citato, e dichiara che questo mandato verrà revocato anche prima se richiesto dal governo dell'Iraq;

13. Rileva l'intenzione, stabilita nella lettera annessa del Segretario di Stato degli Stati Uniti, di creare un'entità distinta sotto un comando unificato della forza multinazionale con una missione dedicata a fornire sicurezza per la presenza delle Nazioni Unite in Iraq, riconosce che l'implementazione delle misure per fornire la sicurezza dei membri dello staff delle Nazioni Unite operanti in Iraq richiede risorse significative, e si appella agli Stati membri ed alle relative organizzazioni di fornire tali risorse, inclusi i contributi a tale entità;

14. Riconosce che la forza multinazionale aiuterà anche nella ricostruzione delle capacità delle forze di sicurezza irachene e delle istituzioni attraverso un programma di reclutamento, addestramento, equipaggiamento, controllo e monitoraggio;

15. Richiede agli Stati membri e alle organizzazioni regionali e internazionali di contribuire all'assistenza della forza multinazionale, comprese le forze militari, come stabilito in accordo con il governo dell'Iraq, per andare incontro ai bisogni della popolazione irachena di sicurezza e di stabilità, di assistenza umanitaria e per la ricostruzione, e di appoggiare gli sforzi dell'UNAMI, la missione Onu di assistenza all'Iraq.

16. Enfatizza l'importanza di sviluppare un corpo di polizia efficiente, di rafforzare le frontiere e creare un Servizio di Protezione delle Strutture, sotto il controllo del Ministero degli Interni, per il mantenimento dell'ordine, della legge e della sicurezza inclusa la lotta al terrorismo.

17. Condanna tutti gli atti di terrorismo in Iraq, riafferma gli obblighi degli Stati membri contenuti nella risoluzione 1371, 1267, 1333, 1390, 1455 e 1526 e altri rilevanti obblighi internazionali riguardo alle attività dei terroristi in Iraq e fuori o contro i suoi cittadini, e reitera il suo appello a tutti gli Stati membri a impedire il transito di terroristi da e per l'Iraq, di armi per i terroristi, e di finanziamenti che possano aiutare i terroristi, e enfatizza l'importanza di rafforzare la cooperazione tra i paesi della regione, particolarmente i vicini dell'Iraq;

18. Riconosce che il governo ad interim dell'Iraq assumerà un ruolo primario nel coordinare l'assistenza internazionale all'Iraq;

19. Accoglie gli sforzi dei Paesi membri e delle organizzazioni internazionali a fornire, secondo le richieste del governo ad interim dell'Iraq, anche tramite l'invio di esperti, assistenza tecnica mentre l'Iraq sta ricostruendo la sua capacità amministrativa;

20. Reitera la sua richiesta agli Stati membri, alle istituzioni finanziarie e alle altre organizzazioni di moltiplicare gli sforzi per aiutare il popolo dell'Iraq nella ricostruzione e nello sviluppo dell'economia, anche fornendo esperti internazionali e le risorse necessarie attraverso un programma coordinato di assistenza dei donatori;

21. Decide che la proibizione in relazione alla vendita o alla fornitura di armi all'Iraq e di materiale correlato decisa in una risoluzione precedente non si applicherà alla richiesta di armi e di materiale correlato proveniente dal governo iracheno o dalla forza multinazionale per servire agli scopi di questa risoluzione, sottolinea l'importanza per tutti gli Stati di attenersi strettamente a tali scopi, e nota l'importanza dei vicini dell'Iraq a questo riguardo, e si appella al governo dell'Iraq e alla forza multinazionale perché assicurino la corretta applicazione delle procedure;

22. Nota che nulla nel precedente paragrafo inficia le proibizioni e le obbligazioni degli Stati in relazione a quanto specificato nei paragrafi 8 e 12 della risoluzione 687 del 3 aprile 1991 o le attività descritte nel paragrafo 3(f) della risoluzione 707 del 15 agosto 1991, e riafferma la sua intenzione di rivedere i mandati della Commissione Onu di ispezione, verifica e monitoraggio e dell'Agenzia Internazionale per l'energia atomica;

