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Old 21-11-2009, 19:36   #41
SalvoDS(2)
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Originariamente inviato da Ja]{|e Guarda i messaggi
Ah, perché quando sapevi di quella di Silvio con Mangano, quella di Cosentino e i rifiuti tossici, quella di Maroni e il comune di Fondi (ma anche Paterò, perché no...), quella di Cuffaro e i festegiamenti con cannoli per i suoi cinque anni in primo grado, quella di Dell'Utri e la sua condanna in primo grado per concorso esterno in associazione di tipo mafioso e in Cassazione per frode fiscale.... avevi una buona reputazione?
mi vergogno di essere italiano
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Old 21-11-2009, 21:44   #42
claudioborghi
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Originariamente inviato da Steinoff Guarda i messaggi
Oddio, tra Li Gotti e schifani esistono delle differenze che definire macroscopiche e' poco.
E' proprio vero, altra caratura... uno trattava con Brusca... invece Schifani (leggo dal tuo post) "nel 1992 fondò, assieme a due soci tra cui Antonino Garofalo, rinviato a giudizio nel 1997 una societa'..."

Scelgo questa perche' e' straordinaria... si rimprovera a quest'uomo di aver fondato una societa' con un incensurato perche' doveva sapere che cinque anni dopo sarebbe stato RINVIATO A GIUDIZIO.
Quindi si presume che quel briccone di Schifani doveva avere una palla di cristallo tarata su cinque anni nel futuro, ma non troppo piu' in la', perche' altrimenti avrebbe potuto vedere che costui sarebbe stato assolto e quindi andava tutto bene

ma tu pensa, bisogna evitare pure i contatti con quelli che saranno processati (e chissenefrega se verranno assolti, per l'estensore dell'articolo e' dettaglio da nulla). Prevedo anni d'oro per i chiromanti...
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Old 21-11-2009, 22:01   #43
LUVІ
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Pensa quelli che accettano una carica a consigliere di una banca commissariata al centro di n vicende, compreso riciclaggio di capitali di provenienza dubbia e lo sanno benissimo!
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Old 21-11-2009, 22:15   #44
Jarni
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Originariamente inviato da claudioborghi Guarda i messaggi
si rimprovera a quest'uomo di aver fondato una societa' con un incensurato perche' doveva sapere che cinque anni dopo sarebbe stato RINVIATO A GIUDIZIO.
Quindi si presume che quel briccone di Schifani doveva avere una palla di cristallo tarata su cinque anni nel futuro, ma non troppo piu' in la', perche' altrimenti avrebbe potuto vedere che costui sarebbe stato assolto e quindi andava tutto bene

ma tu pensa, bisogna evitare pure i contatti con quelli che saranno processati (e chissenefrega se verranno assolti, per l'estensore dell'articolo e' dettaglio da nulla). Prevedo anni d'oro per i chiromanti...
Nessuno rimprovera a Schifani di aver fondato una società con un incensurato, questa è una tua conclusione di comodo.

La questione è se il socio condannato fosse mafioso al tempo del sodalizio con Schifani(notoriamente prima si è mafiosi, e poi si viene condannati per questo) e se lo era, Schifani lo sapeva? Che tipo di rapporti d'affari ha intrapreso? Ecc...

Non ti fare queste domande, mi raccomando...
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Old 21-11-2009, 23:13   #45
luxorl
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Originariamente inviato da claudioborghi Guarda i messaggi
Ho letto velocemente... anche nel caso che schifani come avvocato abbia avuto come clienti dei mafiosi, qualcuno mi spiega la differenza con l'uomo scelto da Di Pietro come sottosegretario alla giustizia, il senatore Li Gotti dell'IDV, avvocato di gente come Giovanni Brusca, l'assassino di Falcone?

