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Bannato
Iscritto dal: Jul 2005
Messaggi: 78
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Per quanto riguarda la collezione, è un'ottima idea; io registro la trasmissione da anni, all'inizio in VHS, poi in DiV-X e adesso in DVD, me ne mancano poche puntate e devo dire che si tratta sempre di materiale video sceltissimo (a parte qualche appunto per le puntate con la zampa di Dolcetta... lì, bisogna prendere le molle da caminetto per maneggiare il disco... Ultima modifica di Heinlein : 07-09-2005 alle 10:10. |
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#22 | |
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Bannato
Iscritto dal: Jul 2005
Messaggi: 78
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Non dico di più, perchè altrimenti ridendo e scherzando finisce che qualcuno viene a suonarmi alla porta. Anzi, io non so proprio niente. |
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#23 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2004
Messaggi: 2189
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Vedi anke Alì Agcà e i recenti fatti di sangue fra le guardie svizzere, ho detto. c'è del marcio in vatikano....
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Il segreto dell'uomo politico è rendersi stupido come i suoi ascoltatori facendogli credere di essere intelligenti come lui. |
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#24 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Berghem Haven
Messaggi: 13528
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#25 | |
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Bannato
Iscritto dal: Jul 2005
Messaggi: 78
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#26 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2004
Città: Liguria di Ponente
Messaggi: 780
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Per mio parere, il documentario era sì bello, ma di parte.
Dalla parte di chi lo ha ucciso. Sì, è questa l'ipotesi mia e di un libro pubblicato qualche tempo fa: "Papa Luciani una morte sospetta" di Luigi Incitti, storico. Il documentario dell'altra sera, per bello che fosse, non la finiva mai di focalizzare l'attenzione sul fatto che era stato malato, continuamente. E alla fine hanno solo accennato la possibilità che fosse stato fatto fuori. D'altra parte si era trovato per le mani faccende molto poco chiare e losche, ad iniziare da Marcincus a Salvi e tutta la curia... La certezza non c'è, ma i dubbi sono davvero tanti.
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"Cogito ergo sum" Cartesio "Fortuna favet fortibus" |
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#27 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2004
Messaggi: 2189
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Luciani -sior karol, ghe t'ho fregà stavolta! Woitila -non si potere mai dire santità....
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Il segreto dell'uomo politico è rendersi stupido come i suoi ascoltatori facendogli credere di essere intelligenti come lui. |
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#28 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2003
Città: Bergamo
Messaggi: 3204
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#29 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2002
Città: Termini Im. (I)/Port Talbot (UK)/Ludwigshafen (D)
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«Sono cristiano con Copernico, Descartes, Newton, Leibniz, Pascal, Eulero, Gerdil, con tutti i grandi astronomi e fisici del passato. E se mi si chiedessero le mie ragioni sarei felice di esporle» (Cauchy) /// I shall fear no evil, for Thou art with me /// CLIO COMMUNITY /// AF inside /// Sehnsucht
