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Nepal:elezioni municipali,si procede nonostante minacce comuniste
NEPAL 28/12/2005 16.51
ELEZIONI MUNICIPALI, SI PROCEDE NONOSTANTE MINACCE MAOISTE (PIME)Il governo nepalese andrà avanti con la preparazione delle elezioni municipali per il prossimo anno ignorando le minacce dei ribelli maoisti, attivi dal 1996 in un conflitto costato finora la vita a oltre 12.500 persone. Il ministro dell’interno Kamal Thapa, nella prima reazione alle dichiarazioni dei ribelli, ha detto che l’esecutivo “non è scoraggiato dalla minaccia maoista” che per bocca del loro ideologo, Baburam Bhattarai, avevano paventato uno sciopero generale nella settimana del voto, ed è “del tutto determinato a tenere le elezioni, adempiendo alla propria responsabilità di assicurare ai cittadini il diritto al voto”. Più volte rimandata, la consultazione elettorale per scegliere 58 assemblee municipali in tutto il Nepal è stata fissata per il prossimo 8 febbraio. Dichiarazioni decisamente più concilianti erano state pronunciate nei giorni scorsi dal leader dell’organizzazione anti-governativa, Prachanda, a proposito di un diverso argomento: gli aiuti allo sviluppo destinati al Nepal. Il capo della ribellione si era detto disposto a collaborare con l’Onu e con i paesi donatori, oltre ad aderire al Bog (Linee guide operative basilari), che fornisce disposizioni e modalità per la corretta applicazione dei programmi di sviluppo e, tra le altre cose, concede agli organismi umanitari la facoltà di sospendere le operazioni a loro piacimento se ritengono non più sicuro l’ambiente in cui si muovono. Sul terreno, però, la tensione è ancora alta: due guerriglieri maoisti e un soldato sono rimasti uccisi ieri in scontri a Rolpa, 400 chilometri a ovest della capitale Kathmandu, a pochi giorni dalla scadenza di una tregua unilaterale proclamata dagli estremisti.
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NEPAL 30/12/2005 0.51
ELEZIONI: MAOISTI SI IMPEGNANO A NON USARE VIOLENZA CONTRO CIVILI I capi ribelli maoisti hanno dato rassicurazioni all’ufficio dell’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani (Ohchr) a Kathmandu che non saranno intraprese azioni violente né rapimenti contro elettori o candidati alle prossime elezioni municipali, in agenda per l’8 febbraio. Lo ha reso noto il capo dell’Ohchr in Nepal, Ian Martin, spiegando che i maoisti hanno risposto a una specifica richiesta di chiarimento del suo ufficio. Nei giorni scorsi la dirigenza del movimento ribelle aveva annunciato una settimana di sciopero, dal 5 all’11 febbraio, allo scopo di boicottare elezioni municipali bollate come “inutili” e “strumentali al governo monarchico”. In quell’occasione i maoisti avevano anche minacciato “azioni” contro pubblici ufficiali e candidati politici. Martin aveva scritto ai ribelli sottolineando che eventuali aggressioni “contro soggetti che non prendono parte attiva al conflitto” o loro rapimenti saranno intese come violazioni del diritto umanitario internazionale. Il governo nepalese ha confermato che le elezioni avranno luogo malgrado le intimidazioni.
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NEPAL 2/1/2006 11.45
RIBELLI MAOISTI ANNUNCIANO FINE TREGUA UNILATERALE I ribelli maoisti attivi dal 1996 in Nepal hanno annunciato la fine di una tregua unilaterale proclamata il 3 settembre scorso, sostenendo che il suo proseguimento sarebbe stato “non solo impossibile ma anche suicida”. In un comunicato diffuso dal capo della guerriglia, Prachanda, gli estremisti hanno detto di aver “compreso profondamente” gli appelli di vari organismi internazionali, tra cui Nazioni Unite ed Unione europea, all’estensione del cessate-il-fuoco, ma hanno fatto intendere di voler continuare nelle loro attività contro “il regime reale autocratico” e attualmente mirate a contrastare le elezioni municipali del prossimo 8 febbraio. Nel documento i ribelli, che lottano per il rovesciamento della monarchia e una più equa redistribuzione delle risorse partendo da una radicale riforma agraria, hanno poi confermato il loro impegno nell’alleanza stretta nei mesi scorsi con sette partiti di opposizione. La tregua finora in vigore doveva inizialmente durare tre mesi, ed era stata prolungata di un ulteriore mese lo scorso 3 dicembre, facendo sperare che l’annoso conflitto, costato la vita a quasi 13.000 persone, potesse prendere la strada della riconciliazione. Al momento il potere politico è nella mani del sovrano che, con un colpo di mano mirato proprio a sconfiggere la ribellione, a febbraio aveva licenziato l’esecutivo, nominandone uno di suo gradimento, e limitato le libertà civili, oltre ad aver fatto arrestare centinaia di dissidenti e oppositori.
