|
|||||||
|
|
|
![]() |
|
|
Strumenti |
|
|
#1 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: a casa mia
Messaggi: 900
|
[Thread uniti] Il giudizio di L'Economist sull'Italia
Stupendomi di non aver trovato stamattina già aperta una discussione sull'argiomento, ecco che la apro io.
http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...onomist1.shtml Bocciatura preventiva per l’Unione Dall’Economist voti bassi al governo Tra i ministri salvati Moratti, Martino e La Malfa. «Pannella uno dei pochi liberali» MILANO - L’Italia resta in una fase di «lungo e lento declino». Le cose da fare sono ancora molte. In cinque anni per The Economist è cambiato poco. «Avevamo detto che Berlusconi era inadeguato per guidare il Paese, e oggi lo confermiamo. Le cose non sono molto diverse». Il giudizio del settimanale britannico sullo stato di salute dell’economia del Paese è impietoso, e non lascia spazio all’ottimismo. «Addio, Dolce Vita», così l’Economist ha titolato l’analisi sull’Italia, in cui mette in luce le troppe lacune del governo nella gestione della finanza pubblica, nelle riforme, nel processo di liberalizzazione del mercato. Ritardi che non hanno giustificazione: «Tremonti - scrive l’ Economist - aveva dato la colpa della debolezza dell’economia all’11 settembre. Adesso che è tornato a guidare il ministero dell’Economia la colpa è dell’euro e della Cina». Il settimanale non se la prende solo con il governo Berlusconi. Anche Romano Prodi potrebbe risultare «unfitted» per guidare l’Italia. «Se riuscirà a vincere - spiega John Peet, responsabile delle analisi sull’Europa e autore del survey -, Prodi troverà difficile introdurre riforme. La sua coalizione abbraccia nove partiti, alcuni dei quali ostacoleranno ogni cambiamento». La verità per Peet è che nessuno dei due grandi raggruppamenti della politica «offre molte speranze a quelli che credono che il Paese abbia bisogno di grandi e dolorose riforme». E allora l’Italia rischia di fare la fine di Venezia, «rimasta seduta troppo a lungo sui successi del passato, e oggi è poco più che un’attrazione turistica». L’Economist riconosce tuttavia che alcune cose positive sono state fatte. Il governo, scrive, è stato «coraggioso» nella riforma delle pensioni e del mercato del lavoro. Anche università e ricerca hanno fatto passi avanti. In politica estera, aggiunge, l’opera del governo può essere considerata come un successo. Salva dunque Roberto Maroni (al quale però non risparmia critiche per aver proposto l’uscita dell’Italia dall’euro), Letizia Moratti e soprattutto Gianfranco Fini: «Un uomo da tenere d’occhio». Il ministro degli Esteri, per l’ Economist , è il più probabile successore di Berlusconi se il centrodestra dovesse perdere le elezioni: «Casini è un candidato possibile ma per la leadership è più plausibile Fini». L’unico leader più popolare del presidente di An, riconosce Peet nella sua analisi, è Walter Veltroni, «figura di rilievo nazionale» e «sindaco di successo a Roma». Al di là dei progressi fatti, resta comunque il nodo delle mancate riforme. Peet ha notato positivamente l’impegno di «Giorgio La Malfa con il piano di Lisbona» per rilanciare l’economia e accelerare le liberalizzazioni. A La Malfa riconosce inoltre di essere alla guida di uno dei pochi partiti liberali, sebbene molto piccolo. Ci sono anche i Radicali di Pannella, prosegue l’ Economist , segnalando tuttavia che non sono presenti in Parlamento. Per ripartire «serve un accordo di programma tra le coalizioni» ha suggerito l’ex commissario Ue Mario Monti, intervenuto ieri alla presentazione del survey . La foto dell’Economist , ha riconosciuto il presidente di Telecom, Marco Tronchetti Provera, «è corretta. Ma ora guardiamo avanti. L’Italia sta recuperando credibilità all’estero e sul fronte delle riforme vedo segnali incoraggianti». Credibilità che, tuttavia, secondo Peet ha avuto una decisa battuta d’arresto per le vicende delle Opa bancarie: «Fazio ha fatto a pezzi la credibilità di Bankitalia, una delle poche istituzioni affidabili del Paese». Anche se, ha fatto notare ieri il presidente del San Paolo Imi, Enrico Salza «l’ Economist riconosce un’evoluzione positiva del sistema bancario». ------------------------------ Federico De Rosa 25 novembre 2005 Ultima modifica di flisi71 : 25-11-2005 alle 09:54. |