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#30 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2001
Città: Lazio Età: 52 ex mod
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http://www.disinformazione.it/albinoluciani.htm Lo strano caso della morte di Albino Luciani A cura di Giuseppe Ardagna Il 26 Agosto del 1978 Albino Luciani divenne ufficialmente Vescovo di Roma (cioè fu eletto Papa) e successore di Paolo VI. In Vaticano, parecchie persone non erano contente dell’elezione di Luciani al soglio pontificio ma, forse, il più scontento di tutti era monsignor Marcinkus che fino all’ultimo istante aveva sperato nell’elezione del candidato Giuseppe Siri. Ma chi era questo Marcinkus? Era una delle pedine fondamentali di quella partita a scacchi che da anni si giocava fra Vaticano e grandi banche e che metteva in palio la possibilità di vedere il proprio capitale aumentare sempre di più[1]. Marcinkus era il più alto in grado all’interno dello I.O.R., l’Istituto per le Opere Religiose. Egli intuì immediatamente i pericoli dell’elezione di questo pontefice che, sin dai suoi primi discorsi, aveva lasciato chiaramente intendere di voler far tornare la chiesa cattolica a quegli ideali di carità cristiana propri del primo cattolicesimo, rinunciando alle ricchezze superflue che troppo avevano distolto gli uomini di chiesa dai propri sacri compiti. Figuratevi il capo della banca vaticana come avrebbe mai potuto vedere un tipo del genere sul più alto gradino del proprio stato… Marcinkus diceva ai suoi colleghi: «Questo Papa non è come quello di prima, vedrete che le cose cambieranno»[2]. Su due punti Luciani sembrava irremovibile: l’iscrizione degli ecclesiastici alla massoneria, e l’uso del denaro della chiesa alla stregua di una banca qualunque[3]. E l’irritazione del Papa peggiorava al solo sentire nominare personaggi come Calvi e Sindona dei quali aveva saputo qualcosa facendo discrete indagini[4]. In coincidenza con l’elezione di Luciani venne pubblicato un elenco di 131 ecclesiastici iscritti alla massoneria, buona parte dei quali, erano del Vaticano. La lista era stata diffusa da un piccolo periodico «O.P. Osservatore Politico» di quel Mino Pecorelli destinato a scomparire un anno dopo l’elezione di Albino Luciani in circostanze mai chiarite.[5] Secondo molti, O.P. era una sorta di «strumento di comunicazione» adoperato dai servizi segreti italiani per far arrivare messaggi all’ambiente politico. Pecorelli, tra l’altro, era legato a filo doppio con Gelli come lo erano Sindona e Calvi[6]. Ma, tornando alla lista ecclesiastico-massonica, questa comprendeva, fra gli altri, i nomi di: Jean Villot (Segretario di Stato, matr. 041/3, iniziato a Zurigo il 6/8/66, nome in codice Jeanni), Agostino Casaroli (capo del ministero degli Affari Esteri del Vaticano, matr. 41/076, 28/9/57, Casa), Paul Marcinkus (43/649, 21/8/67, Marpa), il vicedirettore de «L’osservatore Romano» don Virgilio Levi (241/3, 4/7/58, Vile), Roberto Tucci (direttore di Radio Vaticana, 42/58, 21/6/57, Turo).[7] Di Albino Luciani cominciò a circolare per la curia l’immagine di uomo poco adatto all’incarico, troppo «puro di cuore», troppo semplice per la complessità dell’apparato che doveva governare. La morte subitanea, dopo trentatre giorni di pontificato, suscitò incredulità e stupore, sentimenti accresciuti dalle titubanze del Vaticano nello spiegare il come, il quando ed il perché dell’evento. In questo modo, l’incredulità diventò prima dubbio e poi sospetto. Era morto o l’avevano ucciso?[8] Fu detto all’inizio che Luciani era stato trovato morto con in mano il libro «l’imitazione di Cristo», successivamente il libro si trasformò in fogli di appunti, quindi in un discorso da tenere ai gesuiti ed infine, qualche versione ufficiosa volle che tra le sue mani ci fosse l’elenco delle nomine che il Papa intendeva rendere pubbliche il giorno dopo.