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Old 22-08-2007, 22:43   #1
fluke81
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la mascotte nazista

L'incredibile storia del bambino che fu «il più giovane soldato del Reich»
Un film sul bimbo ebreo mascotte delle SS

I genitori uccisi, la fuga, un soldato che ne nascose le origini e gli mise una divisa. Ora ha 70 anni e il figlio fa un film su di lui



NEW YORK – All’età di cinque o sei anni (lui stesso non ricorda con precisione la data di nascita) un ragazzino della Bielorussia con i capelli biondissimi e gli occhi cerulei, che si chiamava Ilya Galperin e come tutti i suoi familiari era ebreo, durante una brutale retata compiuta il 20 ottobre 1941 dalle SS naziste che avevano massacrato tutti i 1600 abitanti di origine ebraica del borgo agricolo di Koidanov (oggi Dzershinsk), riuscì miracolosamente a fuggire, passando attraverso la rete del campo di concentramento, dove era stato portato dopo la fucilazione del padre, e nascondendosi fra gli alberi di una vicina foresta. Nove mesi più tardi il bambino, scoperto da un militare, che per salvargli la vita gli aveva assegnato un’identità falsa ordinandogli di non rivelare mai a nessuno il suo vero nome, era stato adottato per più di due anni dalle SS, che credendolo ariano se lo portavano dietro sul fronte russo come mascotte, con tanto di uniforme nazista e di fucile giocattolo.

SEGRETO - Solo mezzo secolo dopo il protagonista di questa vicenda, che oggi si chiama Alex Kurzem, ha settant’anni passati e vive a North Altona, in Australia vicino a Melbourne, con la moglie, i figli e i nipoti, ha trovato la forza mentale per ricostruire con fatica il passato. Un passato sul quale la rete televisiva australiana ABC ha realizzato un film-documento e il figlio Mark, che vive in Inghilterra dove è docente di antropologia all’università di Oxford, ha pubblicato recentemente un libro, The Mascot. «Delle mie origini e della mia storia – racconta Ilya/Alex – io non avevo mai parlato neppure a mia moglie Patricia. Le avevo detto soltanto che i miei, quando ero bambino, erano stati massacrati dalle SS e che venivamo dalla Bielorussia. Poi, con il passare del tempo, mio figlio mi aveva convinto a cercare di sapere tutto quello che non ricordavo, o che avevo rimosso».

RICOSTRUZIONE - E’ stato così che, incoraggiato dal figlio antropologo, Kurzen dieci anni fa ha deciso di fare con lui un lungo viaggio in Europa alla riscoperta del proprio passato. E facendo ricerche nel poco che rimaneva dell’archivio dell’attuale Dzeshinsk e andando perfino a studiare gli archivi del periodo nazista in Lettonia, padre e figlio hanno ricostruito alla fine la verità. A cinque anni Ilya, ultimo nato di una famiglia di ebrei bielorussi sterminati dalle SS incredibilmente era stato «adottato» come mascotte del corpo di spedizione in Russia della Wehrmacht e, addirittura, fotografato più volte con l’uniforme nazista come modello di «soldato bambino», a scopi di propaganda. Nei cinegiornali del Terzo Reich si può infatti riconoscere l’immagine di Alex quando aveva forse sei anni, vestito con l’uniforme delle SS completa di stivaloni di cuoio, fucile e di pistola giocattolo, che lo speaker definisce con voce marziale «il più giovane soldato del Reich».


LA VICENDA - L’adozione del piccolo orfano ebreo, da parte delle truppe che avevano praticato a Koidanov la «soluzione finale» voluta da Hitler, non era avvenuta certo per spirito umanitario. «Dopo avere rivisto i luoghi della mia infanzia e quelle mie foto con la divisa - racconta Alex - tutto mi è tornato chiaro. Le SS, circondato il villaggio, misero in fila gli uomini ebrei e li fucilarono, uno per uno. Mi sono ricordato la voce di mia madre che fra i singhiozzi ci diceva sconvolta: ‘ecco, hanno ucciso vostro padre e domani tocchera a noi’. E io le gridavo piangendo: “io no, io non voglio morire!’». Poi nella notte il bambino, incoraggiato dalla madre, fuggì e rimase da solo per tutto l’inverno, nel bosco. Passarono così nove mesi e alla fine un uomo consegnò il fuggitivo a una squadra di poliziotti della Lettonia, che collaboravano con i nazisti nel dare la caccia agli ebrei. Ma uno di loro inaspettatamente, un sergente lèttone di nome Kulis, invece di mettere il ragazzino nel gruppo con la stella di Davide dei condannati alla fucilazione, gli propose una via di fuga, preparandogli un foglio di via con un nome falso prima di consegnare ai tedeschi quel patetico «orfano russo», ormai solo al mondo. Poi la «sindrome di Stoccolma», che con il tempo crea un inaspettato legame fra il persecutore e la vittima e il carceriere, ha avuto il suo effetto.

RIFIUTATO - Adesso però, a settant’anni passati, per questo superstite dell’Olocausto, al trauma infantile dell’avere avuto salva la vita dallo sterminio cancellando la propria origine, fino a diventare strumento inconsapevole di propaganda nazista, si aggiunge anche il trauma della non-accettazione dalla sua stessa gente. La storia di Ilya Galperin/Alex Kurzem, sostiene Phillip Meisel dello Holocaust Centre di Melbourne, avallando il sospetto di collaborazionismo, «non è credibile».

Renzo Cianfanelli

22 agosto 2007
http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...ebreo_SS.shtml
fluke81 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 23-08-2007, 11:38   #2
Dreammaker21
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L'Avatar di Dreammaker21
 
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La stupidità delle ideologia non ha mai fine, usare come mascotte dell'essere ariani un ebreo è propio comico e paradossale.
Dreammaker21 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 23-08-2007, 11:51   #3
Black Dawn
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Città: Non riesco a trovare il giusto aggettivo dispregiativo per descriverla... STATUS: In stand-by, aspettando il peggio. AUTO: Fiat Grande Punto 1.4 T-Jet. MOTO: Honda cbr600rr 2003. MUSICA PREFERITA: In Trance I Trust!
Messaggi: 260
Storia incredibile, assurda ma bellissima nello stesso tempo...non vedo l'ora di vedere il documentario.
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Old 23-08-2007, 16:43   #4
Sp4rr0W
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Forse vi è sfuggita l'indegna dichiarazione

"... Phillip Meisel dello Holocaust Centre di Melbourne, avallando il sospetto di collaborazionismo, «non è credibile..."

Ma questo che vuole???
Sp4rr0W è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 23-08-2007, 16:45   #5
fluke81
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Originariamente inviato da Sp4rr0W Guarda i messaggi
Forse vi è sfuggita l'indegna dichiarazione

"... Phillip Meisel dello Holocaust Centre di Melbourne, avallando il sospetto di collaborazionismo, «non è credibile..."

Ma questo che vuole???

certo,doveva dirgli "che state facendo?sono ebreo,invece di farmi le foto mettetemi nel forno!"
fluke81 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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