|
|||||||
|
|
|
![]() |
|
|
Strumenti |
|
|
#541 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Mar 2007
Messaggi: 3141
|
Ma ancora a dissertare su sto catsocomunismo??
Eventualmente ognuno avrebbe diritto a qualche mq di terra. Io desidero solo esser lasciato in pace nel mio orticello dove nessuno deve rompermi il pistillo, se voglio zappare magnio se voglio sognare dormo. E se mi va di restare sotto la pioggia lo faccio e se mi va di marcire lo faccio e se mi va di condividere due fagioli lo faccio... Sti cazzo di nazocomunisti che vogliono organizzare il mondo hanno solo rotto gli zebedeij. |
|
|
|
|
|
#542 | ||
|
Bannato
Iscritto dal: Sep 2008
Messaggi: 330
|
Quote:
Inoltre il comunismo non significa povertà o vivere spartano, ma semplicemente una vita dignitosa per tutti, anche nel benessere. Perché certi ricchi, come Paris Hilton, con tutti i loro soldi conducono una vita tutt'altro che dignitosa e umanamente apprezzabile. Quote:
|
||
|
|
|
|
|
#543 | ||||||
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
|
Quote:
Devi vedere i dati aggregati: http://www.repubblica.it/2008/05/sez...-stipendi.html Dagli anni 50 fino al 1983, il pil veniva diviso 3/4 ai salari e 1/4 ai profitti, poi si arriva quasi a proporzioni 2/3 e 1/3. Non solo il profitto e la parte preponderante (ovviamente pro-capite, non intermini assoluti), ma dagli anni 90 ad oggi ha ulteriormente eroso i redditi da lavoro. Quote:
Quote:
E qui si viene al discorso del "merito", che non si riesce mai a mettere da parte anche se è già stato ampiamente dimostrato che è una pia illusione. Nel mercato capitalista può esserci competizione di merito solo fra affini: un operaio può compete con un altro operaio per avere più salario a cottimo, uno studente può competere con un altro studente per avere una borsa di studio, un imprenditore può competere con un altro imprenditore per avere la maggiore quota di mercato ecc. ecc. Ma non esiste possibilità di competizione meritocratica fra il figlio di un disgraziato del Bronx e il figlio di un ricco imprenditore: le posizioni di partenza sono diverse, il gioco è truccato. Le differenze di classe sono in larga misura ereditarie e la mobilità sociale è molto più scarsa di quanto non si pensi. In Italia, siamo sostanzialmente fermi. Si può leggere in merito l'interessante saggio di Maurizio Pisati "La mobilità sociale", basato sui dati istat. Un passaggio significativo: "Tutti questi dati mostrano chiaramente che in Italia le opportunità di mobilità sociale sono distribuite in modo diseguale e dipendono in misura significativa dalla classe di origine. Per fare un solo esempio, possiamo vedere che essere figlio di un medico (cioé avere un origine borghese) oppure di un tornitore (cioé provenire dalla classe operaia urbana) non è la stessa cosa: le probabilità di diventare libero professionista, imprenditore o dirigente - cioé di accedere alle posizioni di vertice della gerarchia sociale - nel primo caso sono relativamente alte (31,2%), mentre nel secondo sono decisamente basse (5,1%). I figli della borghesia sono in netto vantaggio sui figli degli operai dell'industria e dei servizi anche nella competizione per l'accesso alla classe media impiegatizia (45,3% contro 30,2%)." A questo punto, mi aspetto l'obiezione "ma negli Usa c'è molta più mobilità sociale". Ribatto sotto due profili. Prima di tutto, negli Usa c'è anche una maggiore sperequazione: non solo la quota di pil spettante ai profitti è relativamente elevata, ma anche fra i salari ci sono differenze molto più spiccate che in Europa. Ragionare solo in termini di passaggio da un percentile di reddito ad un altro, non dice molto, se non quantifichiamo in maniera precisa. Sembrerebbe, ad una prima analisi, che gli stati più egualitari abbiano meno mobilità sociale mentre quelli meno egualitari ne abbiano di più: questo è evidentemente tautologico. Se ci sono "neri" e "bianchi", la possibilità di movimento è data solo da nero->bianco o bianco->nero, mentre se ci sono neri, bianchi, verdi, gialli, fucsia e arancioni, le possibilità di movimento da uno stato all'altro sono superiori. Ecco svelata la ragione della mobilità sociale statunitense: sono semplicemente un paese con molte più diseguaglianze rispetto alla media dei paesi europei. Ma c'è una seconda obiezione da muovere: non tutti gli analisti concordano con questa tesi. Se ti prendi i dati di Solon, Corak, Piraino e Mocetti, vedrai che i dati inerenti la mobilità sociale intergenerazionale (con riferimento al reddito) sono molto diversi da quelli attesi: gli Usa, con un Beta 0,47, so collocano fra la Francia (0,41) e l'Inghilterra (0,50). Canada, Finlandia, Svezia e Danimarca sono invece sotto lo 0,19. L'Italia è a 0.51 e il Brasile a 0.69. Sembrerebbe che le società più egualitarie, come quella canadese o del nord Europa, garantiscano anche una maggiore mobilità sociale intergenerazionale. Per concludere, questo mito della fluidità sociale legata al merito è, appunto, un mito: non resta che prendere atto della realtà delle cose e non parlarne più Quote:
Anche i capitalisti cercano di trarre il maggiore profitto con il minimo investimento. Non mi pare che possa essere data una qualificazione moralmente negativa ad un atteggiamento economicamente razionale. Quote:
Quote:
Quindi l'economia collettivista non ha bisogno di tramandare le diseguaglianze di generazione in generazione.
