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Old 15-02-2004, 16:26   #1
MM
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DISCHI - collegamenti, partizioni, formattazione, spazio disponibile

Mi accingo, con le informazioni e le esperienze mie e quanto letto in giro, su internet e fuori, a scrivere una piccola guida sui dischi
Con questa piccola guida, vorrei mettere un punto di riferimento che serva a far capire cos'è un disco e che cosa ci si può aspettare da esso
Come al solito lo scopo è quello di evitare le solite domande "banali", che banali non sono per gli utenti meno esperti (siamo stati tutti, un giorno, inesperti ), ma che rischiano di non ricevere risposte, visto che magari vengono presentate molto frequentemente

Voglio ricordare a tutti quanti che questo forum in realtà nasce come appendice al sito Hardware Upgrade , nel quale compaiono di continuo articoli e news sulle ultime novità in fatto di harware e software
In particolare nella sezione storage , compaiono sempre recensioni e confronti in fatto di ultime novità di dischi
Sarebbe pertanto molto gradito che certe informazioni fossero lette direttamente, piuttosto che porre quesiti che hanno già avuto risposte esaurienti
Riserviamo magari il forum per approfondimenti o problemi specifici o magari semplicemente per un approfondito scambio di opinioni

Segnalo inoltre Il più prestigioso sito sui dischi per altre recensioni o approfondimenti

Come sempre conto sulla attiva collaborazione di tutti perché la sezione del forum sia fonte di informazione, semplice e soprattutto sintetica ed efficace


INDICE DEGLI ARTICOLI

Ultima modifica di MM : 24-04-2005 alle 14:34.
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Old 15-02-2004, 16:30   #2
MM
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Un po’ di storia...tanto per curiosità: quando i dischi non erano dischi….
Volendo fare un brevissimo cenno alla storia dei dischi, non si può non fare riferimento al progenitore, al primo prototipo di memoria non volatile, che non era affatto un disco, ma un cilindro, un tamburo rotante sulla cui superficie esterna stava il materiale magnetico.
Quando vennero costruiti i primi veri e propri dischi (ancora a livello di ricerca tecnologica), la tecnologia era tale che non era possibile leggere i dati se non appoggiando la testina sul supporto magnetico e questo ovviamente comportava notevoli problemi di durata: è vero che le testine erano molto più rozze, ma anche la superficie del disco non così “liscia” come adesso e quindi questo sfregamento provocava, in breve tempo, il guasto di uno dei due dispositivi.
Il primo vero passo verso i moderni dischi è stato fatto con la realizzazione di testine che leggevano i dati rimanendo sospese sul disco senza toccarlo.
Senza dilungarsi troppo:
- è degli anni ’50 la realizzazione della prima testina “fluttuante”
- intorno alla metà degli stessi anni la realizzazione del primo disco ad indirizzo “commerciale”, vale a dire inteso per produzione commerciale e non solo a scopo di ricerca
Il successivo passo fu quello della testina costruita in modo tale che permettesse di poterla “adagiare” sul cuscinetto d’aria generato dalla rotazione del disco; questo consentì di avvicinare la testina al disco e di aumentare la densità di registrazione del supporto magnetico (la testina più vicina consentiva di “individuare due punti distinti” anche se questi erano più vicini tra loro)
Il problema che nacque a questo punto fu di tipo hardware: ipotizzando di avvicinare ancora la testina (stiamo parlando di millesimi si millimetro o nanometri, se preferite) per aumentare la densità e quindi la capacità dei dischi, si generava la necessità di avere le superfici dei piatti sempre più “piane” e prive di asperità (microscopiche ovviamente)
Fu così che, per poter verificare i risultati ottenuti con varie tecnologie, nei laboratori IBM fu inventato il microscopio elettronico a scansione (che ha dato grande mano alla biologia ed altre branche scientifiche, ma che era stato inventato per questo scopo specifico)
Così, anche i piatti dove viene adagiato lo strato magnetico, sono stati costruiti con vari materiali successivi, fino a quelli moderni in lega di alluminio o quelli più recenti in materiale ceramico/vetroso
Verso la fine degli anni ’80, la Conner Peripheral (attualmente assorbita da Seagate) costruisce il primo disco da 3.5" a basso profilo e nascono quindi i dischi “formato” attuale (in precedenza erano da 5,25" e prima ancora da 8" e 14")
Da questo punto, assestata la tecnologia, si pensa all’aumento delle capacità: nascono nuove generazioni di testine, si affina la tecnica costruttiva ed aumentano le capacità dei piatti
Questo aumento però non è tale da produrre incrementi astronomici e quindi si ricorre all’aumento del numero dei piatti, per aumentare le capacità dei vari dischi, fino ad arrivare a "mostri" con 8 o anche 10 piatti.
L’ultimo balzo di tecnologia, con supporti ad alta densità è storia che tutti conoscono (anche nel lato negativo, purtroppo)

