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Old 09-11-2003, 18:31   #321
ENDer
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Originariamente inviato da BeBrA
Certo, difficilmente credo si trovera' mai una via con questo nome, perchè purtruppo in Italia si deve distuinguere sempre tutto in "bene" e "male". Questa data essendo legata al Fascismo fa parte della seconda categoria per molti italiani.

Comunque se nel 28 ottobre non ci fosse stata la Marcia su Roma non troveresti nemmeno Latina (Littoria) nelle cartine geografiche.
E come Latina anche altre città.
Sai che perdita...
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Old 10-11-2003, 21:35   #322
DUX
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Spero che tutti coloro che creano gerarchie tra morti e morti, abbiano visto lo speciale di "TERRA" apparso ieri sera, che trattava gli eccidi perpetrati dai partigiani.

X Ni.jo: Mussolini si prese la responsabilità politica (per onestà, dal momento che gli assassini erano squadristelli di bassa lega, ma pur aderenti al PNF), ma MAI quella esecutiva: Il Capo del Governo (B.M.) condannò i criminali ed offrì alla famiglia Matteotti un vitalizio per continuare una vita dignitosa. E' importante sottolineare che la famiglia ACCETTO' le offerte in denaro... cosa che non avrebbe fatto (dato il suo storico senso dell'onore e della dignità) se avesse avuto dubbi sulle responsabilità del Duce.

Poco tempo fa è apparsa su "La Storia illustrata" un'intervista al figlio di Matteotti, che dichiarava di essere venuto a scoprire le responsabilità dell'uccisione del padre. Secondo i suoi studi erano del Re, per una storia di concessioni di pozzi di petrolio delle nostre colonie alle multinazionali Anglo-americane (sotto banco). Matteotti, in buoni rapporti con le istituzioni inglesi, ne era venuto a conoscenza, e tornò dal suo ultimo viaggio da Londra con la documentazione dei fatti.
Il giorno dopo Matteotti viene ucciso.

Non c'è solo questa versione del caso, ma moltissime, e, tra le più recenti, QUASI NESSUNA annovera Mussolini come mandante.
Se le scuole non si ostinassero ad insegnare la storia con i saggi degli anni '50...
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DUX è offline  
Old 10-11-2003, 21:39   #323
johnnyboy79
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Originariamente inviato da ENDer
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johnnyboy79 è offline  
Old 11-11-2003, 08:34   #324
ni.jo
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Originariamente inviato da DUX
Spero che tutti coloro che creano gerarchie tra morti e morti, abbiano visto lo speciale di "TERRA" apparso ieri sera, che trattava gli eccidi perpetrati dai partigiani.

X Ni.jo: Mussolini si prese la responsabilità politica (per onestà, dal momento che gli assassini erano squadristelli di bassa lega, ma pur aderenti al PNF), ma MAI quella esecutiva: Il Capo del Governo (B.M.) condannò i criminali ed offrì alla famiglia Matteotti un vitalizio per continuare una vita dignitosa. E' importante sottolineare che la famiglia ACCETTO' le offerte in denaro... cosa che non avrebbe fatto (dato il suo storico senso dell'onore e della dignità) se avesse avuto dubbi sulle responsabilità del Duce.

Poco tempo fa è apparsa su "La Storia illustrata" un'intervista al figlio di Matteotti, che dichiarava di essere venuto a scoprire le responsabilità dell'uccisione del padre. Secondo i suoi studi erano del Re, per una storia di concessioni di pozzi di petrolio delle nostre colonie alle multinazionali Anglo-americane (sotto banco). Matteotti, in buoni rapporti con le istituzioni inglesi, ne era venuto a conoscenza, e tornò dal suo ultimo viaggio da Londra con la documentazione dei fatti.
Il giorno dopo Matteotti viene ucciso.

Non c'è solo questa versione del caso, ma moltissime, e, tra le più recenti, QUASI NESSUNA annovera Mussolini come mandante.
Se le scuole non si ostinassero ad insegnare la storia con i saggi degli anni '50...
stà a vedere che dietro a tutto cce stà er nano...

Ci sono alcuni punti "volanti".
cmq, faccio qualche ricerca e ti faccio sapere.

sulle gerarchie tra morti e morti, mettiamola così: ognuno in privato si commemori i morti che vuole - ma la pretesa di onorare i caduti fascisti il giorno della liberazione dal nazifascismo è quantomeno bizzantina...sulla caccia al fascista del dopoguerra cmq ho già detto più su.
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Old 11-11-2003, 09:10   #325
ni.jo
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eri tu che postavi stralci da cronologia.it?
Intanto ecco cosa ci si legge.
Quote:
quando il deputato socialista si accinse a rivelare truffe e affarismi del partito fascista…

IL DUCE ORDINÒ'
AI SUOI:
"FATELO TACERE"

Casa Italia nei primissimi anni Venti. Ai piani alti corsari della finanza, capitani d'industria, faccendieri di grande e piccolo cabotaggio, lestofanti di varia estrazione, "pescicani" arricchiti con le forniture militari a fattura gonfiata o con il mercato nero, trafficanti di favori. Ai piani di sotto un popolo povero, ancora vestito di nero per i suoi seicentomila morti inghiottiti dall'Apocalisse della Prima guerra mondiale, alle prese con la disoccupazione o la sotto-occupazione, con la battaglia quotidiana per un piatto di cibo. Al potere il fascismo, una dittatura ancora nascosta sotto la redingote e il cilindro di Benito Mussolini, l'uomo che fra poco sarà il "duce della rivoluzione": un fascismo affamato di finanziamenti per la propria organizzazione e per i leaders che sono arrivati ai "palazzi" "con le toppe ai pantaloni" (sono espressioni di Mussolini) ma con un patologico bisogno di rivalsa e onnipotenza. Questo lo scenario che fa da sfondo alle pagine del libro "Il delitto Matteotti", scritto dallo storico Mauro Canali (Editrice "il Mulino" - Bologna 1997). Dal 10 giugno 1924, data dell'assassinio del deputato socialista, la bibliografia su questo cinico e premeditato delitto politico si è arricchita sempre più, accumulando materiale alle volte romanzato o basato su supposizioni, prove indiziarie, ricostruzioni di parte viziate dalle ideologie degli autori.

Salvo qualche eccezione, la strada della ricerca scientifica, della rigorosa indagine condotta negli archivi storici non è stata molto frequentata anche a causa, in tempi passati, dell'irreperibilità dei documenti decisivi. Il lavoro di Canali chiude questo "buco nero" e mette a disposizione degli specialisti e degli appassionati di storia uno studio di eccezionale ampiezza e documentazione. Diciamo subito che la ricerca stabilisce indiscutibilmente una verità, almeno per ora: non c'è la prova provata che il "pericoloso" Matteotti, il quale si preparava a rivelare uno scandalo che avrebbe fatto saltare all'aria il duce, tutti i suoi ras e i suoi "colletti neri", sia stato fatto trucidare su ordine diretto di Mussolini. Tuttavia il metodo investigativo di Canali, basato sull'analisi incrociata di una miriade di fatti più o meno clamorosi, di una lunga serie di elementi interdipendenti, innesca la reazione a catena di un procedimento logico, indiscutibile come una formula matematica, alla conclusione del quale è impossibile sottrarsi: fu Mussolini che diede ordine alla Ceka (la sua polizia politica personale, un gruppo di killers da lui organizzato per "mettere a posto" chi tentava di fermare la marcia verso la dittatura) di chiudere per sempre la bocca di Giacomo Matteotti.

Il deputato socialista venne rapito il 10 giugno 1924 nelle vicinanze di casa mentre, percorrendo il Lungotevere, stava andando verso il Parlamento. Dopo averlo picchiato mortalmente gli uomini del commando della Ceka lo caricarono in macchina e partirono a tutta velocità verso la periferia di Roma. Circa due mesi dopo il cadavere venne trovato, malamente sepolto, in un'area seminascosta da una fitta boscaglia. Nessuna traccia, accanto ai resti, della borsa piena di documenti che Matteotti aveva con sé al momento del sequestro. In quella borsa c'era la batteria di prove che avrebbe dovuto disgregare il sistema fascista, un sistema ancora gracile che si reggeva sui fragili pilastri degli imbonimenti mussoliniani. C'erano le prove che il regime fascista stava in piedi anche e soprattutto con l'aiuto della corruzione, che i suoi uomini si arricchivano truffando lo Stato, incassando jugulatorie tangenti.

