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Old 28-11-2009, 23:52   #101
_Magellano_
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Città: dire paesino sarebbe essere generosi :asd:
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Originariamente inviato da Jarni Guarda i messaggi
Nel 2009, nell'Italia governata dal regime forzista, il partito che si definisce "il più grande partito d'opposizione" si preoccupa che il nome di un asilo si riferisca ad un libro di genere fantasy.

Non può essere vera questa realtà...

MATRIX ESISTE!!!


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Scelta che non è piaciuta al Pd: "E' sottocultura fascista"
__________________
Sampdoria o Lazio,ditemi voi chi ha bruciato di piu,la sconfitta diretta o la sconfitta morale?
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Old 29-11-2009, 00:05   #102
lowenz
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Effettivamente Morpheus assomiglia a Shrek

Ma cosa ci fa il donnaiolo del forum a casa a quest'ora?
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Old 29-11-2009, 00:06   #103
lowenz
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Originariamente inviato da Dreammaker21 Guarda i messaggi
Io pensavo riguardasse Lorenzo
Quello è l'originale
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Old 30-11-2009, 01:20   #104
LUVІ
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Allora.
Io ogni tanto i miei figli li chiamo "Gli Hobbit", mutuando questa abitudine dal blog di Nonsolomamma, Aka Claudia De Lillo.
Io ho letto, quando avevo 6 anni, il Silmarillion, e quando ne avevo 8 avevo finito la letteratura classica di Tolkien.
Ciononostante è INNEGABILE che ci sia un movimento SUBDOLO e ARROGANTE che vede le destre e le estreme destre, da fn, a casa pound, passando per ag e msi prima, che si APPROPRIA di simboli ispirati a Tolkien, così come ad altri miti della gioventù (penso a La Storia Infinita, Atreju).
Si insinuano così nelle giovani menti plasmabili, cercando di far passare messaggi di mito, passione e fantasia, per poi cominciare ad indottrinarli con tutti gli altri ammennicoli del fascio.
Ecco così che assieme a citazioni di Tolkien mi trovo sotto casa svastiche greche (perchè quelle naziste si cacano troppo sotto ad esporle) e "fondazioni" culturali con "m" clonata dall'autografo del pelato di merda; ecco che gli striscioni, a questi ragazzini, glieli fanno fare con i caratteri che ben conoscete, ecco che al maiuscolo si preferisce il maiuscoletto.
Sono tutte cazzate, tante piccole cose, ma che nelle loro piccole teste bacate contribuiscono a tenere vivo il mito del fascio; peccato che, poi, dopo averli indottrinati con queste cazzate, passino spesso e volentieri anche a cose più serie.
Detto ciò, è ovvio che ci siano cose più importanti di cui discutere, per chiunque come per gli esponenti locali del PD; ma non bisogna fargli passare tutto a sta gente.
Io amo Tolkien, e che venga utilizzato come icona da sta gentaglia mi ci rode, e non poco.

LuVi
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Old 30-11-2009, 01:36   #105
lowenz
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A 6 anni il Silmarillion?

Ma nemmeno i candidati alle amministrative riescono a tanto, siamo sicuri che fossero 6 anni e non 16?
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Old 30-11-2009, 01:45   #106
redsith
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Io direi che è ora di dire basta a questi strascichi sessantottini che vogliono dividere la cultura (e non solo) in destra e sinistra.
Quello lo posso leggere? Quello lo posso guardare? Posso apprezzare quella musica? E qulla marca di scarpe?
Tristezza.
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Old 30-11-2009, 01:47   #107
redsith
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siamo sicuri che fossero 6 anni e non 16?
Per citare Family Guy, sei sicuro che fosse "il Silmarillion"? Sei sicuro che non fosse un "niente"?
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Old 30-11-2009, 01:56   #108
LUVІ
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No no, mi ricordo benissimo, era il Silmarillion che ho ancora, in lingua originale, ovviamente, nel 1977, portato da mia zia Uoller; me lo sono letto mentre ero in missione in Zambia
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Old 30-11-2009, 07:25   #109
Ileana
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Se a sinistra non ne avessero ostracizzato la pubblicazione in Italia, facendolo pubblicare a una casa Editrice quasi di nicchia con tendenze a destra, e rendendolo facilmente appropriabile da, probabilmente tutti questi problemi non ci sarebbero.


