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Old 31-08-2008, 23:08   #1
LUVІ
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Aperto il passaggio a nord-ovest-nord-est

Per la prima volta a memoria d'uomo.
Non c'è da essere catastrofisti, noooo, però è un evento che da da pensare purtroppo

http://www.repubblica.it/2008/06/sez...ico-isola.html

Scioglimento record della calotta polare: aperti i passaggi di Nord Ovest e di Nord Est
Lo provano le foto dei satelliti. Studiosi: oceano senza ghiacci d'estate entro il 2030
L'Artico può essere circumnavigato
è la prima volta in 125mila anni

LONDRA - Per la prima volta a memoria d'uomo sarà possibile cirumnavigare l'intero Polo Nord. Foto satellitari scattate due giorni fa mostrano, scrive oggi l'Independent, che lo scioglimento dei ghiacci verificatosi la settimana scorsa ha finalmente aperto contemporaneamente sia il favoleggiato Passaggio a Nord-Ovest che il passaggio a Nord-Est. A dimostrarlo sono immagini scattate da satelliti Nasa. Il Passaggio Nord Ovest, nel territorio canadese, si è aperto nello scorso fine settimana, mentre l'ultima lingua di ghiaccio che ostruiva il Mare di Laptev, in Siberia, si è disciolta qualche giorno dopo.

È un evento clamoroso che, se da un lato corona il sogno secolare di generazioni di esploratori, navigatori e viaggiatori, dall'altro rappresenta un preoccupante segnale dell'accelerarsi del processo del riscaldamento globale. Sul breve periodo, naturalmente, la novità dovrebbe portare soltanto vantaggi alle varie compagnie di navigazione che per la prima volta nella storia potranno tagliare migliaia di miglia marine lungo le rotte tra il nord del Canada e la Russia.

Negli scorsi decenni, in varie occasioni si è verificata la situazione dell'apertura dell'uno o dell'altro passaggio ma mai, come in questi giorni, era accaduto che entrambe le due misteriose porte dell'artico si dischiudessero simultaneamente.

E' questo solo l'ultimo segnale della crisi dell'intero ecosistema artico. Solo pochi giorni fa, il National snow and ice data center (NSIDC) statunitense ha informato che quest'anno l'estensione globale del ghiaccio artico è prossima a battere il record record negativo, dello scorso anno, di 4,14 milioni di chilometri quadrati: un valore inferiore di oltre un milione di metri cubi al record precedente, fissato nell'estate 2005. In due anni, i ghiacci del Polo Nord si sono ritirati per un'estensione grande quattro volte l'Italia.

Quattro settimane fa, i turisti sono stati fatti evacuare dal Parco Nazionale Auyuittung, nell'Isola di Baffin, la grande isola del Nunavut canadese situata a occidente della Groenlandia, a causa dello scioglimento dei ghiacci: "Auyuittung", in lingua inuit, significa "terra che non scioglie mai"... E' di pochi giorni fa la vicenda dei nove orsi polari rimasti senza habitat e visti nuotare in mare aperto, seguita a breve da un immenso crollo nel ghiacciaio Petermann, in Groenlandia, in un'area che si riteneva ancora immune dagli effetti del global warming.

Ma la simultanea apertura del Passaggio Nord Ovest, intorno al Canada, e del Passaggio Nord Est, intorno alla Russia, a costituire un vero e proprio choc. Non accadeva, secondo i climatologi, da almeno 125mila anni. Dall'inizio dell'ultima era glaciale erano rimasti entrambi bloccati: nel 2005 si era aperto solo il Passaggio Nord Est, l'estate seguente era accaduto il contrario.

"I passaggi sono aperti, è un evento storico, ma con il quale dovremmo abituarci a convivere nei prossimi anni - ha confermato il professor Mark Serreze, uno specialista di mari ghiacciati del NSIDC, sottolineando però che le autorità marine dei Paesi interessati potrebbero essere riluttanti ad ammetterlo, per evitare di essere citate a giudizio dalle compagnie di navigazione, le cui imbarcazioni dovessero incontrare ghiaccio e subire danni".

Gli armatori però sono tutt'altro che disinteressati. Il "Beluga Group" di Brema, ad esempio, ha già fatto sapere che manderà navi dalla Germania al Giappone via Passaggio Nord Est, con un taglio netto di 4000 miglia nautiche, quasi 7.500 km, rispetto alla rotta tradizionale. E il premier canadese Stephen Harper ha già fatto sapere che chiunque volesse attraversare il Passaggio Nord Ovest dovrebbe fare riferimento ad Ottawa: un punto di vista, questo, che non piace agli Usa, che considerano quella parte di Artico acque internazionali.

I climatologi però rimarcano che simili dispute potrebbero essere irrilevanti, se il ghiaccio continuasse a sciogliersi al ritmo attuale. In tal caso, infatti, sarebbe possibile navigare direttamente attraverso il Polo Nord, completamente liberato dai ghiacci. Evento questo, che fino a poco tempo fa si riteneva possibile che dal 2070. Ora, però, molti studiosi indicano il 2030 come l'anno entro il quale l'Oceano Artico sarà completamente fluido in estate, mentre uno studio del professor Wieslaw Maslowski, della Naval Postgraduate School di Monterey, California, arriva a concludere che già dal 2013 il mare sarà completamente aperto da metà luglio a metà settembre. Il "punto di rottura", l'evento che ha ulteriormente accelerato il processo di scioglimento, è costituito dalla perdita-record di massa ghiacciata, dello scorso anno: le masse solide sono scese a un livello che non si attendeva fino al 2050, mandando all'aria tutti i calcoli prodotti fino a quel momento.

