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Old 07-12-2009, 14:27   #41
Jo3
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magari fra 50 anni richiederete scusa per i crimini che commetterete oggi...
E' probabile : per altri 25 mila italiani morti invece, c'e solo l'oblio e il silenzio dettato dalla censura, da qui all'eternità.
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Old 07-12-2009, 14:28   #42
dantes76
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Ergo con questo abbiamo una prova storica contro la semplice parola di un ministro del 21 secolo che non ha nemmeno vissuto quei periodi?

Vabeh....
ma infatti... il vino dell'oste e' buono...
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Old 07-12-2009, 14:29   #43
ConteZero
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Ergo con questo abbiamo una prova storica contro la semplice parola di un ministro del 21 secolo che non ha nemmeno vissuto quei periodi?

Vabeh....
Già, stiamo parlando solo d'Israele e della didascalia di papa Pacelli allo Yad Vashem, mica di gente che ha vissuto o ha avuto a che fare con chi ha vissuto) l'olocausto.
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Old 07-12-2009, 14:30   #44
dantes76
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cetto..cetto...


http://lanostrastoria.corriere.it/20...i-di-isra.html
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Old 07-12-2009, 14:35   #45
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E' probabile : per altri 25 mila italiani morti invece, c'e solo l'oblio e il silenzio dettato dalla censura, da qui all'eternità.
parli di tito??? allora e' meglio che vai a ripassare un po di storia.. ma non quella di cristiani che celebrano la loro innocenza davanti ai silenzi durante l'approvazioni di leggi antisemite...


parli delle foibe?? vero?? IL SILENZIO FU IMPOSTO DAGLI STESSI CHE OGGI SI STRAPPANO LE VESTI....

IL SILENZIO SULLE FOIBE FU IMPOSTO DALL'OCCIDENTE CON L'ASSENZO DEI POLITICI ITALIANI PER NON DISTURBARE LA POSIZIONE DI TITO CONTRO l'URSS...

Degli Ustascia che mi dici?????
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Ultima modifica di dantes76 : 07-12-2009 alle 14:37.
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Old 07-12-2009, 14:36   #46
ConteZero
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E' probabile : per altri 25 mila italiani morti invece, c'e solo l'oblio e il silenzio dettato dalla censura, da qui all'eternità.
Questo si chiama "voler cambiare discorso". Utile quando ti smutandano.
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Old 07-12-2009, 14:38   #47
dantes76
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Questo si chiama "voler cambiare discorso". Utile quando ti smutandano.
figurati.. adesso gli ex comunisti vanno di moda come alleati...
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Old 07-12-2009, 14:40   #48
Jo3
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Altra documentazione storica, di sicuro interesse :

nel 1964 il Rabbino André Ungar citò : «Il Vaticano stesso diede l'autorizzazione e forse anche l'incoraggiamento all'opera di salvezza degli ebrei; il Vaticano mise a disposizione ingenti somme di denaro e, all'occasione, anche i benefici dei propri privilegi diplomatici per salvare gli Ebrei dai nazionalsocialisti»
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Old 07-12-2009, 14:42   #49
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Questo si chiama "voler cambiare discorso". Utile quando ti smutandano.
Purtroppo per te, a fronte di tre mie prove storiche tangibili, non hai ancora prodotto uno straccio di prova storica : parole dette da un ministro, un articolo su un giornale del 2009...

si deduce che.... si ipotizza che....

Ergo porta qualcosa di concreto, altrimenti per il resto, sono solo chiacchiere.
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Old 07-12-2009, 14:42   #50
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Altra documentazione storica, di sicuro interesse :

nel 1964 il Rabbino André Ungar citò : «Il Vaticano stesso diede l'autorizzazione e forse anche l'incoraggiamento all'opera di salvezza degli ebrei; il Vaticano mise a disposizione ingenti somme di denaro e, all'occasione, anche i benefici dei propri privilegi diplomatici per salvare gli Ebrei dai nazionalsocialisti»
si le stesse somme che mise a disposizione per far fuggire i gerarchi nazisti dal porto di genova..verso l'america latina.. quelle che tu riporti furono posizioni dei singoli.. e non mi frega na mazza.. pure i nazisti si ritrovano bnel muro dei giusti... pure la DELASEM...

ariaaaa..ariaaaa....
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Old 07-12-2009, 14:44   #51
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Purtroppo per te, a fronte di tre mie prove storiche tangibili, non hai ancora prodotto uno straccio di prova storica : parole dette da un ministro, un articolo su un giornale del 2009...

si deduce che.... si ipotizza che....

