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Old 31-10-2009, 09:44   #81
.marco.
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i dati di brunetta sulle malattie sono inattendibili, sia quelli di prima che quelli di adesso. E la sua cosiddetta riforma ha tolto incentivi indirizzati a chi lavorava di più (che c'erano, e li ha eliminati o riditti) e ha lasciato quelli a pioggia indiscrimianti, basati solo sulle presenze. Quindi dire "bunetta bluff" è il minimo.
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Old 31-10-2009, 10:01   #82
חוה
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perchè sono inattendibili?
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5774_10_shevat
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Old 31-10-2009, 10:06   #83
.marco.
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perchè sono inattendibili?
perché il sistema col quale vengono rilevati non è corretto, vengono presi i dati di alcune amministrazioni campionate più o meno a caso o con criteri non scientifici. In pratica vengono presi di dati che fanno più comodo di volta in volta per dimostrare una tesi piuttosto che un'altra.
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Old 31-10-2009, 10:11   #84
ConteZero
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L'Avatar di ConteZero
 
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perché il sistema col quale vengono rilevati non è corretto, vengono presi i dati di alcune amministrazioni campionate più o meno a caso o con criteri non scientifici. In pratica vengono presi di dati che fanno più comodo di volta in volta per dimostrare una tesi piuttosto che un'altra.
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A casa ho almeno sette PC, in firma non ci stanno
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Old 31-10-2009, 10:12   #85
daniele.messina
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i dati di brunetta sulle malattie sono inattendibili, sia quelli di prima che quelli di adesso. E la sua cosiddetta riforma ha tolto incentivi indirizzati a chi lavorava di più (che c'erano, e li ha eliminati o riditti) e ha lasciato quelli a pioggia indiscrimianti, basati solo sulle presenze. Quindi dire "bunetta bluff" è il minimo.
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perché il sistema col quale vengono rilevati non è corretto, vengono presi i dati di alcune amministrazioni campionate più o meno a caso o con criteri non scientifici. In pratica vengono presi di dati che fanno più comodo di volta in volta per dimostrare una tesi piuttosto che un'altra.
Dire ".marco. bluff" è il minimo.

Mostra il punto della riforma dove si parla di incentivi a pioggia indiscriminati o basati solo sulle presenze. Mostra il provvedimento che elimina gli incentivi indirizzati a chi lavorava di più. Oppure eclissati.
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Il mio laptop: Dell XPS m1330, T7300, 2GB RAM, nVidia 8400 GS, 120 GB 5400 rpm HD, 13.3" LED Display
Chi sono: Ingegnere elettronico, Dottore di ricerca in Ingegneria Informatica, lavoro come assegnista di ricerca presso l'Università di Palermo, e sono istruttore per la Cisco Networking Academy. E se volete anche artista: link alla mia gallery su DeviantArt.
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Old 31-10-2009, 10:23   #86
daniele.messina
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Oh, giusto te.
Parliamo di onestà intellettuale?
Si è svolta una discussione proprio su questo tema in questo forum, la vogliamo linkare? Facciamo sentire le due campane?
http://www.hwupgrade.it/forum/showthread.php?t=2048471
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Old 31-10-2009, 10:27   #87
.marco.
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Dire ".marco. bluff" è il minimo.

Mostra il punto della riforma dove si parla di incentivi a pioggia indiscriminati o basati solo sulle presenze. Mostra il provvedimento che elimina gli incentivi indirizzati a chi lavorava di più. Oppure eclissati.
guarda, io ho lavorato fino a pochi mesi fa, per anni, nel pubblico, e continuo a lavorarci come "fornitore esterno", quindi so di cosa parlo. Gli incentivi per i tecnici, proporzionati alle progettazioni e alle direzioni lavori effettivamente eseguite ed espletate, direttamente legati agli importi delle opere, sono stati tolti o ridotti a importi insignificanti. Mentre gli incentinvi a pioggia sono rimasti, perché sono stati percepiti da tutti, in busta paga, nel 2009.

Io parlo di dati reali, non faccio chacchiere per sentito dire o letto su "il giornale", quindi quello che deve eclissarsi forse non sono io, tu che dici?

Vai sul forum del ministero della pubblica amministrazione, per farti un'idea.
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Old 31-10-2009, 10:35   #88
חוה
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L'Avatar di חוה
 
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Sarebbe questo il motivo per cui sono inattendibili?