Quest'anno è andata un po' meglio, l'inverno è stato più freddo, e per un po' è sembrato che i ghiacci potessero difendere meglio le loro posizioni. Ma in agosto lo scioglimento ha subito un'improvvisa accelerazione e la scorsa settimana la superficie globale dell'Artico ricoperto di bianco era già al di sotto del livello minimo del 2005. Secondo l'Agenzia spaziale europea (Esa), in qualche settimana anche il record del 2007 sarà battuto. Uno studio recente dell'Università dell'Alberta dimostra che lo spessore dei ghiacci artici si è assottigliato della metà in soli sei anni. Ed è un processo che alimenta se stesso, perché man mano che la superficie bianca viene rimpiazzata dal mare, la superficie di quest'ultimo, più scura, assorbe via via più calore, contribuendo a riscaldare l'oceano e a sciogliere altro ghiaccio.

(31 agosto 2008)




Un'immagine di pochi giorni fa, con il Passaggio Nord Ovest quasi completamente libero dai ghiacci
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Old 31-08-2008, 23:23   #2
CarloR1t
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EDIT data la piega che ha preso la discussione riporto qui (e nella mia firma) la videoconferenza sulle controversie riguardanti riscaldamento globale causato dall'uomo, che invito cortesemente a seguire con molta attenzione prima di postare fonti meno qualificate (non climatologi, romanzieri ecc.)

Riscaldamento planetario: CO2 colpevole o innocente?
http://www.rtsi.ch/trasm/impulsoscie...3044&idc=24086

e vedete questo post riassuntivo:
http://www.hwupgrade.it/forum/showpo...4&postcount=36

Ovviamente ognuno ha diritto alle proprie opinioni e dubbi e di esprimerli anche qui se sono costruttivi. Per me direi pure che son benvenuti anche i negazionisti ad oltranza, a patto che le loro opinioni si facciano riconoscere per quello che sono e citino le loro fonti senza fare disinformazione su un argomento purtroppo di vitale importanza per tutti che richiede soluzioni positive e concrete, non di perdere tempo con presunti complotti e osservazioni del tipo 'ieri ha fatto più freddo del solito dunque son tutte balle...'

Segue il post originale sull riscaldamento dell'artico...

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Avevo appena aggiornato un vecchio thread dove c'era anche un documentario...

http://www.hwupgrade.it/forum/showpo...6&postcount=30
http://www.rtsi.ch/trasm/falo/welcome.cfm?idc=22035

ma l'argomento vale una nuova discussione.

Aggiornamenti

Un bell'articolo illustrato in inglese
http://amap.no/acia/GraphicsSet2.pdf
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Ultima modifica di CarloR1t : 03-09-2008 alle 21:13.
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Old 31-08-2008, 23:25   #3
LUVІ
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Avevo appena aggiornato un vecchio thread dove c'era anche un documentario...

http://www.hwupgrade.it/forum/showpo...6&postcount=30

ma l'argomento vale una nuova discussione.
Si, ho visto dopo, incredibile, stesso minuto!
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Old 31-08-2008, 23:26   #4
markus_81
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comunque se il polo nord è in difficoltà ,prima che qualcuno parli di fine del mondo, diciamo che lo stesso non si può per quello sud


Dicembre 2007: estensione record per la banchisa antartica

Che il Polo Sud vivesse una situazione ben più rosea dell'Artico era noto, ma che in tempi di global warming segnasse addirittura un record trentennale era decisamente meno scontato. Gli ultimi dati dell'NSIDC, relativi al mese di Dicembre, ci mostrano una vera e propria esplosione della banchisa antartica che ha raggiunto la ragguardevole estensione di 11.1 milioni di chilometri quadrati. Questa superficie, se paragonata alla media trentennale attesa per Dicembre, risulta superiore di ben 1.5 milioni di kmq. Per capire gli ordini di grandezza in gioco basta pensare a nazioni sconfinate come Libia o Iran.

In barba al riscaldamento globale, quindi, il pack antartico ha riscritto una pagina dell'impolverato libro dei record positivi. Il dato fornito dall'NSIDC, infatti, rappresenta per il mese di Dicembre il maggior saldo positivo dal 1979 ad oggi, ovverosia da quanto vengono rilevati i dati via satellite. Il guadagno percentuale è stato pari ad un +14% e stacca di due punti il precedente record datato 1984. Erano esattamente vent'anni che il pack dicembrino oscillava entro scarti positivi del 3% e negativi del 6%, il tutto dopo una stagione particolarmente vivace tra il 1979 e il 1988, quando a picchi da +9/11% si alternavano minimi di pari entità. Va ricordato, infatti, che la 'salute' del pack polare è direttamente proporzionale alla sua elasticità interannuale, se quest'ultima viene meno è il segno che il sistema non riesce a reagire ai cambiamenti esterni.