Ergo porta qualcosa di concreto, altrimenti per il resto, sono solo chiacchiere.
infatti si deduce cfhe la posizione della chiesa fu...
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Old 07-12-2009, 14:48   #52
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parli di tito??? allora e' meglio che vai a ripassare un po di storia.. ma non quella di cristiani che celebrano la loro innocenza davanti ai silenzi durante l'approvazioni di leggi antisemite...


parli delle foibe?? vero?? IL SILENZIO FU IMPOSTO DAGLI STESSI CHE OGGI SI STRAPPANO LE VESTI....

IL SILENZIO SULLE FOIBE FU IMPOSTO DALL'OCCIDENTE CON L'ASSENZO DEI POLITICI ITALIANI PER NON DISTURBARE LA POSIZIONE DI TITO CONTRO l'URSS...

Degli Ustascia che mi dici?????
io parlo di 25.000 italiani prigionieri di guerra che grazie a Palmiro Togliatti, che scrisse nel 1943 questa lettera in merito alle proibitive condizioni di vita degli italiani nei gulag russi.


Nella pratica, però, se un buon numero dei prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da dire, anzi e ti spiego il perché. Non c'è dubbio che il popolo italiano è stato avvelenato dalla ideologia imperialista e brigantista del fascismo. Non nella stessa misura che il popolo tedesco, ma in misura considerevole. Il veleno è penetrato tra i contadini, tra gli operai, non parliamo della piccola borghesia e degli intellettuali, è penetrato nel popolo, insomma. Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il milgiore, è il più efficace degli antidoti. Quanto più largamente penetrerà nel popola la convinzione che aggressione contro altri paesi significa rovina e morte per il proprio, significa rovina e morte per ogni cittadino individualmente preso, tanto meglio sarà per l'avvenire d'Italia.

Non tornarono dai campi di prigionia nel dopoguerra

Questa e' una tra le piu vergognose lettere scritte da un ministro italiano nei confronti di altri italiani (militari dell'ARMIR, corpo d'armata italiano in russia), ed e' solo un orrida macchia nella storia italiana.
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Ultima modifica di Jo3 : 07-12-2009 alle 14:51.
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Old 07-12-2009, 14:49   #53
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Purtroppo per te, a fronte di tre mie prove storiche tangibili, non hai ancora prodotto uno straccio di prova storica : parole dette da un ministro, un articolo su un giornale del 2009...

si deduce che.... si ipotizza che....

Ergo porta qualcosa di concreto, altrimenti per il resto, sono solo chiacchiere.
Qualcosa di concreto ?
Una condanna al nazismo (che non sia dell'ultimo minuto) di Papa Pacelli me la trovi ?
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Old 07-12-2009, 14:50   #54
dantes76
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io parlo di 25.000 italiani prigionieri di guerra che grazie a Palmiro Togliatti, che scrisse nel 1943 questa lettera


Nella pratica, però, se un buon numero dei prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da dire, anzi e ti spiego il perché. Non c'è dubbio che il popolo italiano è stato avvelenato dalla ideologia imperialista e brigantista del fascismo. Non nella stessa misura che il popolo tedesco, ma in misura considerevole. Il veleno è penetrato tra i contadini, tra gli operai, non parliamo della piccola borghesia e degli intellettuali, è penetrato nel popolo, insomma. Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il milgiore, è il più efficace degli antidoti. Quanto più largamente penetrerà nel popola la convinzione che aggressione contro altri paesi significa rovina e morte per il proprio, significa rovina e morte per ogni cittadino individualmente preso, tanto meglio sarà per l'avvenire d'Italia.

Non tornarono dai campi di prigionia nel dopoguerra

Questa e' una tra le piu vergognose lettere scritte da un ministro italiano nei confronti di altri italiani.
ahhhh.. mi sembrava che aprlavi delle foibe... togliatti??, fotte na mazza..
hai sbagliato utente per parlare di togliatti....

possiamo parlare dei 40.000 in croazia???
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Old 07-12-2009, 14:50   #55
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io parlo di 25.000 italiani prigionieri di guerra che grazie a Palmiro Togliatti, che scrisse nel 1943 questa lettera in merito alle proibitive condizioni di vita degli italiani nei gulag russi.