Il Pnf, il partito nazionale fascista, esigeva parte dei proventi ("succhiati" ai big della finanza e dell'industria che in cambio ricevevano favori e appalti), per finanziare le federazioni che stavano sorgendo in tutta Italia, i quotidiani fiancheggiatori, e, ultime ma vicinissime al cuore del duce, le clientele di fedelissimi che avevano ben meritato prima, durante e dopo la marcia su Roma e tuttora meritavano per ragioni che erano ai limiti o fuori della legalità. Tipico esempio la Ceka, un manipolo di criminali superpagati. Gli scandali ad alto potenziale distruttivo che minacciavano il regime erano soprattutto due: la sistematica truffa ai danni dello Stato rappresentata dal traffico dei residuati bellici e l'operazione Sinclair Oil con la quale Mussolini tentò di dare in concessione esclusiva i diritti per la ricerca petrolifera in Italia al gigante Usa Standard Oil. Il che, come appare ovvio, rappresentava un danno incalcolabile per il nostro Paese. Brevemente vediamo i particolari di queste due vicende, una delle tante, dell'affarismo e della corruzione fascista. Quello dei residuati bellici era un business enorme: dopo la fine della guerra nei magazzini militari si erano accumulati ingenti quantità di armamenti, vestiario, scorte alimentari che lo Stato vendeva in stock ai privati a prezzi di "saldo". Sistema incriticabile se non fosse che molti dei blocchi più importanti venivano assegnati a prezzi irrisori, ulteriormente e benevolmente tagliati, a fascisti di provata fede che agivano o come teste di turco del regime o per sé.

Un esempio per tutti, l'affare Amerigo Dumini, braccio destro di Cesare Rossi, capo ufficio stampa della Presidenza del consiglio e fidatissimo complice e collaboratore di Mussolini. Dumini, che poi diventerà il capo della Ceka e parteciperà all'assassinio di Matteotti, aveva messo in piedi un inghippo che gli aveva permesso di acquistare, per rivenderla alla Jugoslavia, una partita di alcune centinaia di migliaia di fucili, proiettili ed altre armi, avuti in assegnazione dalla Direzione d'artiglieria. Come aveva potuto un piccolo squadrista con quattro soldi in tasca comprare uno stock di armi che stava a malapena nella stiva di una nave da trasporto? Semplice. Era stato finanziato da Alessandro Rossini, amministratore delegato della Banca adriatica di Trieste. "Dal contratto veniamo a conoscere - scrive Mauro Canali - che si trattava del solito sistema a trucco. Dumini si accaparrava il contratto che poi cedeva a Rossini e costui si impegnava a versare a Dumini la cospicua somma di un milione e mezzo (per quei tempi cifra astronomica, n.d.r.). L'affare appariva abbastanza grosso per credere che Dumini stesse lavorando in proprio. Stabilire tuttavia per chi Dumini stesse agendo non è impresa facile anche se tutti gli indizi conducono agli alti livelli del regime fascista".

Ancora più grave e indicativo il caso della Standard Oil, il trust che puntava, nascondendosi dietro la controllata Sinclair Oil, alla conquista totale del mercato italiano nel periodo in cui, nel Paese, la necessità di benzina e di derivati del petrolio diventava sempre più pressante. Come aveva fatto negli Usa, finanziando nel 1920 la campagna presidenziale dei repubblicani in cambio di previlegi specifici per la compagnia, la S.O. puntò alla conquista dell'esclusiva italiana a suon di "percentuali" passate sottobanco ai big della nomenklatura fascista. In un primo momento l'operazione riuscì, grazie alla decisissima e imperativa azione di Mussolini. Che per non avere ostacoli spazzò via dal dicastero dell'Agricoltura il ministro De' Capitani e Arnaldo Petretti, capo della direzione generale per i combustibili, entrambi forti sostenitori della costituzione di un Ente petrolifero nazionale che avrebbe permesso all'Italia si sottrarsi alla dipendenza del monopolio Standard Oil-Sinclair. Anche nello specifico caso, considerata la dura offensiva scatenata dal capo del governo contro i due "avversari", appariva chiaro il motivo dell'interesse di Mussolini. In questo quadro l'intervento di Matteotti in Parlamento, annunciato proprio per il 10 giugno 1924, alla riapertura della Camera, rappresentava una carica di dinamite con la miccia già accesa. Quella miccia andava spenta prima dell'esplosione. E i killers di Dumini entrarono in azione.
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ni.jo è offline  
Old 11-11-2003, 10:43   #326
ni.jo
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ho trovato dove è avvalorata la tesi del complotto regio come l'hai proposta:

http://www.cuoreribelle.it/matteotti.htm
tratto da www.ilduce.net



Comunque dopo aver letto il "ricavato" dalle sue affermazioni, il figlio Matteo respinge le accuse "Mai avuti soldi dai fascisti mai difeso le spie dell'Ovra" nel giornale "La Repubblica, 07-02-1997, Cultura, Pag. 39.

In ogni caso anche la tua versione sottolinea le colpe di influentissime personalità del fascismo, e l'associazione a delinquere con il monarca: mussolini probabilmente si sarebbe guardato dal comandare l'uccisione ma tieni conto di due cose:
la rabbia per il famoso discorso e la sua propensione a comandare delle "sane" bastonate come per Giovanni Amendola e Piero Gobetti: e come confessa il Volpi in questura, "Probabilmente se si fosse umiliato un momento e ci avesse chiesto di salvarlo e avesse riconosciuto l'errore della sua idea, avremmo forse non compiuto fino alla fine la nostra operazione".

Quote:
limes on line
Pure il delitto Matteotti andò a sta maniera. C'è chi dice che fosse stato il re, perché Matteotti aveva svagato certe storie di casa Savoia con le ricerche petrolifere in Libia, ma non c'entra: sicuramente pure il re si sarà fregato le mani quando Matteotti è sparito, ma non ci è entrato lui. Fu Dumini. Quando Matteotti attaccò Mussolini in parlamento questi era livido. Uscì fuori incazzato come una iena e urlò al suo factotum, Cesare Rossi: "Che fa Dumini?". Quello chiamò Dumini: "Ma si può sapere che stai a fare?". E Dumini capì l'antifona. Poi, certo, dissero: "Vabbe', ma noi mica intendevamo che lo dovesse ammazzare" e giustamente in galera ci andò soltanto lui. Ma fu il Duce che disse: "Che fa Dumini?", se no a quello quando gli veniva in testa di andare a fare quello che ha fatto.
Su
http://italy.indymedia.org/news/2003/04/273150.php
troviamo la stessa motivazione ma il nano non sembra proprio essere il solo mandante; cioè le personalità in grassetto sono "fascistissime" e nemmeno mussolini potè evitare di assumersi le responsabilità dell'omicidio.
Politiche o materiali...non venne mai accertato l'ordine: comunque la Ceka, era la polizia segreta a servizio di Mussolini, e gli uomini implicati erano e continuarono ad essere interni al fascismo (il processo farsa di Chieti fù un bel bidet di legalità).

Quote:
Tangenti sul petrolio a importanti uomini del fascismo.

Sempre secondo De Felice, il movente del delitto doveva essere un altro: sopprimere Matteotti per sottrargli documenti da lui raccolti, e che avrebbe divulgato l’11 giugno alla Camera, su loschi affari petroliferi che coinvolgevano influentissime personalità del fascismo cui una società petrolifera americana, la Sinclair, aveva versato "tangenti" pari a 150 milioni per ottenere in esclusiva i diritti delle ricerche in Italia. Essi erano: Emilio De Bono, comandante della PS e della MVSN (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale); il sottosegretario agli Interni Aldo Finzi (destinato a morire alle Fosse Ardeatine); il segretario amministrativo del PNF Giovanni Marinelli (finirà fucilato il 13 gennaio 1944 a Verona con gli altri “traditori” del 25 luglio 1943, lo stesso De Bono, Ciano, Gottardi e Pareschi); il capo ufficio stampa della presidenza del Consiglio Cesare Rossi; il giornalista Filippo Filippelli, direttore del "Corriere italiano" (controllato nell’assetto proprietario da Finzi). Per di più, uccidendo il deputato socialista, essi avrebbero impedito quell’"apertura a sinistra" che li avrebbe comunque travolti.