|
|
|
|
|
#2 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: a casa mia
Messaggi: 900
|
Di seguito una intervista a Mario Monti, presente alla presentazione del "survey":
http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...25/taino.shtml Monti difende i leader: Berlusconi e Prodi restano ancora i più forti «Pur contestati dagli alleati sono rimasti alla guida» «Ho dubbi sulle capacità riformatrici delle coalizioni» In termini di riforme, il centrodestra non ha funzionato e ci sono buone probabilità che il centrosinistra non funzioni: problema serio, per l'Italia, dice l'analisi del settimanale Economist in edicola oggi. Il presidente dell'università Bocconi, Mario Monti, che di queste riforme è un sostenitore antico, in buona parte condivide le opinioni del giornale e, infatti, ieri ha partecipato a un dibattito indetto sull'argomento; su altre, invece, è scettico. Per esempio, non pensa che Prodi sia contrario alle riforme; ha trovato eccessivo per un giornale come l'Economist l'accanimento investigativo del passato su Berlusconi; e, mentre il settimanale inglese vede bene Gianfranco Fini e Walter Veltroni, dice che, se sono ancora qui a combattersi dieci anni dopo, «si vede che Berlusconi e Prodi sono i più forti». Professor Monti, l'Economist dice che è finita la Dolce Vita. C'è di che essere tristi. «L'importante è che ci sia vitalità nell'economia e nella società italiane. Se poi non sarà una Dolce Vita, intesa come un ritorno ai modi di fare del passato, meglio. Fare tesoro dell'analisi dell'Economist potrebbe aiutare l'Italia ad approdare dalla Dolce Vita del passato a una nuova vitalità economica». Certo che il giornale inglese è diventato un giudice di ferro degli affari italiani. Proprio mentre la pressione a essere virtuosi e dinamici alla quale ci hanno sottoposti in passato l'Unione Europea e i mercati finanziari si è molto ridotta. È un nuovo tipo di vincolo estero a mezzo stampa. «È vero che i mercati oggi svolgono quella funzione in misura minore. E lo stesso si può dire delle organizzazioni internazionali. È dunque utile che vi siano analisi autorevoli, da non mitizzare e non demonizzare, che si fanno carico di svolgere quel ruolo. Va però detto che sì, è vero che oggi il vincolo estero morde meno, ma la decisione della Banca centrale europea di dare un peso maggiore ai rating emessi dalle agenzie internazionali sul debito pubblico dei diversi Stati è una scelta destinata a ridare un certo mordente all'Europa». L'Economist, però, non vede probabile che si arrivi a riforme significative. Del centrodestra disse che Berlusconi non era adatto a governare e del centrosinistra dice oggi che difficilmente riuscirà a produrre un vero cambiamento. «Trovo più pertinente a un giornale come l'Economist l'analisi fatta in questa occasione che non il giornalismo investigativo che ha fatto in passato su una persona, sul capo del governo di un Paese. Come trovai eccessivo allora quell'episodio, trovo ottimo che oggi si analizzino in profondità i problemi dell'Italia. È positivo che un giornale fondato nel 1843, 18 anni prima dell'unità d'Italia, esprima un'opinione che ha un'eco negli ambienti internazionali». Dice l'Economist di non aspettarsi nulla chiunque vinca. «Da una parte dà un giudizio severo sull'operato di quattro anni e mezzo di questa maggioranza. Anche se è interessante notare che ha giudicato positivamente il piano italiano per il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona (liberalizzazioni e investimenti infrastrutturali, ndr) presentato di recente dal ministro Giorgio La Malfa, pur aggiungendo