Come è fatto un disco
Un disco è costituito da uno o più piatti, tenuti in rotazione da un motore.
Ogni piatto presenta due facce e su ognuna di queste “galleggia” una testina di lettura/scrittura, a sua volta fissata sulla cima di un braccio
Il sistema di controllo dello spostamento dei bracci, una volta gestito da un motore “passo-passo”, adesso viene gestito da un dispositivo a bobina ed è chiamato ATTUATORE
Anche se le capacità dei vari dischi offerti da un produttore portano ad una certa gamma di prodotti, quasi sempre i modelli base dei dischi prodotti sono uno o magari due (per la stessa interfaccia)
Le differenti capacità si ottengono variando il numero di testine installate sul disco; esempio pratico:
- 1 disco da 40GB = 1 piatto da 40GB = 2 facce da 20GB = 2 testine di lettura/scrittura
- 1 disco da 20GB = 1 piatto da 40GB = 2 facce da 20GB = 1 sola testina
- 1 disco da 60GB = 2 piatti da 40GB = 4 facce da 20GB = 3 testine

Potete anche leggere qui http://www.lithium.it/articolo.asp?code=47&pag=1

Considerazioni
Questo serve ovviamente ad ottimizzare i processi di produzione ed a ridurre i costi
Questa tendenza al ribasso dei prezzi, però, in contemporanea all’aumento della densità dei piatti ed al regime di rotazione dei dischi (con ulteriori conseguenze sul surriscaldamento), ha portato purtroppo ad un aumento della fragilità degli stessi ed ha minato l’affidabilità di quello che è il componente forse più importante del PC: lo scrigno ove vengono custoditi i tesori del nostro lavoro. Si assiste adesso, in generale, ad un "ripensamento" da parte dei produttori: una maggiore attenzione all'affidabilità dei prodotti a scapito delle prestazioni.

Sia ben chiaro: i dischi si sono sempre rotti, specie le serie ultime uscite (ricordo ancora vagamente quando si parlava della poca affidabilità dei dischi da 2GB, appena usciti, e gli si preferivano quelli da 1,2/1,3 GB, in quanto questi nuovi “dischi enormi” avevano il vizio di rompersi….)
Quindi personalmente ritengo che il fenomeno dell'aumento pauroso dei guasti, oltre ai fattori citati debba anche essere valutato considerando altri fattori, quali: la maggiore possibilità di informazione (per esempio, 10 minuti dopo il guasto lo sà tutto il forum, una volta non era così, e non stiamo parlando di 10 anni fa ), il grande numero di dischi acquistati (per maggiori esigenze di spazio e minor costo dei dischi), il tempo di utilizzo che è sempre maggiore ed anche, certe volte, la troppa disinvoltura con cui vengono trattati
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Old 15-02-2004, 16:32   #3
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Geometria dei dischi: tracce, settori, cilindri
Un disco, appena costruito, è una superficie magnetica senza riferimenti e quindi inutilizzabile
Per poter essere utilizzato sono necessari i “riferimenti” che permettano di gestire la lettura/scrittura tramite “punti fermi” che servano appunto da riferimento alla testina che debba posizionarsi in un certo punto del disco e leggere o scrivere qualcosa
Già il costruttore imposta questa struttura: “disegna” da un punto di vista magnetico, sul disco, una serie di circonferenze concentriche che sono dette TRACCE (o PISTE)
Queste sono indispensabili proprio per il posizionamento della testina in fase di ricerca di un dato o di uno spazio vuoto
Ogni traccia è a sua volta divisa in un certo numero di “pezzi” detti SETTORI che ne suddividono, da un punto di vista logico, lo spazio
La sequenza di tracce con uguale indirizzo (uguale distanza dal bordo del disco) viene detta CILINDRO
In pratica la traccia ad indirizzo xx della prima faccia del primo piatto, avrà una corrispondente traccia, con lo stesso indirizzo, sull’altra faccia del piatto e ce ne saranno altre due con lo stesso indirizzo, qualora i piatti del disco siano due….. e così via
La figura ideale disegnata dall’unione di queste tracce è appunto un cilindro