La rilevazione relativa al mese di agosto 2009 è stata avviata dal Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione con l’esposizione sul
proprio sito sia della comunicazione, che della procedura di acquisizione dati on-line.
Il lancio della rilevazione, rivolta alle pubbliche amministrazioni, è stata curata direttamente dal Dipartimento della funzione pubblica che ha
provveduto a comunicarne l’avvio alle amministrazioni interessate e, per quanto concerne le principali tipologie di amministrazioni locali, attraverso
l’intermediazione di associazioni quali l’ANCI, l’UPI e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
Le tipologie di amministrazioni pubbliche incluse nel campo di rilevazione sono: Ministeri, Agenzie fiscali e Presidenza del Consiglio dei Ministri;
Altre PA centrali[1]; Regioni; Province autonome; Amministrazioni provinciali; Amministrazioni comunali; Aziende ospedaliere pubbliche; Aziende
sanitarie locali; Enti nazionali di previdenza e assistenza.
Successivamente all’acquisizione e al trattamento informatico dei questionari, sono stati effettuati controlli di qualità dei dati per l’individuazione
delle risposte valide ai fini delle elaborazioni.
Il numero complessivo di amministrazioni incluse nelle tipologie sopra elencate, utilizzate per le stime, è 4.469. Dalle elaborazioni sono state,
infatti, escluse 279 amministrazioni poiché non considerate valide sulla base dell’analisi dei dati relativi alle principali variabili del questionario.
La variabile A del questionario è controllata e validata contestualmente alla ricezione dei dati, mentre per le mancate risposte parziali e i dati
anomali relativi alle variabili B e C sono utilizzate le usuali procedure di correzione e imputazione.
La rilevazione è campionaria e il disegno di campionamento utilizzato è stratificato ad uno stadio.
Le variabili di stratificazione sono la tipologia di amministrazione, la ripartizione geografica di localizzazione e la dimensione delle amministrazioni.
Per queste tipologie, le stime sono state elaborate sulla base di coefficienti di riporto all’universo calcolati tenendo conto delle mancate risposte nei
vari strati e calibrando gli stessi coefficienti su alcune variabili ausiliare di cui si conoscono dei totali noti nei rispettivi universi. Tale procedura di
calibrazione garantisce che le stime relative alle variabili ausiliare considerate riproducano esattamente i valori noti. Le variabili ausiliarie utilizzate
sono il numero di unità istituzionali della tipologia e la consistenza delle amministrazioni in termini di personale.
Dato il breve intervallo temporale previsto per la conduzione dell’intera rilevazione, contestualmente all’avvio della rilevazione è stata posta in
essere una procedura di sollecito telefonico alle amministrazioni con l’obiettivo di contenere nella massima misura possibile le mancate risposte, sia
con riferimento alle unità campionate sia con riferimento alle tipologie a rilevazione totale.
[1]
Sono incluse le seguenti tipologie di PA: Organi costituzionali e di rilievo costituzionale, Enti produttori di servizi economici, Enti di regolazione
dell'attività economica, Enti a struttura associativa, Autorità amministrative indipendenti, Enti e istituzioni di ricerca, Istituti zooprofilattici
sperimentali, Stazioni sperimentali per l'industria
__________________
Godo, vedere come è ridotto il PCI non ha prezzo
5774_10_shevat
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Old 31-10-2009, 10:55   #89
daniele.messina
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guarda, io ho lavorato fino a pochi mesi fa, per anni, nel pubblico, e continuo a lavorarci come "fornitore esterno", quindi so di cosa parlo. Gli incentivi per i tecnici, proporzionati alle progettazioni e alle direzioni lavori effettivamente eseguite ed espletate, direttamente legati agli importi delle opere, sono stati tolti o ridotti a importi insignificanti. Mentre gli incentinvi a pioggia sono rimasti, perché sono stati percepiti da tutti, in busta paga, nel 2009.

Io parlo di dati reali, non faccio chacchiere per sentito dire o letto su "il giornale", quindi quello che deve eclissarsi forse non sono io, tu che dici?

Vai sul forum del ministero della pubblica amministrazione, per farti un'idea.
Un incentivo proporzionato all'importo di un'opera e non alla qualità della realizzazione mi sembra un ottimo sistema per innescare una mafia delle assegnazioni.

Ad ogni modo i tuoi "dati reali" finora si fondano solo sulla tua parola, mi spiace, ma non è sufficiente. Se hai dei documenti, delle circolari, anche delle discussioni sul forum della PA, gli articoli della riforma che contengono quello che dici tu, allora possiamo ragionare.
Non voglio dubitare della buona fede, ma in assenza di riscontri più ampi e generali, l'esperienza personale non è sufficiente a giudicare la situazione globalmente.
__________________
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Old 31-10-2009, 11:32   #90
alphacygni
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La spesa (con i buoni pasto), comprare i farmaci, comprare le sigarette, la passeggiata, la birra al bar li può delegare ai familiari sani.
Se vive da solo ed è impossibilitato a fare tutto causa malattia si fa ricoverare in ospedale o clinica privata.
Ah certo, io devo dipendere per forza da qualcun altro per far contento il ministro?

Poi certo, ricoveriamo tutta italia (dove non si sa, con quali soldi men che meno) perche' non si puo' uscire manco a comprare il latte... questo si che si chiama ragionare attentamente


Quote:
Io lavoro per conto mio anche se non sto bene.
..zzi tuoi?
__________________
--- --- VENDO AppleCare per Macbook Pro 15"/17" a 200E --- ---
Ho trattato con mezzo forum, per l'altra meta' mi sto attrezzando... tutto ok, tranne con quel diversamente onesto di drwebby
Perditempo di professione: signirr
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Old 31-10-2009, 11:38   #91
.marco.
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Un incentivo proporzionato all'importo di un'opera e non alla qualità della realizzazione mi sembra un ottimo sistema per innescare una mafia delle assegnazioni.