23. Chiama tutti gli Stati membri e le organizzazioni internazionali a rispondere alle richieste irachene per aiutarli a integrare dei veterani iracheni e i membri della milizia precedente nella società irachena;

24. Nota che con la dissoluzione dell'Autorità provvisoria della coalizione i fondi del Fondo per lo sviluppo dell'Iraq saranno erogati esclusivamente per disposizione del governo dell'Iraq e decide che il Fondo per lo sviluppo dell'Iraq sarà utilizzato in maniera equa e trasparente e attraverso il bilancio iracheno, anche per soddisfare i principali obblighi nei riguardi del Fondo, che gli accordi sul deposito dei ricavati dalla vendita di petrolio all'estero, dai prodotti petroliferi e dai gas naturali stabiliti nel paragrafo 20 della risoluzione 1483 (2003) continueranno a essere in vigore, che il Consiglio internazionale di monitoraggio sul Fondo (IAMB) continuerà le sue attività di controllo del Fondo per lo sviluppo e includerà un individuo qualificato designato dal governo dell'Iraq come membro aggiuntivo con diritto di voto, e che accordi appropriati saranno raggiunti per la continuazione del deposito dei ricavi previsti nel paragrafo 21 della 1483 (2003);

25. Decide inoltre che le norme del paragrafo precedente per il deposito dei ricavi nel Fondo per lo sviluppo dell'Iraq e per il ruolo del Consiglio internazionale di monitoraggio sul Fondo (IAMB) saranno riviste su richiesta del governo di transizione iracheno o a dodici mesi dalla data di questa risoluzione, e comunque scadranno alla fine del processo politico di cui si parla nel paragrafo 4 sopra citato;

26. Decide che, con la dissoluzione dell'Autorità provvisoria della Coalizione, il governo ad interim dell'Iraq e i suoi successori assumeranno diritti, responsabilità e obblighi relativi al programma Oil for Food che erano stati trasferiti all'Autorità, incluse tutte le responsabilità operative per il programma e tutti gli obblighi di cui l'Autorità si era fatta carico connessi a tali responsabilità, e la responsabilità di assicurare la certificazione indipendente e autenticata che le merci sono state consegnate, e inoltre decide che, dopo un periodo di transizione di 120 giorni a partire dalla data di approvazione di questa risoluzione, il governo ad interim dell'Iraq e i suoi successori si assumeranno la responsabilità di certificare la consegna delle merci secondo i contratti stipulati e che tale certificazione costituirà l'autenticazione indipendente richiesta per l'erogazione dei fondi associati a tali contratti;

27. Inoltre decide che norme contenute nel paragrafo 22 della risoluzione 1483 (2003) continueranno a essere in vigore, eccetto il fatto che i privilegi e le immunità previste in quel paragrafo non si applicheranno in nessun giudizio finale che scaturisse da un obbligo contrattuale stipulato in Iraq dopo il 30 giugno 2004;

28. Saluta l'impegno di molti creditori, inclusi quelli del Paris Club, a individuare i modi per ridurre sostanzialmente il debito dell'Iraq, chiama gli Stati membri, come anche le organizzazioni internazionali e regionali, ad appoggiare gli sforzi di ricostruzione dell'Iraq, sollecita le istituzioni finanziarie internazionali e i donatori bilaterali a prendere immediati provvedimenti per fornire la piena gamma dei loro prodotti e altre forme di assistenza finanziaria all'Iraq, riconosce che il governo ad interim dell'Iraq avrà l'autorità di concludere e applicare tali accordi e altri che potranno essere necessari a questo scopo, e chiede a creditori, istituzioni e donatori di lavorare come priorità su queste questioni con il governo ad interim dell'Iraq e i suoi successori;