Le aree periferiche dell'Antartico dove si sono rilevati i maggiori progressi sono quelle prospicienti il Mare di Ross, il Mare di Weddell e quello di Amundsen; la banchisa di Weddell, in particolare, ha mostrato un incremento rispetto al dicembre 2006 di quasi un terzo. A tal proposito è interessante evidenziare il progresso complessivo rispetto ad un anno fa: +2.1 milioni di chilometri quadrati. In termini percentuali rappresenta un sonoro +17%, che diventa +25% se confrontato col minimo storico risalente al lontano 1982. Allora il pack si fermò a 9.9 milioni di kmq, ben 2.9 in meno rispetto al mese scorso. Normalmente questi paragoni si fanno al contrario, ovvero confrontando i fasti del passato con la decadenza attuale; per fortuna questo non accade col Polo Sud, notoriamente plastico ai cambiamenti climatici. La controprova che quella che abbiamo sotto gli occhi sia un'avanzata 'sana' ce la dà la concentrazione media delle aree affette da surplus: questa oscilla tra il 20 e il 50% con punte del 70-80% (in zone che, di norma, dovrebbero essere libere dai ghiacci).

Ma come è stato possibile registrare un record positivo così netto e consolidato? La risposta la si trova nell'estrema dinamicità invernale e primaverile che ha caratterizzato il vortice antartico, soventemente scisso e foriero di profonde ondulazioni meridiane. In pratica l'anomala intensità delle avvezioni fredde ha fatto sì che masse gelide stazionassero maggiormente al di sopra della superficie marina. Ovviamente ciò ha avuto un prezzo nelle aree continentali, dove si sono registrate spesso anomalie positive anche superiori ai 5-7°C. Tuttavia dubitiamo che su medie di -50°C una manciata di gradi possa avere una qualche influenza, pertanto ben vengano gli scarti positivi sul Plateau se poi risultano decisivi a rinforzare il delicato paesaggio della banchisa

Gennaio 2008: è ancora record per la banchisa antartica

L'estensione dei ghiacciai antartici ha raggiunto un valore record per il mese di Gennaio. Dal 1979, primo anno di registrazione puntuale, ad oggi, mai si era registrato un valore simile, pari a circa 6.8 milioni di chilometri quadrati. Per meglio rendere l'idea, basti pensare che l'Italia ha una superficie di 300mila chilometri quadrati, 22 volte inferiore. L'incipit del 2008, quindi, da chiari segnali di un netto rallentamento del Riscaldamento Globale sebbene un solo dato non sia ancora significativo per ipotizzare un'inversione di tendenza. Certo è che lo stato di salute dell'Antartide ha sempre destato minor preoccupazione rispetto a quello dell'Artico e, in generale, di tutto l'emisfero settentrionale e questi ultimi dati non fanno che confermare il suddetto trend.

+34%: ecco l'incremento sorprendente dell'estensione della banchisa antartica nel mese di Gennaio appena concluso. Un valore record che va a rimpinguare i già lusinghieri dati dai mesi precedenti. Eppure soli 12 mesi fa la situazione era molto differente: 'solamente' 4.9 milioni di chilometri quadrati erano ricoperti dal ghiaccio del pack, un dato inferiore alla media di circa il 3%. Ma come è possibile che nel breve volgere di un solo anno vi sia stato un aumento di 1.9 milioni di chilometri quadrati nell'estensione del ghiaccio? La risposta è certamente lungi dall'essere compresa appieno, tuttavia l'estrema dinamicità del Vortice Polare ha fatto si che avvezioni d'aria gelida si ripetessero, con continuità, dal plateau continentale verso le zone costiere. Certamente si è dovuto pagare dazio nel cuore del Polo Sud dove le temperature sono state superiori alle medie, tuttavia senza registrare valori preoccupanti.

Scendendo maggiormente nel particolare, si registrano anomalie negative nell'estensione dei ghiacci sulle coste del Queen Maud Land, della Terra di Graham e della Terra di Marie Byrd. Nei primi due casi lo scostamento dalla media raggiunge valori vicini al 30% con punte del 50% sulla parte orientale del Mare di Amundsen. Tuttavia, sono nettamente maggiori le zone con un saldo positivo: dal Mare di Ross a tutte le coste che si affacciano sull'Oceano Indiano al Mare di Weddell. L'incremento medio è pari al 40% pur con diverse aree che superano il 50% in particolar modo a largo della Terra di Coats, della Terra di Mac Robertson e sulla Piattaforma di Amery. Il saldo finale stacca un valore assolutamente record di +34%

Andando ad analizzare la serie storica, ci rendiamo conto che il dato in questione è assolutamente eccezionale: il precedente record spettava al 1996 con un'estensione del 23% superiore alla media e pari a 6.2 milioni di chilometri quadrati, avvicinata solo dal 2003 con 6.1 milioni. Nel decennio 1997/2007 solo in tre occasioni si erano registrati avanzamenti del fronte dei ghiacci: nel già citato 2003, nel 2004 (+15%) e nel 2001 (+5%) In tutti le altre annate solo valori negativi con due picchi: nel 1997 e nel 2006 (-17%). Va comunque segnalato che, per quanto la serie storica sia molto esigua, il suo trend sia verso un lieve rialzo pari al +1.9% per decade. In un periodo di Global Warming conclamato, questi dati ci devono far riflettere su come sia ancora misteriosa la macchina climatica ed i meccanismi che la regolano