che sarebbe stato meglio farlo quattro anni fa. Dall'altra parte è scettico sulla possibilità che il centrosinistra, una volta al governo, abbia la possibilità di effettuare riforme strutturali effettive». Lei ha lavorato per cinque anni con Romano Prodi a Bruxelles. È proprio difficile, come dice il settimanale inglese, definirlo «un liberale o un riformista»? «Nei cinque anni durante i quali ho avuto il compito di fare avanzare e applicare la concorrenza in Europa, in ogni caso ho avuto l'appoggio di Prodi, anche quando si è trattato di intervenire in situazioni scomode che vedevano le forti resistenze di grandi imprese, di lobbies o di importanti governi. Su questo non avrei dubbi. Piuttosto mi interrogo anch'io, come l'Economist, sulla capacità della coalizione di Prodi, così come per altro di quella di Berlusconi, di fare davvero queste riforme». Anche perché il dibattito interno al centrosinistra sembra un po' schizofrenico, quando si viene ai contenuti. «Si notano forti eterogeneità sia da una parte che dall'altra. E ci sono cartine di tornasole significative: per esempio le divergenze profonde, tra i partiti del centrosinistra italiano, che si sono registrate nel Parlamento europeo sulla direttiva riguardante la liberalizzazione dei servizi. È un'eterogeneità che può costituire un problema». L'Economist dice anche che sarebbe bene svecchiare la politica e critica il fatto che, dieci anni dopo, il duello elettorale è sempre tra Berlusconi e Prodi. «Nel sistema politico italiano la concorrenza c'è, certo più che in molti settori dell'economia. Dunque, si vede che Berlusconi e Prodi sono i più forti. Che siano sempre loro dieci anni dopo è forse una cosa curiosa rispetto ad altri Paesi ma non si può dire che nelle loro rispettive coalizioni non abbiano dovuto affrontare contestazioni. Che alla fine hanno superato». Danilo Taino 25 novembre 2005 |
|
|
|
|
|
#3 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: a casa mia
Messaggi: 900
|
Il commento di Beppe Severgnini, sempre dalle pagine del Corriere:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...vergnini.shtml Un giornale senza pregiudizi che non farà sconti a nessuno Se sapete l'inglese, e volete arrabbiarvi, leggete il «survey» dell'Economist sull'Italia, che esce oggi. Vi arrabbierete se siete patriottici, perché il giudizio sullo stato di salute del Paese è impietoso. Vi arrabbierete se siete critici con l'Italia, perché troverete confermati i vostri peggiori sospetti. Vi arrabbierete se siete di centrodestra, perché Silvio Berlusconi e il suo lungo governo escono con le ossa rotte. Vi arrabbierete se siete di centrosinistra, perché una vittoria dell'Unione nel 2006 non viene giudicata una panacea. Anzi. Copio, incollo e traduco: «Anche se vince, Mr Prodi troverà difficile introdurre le riforme di cui l'Italia ha bisogno — anche perché la sua coalizione abbraccia non meno di nove partiti, parecchi dei quali saranno d'ostacolo al cambiamento». Qualche pagina dopo: «In verità, nessuno dei due maggiori raggruppamenti della politica italiana offre molte speranze a quanti sono convinti che il Paese abbia bisogno di radicali (e dolorose) riforme». Che dire? Questo, forse. La migliore stampa estera non fa politica in Italia: la guarda (e poi, di solito, scuote la testa). I nostri rappresentanti sostengono il contrario, e liquidano le opinioni dei giornalisti stranieri come irrilevanti e faziose. Salvo poi usare commenti, articoli, paragrafi e singole affermazioni per colpire l'avversario. Ecco perché questo «survey» non piacerà a nessuno: perché non si presta a essere usato selettivamente. La dirigenza politica — tutta quanta — viene descritta rassegnata o complice. Queste le parole del primo sommario: «Con tutte le sue attrattive, l'Italia è avviata verso lungo, lento declino. Invertire questa tendenza richiede più coraggio di quanto ne abbiano i leader attuali». I «surveys» sono gli unici pezzi dell'Economist a essere