Ad ogni modo i tuoi "dati reali" finora si fondano solo sulla tua parola, mi spiace, ma non è sufficiente. Se hai dei documenti, delle circolari, anche delle discussioni sul forum della PA, gli articoli della riforma che contengono quello che dici tu, allora possiamo ragionare.
Non voglio dubitare della buona fede, ma in assenza di riscontri più ampi e generali, l'esperienza personale non è sufficiente a giudicare la situazione globalmente.
l'incentivo non può che essere commisurato agli importi, così come lo sono le parcelle dei professionisti esterni, secondo dei tariffari stabiliti dagli ordini professionali. La "qualità" non è misurabile, può essere soggettiva, e comunque tutte le opere devono rispondere al progetto approvato da comitati tecnici e dalle amministrazioni, sono collaudate e se ci sono errori del progettista o scelte sbagliate del direttore dei lavori che causano o hanno causato danni questi ne rispondono personalmente, in solido, per tutti i danni cagionati, sia al privato che al pubblico erario, infatti hanno tutti un'assicurazione professionale che, vabbe', copre poco o niente ma costa ed è a carico dei dipendenti, non della p.a.. Quindi c'è anche un rischio professionale non da poco, i risarcimenti in questi casi possono assumere proporzioni notevolissime, da rovina totale. Questo rischio adesso non è più compensato, l'incentivo non c'è più o è ridotto a quasi zero, quindi gli ncarichi vanno tutti all'esterno, con costi decuplicati rispetto a quelli interni, e assgnanti, quelli sì, con criteri clientelari, perché ovviamente l'ing. amico (e sostenitore politico) dell'assessore ha sempre un incarico (grosso) via l'altro, quello che non è amico si arrangia anche se magari è più bravo.

Ho visto da poco il nuovo testo della legge di conversione del DL 112 in particolare l' art. 61 bis comma 8. Le domando sig. ministro: 1) Questo sarebbe il sistema per sviluppare la meritocrazia? 2) Questo sarebbe il sistema per pagare di più chi lavora e si impgna di più? 3)Perchè questo Governo mette alla grande le mani nelle mie tasche? non sono forse un italiano ? 4) Ma le pare corretto cambiare le regole del giuoco in corso di partita tagliando anche il 30-40% del stipendio?
http://www.funzionepubblica.it/forum...?TID=1797&PN=1
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Old 31-10-2009, 11:47   #92
.marco.
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Sarebbe questo il motivo per cui sono inattendibili?

La rilevazione relativa al mese di agosto 2009 è stata avviata dal Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione con l’esposizione sul
proprio sito sia della comunicazione, che della procedura di acquisizione dati on-line.
Il lancio della rilevazione, rivolta alle pubbliche amministrazioni, è stata curata direttamente dal Dipartimento della funzione pubblica che ha
provveduto a comunicarne l’avvio alle amministrazioni interessate e, per quanto concerne le principali tipologie di amministrazioni locali, attraverso
l’intermediazione di associazioni quali l’ANCI, l’UPI e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
Le tipologie di amministrazioni pubbliche incluse nel campo di rilevazione sono: Ministeri, Agenzie fiscali e Presidenza del Consiglio dei Ministri;
Altre PA centrali[1]; Regioni; Province autonome; Amministrazioni provinciali; Amministrazioni comunali; Aziende ospedaliere pubbliche; Aziende
sanitarie locali; Enti nazionali di previdenza e assistenza.
Successivamente all’acquisizione e al trattamento informatico dei questionari, sono stati effettuati controlli di qualità dei dati per l’individuazione
delle risposte valide ai fini delle elaborazioni.
Il numero complessivo di amministrazioni incluse nelle tipologie sopra elencate, utilizzate per le stime, è 4.469. Dalle elaborazioni sono state,
infatti, escluse 279 amministrazioni poiché non considerate valide sulla base dell’analisi dei dati relativi alle principali variabili del questionario.
La variabile A del questionario è controllata e validata contestualmente alla ricezione dei dati, mentre per le mancate risposte parziali e i dati
anomali relativi alle variabili B e C sono utilizzate le usuali procedure di correzione e imputazione.
La rilevazione è campionaria e il disegno di campionamento utilizzato è stratificato ad uno stadio.
Le variabili di stratificazione sono la tipologia di amministrazione, la ripartizione geografica di localizzazione e la dimensione delle amministrazioni.
Per queste tipologie, le stime sono state elaborate sulla base di coefficienti di riporto all’universo calcolati tenendo conto delle mancate risposte nei
vari strati e calibrando gli stessi coefficienti su alcune variabili ausiliare di cui si conoscono dei totali noti nei rispettivi universi. Tale procedura di
calibrazione garantisce che le stime relative alle variabili ausiliare considerate riproducano esattamente i valori noti. Le variabili ausiliarie utilizzate
sono il numero di unità istituzionali della tipologia e la consistenza delle amministrazioni in termini di personale.
Dato il breve intervallo temporale previsto per la conduzione dell’intera rilevazione, contestualmente all’avvio della rilevazione è stata posta in
essere una procedura di sollecito telefonico alle amministrazioni con l’obiettivo di contenere nella massima misura possibile le mancate risposte, sia
con riferimento alle unità campionate sia con riferimento alle tipologie a rilevazione totale.
[1]
Sono incluse le seguenti tipologie di PA: Organi costituzionali e di rilievo costituzionale, Enti produttori di servizi economici, Enti di regolazione
dell'attività economica, Enti a struttura associativa, Autorità amministrative indipendenti, Enti e istituzioni di ricerca, Istituti zooprofilattici
sperimentali, Stazioni sperimentali per l'industria
certo. Ma anche queste:
La CISL, dopo aver registrato gli attacchi del Presidente della Confindustria e dei “noti liberisti di turno” sul tema dell’ assenteismo dei lavoratori pubblici che costerebbe, secondo i dati dell’imprenditoria organizzata, circa l’ 1% del P.I.L., ha deciso di effettuare una approfondito e trasparente studio di tale fenomeno e dalla cui analisi emergono dati oggettivi che smentiscono la campagna di stampa promossa da Confindustria.
L’organizzazione sindacale, prima di tutto ha evidenziato come il confronto tra pubblico e privato non sia agevole in quanto mentre per il settore pubblico la Ragioneria Generale dello Stato acquisisce per via telematica i dati relativi alle assenze di oltre 3.200.000 dipendenti distribuiti in circa 9.800 pubbliche amministrazioni (agenzie fiscali - autonomie locali - carriera diplomatica e prefettizia - corpi di polizia - enti pubblici non economici – enti di ricerca – forze armate – magistratura - ministeri – scuola – sanità – università – ecc.), nel settore privato non esiste un unico centro di raccolta di tali dati, ma essi sono frazionati in decine di settori merceologici e produttivi (agricoltura – assicurativi - bancari – chimici - commercio – edilizia – gomma - metalmeccanici – servizi - tessili – trasporti – ecc.) con la conseguente difficoltà di sintesi e di comparabile confronto.