[9] Dapprima, l’ora della morte fu fissata verso le 23 e, quindi, posticipata alle 4 del mattino. Secondo le prime informazioni, il corpo senza vita era stato trovato da uno dei segretari personali del Papa, dopo circolò la voce che a scoprirlo fosse stata una delle suore che lo assistevano. C’erano veramente motivi per credere che qualcosa non andasse per il verso giusto. Qualcuno insinuò che forse sarebbe stato il caso di eseguire un’autopsia e questa voce, dapprima sussurrata, arrivò ad essere gridata dalla stampa italiana e da una parte del clero. Naturalmente l’autopsia non venne mai eseguita ed i dubbi permangono ancora oggi. Di questo argomento si occuperà approfonditamente l’inglese David Yallop, convinto della morte violenta di Giovanni Paolo I. Il libro dello scrittore inglese passa in rassegna tutti gli elementi di quel fatidico 1978 fino a sospettare sei persone dell’omicidio di Albino Luciani: il Segretario di Stato Jean Villot, il cardinale di Chicago John Cody, il presidente dello I.O.R. Marcinkus, il banchiere Michele Sindona, il banchiere Roberto Calvi e Licio Gelli maestro venerabile della Loggia P2.[10] Secondo Yallop, Gelli decise l’assassinio, Sindona e Calvi avevano buone ragioni per desiderare la morte del Papa ed avevano le capacità ed i mezzi per organizzarlo, Marcinkus sarebbe stato il catalizzatore dell’operazione mentre Cody (strettamente legato a Marcinkus) era assenziente in quanto Luciani era intenzionato ad esonerarlo dalla sede di Chicago perché per motivi finanziari si era attirato le attenzioni non solo della sua chiesa ma addirittura della giustizia cittadina e della corte federale. Villot, infine, avrebbe facilitato materialmente l’operazione[11]. La ricostruzione fatta da Yallop degli affari di Sindona, di Calvi, di Gelli e dello I.O.R., conduce inevitabilmente all’eliminazione del Papa. Tuttavia la ricostruzione dello scrittore inglese pone alcuni problemi, primo fra tutti la netta sensazione che, in alcuni passi della ricostruzione, gli episodi, le date e le circostanze, tendano ad «esser fatte coincidere» troppo forzatamente. Tuttavia il lavoro investigativo di Yallop è comunque buono e non si può non tener conto del lavoro dell’inglese soprattutto considerando il fatto che troppi sono i dubbi inerenti le ultime ore di vita del Papa. Perché e soprattutto chi ha fatto sparire dalla camera del Papa i suoi oggetti personali? Dalla stanza di Luciani scompariranno gli occhiali, le pantofole, degli appunti ed il flacone del medicinale Efortil. La prima autorità di rango ad entrare nella stanza del defunto fu proprio Villot, accompagnato da suor Vincenza (la stessa che ogni mattina portava una tazzina di caffè al Papa) che verosimilmente fu l’autrice materiale di quella sottrazione. Perché la donna si sarebbe adoperata con tanta solerzia per far sparire gli oggetti personali di Luciani? Perché quegli oggetti dovevano sparire? Domande destinate a restare senza risposta anche in considerazione del fatto che la diretta interessata è passata a miglior vita. Una curiosità per chiudere l’argomento: sulla scrivania di Luciani fu trovata una copia del settimanale «Il mondo» aperta su di un’inchiesta che il periodico stava conducendo dal titolo: «Santità...è giusto?» che trattava, sotto forma di lettera aperta al pontefice, il tema delle esportazioni e delle operazioni finanziarie della banca Vaticana. «E’ giusto...» recita l’articolo «...che il Vaticano operi sui mercati di tutto il mondo come un normale speculatore? E’ giusto che abbia una banca con la quale favorisce di fatto l’esportazione di capitali e l’evasione fiscale di italiani?»