firmati. All'Italia si sono dedicati John Andrews (1993), Matthew Bishop (1997), Xan Smiley (2001) e — quest'anno — John Peet. Prima, durante e dopo i miei di corrispondenza dall'Italia per il settimanale, ho cercato di dar loro una mano. Vi posso assicurare che quei colleghi arrivano senza tesi predefinite — anche se alcuni, in Italia, sono convinti del contrario — e ripartono dopo un paio di mesi con lo stesso preoccupato giudizio: il Paese ha grande possibilità, ma scarse prospettive, a meno che accetti cambiamenti radicali e dolorosi. Ma, come sappiamo, non ne ha alcuna intenzione. L'opinione sui due leader che s'affronteranno nel 2006 non è più incoraggiante. Silvio Berlusconi, giudicato «inadatto a guidare l'Italia» in una celebre copertina del 2001, resta, agli occhi dell'Economist, inadatto, e per di più irresponsabile: «Quando un primo ministro attacca i magistrati del suo Paese come cospiratori di sinistra, approva leggi che aiutano i suoi interessi e concede ripetuti condoni a persone che evadono le tasse e ignorano le norme urbanistiche, manda un messaggio al cittadino medio: fregatene delle regole». E Romano Prodi? Il giudizio è meno duro, ma non trasuda ottimismo: «L'attuale opposizione rappresenterebbe un miglioramento? Di certo incoraggerebbe la gente a essere più rispettosa della legge, sebbene anche Mr Prodi sia stato sfiorato dagli scandali. Certo c'è qualcosa di scoraggiante nel fatto che gli italiani in aprile si ritroveranno la stessa scelta di dieci anni prima, tra due candidati che hanno quasi settant'anni. Mr Prodi dice molte cose giuste sulla necessità di introdurre concorrenza e liberalizzazione, ma è dura chiamarlo un liberale e un riformista. Oltretutto, come Mr Berlusconi, sarà ostaggio di altri partiti della sua coalizione». Conclusione del «survey»: «Nel breve periodo ci sono buone ragioni per essere ansiosi per l'Italia». Vien da dire: se si preoccupa l'Economist, che è inglese, figuriamoci noi. 25 novembre 2005 ------------ |
|
|
|
|
|
#4 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Nov 2004
Città: Nella bassa: BO - FE
Messaggi: 1693
|
mi viene da piangere... e queste cose le sai solo tramite internet.. col cavolo che giornali televisivi o cartacei ne parlano...
questo si che fa capire quanto siamo messi male
__________________
Concluso con: Boso - Fallen Angel - tcianca - sycret_area - carver - serbring - emax81 - Cluk Si chiude una porta.. si apre un portone |
|
|
|
|
|
#5 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2003
Città: spero ancora per poco in italia
Messaggi: 1491
|
Quote:
grz per la traduzione anche se adesso con l' inglese me la cavo parcchio bene, comunque sarebbe buona regola come d' altronde hai iniziato a fare tu tradurre o perlomeno fare un breve riassuntino dei testi che si posano in una lingua diversa dalla nostra, in fin dei conti siamo italiani. |
|
|
|
|
|
|
#6 |
|
Senior Member
Iscritto dal: May 2002
Città: Patrie dal Friûl
Messaggi: 3779
|
Più si avvicinano le elezioni del 2006 e più mi prende lo sconforto
__________________
John Donuts |
|
|
|
|
|
#7 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Mar 2002
Città: hinterland nord milano
Messaggi: 802
|
Quote:
beh dai...purtroppo per rendersi conto di certe cose non serviva l' economist....:/
|
|
|
|
|
|
|
#8 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jun 2000
Città: di origine, di nascita, di residenza, di domicilio, di lavoro: Roma...però nel cuore c'è solo l'INTER!
Messaggi: 9601
|
Quote:
|
|
|
|
|
|
|
#9 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: May 2000
Città: Roma
Messaggi: 661
|
Quote:
?? Ma che dici ? Hai visto il link di Flisi? E' del corriere....giornale italianissimo
__________________
I cattivi a volte si riposano, gli imbecilli mai |
|
|
|
|
|
|
#10 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jun 2000
Città: di origine, di nascita, di residenza, di domicilio, di lavoro: Roma...però nel cuore c'è solo l'INTER!