Nella pratica, però, se un buon numero dei prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da dire, anzi e ti spiego il perché. Non c'è dubbio che il popolo italiano è stato avvelenato dalla ideologia imperialista e brigantista del fascismo. Non nella stessa misura che il popolo tedesco, ma in misura considerevole. Il veleno è penetrato tra i contadini, tra gli operai, non parliamo della piccola borghesia e degli intellettuali, è penetrato nel popolo, insomma. Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il milgiore, è il più efficace degli antidoti. Quanto più largamente penetrerà nel popola la convinzione che aggressione contro altri paesi significa rovina e morte per il proprio, significa rovina e morte per ogni cittadino individualmente preso, tanto meglio sarà per l'avvenire d'Italia.

Non tornarono dai campi di prigionia nel dopoguerra

Questa e' una tra le piu vergognose lettere scritte da un ministro italiano nei confronti di altri italiani.
Liberitutti!
Solito qualunquismo del "eh, ma anche dall'altra parte" che con il silenzio di Pacelli* non c'entra un fico secco.

* Non lo chiamo Pio XII perché chiamare "pio" uno che ha visto salire al potere Mussolini ed Hitler ed ha fatto spallucce mi sembra poco consono.
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Ultima modifica di ConteZero : 07-12-2009 alle 14:52.
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Liberitutti!
Solito qualunquismo del "eh, ma anche dall'altra parte" che con il silenzio di Pacelli* non c'entra un fico secco.

* Non lo chiamo Pio XII perché chiamare "pio" uno che ha visto salire al potere Mussolini ed Hitler ed ha fatto spallucce mi sembra poco consono.


Stiamo o non stiamo parlando della 2 guerra mondiale e dei fatti capitati in Italia ?

Parliamone dunque : parliamo di chi nel 1943 tentava di salvare vite, e chi nel 1943 non lo faceva.

Altra documentazione storica su PIO XIII


Un altro documento che vorrei far conoscere è quello che ho ritrovato negli archivi personali del cardinale francese Eugene Tisserant. Nel 1938, meno di un anno prima di essere eletto Pontefice, l’allora cardinale segretario di Stato Pacelli intervenne presso la nunziatura di Varsavia nel tentativo di bloccare una legge che proibiva la macellazione rituale dei capi di bestiame secondo l’usanza ebraica, giudicandola persecutoria. L’intervento fu suggerito dal cardinale Tisserant, che aveva appreso da un giornale della nuova normativa.
La lettera, inedita e originale, accompagnata da una copia del rapporto del nunzio apostolico, si trova nell’archivio dell’Associazione amici del cardinale Tisserant, custodito da una nipote del porporato in un paesino dei Pirenei a pochi chilometri dal confine con la Spagna. Ancora una volta si dimostra l’assenza in Pacelli non solo di qualsiasi traccia di antisemitismo ma anche del tradizionale antigiudaismo cristiano e cattolico.
Tisserant, studioso francese stimato da Pio XI, segretario della Congregazione delle Chiese orientali, grande personalità della Curia romana e futuro decano del collegio cardinalizio, il 6 aprile 1938 scrive al Segretario di Stato per chiedergli notizie della legge discriminatoria polacca sollecitando un intervento della Santa Sede. Vale la pena di notare che, in questo caso specifico, ci troviamo di fronte a una norma vessatoria, volta a impedire la libertà di culto degli ebrei (una legge simile era stata introdotta nella Germania nazista subito dopo la presa del potere da parte di Hitler, nell’aprile 1933), ma certamente secondaria se paragonata alla tragedia che stava per abbattersi sui figli di Israele.
Pacelli non attende e prende sul serio la segnalazione, investendo immediatamente del problema il nunzio apostolico a Varsavia, l’arcivescovo Filippo Cortesi, facendogli notare come sia da condannare «ogni atto di persecuzione o di violenza antisemitica» e chiedendogli di intervenire. Il nunzio risponde con un rapporto (n. 89) datato 7 maggio, definendo «inesatta» la notizia riportata dai giornali, in quanto la legge esiste sì, ma è stata approvata solo da un ramo del Parlamento, ed è stata poi lasciata cadere. «Tale legge fu bensì discussa ed approvata dalla Camera dei Deputati», scrive Cortesi nella sua risposta, «ma venne aggiornata al Senato e sembra non sarà ripresa. Essa per altro aveva in mira di sopprimere il quasi monopolio della vendita delle carni che gli israeliti esercitano, macellando oltre le esigenze dell’osservanza rituale». Il nunzio continua: «Come giustamente osserva l’Eminenza Vostra, è da condannarsi ogni atto di persecuzione o di violenza antisemitica». Monsignor Cortesi aggiunge al tempo stesso qualche sua considerazione sulla situazione polacca che in qualche modo giustificando il provvedimento con l’«opportunità tendente a limitare l’eccessiva influenza dell’elemento giudaico… nemico secolare della Chiesa e dell’ordine sociale cristiano». Risuonano in queste righe tracce dell’antigiudaismo cristiano, che invece, va sottolineato ancora una volta, non riscontriamo nel cardinale Pacelli. Quest’ultimo, non appena ricevuta la risposta del nunzio, si affretta a scrivere a Tisserant per informarlo sull’iter di quella legge che proibendo la macellazione per giugulamento «imposta agli israeliti dai loro precetti religiosi», «costituirebbe per gli ebrei una vera persecuzione». E gli trasmette copia del rapporto proveniente da Varsavia.