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NEPAL 3/1/2006 11.45
FINE TREGUA MAOISTI, CRITICHE A GOVERNO E APPELLI A RIBELLI Delusione e preoccupazione ha suscitato a livello nazionale e internazionale la decisione annunciata ieri dai ribelli maoisti, attivi dal 1996 in Nepal, di porre fine alla tregua unilaterale proclamata il 3 settembre scorso. I sette partiti politici, riuniti in una coalizione di opposizione al governo del re Gyanendra, hanno attribuito la scelta “all’irresponsabilità dell’esecutivo”, rivolgendo allo stesso tempo un appello alla guerriglia a “rispettare i diritti umani e le leggi internazionali e tornare a un processo politico pacifico”. Ricordando l’intesa in 12 punti raggiunta di recente tra opposizione e maoisti, uno dei capi dell’alleanza, Madhav Kumar Nepal, ha comunque assicurato che la decisione di terminare la tregua non avrà “il minimo effetto” sull’accordo stretto tra le parti. Sull’argomento è intervenuta anche l’India, potente ‘vicino di casa’ dei nepalesi interessato alla sicurezza dei propri confini, che ha parlato di “decisione improvvida”. Oltre a esprimere grave preoccupazione per la situazione che si è creata, New Delhi ha esortato i maoisti a “abbandonare la violenza, accettare la disciplina del multi-partitismo e lavorare per la stabilità politica ed economica del paese”. Contro il “comportamento irresponsabile del governo” si è invece scagliato un attivista per i diritti umani nepalese, Subodh Raj Pyakurel, il quale ha ricordato che nei mesi della tregua le violenze sono diminuite. Sottolineando che i maoisti stavano ottenendo riscontri positivi a livello nazionale e internazionale per la loro decisione di sospendere i combattimenti, Pyakurel, presidente dell’organismo umanitario Insec, ha sollecitato la guerriglia a “non tornare sul sentiero della violenza e rispettare il diritto alla vita”. Preoccupati anche i gestori di imprese turistiche, che negli ultimi quattro mesi avevano intravisto segnali positivi e ora temono si possa verificare un nuovo crollo nell’afflusso di stranieri. La fine della tregua ha portato un’immediata ripresa della tensione: ieri notte si sono verificate tre diverse esplosioni a Pokhara, noto centro turistico nell’ovest, a Butwal e a Bhairahawa, nel sudovest, per fortuna senza vittime né danni.
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Pur di andare a cercare i comunisti certa gente va a inseguirli fino in Nepal .
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Certe persone non le digerisco |
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Quote:
3 Gennaio 2006 NEPAL Finisce la tregua unilaterale dei ribelli maoisti in Nepal Inutili le pressioni mondiali per mantenerla. Re Gyanendra, accusato di non avere rispettato la tregua, risponde che era solo un sotterfugio dei ribelli. Esplosioni in 3 città. Kathmandu (AsiaNews) – I ribelli maoisti ieri hanno dichiarato finita la tregua che avevano deciso unilateralmente contro il potere di re Gyanendra. Poche ore dopo bombe sono esplose in 3 città del Nepal. Un’esplosione ha danneggiato un palazzo governativo nella città di Bhairahawa, 280 km. a sud ovest di Kathmandu, e un’altra ha colpito un ufficio comunale vicino a Butwal. Altre 2 esplosioni sono avvenute contro una stazione di polizia a Pokhara. Non ci sono feriti, né rivendicazioni. Poche ore prima, i ribelli maoisti avevano dichiarato finita la tregua unilaterale iniziata il 3 settembre. “La tregua – ha detto Pushpa Kamal Dahal, leader ribelle – è finita. Vogliamo sia chiaro che le nostre azioni sono rivolte contro il regime autocratico. Siamo costretti a riprendere le offensive non solo nell’interesse della pace e della democrazia, ma anche per nostra autodifesa”. Re Gyanendra, che