Messaggi: 9601
|
Quote:
però, se l'articolo di anni fa su berlusca fu abbastanza pubblicizzato su giornali e tv, vedremo se questo lo sarà altrettanto |
|
|
|
|
|
|
#11 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: a casa mia
Messaggi: 900
|
Ancora dal Corriere, un commento di Aldo cazzullo, incentrato su Fini & Veltroni
http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...cazzullo.shtml Fini e Veltroni, l'investitura inglese ai due «uomini del futuro» Provenienti dai partiti figli dei totalitarismi, sono riusciti a liberarsi dai legami con gli antenati E così i «leader futuri», come scrive l'Economist voce del liberalismo anglosassone, sono loro due: Fini e Veltroni, entrati sin dall'adolescenza nei due partiti figli dei totalitarismi del ‘900 e arrivati a guidarli, sia pure con nomi e idee rinnovati. Se però un giorno dovessero davvero affrontarsi per la guida del Paese, sarà perché nessuno dei due è considerato un ex. L'hanno anche teorizzato nei rispettivi congressi (Fiuggi 1995, Torino 1999): «Costruire un partito che non sia ex di nulla». Il partito forse lo è ancora; loro, non più. Grazie a due scatti: il primo che li ha liberati dai legami con gli antenati, il secondo che li ha portati, nella percezione pubblica, a rappresentare identità nuove. La visita di due anni fa in Israele non è stata per Fini solo la metafora del lungo viaggio attraverso il neo e il post fascismo. Più che un approdo, ha segnato un punto di partenza; non ha chiuso ma aperto un processo, proseguito con la proposta del voto agli immigrati, i tre sì al referendum sulla fecondazione assistita, l'apertura ai diritti per le coppie omosessuali. Il gruppo dirigente di An è rimasto indietro, e infatti nessuno tranne Fini sembra aver maturato il profilo necessario alla leadership di un partito e di una coalizione moderata: non Storace che dopo il viaggio in Israele convocò all'Hilton Tremaglia e gli irriducibili, non La Russa che a «Porta a Porta» gridò il suo «orgoglio per i combattenti di Salò»; senza però turbare più di tanto il capo, anzi, finendo con il sottolineare la rapidità della sua evoluzione. In realtà, né Fini né Veltroni hanno davvero pronunciato le abiure loro attribuite. Quando ha parlato di male assoluto, Fini non si riferiva al fascismo ma alla persecuzione degli ebrei; rinunciò a precisare perché ormai il dado era tratto, il rischio di perdere qualche pezzo per strada (ma alla fine se ne andò solo la Mussolini; più dolorosa la diaspora cattolica, da Fiori a Rebecchini) messo in conto e giudicato consono all'obiettivo finale. «Come diceva Pirandello, gli esami non finiscono mai» commentò al termine di quella durissima giornata, ritirandosi nella stanza dell'hotel King David; era De Filippo, ma rendeva l'idea. Neppure Veltroni ha mai detto testualmente di «non essere mai stato comunista». «Non nel senso di credere alla dittatura del proletariato o alla collettivizzazione delle terre», aveva precisato, concedendo: «Però sono stato del Pci». Difficile negarlo, per chi a 15 anni era nella Fgci, a 20 segretario dei giovani comunisti romani, a 22 consigliere comunale, e ora a 50 è già «statista», come ha detto in pubblico il suo fedele rivale D'Alema. L'unico ex comunista a diventare presidente del Consiglio, per giunta da sostenitore della prima guerra della Nato e di tesi liberali in economia, ma più legato per formazione e per immagine ai tempi del segretario generale Berlinguer (cui anche Veltroni ha dedicato un libro, affiancato però da una biografia di Bob Kennedy). Se c'è un altro ds per cui potrebbe valere la profezia dell'Economist, è Piero Fassino. Anche lui ha avuto i suoi equilibrismi dialettici, quando ha spiegato di essere entrato nel Pci in quanto socialista. Eppure, citando Craxi nel congresso del febbraio