Un tempo, il numero di settori presenti in ogni traccia del disco era sempre lo stesso, ma questo comportava un certo spreco di spazio: è intuitivo infatti capire che la lunghezza di una circonferenza nella parte più esterna del disco è maggiore di un'altra situata nella parte più interna.
I dischi moderni utilizzano un sistema piuttosto complesso, per poter sfruttare a pieno questo spazio: le tracce vengono divise in zone (mediamente 5) e per ognuna di queste zone si ha un indirizzamento di settori via via crescente, mantenendo i settori, più o meno, delle stesse dimensioni (fisiche)
A questo punto è abbastanza facile capire che, avendo un numero di settori maggiore, le tracce più esterne del disco offrono maggiori prestazioni in lettura/scrittura: infatti la velocità angolare del disco è sempre la stessa, ma quella lineare è maggiore all'esterno o, da un altro punto di vista, il disco effettuerà un giro completo in un certo tempo ed in questo tempo (sempre lo stesso) la testina avrà la possibilità di leggere più settori se si trova su una traccia esterna


Ultima modifica di MM : 15-02-2004 alle 16:57.
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Old 15-02-2004, 16:42   #4
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Il collegamento fisico dei dischi
Come si collegano i dischi e come è preferibile collegarli in combinazione con le unità ottiche?
Spesso si trovano domande di questo tipo ed è quindi bene affrontare questo argomento spendendo qualche parola in merito
Come tutti sappiamo, le unità ottiche sono dispositivi più lenti rispetto ai dischi (almeno quelli più recenti) e quindi si ha spesso la paura che, collegando un DVD sullo stesso canale di un disco, se ne penalizzino le prestazioni
In realtà, se questo problema un tempo esisteva, adesso non esiste più: sulle attuali schede madri (prove specifiche effettuate) un disco collegato da solo su un canale si comporta nella stessa maniera anche se ci si "affianca" un lettore CD (anche per operazioni di copia da CD a disco)
Quindi il problema non si pone e la disposizione dei dischi può essere fatta secondo le proprie esigenze o simpatie e, non ultimo, secondo la migliore diposizione dei cavi (in modo da non penalizzare la ventilazione)
L'unica considerazione che possiamo aggiungere è che le periferiche ottiche (DVD e masterizzatore) geberalmente si preferisce collegarle su canali diversi, per evitare eventuali problemi nelle "copie al volo" (problema comunque abbastanza relativo)