Vogliamo andare avanti oppure sono sufficienti come prove pubbliche per descrivere la persona di PIO XII?
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Old 07-12-2009, 14:57   #57
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Stiamo o non stiamo parlando della 2 guerra mondiale e dei fatti capitati in Italia ?

Parliamone dunque : parliamo di chi nel 1943 tentava di salvare vite, e chi nel 1943 non lo faceva.

Altra documentazione storica su PIO XIII


Un altro documento che vorrei far conoscere è quello che ho ritrovato negli archivi personali del cardinale francese Eugene Tisserant. Nel 1938, meno di un anno prima di essere eletto Pontefice, l’allora cardinale segretario di Stato Pacelli intervenne presso la nunziatura di Varsavia nel tentativo di bloccare una legge che proibiva la macellazione rituale dei capi di bestiame secondo l’usanza ebraica, giudicandola persecutoria. L’intervento fu suggerito dal cardinale Tisserant, che aveva appreso da un giornale della nuova normativa.
La lettera, inedita e originale, accompagnata da una copia del rapporto del nunzio apostolico, si trova nell’archivio dell’Associazione amici del cardinale Tisserant, custodito da una nipote del porporato in un paesino dei Pirenei a pochi chilometri dal confine con la Spagna. Ancora una volta si dimostra l’assenza in Pacelli non solo di qualsiasi traccia di antisemitismo ma anche del tradizionale antigiudaismo cristiano e cattolico.
Tisserant, studioso francese stimato da Pio XI, segretario della Congregazione delle Chiese orientali, grande personalità della Curia romana e futuro decano del collegio cardinalizio, il 6 aprile 1938 scrive al Segretario di Stato per chiedergli notizie della legge discriminatoria polacca sollecitando un intervento della Santa Sede. Vale la pena di notare che, in questo caso specifico, ci troviamo di fronte a una norma vessatoria, volta a impedire la libertà di culto degli ebrei (una legge simile era stata introdotta nella Germania nazista subito dopo la presa del potere da parte di Hitler, nell’aprile 1933), ma certamente secondaria se paragonata alla tragedia che stava per abbattersi sui figli di Israele.
Pacelli non attende e prende sul serio la segnalazione, investendo immediatamente del problema il nunzio apostolico a Varsavia, l’arcivescovo Filippo Cortesi, facendogli notare come sia da condannare «ogni atto di persecuzione o di violenza antisemitica» e chiedendogli di intervenire. Il nunzio risponde con un rapporto (n. 89) datato 7 maggio, definendo «inesatta» la notizia riportata dai giornali, in quanto la legge esiste sì, ma è stata approvata solo da un ramo del Parlamento, ed è stata poi lasciata cadere. «Tale legge fu bensì discussa ed approvata dalla Camera dei Deputati», scrive Cortesi nella sua risposta, «ma venne aggiornata al Senato e sembra non sarà ripresa. Essa per altro aveva in mira di sopprimere il quasi monopolio della vendita delle carni che gli israeliti esercitano, macellando oltre le esigenze dell’osservanza rituale». Il nunzio continua: «Come giustamente osserva l’Eminenza Vostra, è da condannarsi ogni atto di persecuzione o di violenza antisemitica». Monsignor Cortesi aggiunge al tempo stesso qualche sua considerazione sulla situazione polacca che in qualche modo giustificando il provvedimento con l’«opportunità tendente a limitare l’eccessiva influenza dell’elemento giudaico… nemico secolare della Chiesa e dell’ordine sociale cristiano». Risuonano in queste righe tracce dell’antigiudaismo cristiano, che invece, va sottolineato ancora una volta, non riscontriamo nel cardinale Pacelli. Quest’ultimo, non appena ricevuta la risposta del nunzio, si affretta a scrivere a Tisserant per informarlo sull’iter di quella legge che proibendo la macellazione per giugulamento «imposta agli israeliti dai loro precetti religiosi», «costituirebbe per gli ebrei una vera persecuzione». E gli trasmette copia del rapporto proveniente da Varsavia.