Il movente secondo Matteo Matteotti: il re e la Sinclair. Seguendo questa duplice pista, Matteo Matteotti ebbe via via nuovi elementi, sull cui base finì per convincersi che il principale mandante del delitto, attraverso De Bono, poteva essere il re, per via d’interessi petroliferi correlati sempre al gruppo Sinclair. Nell’intervista che, grazie a De Felice, mi rilasciò nel novembre 1985 per "Storia Illustrata", mi spiegò che ricevette da Giancarlo Fusco un articolo da questi pubblicato il 2 gennaio 1978 su "Stampa sera". Precisandomi: "Nell’autunno del 1942, Aimone di Savoia duca d’Aosta raccontò a un gruppo di ufficiali che nel 1924 Matteotti si recò in Inghilterra [del viaggio riferirono i giornali dell’epoca] dove fu ricevuto, come massone d’alto grado, dalla Loggia The Unicorn and the Lion. E venne casualmente a sapere che in un certo ufficio della Sinclair, ditta americana associata all’Anglo Persian Oil, la futura BP, esistevano due scritture private. Dalla prima risultava che Vittorio Emanuele III, dal 1921, era entrato nel register degli azionisti senza sborsare nemmeno una lira; dalla seconda risultava l’impegno del re a mantenere il più possibile ignorati (covered) i giacimenti nel Fezzan tripolino e in altre zone del retroterra libico". In relazione alla prima scrittura privata, Matteo Matteotti aggiunse che essa faceva comprendere come fosse “passato” tanto rapidamente il RDL sullo sfruttamento da parte della Sinclair del petrolio reperibile nel territorio italiano, in Emilia e in Sicilia. Si trattava del RDL n.677, in data 4 maggio 1924,nel quale l’articolo primo afferma: 'È approvata e resa esecutiva la convenzione stipulata nella forma di atto pubblico, numero di repertorio 285, in data 29 aprile 1924, fra il ministero dell’Economia nazionale [presieduto da Corbino] e la Sinclair Exploration Company'. Le firme sono quattro: Vittorio Emanuele, Corbino, De Stefani, Ciano".
E' falso che tra le più recenti, QUASI NESSUNA annoveri Mussolini come mandante, le ricerche per il film e Mauro Canali e il suo ampio saggio "Il delitto Matteotti" sono ad edizioni Il Mulino, 1997.


un pò di dati accertati, tralascia il "condimento" (la fonte è l'anpi) e segui la storia della targa e delle confessioni.

http://www.romacivica.net/anpiroma/a...fascismo1.html

Quote:
Il delitto Matteotti

Il fatto: l'assassinio di Matteotti

La sera dell’11 giugno 1924 il deputato socialista Giuseppe Emanuele Modigliani denuncia alla Questura di Roma la scomparsa dell’on. Giacomo Matteotti, uscito di casa il pomeriggio del giorno prima intorno alle 16.30 e non più rientrato. Le prime sollecite indagini della Questura accertano che il deputato è stato aggredito da cinque o sei uomini e trascinato a forza su un’automobile sul Lungotevere Arnaldo da Brescia (quindi vicino alla sua abitazione) il pomeriggio del 10 giugno: è quanto affermano alcuni testimoni presenti casualmente al fatto (due bambini - Adelchi Frattaroli ed Eliseo De Leo -, un netturbino-Giovanni Puzzi- e un impiegato - Giovanni Tavanna). Un’altra testimone, la portinaia Ester D’Erasmi, riconosce il numero della targa: Roma 55 - 12169.

La targa dell’autoveicolo è la chiave di volta delle indagini. L’automobile risulta presa a nolo dall’avv. Filippo Filippelli, già portavoce del sottosegretario agli Interni Finzi, direttore del Giornale Italiano, testata fiancheggiatrice del fascismo, e consegnata ad Amerigo Dumini, noto squadrista toscano, conosciuto come intimo amico di Cesare Rossi, capo dell’Ufficio stampa della Presidenza del Consiglio dei ministri. Altro nome che viene fatto durante le prime indagini è quello di Giovanni Marinelli, segretario amministrativo del Partito nazionale fascista.
Si interessa attivamente alla vicenda Emilio De Bono, quadriumviro e capo della Pubblica sicurezza.
L’autoveicolo viene ritrovato dalla PS la sera del 12 nell’autorimessa “Tattini e Malaga” in via Frattina impolverata, con il vetro posteriore infranto e la tappezzeria interna lacerata in più parti e macchiata di sangue.

Il capo del fascismo fu informato l'indomani dei dettagli dell'"operazione" e, appreso che la macchina era stata individuata, se ne uscì: "Porca m..., bastava avessero pisciato sulla targa!". Gli indizi erano più che significativi e subito si diffusero voci che indicavano le responsabilità nella stessa presidenza del Consiglio e gli autori materiali in alcuni figuri notoriamente appartenenti alla cosiddetta Ceka, la polizia segreta a servizio del capo del fascismo per i lavori "sporchi" e soprattutto in quell'Amerigo Dumini, che amava presentarsi aggiungendo al suo nome "diciotto omicidi". Nel rimpallarsi di accuse e contraccuse, circolarono memoriali di collaboratori diretti di Mussolini con allusioni abbastanza chiare e talvolta trasparenti sulle sue responsabilità. Anche se le prove definitive della colpevolezza del capo del fascismo non furono mai trovate, è convinzione più che diffusa che di lì fosse partito l'ordine.

Dalle indagini emerge, successivamente che Amerigo Dumini ha alloggiato, nei giorni precedenti la scomparsa di Giacomo Matteotti, all’hotel “Dragoni” con sette persone (fra i quali un gruppo di “arditi” ) da lui stesso fatte venire a Roma da Milano: Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria, Amleto Poveromo, Filippo Panzeri, Aldo Putato e Otto Thierschald.

Dumini e i suoi vengono arrestati.

Uno di essi, Albino Volpi, interrogato in istruttoria, riferì: "Il contegno di Matteotti è stato assolutamente spavaldo. Mentre lo pugnalavamo, egli è stato - direi - eroico. Ha continuato fino alla fine a gridarci in faccia: "Assassini! Barbari! Vigliacchi!". Mai ebbe un momento di debolezza per invocare pietà. E mentre noi continuavamo nella nostra azione, egli ci ripeteva: "Uccidete me, ma l'idea che è in me non l'ucciderete mai!". Probabilmente se si fosse umiliato un momento e ci avesse chiesto di salvarlo e avesse riconosciuto l'errore della sua idea, avremmo forse non compiuto fino alla fine la nostra operazione. Ma no, fino alla fine, fino che ha avuto un filo di voce, ha gridato: "La mia idea non muore! I miei bambini si glorieranno del loro padre. I lavoratori benediranno il mio cadavere". È morto gridando: "Viva il socialismo!"".

Il 16 agosto viene ritrovato il corpo di Matteotti da un brigadiere dei carabinieri nel bosco della Quartarella lungo la via Flaminia a 23 km da Roma fra Riano e Scrofano (ora Sacrofano), in una piccola fossa già adibita a carbonaia e protetta da arbusti e querce. Il cadavere è ridotto a scheletro e quasi totalmente decomposto. La perizia dell’odontoiatra di fiducia della famiglia Matteotti riconosce il deputato dalle protesi dentarie. Gli esami disposti sul cadavere e sull’automobile accertano che Giacomo Matteotti è deceduto per una ferita da arma da taglio inferta sulla parte sinistra del torace quando il deputato si trovava ancora nell’automobile.

Le reazioni

Il delitto ebbe ripercussioni immediate in tutta Italia. La convinzione che Matteotti fosse rimasto vittima di un delitto politico era talmente salda che i parlamentari delle opposizioni, fin dal 14 giugno, prima ancora, cioè, che fosse ritrovato il corpo del deputato socialista, abbandonarono l'aula per riunirsi in un'altra sala di Montecitorio e costituirsi in unico parlamento legittimo, visto che nel parlamento ufficiale era ormai impossibile esercitare ogni funzione libera per gli eletti del popolo. In quell'occasione fu votato un ordine del giorno che diede origine alla cosiddetta "secessione dell'Aventino".
ps sono al lavoro, ho leggiucchiato un pò in fretta tra un render e l'altro: devo ancora cercare delle cose...il discorso non è chiuso



ciao.
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Ultima modifica di ni.jo : 11-11-2003 alle 13:42.
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Old 11-11-2003, 13:59   #327
ni.jo
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versione completa sul sito del
ministero dell'interno