Voglio dire, il treno di Tolkien la sinistra l'ha volutamente perso (addirittura quasi fatto deragliare) quasi 40 anni fa.
E' inutile che pianga ora.
__________________
Mi chiedete perchè non posso prendere sul serio questa Europa? Perchè il grado di sviluppo e maturità dei cocomeri va determinato in modo congruo e l'indice rifrattometrico della polpa, misurato al centro della polpa, nella sezione massima normale dell'asse deve essere uguale o superiore all'8° brix.
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Old 30-11-2009, 07:32   #110
mixkey
 
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Se a sinistra non ne avessero ostracizzato la pubblicazione in Italia, facendolo pubblicare a una casa Editrice quasi di nicchia con tendenze a destra, e rendendolo facilmente appropriabile da, probabilmente tutti questi problemi non ci sarebbero.


Voglio dire, il treno di Tolkien la sinistra l'ha volutamente perso (addirittura quasi fatto deragliare) quasi 40 anni fa.
E' inutile che pianga ora.
Chi piange?
Abbiamo fatto bene ad ignorarlo, tenetevolo pure.
Il tempo impiegato contro certe culture non e' mai sprecato.

Ultima modifica di mixkey : 30-11-2009 alle 07:34.
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Old 30-11-2009, 07:50   #111
Ileana
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Chi piange?
Abbiamo fatto bene ad ignorarlo, tenetevolo pure.
Il tempo impiegato contro certe culture non e' mai sprecato.
Ah beh, si certo.
Sui gusti non si può discutere ma 'Certe culture' riferito al signore degli anelli, mi pare eccessivo.

Non ho capito se l'hai letto o meno, ma se non l'hai letto possiamo anche chiudere qui
__________________
Mi chiedete perchè non posso prendere sul serio questa Europa? Perchè il grado di sviluppo e maturità dei cocomeri va determinato in modo congruo e l'indice rifrattometrico della polpa, misurato al centro della polpa, nella sezione massima normale dell'asse deve essere uguale o superiore all'8° brix.
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Old 30-11-2009, 07:55   #112
mixkey
 
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Ah beh, si certo.
Sui gusti non si può discutere ma 'Certe culture' riferito al signore degli anelli, mi pare eccessivo.

Non ho capito se l'hai letto o meno, ma se non l'hai letto possiamo anche chiudere qui
Si puo' chiudere qui anche per me, quelli di noi piu' accorti sapevano bene che prevenire era meglio che curare. Avere chiuso anche certe TV a tempo debito non avrebbe portato alle attuali condizioni.
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Old 30-11-2009, 07:59   #113
LUVІ
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Chi piange?
Abbiamo fatto bene ad ignorarlo, tenetevolo pure.
Il tempo impiegato contro certe culture non e' mai sprecato.
LOL!
"Il treno di tolkien la sinistra l'ha perso"!
Ma che cazzo se deve da legge de prima matina

*Questo ed altri post vanno in onda in dialetto locale per venire incontro alle speranze del minculpop
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Old 30-11-2009, 08:01   #114
mixkey
 
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LOL!
"Il treno di tolkien la sinistra l'ha perso"!
Ma che cazzo se deve da legge de prima matina

*Questo ed altri post vanno in onda in dialetto locale per venire incontro alle speranze del minculpop
Che devo dire? Ho preferito quello di Diabolik.
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Old 30-11-2009, 08:03   #115
LUVІ
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Che devo dire? Ho preferito quello di Diabolik.
Ma non ce l'ho con te
La Astrolabio mò è di destra
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Old 30-11-2009, 08:32   #116
D.O.S.
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Serviva essenzialmente per due cose:

*sviluppare tecniche mnemoniche per ricordarsi un libro "Bibbia like" (cioè dove ci sono tonnellate di riferimenti e legami, vedi alberi genealogici)
*sviluppare affinità con un lessico elaborato ed epico e le varie figure retoriche studiate inerentemente ai classici greci

Sì, in questo senso è assolutamente cultura.
tutto questo popo di scuse per giustificare il fatto che sei un nerd ?
non c'è nulla di male ad essere nerd , qui siamo TUTTI nerd e nessuno di noi si vergogna a dirlo .... dobbiamo istituire la giornata dell'orgoglio nerd perché tu ti vergogni ?
basta dirlo :" sono un nerd e ho letto tutto Tolkien da ragazzino " ( capirai che sforzo , qui c'è gente che faceva di peggio fin dalla culla )

cribbio!!!
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Old 30-11-2009, 09:12   #117
gugoXX
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Tolkien a malapena sapeva cosa fossero e dove vivessero i fascisti.