Polo Sud: banchisa mai così estesa in 30 anni



L'estensione della banchisa antartica nel mese di Marzo ha raggiunto i 5.5 milioni di chilometri quadranti, polverizzando il record del 1994. In base alle rilevazioni ufficiali del National Snow and Data Center il surplus di ghiaccio rispetto alla media è di 1.2 milioni di kmq, pari a 2 volte la superficie della Francia. Questo dato non solo prosegue la scia record cominciata nel Dicembre scorso, ma arriva in corrispondenza della fine dell'estate australe. Ciò significa che gli 1.2 milioni kmq in più di pack hanno davanti a sé 4 mesi di notte polare e quindi la quasi matematica certezza di rimanere intatti fino al prossimo Ottobre. In parole povere l'attuale record o rimane 'congelato', o migliora ulteriormente, il tutto con conseguenze non indifferenti sull'inverno antartico.


Mentre nel resto del mondo il riscaldamento globale sembra riprendersi dal torpore degli ultimi mesi in Antartide prosegue l'aggiornamento del libro dei record. Con 5.5 milioni di chilometri quadrati di banchisa Marzo 2008 annienta il record di 14 anni fa entrando nella storia trentennale delle rilevazioni satellitari. Per il pack antartico Marzo rappresenta il secondo mese, dopo Febbraio, con la minima estensione annuale; ebbene quest'anno non solo ha fatto registrare un +29% rispetto alla media, ma ha anche battuto la superficie attesa di Gennaio (normalmente più vasta) di ben 400.000 chilometri quadrati. Non solo, se andiamo a paragonare il record attuale con quello del 1994 vediamo che la correzione al rialzo è stata di ben 400.000 chilometri quadrati, vale a dire un perentorio +7.3%.

Quanto riportato sin ora si inserisce nella più significativa fase di surplus glaciale degli ultimi 30 anni, ovverosia da quanto vengono sistematicamente fatte rilevazioni satellitari. E' dal mese di Dicembre, infatti, che la banchisa del Polo Sud fa registrare scostamenti fortemente positivi rispetto alla media, quasi tutti oltre il milione di chilometri quadrati e quasi tutti da record. Eccoli in sequenza con accanto l'anomalia percentuale: Dicembre 11.1 milioni (+14%); Gennaio 6.8 milioni (+34%); Febbraio 3.7 milioni (+27%); Marzo 5.5 milioni (+29%). Il surplus medio negli ultimi quattro mesi è stato pari al 26%.

Ma cosa ha prodotto una scia positiva così costante ed importante? E soprattutto, quali conseguenze potrebbe avere per l'ormai imminente inverno australe? Alla prima domanda si può rispondere citando l'intensa NINA presente sul Pacifico tropicale meridionale e il minimo undecennale -e forse secolare- dell'attività solare. La prima mantiene basse le temperature superficiali dell'oceano permettendo alla banchisa di estendersi più del normale, il secondo incentiva ulteriormente l'azione della NINA apportando minor calore alle acque. Per quanto riguarda le possibili conseguenze sull'inverno australe è lecito attendersi temperature al di sotto della norma nelle aree periferiche del Polo Sud e quindi una maggiore spinta delle masse d'aria fredda verso le medie latitudini.


L'Antartide dà spettacolo, l'Artide prova ad imitarlo



L'estensione della banchisa antartica segna il 4° record storico in cinque mesi, confermando un trend che non ha eguali da quando vengono rilevati i dati via satellite. Con 1.3 milioni di chilometri quadranti di ghiaccio in più rispetto alla media, Aprile 2008 polverizza il record del 1982 quando lo scarto positivo si fermò al milione di kmq. Se il Polo Sud mostra muscoli mai visti prima, il Polo Nord sembra volerlo, almeno in parte, imitare. Infatti non solo ha recuperato il pesantissimo gap formatosi tra Luglio e Ottobre, ma ha anche segnato, per il mese di Aprile, il maggior recupero degli ultimi 30 anni. Rispetto allo scorso anno il tartassato pack artico ha acquistato qualcosa come 600000 kmq di ghiaccio, portandosi a 'soli' 500000 chilometri dalla media storica.


Mentre l'attività solare stenta a riprendere e le correnti oceaniche navigano compatte verso il loro minimo termico secolare, i due Poli fanno festa alla faccia di un addormentato global warming. Come sempre accade è la banchisa antartica a rubare la scena, segnando il quarto record storico in cinque mesi; le osservazioni satellitari mostrano un'estensione totale pari a 8.6 milioni di kmq, con un surplus di 1.3 milioni di chilometri (3 volte l'Italia). Il dato polverizza il record del 1982 quando in tempi non affetti da riscaldamento globale la superficie del pack toccò gli 8.3 milioni. Se quanto detto fin'ora non è sufficiente a sottolineare la storicità dell'evento basta riportare il progresso che la banchisa ha realizzato in un solo anno. Nel 2007 l'estensione del pack in Aprile si fermò a 6.8 milioni di kmq, in 365 giorni il recupero è stato pari a 1.8 milioni di kmq con un guadagno percentuale del 23%! A parte Penisola Antartica e Mare di Amundsen, tutto il Polo Sud è andato in surplus, col Mar di Weddell e Mar di Ross a fare da mattatori.

