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Old 29-10-2009, 12:34   #1
luxorl
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Centinaia di milioni da Fininvest a Cosa nostra - LA MAFIA TRATTA ANCORA

I giudici: centinaia di milioni da Fininvest a Cosa nostra

Quote:
Berlusconi? Totò Riina lo vedeva “ come un soggetto che doveva pagare (alla stregua di tanti altri imprenditori), sia come un soggetto che avrebbe potuto aiutare l’organizzazione mafiosa sul piano politico”. La storia del premier, da sempre in trattative con Cosa Nostra, è raccontata nella sentenza di primo grado che ha condannato Marcello dell’Utri a nove anni di reclusione per fatti mafia.

Il tribunale dà per certo il versamento annuale a Cosa Nostra di centinaia di milioni di lire da parte della Fininvest e, in una telefonata intercettata, è lo stesso Berlusconi a dire, dopo un attentato alla sua abitazione milanese, di aver spiegato ai carabinieri che se il boss Vittorio Mangano gli avesse “chiesto 30 milioni” lui “glieli avrebbe dati”. Per questo adesso i magistrati esaminano con attenzione anche una lettera di Vito Ciancimino indirizzata nel ‘94 al premier, in cui l’ex sindaco mafioso di Palermo, scrive: “Se passa molto tempo e ancora non sarò indiziato d’ingiuria sarò costretto a uscire dal mio riserbo che dura da anni...”. Berlusconi, infatti, almeno di fronte alla mafia, non denuncia. Ma, per i giudici, paga.

LA MAFIA TRATTA ANCORA
Da mesi aleggia lo spettro di un ricatto a Berlusconi da parte di Cosa Nostra


di Peter Gomez

Quote:
“Nel 2004, dopo un colloquio investigativo con i pm della super procura, incontrai nel carcere di Tolmezzo, Filippo Graviano. Gli spiegai che ormai da quattro anni mi ero staccato da Cosa Nostra, ma che non potevo fare il passo finale. Non potevo mettermi a collaborare. Filippo stava veramente male. Aveva appena avuto un infarto, ma mi disse con un filo di voce: ‘a questo punto bisogna far sapere a mio fratello Giuseppe che, se non arriva niente da dove deve arrivare, è bene che anche noi cominciamo a parlare con i magistrati’”.

Lo spettro del grande ricatto a Silvio Berlusconi che da mesi si aggira nei palazzi della politica romana, si materializza a Palermo il 6 ottobre. Quel giorno all’improvviso il pentito GaspareSpatuzza,l’exreggentedellafamiglia mafiosa di Brancaccio, autore materiale delle stragi del ‘93 e killer di don Pino Puglisi, dà un senso alle parole del leader della Lega Umberto Bossi e a quelle del ministro degli Interni, Roberto Maroni, che sempre più spesso parlano di uno scontro tra il governo e Cosa Nostra.

“Sarà un caso che la mafia inizi ad innervosirsi... Abbiamo segnali che alcuni pezzi grossi della mafia in carcere stanno pensando di fare qualcosa. Ma noi andiamo avanti”, aveva detto il 13 settembre l’uomo del Viminale. “Penso che il caso delle escort sia stato messo in piedi dalla mafia: abbiamo fatto leggi pesantissime. L' ho spiegato anche a Berlusconi, chi ha in mano le prostitute è la mafia», gli aveva fatto eco il fondatore del Carroccio.

Certo, entrambi i leghisti sostengono che Cosa Nostra reagisce alle (presunte) iniziative dell’esecutivo contro le cosche. Ma, accanto a questa interpretazione, ve ne un’altra, molto più accreditata da investigatori e magistrati.

“La trattativa” tra Stato e mafia, proprio come raccontato da Spatuzza, è ancora in corso. E in carcere i boss delle stragi, stanchi di attendere una soluzione politica a lungo promessa, ma non ancora completamente realizzata, adesso minacciano di vendicarsi raccontando cosa è davvero successo nel 1993-94: il periodo in cui, stando alla sua sentenza di condanna in primo grado, Marcello Dell’Utri, allora impegnato nella creazione di Forza Italia, stringeva accordi con gli uomini dei clan.

Attenti: non è fantapolitica. Perché i segnali, che dicono come in Cosa Nostra sia in corso un cambiamento epocale, si stanno moltiplicando . Ormai molti uomini d’onore non pentiti prendono la parola nei loro processi. E, per la prima volta, lo fanno per difendersi senza però negare la loro appartenenza all’organizzazione.

Ha cominciato Salvatore Lo Piccolo, il boss che sperava di succedere a Bernardo Provenzano. Poi è stato il turno di Nicola Mandalà, il ragazzo di Villabate figlio di un dirigente di Forza Italia, che per anni aveva protetto la latitanza di zu’ Bino: “È vero sono mafioso, ma quell’uomo non l’ho uccisoio”,ha detto in aula Nicola lasciando tutti di stucco. Infine, il 28 settembre, a parlare è stato il più importante di tutti: Giuseppe Graviano, 46 anni, 15 dei quali trascorsi in prigione.

