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POLITICA: stimato il costo della politica, può superare i 10 miliardi €
Novecentocinquantadue deputati e senatori, oltre 100 ministri e sottosegretari, 8.101 sindaci, 119.046 consiglieri comunali, 78 europarlamentari tra i meglio pagati del continente.
E poi: Regioni che aprono «ambasciate» all'estero inviando dirigenti e funzionari in qualità di «diplomatici», costosissime «trasferte di studio» in business class. E ancora: rimborsi elettorali annuali ai partiti, 202 commissioni consiliari, 210 assessori e 1.070 consiglieri regionali, 3.039 provinciali, 12.820 delle Comunità montane, 790 circoscrizioni comunali, 12.541 rappresentanti di quartiere. Gettoni di presenza, diarie, moltiplicazione degli assessorati e delle commissioni, rimborsi spese perfino senza giustificativi, sedi lussuose e spesso sovradimensionate rispetto al necessario, portaborse in un numero imprecisato, galoppini, collaboratori, consulenti, agenti per le scorte, auto blu con relativa dotazione di autisti. Altro che Telecom, altro che Fiat: è la Politica Spa la più grande azienda d'Italia con oltre 400 mila persone in organico. Solo in Campania c'è un politico ogni 330 cittadini, mentre a Parigi c'è un eletto ogni 16.700 persone. Quale sia il fatturato di questa gigantesca fabbrica tricolore delle decisioni in termini di scelte utili alla collettività e di ricadute positive sulla vita di noi tutti è più un atto di fede che un dato misurabile scientificamente. Anche se l'impressione è che l'indice di fiducia verso il sistema dei partiti e della rappresentanza non sia certo in crescita. Per quanto riguarda i costi, invece, un punto è certo: la politica italiana è cara, carissima. Quasi 2 miliardi, secondo uno studio pubblicato alcuni mesi fa dal senatore ds Cesare Salvi e da Massimo Villone professore all'Università di Napoli (edizione Mondadori). Ma è una cifra molto prudente per ammissione degli stessi autori perché Salvi e Villone hanno sommato solo i costi vivi, certi e documentati. Il totale vero probabilmente è assai più alto, almeno 3, forse addirittura 4 miliardi di euro. Se non di più: Gerardo Mazziotti, un appassionato architetto napoletano, in un suo recente e accurato pamphlet dal titolo eloquente, Assalto alla diligenza, edito dal giornale economico partenopeo Il denaro, ha stimato addirittura che il costo della politica possa superare i 10 miliardi. Cifre impressionanti, soprattutto in un momento come questo di tagli e tasse. In queste condizioni il peso economico della democrazia e soprattutto gli sprechi a essa connessi diventano un enorme problema politico e rischiano di apparire insopportabili agli occhi dell'opinione pubblica. Anche il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e i ministri si sono resi conto di non poter prescrivere ai cittadini l'amara medicina dei sacrifici autoesentando dalla cura se stessi e il ceto della Politica Spa. Nella Finanziaria di quest'anno hanno inserito alcuni provvedimenti di taglio e risparmio cercando così di tener fede a un impegno solenne assunto in campagna elettorale. Si sono autoridotti, per esempio, gli emolumenti, anche se in un secondo momento si è scoperto che la norma era scritta male e dovrà essere riformulata. Hanno limato i compensi degli amministratori delle società partecipate o controllate dagli enti locali; imposto uno stop alla creazione di tre province nuove di zecca: Fermo, Monza-Brianza e Barletta-Andria-Trani. Hanno proposto incentivi ai piccoli comuni perché mettendosi insieme ai più grandi eliminino stipendi, burocrazie costose e duplicati di spesa. Così facendo Prodi e i suoi hanno anche accolto l'invito del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a dare l'esempio. Parlando a Bari alcune settimane fa il presidente era andato al nocciolo della questione che non consiste solo negli stipendi super o nei privilegi di parlamentari e ministri, per quanto siano anacronistici e scandalosi. Aveva detto il Presidente: «Combattere fenomeni di spreco e in special modo di dilatazione del costo della politica è parte importante del discorso sull'efficienza dell'azione di governo e amministrativa... È necessario razionalizzare e semplificare, rivedere duplicazioni e confusioni e incarichi elettivi e non elettivi retribuiti in modo ingiustificato». Da questo punto di vista, cioè nella logica della lotta alla pervasività e alla estensione delle degenerazioni della Politica