E relativamente ai cugini maggiori nazisti:
Tolkien is known to have condemned Nazi "race-doctrine" and anti-Semitism as "wholly pernicious and unscientific". He also said of racial segregation in South Africa,

Tolkien had nothing but contempt for Adolf Hitler, whom he accused of "Ruining, perverting, misapplying, and making for ever accursed, that noble northern spirit, a supreme contribution to Europe, which I have ever loved, and tried to present in its true light"

Gli analsti italiani devono avere bevuto un Montenegro di troppo.
I fascisti e i comunisti italiani lascino pure Tolkien dov'e' (che peraltro e' nato, vissuto e ispirato in una nazione dove sia i primi che gli ultimi se li mangiavano a colazione), e continuino pure a trastullarsi con i loro cori colorimetrici.
__________________
Se pensi che il tuo codice sia troppo complesso da capire senza commenti, e' segno che molto probabilmente il tuo codice e' semplicemente mal scritto.
E se pensi di avere bisogno di un nuovo commento, significa che ti manca almeno un test.
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Old 30-11-2009, 10:04   #118
Ileana
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LOL!
"Il treno di tolkien la sinistra l'ha perso"!
Ma che cazzo se deve da legge de prima matina

*Questo ed altri post vanno in onda in dialetto locale per venire incontro alle speranze del minculpop
Tu, che sei più vecchio di me, se avesti un minimo di onestà intellettuale (capisco che...) non avresti problemi ad ammettere che Tolkien, dall'ambiente culturale di sinistra, fu pesantemente boicottato, ben prima che la destra se ne appropriasse.


Questo, come con tantissimi altri scrittori, che fascisti e di destra non potevano sicuramente essere (personalmente) poichè vissuti ben prima delle allora (e delle odierne) concezioni di Destra e Sinistra.

Senza parlare di quelli che, effettivamente, di Destra lo sono stati.
Basti pensare il trattamento riservato a Pound nella scuola e nell'università Italiana (nemmeno degli USA, dove fu rinchiuso in manicomio -dopo essere stato in un campo di prigionia in Italia-, a causa del suo essersi schierato col Fascismo, viene bistrattato tanto quanto qui), per non parlare di Cèline (che io personalmente ho provato a leggere, ma non ho retto fino alla fine -quindi non è questione di gusti personali-), o Mishima.
__________________
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Old 30-11-2009, 10:25   #119
D.O.S.
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Tu, che sei più vecchio di me, se avesti un minimo di onestà intellettuale (capisco che...) non avresti problemi ad ammettere che Tolkien, dall'ambiente culturale di sinistra, fu pesantemente boicottato, ben prima che la destra se ne appropriasse.

io proprio non me lo ricordo questo boicottaggio della sinistra , a meno che non ti stessi riferendo al 68 e a tutto quello che è accaduto nel decennio successivo ,ma mi sembra strano perché Tolkien era molto gradito anche dai figli dei fiori , mi viene giusto in mente l'esordio dei Pink Floyd e il folk misticheggiante dei primi T Rex .
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Old 30-11-2009, 10:32   #120
Ileana
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io proprio non me lo ricordo questo boicottaggio della sinistra , a meno che non ti stessi riferendo al 68 e a tutto quello che è accaduto nel decennio successivo ,ma mi sembra strano perché Tolkien era molto gradito anche dai figli dei fiori , mi viene giusto in mente l'esordio dei Pink Floyd e il folk misticheggiante dei primi T Rex .
Questo è un articolo molto interessante:
http://www.railibro.rai.it/articoli.asp?id=257

Quote:
Tolkien, Jackson e il caso italiano
Ideologizzazione e versioni cinematografiche de Il Signore degli Anelli.
di Andrea Monda

D. Tolkien e il caso italiano. E’ vero che in Italia Tolkien passa ancora per un autore di destra? Come è avvenuto questo? Ha pesato sulla diffusione del romanzo tra il pubblico e la critica?

BOTTERO - Tre risposte:
a) Si. È vero. Basta pensare ai commenti che Natalia Aspesi fece su Repubblica all’epoca dell’uscita del primo film. Non poteva più dirlo apertamente perché era un grosso successo, ma sotto sotto, tra i denti, si leggeva il disprezzo per un autore di destra. E l’Aspesi è solo una tra i tanti che ancora lo crede. Basti pensare al recente libro edito da Minimum Fax;
b) perché per la critica ufficiale dell’epoca le fiabe, le favole, ossia tutto ciò che non è “realismo con il messaggio” è da considerare negativo, che tende a ottundere la coscienza delle masse, e a perpetuare lo stato di asservimento del popolo. Ergo, è al servizio del capitale e del padrone. Quindi di destra. E questa miopia ha colpito anche la critica cattolica, che non vide nel libro il chiarissimo messaggio cristiano;
c) sulla diffusione tra il pubblico questo non ha pesato affatto. Fortunatamente spesso il pubblico se ne frega della critica e legge quello che è bello e che gli piace. D’altronde oltre trenta tra edizioni e ristampe dimostrano che qualcuno il libro l’ha comprato, o no? O dobbiamo pensare tutte le copie vendute siano state acquistate solo da membri del Fronte della Gioventù? Sulla diffusione tra la critica invece ha pesato senz’altro. E questo porta a far sì che oggi spesso ci siano critici che danno pareri sul libro senza averlo letto.