Cavi a 40 fili e cavi ad 80 fili
I cavi per collegare i dispositivi alla scheda madre sono di due tipi: quelli a 40 fili e quelli ad 80
La differenza è che i cavi a 40 fili sono adatti a periferiche ATA33 o inferiori, mentre quelli ad 80 fili per le periferiche ATA66 o superiori
In realtà i connettori di questi cavi sono tutti uguali (40 pin), cambia il fatto che, nei cavi ad 80 fili, i fili destinati alla trasmissione del segnale (40) sono intervallati da fili che servono semplicemente da schermatura, allo scopo di ridurre le interferenze e migliorare il segnale (con conseguente possibilità di aumento della velocità)
Collegare un disco ATA66 o superiore con un cavo a 40 fili ne penalizza le prestazioni e quindi si sconsiglia di farlo
Le unità ottiche, che hanno transfer rate decisamente inferiori, possono essere collegate con cavi da 40 fili, ma se collegate allo stesso canale del disco, saranno collegate con il cavo ad 80: nessun problema visto che i cavi ad 80 fili sono perfettamente compatibili con le periferiche più lente

Discorso a parte per i nuovi dischi SATA, che hanno un cavo "dedicato" (molto più piccolo: circa 8mm)

Indirizzi: Master, Slave, Cable Select
Ogni canale EIDE gestisce fino a due periferiche, le quali dovranno avere un proprio "indirizzo" per essere riconosciute e per un corretto scambio di informazioni con il resto del sistema
Questo indirizzo, tipicamente binario "0" e "1", viene in realtà identificato con i termini Master e Slave ( tradotto liberamente: primario e secondario)
Non deve trarre in inganno la denominazione, che spesso viene mentalmente associata ad un rapporto gerarchico tra i due indirizzi (il secondario viene associato mentalmente ad un qualcosa "che và più piano"), infatti si tratta di un puro e semplice indirizzo per lo scambio dati e nessuno dei due indirizzi ha prevalenza sull'altro; l'unica cosa gerarchica in questo indirizzamento è la sequenza di riconoscimento delle periferiche in fase di avvio del sistema
Ogni periferica su un canale dovrà avere un indirizzo unico, pena il mancato riconoscimento di una delle due o il mancato avvio del sistema
L'indirizzo di ogni periferica si imposta inserendo appositi ponticelli (jumper) nel banco dei PIN di indirizzo, situati nella parte posteriore di ogni dispositivo, accanto al connettore a 40 PIN del collegamento al cavo EIDE (per l'impostazione vedere la tabella generalmente incisa subito sopra o stampata sull'etichetta dello stesso)
Impostando il jumper assegneremo al dispositivo un indirizzo fisso, all'avvio il sistema prenderà nota che ad un certo indirizzo di un certo canale esiste un dispositivo con determinate caratteristiche e per tutta la sessione di lavoro questa informazione rimarrà fissa.
Spostando le periferiche (a PC spento, ovviamente) il problema non si pone, poiché il rilevamento delle periferiche e l'assegnazione dell'indirizzo avviene ad ogni avvio del PC
Nel caso del Cable Select le cose cambiano leggermente: impostare il jumper in modo Cable Select significa impostare il dispositivo a "indirizzo variabile"
Indirizzo variabile non significa che questo cambierà durante la sessione di lavoro o a l prossimo riavvio, ma significa che l'indirizzo verrà assegnato automaticamente in base al connettore al quale il dispositivo è collegato: se un disco è collegato al connettore finale del cavo EIDE, questo assumerà automaticamente l'indirizzo Master, se collegato al connettore intermedio il suo indirizzo sarà Slave
Il Cable Select è un sistema comodo quando si hanno più cassetti con dischi estraibili e magari intercambiabili, permettendo di scambiarli senza dover tutte le volte spostare il jumper
Nel caso più comune, cioè di un sistema "statico", è preferibile usare il sistema di indirizzamento fisso Master/Slave
In ogni caso è assolutamente consigliato, per evitare eventuali conflitti di indirizzi, di scegliere un sistema di indirizzamento e di adottarlo per tutte le periferiche: quindi se si sceglie di usare il sistema Cable Select, anche le periferiche ottiche vanno impostate con la stessa modalità di indirizzamento