Spa, i provvedimenti del governo sono solo palliativi. Che oltretutto non è detto arrivino sani e salvi all'approvazione definitiva. I mal di pancia nei confronti dei tagli disturbano diversi esponenti della maggioranza. Il senatore ds Esterino Montino, per esempio, se l'è presa con quella norma in base alla quale lo stipendio di un consigliere comunale non può essere superiore a un quinto di quello del sindaco. «A Roma non supererebbe i 1.500 euro al mese» ha calcolato «per un impegno tranquillamente equiparabile a quello di un consigliere regionale o di un parlamentare». Che, appunto, riscuotono assai di più. L'Osservatore romano, invece, riferendosi in particolare alla decisione del Senato di tagliare 70 milioni di spese in tre anni, ha scritto che «si tratta di misura così simbolica da apparire ai più impercettibile». Anche perché nonostante i risparmi annunciati, proprio il trend complessivo di spesa di Palazzo Madama resta in crescita del 3,40 per cento. Il problema di fondo e irrisolto nonostante le convulsioni di Tangentopoli è che la politica così come viene esercitata in Italia costa troppo. Ma mentre quattordici anni fa le tangenti ai partiti e in alcuni casi gli arricchimenti personali di leader e manager pubblici costituivano una «normale» e sfrontata violazione della legalità, oggi il contesto è diverso. Ruberie e corruzione probabilmente non sono sparite, ma la politica riesce a finanziarsi rimanendo dentro i confini della legge mentre i costi degli apparati crescono non in violazione delle norme, ma grazie a esse. Lievitano, cioè, proprio in forza di leggi e regolamenti votati dagli stessi politici, forti del mandato popolare, spesso all'unanimità. Divise su tutto o quasi, maggioranza e opposizione trovano per incanto e in quattro e quattr'otto intese bipartisan quando di mezzo ci sono decisioni che riguardano il funzionamento della macchina del consenso e lo status dei politici. Come è successo, per esempio, quattro anni fa, quando si è trattato di votare la nuova e più generosa legge per i rimborsi elettorali. Intervistato dai cronisti di Report di Raitre il tesoriere ds, Ugo Sposetti, non solo ha difeso a spada tratta la norma preparata dal governo di centrodestra, ma è andato più in là rivendicando il suo apporto diretto e circostanziato alla stesura del testo. In queste condizioni chi tra i politici si oppone alla crescita abnorme della Politica Spa è una mosca bianca e lo fa a rischio di apparire agli occhi dei colleghi una specie di eccentrico mattocchio. Soprattutto nel Sud l'impegno nelle amministrazioni pubbliche viene sovente considerato alla stregua di una professione o di un lavoro qualsiasi e non nel senso più nobile, mentre le votazioni rischiano di trasformarsi in gigantesche occasioni di occupazione, alla stregua di maxiconcorsi pubblici nazionali. Le conseguenze sono spesso gravi e non solo in termini di costi economici vivi, la qualità dell'azione politica inevitabilmente ne risente, le scelte risultano spesso o rinviate o clamorosamente sbagliate, approssimative, inapplicabili a causa dell'incapacità dei decisori di comprendere i problemi che dovrebbero affrontare e risolvere. Sulla collettività si scaricano così altri pesi difficilmente quantificabili, ma gravissimi, e la qualità complessiva della vita peggiora proprio grazie alla politica invece di migliorare. Il numero dei professionisti della cosa pubblica di conseguenza cresce in misura direttamente proporzionale alla disaffezione degli elettori. Una ricerca condotta da Renato Mannheimer per la Fondazione Donat-Cattin ha fotografato la disillusione dei giovani tra 14 e 25 anni: il 35 per cento guarda la politica con «noia o indifferenza», un altro 24 è «disgustato o diffidente». Alle ultime votazioni politiche dell'aprile 2006 il dato dell'affluenza alle urne è stato altissimo, ma in una condizione forse irripetibile, con una campagna elettorale senza uguali negli ultimi quarant'anni. L'anno prima alle regionali il partito del non voto, però, era stato maggioranza arrivando al 28,6 per cento. E rafforzando in molti osservatori l'impressione che come all'uccello ingordo del proverbio scoppiò il gozzo a forza di trangugiare, anche la Politica Spa possa prima o poi deflagrare per effetto dei suoi difetti, degli eccessi, dei costi insopportabili, degli sprechi e soprattutto delle infinite degenerazioni. RIMBORSI ELETTI Paghiamo tutti 1 euro all'anno Più che raddoppiato il prelievo per il finanziamento