http://www.repubblica.it/2004/j/sezi...uti/avuti.html

Ero rimasto (parlando di li gotti) che era normale che un avvocato potesse difendere dei criminali... adesso e' cambiato qualcosa?
Ma perché devi andare OT?!?
ADP ti ha rubato la donnina che te lo sogni anche la notte?
Pesante è dir poco...
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Ultima modifica di luxorl : 21-11-2009 alle 23:19.
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Old 21-11-2009, 23:17   #46
luxorl
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Originariamente inviato da claudioborghi Guarda i messaggi
ma tu pensa, bisogna evitare pure i contatti con quelli che saranno processati (e chissenefrega se verranno assolti, per l'estensore dell'articolo e' dettaglio da nulla). Prevedo anni d'oro per i chiromanti...
Perché uno mafioso ci diventa da un giorno all'altro...
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Old 21-11-2009, 23:18   #47
luxorl
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Non ti fare queste domande, mi raccomando...
Lui queste domande se le fa e come... anche amplificate 1000 volte... ma solo se di mezzo c'è ADP... se ci sono gli amiconi del partito è tutto un gomblotto
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Old 22-11-2009, 09:49   #48
DonaldDuck
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Perché uno mafioso ci diventa da un giorno all'altro...
Io mi domando...quando voi sostenitori IDV parlate di mafia e vi permettete insinuazioni da codice penale...le ricordate stè cose, vero?

http://www.repubblica.it/online/poli...e/falcone.html
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Originariamente inviato da Ilda Boccassini Guarda i messaggi
Leoluca Orlando Cascio, nel 1990, sostenne e non fu il solo, soprattutto nella sinistra - che "dentro i cassetti della procura di Palermo ce n'è abbastanza per fare giustizia sui delitti politici". Quei cassetti, dove si insabbiava la verità sulla morte di Mattarella, La Torre, Insalaco, Bonsignore, erano di Falcone. Ritorna l'accusa di Amatucci e Viglietta: Falcone è un "venduto". Delle due l'una, allora. O quelle accuse erano fondate e allora non si beatifichi come eroe un magistrato che ha fatto commercio della sua indipendenza o quelle accuse erano, come sono, calunnie e gli artefici avvertano la necessità di fare pubblica ammenda. In dieci anni, non ho ancora ascoltato una sola autocritica nella magistratura e nella politica.

http://ricerca.repubblica.it/repubbl...emoria-di.html
Quote:
Originariamente inviato da Ilda Boccassini Guarda i messaggi
' DEPISTAGGI PER MACCHIARE LA MEMORIA DI FALCONE'
Repubblica — 07 settembre 1993 pagina 4

Alla commemorazione di Falcone, il 25 maggio, Ilda Boccassini aveva parlato per un quarto d'ora gelando l'aula. Aveva raccontato dell' amarezza di Falcone che si era visto arrivare richieste di rogatorie monche da parte dei colleghi di Mani pulite. "Non si fidano di me", aveva confidato alla Boccassini che subito dopo la strage non aveva esitato a puntare il dito contro coloro che secondo lei, erano responsabili dell' isolamento in cui si era venuto a trovare Falcone dopo la nomina di Claudio Martelli a ministro. Scontri e battaglie del resto non hanno mai impaurito Ilda Boccassini. Napoletana, sulla soglia dei quarant' anni, ha condotto a Milano alcune delle più importanti inchieste su droga, criminalità organizzata e riciclaggio.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...c-e23a7a132034

Quote:
E Boccassini disse: «Fuori lui o fuori io»

Non tutti i Pubblici ministeri si fanno teleguidare da consulenti alla Genchi, per quanto bravi e preparati possano essere. Nel 1993, Gioacchino Genchi era un dipendente della Polizia di Stato molto abile nell'analisi delle telecomunicazioni. Ma il sostituto procuratore di Milano Ilda Boccassini, fattasi applicare a Caltanissetta per condurre le indagini sulle stragi di Capaci e via d'Amelio fece estromettere Genchi dal gruppo d'indagine Falcone e Borsellino. Perché? «Perché già allora – conferma oggi il Pm milanese – dalle proposte che Genchi avanzava a noi magistrati, ebbi la sgradevole impressione che non stesse lavorando per l'inchiesta ma seguendo sue personali curiosità». E, vedendo che nessuno prendeva decisioni, Boccassini pose il suo aut aut al Procuratore di Caltanissetta: «Fuori lui o me ne vado io», ottenendo che venissero revocati gli incarichi di consulenza affidati al poliziotto di Castelbuono all'inizio dell'indagine sulle stragi del 1992.