I dischi SATA: differenze nel collegamento
Per i dischi SATA, il discorso è completamente diverso, in quanto il SATA prevede un solo dispositivo per canale e quindi viene a cadere la necessità di specificare un indirizzo (ogni dispositivo è direttamente indirizzato dal canale della scheda madre)
Per il collegamento, tramite adattatori, di un disco ATA ad un canale SATA, per evitare problemi, il disco dovrà essere impostato con indirizzo Master
Per quanto riguarda la connessione del cavo di alimentazione, alcuni dischi hanno anche il classico molex, mentre altri hanno solo il connettore di alimentazione tipico dei dischi SATA
In quest'ultimo caso è necessario procurarsi un adattatore dal molex al disco (a meno che l'alimentatore del case non disponga già di appositi connettori)

Ultima modifica di MM : 25-02-2004 alle 12:11.
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Old 15-02-2004, 16:43   #5
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Cotto e mangiato?.... no
Un disco, appena costruito, per essere utilizzabile deve essere sottoposto a tre processi fondamentali:
- formattazione a basso livello: definisce le "fondamenta" della superficie magnetica (tracce e settori) e determina lo spazio effettivamente utilizzabile sul disco (come già spiegato prima)
- partizionamento: definisce lo spazio riservato per l'utilizzo da parte del sistema operativo (può anche essere l'intero spazio disponibile o essere diviso in verie parti a seconda delle esigenze)
- formattazione ad alto livello (o, comunemente, formattazione): definisce il file system, quindi la tipologia di indirizzamento logico dello spazio di ogni partizione (ogni partizione può avere un file system diverso)
In mancanza di queste fasi di inizializzazione, il disco è praticamente inutilizzabile


FORMATTAZIONE A BASSO LIVELLO
La formattazione a basso livello è quell'operazione che, partendo dalla superficie "vergine" del disco, ne definisce fisicamente le "fondamenta"
Vale a dire: è quell'operazione che disegna, magneticamente, le tracce sul disco e ne definisce la ulteriore divisione in settori
Questa operazione, un tempo, era eseguibile anche direttamente sul PC personale, tramite apposita opzione del bios o tramite apposite utility software
Da una decina di anni questa opzione del bios è scomparsa ed il motivo è molto semplice: finché i dischi hanno avuto una geometria semplice (ogni traccia lo stesso numero di settori) la formattazione a basso livello era eseguibile da un semplice software, ma quando la geometria dei dischi è diventata più complessa, questa operazione non può essere eseguita nello stesso modo, per cui viene eseguita direttamente dal costruttore.
Questo è il motivo per cui è altamente sconsigliato tentare di formattare a basso livello usando software generici o magari l'opzione ancora presente sul bios di qualche vecchia scheda madre: fermo restando che generalmente l'operazione viene impedita, se fosse eseguita danneggerebbe irrimediabilmente in disco, alterandone permamentemente la struttura geometrica, che a sua volta non sarebbe riconoscibile dal chip della scheda elettronica
Esiste ancor oggi la "formattazione a basso livello", ma questa operazione, pur conservando la definizione originale, viene eseguita con modalità completamente diverse
Infatti, le varie utility fornite dai costruttori dei dischi (vedi QUI), eseguono un'operazione che non è altro che la scrittura di tutti caratteri "0" (zero) in tutti i cluster del disco stesso e si limitano a verificare la corretta magnetizzazione dei caratteri appena scritti, oltre al controllo della corretta magnetizzazione delle "fondamenta" del disco (tracce e settori)
La cosiddetta "formattazione a basso livello" attuale, quindi, non fà altro che testare la "salute" della struttura magnetica di base del disco, testando comtemporaneamente ogni singolo spazio con operazioni di scrittura/verifica miranti a valutare la capacità della superficie del disco di memorizzare e mantenere le informazioni