ai partiti In quasi tutti i grandi paesi europei esiste un sistema di finanziamento pubbblico ai partiti. L'Italia non fa eccezione anche se il sistema adottato dai nostri politici con una legge del 2002 (che a sua volta modificava un testo di tre anni prima) presenta alcuni elementi di eccentricità. Primo: i rimborsi sono a scadenza annuale e vengono riconosciuti per cinque anni anche in caso di interruzione anticipata della legislatura. Il secondo elemento di eccentricità riguarda i requisiti minimi per ottenere il finanziamento: la soglia è stata estesa ai partiti e ai movimenti che hanno superato l'1 per cento dei voti validamente espressi in ambito nazionale. Criterio che, di fatto, favorisce la moltiplicazione delle liste. Il terzo punto concerne il numero dei finanziatori e l'entità del finanziamento. I finanziatori non sono solo coloro che effettivamente sono andati a votare, ma tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali, che abbiano votato o no. Ognuno sborsa 1 euro, cifra molto più elevata di quella della legge precedente del 1999: allora il rimborso era stato fissato a 800 lire, circa 40 centesimi. ASSESSORATI Le Regioni, belve nella giungla I baby pensionati del Lazio e la superindennità della Lombardia La Regione Lombardia ha 80 consiglieri, il doppio della Liguria. La Campania si è dotata di 12 commissioni speciali, la Calabria di 6, mentre il Lazio non ne ha neppure una. Calabria, Emilia- Romagna e Lombardia tra gli apparati di vertice hanno inserito anche i sottosegretari (3 ciascuno Calabria e Lombardia e uno l'Emilia). In Sardegna, Sicilia, Campania, Emilia e Toscana hanno voluto pure i questori. Gli onorevoli a riposo della Regione Sicilia prendono un vitalizio pari allo stipendio, mentre un politico del Lazio può ritirare appena cinquantacinquenne una pensione pari almeno al 65 per cento della paga percepita. Un suo collega della Basilicata o del Piemonte deve aspettare, invece, fino a 65 anni. In questi anni tra le Regioni è cresciuta una rigogliosa giungla. In Lombardia, per esempio, ogni mese i consiglieri oltre alla indennità base (9.064 euro), all'indennità di carica (fino al 35 per cento di quella base) e alla diaria di 2.602 euro, possono contare su un rimborso spese forfettario pari a un altro 35 per cento dell'indennità di base. Nel Lazio ogni assessore ha diritto a uno staff di 10 persone. TRASFERTE Tutti a New York con la signora Mastella Per il Columbus Day, il consiglio regionale della Campania ha portato 160 persone Viaggi in treno con biglietti di seconda classe, per quelli in aereo precedenza alle low cost, soggiorni in alberghi a tre stelle e spostamenti in città con i mezzi pubblici di linea. Chissà se queste norme francescane approvate dalla Toscana sono rispettate. Di certo Regioni, Comuni e Province continuano a stupire per le missioni sibaritiche all'estero. L'ultimo caso è quello della signora Sandra Leonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania e consorte del ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Per partecipare alcuni giorni fa a New York alle celebrazioni del Columbus Day, la signora Mastella ha guidato una delegazione di 160 persone. Spesa 729 mila euro pagati dalla Regione e dalle 5 province campane. In precedenza si erano distinti altri enti locali. È rimasta negli annali la trasferta «Sweet Piemonte», viaggio a Toronto per la promozione del «distretto del cioccolato piemontese» organizzato dalla Provincia di Torino. E scalpore fece un anno fa la missione della Puglia in Usa guidata da Nichi Vendola che riprese un programma deliberato dal suo predecessore. CONSULENZE Quelli del secondo stipendio Asl, università, enti locali: come dare denaro agli "esperti" Neppure il ministro della Funzione pubblica, Luigi Nicolais, riesce ad avere il quadro preciso delle consulenze. Ci sta provando, ma è un'impresa improba. In base ai dati finora raccolti le consulenze ufficiali sono comunque un esercito: 339.386 nel 2005, di cui 219 mila conferite a soggetti esterni alla pubblica amministrazione e 144 mila a dipendenti pubblici che così hanno usufruito di una specie di doppio stipendio. Nel 2004 le consulenze furono 362.936, quindi c'è stata una piccola riduzione (meno 6 per cento). Da un anno all'altro, però, l'ammontare dei compensi è cresciuto: era stato 1,2 miliardi di euro nel 2004, è diventato 1,3 nel 2005. In pratica i consulenti sono diminuiti, ma ognuno, in media, guadagna di più. La