Come già ipotizzato nei precedenti articoli la causa principale di questo exploit va ricercata nell'intensa Nina che per mesi ha mantenuto basse le temperature dei oceani australi. Tuttavia non basta, specie considerando che in anni non certo eccezionali come il 1999, il 1985 e il 1995 la Nina non aveva nulla da invidiare a quella occorsa quest'anno. Non solo, anche puntando il dito contro il minimo undecennale della radiazione solare non riusciremmo a spiegare del tutto queste estensioni. Il motivo è semplice: le riduzioni dell'intensità solare impiegano dai 12 ai 24 mesi a ripercuotersi del tutto sul sistema climatico terrestre. In parole povere non ci sono ancora motivazioni completamente soddisfacenti che giustifichino i dati fin qui riportati.

Giusto per aumentare l'imbarazzo concludiamo con le estensioni relative al Polo Nord. Mai in 30 anni di rilevamenti satellitari si era registrato, in aprile, un simile progresso interannuale. Stiamo parlando di 600000 kmq, che hanno spinto la banchisa artica a soli 500000 chilometri dalla media storica. Un dato che completa lo storico recupero iniziato lo scorso Dicembre a seguito dei paurosi deficit autunnali del 2007. Tra ottobre e aprile (7 mesi) la superficie è più che raddoppiata, passando da 6.8 milioni di kmq -minimo assoluto per ottobre- a 14.5; un incremento che neppure il più ottimistico dei modelli matematici avrebbe potuto prevedere.
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Old 31-08-2008, 23:29   #5
LUVІ
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Old 31-08-2008, 23:34   #6
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http://www.3bmeteo.com/giornale/meteo_articolo-7381.htm

http://www.3bmeteo.com/giornale/meteo_articolo-7478.htm

http://www.3bmeteo.com/giornale/meteo_articolo-7718.htm

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comunque se il polo nord è in difficoltà ,prima che qualcuno parli di fine del mondo, diciamo che lo stesso non si può per quello sud
Fine del mondo magari no, e ben venga se ci fosse davvero un meccanismo naturale (che bisognerebbe conoscere) che compensa le temperature tra i due emisferi, pur non negando il deciso cambiamento climatico che sta avvenendo nel resto dei due emisferi, ma il punto che mi ponevo l'altra volta è: se la causa dello scioglimento del passaggio a nord ovest è il riscaldamento globale umano, una volta che si sarà aperta l'autostrada del mare e pienamente sfruttata commercialmente, che di questi tempi è enorme a causa della macchina produttiva spostata nel continente asiatico, quali paesi accetteranno una politica di riduzione del riscaldamento climatico e dei gas serra se questo mettesse a rischio il canale, dato che tornerebbe lentamente a richiudersi tra i ghiacci?

Edit qui spiega un po' vagamente...
http://www.3bmeteo.com/giornale/meteo_articolo-7381.htm
Ma come è stato possibile registrare un record positivo così netto e consolidato? La risposta la si trova nell'estrema dinamicità invernale e primaverile che ha caratterizzato il vortice antartico, soventemente scisso e foriero di profonde ondulazioni meridiane. In pratica l'anomala intensità delle avvezioni fredde ha fatto sì che masse gelide stazionassero maggiormente al di sopra della superficie marina. Ovviamente ciò ha avuto un prezzo nelle aree continentali, dove si sono registrate spesso anomalie positive anche superiori ai 5-7°C. Tuttavia dubitiamo che su medie di -50°C una manciata di gradi possa avere una qualche influenza, pertanto ben vengano gli scarti positivi sul Plateau se poi risultano decisivi a rinforzare il delicato paesaggio della banchisa.

Non si capisce però se è un fenomeno locale climatico temporaneo o un processo stabile quanto quello del polo nord...
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Ultima modifica di CarloR1t : 31-08-2008 alle 23:55.
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Old 31-08-2008, 23:40   #8
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comunque se il polo nord è in difficoltà ,prima che qualcuno parli di fine del mondo, diciamo che lo stesso non si può per quello sud
Non vale più.

Fino a fine giugno l'stensione dell'antartide era ben maggiore della media degli ultimi 20 anni, però poiu c'è stata una flessione ed ora è sottomedia


E se parte sottomedia , a febbraio pure lei potrebbe fare il record di minimo

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I love FireFox 0.8 ......bye bye Internet Explorer. Since Nov-2003
Lo so bene che è uscita l'ultima versione ! Ricordatevi di fare il backup della cartella di configurazione dopo ogni modifica, o almeno una volta al mese, sia di Firefox che Thunderbird.
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Old 31-08-2008, 23:59   #9
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Non vale più.