La formattazione a basso livello attuale è una procedura senz'altro meno delicata di quanto non lo fosse quella "originale" ed il motivo mi pare ovvio, visto che di fatto si risolve in un'operazione di lettura/scrittura
E' comunque un'operazione in grado di ripristinare gli indirizzi delle tracce del disco e di rimediare ai problemi dei tanto temuti "bad cluster", almeno fino al punto in cui questi problemi sono di tipo logico
Ovviamente se il problema dei bad cluster deriva dal degrado del supporto magnetico, vale a dire da problemi fisici del disco, non esiste software in grado di ripristinare la corretta funzionalità del disco
In quest'ultimo caso, se il disco è ancora in garanzia, si può chiederne la sostituzione, al rivenditore o direttamente al produttore (vedi QUI)

N.B: questa procedura provoca la perdita irrimediabile di tutti i dati di tutto il disco, compresa ovviamente la divisione in partizioni

Ultima modifica di MM : 25-02-2004 alle 12:10.
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Old 15-02-2004, 16:45   #6
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Partizioni: come e perché
Come già detto, il disco appena acquistato, pur se già "dimensionato" in fabbrica, è comunque ancora inutilizzabile: viene perfettamente riconosciuto dal BIOS all'avvio (che legge le caratteristiche fisiche del disco), ma nessun sistema operativo è in grado di gestirlo e quindi di scriverci o leggerci sopra
E' necessario, a questo punto eseguire il partizionamento, vale a dire quell’operazione che serve a dimensionare il disco, ad impostare la struttura logica che indica al sistema operativo lo spazio utilizzabile o eventualmente come questo spazio è suddiviso.
Partizionare un disco non significa necessariamente dividerlo: è necessario, in ogni disco, definire almeno una partizione, una base di indirizzamento che indichi esattamente quali sono i "confini" dello spazio utilizzabile.
E’ altresì possibile dividere il disco in più partizioni, per esigenze pratiche o qualsiasi altro plausibile motivo; in questo caso il sistema operativo, gestirà i vari spazi come se fossero dischi diversi ed in termini di gestione non ci sarà differenza tra questa situazione e l’effettiva presenza di più dischi fisici.

Ogni partizione creata occuperà una posizione sul disco, a partire dalla parte più esterna di questo, secondo la geometria definita dai cilindri, vale a dire: la prima partizione occuperà la parte più esterna di ogni faccia di ogni piatto che compone fisicamente il disco, la seconda partizione verrà "accodata" alla prima e così via (quindi non in modo sequenziale rispetto a facce/piatti)
In termini operativi il partizionamento può essere eseguito usando programmi forniti insieme al sistema operativo o con programmi commerciali appositi
Per spiegazioni su come partizionare, vedere QUI

Il partizionamento preggiora le prestazioni del disco?
In qualche discussione è venuta fuori questa richiesta, poiché pare che qualcuno abbia affermato appunto che partizionando, le prestazioni del disco peggiorano.
Messa in questi termini l’affermazione non può essere considerata vera: i tempi di accesso ad un certo dato, situato in una certa posizione del disco, non cambiano se abbiamo una partizione o più di una
Tanto per capire, se facciamo il benchmark di un disco, di fatto testiamo le prestazioni medie; se testiamo due partizioni dello stesso disco vedremo che quella più interna ha prestazioni peggiori del disco intero, ma quella più esterna risulta essere più veloce dell'intero disco (questo lo si comprende facilmente tenendo conto della geometria delle tracce e dei settori, spiegata poco prima)
Il tutto per dire che, alla fine, le prestazioni generali del disco sono le stesse
In termini di lettura di un certo file situato sul disco, una volta individuata la traccia in cui risiede l’inizio del file, la testina impiegherà sempre lo stesso tempo per “intercettarlo” (è vero che con più partizioni si ha un doppio indirizzamento, partizione + traccia, ma questi tempi sono irrilevanti)
Quindi il partizionamento di per sé non influisce sulle prestazioni del disco.