DEL CORSO/PECERE - Il tentativo di trasformare Tolkien in un autore di destra, in Italia, c’è stato e continua ancora. La storia di questa mistificazione comincia negli anni ’70, quando il fantastico tolkieniano viene trasformato in un serbatoio di simboli e slogan da parte di una destra post-fascista in cerca di punti di riferimento. Questo ha pesato solo in parte sulla diffusione del romanzo presso il pubblico: la maggior parte dei lettori, infatti, si è accostata ad esso senza scorgervi contenuti politici o ideologici. L’appropriazione da destra, invece, ha influito in maniera più profonda sul dibattito critico nato attorno al Signore degli anelli: sin dagli anni ’70, infatti, si è avuta una vera e propria proliferazione di saggi volta a giustificare su un piano concettuale l’operazione politica che si stava compiendo.

FEERIA - L’interpretazione più ampia del «caso italiano» di Tolkien è forse quella che troviamo nell’introduzione di Gianfranco de Turris all’edizione italiana della biografia di Tolkien scritta da Humphrey Carpenter edita dalle Edizioni Ares nel 1991 (pp. 11-35). Uscito nel 1970 nelle edizioni Rusconi Il Signore degli Anelli è rimasto invischiato nello scontro tra la cultura dominante di sinistra e quella, appunto legata anche all’editrice Rusconi, di destra. Forse oggi possiamo leggere questa contrapposizione con uno sguardo più distaccato e «critico», e comprenderla nell’orizzonte più vasto del problema delle ideologie (di destra o di sinistra) che dominavano in quegli anni il dibattito culturale. Ma l’opera di Tolkien è passata attraverso questo scontro con un numero sempre crescente di lettori, mentre le ideologie (anche se non è così per i poteri editoriali) stanno oramai dando i loro ultimi colpi di coda e candendo forse nel dimenticatoio del passato. È interessante, però, leggere quelle pagine di Gianfranco de Turris, come anche quelle di Paolo Gulisano, nel suo bel libro Tolkien, il mito e la grazia, (Ancora 2001, p. 172-175). Tolkien oggi non è più considerato autore di destra (e nemmeno di sinistra, certamente!), soprattutto grazie al numero crescente di lettori lontani dagli interessi di potere che «spesso» muovono il mondo della critica letteraria. Soprattutto attraverso la versione cinematografica realizzata dal regista Peter Jackson, l’opera di Tolkien è arrivata a un pubblico ancora più vasto e, per questo, è stata ancor più liberata dal pesante fardello ideologico che però non era mai riuscito ad imbrigliarla, e a fermarne il progressivo cammino di diffusione e di successo. Già gli ottimi contributi, già ricordati, di Paolo Gulisano, Andrea Monda e Saverio Simonelli, infatti, avevano aiutato a fare piazza pulita delle pessime recensioni che avevano accolto Tolkien al suo primo apparire in Italia. Nel «caso italiano» di una lettura ideologica sull’opera di Tolkien ci sono state alcune rare eccezioni. Tra queste anche la nostra esperienza, quando nel 1985, allora giovani universitari, decidemmo di fondare una rivista che aprisse uno spazio libero alla riflessione e alla creatività giovanile e scegliemmo di dare a questa rivista il nome di «Feeria» - che avevamo tratto dal saggio Albero e foglia di Tolkien. Le reazioni furono, a dir poco, di sbigottimento generale: un nome incomprensibile e impronunciabile. In effetti, da un lato il mondo cattolico ignorava, nel migliore dei casi, l’opera e la persona di Tolkien, mentre dall’altro la cultura «alta» la considerava disimpegnata e marginale. Mancava completamente, in quegli anni, un lavoro critico che potesse illuminare l’universo creativo di Tolkien e le recensioni o le introduzioni ai suoi lavori erano fortemente fuorvianti. Inoltre, la nostra esperienza contravveniva alle regole del tempo non colorando ideologicamente questo autore e la sua opera, non interpretandola all’interno di questi schemi, ma cogliendo l’intuizione di una nuova fecondità che Tolkien esprimeva autenticamente a partire dalla verità del Vangelo! C’era in Tolkien qualcosa di nuovo e di vivo, di autentico, appunto, capace di andare al di là delle ideologie e delle mode del momento e di parlare dell’essere umano con un desiderio sincero di verità. A distanza di quindici anni dall’uscita del suo primo numero, la nostra rivista, semestrale, continua ad uscire e ad essere apprezzata. Certo, è molto cambiata rispetto a quel foglio formato tabloid che conteneva anche poesie e racconti, come, del resto, siamo cambiati anche noi. Ma rimane, come allora, uno strumento con cui comunichiamo il nostro cammino, i frutti della nostra ricerca, di un fare cultura assieme che si apre anche a tutti coloro che camminano su questa via stessa della ricerca di quello che Tolkien chiamerebbe il «piacere letterario» o, più ampiamente, il piacere dell’arte, della bellezza, del vero, del bene.