Si dice che Mussolini, profondamente irritato dal discorso di Matteotti alla Camera, esclamasse: “Cosa fa questa Ceka? Cosa fa Dumini? Quell’uomo dopo quel discorso non dovrebbe più circolare... ”. Si sa come andarono poi le cose, ma ciò che qui si vuole porre in evidenza è quell'accenno di Mussolini alla Ceka, nome con cui era conosciuta la polizia politica rivoluzionaria sovietica costituita nel 1918.
Proprio poco tempo prima del delitto Matteotti (10 giugno 1924), era stato lo stesso Mussolini a volere una Ceka fascista e cioè una polizia segreta di partito, cui affidare compiti informativi può immaginarsi di quale natura e E’ inevitabile che in tutte le dittature la polizia politica “istituzionale” ereditata dai passati governi, pur se epurata non venga ritenuta sufficientemente affidabile o bastante a vigilare sulla sicurezza del regime e ad essa si preferisca sovrapporre una struttura interna al partito dominante, sua diretta emanazione, fatta di fedelissimi. La segretezza allora da semplice cautela di cui si circonda abitualmente la polizia politica per garantire la riservatezza del proprio operato o la sicurezza dei propri uomini, si traduce in una sorta di clandestinità per assicurare agli agenti impunità e libertà di azione. La Ceka fascista non fu, comunque, una struttura sofisticata e professionale ma poco più che una squadraccia di “bravi” di regime, che si resero protagonisti di violenze di basso livello, fino ad incappare per eccesso di zelo, approssimazione e gratuita brutalità nell’ “incidente” Matteotti, che rischiò di travolgere Mussolini.
Emblematica della commistione di ruoli tra Milizia, polizia e Ceka e dell’esistenza quindi di strutture “parallele” a quelle ufficiali, era la circostanza che De Bono, primo capo della Polizia fascista, fosse al tempo stesso comandante della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Le disastrose conseguenze del delitto Matteotti segnarono anche la rapida fine della Ceka, i cui membri finirono nel 1926, bene o male, innanzi ad un Tribunale, sia pure cavandosela con lievi pene.
Dopo una parentesi, alquanto breve, di Francesco Crispo Moncada, l’incarico di Capo della Polizia venne affidato ad altro prefetto di carriera, Arturo Bocchini che fu per gran parte del periodo fascista (1926-1940) personaggio centrale e di notevole spessore nelle politiche e nelle strategie di sicurezza del regime.
Pare che Bocchini non ebbe alcuna perplessità nel manifestare all’inizio del suo lungo mandato la convinzione che nessuna dittatura può vivere senza un efficiente apparato di polizia politica.
piccola cronologia di fatti dal '23 al '28

1923
23 Gennaio. Una spedizione punitiva per la morte di due fascisti è organizzata a La Spezia : sei morti.
2 Febbraio. Arresto del liberale Piero Gobetti.

3 Febbraio. Arresto del comunista Amedeo Bordiga, di quasi tutto il comitato centrale del partito, di 72 segretari federali, di 41 segretari delle organizzazioni giovanili e chiusura del giornale "L'Avanguardia". Chi può fugge all'estero.
Fascisti e nazionalisti aggrediscono e malmenano a Livorno il deputato socialista Giuseppe Emanuele Modigliani. La milizia intima a Modigliani di lasciare Livorno.

8 Febbraio. Lo stato assume il monopolio della rete telefonica a grande distanza.

26 Febbraio. L'associazione nazionalista si fonde nel partito fascista.

1 Marzo. Arresto del socialista Giacinto Menotti Serrati.

31 Marzo. Arresto del comunista Ruggero Grieco.

19 Maggio. Mussolini incontra Alcide De Gasperi. Ha bisogno dei voti dei popolari per la sua riforma elettorale

27 Aprile. Approvazione della riforma della scuola promossa dal Ministro Giovanni Gentile. La riforma sancisce il controllo generale dello stato sulla scuola.

29 Maggio. Il deputato fascista Alfredo Misuri denuncia alla Camera le illegalità commesse dagli squadristi. Per questo sarà aggredito, bastonato ed espulso dal partito.

15 Luglio. Il prefetto di Trieste ordina la cessazione della pubblicazione del giornale comunista "Il Lavoratore".

21 Luglio : La Camera approva la legge elettorale Acerbo (dal nome del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giacomo Acerbo) che adotta il sistema maggioritario, ripristina il collegio uninominale.e introduce il premio di maggioranza assegnando i due terzi dei seggi alla lista che ottiene il maggior numero di voti. Servirà al partito fascista per monopolizzare il potere giocando sulla paura dell'instabilitá.

24 Luglio. Mussolini riceve i vertici sindacali della CGdL cercando di trascinarli dalla sua parte. Non per nulla in Marzo il governo aveva introdotto con decreto legge la giornata lavorativa di otto ore.

24 Agosto. Don Giovanni Minzoni è ucciso dai fascisti ad Argenta, nel Ferrarese. Proseguono gli atti di violenza e di devastazione dei circoli cattolici.

31 Agosto. Mussolini decide l'occupazione dell'isola greca di Corfú a seguito di un incidente occorso ai membri di una missione militare italiana sul confine greco-albanese. La Societá delle Nazioni condanna l'occupazione che cesserà a fine settembre.

21 Settembre. Vengono arrestati esponenti di spicco del partito comunista d'Italia tra cui Palmiro Togliatti, Angelo Tasca e Alfonso Leonetti.

19 Ottobre. Un comunicato del partito liberale ribadisce la fiducia dei liberali nel governo Mussolini.

14 Novembre. Viene definitivamente approvata la legge elettorale Acerbo.

26 Novembre. Il comitato direttivo della CGdL decide di tenere un atteggiamento di apertura nei confronti di Mussolini.

29 Novembre. Dimostranti fascisti invadono e devastano l'abitazione di Francesco Saverio Nitti senza che la polizia intervenga.

5 Dicembre. Il deputato comunista Nicola Bombacci pronuncia alla Camera un discorso in cui sostiene l'affinità tra la rivoluzione russa e quella fascista. Sarà sconfessato dal partito comunista e invitato a dare le dimissioni da deputato. Entrerà in seguito nel partito fascista, indice evidente dell'esistenza di punti di contatto tra le due esperienze .

12 Dicembre. Con pretestuosi motivi di ordine pubblico sono sospese numerosi pubblicazioni socialiste, comuniste e sindacali.

26 Dicembre. L'onorevole Giovanni Amendola, direttore del giornale "Il Mondo" viene assalito e bastonato a Roma da un gruppo di fascisti.


1924
28 Febbraio. I fascisti uccidono a Reggio Emilia il deputato socialista Antonio Piccinini.
19 Marzo. In un discorso a Milano, Antonio Salandra riconosce in Mussolini il continuatore della migliore tradizione liberale e risorgimentale. Questo mostra l'insipienza totale del liberalesimo in Italia.

6 Aprile. Elezioni politiche. Si svolgono in un clima di violenza e di intimidazioni sulla base della nuova legge maggioritaria (legge Acerbo). Il listone fascista riceve 4.305.906 voti che sommati ai voti di altre liste fasciste (fascisti di disturbo, fascisti dissidenti) arriva a quasi 5 milioni di voti. Le altre 11 liste ottengono in complesso solo 2 milioni e mezzo di voti. Il fascismo ha in sostanza l'appoggio delle masse e può, a ragione, sostenere di aver raggiunto il potere in maniera democratica (attribuendo alla parola 'democratico' connotazioni nè positive nè negative). Con il premio di maggioranza i fascisti si assicurano 356 seggi + 19 delle liste fiancheggiatrici. Le altre liste fanno eleggere 161 deputati.

30 Maggio. Il deputato socialista Giacomo Matteotti denuncia le violenze e i brogli che hanno caratterizzato le elezioni politiche e ne chiede la invalidazione.

10 Giugno. Una squadra fascista che comprende Amerigo Dumini (stipendiato dall'ufficio stampa della presidenza del consiglio), Albino Volpi, Giuseppe Viola, Amleto Poveromo, Augusto Malacria, rapisce e uccide il deputato socialista Giacomo Matteotti.

14 Giugno. Presentano le dimissioni il sottosegretario agli Interni Aldo Finzi e il capo dell'ufficio stampa della presidenza del consiglio Cesare Rossi, in relazione al caso Matteotti.

18 Giugno. Giovanni Marinelli, segretario amministrativo del partito nazionale fascista, è arrestato con l'accusa di complicità nel delitto Matteotti.

27 Giugno. L'Aventino. Per protesta contro il governo coinvolto nel caso Matteotti, deputati di vari partiti decidono di non partecipare ai lavori della Camera fino alla costituzione di un nuovo governo.

8 Luglio. Il consiglio dei ministri approva un decreto restrittivo della libertà di stampa.

6 Agosto. Luigi Einaudi pubblica sul Corriere della Sera un articolo intitolato "Il silenzio degli industriali" in cui accusa il mondo industriale di assistere passivamente ai tragici eventi.

16 Agosto. Il cadavere di Giacomo Matteotti viene rinvenuto nella macchia della Quartarella a una ventina di chilometri da Roma.

27 Agosto. Nasce l'URI (Unione Radiofonica Italiana) sotto il controllo monopolistico dello stato.

5 Settembre. Piero Gobetti, editore e direttore della rivista "La rivoluzione liberale", viene aggredito a Torino dai fascisti.

25 Ottobre. Dietro pressioni esercitate da Mussolini, don Sturzo, ex segretario del Partito Popolare, è costretto a lasciare l'Italia. Rimarrà in esilio per 22 anni.