C'è però da tenere conto di un aspetto prettamente pratico: fare più partizioni significa smistare i dati in precise zone del disco e qualora questo spazio sia nella parte più interna, le prestazioni in lettura/scrittura saranno peggiori.
In pratica: se in un disco ho spazio a partire da un certo punto, la scrittura di un file avverrà nelle prime tracce libere a partire dall'esterno; se invece ho stabilito che quel tipo di file venga scritto in una partizione precisa, che magari è l'ultima del disco, allora sicuramente le prestazioni di lettura scrittura di quel file specifico saranno peggiori
Insomma non degradano le prestazioni del disco, ma ci sarà eventualmente un peggioramento dovuto a quello che potremmo chiamare il “forzato posizionamento distante” (N.B.: quando il disco comincia a riempirsi, si avrà comunque una situazione simile)
Precisazione: stiamo parlando comunque di differenze, che nel normale lavoro di tutti i giorni non ci cambiano certo l'esistenza ed un certo partizionamento intelligente può darci vantaggi che compensano ampiamente gli svantaggi citati (che a mio avviso sono poco tangibili)

Qual'è il partizionamento migliore?
Spesso capitano anche queste domande.... alle quali non esiste risposta
Il partizionamento migliore è quello che meglio soddisfa le proprie esigenze o anche semplicemente le nostre simpatie
Quando si usano più sistemi operativi è consigliabile che ognuno abbia la sua partizione: installare due versioni di Windows sulla stessa partizione (così come l'aggiornamento diretto della versione di WIN) significa andare a cercarsi guai.... e quasi sempre si trovano
Da un punto di vista di dati, il partizionamento può servire a separare gruppi di dati, per una questione di semplice organizzazione del proprio archivio, ma teniamo conto anche che, a seconda della situazione, la separazione dei dati per "categorie" può essere fatta semplicemente con cartelle principali, eventualmente suddivise in sottocartelle (senza dover spezzare il disco in tante parti)
A titolo puramente indicativo, eviterei di esagerare con il numero delle partizioni, che se possono essere comode da un punto di vista di separazione della tipologia dei dati, possono anche risultare scomode e dispersive (a questo punto la valutazione è strettamente personale)

Come falsariga da seguire potremmo ipotizzare una situazione simile, tenendo sempre presente che questa può essere un'indicazione, sulla quale eseguire tutte le varianti che si ritengono opportune:
- partizione primaria con il solo sistema operativo (come già detto, più partizioni eventualmente se i sistemi operativi sono più di uno)
- partizione riservata a programmi e dati (o eventualmente separare in due partizioni programmi e dati)
- eventuale partizione di backup per i dati importanti (solo se lo si ritiene necessario: infatti salva solo da errori accidentali dell'utente e non da guasti del disco)
Tenete conto che: per W98 è sufficiente uno spazio di 1 GB, per W2000 sono sufficienti 4/5GB, per XP 5/6GB
La partizione per il SO sarà comunque dimensionata leggermente più ampia, a scanso di problemi (2/3GB per W98 - 8/10GB per W2000 o XP)

I vantaggi di questa impostazione sono:
- si può formattare la partizione del sistema operativo senza bisogno di fare il salvataggio dei dati
- i programmi andranno comunque reinstallati, ma reistallandoli nelle loro cartelle originali (sull'altra partizione) ritroveremo i dati e le impostazioni che avevamo lasciato
- la partizione principale, deframmentata dopo l'installazione, conterrà il file di swap (da lasciare automatico) e quindi, non installando altro in quella partizione, anche lo swap non sarà frammentato e risiederà nella partizione più veloce (riusciamo così ad ottimizzarlo senza eseguire comandi o procedure particolari )