da 11 mesi ha assunto ogni potere, non ha mai aderito alla tregua, considerata un sotterfugio dei maoisti per prendere tempo e riorganizzarsi. Secondo i ribelli, l’esercito ha attaccato le loro posizione anche durante il cessate-il-fuoco. I ribelli non hanno assalito obiettivi militari o civili, ma hanno continuato a bloccare le vie di comunicazione, estorcere denaro e rapire persone per indottrinarle. A novembre i ribelli maoisti hanno costituito un’alleanza di massima con 7 partiti politici del Paese, per un’azione comune per ottenere la democrazia, tramite l’elezione di un’assemblea costituente per redigere una nuova costituzione e definire il futuro ruolo della monarchia. Dal 1990 in Nepal c’è stata una monarchia costituzionale governata dal Parlamento, fino alla presa di potere di re Gyanendra. Tutti i partiti politici deplorano la fine dell’armistizio. “Il governo – accusa Arjun Narsingh del Nepali Congress, maggior partito del Paese – ha provocato la fine della pace. Ma noi continuiamo a chiedere a tutti i partiti di mantenere la pace”. La settimana scorsa Kofi Annan, segretario delle Nazioni Unite, e l’Unione europea hanno chiesto una proroga della tregua. India e Stati Uniti hanno espresso “preoccupazione”. Dal 1996, quando i maoisti hanno iniziato la rivolta per stabilire una repubblica comunista, sono morte oltre 12 mila persone. Per febbraio il re ha fissato le elezioni comunali, preludio per quelle politiche. Il leader ribelle Prachanda ha detto che le impedirà, mentre i partiti d’opposizione invitano al boicottaggio e insistono per l’immediato ritorno a una democrazia multipartitica.
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NEPAL – Tre giorni dopo la fine della tregua unilaterale dichiarata dai sedicenti ribeli maoisti il conflitto nepalese fa nuove vittime: tre poliziotti sono stati uccisi e nove agenti e tre civili sono stati feriti in una serie di attacchi condotti dai ribelli in diverse parti del paese. Uno scontro a fuoco nell’aeroporto di Nepalgunj, in Nepal occidentale, si è concluso con tre perdite tra le file delle forze dell’ordine. Un ordigno è stato fatto esplodere nella città turistica di Phokara, ferendo tre agenti, altri feriti ci sono stati in seguito a scontri armati a Mahendranagar, sempre nell’ovest, e a Bickram Niraula, nell’est, dove i ribelli hanno collocato un ordigno esplosivo in un ufficio governativo. Il conflitto nepalese, iniziato nel 1996, ha causato oltre 13.000 vittime in gran parte civili.
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NEPAL 16/1/2006 18.18
GOVERNO ORDINA COPRIFUOCO DOPO ATTACCHI DEI MAOISTI NEI PRESSI DELLA CAPITALE Il governo nepalese ha imposto il coprifuoco notturno a Katmandu e vietato lo svolgimento di raduni e manifestazioni di protesta nella capitale nepalese. In un comunicato diffuso dall’emittente radiofonica di Stato si precisa che all’esercito e alla polizia è stato dato l’ordine di sparare per assicurare il rispetto del coprifuoco; non è stato detto per quanti giorni durerà la disposizione che impone a tutti di non uscire dalle proprie abitazioni dalle 11 di sera alla mattina successiva. L’ordine è da collegarsi a una serie di raid coordinati dei ribelli maoisti contro postazioni della polizia nei distretti circostanti la capitale, che tra sabato e domenica hanno provocato la morte di 12 agenti. Si stima che dalla fine della tregua unilaterale già dichiarata dai maoisti e finita il 2 gennaio scorso, almeno 45 persone, tra civili, ribelli e uomini delle forze dell’ordine, abbiano perso la vita nella ripresa degli scontri; si avvicina intanto la cruciale data dell’8 febbraio in cui si svolgeranno le elezioni municipali avversate dai ribelli ma anche dalla forze politiche di opposizione.