http://blog.panorama.it/italia/2009/...i-interceptor/

Quote:
Da Castelbuono alla Rete
Genchi Gioacchino da Castelbuono (Palermo) non è un investigatore di paese. Vicequestore in aspettativa sindacale alla questura di Palermo, 49 anni, uomo di grande sicurezza ed ego smisurato, è probabilmente il più abile e intelligente detective informatico d’Italia. Il suo pensiero è sofisticato, la sua conoscenza del software e dell’hardware sorprendente. Il suo talento micidiale ha cominciato a rivelarsi fin dagli anni Ottanta, quando “smanettava” sui primi pc in commercio. Nel 1985 entra in polizia e già dopo tre anni il capo della Polizia di Stato, Vincenzo Parisi, lo mette alla testa della direzione telecomunicazioni del ministero dell’Interno per la Sicilia occidentale. Carriera fulminante.
Nel 1996 diventa consulente tecnico dell’autorità giudiziaria. Su incarico del Csm tiene corsi di formazione e aggiornamento per magistrati e uditori giudiziari. In breve, Genchi diventa un punto di riferimento: “I risultati del mio lavoro sono consacrati in centinaia di ordinanze, di sentenze e di pronunce alla Corte di cassazione” si vanta sul suo sito web. È vero, ma la sua attività vista in controluce ha più di una zona oscura. Tanto che già nel 1993 Ilda Boccassini, allora sostituto procuratore di Caltanissetta, drizza le antenne e si scontra con Genchi, che all’epoca è il tecnico del pool investigativo sulla strage di Capaci e vuole allargare l’indagine ai contatti telefonici privati e alle carte di credito di Giovanni Falcone. O me o lui, dice “Ilda la rossa”. E la spunta.
http://www.repubblica.it/2009/01/sez...ti-genchi.html

Quote:

Nel 1993, Ilda Boccassini, quando indagava sulla strage di Capaci, non gradì che quel tecnico del pool investigativo si attardasse intorno ai contatti telefonici privati di Giovanni Falcone, che nulla avevano a che fare con l'inchiesta. E quando nel febbraio di quell'anno se lo trovò davanti che proponeva di "trattare" le carte di credito del magistrato ucciso, se ne liberò senza stare troppo a pensarci su. "O me o lui", disse.

"Il fatto è - racconta ancora un altro pubblico ministero - che Genchi arriva da te con un elenco di numeri di telefono che sono entrati in contatto con il cellulare o il telefono fisso del suo indagato. Ti chiede una delega per verificarli. E tu che diavolo ne puoi sapere se tra quei centinaia di numeri ce n'è uno che non ha nulla a che fare con il tuo "caso" e molto con le curiosità di Genchi? Questo è il motivo per cui preferisco non lavorare con lui, che è certamente il solo in Italia a sapere fare quelle analisi dei dati".
La testimonianza di questo PM è talmente credibile che è possibile trovare riscontro in questo scarica-barile tra Genchi e De Magistris.

http://ricerca.repubblica.it/repubbl...-anche-de.html

Quote:
Genchi interrogato 7 ore dal Copasir anche De Magistris prende le distanze

Repubblica — 31 gennaio 2009 pagina 9 sezione: POLITICA INTERNA

ROMA - Il pm Luigi De Magistris scarica il suo consulente Gioacchino Genchi e viceversa. L' audizione fiume di ieri al Copasir (l' organismo parlamentare di controllo sui servizi segreti), non ha chiarito affatto il dubbio principale per il quale i due protagonisti dell' inchiesat Why not sono stati convocati. E cioè capire perché sono stati controllati i tabulati telefonici dell' ex capo dell' intelligence militare, Nicolò Pollari, dell' ex capo dell' antiterrorismo degli 007 Marco Mancini e di altri tre agenti segreti. Secondo De Magistris, non sarebbe stato lui ad autorizzare quegli accertamenti delicatissimi. Secondo Genchi, invece, quei tabulati telefonici sarebbero stati acquisiti con una regolare delega e sarebbero frutto di «un' attività trasparente e cristallina». Proprio su questo punto, il 20 febbraio prossimo De Magistris sarà giudicato dalla sezione disciplinare del Csm per aver firmato un' «abnorme delega di indagini» al suo fidato consulente tecnico.

Qualcuno per cortesia mi spiega con precisione cosa intendeva dire Buscetta? Fu Berlusconi a far avverare la profezia?

http://www.repubblica.it/online/poli...giornidue.html

Quote:
Il boss, prima di essere interrogato e rivelare i segreti di Cosa Nostra
lo aveva avvertito: "Ti distruggeranno professionalmente e poi..."