Vogliamo andare avanti oppure sono sufficienti come prove pubbliche per descrivere la persona di PIO XII?
A quanto pare nella redazione del rotolo anche i vaticanisti sono specializzati in fuffa.
Viene da chiedersi perché fù così solerte sulla macellazione dei capi di bestiame e così lento sulla macellazione degli ebrei stessi.
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Ultima modifica di ConteZero : 07-12-2009 alle 14:59.
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Solito qualunquismo del "eh, ma anche dall'altra parte" che con il silenzio di Pacelli* non c'entra un fico secco.

* Non lo chiamo Pio XII perché chiamare "pio" uno che ha visto salire al potere Mussolini ed Hitler ed ha fatto spallucce mi sembra poco consono.
Hai qualche altra documentazione da proporre su Pacelli, o sei rimasto senza altri argomenti se non la divagazione?
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A quanto pare anche i vaticanisti del rotolo sono specializzati in fuffa.
torno a ripetere : qualche prova concreta? dai ce la puoi fare pure tu
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ahhhh.. il tutto si basa su qualcosa scritta su il rotolazzo??? ma LOLLONE...


le prove.... bla bla..
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La Chiesa e l’antisemitismo: forse era meglio tacere

(Seconda parte)

Di PIERO DELL’OLIVO e BARBARA MELLA



Nel primo articolo abbiamo esposto, con l’ausilio di numerose citazioni, alcune qualificate prese di posizione antiebraiche della Chiesa Cattolica, affidate alla rivista dei gesuiti, La Civiltà Cattolica, nei cinquant’anni che hanno preceduto le leggi razziali del 1938. Lo spunto di attualità che ci ha mosso è la recente polemica che ha visto opposti il Vaticano e Gianfranco Fini, nella quale la Santa Sede ha negato di avere mostrato, a suo tempo, un atteggiamento morbido e di sostanziale connivenza nei confronti delle leggi razziali del Fascismo, sostenendo al contrario di esservisi opposta.

Nel primo articolo si è documentato un organico corpus di scritti, apparsi su La Civiltà Cattolica nel 1889, improntati a un antisemitismo estremamente virulento. Successivamente, e fino al 1937, queste posizioni sono state ribadite, salvo una presa di distanza dall’emergente razzismo nazista. La Chiesa concordava sulla pericolosità degli ebrei, ma non sul razzismo “biologico”, e propendeva per soluzioni non violente del “problema”. Nel presente articolo daremo più spazio alle repliche del Regime, senza le quali si perderebbe il senso degli scritti di parte cattolica.

