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Old 31-07-2005, 22:42   #21
von Clausewitz
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Originariamente inviato da buster
Che onore averti tra gli interventi!
Qui la fondatezza della critica però mi pare abbastanza accertata: a priori né Jaafari né Abbas andavano contestati, ma sui propri primi passi politici forse qualcosa si può dire e sarebbe magari opportuno fosse proprio l'amministrazione Bush a farsi sentire. Soprattutto per quello che riguarda la situazione palestinese, dove, ripeto, 9 bilioni di dollari di finanziamenti mi sembrano un passo un po' affrettato verso una democrazia (?) ancora da vedere: indipendentemente dal concetto più o meno stravagante del termine che si può avere.
guarda che inviati speciali, segretari di stato, ministri dlla difesa ecc. americani in questi anni hanno fatto la spola fra iraq e palestina
i viaggi della Rice recenti in queste zone, stanno lì a dimostrarlo

ps forse i concetti di democrazia dei leader mediorientali citati, coincidono più con i tuoi che con i miei e quindi dovresti esser d'accordo con loro in misura maggiore rispetto a me
ps2 grazie di avermi tributato onori, non so quanto meritati, ma francamente discussioni come queste non me le posso perdere
von Clausewitz è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 31-07-2005, 23:24   #22
von Clausewitz
Bannato
 
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Originariamente inviato da buster
Comunque il giornalista non ce l'ha con Abu Mazen, ma con Mahmud Abbas, attuale leader dell'Autorità Palestinese, che, simpaticamente, durante una visita ufficiale in Giordania ha incontrato Bashar Assad e alcuni capi della jihad islamica e di Hamas, chiedendo ufficialmente la loro cooperazione nella tregua con Israele: ottenendo che nei 4 giorni successivi si intensificassero gli attacchi suicidi e i razzi sugli insediamenti israeliani di Negev e Gaza prima che iniziasse il ritiro dei coloni. Ora, o Abbas ha un credito pari a zero verso Hamas e nessuno strumento per controllarli, e allora mi chiedo a cosa serva la sua leadership, oppure, come Arafat, dice una cosa e ne fa un'altra.
Può sembrarti strano, ma io non ho nessun preconcetto antiamericano: eppure di fronte ad alcuni fatti storco il naso. Arafat non andava bene, Abbas sì? Jaafari va bene anche se continua ad incontrare e a tessere relazioni e rapporti con l'Iran, stato canaglia numero 1 per l'amministrazione USA stessa?
Qualcuno mi aiuti a capire, please.
no, no il giornalista ce l'ha proprio con Abu Mazen, infatti (il primo link che ho trovato e per una volta pur trattandosi di un articolo di liberazione, niente affatto malvagio):

http://esteri.rifondazione.co.uk/Not...05/05M0043.htm

La vita, la storia e gli obbiettivi politici del candidato di al-Fatah, un fedelissimo di Arafat

Abu Mazen o Mahmud Abbas, i due volti del "combattente diplomatico"

Giancarlo Lannutti


Liberazione 5 gennaio 2005


Qual è il vero volto di Abu Mazen, al secolo Mahmud Abbas, candidato ufficiale di Al Fatah alle elezioni di domenica prossima? Quello del «moderato», benvisto dagli Usa e da Israele (se non addirittura, secondo certe forzature, «uomo degli americani»), o quello del «combattente» - sia pure senz'armi - portato in trionfo a Gaza dai militanti delle Brigate di Al Aqsa? Quello in abito occidentale o quello con la kefiya di Arafat drappeggiata sulle spalle e il ritratto del «padre della patria» sullo sfondo? Quello incline al negoziato e al compromesso o quello che promette nei comizi elettorali di «piantare la bandiera della Palestina sulle moschee di Gerusalemme»?