Inoltre mentre nel settore pubblico i dati monitorati riguardano tutte le tipologie di assenze previste dai C.C.N.L. e dalla vigente legislazione sociale (ferie – malattie – maternità – permessi retribuiti – assenze non retribuite – assistenza portatori di handicap - scioperi – ecc.), nel settore privato i dati resi pubblici dalla stampa riguardano unicamente le “assenze per malattia” e quindi non comparabili con oggettività con le assenze complessive del settore pubblico. Proprio per tali motivazioni e per una conseguente chiarezza di analisi che la Federazione Nazionale ha rielaborato i dati della Ragioneria Generale dello Stato, distinguendo dalle assenze per malattia tutte le altre assenze previste dai C.C.N.L e dalla vigente legislazione sociale.
I risultati del lavoro sviluppato smentiscono senza ombra di dubbio la “leggenda dei pubblici dipendenti assenteisti” riportando a realtà i dati relativi alle assenze che risultano essere fisiologici ed in linea con quelli riscontrati nel mondo del lavoro privato, infatti i dati generali del settore pubblico enfatizzati dalla stampa in complessive 47 giornate di assenza nell’anno 2006, si ripartiscono in:
• ferie 27,3 giornate
• malattie 10,6 giornate
• maternita e congedi parentali 3 giornate
• permessi retribuiti 2,7 giornate
• assenze non retribuite 2 giornate
• assistenza ai portatori di handicap L. 104/92 1 giornata
• scioperi 0,4 giornate

Quindi a fronte di un’assenza media per malattia del dipendente del settore pubblico certificata dalla Ragioneria Generale dello Stato in 10,6 giorni all’anno, peraltro in costante calo rispetto al passato, i dati non ufficiali del settore privato assunti presso l’ I.N.P.S. sono di 12 giorni di assenza all’anno del complessivo settore privato, mentre quelli forniti da Ferdermeccanica quantificano in 9,6 giorni la assenze per malattia dello specifico settore metalmeccanico.

Per maggiore chiarezza la CISL ha evidenziato l’importante circostanza che nel settore pubblico le assenze per malattia comprendono anche quelle derivanti da “infortunio o malattia riconosciuta dipendente da causa di servizio”, mentre nel settore privato il dato delle assenze per malattia monitorate dall’ I.N.P.S. non includono quelle derivanti da infortunio sul lavoro, in quanto tale tipologia rientra nella competenza e nella separata gestione dell’ I.N.A.I.L.
Inoltre nel settore pubblico tra i permessi retribuiti vengono erroneamente conteggiate assenze previste dalla vigente legislazione sociale e riconosciute anche nel settore privato (senza però essere oggetto di conteggio) quali ad esempio: donazione sangue, funzioni elettorali, matrimonio, testimonianza in giudizio, riposi compensativi per festività o turnazioni, straordinari non pagati, 150 ore per il diritto allo studio, ecc).
http://209.85.135.132/search?q=cache...&ct=clnk&gl=it
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Old 31-10-2009, 12:18   #93
_BlackTornado_
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@_BlackTornado_
ma stai dicendo che sistemi informativi già in uso in banche, assicurazioni, finanziarie, etc, e da alcuni anni anche, sono una roba futuristica irrealizzabile?
Anche le poste italiane usano sistemi informativi da anni, quindi ormai il tutto dovrebbe anche essere piuttosto testato. Eppure, l'altro giorno dovevo pagare una cosa e non sono riuscito a farlo perchè il sito era defacciato.
E va detto che il sito delle poste funziona piuttosto bene (non mi pronuncio sul problema sicurezza, ma parlo di facilità d'uso).
E non è un caso se, ancora dopo anni, siano molti di più i pensionati che fanno la fila all'ufficio postale per pagare i bollettini che quelli che li pagano online.

Nel caso della sanità, bisogna creare un sistema informativo che per certi versi è ben più complicato di un sistema bancario (database dei medicinali, esenzioni, malattie, dati storici dei pazienti, vaccini, visite a domicilio... Un medico studia almeno 6 anni per fare il suo lavoro, e il software che usa dovrebbe "stargli dietro" in tutto e per tutto) e in più bisogna crearlo da 0.