FERNANDEZ - Anche in Francia le controversie su Tolkien non mancano: egli è accusato da una certa sinistra di razzismo e da una certa destra di paganesimo. Ma queste assurdità che si possono tranquillamente rifiutare, non sembrano nuocere in alcun modo sulla sua popolarità!

GIULIANO - Le vicende editoriali legate alla pubblicazione del Signore degli Anelli in Italia sono fin troppo note così come le motivazioni del ritardo con cui il libro è apparso rispetto agli altri paesi europei. È ormai acclarato che, nel dopoguerra, una sorta di conventio ad excludendum impediva che autori non allineati trovassero spazi nei corsi universitari come nei cataloghi delle case editrici maggiori (immaginate Tolkien edito, ad esempio, da Einaudi negli anni ’70: che scandalo!), destinandoli al circuito degli appassionati e dei piccoli editori. Ancora oggi, in certi ambienti, su Tolkien grava l’handicap di essere ritenuto, nella migliore delle ipotesi, un ‘conservatore’ nonché di essere stato eletto a punto di riferimento da parte di un’estrema destra giovanile in cerca di nuovi numi tutelari. Senza andare troppo indietro nel tempo, basta pensare alle ineffabili recensioni scritte in occasione del film La Compagnia dell’Anello da critici importanti come Tullio Kezich o Natalia Aspesi. Quest’ultima, in un articolo apparso su La Repubblica, così scriveva: “s’annuncia la tipica catastrofe da festival: lo sbarco nella città, già martoriata dagli occupanti cinematografici, arroganti e rumorosi, degli Hobbit, a greggi, a mandrie, a orde, a cicloni; sono i fan della famosa saga fantasy, un po’ naziskin, scritta dal filologo inglese J.R.R. Tolkien che, data la sua passione per la mitologia celtica, entrerà certamente nelle scuole formigon-bossiane della Lombardia come testo base di storia patria”. Credo che ogni commento sarebbe superfluo. Tutto ciò ha sicuramente influito - e almeno in parte continua ad influire - sull’emarginazione di Tolkien in campo accademico e nelle riviste letterarie più prestigiose (in passato se ne sono occupati soltanto studiosi anti-conformisti come Elémire Zolla o Franco Cardini, e qualche anglista come Emilia Lodigiani, Oriana Palusci, Carlo Vegetti) ma, fortunatamente, viste le innumerevoli edizioni dei suoi libri, non ha inciso presso il pubblico dei lettori.

GULISANO - Penso che dopo il film di Jackson (e questo è senz’altro un titolo di merito di quest’opera cinematografica) questo tipo di caratterizzazione ideologica sia completamente superata. Solo degli irriducibili nostalgici del manicheismo politico (e purtroppo qualcuno ancora sussiste) possono riproporre lo squallido teatrino che estrema sinistra e estrema destra italiane misero in scena per anni, a beneficio dei propri scarsi seguaci, l’una bollando Tolkien come “fascista” e l’ altra approfittando del gentile omaggio per arruolare indebitamente Tolkien sotto le proprie bandiere. Questo spiacevole equivoco, che ha danneggiato il grande scrittore inglese a livello di giudizio della critica, anche se non è riuscito a tenere lontano molti lettori, oggi- grazie lo ripeto anche al film e ai contributi critici più documentati e approfonditi usciti nel frattempo- non ha più ragione di esistere. Lo hanno testimoniato i tanti lettori del quotidiano comunista “Il Manifesto” che l’anno scorso si ribellarono all’ennesimo tentativo di stroncatura ideologica di Tolkien subissando la rubrica delle lettere del giornale con missive di protesta in cui si ribadiva con decisione il loro apprezzamento per Il Signore degli Anelli e l’estraneità del libro a certi tipi di categorie politiche.