27 Dicembre. In un memoriale pubblicato sulla rivista di Giovanni Amendola 'Il Mondo', l'ex capo dell'ufficio stampa della presidenza del consiglio, Cesare Rossi, ribadisce la responsabilitá diretta di Mussolini nel delitto Matteotti.

31 Dicembre. Vari giornali d'opposizione sono sequestrati in ogni parte d'Italia. I fascisti compiono aggressioni contro professionisti antifascisti. I gruppi fascisti nelle province chiedono a Mussolini di sopprimere qualsiasi opposizione.


1925
3 Gennaio. Parlando alla Camera, Mussolini si assume la responsabilitá 'politica, morale e storica' di tutto quanto è avvenuto durante il suo governo e quindi anche del delitto Matteotti. Assicura un chiarimento della situazione nelle quarantotto ore successive al suo discorso. É l'inizio del regime fascista.
4 Gennaio. I prefetti ricevono l'ordine di proibire qualsiasi manifestazione pubblica, di esercitare un controllo su circoli, ritrovi, organizzazioni, gruppi in qualche modo sospetti, di sciogliere le formazioni considerate sovversive, di reprimere ogni tentativo di resistenza.

6 Gennaio. Il ministro dell'interno Luigi Federzoni presenta un primo bilancio delle disposizioni date ai prefetti : sono stati chiusi o sciolti 95 circoli e ritrovi, 150 esercizi pubblici, 25 organizzazioni ritenute sovversive, 120 gruppi dell'associazione antifascista Italia libera; sono stati arrestati 111 persone diciarate sovversive; sono state effettuate 655 perquisizioni domiciliari.

8 Gennaio. I deputati aventiniani pubblicano un manifesto di condanna morale del fascismo. E' l'unica presa di posizione e testimonia la debolezza e l'insignificanza delle opposizioni.

12 Gennaio. Disegno di legge per il controllo statale di tutte le associazioni e organizzazioni.

18 Febbraio. Viene promossa la pubblicazione dell'Enciclopedia Italiana, esempio classico della gestione statale della cultura e quindi dell'asservimento statale delle idee.

2 Marzo. Il governo sospende il presidente Ettore Viola e l'intero gruppo dirigente dell'ANC (associazione nazionale combattenti) dimostratosi troppo indipendente nei confronti del fascismo.

1 Maggio. Viene istituita l'Opera nazionale dopolavoro che passerà sotto il diretto controllo del partito nazionale fascista.
Il deputato Antonio Gramsci, nel suo unico discorso parlamentare, si pronuncia contro la legge sulle associazioni in quanto concede allo stato la licenza di sciogliere a suo piacere qualsiasi organizzazione. La legge sarà approvata dalla Camera il giorno 19.

19 Maggio. La Camera approva una legge per l'epurazione dei burocrati che non si mostrino ligi alle direttive del governo.

20 Luglio. Giovanni Amendola subisce una nuova aggressione in conseguenza della quale morirà alcuni mesi dopo.

24 Luglio. Il governo ripristina il dazio sul grano.

4 Agosto. Gaetano Salvemini fugge in Francia dopo l'arresto e la messa in libertà provvisoria. Rimarrà in esilio per oltre 20 anni.

29 Settenbre. Il prefetto fa sospendere la pubblicazione del giornale La Stampa fino al 9 Novembre.

2 Ottobre. A palazzo Vidoni la Confindustria e la Confederazione delle corporazioni fasciste si riconoscono reciprocamente come i rappresentanti esclusivi degli industraili e dei lavoratori. Vengono abolite le commissioni interne di fabbrica. Il patto di palazzo Vidoni sancisce il monopolio sindacale fascista.

3 Ottobre. I fascisti toscani sono protagonisti di violenze e aggressioni contro singoli individui e sedi di associazioni.

8 Ottobre. Il podestà, di nomina prefettizia, sostituisce il sindaco eletto dai cittadini del Comune. Vengono inoltre estesi i poteri del prefetto. La legge entrerà in vigore nel febbraio del 1926.

19 Ottobre. L'esercito italiano completa l'occupazione della Somalia.

3 Novenbre. Il Popolo, giornale del partito popolare, è costretto a cessare la pubblicazione dopo che da mesi veniva quotidianamente sequestrato.

4 Novembre. La presunta organizzazione di un attentato contro Mussolini costituisce il pretesto per nuove repressioni nei confronti della massoneria e del partito socialista unitario.

5 Novembre. Lo stato riconosce ufficialmente per decreto legge l'istituto LUCE (L'unione per la cinematografia educativa) e lo pone al suo servizio come macchina di propaganda.

8 Novembre. Il prefetto di Milano sospende le pubblicazioni dei quotidiani l'Avanti e l'Unità.

10 Novembre. Il prefetto di Torino sospende la pubblicazione del periodico 'La rivoluzione liberale' diretto da Piero Gobetti.

12 Novembre. La Confindustria si integra nel regime e ottiene che un suo rappresentante sieda nel Gran Consiglio del fascismo.

14 Novembre. Ulteriore estensione del potere dei prefetti

27 Novembre. Il governo introduce il saluto romano fascista in tutte le amministrazioni dello stato.

10 Dicembre. Lo stato costituisce l'ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia). La piovra statale si estende su tutte le espressioni della vita sociale.

24 Dicembre. Vengono allargati i poteri del capo del governo che può emanare norme giuridiche senza l'approvazione delle Camere.

31 Dicembre. Nuovi provvedimenti di controllo statale della stampa impongono ai giornali un direttore responsabile riconosciuto dallo stato. Dopo l'uscita del provvedimento molti giornali sospendono le pubblicazioni.


1926
16 Gennaio. I deputati fascisti cacciano dall'aula gli aventiniani che avevano deciso di riprendere il loro posto.
31 Gennaio. Accrescimento dei poteri dell'esecutivo e riduzione dei poteri di delibera e di controllo del Parlamento.

16 Febbraio. A soli 25 anni muore in esilio, a Parigi, Piero Gobetti, fiaccato nel corpo dalle aggressioni della violenza fascista.

16 Marzo. Inizia il processo per il delitto Matteotti. La giustizia di stato condannerà gli esecutori del delitto a cinque anni, undici mesi e venti giorni di cui quattro anni condonati per amnistia. Una beffa, tipica della 'giustizia di stato'.

28 Marzo. Il prefetto di Milano scioglie il VI Congresso nazionale di filosofia a seguito dell'insorgere di accesi dibattiti.

3 Aprile. La legge sull'organizzazione sindacale riconosce solo due confederazioni, una per gli imprenditori e una per i lavoratori, entrambe affidate a dirigenti fascisti. Sono vietati gli scioperi e qualsiasi forma di agitazione sindacale.
Viene costituita l'Opera Nazionale Balilla che inquadra i ragazzi dagli 8 ai 12 anni (balilla) e quelli dai 12 ai 18 anni (avanguardisti). Il regime pensa proprio a tutto e a tutti.

7 Aprile. Giovanni Amendola muore a Cannes, fisicamente distrutto dalle aggressioni subite dai fascisti.

19 Aprile. Il governo italiano e quello inglese concludono un accordo per la spartizione delle zone di influenza in Africa.

19 Maggio. Viene costituita l'Azienda Generale dei Petroli (AGIP). Lo stato invade anche questo campo di attività economica.

1 Luglio. Lo stato italiano annette ufficialmente l'Oltregiuba alla Somalia italiana.

19 Settembre. Su pressioni del governo italiano, il governo francese prende provvedimenti repressivi contro gli emigrati politici italiani.

31 Ottobre. A seguito di un attentato a Mussolini che viene attribuito ad un presunto anarchico, Anteo Zamboni (un ragazzo di 15 anni), immediatamente linciato dai fascisti, si moltiplicano gli assalti a giornali dell'opposizione e ad abitazioni di personalità non fasciste (Benedetto Croce, Carlo Sforza).

1 Novembre. Sono sospesi o soppressi i seguenti giornali e riviste: Il Mondo, Il Risorgimento, La Voce repubblicana, l'Avanti , l'Unità, Battaglie sindacali, Critica Sociale.

5 Novembre. Provvedimenti per la sicurezza del fascismo e per la difesa dello stato. Soppressione di tutti i partiti, associazioni e organizzazioni di opposizione al fascismo; controllo di tutti i passaporti per l'estero e annullamento di quelli rilasciati di recente; confisca dei beni degli emigrati politici; revoca della licenza di pubblicazione alla stampa di opposizione; istituzione del confino di polizia; ripristino della pena di morte per crimini contro lo stato; istituzione del 'tribunale speciale per la difesa dello stato'; costituzione dell'OVRA (Organizzazione per la vigilanza e la repressione dell'antifascismo). E' l'attuazione della concezione statista propria del secolo XX.