Ovviamente, nessuno in un forum di informatica dice che è una cosa irrealizzabile. Non c'è dubbio che il futuro sarà così. Semplicemente, è irrealizzabile farlo BENE entro il 2010.
_BlackTornado_ è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 31-10-2009, 13:11   #94
חוה
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certo. 3.200.000 dipendenti distribuiti in circa 9.800 pubbliche amministrazioni
alla fine però hanno fatto la statistica su circa la metà delle amministrazioni

anche se hanno computato i dati come dicono quelli del sindacato ( ferie maternità ecc ecc ) alla fine il campione sembra sufficiente e la rilevazione non sarebbe sfalsata, da un mese all'altro, in quanto la base resterebbe 'uguale' si volta in volta
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חוה è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 31-10-2009, 14:47   #95
.marco.
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alla fine però hanno fatto la statistica su circa la metà delle amministrazioni

anche se hanno computato i dati come dicono quelli del sindacato ( ferie maternità ecc ecc ) alla fine il campione sembra sufficiente e la rilevazione non sarebbe sfalsata, da un mese all'altro, in quanto la base resterebbe 'uguale' si volta in volta
---------------------

Stando ai dati diffusi dalla Cgia, i giorni di assenza per malattia sono stati in media 14,3 nei ministeri, 9,6 nelle scuole, ancora meno (7,3) tra i dipendenti delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome. Poco più di 13, invece, le assenze annue registrate nei comparti Polizia e Agenzie fiscali. Costo complessivo per lo Stato, poco più di 4 miliardi di euro, con spese sostenute in particolare nella sanità e nella scuola. “Questi numeri – afferma il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi – sgombrano il campo da tutta una serie di luoghi comuni che ingiustamente investono il pubblico impiego. Quindi non è vero che sono troppi e che non lavorano. Casomai, i problemi sono la cattiva distribuzione e i livelli di efficienza, imputabili più agli uffici male organizzati che ai singoli lavoratori”.

Per Carlo Podda, segretario generale della Fp Cgil, il margine tra pubblico e privato è in realtà ancora inferiore: “I dati ufficiali cui fare riferimento – spiega – sono soltanto quelli del Conto Annuale della Ragioneria dello Stato”, secondo i quali nel 2005 le effettive assenze per malattia nel settore pubblico sono state pari a 10,8 giorni l'anno, contro i 9,6 nel privato. La differenza è dunque minima e non deriverebbe da una “salute più cagionevole” degli statali, come si legge nello studio della Cgia, bensì dall'includere in questo conteggio anche le assenze per diritti, cioè quelle garantite dalla legge 104 (per l'assistenza ai disabili) e dalle norme che tutelano la maternità e l’assistenza ai figli minori. “Se poi analizziamo con attenzione i dati – sottolinea poi Podda – emergono altri due motivi che generano questa minima differenza. Primo, il 53 per cento dei lavoratori del pubblico impiego è composto di donne, ed è su di loro che grava gran parte del ruolo di cura e di assistenza, visto lo stato penoso in cui grava il welfare nel nostro paese. Secondo, nel pubblico ci sono leggi che permettono più facilmente di ottenere permessi per stare con i propri cari, qualora ne avessero bisogno per motivi di salute”.

Anche per il segretario generale della Fp Cisl, Rino Tarelli, quella della Cgia “è un'elaborazione sbagliata”. Il dirigente sindacale parla di “ennesima strumentalizzazione fatta dai lavoratori autonomi per coprire la loro evasione fiscale”. Più in generale, ammonisce Tarelli riferendosi al Conto Annuale della Ragioneria Generale dello Stato, “si tratta di dati complessi, e per questo vanno letti correttamente. Altrimenti si rischia di fare solo demagogia”.

(www.rassegna.it, 29 gennaio 2008)