Fino a fine giugno l'stensione dell'antartide era ben maggiore della media degli ultimi 20 anni, però poiu c'è stata una flessione ed ora è sottomedia


E se parte sottomedia , a febbraio pure lei potrebbe fare il record di minimo

Ecco, spero ne abbia accumulato abbastanza per compensare il cambiamento climatico in atto altrove, se a questo può servire, in attesa di politiche ambientali migliori.

http://en.wikipedia.org/wiki/Antarct...global_warming

Effects of global warming

Ayanna M. Howard, Associate Professor at the Georgia Institute of Technology, with a SnoMote robot designed to study the impact of global warming on the Antarctic ice shelfs.[58]Most of the continent's icy mass has so far proven largely impervious to climate change, being situated on solid rock; its deep interior is actually growing in volume.[59] The Antarctic contribution to sea-level rise has long been uncertain. A recent report by CPOM suggests that Antarctica has provided, at most, a negligible component of observed sea-level rise - indeed a survey of 72% of the Antarctic ice suggests an attributable short-term lowering of global sea levels by 0.08 mm per year. [60]

However, Antarctica's periphery, has been warming up, particularly on the Antarctic Peninsula and in Pine Island Bay which together are contributing to a rise in sea levels.[59] In 2003 the Larsen-B ice shelf collapsed. This was initialy thought to be a result of global warming, but has since been proven to be the result of natural process. [61] Between February 28 and March 8, 2008, about 570 square kilometers of ice from the Wilkins Ice Shelf in Western Antarctica collapsed, putting the remaining 15,000 square kilometers of the ice shelf at risk. The ice is being held back by a "thread" of ice about 6 km wide.[62][63] According to NASA, the most significant Antarctic melting in the past 30 years occurred in 2005, when a mass of ice comparable in size to California briefly melted and refroze; this may have resulted from temperatures rising to as high as 5 °C (41 °F).[64]

In contrast to the break up of some ice shelves (ice that formed on land and has now moved so it is floating on the sea) along the peninsula, the amount of sea ice (ice formed by freezing ocean water) around Antarctica has remained stable, or even increased some, over the past 30 years.[65] The average extent of Antarctic sea ice in one month can differ by as much as 1 million square kilometers from the long-term average for that month. The area covered by Antarctic sea ice has shown a small increasing trend (0.8% per decade).[66] The sea ice concentration of Antarctica in June 2008 is virtually the same as that in June 1979.
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Old 01-09-2008, 00:16   #10
stbarlet
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Ecco, spero ne abbia accumulato abbastanza per compensare il cambiamento climatico in atto altrove



Mi sa che non funziona così..
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Old 01-09-2008, 00:19   #11
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comunque se il polo nord è in difficoltà ,prima che qualcuno parli di fine del mondo, diciamo che lo stesso non si può per quello sud

Dicembre 2007: estensione record per la banchisa antartica
...
==> finalmente hanno sturato lo scarico nord-sud
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Old 01-09-2008, 00:20   #12
CarloR1t
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Mi sa che non funziona così..
L'ho detto per scaramanzia, ci vorrebbe un meteorologo...
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Old 01-09-2008, 00:31   #13
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Per la prima volta a memoria d'uomo.
Non c'è da essere catastrofisti, noooo, però è un evento che da da pensare purtroppo
...
stai tranquillo luvo, che muori(amo) prima ...
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Old 01-09-2008, 13:49   #14
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ZITTI!!! Ambientalisti Bolscevichi! Berlusconi ha risolto il problema di Napoli, l'effetto serra è una bubbola....
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Old 01-09-2008, 14:25   #15
ion2
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Scioglimento record della calotta polare: aperti i passaggi di Nord Ovest e di Nord Est
Lo provano le foto dei satelliti. Studiosi: oceano senza ghiacci d'estate entro il 2030
L'Artico può essere circumnavigato
è la prima volta in 125mila anni
Che sia un problema e pure grave direi che è assodato, ma trovo quantomeno strana l'affermazione che è la prima volta che succede da 125mila anni.
Nel medioevo ( attorno ai tempi delle prime crociate ), in Gran Bretagna si coltivava la vite, la Groenlandia era chiamata così per le sue immense vallate verdi, si dice che la prima crociata sia stata favorita anche da un clima straordinariamnte mite con ottimi raccolti e boom di nascite, da qui il bisogno di nuove terre da colonizzare.
Presumo che in quell'epoca il pack artico d'estate fosse praticamente inesistente.
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Old 01-09-2008, 14:40   #16
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stai tranquillo luvo, che muori(amo) prima ...
Gia', son sempre piu' convinto che siamo una delle ultime generazione che se la gode
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Old 01-09-2008, 15:56   #17
ziozetti
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Azz... cambieranno il nome del programma?!?