scorso, appariva convinto di riunire non solo la storia della sinistra italiana ma pure quella della sua famiglia: socialista il padre Eugenio, comandante partigiano, socialista il nonno Cesare, tra i fondatori del partito. Un percorso che ha portato Fassino alla foiba di Basovizza e, già prima della caduta del Muro, a Parigi per rappresentare il Pci alla commemorazione di Nagy (in albergo gli aveva telefonato Pajetta: «Se tu domani vai al Père Lachaise, io vado sulla tomba di Kadar»). E se solo ora l'ex allievo dei gesuiti rivendica in pubblico la fede cattolica, da sempre Fassino è nella sinistra tra i più vicini a Israele; al punto da generare, come ha raccontato lui stesso, «la leggenda di antenati ebrei, mai esistiti». Vicino alla comunità ebraica romana è pure Veltroni. Che da sindaco si è spinto oltre sia nel rifiuto delle radici comuniste — «nel '68 stavo con Ian Palach, i leader sovietici mi facevano pena» ha detto un anno fa, anche lui a Basovizza —, sia soprattutto nella costruzione di quel sincretismo veltroniano, di quella fede eclettica che nel primo giorno da segretario ds l'aveva portato sulla tomba di Dossetti e a casa di Bobbio. Si spiegano così le vie dedicate ai ragazzi neri degli Anni 70, la ricerca di una «memoria se non condivisa, almeno intera», il culto dei morti da Sordi ai naufraghi africani — «Tenete i vostri defunti lontano dal Campidoglio» titolò perfido Il Foglio — che non è motivato solo dal rimpianto per un padre mai conosciuto. Se Fini è quasi imbattibile nell'uno contro uno, Veltroni è forse più bravo nella comunicazione apolitica, nell'arrivare a chi non segue i talk-show e tantomeno i congressi, attraverso percorsi popolari e colti, una serata di beneficenza con Totti e il saggio dolente su Luca Flores jazzista suicida dopo la morte della madre, la figurina di Pizzaballa allegata all'Unità e i racconti ispirati al graffito di un padre in cerca del figlio desaparecido; a rischio di incorrere in qualche errore (nel saggio sul cinema «Certi piccoli amori» Mauro Della Porta Raffo arrivò a contarne 21). Ma la caratteristica dei «leader futuri» è che gli si perdona molto, quasi tutto: a Fini è stato condonato il valzer sulla legge elettorale — dal proporzionale al maggioritario e ritorno —, la rinuncia al centralismo e a Fisichella per la devolution, la conversione europeista dal no missino a Maastricht al ruolo sfiorato di padre costituente, l'autorevisione nel giudizio sul Duce e su Di Pietro, sul regime e su Mani Pulite. Entrambi sono stati vicepremier, come presto potrebbe essere Fassino. Se poi uno di loro dovesse entrare a Palazzo Chigi non per una manovra di Palazzo ma per un voto popolare, allora la transizione e forse anche il '900 italiano saranno finiti davvero Aldo Cazzullo 25 novembre 2005 ------------------- |
|
|
|
|
|
#12 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: a casa mia
Messaggi: 900
|
Quote:
Ciao Federico P.S. per AL BIZZIE: anche questa me la segno, verrà il giorno della resa dei conti; una volta affermasti che c'era coincidenza fra i miei pensieri e quelli di Gasparri, adesso che sono Severgnini in incognito.... Ultima modifica di flisi71 : 25-11-2005 alle 10:39. |
|
|
|
|
|
|
#13 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2003
Città: spero ancora per poco in italia
Messaggi: 1491
|
Quote:
mi riprendo i complimenti che ti ho fatto |
|
|
|
|
|
|
#14 |
|
Amministratore
Iscritto dal: Jan 2001
Città: Luino (VA)
Messaggi: 5122
|
Sono convinto anche io che siamo messi male in quanto ad alternative politiche. Così come condivido il parere che l'Italia campi molto di rendita in quanto a "prestigio", ricordando per esempio Leonardo come concittadino illustre, ma l'impressione è che tale rendita sia finita da tempo, mettendo a nudo tutti i difetti del nostro Paese.