http://www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_news=5164

I benefici effetti prodigiosi della ‘cura Brunetta’ per i fannulloni della nostra pubblica amministrazione sono il fiore all’occhiello di questo governo. Della sua terapia miracolosa, il ministro figlio di un venditore ambulante veneziano è riuscito a convincere tutti, dagli statistici agli stessi politici d’opposizione. Per la gente comune, grazie a lui l’impiegato lavativo è stato rimesso in riga. D’altronde come interpretare altrimenti il mirabolante meno 40 per cento di assenze per malattia propagandato a più riprese dal suo ministero? La realtà, però, è diversa dai fuochi d’artificio alla festa del Redentore. E poche coraggiose voci fuori dal coro fra gli statistici del nostro Paese sgonfiano quei numeri, ridimensionando l’ormai celebre effetto-Brunetta. Che si fonda su tre pilastri di cartapesta.
Il primo: l’analisi si limita agli enti che ci tengono a farsi belli della propria virtuosità (mentre gli asini se la battono). Il secondo: nei suoi conti mancano all’appello grossi pezzi dell’apparato statale - come l’istruzione e le forze di polizia - nonché ministeri o comuni importanti. Il terzo: le sue statistiche tagliate con l’accetta spesso finiscono col premiare chi non se lo merita e punire chi non ha colpa. Senza dimenticare che gli stessi dati del ministero iniziano a riconoscere che ‘l’onda’ si sta ritirando.
Riflusso napoletano
Che il travet non abbia più così paura degli strali di Brunetta, infatti, è proprio il suo ministero a raccontarcelo. La riduzione delle assenze per malattia registrata a settembre dello scorso anno, quando si era raggiunto il meno 44,6 per cento, è stato il picco dal quale poi non si è fatto altro che scendere. In modo graduale, ma inesorabile: meno 41 a novembre, meno 33 ad aprile, meno 27 a giugno, per finire con il meno 17 di luglio. Mai come in quest’ultimo mese ci sono state tante amministrazioni che hanno invertito la tendenza, col meno che si è andato trasformando in più. Al Comune di Napoli le assenze si sono impennate del 30 per cento, nonostante il fatto che a palazzo San Giacomo i dipendenti siano diminuiti. Anche l’altra grande città del Regno delle due Sicilie, Palermo, si distingue per la propria indifferenza al ministro-castigatore. Con una particolarità: fra gli uffici che hanno lavorato meno, negli ultimi quattro mesi dell’anno scorso, ci sono quelli addetti a raccogliere soldi per il Comune (servizio Tributi e Tarsu). Alla faccia della lotta all’evasione. Sempre stando ai numeri ministeriali, non è che a Nord se la passino meglio. A Parma, per esempio, chi lavora in Comune a luglio se l’è squagliata: più 32 per cento, rispetto allo zero di giugno e al meno 21 per cento di maggio. E il malcostume non cambia se ci spingiamo ancora in su, per fare tappa in un paesino brianzolo piuttosto noto: ad Arcore, dove il premier ha casa, le assenze sono salite del 27 per cento rispetto all’anno scorso. In barba al suo illustre e industrioso cittadino.
A scoppio ritardato
L’afflosciarsi dell’effetto Brunetta è però solo una parte di quello che il ministro non dice. Se oggi il fannullone italiano inizia a essere una specie protetta, non è solo merito suo (anche se lui se lo arroga tutto). Come dimostrano i dati della Ragioneria generale dello Stato, è già da fine 2004 che si verifica nella popolazione dei dipendenti pubblici una concreta diminuzione di chi si dà malato. Ovverosia già molto prima dell’era post Brunetta del pubblico impiego . Alla Provincia a Pisa lo sanno bene: dall’inizio del 2005 l’ente toscano è riuscito nell’impresa di abbassare del 20-30 per cento il tasso d’assenteismo. “Tutto quello che potevamo recuperare l’abbiamo recuperato, motivo per cui ora le assenze oscillano di mese in mese, seguendo cause fisiologiche come il tempo o i cicli influenzali”, dice il direttore generale Giuliano Palagi, non curandosi del più 17,5 per cento fatto segnare a luglio. Al di là di questa ‘appropriazione indebita’, cosa più grave nel bluff mediatico del ministro-economista è la mancanza di attendibilità dei dati che diffonde ogni mese. “Le sue cifre aprono una finestra solo su una parte del panorama della nostra pubblica amministrazione: quella migliore”, fa notare Giulio Zanella, ricercatore all’Università di Siena e firma del sito di economisti noisefromamerika.org. Appellandosi alla collaborazione delle singole amministrazioni, il ministero infatti non pubblica tutti i numeri degli enti - né potrebbe - ma solo quelli inviati di loro spontanea volontà. Per capirci, è come se a scuola venissero interrogati solo i ragazzi che si offrono volontari: ai somari per cavarsela basta stare zitti. “Però in questo modo il campione non è rappresentativo, e i risultati tanto strombazzati non hanno alcun valore scientifico, perché inevitabilmente sovrastimano la realtà”, aggiunge Zanella. E non ha aiutato nemmeno “l’operazione di ‘pulitura’ dei dati fatta dall’Istat”, perché si è trattato, per l’appunto, solo di una pulitura. “Mi aspetto che i prossimi dati ufficiali della Ragioneria generale dello Stato, che rappresenteranno la prova del nove, ridimensionino quel 40 per cento di Brunetta”, conclude il ricercatore senese. Facendo piazza pulita della retorica politica.
Il paradosso di Sondrio