29. Richiama gli obblighi degli Stati membri a congelare e trasferire alcuni fondi, proprietà e risorse economiche al Fondo per lo Sviluppo dell'Iraq in accordo con i paragrafi 19 e 23 della risoluzione 1483 (2003) e con la risoluzione 1518 (2003) del 24 novembre 2003;

30. Chiede al Segretario Generale dell'Onu di fare rapporto entro tre mesi dalla data di approvazione di questa risoluzione sulle operazioni della missione Onu UNAMI in Iraq, e in seguito con cadenza trimestrale sui progressi in direzione delle elezioni nazionali e il compimento di tutte le responsabilità dell'UNAMI;

31. Richiede che gli Stati Uniti, per conto della forza multinazionale, facciano rapporto al Consiglio di Sicurezza entro tre mesi dalla data di approvazione di questa risoluzione sugli sforzi e sui progressi di questa forza, in seguito su base trimestrale;

32. Decide di occuparsi attivamente della questione.
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Old 27-09-2004, 01:03   #18
skywalker77
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Italia Spagna Inghilterra e Polonia hanno preso una posizione. Germania Francia un'altra. Altri paesi sono rimasti defilati. Perchè sarebbero stati i primi a spaccare l'Europa?
1 La Polonia non faceva ancora parte dell'Unione come probabilmente ben sai.
Paese defilati ?
Il Belgio ha mandato le sue truppe ?
L'Olanda ha mandato truppe ?
L'Irlanda ha mandato truppe ?
Il Portogallo?
La Grecia ?
Guarda che all'epoca l'unione era a 25 stati sottraine 3 (Italia, Spagna e Inghilterra) e vedi che risultato ti trovi.
Ricorda poi amico che la posizione europea è stata data, mancando ancora un ministro degli esteri dell unione, dal presidente dell'organo esecutivo comunitario, la commissione e indovina su che posizione stava ?
E' completamente inutile la risoluzione che hai postato con quella si "legalizza" l'occupazione perchè di occupazione si tratta è questo è chiaro per chi abbia letto la sola prefazione ad un libro di diritto internazionale.
Ma io ho parlato della guerra avresti dovuto postare questo quindi:
Statuto delle nazioni unite
art 3
I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionale dall'uso dalla minaccia e dell'uso della forza, sia contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle nazioni unite.

La guerra quindi come ha ribadito il segretario dell'ONU stessa era internazionalmente illegale. Non venirmi a parlare di risoluzioni sull'occupazione perchè altrimenti significa che o non capisci la differenza tra occupazione e aggressione o sei in cattiva fede.
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Old 27-09-2004, 12:31   #19
mrmic
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Città: Roma
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Sono più favorevole ad un seggio a Brasile e India, piuttosto che all'Italia.
Primo perchè anche paesi in via di sviluppo abbiano la parola e il veto in Consiglio, e secondo, visto che la UE non può avere un seggio, almeno con le regole attuali, che almeno i paesi europei portino avanti la loro voce a nome di tutti.

Egitto? Forse anche lui, una rappresentanza araba potrebbe servire, unitamente ad una riforma del Consiglio.
__________________
..soltanto quando è abbastanza buio si riescono a vedere le stelle..
mrmic è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 27-09-2004, 12:52   #20
skywalker77
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L'Avatar di skywalker77
 
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Messaggi: 280
Quote:
Sono più favorevole ad un seggio a Brasile e India, piuttosto che all'Italia.
Sono sostanzialmente d'accordo, dare rappresentnza ai paesi in via di sviluppo e a regioni non rappresentate è sicuramente molto più utile he dare un seggio ad un altro paese europeo. Anche per l'evoluzione del diritto internazionale che questa cosa potrebbe comportare. Ma se sono Germania e Italia a contendersi la rappresentanza nel consiglio di sicurezza meglio che l'Europa sia rappresentato da un paese solidale con il resto d'Europa e con un prestigio internazionale certo. Di pagliacci all'Onu non hanno bisogno
skywalker77 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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