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NEPAL 28/1/2006 13.07
ELEZIONI: CRESCE TENSIONE, CANDIDATI TRASFERITI IN CASERMA (PIME) Decine di candidati alle elezioni municipali del mese prossimo sono stati trasferiti in ‘case protette’ dalle forze di polizia o in accampamenti militari nel tentativo di garantire la loro sicurezza ed evitare attacchi e rapimenti da parte dei ribelli. Lo riporta stamani la stampa nepalese, precisando anche che, in seguito alla misura e al ripetersi di minacce e attacchi da parte dei maoisti, molti candidati si starebbero ritirando dalla contesa dell’8 febbraio prossimo. Secondo il corrispondente a Dailekh della testata ‘Kantipur’, in questa circoscrizione tutti i 113 candidati presentatisi per concorrere ai seggi municipali sono alloggiati dallo scorso giovedì in una grande tenda allestita all’interno della principale caserma dell’esercito nepalese nella zona. La stessa fonte riferisce anche che nelle ultime ore almeno 24 persone hanno ritirato le proprie candidature in seguito a pressioni esterne o alle insistenze delle proprie famiglie che li hanno convinti a desistere. In questo clima di tensione e insicurezza crescente, precisa il Kathmandu Post, centinaia di posti nelle amministrazioni locali rimarranno vacanti. Secondo i dati raccolti dalla stampa locale e relativi a 22 municipalità nepalesi, inclusa la capitale Kathmandu, a fronte di 1816 incarichi da coprire si registrano solo 569 candidature. “Una tendenza confermata anche nel resto del paese” ribadisce la stampa. I sindaci di molte municipalità saranno eletti senza una reale contesa visto che è stata depositata una sola candidatura. Intanto almeno 13 persone (11 ribelli e 2 militari dell’esercito governativo) sono morti durante la notte nella sparatoria seguita a una attacco dei maoisti contro la caserma di Bhojpur (circa 400 chilometri a est di Khatmandu). Quasi 2 milioni di aventi diritto al voto sono chiamati a partecipare alle elezioni del 8 febbraio prossimo, boicottate dall’opposizione e che i ribelli maoisti hanno minacciato di far fallire con il ricorso alla forza.
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NEPAL 1/2/2006 9.28
NUOVI SCONTRI IN ANNIVERSARIO ‘COLPO DI MANO’ DI RE GYANENDRA Almeno 20 esponenti delle forze di sicurezza sono rimasti uccisi, e di altri 143 si sono perse al momento le tracce, in scontri avvenuti poche ore fa a Tansen (distretto di Palpa, Nepal occidentale) tra governativi e ribelli maoisti, a un anno esatto dal colpo di mano del re Gyanendra, che licenziò l’esecutivo, ne nominò uno di suo gradimento e limitò le libertà civili, facendo incarcerare centinaia di dissidenti. Secondo i media locali, i cadaveri di tre soldati e 17 poliziotti sono stati recuperati sul luogo dei combattimenti, fra i più cruenti avvenuti dopo la fine della tregua unilaterale proclamata dai guerriglieri, in lotta dal 1996 per il rovesciamento della monarchia e l’attuazione di una radicale riforma agraria. Intanto il sovrano, in un discorso alla nazione diffuso questa mattina dalle emittenti televisive e radiofoniche locali, ha rifiutato di rinunciare ai pieni poteri che aveva concentrato su di sé il primo febbraio 2005 e ha ribadito che le elezioni politiche si terranno a metà aprile 2007. Ignorando i recenti episodi di violenza, il monarca ha poi sostenuto che nell’ultimo anno, nel paese, si è registrato “un significativo miglioramento della sicurezza e della governabilità”. Ha infine confermato che le elezioni municipali, previste per il prossimo 8 febbraio, si svolgeranno come previsto.
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NEPAL 8/2/2006 10.11
ELEZIONI MUNICIPALI: APERTI I SEGGI IN UN CLIMA DI TENSIONE E SCARSA PARTECIPAZIONE Aperti questa mattina i seggi per le controverse elezioni municipali in Nepal, ma a metà mattinata l’affluenza sembra ancora molto ridotta. Ingenti misure si sicurezza sono state dispiegate nelle principali città, in particolare nella valle di Kathmandu: pattuglie dell’esercito controllano le strade e mentre la polizia presidia i seggi per prevenire sia attacchi dei ribelli maoisti sia manifestazioni di protesta antigovernative. Fonti della MISNA contattate nella capitale nepalese, riferiscono che l’attenzione della popolazione all’evento è piuttosto scarsa e i seggi sono quasi vuoti. Ieri sera il ministro dell’Interno Kamal Thapa ha avvertito che alle forze di sicurezza è stato dato l’ordine di aprire il fuoco contro “chiunque tenti di disturbare le elezioni o fare del male ai votanti”, si legge sulle pagine del Kathmandu Post. Inoltre è stato vietata la circolazione ai mezzi pubblici e privati, eccetto quelli degli ufficiali elettorali e le ambulanze, dalle 6 del mattino alle 8 di questa sera nei centri abitati dove sono in corso le elezioni. Alle consultazioni politiche, le terze da quando il Nepal è divenuto una monarchia costituzionale multipartitica del 1990, si sono presentati solo candidati dei partiti monarchici mentre l’alleanza dei sette partiti dell’opposizione, che rappresentano tre quarti del dissolto parlamento, hanno boicottato il voto, ritenendolo uno strumento del re Gyanendra per mantenere lo status quo, dopo aver preso il controllo dei poteri esecutivi lo scorso anno. Sono chiamati a votare 1,9 milioni di aventi diritto, tanti sono i residenti delle municipalità registratisi alle liste dei votanti. Per incoraggiare la popolazione a recarsi alle urne, il governo ha dichiarato valido qualunque tipo di documento d’identificazione da presentare al seggio. Originariamente convocate per 58 municipalità in 43 distretti, le elezioni si svolgono di fatto in 36 municipalità poiché in 22 non c’erano abbastanza candidati. Per 4146 incarichi da ricoprire - tra quelli di sindaco, vice sindaco, consiglieri comunali e rappresentanti delle donne, ed altri - concorrono solo 1682 candidati per 618 posti; in 1277 casi gli incarichi sono stati già assegnati agli unici aspiranti che si sono presentati. Almeno 600 candidati hanno ritirato il loro nome dalle liste temendo violenze e ritorsioni dei ribelli maoisti. Questi ultimi hanno indetto un sciopero per boicottare le elezioni, minacciando chiunque partecipi al voto mentre continuano gli attacchi alle postazioni delle forze dell’ordine.