Durante il processo contro l’ex senatore democristiano Vincenzo Inzerillo - un politico che nel ‘93, secondo l’accusa, sapeva come le stragi fossero opera dei fratelli Graviano, ma che tentò di convincerli a desistere - Graviano è intervenuto in videoconferenza dal carcere milanese di Opera. E quando gli è stato chiesto, “Signor Graviano lei fa parte di Cosa Nostra”, ha risposto secco: “Sono stato condannato per 416 bis (associazione mafiosa ndr)”.

Eccola qui, allora, la grande paura di Silvio Berlusconi. Eccola qui, nascosta dietro le facce apparentemente pulite di Filippo e Giuseppe, due capi mafia non ancora cinquantenni, che in carcere indossano giacche all’inglese e golfini di cachemire. E che, nel 1996, sono persino riusciti a far uscire di prigione due provette grazie alle quali le loro mogli hanno avuto un figlio.

Dietro le sbarre i Graviano si sono diplomati. Giuseppe ora spera addirittura di laurearsi in biologia molecolare e intanto conta i giorni che lo separano dalla morte. Sì, la morte. Perché, per quelli come lui, per i mafiosi che da ragazzi davvero pensavano di piegare la politica a colpi di tritolo, sui ruolini delle prigioni sta scritto: “fine pena mai”.

Eppure una volta tutto era diverso. Nel gennaio del ‘94, racconta Spatuzza , Giuseppe “era felicissimo, sembrava uno che aveva vinto al superenalotto”. Seduto a Roma, a un tavolino del bar Doney, ripeteva: “Abbiamo chiuso tutto. Abbiamo chiuso tutto”.

Sosteneva che con Berlusconi e Dell’Utri era stato raggiunto un accordo: “Il paese è in mano nostra”, diceva prima di ordinare a Spatuzza di “dare il colpo di grazia”. Cioè di uccidere cento carabinieri con un attentato, poi fallito, allo Stadio Olimpico.

Come è andata finire è cronaca. Il 27 gennaio i fratelli Graviano vengono arrestati a Milano proprio dai militari dell’Arma e, da quel giorno in poi gli investigatori cominciano a parlare dei loro presunti collegamenti con Dell’Utri e Forza Italia.

All’ombra della Madonnina, infatti, i Graviano ci stavano ormai da due mesi. E con loro, negli ultimi giorni, c’erano pure le fidanzate e due uomini, con mogli e figli. Uno era il padre dell’attuale centro campista dell’Udinese, Gaetano D’Agostino. Le carte processuali raccontano che, prima un commerciante palermitano di vestiti legato a Dell’Utri e alla mafia, e poi forse gli stessi Graviano gli avevano promesso di far giocare il figlio nei pulcini Milan. “Stai tranquillo vedrai che ti troviamo anche un posto di lavoro a Euromercato (allora gruppo Fininvest ndr), lo rassicuravano i boss.

Dell’Utri nega. Ma almeno i rapporti tra i Graviano e la neonata Forza Italia, non possono essere smentiti.

Uno dei cellulari usati dai fratelli durante la latitanza, chiamava spesso il presidente del club di azzurro di Misilmeri, Giovanni La Lia, cugino del boss Salvatore Benigno, pure lui condannato per le stragi del ‘93. E sempre La Lia era presente alla prima grande riunione del movimento di Berlusconi Palermo.

Quelli di Forza Italia l’avevano organizzata a Bracaccio, nell’Hotel San Paolo Palace, l’albergo a cinque stelle di un altro importante presidente di club: il costruttore Giovanni Ienna, un imprenditore che investiva i soldi di Filippo e Giuseppe. Per questo oggi, mentre in carcere i due fratelli contano i minuti e pensano il dà farsi, le tracce di quel traffico telefonico a Palazzo Chigi fanno paura. Più dei ricatti delle escort. Più delle indagini dei “pm comunisti”.
IFQ
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Old 29-10-2009, 12:38   #2
whistler
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gossib
volete buttare giù il grande presidente ma non ci riuscirete cit....
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Old 29-10-2009, 23:48   #3
luxorl
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Neanche il solito difensore a buttare in mezzo ADP?
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Old 29-10-2009, 23:53   #4
dantes76
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Città: AnTuDo ---------- Messaggi Totali: 10196
Messaggi: 1521
e finche' si tratta di cosa nostra.. si possono ritenere fortunati..
il giorno che sara' la ndrnagheta a ricattare, in qualche regione dovranno allargare gli obitori
__________________
“ Fiat iustitia, et pereat mundus”-המעז מנצח -
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