In realtà, al di là delle deformazioni giornalistiche o delle interpretazioni di comodo, non ci sono due Abu Mazen, i due volti apparentemente divergenti appartengono alla stessa persona e sono l'espressione al tempo stesso di una continuità ideale e simbolica e di una svolta politica e istituzionale. Per capirlo basta scandagliare nella storia personale di Abu Mazen, che non è né un "outsider" né l'ultimo venuto (come qualcuno ha mostrato di credere quando fu chiamato nell'aprile di due anni fa all'incarico di primo ministro) ma appartiene al contrario a pieno titolo alla "vecchia guardia" di Al Fatah, al nucleo "storico" coagulatosi quarant'anni fa proprio intorno a Yasser Arafat. Da allora Abu Mazen è stato sempre accanto al "raìs", ha fatto parte della cerchia dei collaboratori più autorevoli e fidati, anche se ha svolto un ruolo che non lo proiettava, come tanti altri dei leader storici, sulla pubblica ribalta ma lo confinava - non per imposizione ma per sua scelta e per sua vocazione - dietro le quinte, nel mondo riservato della tessitura politica e diplomatica. Consigliere e negoziatore più che leader politico o con ambizioni e ostentazioni «militari» (è forse l'unico, insieme a Faruk el Khaddumi, che non si è mai mostrato in divisa).

Nato nel 1935 a Safed (oggi Israele) nei pressi di Tiberiade, Abu Mazen si è laureato in diritto al Cairo e in storia a Mosca, fra l'altro con una tesi sul sionismo; quasi una premonizione del ruolo cui sarebbe stato chiamato nel vertice di Al Fatah e dell'Olp. Per questo Arafat gli ha affidato sempre missioni tanto riservate quanto cruciali: fin dal 1974 la gestione di un gruppo speciale per «tenersi in contatto con quello che avviene in Israele»; ai primi del 1985 la messa a punto con re Hussein di Giordania del primo progetto di delegazione giordano-palestinese per un possibile negoziato di pace; nel gennaio 1993 una missione «di riconciliazione» con la casa regnante saudita dopo la rottura della prima guerra del Golfo che aveva visto l'Olp sbilanciata verso Saddam; nel 1992-93 la partecipazione (questa volta insieme ad Abu Ala) al negoziato segreto di Oslo, per essere poi accanto allo stesso Arafat nella famosa cerimonia della firma sul prato della Casa Bianca il 13 settembre 1993. Un tessitore di alto livello, come si vede, conosciuto dalle controparti, anche se non dal grosso pubblico, appunto per questa sua veste e per le sue capacità diplomatiche; ed è da qui che nacque due anni fa la decisione di affidare proprio a lui l'incarico di primo ministro dell'Anp: una funzione di nuovo conio, creata appositamente per aggirare il rifiuto israelo-americano a trattare con Arafat, e dunque per sbloccare il processo negoziale e consentire la firma della "road map".

Nel successivo fallimento, con la rinuncia all'incarico di premier dopo tre mesi, ebbe certo un peso anche il rifiuto di Arafat di cedere il controllo degli apparati di sicurezza (nel timore, recluso come era nella Muqata, di essere definitivamente tagliato fuori) ma fu determinante la prosecuzione da parte di Sharon della politica di aggressione e di «assassini mirati» che rendeva di fatto impossibile il negoziato. E dunque i toni forti che Abu Mazen ha usato in questi giorni in campagna elettorale, esaltando i «martiri caduti (ieri a Gaza, ndr) sotto il fuoco del nemico sionista» non sono in contraddizione con il suo progetto politico di mettere fine alla «militarizzazione» della Intifada (a Gaza ha chiaramente condannato gli «inutili e dannosi» spari di razzi contro Israele) e di riprendere la via del negoziato per arrivare alla pace «dei coraggiosi» - come avrebbe detto Arafat - e non giù alla svendita della causa palestinese; ma sono, quei toni forti, anche il corrispettivo del sostegno ricevuto da Marwan Barghuti con il ritiro della sua candidatura, sostegno che gli è valso il rispetto e la lealtà (se non forse l'entusiasmo) dei militanti del Tanzim e delle Brigate di Al Aqsa e che lo porta nei più recenti sondaggi oltre la soglia del 65%. L' ipotesi che circola in queste ore fra i più stretti collaboratori di Abu Mazen di una modifica della legge costituzionale per nominare, dopo il 9 gennaio, proprio Marwan Barghuti vice-presidente dell'Anp è una ulteriore conferma di questo clima unitario, ma è anche un chiaro segnale politico sia per gli elettori palestinesi sia per lo stesso governo Sharon.