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#13 |
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NEPAL 8/2/2006 10.11
ELEZIONI MUNICIPALI: APERTI I SEGGI IN UN CLIMA DI TENSIONE E SCARSA PARTECIPAZIONE Aperti questa mattina i seggi per le controverse elezioni municipali in Nepal, ma a metà mattinata l’affluenza sembra ancora molto ridotta. Ingenti misure si sicurezza sono state dispiegate nelle principali città, in particolare nella valle di Kathmandu: pattuglie dell’esercito controllano le strade e mentre la polizia presidia i seggi per prevenire sia attacchi dei ribelli maoisti sia manifestazioni di protesta antigovernative. Fonti della MISNA contattate nella capitale nepalese, riferiscono che l’attenzione della popolazione all’evento è piuttosto scarsa e i seggi sono quasi vuoti. Ieri sera il ministro dell’Interno Kamal Thapa ha avvertito che alle forze di sicurezza è stato dato l’ordine di aprire il fuoco contro “chiunque tenti di disturbare le elezioni o fare del male ai votanti”, si legge sulle pagine del Kathmandu Post. Inoltre è stato vietata la circolazione ai mezzi pubblici e privati, eccetto quelli degli ufficiali elettorali e le ambulanze, dalle 6 del mattino alle 8 di questa sera nei centri abitati dove sono in corso le elezioni. Alle consultazioni politiche, le terze da quando il Nepal è divenuto una monarchia costituzionale multipartitica del 1990, si sono presentati solo candidati dei partiti monarchici mentre l’alleanza dei sette partiti dell’opposizione, che rappresentano tre quarti del dissolto parlamento, hanno boicottato il voto, ritenendolo uno strumento del re Gyanendra per mantenere lo status quo, dopo aver preso il controllo dei poteri esecutivi lo scorso anno. Sono chiamati a votare 1,9 milioni di aventi diritto, tanti sono i residenti delle municipalità registratisi alle liste dei votanti. Per incoraggiare la popolazione a recarsi alle urne, il governo ha dichiarato valido qualunque tipo di documento d’identificazione da presentare al seggio. Originariamente convocate per 58 municipalità in 43 distretti, le elezioni si svolgono di fatto in 36 municipalità poiché in 22 non c’erano abbastanza candidati. Per 4146 incarichi da ricoprire - tra quelli di sindaco, vice sindaco, consiglieri comunali e rappresentanti delle donne, ed altri - concorrono solo 1682 candidati per 618 posti; in 1277 casi gli incarichi sono stati già assegnati agli unici aspiranti che si sono presentati. Almeno 600 candidati hanno ritirato il loro nome dalle liste temendo violenze e ritorsioni dei ribelli maoisti. Questi ultimi hanno indetto un sciopero per boicottare le elezioni, minacciando chiunque partecipi al voto mentre continuano gli attacchi alle postazioni delle forze dell’ordine.