Siamo così arrivati al 1938. Entra in campo Mussolini in persona, che, senza firmarlo, produce (Informazione diplomatica del 17 febbraio) un testo poi passato ai giornali: «il governo fascista [non pensava] di adottare misure politiche, economiche e morali contrarie agli ebrei, in quanto tali»; ma di «far sì che la parte degli ebrei nella vita complessiva della Nazione non risultasse sproporzionata ai meriti intrinseci dei singoli e all’importanza numerica della loro comunità».
E, puntuale (marzo 1938) La Civiltà Cattolica riprendeva, avallandola, la tesi di Mussolini della sproporzione tra posizioni di potere detenute da ebrei e la loro incidenza percentuale sulla popolazione italiana. «La fatale smania di dominio finanziario e temporalistico nel mondo era la vera e profonda causa che rendeva il giudaismo un fomite di disordini e un pericolo permanente per il mondo». Il rimedio era il solito: «la carità, senza persecuzioni, e insieme la prudenza con opportuni provvedimenti, quale una forma di segregazione o di distinzione conveniente ai nostri tempi».
Con l’estate del 1938, la situazione inizia a precipitare. E’ del luglio il “Manifesto della razza”, redatto da 10 professori universitari di discipline medico-sociali (alcuni dei quali dopo la guerra riapparvero sull’opposto versante politico). I dieci punti, che avevano pretese di contenuto scientifico, terminavano con la conclusione che «il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani». Il documento, avallato da Achille Starace, non faceva che “italianizzare” il razzismo nazista.
E’ a questo punto che anche il Papa entra in gioco personalmente, parlando prima di “una forma di vera apostasia”, e, qualche giorno dopo, nominando espressamente il razzismo: «cattolico vuol dire universale, non razzistico, non nazionalistico, separatistico». Il termine “separatismo”, che ricorre spesso nei testi cattolici di quei giorni, significa qualcosa di contrapposto a “ricongiungimento”. In pratica, si condanna una ideologia che nega la condizione di pecorelle smarrite degli ebrei, ossia la possibilità di conversione degli ebrei stessi. Non a caso, Pio XI attribuisce queste tesi a un appiattimento dei fascisti sulle tesi naziste: «ci si poteva chiedere come mai, disgraziatamente, l’Italia avesse bisogno di andare ad imitare la Germania ».
Mussolini rispose con le parole e i fatti. Le parole furono: «Sappiate, e ognun sappia, che anche sulla questione della razza, noi tireremo diritto. Dire che il Fascismo ha imitato qualcosa o qualcuno è semplicemente assurdo». I fatti: il 4 agosto venne emesso il primo provvedimento limitativo dell’ammissione degli ebrei alle scuole italiane. Sempre in agosto, la palla passava al “Regime Fascista”, il quotidiano di Farinacci, che pubblicò una lunga serie di citazioni da fonti cattoliche, tesa a dimostrare che il nascente razzismo fascista era allineato ai dettami della Chiesa. Il Regime Fascista pubblicò, fra l’altro, ampi stralci dagli articoli de “La Civiltà Cattolica” del 1889 [vedi articolo precedente] contrapponendoli alle recenti parole di Pio XI: «Noi ci accorgiamo, alla fine di questo studio vigoroso [quello della Civiltà Cattolica, ndr], che gli Stati e le società moderne, e persino le più sane e coraggiose nazioni d’Europa, l’Italia e la Germania, hanno molto da imparare dai padri della Compagnia di Gesù. E confessiamo che il fascismo è molto inferiore, sia nei propositi, sia nell’esecuzione, al rigore della Civiltà cattolica. Ma confessiamo anche lo stupore doloroso e lo sdegno che ci assalgono quando ci poniamo a considerare questa leale e generosa battaglia dei sapienti e irreprensibili gesuiti, di fronte all’atteggiamento di altri cattolici». E “gli altri cattolici” erano… nientemeno che il Papa: «Se non fossimo cattolici, oggi avremmo accettate con entusiasmo le parole del Santo Padre, così come le hanno accettate e comunisti e massoni e socialisti e giudei e protestanti, che sono i nemici conclamati della Chiesa. »