Chissà se è veramente parte del ciclo naturale o sta iniziando un gran casino...
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Old 01-09-2008, 22:05   #18
CarloR1t
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Che sia un problema e pure grave direi che è assodato, ma trovo quantomeno strana l'affermazione che è la prima volta che succede da 125mila anni.
Nel medioevo ( attorno ai tempi delle prime crociate ), in Gran Bretagna si coltivava la vite, la Groenlandia era chiamata così per le sue immense vallate verdi, si dice che la prima crociata sia stata favorita anche da un clima straordinariamnte mite con ottimi raccolti e boom di nascite, da qui il bisogno di nuove terre da colonizzare.
Presumo che in quell'epoca il pack artico d'estate fosse praticamente inesistente.
Non so vicino ai poli, la Groenlandia ha una notevole estensione in latitudine le zone del centro sud potrebbero essere state più fortunate in quell'epoca. Comunque sia potrebbe essere meglio o peggio, se ci sono periodiche piccole glaciazioni e scongelamenti, in epoche prive di significativo intervento dell'uomo, oggi i due effetti dello scioglimento potrebbero compensarsi ma anche sommarsi in certi periodi. Se il riscaldamento umano dei gas serra va a sommarsi a un generale riscaldamento naturale in corso non sarebbe certo un bene ma una ragione in più per limitare il primo in questo periodo. Cmq son solo speculazioni, speriamo di sentire esperti con conoscenze più approfondite su questo argomento, finchè dura l'attenzione dei media.
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Old 01-09-2008, 23:43   #19
dave4mame
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20 anni fa ci devestarono le gonadi con il buco dell'ozono, pontificando che la colpa era del grasso uomo orientale, dei suoi frigoriferi e, forse, delle scoregge delle sue vacche.
ci vennero a dire che avremmo preso terrificati forme di cancro e che saremmo morti in modi più terrificanti che non bela lugosi sotto il sole tropicale

adesso che il frigorifero ce l'hanno anche miliardi di cinesi e di indiani (che, per inciso, si fanno molto meno scrupoli per le emissioni di cfc) il buco si sta restringendo.

vigliacco mondo se qualcuno si sia alzato e abbia chiesto scusa per la marea di minchiate che ha sparato nel corso di 4 lustri.
no, adesso giù di global warming.
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Old 02-09-2008, 00:43   #20
CarloR1t
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20 anni fa ci devestarono le gonadi con il buco dell'ozono, pontificando che la colpa era del grasso uomo orientale, dei suoi frigoriferi e, forse, delle scoregge delle sue vacche.
ci vennero a dire che avremmo preso terrificati forme di cancro e che saremmo morti in modi più terrificanti che non bela lugosi sotto il sole tropicale

adesso che il frigorifero ce l'hanno anche miliardi di cinesi e di indiani (che, per inciso, si fanno molto meno scrupoli per le emissioni di cfc) il buco si sta restringendo.

vigliacco mondo se qualcuno si sia alzato e abbia chiesto scusa per la marea di minchiate che ha sparato nel corso di 4 lustri.
no, adesso giù di global warming.
Guarda che il problema del buco c'è ancora, anche per altre sostanze, vallo dire agli australiani e vedi cosa rispondono. Idem per il riscaldamento globale, che il 99% dei meteorologi e scienziati vedono tranne pochi pochi ideologi incompetenti o venduti all'industria. Come quel professore dell'amministrazione Bush, che a suo tempo da insegnante negava che i continenti fossero mai stati uniti...

Perchè poi lamentarsi se son stati messi al bando i cfc sostituendoli con altri gas? Nessuno ha mai voluto proibire i frigoriferi. In ogni caso di fronte a un sospetto pericolo che risulta ragionevolmente preeoccupante, in base ai dati che si dispongono mica per far dispetto alla domanda (quella reale!) di benessere dei cittadini consumatori, che cosa si deve fare? Ignorarlo a priori o studiarlo cercando una soluzione?

http://it.wikipedia.org/wiki/Buco_nell'ozono

Le ricerche sui danni provocati dai raggi ultravioletti non schermati dall'ozono sono recenti e non hanno ancora dato risultati definitivi. È comunque un dato di fatto che le radiazioni ultraviolette, soprattutto quelle a più alta energia, abbiano effetti di mutazione genetica e siano quindi causa di tumori. Già nel 1987, sotto la pressione delle associazioni ambientaliste, della comunità scientifica, dell'opinione pubblica e dell'UNEP, venne firmato il protocollo di Montreal, che imponeva la progressiva riduzione della produzione di CFC. L'accordo rimase tuttavia debole e poco efficace, anche perché molti paesi industrializzati non lo firmarono.

Si avevano da un lato grandi aziende dei paesi occidentali (tra esse la DuPont) che esitavano a rinunciare agli investimenti dedicati alla produzione di CFC, dall'altro paesi ad economia pianificata che denunciavano difficoltà di altro tipo: l'URSS, ad esempio, esitava sostenendo che il piano quinquennale in corso non consentiva variazioni repentine, la Cina aveva in corso la diffusione di frigoriferi in milioni di abitazioni.

Gli Stati Uniti e l'Unione Europea dichiararono nel 1989 che avrebbero cessato la produzione dei cinque più comuni CFC entro il 2000, e la decisione venne poi condivisa a Londra nel 1990 da altri 90 paesi, grazie anche alla costituzione di un fondo per sostenere la conversione dai CFC ad altri prodotti.

Ulteriori misurazioni di satelliti mostrarono però l'anno dopo che la distruzione dell'ozono procedeva più velocemente di quanto si fosse stimato ed altri paesi si impegnarono a cessare la produzione di CFC entro il 2010.

Bisogna comunque tenere presente che il cloro contenuto nei CFC (che è quello che provoca la distruzione delle molecole di ozono) è altamente stabile, si stima infatti che una molecola di cloro possa trasformare in ossigeno 40 000 molecole di ozono.