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9 Febbraio 2006
NEPAL Nepal: tra violenze e pochi votanti i monarchici vincono le elezioni contestate di Prakash Dubey I veri voncitori appaiono il boicottaggio e la protesta. I maoisti dichiarano la fine dello sciopero generale. Kathmandu (AsiaNews/Agenzie) – Prevalgono i candidati dei partiti monarchici nelle elezioni municipali volute da re Gyanendra e rifiutate dalla maggioranza dei partiti e dai ribelli maoisti. Ma i veri vincitori appaiono il boicottaggio, la violenza, la divisione del Paese. Dai primi risultati, relativi a 15 città, i partiti che sostengono il re hanno la maggioranza in 12 municipi, mentre gli altri 3 sono andati a candidati indipendenti. Re Gyanendra ha così persone fedeli in cariche importanti, ma non è riuscito a legittimare la pretesa di potere assoluto. Durante il voto ci sono stati scontri a fuoco con morti e feriti. Nella sud occidentale Dang l’esercito ha aperto il fuoco contro circa 200 pacifici manifestanti, uccidendone uno. Secondo dati provvisori della Commissione elettorale, a Kathmandu ha votato il 15-16% degli aventi diritto, nelle altre città una percentuale tra il 5 e il 20%, mentre nella zona al confine con l’India si arriva quasi al 40%. “Nella zona – spiega un insegnante di Birgunj, capitale commerciale del Paese – ci sono molti commercianti e imprenditori di origine indiana, che disprezzano i maoisti che hanno loro causato molti danni”. Per la stessa ragione – prosegue - questi elettori si sono staccati dai partiti che hanno boicottato le elezioni e che di recente hanno fatto richieste comuni con i maoisti, non credendo nelle loro promesse di democrazia. Subito dopo la chiusura dei seggi, i maoisti hanno dichiarato chiuso lo sciopero generale indetto il 5 febbraio, che aveva anche fatto rimanere a casa quasi 2 milioni di studenti. “Le maggiori vittime di questo sciopero – ha detto ad AsiaNews padre Wilson – sono i bambini innocenti”. “Le elezioni – dice Krishna Sitaula, portavoce del Nepali Congress, partito di governo prima che nel febbraio 2005 il re accentrasse tutto il potere – sono state volute per rinforzare la monarchia assoluta e sono state un totale fallimento”. Nelle elezioni politiche del 1999 aveva votato il 66% degli aventi diritto e il 62% delle ultime elezioni municipali nel 1997. Questa volta non ci sono stati candidati per oltre il 55% delle cariche e per un altro 30% dei posti c’era un solo candidato. Per cui il voto si è svolto in appena il 15% delle località.
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#15 |
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Per EWIGEN e gli altri che fossero interessati
Con piacere scopro che in uno sperduto anfratto del web si parla del Nepal.
Forse ti farà piacere sapere che lo facciamo anche noi. Ewigen se vuoi mandami una mail che non so come contattarti! http://squareplaza.blogspot.com e http://nepalnetwork.blogspot.com |
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#16 |
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17 Marzo 2006
NEPAL – CINA Nepal, pellegrinaggio "politico" di un leader cinese alla “culla di Buddha” di Prakash Dubey Tang Jiaxuan, consigliere di Stato cinese, ha iniziato il 16 marzo una visita ufficiale di tre giorni in Nepal. “E’ qui solo per vendere al mondo l’immagine di una leadership cinese rispettosa delle religioni, quando non sono diversi dai talebani”. Kathmandu (AsiaNews) – La visita di un leader cinese ai luoghi santi del buddismo “è intrisa di ipocrisia: cerca solamente di vendere al mondo l’immagine di una leadership cinese rispettosa delle tradizioni del Buddha, quando non sono diversi dai talebani dell’Afghanistan”. Così un monaco buddista commenta ad AsiaNews la visita ufficiale in Nepal di Tang Jiaxuan, consigliere di Stato cinese, iniziata il 16 marzo con un “pellegrinaggio” a Lumbini, il luogo dove sarebbe nato il Buddha, a circa 300 chilometri a sud-ovest dalla capitale. Il gesto viene letto da molti analisti politici come un segnale delle intenzioni di Pechino nei confronti della questione nepalese: giocare un ruolo di mediazione fra il re Gyanendra ed i ribelli maoisti e portare in questo modo la pace nel Paese. “Questa visita – dice ad AsiaNews Sidheshwar Tamang, monaco buddista - è un grande segno di pace: significa che persino la Cina, che ha definito le mosse anti-democratiche del re come ‘un affare interno del Nepal’, ha