8 Novembre. Il deputato Antonio Gramsci e altri deputati comunisti sono arrestati in flagrante violazione dell'immunità parlamentare e rinchiusi a Regina Coeli.

9 Novembre. Tutti i deputati antifascisti sono dichiarati decaduti.

12 Dicembre. Filippo Turati abbandona clandestinamente l'Italia.

30 Dicembre. Il fascio littorio diventa emblema dello stato italiano.

31 Dicembre. Su tutti gli atti ufficiali delle amministrazioni statali è fatto obbligo di aggiungere alla data del calendario gregoriano la data del calendario fascista (anno di inizio 1922). Scimmiottando la rivoluzione francese (calendario repubblicano) il fascismo mette in rilievo le notevoli affinità tra le due esperienze entrambe caratterizzate dal segno dello statismo.


1927
Gennaio. La polizia, sotto la guida di Arturo Bocchini, rafforza la sua opera di repressione. Viene istituito il casellario politico centrale che, alla fine del 1927, ha più di 100mila fascicoli su persone cosiddette sospette o sovversive.
1 Febbraio. Due operai sono condannati dal tribunale speciale per la difesa dello stato con l'accusa di avere offeso Mussolini.
Si autoscioglie la confederazione generale del lavoro.

5 Gennaio. Il Procuratore generale Giovanni Appiani, inaugurando l'anno giudiziario, traccia il nuovo corso della magistratura a servizio dello stato fascista definendo la giustizia come un concetto relativo in rapporto e in subordine alla politica.

9 Gennaio. Sono sciolte le organizzazioni giovanili non fasciste. L'associazione degli esploratori cattolici, l'unica a sopravvivere, deve inserire nelle sue insegne il simbolo del littorio e le iniziali ONB (Opera Nazionale Balilla).

12 Gennaio. Vengono chiuse le iscrizioni al Partito Nazionale Fascista. L'unica spiegazione possibile è che la massa di arrivisti e carrieristi pronti a iscriversi era divenuta eccessiva anche per un partito rozzo come quello fascista.

18 Gennaio. L'ex deputato massimalista Romeo Campanini scrive una lettera a Mussolini piena di elogi e di ammirazione per la politica sociale del fascismo, dimostrando per l'ennesima volta l'affinità tra le varie ideologie del XX secolo, tutte caratterizzate dal culto dello stato.

2 Febbraio. Esponenti di primo piano della disciolta Confederazione Generale del Lavoro (Rinaldo Rigola, Ludovico d'Aragona, ed altri) si pongono in posizione favorevole alla nuova legislazione sul lavoro (che prevedeva tra l'altro l'abolizione del diritto di sciopero).

13 Febbraio. Il regime istituisce una imposta sui celibi dai 25 ai 65 anni di età. L'ammontare dell'imposta sarà raddoppiato nel giro di due anni. Lo stato sa che ha sempre bisogno di carne da cannone per cui, nelle parole stesse di Mussolini, intende dare "una frustata demografica alla nazione".

2 Marzo. Le società sportive sono organizzate sotto l'autorità centrale del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) posto alle dirette dipendenze del partito fascista.

19 Marzo. Alcide De Gasperi è arrestato a Firenze sotto l'accusa di tentato espatrio. Sarà condannato a 4 anni di reclusione. Per intervento del Vaticano sarà liberato dopo 16 mesi di carcere.

25 Marzo. Il ministro della istruzione statale Pietro Fedele dichiara che è suo compito "fascistizzare la scuola".

26 Maggio. In uniscorso, Mussolini sostiene l'inutilità delle opposizioni all'interno di un regime politico, riassumendo il suo pensiero nello slogan : "Tutto nello stato, niente contro lo stato, nulla al di fuori dello stato".

29 Maggio. Nella casa del fascio di Bologna il re accende una lampada votiva alla lapide dei caduti per il fascismo, a sancire l'accordo pieno tra corona e fascio.

18 Dicembre. Maffio Maffii diventa il nuovo direttore del Corriere della sera e procede ad una più radicale fascistizzazione del giornale.

24 Dicembre. Viene costituito il patronato nazionale per l'assistenza sociale. Dalla culla alla bara, tutto sotto il marchio dello stato.


1928
15 Gennaio. Arnaldo Mussolini (fratello di Benito) assume la vice-presidenza dell'EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) a sancire l'importanza attribuita dalla stato al controllo dei mezzi di comunicazione.
29 Marzo. Gli uffici di collocamento vengono posti alle dirette dipendenze del ministero delle corporazioni.

17 Marzo. Viene costituita l'ANAS (Azienda Nazionale Autonoma della Strada). Il fascismo pensa proprio a tutto!

28 Maggio. Il processo contro Gramsci, Terracini, Scoccimarro, Roveda e altri componenti del comitato centrale del partito comunista si conclude con la loro condanna a pene variabili dai 15 ai 23 anni. Nella sua arringa contro Antonio Gramsci (condannato a 20 anni e 4 mesi) il pubblico ministero (vale a dire l'accusatore a nome e per conto dello stato) pronuncia l'affermazione : "Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare".

25 Luglio. Nella giunta provinciale scompaiono i membri elettivi sostituiti dai rappresentanti del partito fascista.

26 Luglio. Il governo impone l'adozione del libro di testo unico di stato nelle scuole elementari, provvedimento essenziale per la fascistizzazione delle masse fin dalla più giovane età.

1 Dicembre. Per mantenere i contadini legati alle campagne il governo introduce limitazioni alla libertà di domicilio e di circolazione.
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gli atti del processo

Comm. Avv. Tancredi
Sostituto Procuratore del Re
presso la Procura Generale di
Roma


Roma, 11 Febbraio 1925

24 - UNA CIRCOLARE D'ISTIGAZIONE AI DELITTI CONTRO LE LIBERTA' POLITICHE
--------------------
Nel Marzo del 1924 l'On. Giunta Vice Presidente della Camera dei Deputati ed allora Segretario Generale del Partito, invio ad alcune federazioni Provinciali Fasciste dell'Alta Italia una circolare a nome del Direttorio Nazionale del Partito - benché di questo fosse inconsapevole di tale atto in cui si ordinava di sabotare con tutti i mezzi ogni manifestazione verbale e scritta dei Fasci Nazionali facendo capo agli Onorevoli Forni, Corgini, Dott. Sala, ecc. La circolare riprodotta da alcuni quotidiani dell'opposizione ed acquisita al processo per l'aggressione al Cap. Forni, cominciava precisamente così: "Presi gli ordini dal Duce del Fascismo e Capo del Governo…"(art. 63 in rel. art. 139 cap.)

31 bis - LE INSISTENZE DI MUSSOLINI PER LA COSTITUZIONE DELLA CEKA
---------------------
L'opinione pubblica fuorviata dalle informazioni dettate dal Governo - secondo l'opportunità del momento - ha naturalmente bevuta la storiella di una Ceka, funzionante non solo all'insaputa del Governo e del Partito, ma addirittura contro gli interessi del regime ed al servizio di elementi plutocratici di essi nemici, Ceka diretta da Rossi, Marinelli e magari da Filippelli.
Ora sta di fatto che se manca una deliberazione ufficiale circa il funzionamento di detta Ceka, - spero bene non si pretenderà l'esibizione dei verbali di una decisione del genere né l'approvazione per referendum degli 800 mila iscritti al Partito - se di questo organismo in via di costituzione non erano stati segnati fini, precisate le modalità, scelta la direzione, sta di certo che l'idea madre, insistentemente era venuta proprio e soltanto da Mussolini, mentre mi riporto in proposito a quanto dissi nell'interrogatorio del 23 giugno aggiungo che la necessità di un organo di difesa e di vendetta era spiegata dal presidente così: "Il regime non dispone di mezzi legali per colpire i suoi nemici perché le leggi esistenti risentono dello spirito liberale contro il quale è insorto il Fascismo. Per colmare queste lacune tutti i governi allo stato di transizione hanno bisogno di governi illegali che mettano a posto gli avversari."
Aggiungeva - ricordando i particolari della lotta contro il Cap. Forni nella Lomellina - che con il possesso degli organi ufficiali dello Stato noi avevamo il modo di mettere lo spolverino su tutte le violenze illegali.
Se poi nel funzionamento della Ceka c'è stata della precipitazione, se nella sua attività, da coloro che erano candidati alla sua composizione per consenso del Duce - si sono commessi arbitri ed intempestività tutto ciò non vale a diminuire le responsabilità del proponente Onorevole Mussolini.
Affibbiarlo invece soltanto a Rossi, e il Marinelli è il colmo dell'audacia e dell'infantilismo.