Il meccanismo della reazione è il seguente:

CFC → Cl° + FC
Cl° + O3 → ClO + O2
ClO + O3 → ClO2 + O2
ClO2 + raggi UV → Cl° + O2

Il radicale monoatomico cloro si rigenera alla fine del ciclo, quindi può ripetere la sequenza di reazioni e reagire con altre molecole di ozono prima di disperdersi.

Negli ultimi anni si sono avuti sia ulteriori, più rigorosi, accordi internazionali (Copenaghen 1992, Vienna 1995, Montreal 1997, ecc.), sia periodiche verifiche scientifiche.[2]


Nel 2000 la produzione di CFC è scesa dal suo massimo di un milione di tonnellate (raggiunto nel 1988) a meno di 100.000 tonnellate per anno, grazie anche all'introduzione dei meno dannosi idroclorofluorocarburi (HCFC); per alcune applicazioni (come i condizionatori per automobili), si è passati anche all'uso di idrofluorocarburi (HFC) che, non contenendo atomi di bromo o di cloro, non sono dannosi per lo strato di ozono (ma che sono comunque dei potenti gas serra).

Ora la produzione di CFC è nulla e le emissioni sono quindi quasi nulle (a parte i vecchi impianti frigoriferi ed antiincendio ancora in esercizio). Il "buco nell'ozono" sta però continuando ad aumentare data la stabilità della molecola di cloro * e probabilmente a causa del massiccio uso del bromuro di metile come pesticida "fumigante" in agricoltura.

Va peraltro osservato come anche l'idrogeno sia fortemente sospettato di interagire con l'ozono nella stratosfera.[3] L'idrogeno è uno dei gas meno densi, assieme all'elio, e raggiunge quindi più rapidamente dei CFC e degli HCFC gli strati più alti dell'atmosfera. Attualmente, la produzione mondiale di idrogeno è pari a 50 milioni di tonnellate all'anno e qualora l'idrogeno venisse proposto come vettore energetico e combustibile per il futuro (idricità, hydricity) la sua produzione dovrebbe salire di almeno un fattore 100 (5 miliardi di tonnellate all'anno); secondo varie stime dall'1% al 7-8% dell'idrogeno prodotto viene disperso nell'ambiente in conseguenza di perdite varie (trasporto, stoccaggio, utilizzo).


* Pensa un po' se nell'1988 ce ne fregavamo del problema continuando la produzione di cfc come stavamo ora, invece è stato almeno contenuto il fenomeno, questo è male? Non capisco perchè odiare e screditare tanto Greenpeace e ambientalisti, in maggioranza scienziati seri, che informano e cercano soluzioni, studiando le cose senza volerli screditare a priori.

Comunque anche grazie alle decisioni prese ce la caveremo in 50-60 anni se va bene...

http://www.ansa.it/opencms/export/si...758732658.html

BUCO OZONO SI RICHIUDERA' NEL GIRO DI 50-60 ANNI

ROMA - Il buco dell'ozono dovrebbe richiudersi nel giro dei prossimi 50-60 anni. Una previsione che arriva utilizzando modelli matematici negli anni sempre più precisi, anche grazie a potenti pc, ma che soprattutto deve molto alle campagna di misurazione condotte da progetti internazionali ai quali ha partecipato in prima fila l'Italia.

A fare il punto su dieci anni di lavoro in questo campo sarà la presentazione del Cnr al quarto Simposio internazionale Sparc (Stratospheric Processes and their Role in Climate), un progetto internazionale del Wcrp (World Climate Research Programme), che vedrà 400 scienziati ed esperti da tutto il mondo confrontarsi dal 31 agosto al 5 settembre presso l'area della ricerca del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna. Al centro dei lavori lo studio della stratosfera, la regione atmosferica compresa fra 12 e 60 km di altezza.

"Negli ultimi dieci anni abbiamo utilizzato un ex aereo spia russo, l'M55, per volare fra i 15 e i 20 km di quota, sopra gli aerei di linea - spiega Federico Fierli, dell'Isac Cnr - in Artide e Antartide dedicandoci ai meccanismi alla base del buco dell'ozono, come la composizione chimica dell'atmosfera e gli aerosol". Altre misurazioni sono state condotte nella fascia equatoriale dei tropici "su Brasile, Africa, Australia e Seychelles - aggiunge l'esperto - per lo studio dei sistemi convettivi, cioé grossi sistemi nuvolosi importanti per definire lo scambio di inquinanti prodotti dal suolo e poi trasportati in parti più alte della troposfera (sotto 12 km)". In particolare "si è misurato quanto queste grosse nubi - afferma Fierli - abbiano un impatto sulla composizione atmosferica, trasportando materiale fino a 16 km di altezza e aumentando il contenuto di vapore acqueo, uno dei gas serra più potenti. La loro variazione cambia l'equilibrio del clima". Dove possono arrivare queste nubi? "Possono essere molto alte e raggiungere i 19 km di altezza, cioé la stratosfera (sopra 16 km ai tropici e sopra i 12 km alle nostre latitudini) - aggiunge l'esperto - alterandone il clima. Fino ad oggi non si pensava potessero superare i 16 km: la nuova ipotesi è che quanto avviene sopra i 12 km possa avere un impatto sui regimi meteorologici al suolo, anche nel meteo delle medie latitudini, un fattore importante per le previsioni su scala stagionale". (ANSA).
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