La profezia del pentito Buscetta

Tre anni fa il primo tentativo di ammazzare Giovanni Falcone
di GIUSEPPE D'AVANZO

ROMA - Se c'era una parola, un'accusa che lo feriva era quella parola e quell'accusa che ha dovuto leggere sui giornali, che è risuonata nei convegni, che gli rotolava alle spalle - alle spalle, mai sulla faccia - di essere ormai "andato", di essersi "piegato", di essere ormai - né più né meno - un "reggicoda" del potere politico che voleva - né più né meno - strozzare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, che voleva - né più né meno - impedire allo Stato di recidere il legame doppio tra mafia e politica.

Erano parole, era un'accusa che aveva dovuto leggere e sentire - alle spalle, mai sulla faccia - dal 13 marzo 1991 quando aveva accettato di diventare direttore degli Affari Penali del ministero di Grazia e Giustizia. Gli avevano impedito di essere consigliere istruttore (gli avevano preferito per "anzianità" Antonino Meli), avevano distrutto il pool (era diventato un "centro di potere", avevano detto), avevano smembrato l'inchiesta-collettore su Cosa Nostra ("è un'organizzazione che non ha struttura priramidale", avevano sentenziato). Lo avevano costretto in un ruolo subalterno alla Procura della Repubblica. Aggiunto procuratore, appunto.

Aveva detto di sì a Roma, allora. Lo aveva detto con la disperazione impotente che hanno i meridionali che sono costretti a partire, a emigrare, a lasciare ciò che si ama, i luoghi della memoria, le "radici antropologiche" diceva lui, per ricominciare altrove il discorso che era stato interrotto e che andava completato.

Giovanni Falcone quando parlava della sua Sicilia, della sua Palermo sceglieva un verso: "Nec tecum nec sine te vivere possum". E spiegava quella frase con le parole di Leonardo Sciascia, un altro grande siciliano che non sempre gli fu amico: "Amare una terra e una gente al tempo stesso che si detesta, sentirsi somiglianti e diversi, volere e disvolere, bisogna riconoscere che è un bel guaio. In questo guaio viviamo tutti noi siciliani e un guaio non è mai bello. E' certo più difficile essere siciliani che milanesi. E' forse per questo faccio il lavoro che faccio. Perchè la mafia non è la Sicilia e il siciliano non è un mafioso".

Era questa fiducia in se stesso e nella sua terra e nei siciliani che quelle parole, quell'accusa schiacciava. Giovanni Falcone ne era offeso, umiliato, ma non era uomo (era un siciliano, no?) da darlo a vedere più di tanto. Buttava giù il boccone amaro, prendeva tempo (si versava da bere, si guardava intorno), strizzava gli occhi, sorrideva a labbra strette, alzava le spalle con un gesto nervoso e significativo, più eloquente di qualsiasi parola. Se lo conoscevi bene, potevi notare che c'era una piega amara all'angolo della bocca e una luce triste in quegli occhi che, al contrario, erano sempre vivi e luccicanti di ironia, di passione, di eccitazione "perché c'è tanto da fare e bisogna farlo presto e bene".

Giovanni Falcone, 54 anni, padre funzionario della provincia, madre molto religiosa (della fede sentirà sempre "una nostalgia rispettosa") si era assegnato un compito. Se l'era assegnato molto tempo fa quando, tra le possibili frasi che sceglie ogni ragazzo per orientare (impregnare) la sua vita, lui aveva scelto una - "un po'retorica" ammetteva - di Giuseppe Mazzini. Era questa. Più o meno. Falcone la ricordava così: "La vita è missione e il suo dovere è la legge suprema". La missione che s'era scelto era sconfiggere la mafia, annientare Cosa Nostra. "Fin da bambino - ha raccontato a Marcelle Padovani in un libro (Cose di Cosa Nostra) che è ora, tragicamente, il suo testamento spirituale - avevo respirato giorno dopo giorno aria di mafia, violenza, estorsioni, assassini. C'erano stati poi i grandi processi che si erano conclusi regolarmente con un nulla di fatto. La mia cultura progressista mi faceva inorridire di fronte alla brutalità, agli attentati, alle aggressioni: guardavo a Cosa Nostra, come all'idra dalle sette teste: qualcosa di magmatico, di onnipresente e invincibile, responsabile di tutti i mali del mondo. Nell'atmosfera di quel tempo respiravo anche una cultura 'istituzionale'che negava l'esistenza della mafia e respingeva quanto vi faceva riferimento. Cercare di dare un nome al malessere sociale siciliano equivaleva ad arrendersi agli 'attacchi del Nord'!".