N. 32 - I RAPPORTI DEL PRESIDENTE CON DUMINI

Non erano frequenti, ma in compenso erano cordiali fino all'espansività i rapporti del presidente con Amerigo Dumini. Chiedo sia fatta ricerca presso la Procura Generale di Firenze o presso la Biblioteca Nazionale e della stessa città di un numero della "Sassaiola Fiorentina" riproducente una fotografia del Duce con dedica a Dumini.
Ricordo inoltre che in varie occasioni e particolarmente il giorno in cui Mussolini mi dette ordine di fare affrontare il dissidentismo forniano (vedere mio interrogatorio presso il Signor Giudice Istruttore Occhiuto) ebbe a domandarmi: "Ma cosa fa Dumini?" Ed io risposi che girava per l'Italia per conto del Corriere Italiano.
In occasione del suo duello con il Direttore del "Becco Giallo", Alberto Gianini, il Presidente espresse il suo compiacimento per avere saputo che Dumini si preparava a scendere sul terreno in camicia nera, mentre io osservai che quella era una guasconata bella e buona - guasconata che avvenne ugualmente perché, si capisce, Dumini fra il mio giudizio e quello del Duce - optò per il secondo.

N. 35 - L'INIZIALE FAVOREGGIAMENTO IN OCCASIONE DEL DELITTO MATTEOTTI DA PARTE DEL PRESIDENTE ED IL SUO VARIO CONTEGNO

Il contegno del Presidente di fronte al delitto Matteotti si può dividere in vari tempi:


1° TEMPO: La sera di mercoledì 11 giugno l'On. Mussolini reduce da Montecitorio, dove aveva cominciato a circolare la voce della scomparsa dell'On. Matteotti da casa, con tono sarcastico, esclamò: "I pussisti sono inquieti perché non trovano Matteotti e sarà andato a ……….." e qui un'espressione eccessivamente boccaccesca. Era presente il Comm. Lo Jacono che in quei giorni sostituiva il Comm. Barone Russo.
Cominciò a pensare, riflettendo al tono di quelle parole, che il Presidente sapesse già per lo meno della cattura del deputato unitario, in considerazione che poi seppi come qualche amico del Presidente abbia visto prima e dopo la cattura del Dumini in giro con l'automobile sequestrata.


2° TEMPO: Il giorno dopo, giovedì, il presidente di fronte alla emozione che prendeva gli ambienti parlamentari, era più inquieto. Fu allora che, rimasto solo, dopo che se ne erano andati gli On. Rocco e Giunta, gli dissi che indubbiamente la cattura era opera di gente nostra e che poteva ben capire a chi alludevo. E' bene si sappia che io fino da allora accennai alla rottura dei miei rapporti, alla mancanza di contatti con Dumini ed alla conseguente mia assoluta irresponsabilità della faccenda.
Al che Mussolini interruppe: "Sfido io, sei troppo intelligente per poter compromettere con gesti del genere la situazione politica dopo il mio discorso di sabato!"
Mi accennò poi alle difficoltà del sabotaggio dei colpevoli, di cui nel mio interrogatorio del 23 giugno.


3° TEMPO: Venerdì di fronte alle denuncie di Giunta e Balbo contro Dumini - fatte allo scopo di colpire me e non proprio perché detti onorevoli fossero turbati per il delitto in se - ed alle sobillazioni di De Bono - determinate dalle stesse ragioni di cui sopra - Mussolini pensò di poter salvare la situazione buttandomi a mare e facendo ricadere di conseguenza tutte le responsabilità dell'ambiente di cui era sorto il delitto, su di me.


4° TEMPO: Sabato , ottenuto il mio dimissionamento da Capo Ufficio Stampa della Presidenza e da membro del Direttorio, di fronte alla preveduta e prevedibile campagna della stampa, grazie all'abbandono del Governo, perfezionò il suo fraterno piano arrivando addirittura ad ordinare il mio arresto.
E questo è il provvedimento che il Presidente indubbiamente impugnerà per svalutare le mie accuse: "AVEVO COSI' POCO DA TEMERE DA ROSSI E SONO COSI' PURO DA OGNI RESPONSABILITA' CHE L' HO FATTO ARRESTARE SABATO, QUATTRO GIORNI PRIMA CHE L'AUTORITA' GIUDIZIARIA PENSASSE A QUESTO PROVVEDIMENTO" così egli dirà.


5° TEMPO: Se nonché domenica nel pomeriggio io, sorpreso, commosso e sdegnato, per quanto mi capitava feci pervenire all'On. Mussolini un biglietto in cui ricordavo, grosso modo, le sue responsabilità in materia di illegalismo e di istigazione, la mia assoluta innocenza, la inanità ed il pericolo del mio sacrificio.
Il Presidente, dopo poco averlo ricevuto, spediva al Villino Bazzi - ove credeva mi fossi rifugiato - il Comm. Fasciolo. Fui viceversa raggiunto da due giornalisti incaricati di portarmi in auto al colloquio con Fasciolo che mi attendeva ancora alla villa della Camilluccia. Io non accettai di seguirli perché attendevo altre persone, e perché consideravo imprudente circolare tanto per la città e poi perché Bazzi era troppo noto amico mio per recarsi proprio in casa sua. Del resto gli stessi amici venuti a rilevarmi potevano più tardi informarmi del contenuto delle comunicazioni presidenziali.


Infatti dopo due ore, verso le dieci, tornarono detti giornalisti e mi dissero che Fasciolo aveva riferito a Bazzi:
1° - Che il Presidente voleva assolutamente mantenere contatti con me.


2° - Che era però urgente uscire da Roma perché il giorno dopo forse sarebbero state bloccate le porte dalla M.V.S.N. chiamata di rinforzo.


3° - Che ormai la macchina poliziesca della capitale era in moto e lui non sapeva come fermarla.
A riprova della volontà del Presidente di favorire la mia fuga, il Piccolo ed il Meridiano del lunedì pubblicavano un comunicato ufficiale della Stefani nel quale si informava che fino ad allora non esisteva alcun mandato di cattura contro il Comm. Rossi. Ciò doveva servire a togliere l'impressione del mandato di arresto contro di me nel pubblico ed assicurarmi che io potevo mettermi al sicuro.
Però, contemporaneamente "Il Sereno" pubblicava il telegramma-circolare inviato da De Bono alle Prefetture ed alle Tenenze dei Carabinieri ordinante il mio arresto con i connotati ecc. ecc.
Cosa risulta da tutto ciò? Che il Ministro dell'Interno che sabato sera ordinava il mio arresto, la domenica ed il lunedì diventava il mio favoreggiatore.
Dato, e non concesso, che il Presidente credesse realmente alla mia responsabilità e non agisse solo per opportunità politica.


Ho fatto il nome di Bazzi e di Fasciolo per queste ragione:
1° - Perché Fasciolo non si può seriamente colpire come favoreggiatore essendo stato ambasciatore di un ordine del Presidente del Consiglio.


2° - In quanto a Bazzi prima di tutto ho saputo dal G.S. Avv. Occhiuto fin dall' 11 agosto che ha riparato in Francia e poi perché anche lui sabato e domenica è stato ripetutamente a colloquio a Palazzo Chigi chiamato dal Presidente.
Non faccio viceversa - per ora si capisce - il nome dell'amico che mi ospitò quella domenica ed il nome dei due giornalisti perché non voglio coinvolgerli in responsabilità di favoreggiamento, dato che si occuparono prevalentemente di essermi utili in quell' occasione.


Dopo la mia costituzione, giunta lì per lì inattesa e non gradita al Presidente, egli deve essersi consolato giudicandomi rassegnato a fare il capro espiatorio di tutte le responsabilità sue e del regime. A questo giudizio superficiale deve essere stato indotto:
1° - Da certe attribuitemi dichiarazioni riferite da un mio giovane nipote che mi accompagnava al carcere, espressioni di scoraggiamento più che di amarezza.


2° - Dalla forma secca con la quale erano compilati i due telegrammi di dimissioni da Cons. Com. di Milano e da Vice Presidente dell' Associazione dei Comuni Italiani.
Circa quanto sopra chiedo sia per ora interrogato il Comm. Fasciolo.

CESARE ROSSI
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Le colpe dei Savoia.

Il delitto Matteotti, l’Aventino, le ambiguità del re

Antonello Sacchetti
28 febbraio 2001

Nel gennaio 1923 viene istituita (con decreto firmato dal re) la milizia fascista armata per "difendere la rivoluzione". A differenza dell'esercito regolare, gli appartenenti alla Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, non sono chiamati a giurare fedeltà al sovrano. E' una violazione lampante dello Statuto. Viene poi istituito un organo di partito parallelo al governo, il Gran consiglio del fascismo, che indebolisce il ruolo dei ministri della corona. Il re tentenna qualche giorno, ma alla fine concede il proprio consenso all'istituzione del nuovo organismo.

