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#121 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 1912
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ammutinamento: s.m. Rifiuto aperto ed ostile,concertato fra un numero considerevole di subordinati di eseguire gli ordini di un superiore. Orbene possono constatare quello che gli pare e avere tutte le ragioni di questo mondo, ma se hanno rifiutato di eseguire un ordine diretto sono degli ammutinati. Se il capitano ti ordina di prendere la collina con le unghie ci sono 2 possibilità: o il capitano è inetto e allora lo si destituisce o vai a prendere la collina anche se rischi la pellaccia. Così funziona un esercito, a chi non sta bene ci sono tanti altri mestieri non c'è bisogno di fare il soldato.... |
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#122 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 5390
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solo che, se il capitano è un'inetto, intanto che viene destituito, può darsi che tu ci abbia già rimesso la pellaccia. |
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#123 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 1912
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#124 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 5390
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mi piacerebbe che quelli che prendono le decisioni sulla pellaccia degli altri rischiassero anche la propria; sono sicuro che, in molti casi, le decisioni prese sarebbero ben diverse e, se qualcuno di questi "geni del risiko" ci rimettesse le penne non sarebbe una perdita rilevante per la collettività |
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#125 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Messaggi: 992
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Dal Corriere di oggi, il procuratore militare dello Stato Giuseppe Scandurra:
«Gli elicotteristi hanno disubbidito, è ammutinamento» «Un pericoloso precedente se passasse il principio che chiunque può contestare le scelte dei vertici» ROMA - «Un soldato può manifestare dubbi e perplessità, ma quando le sue contestazioni si trasformano in un rifiuto scatta la disobbedienza. E in questo caso, trattandosi di un atteggiamento collettivo, è giusto ipotizzare l’ammutinamento». Giuseppe Scandurra, procuratore generale militare presso la Corte di Cassazione, risponde indirettamente agli elicotteristi che non hanno voluto partecipare alla missione in Iraq, ma che adesso negano di aver disobbedito agli ordini. Non ritiene che si tratti di una contestazione troppo grave? «Il nostro codice lo prevede ed è il reato che si applica in queste circostanze. Il reparto al quale appartengono questi piloti era stato destinato ad "Antica Babilonia". Se loro hanno deciso di non pilotare gli elicotteri, vuol dire che hanno disobbedito a un ordine». In realtà, loro hanno posto un problema di sicurezza e hanno spiegato di averlo fatto per tutelare anche la vita di tutti gli altri. «Se passasse questo principio si introdurrebbe un pericoloso precedente, secondo il quale chiunque potrebbe contestare le scelte dei vertici. Questo non è possibile. Esiste una catena di comando che valuta l’utilizzo degli uomini e dei mezzi e poi prende le decisioni finali». Decisioni che non sono discutibili? «La contestazione è ammessa, così come la discussione. Ma poi ci sono gli obblighi ai quali i militari non possono sottrarsi e il principale riguarda l’obbedienza agli ordini impartiti. Non conosco gli atti di questa vicenda, ma so che si tratta di ufficiali e sottufficiali di carriera che dunque sono tenuti al rigoroso rispetto delle regole. Se ciò non avviene, scatta il procedimento disciplinare e poi quello penale». Gli elicotteristi hanno minacciato querela contro il comandante dell’Aviazione dell’Esercito che li ha definiti «pessimi soldati». «Questa è un’altra storia. Loro si ritengono offesi e dunque faranno valere le proprie ragioni». Proprio in questi giorni, il presidente dell’Associazione magistrati militari ha detto che i tribunali militari sono poco produttivi e ha fatto una proposta: o ampliamo le competenze o li chiudiamo. Lei come la pensa? «Io posso dire che esiste un disegno di legge che riforma l’intero settore, introducendo sostanziali novità. Ma l’abolizione è impensabile. Ricordiamoci che se non avessimo avuto il codice militare di guerra non avremmo mai potuto perseguire personaggi come Kappler o processare un criminale di guerra come Priebke. Anche gli episodi cosiddetti di "nonnismo" non troverebbero giustizia, perché se fossero giudicati dalla magistratura ordinaria avrebbero una connotazione completamente diversa». Non crede che alcune norme siano ormai superate rispetto ai nuovi compiti delle forze armate? «Questo è sicuramente vero e infatti sono state introdotte numerose modifiche che servono anche a tutelare i nostri soldati quando si trovano all’estero in missione». Può fare degli esempi concreti? «La magistratura militare persegue i reati commessi, ma anche quelli subìti. La riforma qualifica i soldati come legittimi combattenti e quindi introduce una serie di garanzie sia rispetto agli altri Paesi impegnati nelle missioni di pace, sia per quanto riguarda i superiori e gli altri commilitoni. Con la riforma, il codice non sarà più centrato sul principio del dovere, ma su quello della offensività e dunque in primo piano ci sarà anche la tutela dei diritti. Un caso esemplare è proprio quello degli elicotteristi». Che cosa intende? «Il procedimento disciplinare ha riconosciuto una loro responsabilità. Adesso si dovrà pronunciare la magistratura. Se alla fine dovessero essere prosciolti dalle accuse, della sentenza si dovrebbe tenere conto anche ai fini delle eventuali sanzioni amministrative da infliggere». In questi giorni si discute della concessione della grazia a Erich Priebke. Lei lo ritiene possibile? «La posizione espressa dal capo dello Stato non lascia spazio a nessuna contestazione: senza il perdono dei familiari delle vittime, un atto di clemenza è impensabile». |
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#126 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 1912
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#127 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 5390
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perchè pensi farebbe loro male? Magari qualcuno potrebbe fare meno danni di quelli che fa attualmente, oppure potrebbe scoprire la sua vera vocazione. Poi, fai un po' tu; se veramente credi a frasi di questo tipo: "già peccato che se facciamo e ognuno fa un po' come accidenti gli pare la pellaccia la rischiano tutti... c'è un motivo se la gerarchia militare è rigida" (frase fatta tipica di film di guerra di serie b) e se pensi che la disciplina potrebbe essere meno rigida se qualche "genio del risiko" rischiasse in prima persona, si capisce per quale motivo non sei in grado di apprezzare simili perle di saggezza. Si dà il caso, però, che alcuni condottieri del passato (di cui i pagliacci che abbiamo attualmente non valgono neppure un'unghia incarnita) non la pensavano esattamente così, ed erano in prima linea in ogni battaglia: nomi come Attila, Gengis Khan, Alessandro il Grande ti dicono qualcosa? (e sono solo un piccolo campione di grandi condottieri del passato). Se fossi un soldato, accetterei un'accusa di ammutinamento da uno di loro di buon grado; non mi sognerei mai di accettarla da un buffone che passa le giornate dietro a un mucchio di scartoffie. In caso contrario, ci si potrebbe mettere a fare l'apologia degli scaldapoltrone; però, in tal caso, non puoi esimerti dal fare anche l'elogio ai kamikaze (non solo quelli giapponesi della II guerra mondiale, non so se mi spiego Ultima modifica di yossarian : 09-03-2004 alle 13:49. |
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