capito che senza una mediazione fra le due forze non si può raggiungere una stabilità politica”. “Tuttavia – aggiunge – i cinesi sono solo mercanti, anche di fede e cultura: la visita di Tang è solo un modo per dire al monarca che la Cina non vuole continuare ad essere sua complice nella distruzione della democrazia in atto nel Paese. Il segnale è dato non per motivi ideologici, ma solo perché Pechino vuole evitare la condanna del mondo, e dell’India in particolare, per la sua partecipazione a questo massacro”. “In ogni caso – continua – io personalmente ritengo il viaggio di Tang a Lumbini una dissacrazione di questa santa terra. Il consigliere ha solo gettato sale sulle ferite di milioni di tibetani indifesi, che hanno visto la distruzione dei loro templi e dei loro santuari per mano dei cinesi sin dal 1959, quando l’esercito cinese ha invaso la regione. I leader cinesi non sono diversi dai talebani dell’Afghanistan che hanno demolito i Buddha di Bamiyan”. Pradeep Shakya, un operatore del settore turistico nepalese, rincara la dose: “L’ipocrita visita di Tang – dice ad AsiaNews – è un tentativo di prendere due piccioni con una fava: da una parte, vuole dire alle forze politiche nepalesi che solo la riconciliazione porta alla pace. D’altra parte, cerca di vendere al mondo l’immagine di una leadership cinese rispettosa del buddismo, che non deve essere temuta dai tibetani”. “E’ solo un modo – conclude - per cercare di contrastare l’influenza internazionale del Dalai Lama, che con la diaspora del governo tibetano si è guadagnato il rispetto e l’ammirazione del mondo intero”. Tang, al termine della sua visita al luogo santo, ha detto che vorrebbe vedere Lumbini diventare “il centro mondiale della pace”. Oggi il politico è nella capitale, dove si incontrerà con il re e con i membri dell’opposizione: è la prima volta, nel corso di una visita ufficiale, che un membro di un governo straniero ha dei colloqui con i ribelli.
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22 Marzo 2006
NEPAL Nuova ondata di violenze e morti in Nepal di Prakash Dubey Nuovi attacchi dei maoisti, subito dopo che hanno tolto il blocco generale delle strade. Esplode una bomba in un ufficio di Kathmandu. Kathmandu (AsiaNews) – Continua l’ondata di violenze dei ribelli maoisti, subito dopo che hanno tolto il blocco stradale generale proclamato il 14 marzo. In una settimana hanno ucciso più di 54 persone. Ieri notte un’esplosione nella capitale ha ferito altre due guardie. L’esplosione è avvenuta nell’ufficio di un ente per la protezione della natura, di cui si interessa il principe Paras, figlio di re Gyanendra. Nei due giorni precedenti , in due grandi offensive nei distretti di Kavre, 40 km. est di Kathmandu, e di Jhapa, a 600 km. dalla capitale vicino al confine indiano, i ribelli – dice l’Esercito reale del Nepal – hanno ucciso almeno 29 soldati e hanno perso 3 uomini. Mentre in uno scontro nell’occidentale distretto di Dhading, a 30 km. da Kathmandu, sono caduti almeno 20 ribelli. Nei tre scontri sono morti anche 3 civili e oltre 40 sono rimasti feriti. I nuovi attacchi vengono subito dopo che, il 20 marzo, è stato tolto il blocco generale delle strade proclamato dai maoisti. Il blocco ha colpito con durezza la popolazione, “alla quale fa mancare – dice ad AsiaNews Ram Ekbal Choudhary, attivista per i diritti umani – i mezzi giornalieri di sostentamento. Tutti sperano in un ritorno alla normalità, e invece il Paese sembra divenuto un immenso campo di battaglia e si diffonde la paura”. Il blocco è stato tolto solo dopo che i principali partiti politici lo hanno chiesto ai maoisti, facendo presente che impediva a molta gente di lavorare e di avere di che vivere. Ma c’era anche il timore che desse a re Gyanendra motivo per un’ulteriore evoluzione assolutistica e una “macabra militarizzazione” del Paese. “Solo una lotta pacifica - afferma Choudhary - può costringere il re a non utilizzare l’esercito per sopprimere ogni protesta. Il re sa che un ulteriore ricorso alla forza contro le manifestazioni pacifiche dei partiti politici e del popolo porterebbe maggior isolamento e proteste da parte della comunità internazionale”. “Ma ora i maoisti provocano un’escalation di violenza, che fornirà una facile scusa al re per usare la forza contro ogni opposizione, anche dei partiti politici. Anche la comunità internazionale sta restando muta di fronte a questa violenza dei maoisti”.