Invece Cosa Nostra si poteva sconfiggere. Giovanni Falcone lo ripeteva da anni. Ogni volta che era possibile e anche, in anni e in luoghi, dove non era possibile. "Chi ha voglia di capire e ha voglia di lavorare - diceva - può farcela. Ho sempre saputo che per dare battaglia bisogna lavorare a più non posso...". Mise da parte l'intenzione di iscriversi a medicina, accantonò l'idea di diventare ufficiale di Marina e, laureato in giurisprudenza, a venticinque anni fece il concorso in magistratura. Giovanni Falcone cominciò a farsi le ossa, come diceva, a Trapani.

"La mafia entrò subito nel raggio dei miei interessi professionali - raccontava - Dieci assassini e la mafia di Marsala dietro le sbarre. Mi indicarono un armadio pieno di pratiche, dicendomi: 'Leggile tutte'. Era il novembre del 1967 e puntuali come un orologio svizzero cominciarono ad arrivarmi cartoline con disegni di bare e di croci. E' una cosa che tocca gli esordienti e non ne rimasi colpito più di tanto". Non era facile da Trapani o da Marsala "avere una visione unitaria del fenomeno mafioso".

Nel 1978 torna a Palermo. Chiese di essere assegnato all'Ufficio istruzione. Lo spediscono al Tribunale fallimentare. Ci resta un anno. Impara a leggere un bilancio, a inseguire i sentieri di un assegno, la discreta presenza di un conto bancario. Impara a orientarsi nei canali finanziari utilizzati da Cosa Nostra per riciclare le ricchezze del narcotraffico. Quando arriva nel pool del consigliere istruttore di Palermo Rocco Chinnici, Falcone sa quel che c'è da fare, sa come farlo. E' in buona compagnia. "Quando Tommaso Buscetta, nel luglio del 1984, ci capita davanti - ricordava - avevamo già quattro anni di lavoro duro alle spalle. Conoscevamo Cosa Nostra nelle sue grandi linee. Ero in grado di capire Buscetta e, quindi, pronto ad interrogarlo". Prima di Masino Buscetta, lo Stato italiano aveva una conoscenza superficiale del fenomeno mafioso. "Con Buscetta abbiamo avuto finalmente una visione globale del fenomeno, delle sue strutture, delle sue tecniche di reclutamento, delle sue funzioni, del suo linguaggio, del suo codice".

Fu Buscetta a dirglielo: "L'avverto, signor giudice. Dopo quest'interrogatorio lei diventerà forse una celebrità, ma la sua vita sarà segnata. Cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Non dimentichi che il conto con Cosa Nostra non si chiuderà mai. E' sempre del parere di interrogarmi?".

Quando Falcone raccontava le lunghe ore dell'interrogatorio con Buscetta i suoi occhi si illuminavano come devono essersi illuminati in quel benedetto, maledetto giorno in cui finalmente "si avvicinò sull'orlo del precipizio", quando gettò uno sguardo oltre l'omertà, oltre quel muro insuperabile che sempre ha protetto Cosa Nostra. Quasi ridevano quegli occhi. Tornavano ad essere entusiasti. Quasi dicevano (e qualche volta arrivava anche a dirlo): "Ormai ho la chiave per capire, sì ho capito, devo avere ora soltanto gli strumenti per avvicinarmi a quella porta, senza fare passi falsi". Il "passo falso" era la sua ossessione. "Occuparsi di indagini di mafia - diceva - significa procedere su un terreno minato: mai fare un passo prima di essere sicuri di non andare a posare il piede su una mina antiuomo".

Lo diceva ma non si era accorto che già si era incamminato lungo quel sentiero. Come gli aveva anticipato Buscetta, avevano cominciato ad attaccarlo professionalmente. Doveva essere il successore di Rocco Chinnici (ucciso dal tritolo), il Csm gli preferisce burocraticamente Antonino Meli. Negano il suo intero lavoro istruttorio con disprezzo definito il "teorema Buscetta", meglio il "teorema Falcone". Un Corvo lo accusa di aver consegnato licenza d'uccidere al "pentito" Salvatore Contorno. La mafia sistema 50 chili di tritolo sotto la sua casa all'Addaura e nessuno crede all'attentato. C'è chi dice (a Palermo, a Roma): se l'è preparato da solo. Lo accusano di aver "insabbiato" le indagini sui delitti politici. "Corre" per il Csm, lo impallinano i suoi stessi compagni di corrente. Ripiega a Roma, al ministero. Gli dicono che si è inginocchiato al Palazzo.