Che i numeri del ministero siano tutt’altro che uno specchio fedele della realtà lo si capisce anche da altre falle, più o meno grandi. Prima di tutto c’è quella postilla con cui si avvertono i lettori che nell’analisi mensile non rientrano scuola, università, regioni e pubblica sicurezza. Cioè un bel pezzo d’apparato statale. Inoltre, gli stessi enti i cui dati trovi un mese, magari latitano il mese prima. Tanto che spiccano frequenti assenze di lusso: a luglio mancavano i dati del ministero degli Interni e di quello dei Trasporti, della Provincia e del Comune di Milano, dei Comuni di Torino, Bari e Venezia. Quasi tutti, ad eccezione del Viminale e del capoluogo pugliese, erano invece presenti nella rilevazione del mese precedente. Infine, a scapito delle verità di Brunetta va la scarsa collaborazione delle amministrazioni nel loro insieme: meno della metà delle 10 mila burocrazie italiane compila i moduli on line. Certo oggi va meglio che agli inizi, quando già nei primi cinque mesi dall’approvazione della legge 133 Brunetta aveva sbandierato il suo famoso 40 per cento: all’epoca solo il 15 per cento di quella che è l’intera burocrazia italiana aveva risposto alle sollecitazioni ministeriali. C’è poi un ultimo errore da prendere in considerazione, del quale già avvertono a scuola quando ti insegnano a fare la media fra due numeri: se io mangio due polli e tu non mangi niente, se non stai attento finisci col sostenere che abbiamo mangiato un pollo a testa. È il malinteso in cui si incappa prendendo alla lettera i dati di Brunetta. Se scorri i numeri più aggiornati fra quelli forniti dal ministero, al secondo posto nella top ten trovi il Comune di Sondrio, con un aumento delle ore di assenza per malattia di oltre il 90 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Che sia Sondrio, proprio la terra natìa di Giulio Tremonti, la capitale dei fannulloni d’Italia? Non esattamente. A un’analisi appena meno superficiale, infatti, ti accorgi di come stiano le cose in realtà. “Quella del ministero è una statistica piuttosto rozza”, contesta Alcide Molteni, sindaco del comune lombardo: “Ora, io ho circa 150 dipendenti. Tre di questi hanno malattie croniche che li obbligano a casa tutto l’anno, chi per l’infarto, chi per seri problemi polmonari, e loro da soli coprono gran parte delle assenze. Ad agosto, per esempio, su 87 giorni di malattia, in tre ne hanno fatti 62, e tutti gli altri ne hanno fatti 25″. Per converso è facile capire che, come a Sondrio si punisce chi non ha colpe, la media ‘del pollo’ può tranquillamente finire col premiare chi invece non lo meriterebbe.
Le donne nel mirino
Sotto la scure di Brunetta, però, non ci finiscono solo i malati gravi. I primi risultati di uno studio ancora in corso all’Istat - sul numero di persone che fanno orario ridotto a causa di malattia in una settimana tipo - smorzano gli entusiasmi dei brunettiani convinti, concentrandosi sui primi sei mesi dall’entrata in vigore della legge. Ebbene, il primissimo (e forse l’unico) colpo inferto dalla sua crociata antifannulloni si è abbattuto nell’estate 2008 su una ben precisa fetta dei dipendenti pubblici: le donne del Centro Italia. E basta. Che cosa avranno mai fatto le donne di Roma per meritarsi questo? Una possibile spiegazione ce la suggerisce Riccardo Gatto, ricercatore Istat, e autore dello studio insieme ad Andrea Spizzichino: “D’estate, una volta chiuse le scuole, si hanno più problemi a trovare qualcuno a cui affidare un bimbo, e quindi è possibile che ci si assenti solo per gestirli meglio. Infatti, la differenza significativa rispetto agli uomini sul lavoro è che sono ancora le donne a farsi tipicamente carico delle mansioni familiari”. E sempre le donne, secondo un calcolo fatto da Zanella, fanno mediamente due giorni di assenza l’anno in più degli uomini, per evidenti ragioni familiari e biologiche. Fra l’autunno e l’inverno, invece, ci si ammala per davvero. E proprio negli ultimi tre mesi del 2008, sempre secondo lo studio di Gatto, l’effetto Brunetta semplicemente “non emerge più dall’analisi dei dati”. “Già nei tre mesi estivi il fenomeno non è particolarmente rilevante”, osserva, “perché passa dall’1,8 dell’anno prima all’1,3 per cento. Ma nel quarto trimestre la legge sembra aver esaurito il suo effetto”. Conclusioni pesanti e fuori dal coro, quelle di Gatto, pronunciate durante un seminario a ‘casa’ del ministro. E passate sotto silenzio.
Un mini-risultato
Insomma, malati cronici, donne con figli, ma di fannulloni puniti, per ora, neanche l’ombra. Fatta la tara, che cosa resta concretamente di questa ‘cura Brunetta’? Secondo Zanella, in ultima analisi, si potrebbe parlare di un 10 per cento in meno di assenze. Ma qui finisce. “Il fatto che quest’anno i numeri del ministro si siano ridotti è normale, perché le assenze non possono continuare a calare all’infinito”. Un effetto, quindi, c’è stato, ma è “un puro effetto di prezzo, dovuto alla decurtazione dallo stipendio dei giorni di assenza. Se oggi le arance costano un euro, e domani due, ne comprerai di meno. Qui è la stessa cosa. Ognuno fa i propri conti: prima potevo ammalarmi quanto volevo, adesso non più, quindi cercherò di fare meno assenze. Allora si raggiunge un nuovo equilibrio, in cui le assenze tornano a essere costanti”. Certo è che però non basta tenere la gente in ufficio (magari con 38 di febbre) per farla essere produttiva. “La soluzione non è costringere la gente ad andare al lavoro in qualsiasi condizione di salute, visto che si può arrivare a perdere fino a 50 euro al giorno in caso di malattia”, contesta Michele Gentile della Cgil: “Quel che servirebbe, in realtà, sarebbero più controlli da parte dei dirigenti, cosa che nel privato avviene molto più che nel pubblico”, suggerisce Gianni Baratta della Cisl. Insomma, conclude Gentile, “la diagnosi è giusta, ma la terapia è sbagliata”. di Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli - Espresso
http://www.enricodigiacomo.org/2009/...i-ottimistici/