Ultima modifica di MM : 07-11-2004 alle 19:34.
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Formattazione ad alto livello e file system
Una volta eseguito il partizionamento del disco, gli spazi delle partizioni (o della partizione unica) sono giustamente interpretati dal sistema operativo, ma il sistema operativo non potrà scrivere sul disco o leggere dal disco, in quanto mancano le informazioni relative al modo di "ricerca" dei dati, ossia alla metodologia da adottare per indirizzare i dati scritti (per poterli poi, con lo stesso metodo, rileggerli) o meglio ancora manca quello che si chiama il FILE SYSTEM
(per consigli pratici sulla formattazione, vedere QUI)
La formattazione ad alto livello, normalmente detta semplicemente formattazione, è quell'operazione che definisce, appunto, il file system, vale a dire il tipo di indirizzamento, il "protocollo" di definizione degli indirizzi dei dati contenuto in un certo spazio del disco (partizione)
Questo processo imposta un'area, nella traccia esterna della partizione, riservata a contenere gli indirizzi e le informazioni relative ai dati contenuti sul disco (è come l'indice di un libro)
Questa tabella di indirizzamento o, per dirla in modo diverso, questo indice del disco, prende il nome di File Allocation Table (tabella di allocazione degli archivi) o semplicemente FAT
Per inciso: in altri sistemi questo indice ha denominazione VTOC o TOC, cioè (Volume) Table Of Contents (tabella dei contenuti (del volume)). La denominazione è diversa, il concetto e la sostanza esattamente le stesse

Quando si esegue una formattazione (ad alto livello) di un disco, l'operazione esegue la cancellazione della FAT (se esiste, in caso di disco già usato in precedenza) e la creazione della nuova FAT vuota; in più viene eseguito un controllo della struttura logica della partizione, per verificare eventuali anomalie nella definizione di questa
A titolo di informazione, anche in questo caso i dati del disco non vengono cancellati, quindi sono recuperabili (a meno di successive sovrascritture con altri) tramite appositi programmi (vedi QUI)

Nei sistemi Windows i file system usati sono:
- FAT16 (o semplicemente FAT): gli indirizzi vengono gestiti con blocchi di 16 bit / compatibile on tutte le versioni di Win e di DOS / può indirizzare spazi su disco fino a 2GB
- FAT32: indirizzi gestiti con blocchi di 32 bit / compatibile con W95 OSR2 o versioni Win successive / può teoricamente indirizzare fino a 2TB ("teoricamente" perché in certi casi subentrano limiti o problemi dovuti al sistema operativo)
- NTFS (NT File System - nato con Win NT): indirizzi gestiti con blocchi di 64 bit / compatibile con Wndows NT, 2000 e XP / può indirizzare teoricamente fino a 2000TB

Ogni sistema operativo, comunque, può gestire ed interpretare uno o più tipologie di file system; qualora un certo sistema operativo non sia in grado di gestire un certo file system, la partizione inpostata con questo file system, non sarà gestibile, ne' visibile dal sistema operativo stesso

Precisazione: la visibilità o meno di una certa partizione da parte del sistema operativo in esecuzione, dipende esclusivamente dalle capacità del sistema operativo stesso e non dal file system usato nella partizione in cui viene installato
Per capirci meglio:
- W98 non gestirà mai partizioni inpostate in NTFS (ma sarà in grado di gestire vecchie partizioni in FAT16)
- W2000 o XP gestiranno tranquillamente (e contemporaneamente) altre partizioni in FAT16, FAT32 o NTFS, indipendentemente dal fatto che siano installati originariamente su partizione impostata in FAT32 o NTFS (non FAT16, perché 2GB non sono sufficienti all'installazione del SO)


Meglio FAT32 o NTFS?
Direi che si tratta di una valutazione personale tenendo conto che:
- FAT32: indirizzamento dati più snello, quindi lettura più veloce (anche se la differenza è praticamente irrilevante) / retrocompatibile con i sistemi operativi Win ME, W98(se) e W95 OSR2
- NTFS: cluster più piccoli / possibilità di proteggere dati e cartelle / deframmentazione più veloce
Quindi la scelta và fatta tenendo conto di quale sia il fattore più importante tra i singoli vantaggi di ogni sistema

ATTENZIONE: se si proteggono cartelle o file (con NTFS), in caso di reintallazione ricordarsi di togliere la protezione prima di procedere (per poi reinserirla appena eseguita la reinstallazione) altrimenti si rischia di non poter più accedere alle informazioni precedentemente protette

Ultima modifica di MM : 09-11-2004 alle 23:47.
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