E' candidato alla Superprocura. Il Csm lo boccia. Sono gli anni amari di Giovanni Falcone. Aveva gli occhi tristi quando ne parlava. Con orgoglio concludeva: "Alla fine, vedrete, la ragione prevarrà". Il terreno, invece, era pronto per l'ultimo atto. La mafia doveva solo presentare il conto. Lo ha presentato ieri. Come aveva previsto Buscetta. Come molti, troppi non hanno voluto prevedere.

(24 maggio 1992)

http://archiviostorico.corriere.it/1...09013761.shtml

Quote:

Li Gotti, l' avvocato che " umanizza " la ferocia

1 settembre 1996

Non chiedete a un avvocato cosa pensa della giustizia, Luigi Li Gotti per esempio e' convinto che se si processa un uomo adulto, qualunque uomo adulto, fosse pure il migliore del mondo, quell' uomo alla fine risulterebbe comunque colpevole, e sempre di qualcosa di grave. Percio' gli piace parlare con Buscetta e con Mannoia, "con Buscetta soprattutto, che e' una specie di filosofo, mentre Mannoia e' preciso come un orologio", Brusca invece lo commuove mentre Mutolo lo fa ridere, "perche' e' dissacrante, spiritoso". Come quando si mise a raccontare di quella volta che si fingeva pazzo, e girava per il manicomio con la faccia feroce recitando in siciliano certi appropriati versi della Gerusalemme Liberata: "E' duci ' ncazzarisi, prima d' ammazzari, e dolce e' l' ira in aspettar vendetta". Poi si avvicinava e si presentava: "Tasso Torquato, poeta sorrentino, baciamo le mani".
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Old 22-11-2009, 09:50   #49
DonaldDuck
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Ultima modifica di DonaldDuck : 10-05-2010 alle 17:08. Motivo: Aggiornamento
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luxorl
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Io mi domando...quando voi sostenitori IDV parlate di mafia e vi permettete insinuazioni da codice penale...le ricordate stè cose, vero?

http://www.repubblica.it/online/poli...e/falcone.html



http://ricerca.repubblica.it/repubbl...emoria-di.html
Siete i signori supremi dell'OT
Un giorno mi spieghi cosa c'entra....

In ogni caso, insinuazioni da codice penale? Io ho detto che se uno viene condannato per mafia difficilmente non era mafioso/delinquente già da molto tempo, e sono sicuro che questo in fondo in fondo lo sai bene anche tu, solo che qui non ti conviene fare il puntiglioso perché non c'è di mezzo IDV/ADP.
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Ultima modifica di luxorl : 22-11-2009 alle 10:17.
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Old 22-11-2009, 11:04   #51
DonaldDuck
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dantes76
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StefAno Giammarco
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Pensa quelli che accettano una carica a consigliere di una banca commissariata al centro di n vicende, compreso riciclaggio di capitali di provenienza dubbia e lo sanno benissimo!
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Originariamente inviato da nomeutente dal 3d sul caso mills Guarda i messaggi
Riguardo alle considerazioni personali sugli incarichi di Borghi, da un lato è legittimo esprimere un parere sul lato pubblico della sua vita come per qualsiasi altra personalità, dall'altro non è solo un personaggio pubblico ma anche un utente del forum e questo dovrebbe metterlo al riparo dalle polemiche personali come per qualsiasi altro utente.

Pertanto da questo momento qualsiasi polemica, anche inerente aspetti pubblici della sua vita, verrà sanzionata in quanto non consentita dal regolamento.
Invito inoltre l'interessato ad evitare di rispondere a questo genere di polemiche e a segnalare allo staff, pena eguale sanzione.
Vediamo se con una sospensione di una settimana questa storia finisce
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Pace e Bene
StefAno Giammarco è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 23-11-2009, 01:29   #54
StefAno Giammarco
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Messaggi: 1045
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Originariamente inviato da DonaldDuck Guarda i messaggi
Io mi domando...quando voi sostenitori IDV parlate di mafia e vi permettete insinuazioni da codice penale...le ricordate stè cose, vero?

http://www.repubblica.it/online/poli...e/falcone.html



http://ricerca.repubblica.it/repubbl...emoria-di.html
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Originariamente inviato da DonaldDuck Guarda i messaggi
DonaldDuck ma davvero questi OT cosa ci entrnao con la materia del contendere? Ti "invito" calorosamente a non ripeterti.
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Pace e Bene
StefAno Giammarco è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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