Il Vaticano si era così messo nella difficile situazione di farsi dare lezioni di dottrina da Farinacci, notissimo ateo, massone e mangiapreti, a meno di smentire la Compagnia di Gesù. Cosa che non fece mai. Anzi, la prima difesa fu affidata alla stessa Civiltà cattolica del 9 settembre, che difese la campagna del 1889, «ispirata dallo spettacolo dell’invadenza e prepotenza giudaica». Vista la scarsa efficacia di questa difesa, intervenne l’ Osservatore romano rimarcando che le frasi rievocate «non sapeva con quale efficacia ed opportunità, all’indomani della caritatevole parola del Santo Padre », non avevano più il valore del momento in cui erano state scritte, perché «risalivano a tempi in cui costumi ed istituzioni non potevano costituire base di confronto alcuno con la vita privata e pubblica dei giorni nostri. (…) Non in nome del principio razzista, così come si dichiara di intenderlo ed applicarlo nel 1938, ma di un principio puramente spirituale contro ogni pericolo per la fede e la civiltà che ad esso si ispirava: cioè contro l’ebraismo, come contro il maomettanesimo, il protestantesimo, il settarismo e contro il comunismo». Mentre l’Osservatore Romano così si divincolava, la rivista dei gesuiti cercava di marcare le distanze: l’antigiudaismo dei nazisti e dei bolscevichi non discendeva da alcuna considerazione religiosa, «anzi era agevolato dall’odio o avversione generale di tali partiti contro ogni religione positiva, anche l’ebraica ». E, difendendo gli articoli del 1889, non ne smentiva una virgola: «Non negheremo però che la forma e lo stile, più che la sostanza del pensiero, possano, dopo quasi cinquant’anni, apparire di qualche acerbità».
Mentre la Chiesa era ridotta a difendersi, il governo agiva. Il Consiglio dei ministri del 2 settembre approvò un decreto «per la difesa della razza nella scuola fascista», col quale tutti gli ebrei, allievi ed insegnanti, furono espulsi dalle scuole pubbliche e private. L’art. 6 stabiliva anche che doveva considerarsi di razza ebraica colui che era nato da geni¬tori entrambi di razza ebraica, «anche se professasse religione diversa da quella ebraica».
Pio XI, ovviamente, non era contento. Ecco le sue dichiarazioni di risposta: «no, non è possibile ai cristiani partecipare all’antisemitismo» « l’antisemitismo è inammissibile; noi siamo spiritualmente dei semiti». Queste dichiarazioni, che sono portate spesso da ambienti cattolici a prova della avversione del Papa alle leggi razziali, sono però da leggersi unitamente a quest’altra frase, contenuta nello stesso discorso: «Noi riconosciamo a chiunque il diritto di difendersi, di prendere i mezzi per proteggersi contro tutto ciò che minaccia i suoi interessi legittimi». Chi aveva “diritto di difendersi” era, beninteso, il regime fascista, non gli ebrei.
Il Duce, comunque, non la prese bene: «Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito a imitazioni, o peggio a suggestioni - dichiarò - sono dei poveri deficienti». Il Papa fece finta di niente, e Mussolini tirò effettivamente diritto, facendo approvare al Gran Consiglio del 6 ottobre la “Carta della Razza
. E, un mese dopo, i famigerati decreti-legge.
Dopo l’approvazione delle leggi razziste, il governo fascista si attendeva una forte reazione dal Vaticano. Per questo, principalmente, aveva messo in atto il precedente fuoco di sbarramento. La reazione fu, invece, straordinariamente morbida, e focalizzata su un unico punto, che in chiave di diritti umani può apparire marginale: l’articolo 6, che proibiva anche ai ministri del culto, sotto pena di ammenda, di celebrare i matrimoni misti. L’Osservatore romano del 14 novembre 1938 lamentò che, con le disposizioni riguardanti i matrimoni misti, si fosse violato unilateralmente il Concordato: «Il vulnus inflitto al Concordato è innegabile. Ed è tanto più doloroso in quanto la Santa Sede non solo si è creduta in dovere di far pervenire tempestivamente le sue osservazioni, ma, da parte sua, ha fatto il possibile per evitare la cosa. La stessa Augusta Persona del Santo Padre è direttamente intervenuta con due paterni Autografi: uno diretto al Capo del Governo, l’altro al Re e Imperatore. Ciò nonostante le nuove disposizioni legislative sono state emanate senza intesa con la Santa Sede: la quale si è sentita, con suo vivo rammarico, in dovere di presentare le sue rimostranze, come sappiamo che ha già fatto».
Di fronte a proteste così deboli e circoscritte, non può stupire che il decreto fosse promulgato senza modifiche (19 novembre). La questione non fu più sollevata dal Vaticano in forma pubblica, se non il 24 dicembre, quando, rivolgendosi al Sacro Collegio, Pio XI ricordò che era la vigilia del decennale della Conciliazione. «Occorre appena dire, ma pur diciamo altamente, che dopo che a Dio, la Nostra riconoscenza e i Nostri ringraziamenti vanno alle altissime persone -diciamo il nobilissimo Sovrano e il suo incomparabile Ministro - ai quali si deve se l’opera tanto importante e tanto benefica ha potuto essere coronata da buon fine e felice successo».