ps allora pur concedendoti che tu non abbia nessun preconcetto antiamericano (ma onestamente dovresti riconoscere che un certo taglio lo dai ) ti faccio un piccolo esempio che ti riguarda
un po' di tempo fa cerbert apre uno dei suoi soliti topic d'impronta antibushista come ci si aspetta da lui e grondante di retorica proONU (della serie l'ONU qua e l'ONU là, anche se l'ONU così come non si vedeva allora, così continua a non vedersi adesso, tanto che comincio a dubitare seriamente della sua esistenza ), retorica sua e naturalmente di tutti i partecipanti alla discussione (tranne io che li riportai per un attimo alla realtà citando qualche fatto e soprattutto misfatto dell'organizzazione medesima )
ebbene di quella discussione mi ricordo anche di un tuo intervento (adesso lo sai, da tempo immemorabile ti tengo d'occhio ) in cui preassapoco davi agli USA dei "morosi" perchè non pagavano i contributi loro spettanti all'ONU e quindi non ne erano per niente finanziatori, come imperterrito andavi ripetendo a chi ti sollevava qualche dubbio in merito
a me la cosa non quadrava molto, anzi detta così era inverosimile, e in seguito approfondendo con un paio di link in rete la notizia, ho appurato che gli USA continuano a essere di gran lunga i MAGGIORI finazniatori di suddetta organizzazione, nella misura del 20% (cioè circa un quinto del totale) solo che negli ultimi anni hanno abbassato questa quota da un iniziale 25% (cioè un quarto) ad appunto il 20% del totale, ma facendo il tutto in modo abbastanza unilaterale senza troppe consultazioni con i responsabili ONU e lasciando adito a qualche discussione e screzio in merito con quest'ultimi
cosa voglio dire con questo?
non discutere e giudicare nel merito questa decisione dell'amministrazione americana, se giusta o sbagliata, ma dire che se fosse stato solo in minima parte vero quello che tu sostenevi, da qualche anno l?ONU avrebbe chiuso i battenti perchè non avrebbe avuto nemmeno i soldi per pagare le donne di pulizia del palazzo di vetro
ecco allora quella tua affermazione (era solo per farti un esempio) era antiamercana in modo paradigmatico, non perchè faceva una critica all'amerca, ma perchè faceva questa critica su presupposti falsi e/o infondati
von Clausewitz è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 01-08-2005, 11:03   #23
GioFX
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Quote:
Originariamente inviato da von Clausewitz
da quando in qua la libera stampa di un libero paese, liberamente alleato degli USA, non può liberamente criticare gli USA medesimi?
ma che concetto hai della libertà di stampa?
su una cosa però ti do ragione, sulla scarsa competenza di politica internazionale che si ha in Italia
infatti da noi si leggono fior fiore di articoli antiusa, scritti per lo più da incompetenti
come l'americano Vittorio Zucconi, per te sicuramente anti-americano...
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GioFX è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 01-08-2005, 13:17   #24
ClauDeus
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Iscritto dal: Nov 2001
Città: Bg
Messaggi: 243
Quote:
Originariamente inviato da von Clausewitz
.....tranne io che li riportai per un attimo alla realtà

Ahh ma come faremmo senza di te?!!?


OT
Ma allora l'hai poi letta qualche paginetta di Chomsky o continui a sparlarne a priori?
OT
ClauDeus è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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