Ultima modifica di .marco. : 31-10-2009 alle 14:49.
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Old 31-10-2009, 15:57   #96
Fratello Cadfael
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i dati di brunetta sulle malattie sono inattendibili, sia quelli di prima che quelli di adesso. E la sua cosiddetta riforma ha tolto incentivi indirizzati a chi lavorava di più (che c'erano, e li ha eliminati o riditti) e ha lasciato quelli a pioggia indiscrimianti, basati solo sulle presenze. Quindi dire "bunetta bluff" è il minimo.
Si potrebbe dire anche, con un po' di fantasia, "Brunetta emorroide"...

E vedo che continui a sforzarti a dimostrare le tue tesi portando link, facendo ragionamenti e portando testimonianze. Vuoi scommettere che ti diranno che non è sufficiente e ti chiederanno sempre di più? Io ogni tanto ci provo, scrivo, poi faccio "anteprima messaggio", leggo la mia firma, cancello e rinuncio...
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La mia firma aveva un senso quando la maggior parte dei miei post erano nelle sezioni OT. Ora ne dovrei pensare un'altra. Comunque me la sono messa da una parte con la speranza di poterla ripristinare...
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Old 31-10-2009, 16:51   #97
daniele.messina
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Stando ai dati diffusi dalla Cgia, i giorni di assenza per malattia sono stati in media 14,3 nei ministeri, 9,6 nelle scuole, ancora meno (7,3) tra i dipendenti delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome. Poco più di 13, invece, le assenze annue registrate nei comparti Polizia e Agenzie fiscali. Costo complessivo per lo Stato, poco più di 4 miliardi di euro, con spese sostenute in particolare nella sanità e nella scuola. “Questi numeri – afferma il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi – sgombrano il campo da tutta una serie di luoghi comuni che ingiustamente investono il pubblico impiego. Quindi non è vero che sono troppi e che non lavorano. Casomai, i problemi sono la cattiva distribuzione e i livelli di efficienza, imputabili più agli uffici male organizzati che ai singoli lavoratori”.

Per Carlo Podda, segretario generale della Fp Cgil, il margine tra pubblico e privato è in realtà ancora inferiore: “I dati ufficiali cui fare riferimento – spiega – sono soltanto quelli del Conto Annuale della Ragioneria dello Stato”, secondo i quali nel 2005 le effettive assenze per malattia nel settore pubblico sono state pari a 10,8 giorni l'anno, contro i 9,6 nel privato. La differenza è dunque minima e non deriverebbe da una “salute più cagionevole” degli statali, come si legge nello studio della Cgia, bensì dall'includere in questo conteggio anche le assenze per diritti, cioè quelle garantite dalla legge 104 (per l'assistenza ai disabili) e dalle norme che tutelano la maternità e l’assistenza ai figli minori. “Se poi analizziamo con attenzione i dati – sottolinea poi Podda – emergono altri due motivi che generano questa minima differenza. Primo, il 53 per cento dei lavoratori del pubblico impiego è composto di donne, ed è su di loro che grava gran parte del ruolo di cura e di assistenza, visto lo stato penoso in cui grava il welfare nel nostro paese. Secondo, nel pubblico ci sono leggi che permettono più facilmente di ottenere permessi per stare con i propri cari, qualora ne avessero bisogno per motivi di salute”.

Anche per il segretario generale della Fp Cisl, Rino Tarelli, quella della Cgia “è un'elaborazione sbagliata”. Il dirigente sindacale parla di “ennesima strumentalizzazione fatta dai lavoratori autonomi per coprire la loro evasione fiscale”. Più in generale, ammonisce Tarelli riferendosi al Conto Annuale della Ragioneria Generale dello Stato, “si tratta di dati complessi, e per questo vanno letti correttamente. Altrimenti si rischia di fare solo demagogia”.

(www.rassegna.it, 29 gennaio 2008)

http://www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_news=5164
Nel primo pezzo il titolo (mancante) parla di inesattezze, poi manca il seguente pezzo
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Secondo il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, è un problema che va risolto per risollevare la produttività del paese. Ma al di là dalle sentenze, osservando cioè i dati reali, il fenomeno dei “fannulloni” nel pubblico impiego sembra assai meno consistente di quanto certi allarmi vorrebbero far credere. La conferma arriva dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre. Nel 2006, secondo una ricerca degli artigiani veneti, i giorni trascorsi a casa per motivi di salute tra i dipendenti del pubblico impiego sono stati 11.5, contro i 9.6 degli operai del settore privato. In totale fanno due assenze in più in un anno di lavoro: differenza non certo abissale che peraltro, secondo i sindacati (come spieghiamo più avanti), sarebbe anche più sottile.
da cui si deduce che sono dati del 2006, ed inoltre si chiude con il parere di Tarelli che dice che si tratta di un'elaborazione sbagliata. Non è poi questo grande argomento...
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Chi sono: Ingegnere elettronico, Dottore di ricerca in Ingegneria Informatica, lavoro come assegnista di ricerca presso l'Università di Palermo, e sono istruttore per la Cisco Networking Academy. E se volete anche artista: link alla mia gallery su DeviantArt.
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Old 31-10-2009, 16:52   #98
daniele.messina
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Si potrebbe dire anche, con un po' di fantasia, "Brunetta emorroide"...

E vedo che continui a sforzarti a dimostrare le tue tesi portando link, facendo ragionamenti e portando testimonianze. Vuoi scommettere che ti diranno che non è sufficiente e ti chiederanno sempre di più? Io ogni tanto ci provo, scrivo, poi faccio "anteprima messaggio", leggo la mia firma, cancello e rinuncio...
Dal manuale "come offendere gli utenti del forum e farla franca", forse.
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Nel primo pezzo il titolo (mancante) parla di inesattezze, poi manca il seguente pezzo


da cui si deduce che sono dati del 2006, ed inoltre si chiude con il parere di Tarelli che dice che si tratta di un'elaborazione sbagliata. Non è poi questo grande argomento...
però la risposta al tuo post era quell'altra, questa era per חוה.
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Old 31-10-2009, 17:10   #100
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Dal manuale "come offendere gli utenti del forum e farla franca", forse.
Se cerchi info puoi rivolgerti all'enciclopedia Proteus, che è specificamente dedicata a questa arte
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