MANNI - Oggi sempre meno in Italia Tolkien passa per autore “di destra”. Nel passato ciò è avvenuto perché l’egemonia del materialismo marxista sulla cultura di sinistra faceva sì che questa rifiutasse la letteratura di genere fantastico (senza capire l’avvertimento di Croce contro la critica basata sui “generi”, che prima ho ricordato). Si consideri, per esempio, che il più stimato degli intellettuali di sinistra, Umberto Eco. Egli aveva molti presupposti per apprezzare Tolkien : amante e studioso del Medioevo, amante e studioso di narrativa (e narratore lui stesso), attento lettore dei fenomeni della società di massa, che così meritoriamente ha contribuito a portare all’attenzione degli studiosi, esortandoli a superare i tabù snobistici dell’accademia. Eppure egli ha sempre ignorato Tolkien, se non per rivolgergli battutine sarcastiche. E allora la cultura di destra, trovando il campo libero, si è “appropriata” di Tolkien. Credo però che questo fatto abbia influito poco o nulla sul gradimento del pubblico, e non molto anche sulla critica. Sulla critica l’ostacolo serio è stato il pregiudizio – specificamente “latino”, almeno negli ultimi due secoli - a favore del “realismo letterario”, come ha opportunamente osservato Emilia Lodigiani (autrice di Invito alla lettura di Tolkien, Mursia 1982). Pregiudizio ben più vecchio dell’egemonia marxista a cui accennavo. Questo pregiudizio permane tuttora.

MORGANTI - Vexata quaestio… A differenza di tante pseudospiegazioni che vogliono assolvere a priori la miopia dell’egemonia culturale gramsciana in Italia dal secondo dopoguerra quantomeno all’inizio degli anni ’80, per averlo toccato con mano ricordo bene che lo sputtanamento di Tolkien come “autore fascista” inizia ben prima dei “Campi Hobbit”, ossia del 1978. Per l’occhiuta sinistra culturale italiana, che aveva in mano tutto e agitava la scure dell’epiteto “fascista” contro tutti coloro che non divenissero organici ai propri progetti politici, Tolkien era semplicemente indigeribile, per cui veniva “censurato” dei suoi aspetti mitico-religiosi e comunque accomunato a tutti quegli artisti e pensatori che non si riducevano ad un realismo militante; si prenda in mano l’edizione del 1980 della breve biografia tolkieniana di O. Palusci (La Nuova Italia) per averne una prova, e si rammenti che in quegli anni lo stesso epiteto veniva usato per musicisti come Angelo Branduardi e filosofi come Augusto del Noce.

RESPINTI - È certamente vero e altrettanto certamente è un fenomeno assolutamente, esclusivamente e squisitamente italiano. Di “provincialismo” culturale italiano, cioè, incapace di confrontarsi con la profondità e la nobiltà di una creazione letteraria come quella appunto tolkieniana, senza sfuggire alla tentazione di affibbiare etichette e bandiere. Una sorta di complesso d’inferiorità, insomma… Ovviamente, tutto questo ha pesato sulla diffusione di Tolkien nel nostro Paese; ma, ancora, è un caso solo italiano… Mi piace molto, del resto, quanto scrive l’ex presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga – intervistato nel libro L'anello che non tiene di Lucio Del Corso e Paolo Pecere e pubblicato dalla Minimum Fax di recente – a tale proposito: «C'è più vicinanza fra fascismo e comunismo che non fra fascismo e “tolkienismo”», e chi di Tolkien fa un fascista si comporta «come i socialisti» i quali «dicevano che nostro signore Gesù Cristo era socialista perché amava i poveri».

D. Cosa pensate del film di Jackson?

BOTTERO - È un bel film. Ma è una cosa diversa dal libro, chiaro. Pretendere una trasposizione pedissequa del libro in film sarebbe stato ingenuo. Sono due media diversi, ed è giusto che i risultati finali siano in qualche modo dissimili. Detto questo lo ritengo sufficientemente fedele allo spirito del libro da ritenermi soddisfatto.