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Guida CDR - SACD/DVD-A links - Pal,Secam, Ntsc - Fonts - Radio online - Jazz -Soul&Funky - siti traduzioni lingue non rispondo a msg privati sui monitor Ultima modifica di Adric : 09-09-2005 alle 23:48. |
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#31 | |
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Bannato
Iscritto dal: Oct 1999
Città: Torino
Messaggi: 65
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Come giustamente rimarcato dal documentario dell'altra sera. |
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#32 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2001
Messaggi: 1009
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#33 | |
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Bannato
Iscritto dal: Oct 1999
Città: Torino
Messaggi: 65
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Poi ognuno è libero di baloccarsi come vuole, per carità, con complotti e complottini, non per nulla le librerie sono piene di libri su queste cose (ne ho visto uno davvero esilarante già nel titolo "tutto ciò che sai è falso" ma LOL )
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#34 |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2001
Città: Lazio Età: 52 ex mod
Messaggi: 9300
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Un libro inquietante questo di David Yallop, uno dei più allarmanti e intriganti apparsi negli ultimi anni. Banchieri, faccendieri, politici, preti, terroristi di destra e di sinistra, militari, manovali e ingegneri del crimine sono tutti presi di mira, attaccati senza riguardo; le loro vite vengono sezionate, i loro discorsi analizzati, i loro respiri e i loro movimenti osservati con la lente di ingrandimento. Il dubbio che assale il lettore è un'inderogabile necessità: ci troviamo di fronte ad uno dei più grandi casi letterari del secolo (sicuramente il più grande dopo la fine della II guerra mondiale) o siamo in presenza invece di un autentico bluff, di un romanzo opportunamente congegnato e fatto passare per reportage giornalistico da un regista del crimine e del vilipendio, un Conan Doyle che vuole essere invece considerato Sherlock Holmes, un Conan Doyle in cerca di soldi e pubblicità gratuita, una ricerca bramosa e assatanata si potrebbe dire? Entrando più specificatamente nei fatti Yallop registra alcuni punti a suo favore che, obiettivamente, nessuno può negargli: 1. I giri di miliardi di dollari e di lire descritti da Yallop sono stati tutti provati; 2. La paura di Sindona, nell'essere estradato in Italia e di venire ucciso da "una tazza di caffè avvelenato" (p. XVI) si è dimostrata non essere una pura e semplice fobia patologica; Sindona morirà, infatti, nelle carceri italiane proprio a causa di caffè avvelenato; 3. Il Vaticano, come detto da Yallop, ha rifiutato pervicacemente di estradare in Italia il vescovo Marcinkus; 4. I legami Vaticano - Massoneria ci sono e sono testimoniati da più parti, basta aprire gli occhi e aguzzare le orecchie; 5. Giovanni Paolo I era un uomo veramente solo (o forse si sentiva soltanto lui stesso solo?) com'è testimoniato da un articolo di Valerio Volpini, ex direttore dell'Osservatore Romano, su Famiglia Cristiana (Tre mesi per tre papi, pp. 58-61 del 28-9-88) 6. La Curia Vaticana ha sempre negato negli anni i clamorosi cambiamenti che avrebbe avuto in mente Giovanni Paolo I secondo Yallop * ma qualcosa bolliva in pentola; ne fanno fede il rifiuto, non soltanto formale, del "plurale maiestatis" l'espressione da lui pronunciata "Dio è padre, ma ancora di più madre", la dichiarazione di don Mario Senigaglia, suo segretario dai tempi di Venezia, (riportata anche nel libro di Yallop, p. 65): "Lo accompagnai fino a Piazzale Roma. Prima di salire sull'auto mi disse: "Penso che sia giunto il momento per la chiesa di fare la scelta del Terzo Mondo. E sai a chi penso? Al cardinale Lorscheider, è un uomo di fede e di cultura. E' un brasiliano, ma è un buon conoscitore dell'Italia e degli italiani."(Giovanni Paolo I, un papa pastore, inserto di Famiglia Cristiana del 10-9-78, pp. 67-82; la frase riportata è a pag. 76). Questi sono tutti fatti, ai quali i fustigatori di Yallop farebbero bene a rispondere con altrettanti fatti, anziché con ingiurie.
Certamente Yallop indulge troppo nel "riferire conversazioni tra uomini morti" (p. XII) e questo è una concessione alla spettacolarità e al tessuto romanzesco del libro, non certo un omaggio alla verità calpestata. C'è poi un diffuso sentimento antitaliano (razzistico sarebbe troppo, anticlericale troppo poco) che percorre tutto il libro nell'insistere dell'autore sulla "Soluzione italiana" quasi che negli altri paesi del mondo (compresa ovviamente l'Inghilterra nazione d'origine dello scrittore) fossero tutti santi e madonne. Un'ultima annotazione: ancora una volta negli scandali nazionali e internazionali compaiono i nomi di banche svizzere e panamensi; un'indagine più accurata sulla loro situazione finanziaria è quanto mai urgente e inderogabile. * Buon ultima un'intervista rilasciata dal cardinale Oddi al settimanale Il sabato (ottobre 87) (Pietro Suriano) N.B: il libro di Yallop è uscito due anni prima della morte di Michele Sindona.
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