maggior parte dei contratti è concentrata nella sanità (ospedali, Asl), nelle università, nelle Regioni, nei comuni e negli enti pubblici non economici (Inps, Inpdap, Inail). Dal punto di vista della distribuzione è a sorpresa la Lombardia ad avere il record delle consulenze: 46 mila incarichi, seguita dall'Emilia (30 mila). Roma e il Lazio ne hanno 17 mila. AMBASCIATE Tutto il mondo è Regione L'Umbria ha una sede a Gerusalemme. La Toscana a Shanghai Da Ekaterinburg a New York, da Gerusalemme a Francoforte, da Shanghai a Bengasi sono almeno una quarantina le «ambasciate» delle Regioni italiane nel mondo. Comportandosi come veri e propri stati sovrani Lombardia e Toscana, Emilia e Liguria e molte altre inviano rappresentanti ai quattro angoli del pianeta, mantengono una rappresentanza istituzionale a Bruxelles presso l'Unione Europea. La Toscana mette in bilancio circa 620 mila euro all'anno solo per la sede di Bruxelles al numero 14 di Rond-Point Schuman, immobile acquistato di recente dalla stessa Toscana insieme a Marche, Abruzzo e Lazio per un importo di oltre 12 milioni di euro. Sempre la Toscana negli ultimi due anni ha aperto altre ambasciate a New York, Shanghai, Mosca e Francoforte. L'Emilia ha sedi a Belgrado e Tirana e un «centro servizi» a Shangai più una rappresentanza congiunta a Gerusalemme con l'Umbria praticamente inattiva date le condizioni di instabilità di quell'area. La Campania ha un'ambasciata a New York, mentre la Liguria ha sedi a Ekaterinburg, Bengasi e Sofia, oltre a un ufficio a Montevideo. COLLABORATORI IN NERO Il portaborse porta denaro Molti parlamentari percepiscono l'indennità ma sottopagano lo staff Grazie a internet si può sapere in un minuto perfino qual è lo stipendio della signora Monica Barnabae, direttrice del Child care center (l'asilo) del Congresso degli Stati Uniti. Il Campidoglio ha deciso di rendere pubbliche su un sito apposito tutte le retribuzioni percepite da chi lavora a vario titolo all'interno del Congresso. In Italia no, anzi. Il lavoro degli assistenti parlamentari, in particolare, è circondato da una cortina fumogena. Il motivo è semplice: spesso quelli che nel gergo corrente vengono definiti i portaborse o non sono pagati del tutto o vengono retribuiti con stipendi quasi simbolici o addirittura sottobanco e in nero. Nella busta paga degli onorevoli figurano 4.190 euro al mese sotto la voce «spese per i rapporti nel collegio». Spesso, però, i deputati incassano punto e basta, e poi si arrangiano da soli. Altre volte si affidano a «lavoratori volontari». Secondo un'indagine del Corriere della sera il compenso medio di un portaborse è di 700-800 euro al mese, in nero. I più esperti possono arrivare anche a 1.200. Pochi hanno un contratto, seppure a progetto, quasi nessuno ha una copertura previdenziale. ORGANICI COMUNALI Ischia, la schiera dei privilegiati Ogni 60 abitanti, ce n'è uno pagato dallo Stato. Ma anche altrove... Ischia è un'isola di 46 chilometri quadrati e mezzo, con 48 mila abitanti e la bellezza di 6 comuni: Barano, Lacco Ameno, Serra Fontana, Forio, Casamicciola e Porto. Ogni comune ha un consiglio comunale di 16 persone, un sindaco, un vice, una giunta di una decina di assessori e una burocrazia municipale di una novantina tra funzionari e impiegati. Fatti i conti nell'isola campana ci sono circa 800 persone che vivono intorno alla politica e all'amministrazione pubblica. Uno ogni 60 abitanti. Per quanto significativo, il caso di Ischia è tutt'altro che isolato. Nell'Italia dei comuni e delle ristrettezze dei bilanci pubblici l'esistenza dei minimunicipi è diventata un problema serio, al limite dello spreco. Se è vero, infatti, che ogni comunità ha diritto alla sua rappresentanza, è anche vero che secondo l'ultimo censimento Istat l'87,9 per cento degli 8.101 comuni ha una popolazione inferiore a 5 mila abitanti e 4.862 comuni non superano i mille. Per ognuno di essi è indispensabile la presenza fisica di un municipio con sindaco, assessori, giunta e funzionari vari? FONTE:http://www.panorama.it/italia/politi...38474/idpag1-2 |
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Tsk, tra costi diretti ed indiretti sarà dieci volte tanto.
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Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese) "Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?" Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia. |
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