DEL CORSO/PECERE - Il film di Jackson è uno splendido prodotto di intrattenimento, molto efficace nel ricreare visivamente i particolari della Terra di Mezzo, grazie ad un’accurata documentazione e a una sinergia di tecniche diverse (dalla computer grafica alla carpenteria). Il risultato spettacolare si basa sulla regia dinamica di Jackson, ma anche sulla scelta di privilegiare o ingigantire – anche a livello di sceneggiatura – gli aspetti epici e guerreschi della vicenda.
FEERIA - È indubbio che la trilogia di Peter Jackson dedicata a Il Signore degli Anelli ha riempito di ammiratori, vecchi e nuovi, le sale cinematografiche di tutto il mondo. Come ha sottolineato Bruno Meucci nel suo testo Il meraviglioso mondo di Jackson-Tolkien da noi pubblicato, anche chi, fino a ieri, non si era mai occupato di hobbit, elfi e nani è caduto nell’immensa rete di questa grande operazione cinematografica. Anche se non è tutto merito del film di Jackson la caduta delle barriere ideologiche che avevano impedito per decenni la lettura del romanzo senza appropriazioni indebite o pregiudizi di parte, ora nessuno si domanda più se Tolkien sia mai stato un cattolico militante, un professore nostalgico di un’improbabile età dell’oro, un retrogrado fascista in giacca e cravatta e con la penna in mano. Con la forza dei numeri e a colpi di effetti speciali la trilogia di Jackson ha spazzato via tutte le controversie politiche e intellettuali che c’erano in passato, lanciando direttamente nell’immaginario collettivo le avventure degli eroi della Terra di Mezzo. Questo trionfo mediatico può essere considerato un bene, perché la saga di Tolkien è conosciuta ormai dalle generazioni di mezzo mondo, ma anche un male, in quanto i media producono superficialità e appiattimento, e in questo caso il Tolkien conosciuto da mezzo mondo non sarebbe altro che la sua versione cinematografica spettacolare e semplificata. Peter Jackson è stato abile nel mantenere l’equilibrio tra le esigenze di marketing, inevitabili in un’operazione economica tanto imponente e dispendiosa, e la sua personale originalità di autore. E infatti, il regista neozelandese, dopo aver mostrato una forte propensione per versioni surreali e auto-ironiche di horror (ricordiamo i suoi ultimi Splatter-Gli schizzacervelli e Bad Taste), sembra aver trovato ne Il Signore degli Anelli un repertorio congeniale di creature orride e mostruose per esprimere liberamente le proprie fantasie. Anton Giulio Mancino, in «Cineforum» (n. 412, marzo 2002), evidenzia giustamente alcune sensazioni che non possono non colpire lo spettatore almeno di fronte al primo capitolo della trilogia jacksoniana, in cui la presenza del Male è molto più insistente di quella del Bene, quasi a conferma di una forte propensione del regista per il lato oscuro della psiche. È confortante, però, constatare che già nel secondo episodio Jackson ha compiuto una certa evoluzione in questo senso, esprimendo, ci sembra, un maggiore equilibrio nel confronto, appunto, tra il bene e il male. Ci piace pensare che anche questa «evoluzione» di Jackson potrebbe essere un frutto del suo confronto con l’opera di Tolkien. Riguardo alla storia, il regista è riuscito, considerando il limite del mezzo cinematografico, a rispettare l’opera di Tolkien. Peter Jackson ha dichiarato la sua posizione in proposito: «Speriamo che questo sia anche un modo per far conoscere il mondo della Terra di Mezzo a coloro che non hanno mai letto il libro. Mi piacerebbe pensare che essi, nel vedere il film, possano sentire almeno in parte la complessità, l’incanto e il fascino dei temi che si trovano nel romanzo di Tolkien». In questo, certamente, il film di Jackson è riuscito molto bene nel suo intento.

FERNANDEZ - Il film di Jackson è un’eccellente occasione di far conoscere ancora meglio l’opera di Tolkien. Non lo considero un tradimento dell’opera, malgrado alcuni tagli (ma non ho visto il terzo episodio).