Ometto di aggiungere pareri sulla politica nazionale degli ultimi anni per non sparare sulla croce rossa. Il problema è che guardando avanti non vedo grandi cambiamenti nell'immediato futuro. Servirebbe un maggiore senso civico, questo secondo me è la chiave di tutto, non solo per la politica. Come se ne esce altrimenti? Una maggiore responsabilità e rispetto potrebbe portare ad una onesta e mai ttardiva autocritica, per trovare soluzioni e un futuro ad un Paese che attualmente è messo davvero male e visto sempre peggio dall'estero. |
|
|
|
|
|
#15 |
|
Senior Member
Iscritto dal: May 2003
Città: Lucca
Messaggi: 15190
|
Alla fine l'Economist non ha fatto altro che mettere a nudo la verità che ognuno di noi conosce, ma fa finta di non sapere e cioè che la nostra classe politica DI QUALSIASI COLORE non è in grado di governare il paese, i motivi possono essere molteplici, ma alla fine sono tutti riconducibili ad una impossibilità di portare a termine una qualsiasi riforma SENZA incontrare resistenze ad oltranza (vedi scioperi generali vari ecc.) da parte dell'opposizione, dei sindacati, dei comitati, delle associazioni, dei preti, dei laici, dei gay e chi più ne ha più ne metta.
In realtà come ha detto Bordin, quello che manca è il senso civico, si vorrebbero le riforme, ma si vorrebbe che il prezzo da pagare lo pagassero sempre gli altri, quindi nessuno vuole accettare di sacrificarsi per il bene comune e così si va avanti a suon di provedimenti temporanei senza intervenire a fondo con riforme strutturali che all'inizio sono costose e portano benefici in futuro. Non ci resta che rassegnarci e sperare nel miracolo. PS - scrivendo governo e opposizione, non faccio riferimento a nessuno schieramento politico, solo alla situazione di governo senza importanza di colore.
__________________
焦爾焦 |
|
|
|
|
|
#16 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Aug 2000
Città: Roma
Messaggi: 1786
|
Quote:
__________________
La mia config: Asus Z170 Pro gaming, Intel i5 6600k @4.5Ghz, cooler master 212x, corsair vengeance 8Gb ddr4 2133, SSD sandisk ultra II 480Gb, Gainward GTX960 4Gb, Soundblaster Z, DVD-RW, ali Corsair CX750M, Case Thermaltake Suppressor F31 |
|
|
|
|
|
|
#17 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 1912
|
Scusate ragazzi ma io non riesco a capire che vuol dire la frase "l'università e la ricerca hanno fatto passi avanti" era ironica? Perchè in tal caso si è dimenticato di specificare che davanti c'era un burrone...
|
|
|
|
|
|
#18 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jul 2000
Città: Praha
Messaggi: 2186
|
Quote:
Infatti... Alcuni giudizi (quelli positivi purtroppo) del survey non sono poi molto condivisibili. Diciamo che ho letto articoli più interessanti sull'economist. Questo non ha fatto altro che ribadire concetti ormai assimilati e difficilmente confutabili. |
|
|
|
|
|
|
#19 | ||
|
Senior Member
Iscritto dal: Jun 2002
Città: Verona
Messaggi: 4959
|
Quote:
Delle due l'una: diversamente è un insulto al buon senso ed alla logica Arisotelica senza se e senza ma. Quote:
__________________
case lian li; Intel pro/1000pt quad port pci-express; 9 dischi fissi WD RE3 320gb Ultima modifica di Spectrum7glr : 25-11-2005 alle 11:53. |
||
|
|
|
|
|
#20 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: a casa mia
Messaggi: 900
|
Secondo me l'articolo è un ottimo spunto di riflessione e di dibattito, ma non un testo contenente la verità rivelata, anche perchè non credo affatto all'infallibilità degli uomini.
Se invece propendessi per quest'ultima tesi, avrei aperto la discussione in modo differente, magari con un titolo del tipo: "leggete, o ignoranti !!" o qualcos'altro dello stesso tenore. Ciao Federico Ultima modifica di flisi71 : 25-11-2005 alle 12:14. |
|
|
|
|
| Strumenti | |
|
|
Tutti gli orari sono GMT +1. Ora sono le: 01:49.




