Nei primi due anni successivi alla Marcia su Roma, Mussolini si dedica all'eliminazione e alla neutralizzazione degli avversari. Le violenze contro partiti e sindacati si intensificano. La nuova legge elettorale (elaborata dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Giacomo Acerbo e istituita non per legge, ma per decreto) stabilisce che la lista di maggioranza relativa che raggiunga il 25 per cento dei voti ottenga i due terzi dei seggi alla Camera. In un clima di violenze ed intimidazioni, si vota nell'aprile 1924. I fascisti e i loro alleati ottengono il 64,9% dei voti e 374 seggi. Il Parlamento è ridotto a strumento nelle mani del partito di governo. Vittorio Emanuele, nel discorso della Corona alla nuova Camera, legge un discorso scritto da Mussolini: "Oggi la stessa generazione della vittoria regge il governo e costituisce la grande maggioranza dell'Assemblea elettiva".
Elogia la milizia fascista ed esalta il fascio littorio, simbolo del partito. E' un appoggio esplicito al progetto di esautorazione del Parlamento.

Quando la Camera è chiamata a ratificare la convalida delle elezioni, Giacomo Matteotti, segretario del Partito socialista unitario, denuncia in aula le violenze fasciste e l'irregolarità delle votazioni. Il 10 giugno viene rapito e assassinato da sicari fascisti. La reazione nel Paese è enorme. Il 13 giugno Mussolini fa chiudere la Camera per impedire alle opposizioni di servirsi delle sue tribune. Il 18 i deputati dei partiti contrari a Mussolini decidono che torneranno alla Camera soltanto dopo la restaurazione delle legalità e l'abolizione della Milizia fascista. Il socialista Filippo Turati parla di ritirata "sull'Aventino delle coscienze".E' chiaramente una pressione su Vittorio Emanuele affinché ritiri la fiducia a Mussolini. Ma il 30 giugno il re esorta le parti politiche alla concordia, appoggiando di fatto il fascismo. Il 12 novembre Mussolini riapre la Camera.
A dicembre Cesarino Rossi, ex capo ufficio stampa della presidenza del Consiglio, compie rivelazioni clamorose che indicano in Mussolini il responsabile politico del delitto Matteotti. Il 27 dicembre il liberale Giovanni Amendola viene informato dall'entourage di Vittorio Emanuele che il re ha deciso di mettere alla porta Mussolini e il suo governo..
il chè ci porta a:
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Le responsabilità di Mussolini
Il 3 gennaio 1925 alla Camera il presidente del Consiglio si assume la responsabilità dell'accaduto: "Dichiaro qui, al cospetto di questa assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! Quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è nella forza".

Vittorio Emanuele è colto di sorpresa dal mutato atteggiamento di Mussolini. Il 4 gennaio Amendola scrive al Quirinale: "Sorga fieramente il Re, poiché ove la restaurazione istituzionale non diventi immediatamente un fatto compiuto, di fronte all'aggressione di stile che il governo fascista sta muovendo in quest'ora contro lo Statuto e contro gli istituti che in esso trovano fondamento, la nostra battaglia costituzionale minaccia di naufragare in uno storico fallimento". Anche Turati confida in una presa di posizione del re. Il 6 gennaio scrive che "l'ometto sta in agguato…". C'è inoltre un elemento poco conosciuto da non sottovalutare: dopo il 3 gennaio, Mussolini si ammala gravemente per diverse settimane. In molti sperano in una "soluzione naturale" della crisi. Di fatto, per tutta la prima metà del 1925, Vittorio Emanuele non si schiera affatto con Mussolini. Si preoccupa, anzi, di mantenere stabili i contatti con l'opposizione. A chi gli chiede di intervenire, ripete: "Offritemi un fatto costituzionale", "preparate una successione", "assumete le vostre responsabilità e la Corona si assumerà le proprie". Potrebbe sembrare un atteggiamento opportunistico, ma la realtà è sicuramente più complessa.

Le leggi "fascistissime"
Lo storico Renzo De Felice sostiene che "fascista Vittorio Emanuele non lo fu mai e certo non lo era nel 1925. Se si fosse sentito sicuro di potersi liberare di Mussolini e soprattutto del fascismo senza scosse e soprattutto con la certezza di non mettere in forse l'equilibrio politico-sociale e l'istituto monarchico, lo avrebbe indubbiamente fatto. Egli temeva però da un lato la reazione fascista e da un altro lato che la successione avvenisse tra scosse incontrollabili, delle quali potessero approfittare altre forze anticostituzionali e addirittura rivoluzionarie". Si rende conto che difficilmente la monarchia potrebbe sopravvivere alla caduta del fascismo. Sceglie, allora di prendere tempo e di non precludersi alcuna strada.

In questo modo, finisce col favorire Mussolini, che si risolleva e arriva alla svolta decisiva. Il 14 gennaio, vengono approvati in blocco 2376 decreti legge che liquidano lo Stato liberale. Tra il 1925 e il 1926 vengono approvate le "leggi fascistissime": vengono soppressi tutti i partiti tranne quello fascista, e sono istituti il Tribunale Speciale e l'Ovra (polizia politica). Il presidente del consiglio diventa "Capo del governo", riassumendo potere esecutivo e legislativo. Una circolare governativa annuncia "l'inizio dell'era fascista". Nel 1928 avviene la costituzionalizzazione del Gran consiglio del fascismo. A questo organismo viene attribuita anche la possibilità di intervenire al momento della successione al trono, qualora questo fosse rimasto vacante. E' l'unico momento in cui Vittorio Emanuele esita ad avallare la "fascistizzazione" dello Stato. Ma è un dubbio che riguarda le prerogative regie, non le libertà dei cittadini. Ad ogni modo, su tutte le norme che mandano in soffitta lo Statuto Albertino, c'è la firma di Vittorio Emanuele III.
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l'avvenire

....Ebbene, nell'aprile del 1924 vengono indette nuove elezioni. La lista dei fascisti ottenne - tra consensi, intimidazioni e violenze - il 66 per cento dei voti, percentuale che si tradusse in 374 se ggi, più dei due terzi. Vivace e motivata fu la protesta dell'opposizione. E il 30 maggio Giacomo Matteotti, nell'aula di Montecitorio, parlò per quattro ore, con forza travolgente, contro la convalida dei risultati elettorali. Il discorso di Matteotti venne interrotto di continuo dai fascisti con fischi e minacce. Presidente della seduta era De Nicola, il quale invitò Matteotti a concludere, e gli disse: «Non provochi incidenti». E Matteotti: «Ma che maniera è questa! Lei deve tutelare il mio diritto di parlare». De Nicola: «Sì, ma ho anche quello di raccomandare la prudenza». Di nuovo Matteotti: «Io chiedo di parlare non prudentemente, né imprudentemente, ma parlamentarmente». E appena terminato il suo discorso, egli disse ai suoi compagni socialisti: «Ora sta a voi preparare la mia orazione funebre». Mentre Mussolini, che in silenzio aveva as coltato il discorso di Matteotti, sibilava a un suo collaboratore. «Che fa la Ceka? Che fa Dumini? Se non foste dei vigliacchi, nessuno avrebbe mai osato pronunciare un simile discorso».
La Ceka era una squadraccia di fascisti bastonatori che non erano ancora giunti all'assassinio. Ma Matteotti venne assassinato, il 10 giugno. Il delitto Matteotti suscitò nel Paese un'immane indignazione, E se il fascismo non ne fu travolto, ciò si dovette a tutta una combinazione di circostanze: abile fu Mussolini a far arrestare due dei cinque colpevoli, e cioé Dumini e Putato, a sospendere per ben sette mesi i lavori della Camera, e a imporre le dimissioni di alcuni suoi collaboratori; la maggior parte degli intellettuali non fece sentire la propria voce; e il re non intervenne. E si arrivò così al 24 giugno, quando il Senato, con 225 voti favorevoli, si schierò dalla parte di Mussolini. Tra i voti favorevoli ci fu quello di Gentile. E anche quello di Croce, il quale, sul Giornale d'Italia, spiegò nei termini seguenti la sua posizione: «Poiché il fascismo non è in grado di creare un nuovo assetto costituzionale e giuridico che sostituisca l'assetto del liberalismo, deve reggersi con quegli stessi procedimenti con cui è sorto, perpetuando ciò che doveva essere occasionale e transitorio. E nella serie di questi procedimenti violenti non si può determinare esattamente a qual punto ci si debba fermare.
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