GIULIANO - La riduzione cinematografica di un testo così complesso come Il Signore degli Anelli è un’operazione ammirevole e, tutto sommato, penso sia un buon film. Si vede bene che nessun particolare è tralasciato: dalla scelta degli interpreti (ottima quella di Ian McKellen/Gandalf, Christopher Lee/Saruman, Viggo Mortensen/Aragorn, Brad Dourif/Gríma, un po’ meno Cate Blanchett/Galadriel, Bernard Hill/Théoden, David Wenham/Faramir e i vari attori che impersonano gli Hobbit, questi ultimi li trovo troppo fanciulleschi) alla ricostruzione delle armi e degli scenari (grazie anche all’utilizzo di illustratori del calibro di Alan Lee e John Howe). D’altra parte, soprattutto ne Le Due Torri, la recitazione non riesce sempre a dare il giusto pathos a scene altamente drammatiche e che andrebbero rese meglio. In altre parole, se, per un verso, la scelta fisica degli attori appare, tutto sommato, valida, per un altro la capacità d’interpretazione di alcuni fra questi non mi sembra memorabile. Ma, probabilmente, tale carenza va anche inquadrata nelle oggettive difficoltà che film di questo genere comportano (raramente, almeno in tempi recenti, nei kolossal in costume abbiamo potuto ammirare performances da Oscar), mancando una tradizione recitativa cui riferirsi. Pure alcune modifiche della trama mi paiono fuorvianti. È il caso, ad esempio, dell’intervento di Arwen per salvare Frodo o dell’’esorcismo’ operato da Gandalf su Théoden per liberarlo delle influenze negative, per non parlare dell’atteggiamento di Elrond nei confronti del rapporto tra la figlia e Aragorn. Comunque, trattandosi di un grande affresco, l’effetto della recitazione dei singoli protagonisti ed i cambiamenti apportati rispetto al libro hanno rilevanza minore rispetto al giudizio da dare sull’insieme dell’opera, la quale conserva un forte impatto visivo.

GULISANO - Confrontarsi con l’opera di Tolkien traducendola nel linguaggio cinematografico non era certo impresa facile, tanto che illustri registi come Stanley Kubrick e John Boorman in passato vi avevano rinunciato. Sicuramente alcune recenti tecnologie hanno consentito di raffigurare gli elementi più fantastici della storia (personaggi, luoghi, battaglie) in modo efficacemente spettacolare evitando il rischio del ridicolo o del pacchiano. La trilogia jacksoniana è indubbiamente spettacolare, avvincente, ben raccontata a livello filmico. Ovviamente si tratta di una interpretazione del romanzo, e Jackson l’ha precisato con grande onestà. Si potrebbe disquisire a lungo sull’assenza di alcuni personaggi (Tom Bombadil ad esempio) o su una certa carenza di poeticità rispetto al romanzo, o su alcune scelte interpretative dei personaggi e della trama, ma nel complesso si deve dire che lo spirito tolkieniano del libro è rispettato, così come i grandi temi non sono stati stravolti. Peter Jackson dimostra una conoscenza dell’opera assolutamente non indifferente, e credo che sia riuscito nella cosa più importante: trasmettere a tantissima gente che ancora non conosceva Tolkien l’interesse e la passione per Il Signore degli Anelli.

MANNI - Il terzo non lo ho visto ancora , il secondo non mi è piaciuto (troppo “cappa e spada” in generale, troppo comico il personaggio di Gimli, troppo “fighetto” il personaggio di Legolas, troppo piatto Gandalf il Bianco, troppo distanti dallo spirito del romanzo le scene dell’ “esorcismo” a Theoden e del comportamento di Faramir verso l’Anello), il primo invece mi è piaciuto molto.

MORGANTI - Nei limiti di una ricostruzione cinematografica, i primi due films di Jackson mi sono sembrati utili. Non perfetti, ma utili; vedremo il terzo, ricco di temi, come la restaurazione della Regalità sacra, che da tempo mi premono.

RESPINTI – Una gran bella prova cinematografica, che rasenta il capolavoro. Uguale alla lettera tolkieniana? No, certo, e meno male. Che farsene, infatti, di un doppione che peraltro non riuscirebbe mai a eguagliare l’originale? Meglio una lettura, un’interpretazione – qual è quella di Jackson, appassionato di Tolkien prima che cineasta – capace di restituire lo spirito tolkieniano integralmente. È lo spirito dell’opera, infatti, che conta. E la scelta di trasporre nei film alcuni fra i mille dialoghi possibili del libro, optando per quei dialoghi, così come alcune scene enfatizzate e sottolineate, dicono che Jackson ci ha provato seriamente. E che in molti casi ci è riuscito… certo, nei film vi sono sbagli e cadute di tono: ma errare humanum est. Solo il perseverare nell’errore appartiene a Morgoth… Inoltre, la dovizia dei particolari e la cura dei dettagli, ivi compreso lo sforzo linguistico profuso, dice che Jackson ha inteso fare più che una semplice trilogia di mero consumo cinematografico. “Bravo”, insomma, come dicono i francesi a teatro, mantenendo la dizione italiana e accentando la finale
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Mi chiedete perchè non posso prendere sul serio questa Europa? Perchè il grado di sviluppo e maturità dei cocomeri va determinato in modo congruo e l'indice rifrattometrico della polpa, misurato al centro della polpa, nella sezione massima normale dell'asse deve essere uguale o superiore all'8° brix.
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