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NEPAL – Presunti ribelli maoisti hanno collocato ordigni esplosivi in una scuola provocando il ferimento di 11 studenti e di un insegnante; lo hanno riferito fonti dell’esercito nepalese precisando che l’attacco è avvenuto nel distretto di Dailekh, 550 chilometri a ovest della capitale Katmandu, in un territorio considerato una delle roccaforti dei guerriglieri maoisti. [PIME]
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Continua la protesta in Nepal
venerdì, 31 marzo 2006 12:47 Dopo le elezioni farsa dell’8 febbraio, prosegue lo scontro tra il sovrano Gyanendra e le forze di opposizione. Le ultime settimane sono state segnate da violenti scontri tra le forze del RNA, l’Esercito Nazionale Nepalese, e i ribelli maoisti guidati da Prachanda, che hanno interrotto il cessate il fuoco proclamato unilateralmente il 3 settembre scorso. Le consultazioni amministrative indette dal sovrano all’inizio di febbraio si sono concluse con la prevedibile vittoria delle forze favorevoli alla monarchia. Gyanendra intendeva presentarle alla comunità internazionale e al proprio Paese come una legittimazione da parte del popolo al proprio governo, ma il netto rifiuto da parte dei principali partiti di opposizione e delle forze maoiste di prendervi parte, e il clima di violenze e intimidazioni in cui si sono svolte, hanno impedito al sovrano di strumentalizzarle per i suoi scopi, e le hanno trasformate in una consultazione vuota di ogni rappresentatività politica. Alle accuse del sovrano di essere il vero ostacolo al processo di democratizzazione del Paese, i maoisti hanno reagito con la proclamazione, il 14 marzo, di un blocco totale della circolazione. La protesta, secondo fonti AsiaNews, sarebbe dovuta durare tre settimane, con lo scopo di paralizzare il Paese e spingere la popolazione all’esasperazione. Molte città del Nepal, tra cui la capitale Kathmandu devono infatti essere rifornite periodicamente di generi di prima necessità attraverso camion e mezzi pesanti. Ma il19 febbraio, a seguito delle pressioni della coalizione dei sette partiti di opposizione, i ribelli hanno tolto il blocco, ed è stata annunciata la conclusione di un accordo tra i due schieramenti che si oppongono al re. «Abbiamo trovato l’accordo sulla base del fatto che un’azione di massa è l’unico modo per uscire dall’impasse attuale e di ripristinare la democrazia», si legge, sempre secondo AsiaNews, in un comunicato congiunto. L’intesa prevede anche una «vasta manifestazione pacifica» indetta per l’8 aprile, e un nuovo sciopero generale di quattro giorni a partire dal 6. «Sappiamo che lo sciopero generale causerà dei problemi alla popolazione - ha dichiarato, secondo AsiaNews, Subash Nemwang, capo del partito comunista del Nepal - chiediamo di resistere e di affrontare quattro giorni di difficoltà per la causa più importante della democrazia». Subito dopo l’eliminazione del blocco si sono avuti violenti scontri tra i maoisti e l’esercito nepalese. L’ultimo incidente è avvenuto il 21 marzo: fonti di AsiaNews riferiscono che, a Kathmandu, nell’esplosione di un palazzo che ospitava un ente per la protezione della natura presieduto dal principe Paras, figlio di Gyanendra, due soldati sono rimasti gravemente feriti. Nei giorni precedenti, durante due offensive nei distretti di Kavre e Jhapa, sono morte in tutto 54 persone, tra soldati, ribelli e civili. La contrapposione tra il Governo e l’opposizione si va trasformando sempre più chiaramente in uno scontro frontale: nessuno dei due schieramenti sembra intenzionato a muovere un passo sulla strada del dialogo, e in molte province si respira ormai un clima che rasenta la guerra civile, con posti di blocco per le strade, divieti di circolazione e imposizione del coprifuoco. La popolazione civile non è favorevole al dispotismo di Gyanendra, ma è sempre più risulta esasperata dalle azioni della guerriglia comunista. «Solo una lotta pacifica - ha commentato ai microfoni di AsiaNews Ram Ekbal Choudhary, attivista per i diritti umani - può costringere il re a non utilizzare l’esercito per sopprimere ogni protesta. Il re sa che un ulteriore ricorso alla forza contro le manifestazioni pacifiche dei partiti politici e del popolo porterebbe maggior isolamento e proteste da parte della comunità internazionale. Ma ora i maoisti provocano un’escalation di violenza, che fornirà una facile scusa al re per usare la forza contro ogni opposizione, anche dei partiti politici. Anche la comunità internazionale resta muta di fronte alla violenza dei maoisti». In questa situazione, la strategia di opposizione totale adottata dai ribelli maoisti presta facilmente il fianco ai tentativi di Gyanendra di addossare la responsabilità delle ripetute violazioni dei diritti umani, delle continue uccisioni negli scontri a fuoco e dell’estrema povertà in cui versa ormai il popolo nepalese esclusivamente al movimento armato comunista.(WARNEWS)
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Certo che il sovrano assoluto che governa lì non è il massimo della vita, direi.
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