Queste parole non aspre verso l’«incomparabile ministro» indeboliscono molto la successiva protesta, incorporata nello stesso discorso, per «l’offesa e la ferita inferta al Suo Concordato, e proprio in ciò che andava a toccare il Santo Matrimonio, che per ogni cattolico è tutto dire». E, dopo quell’occasione, non ne parlò più, né lo fece il suo successore. (Papa Ratti sarebbe morto il 10 febbraio successivo).
A conferma dell’ottima metabolizzazione dei decreti da parte del mondo cattolico, già il 9 gennaio, Padre Agostino Gemelli, francescano e rettore magnifico dell’Università Cattolica, così si esprimeva in un pubblico discorso riportato dalla stampa: «Superato il dissidio fra la Chiesa e lo Stato per merito dell’immortale Pio XI e del Duce d’Italia, che un’alta e augusta voce aveva chiamato impareggiabile, messi da parte gli idoli che rap¬presentavano la importazione di dottrine non conformi alla tradizione italiana», il popolo italiano era finalmente divenuto di nuovo uno: «uno di schiatta, di ideali. Il merito, lo si deve riconoscere, va a Benito Mussolini, che dopo aver superato e vinto in sé i dissidi dovuti a quelle ideologie, condusse gli italiani a fare altrettanto». Gli strali di Padre Gemelli erano evidentemente rivolti al marxismo. Tuttavia, ce n’era anche per gli ebrei: «Tragica, senza dubbio, e dolorosa la situazione di coloro che non possono far parte, e per il loro sangue e per la loro religione, di questa magnifica Patria; tragica situazione in cui vediamo, una volta di più, come molte altre nei secoli, attuarsi quella terribile sentenza che il popolo deicida ha chiesto su di sé e per la quale va ramingo per il mondo, incapace di trovare la pace di una Patria, mentre le conseguenze dell’orribile delitto lo perseguitano ovunque e in ogni tempo ». Se la sono voluta, diceva in sostanza il caritatevole frate. E, con questa frase di un sacerdote particolarmente vicino a Papa Pio XI, si chiude la questione. Le leggi razziali c’erano, e mai più la Chiesa avrebbe trovato a ridire.
Anche il boccone indigesto dei matrimoni misti era velocemente digerito. Il 15 gennaio 1939, l’Osservatore Romano ospitava l’omelia dell’allora vescovo di Cremona, Giovanni Cazzani, che così disinvoltamente si esprimeva: «Un vero cattolico non ha domestici ebrei, o balie ebree, non accetta maestri ebrei. La Chiesa fa di tutto per impedire matrimoni tra ebrei e cattolici ». Una specie di pietra tombale sulla questione.
Negli anni successivi, le leggi razziali sembrarono piacere sempre di più alla Chiesa e alle sue rinnovate gerarchie. Tanto che, dopo il 25 luglio 1943, il Vaticano, per mezzo del gesuita Tacchi Venturi (uno degli artefici del Concordato) si adoperò perché il governo Badoglio, intento alla delegificazione post-fascista, non abrogasse in toto i famigerati decreti, ma solo quelle parti che erano sgradite alla Santa Sede: tre punti che riguardavano i matrimoni misti e gli ebrei convertiti. Il 29 agosto 1943, Padre Tacchi Venturi riferì al Segretario di Stato di essere stato contattato da un gruppo di ebrei italiani, che vivevano nel terrore dell’arrivo delle truppe naziste. Scriveva che lo avevano pregato di tornare completamente “alla legislazione introdotta dai regimi liberali e rimasta in vigore fino al novembre 1938”. In breve, chiedevano il ripristino delle leggi che garantivano agli ebrei parità di diritti. Ma aveva respinto le loro suppliche: preparando la petizione al nuovo Ministro italiano degli Interni –scrive Tacchi Venturi- «mi limitai, come dovevo, ai soli tre punti precisati nel venerato foglio di Vostra Eminenza del 18 agosto […]guardandomi bene dal pure accennare alla totale abrogazione di una legge [cioè delle leggi razziali ndr] la quale secondo i principii e le tradizioni della Chiesa Cattolica, ha bensì disposizioni che vanno abrogate, ma ne contiene pure altre meritevoli di conferma ».
Le leggi razziali sarebbero poi state abrogate dopo l’8 settembre 1943, in esecuzione di una clausola dell’armistizio dell’8 settembre imposta all’Italia dagli alleati angloamericani. Protestanti, come ognun sa.

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Ultima modifica di dantes76 : 07-12-2009 alle 15:05.
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