__________________
Inviato dal mio pollo di gomma™ usando la carrucola |
||||||
|
|
|
|
|
#544 | ||
|
Bannato
Iscritto dal: Jan 2007
Città: Bergamo
Messaggi: 35
|
Quote:
Inoltre la primavera croata è riconducibile anch'essa alla II guerra mondiale??? Quote:
inoltre parlando di ex -jugoslavia si parla di una dittatura che per definizione quindi limita la libertà delle persone. Se per te non esser liberi di parlare, di esser informati e di esercitare i più semplici diritti è cosa naturale vai in tibet, vivi la dittatura e poi vieni a parlare. Il fatto che abbia ricevuto riconoscimenti non vuol dire assolutamente nulla, anche perchè vennero dati solamente per fare uno smacco a Stalin, comunque anche mussolini e Hitler li ebbero, quindi?Brave persone anche loro? |
||
|
|
|
|
|
#545 | ||
|
Bannato
Iscritto dal: Jan 2007
Città: Bergamo
Messaggi: 35
|
Quote:
Il problema non si è avuto per tamponare gli eccessi di produzione, ma a causa dello speculazione che alcuni hanno fatto sottraendo risorse all'economia per trasferirle alla finanza. Quote:
o forse marx conosceva nel 18°/19°secoli i prodotti finanziari ad alto rischio? Siamo obbiettivi. Questa è una crisi finanziaria che i teologi dei secoli precedenti neanche potevano immaginare che si formasse. |
||
|
|
|
|
|
#546 | |||||||
|
Bannato
Iscritto dal: Jan 2007
Città: Bergamo
Messaggi: 35
|
Quote:
Tutto questo per dire in primis che leggo una tua contraddizione, in secondo rispondendo alla prima domanda secondo me la causa comune dei fallimenti è appunto il comunismo, la sua mentalità e poi successivamente la sua attuazione. Quote:
se l'eliminazione della pp risolve alcuni difetti (ma ne fa sorgere ben altri, aggiungo io) perchè mai la si vuole riproporre visto che nel passato i benifici sono stati inferiori ai costi? Quote:
Mi piace sta discussione, ma devo continuare dopo |
|||||||
|
|
|
|
|
#547 | |||||||
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
|
Quote:
E sai bene che anche in Italia ci sono persone che esauriscono lo stipendio ben prima del 27 e devono fare affidamento sulla vendita a credito. Quote:
I subprime, nello specifico, erano prodotti ad altissimo rischio, perché erano i mutui a cui si rivolgevano quelli che non avevano credito dagli altri istituti (perché già indebitati o insolventi, ad esempio). Quindi i sub prime sono lo "stato dell'arte" dell'economia drogata con l'indebitamento, con tutti i problemi che questo comporta. Le speculazioni finanziarie sono anch'esse una conseguenza della saturazione del mercato, con conseguente calo tendenziale del saggio del profitto indistriale, che rende maggiormente appetibile la speculazione rispetto all'investimento. Quote:
E sottolineo (come ho già fatto in questo stesso thread, qualche pagina più indietro) che già tre anni fa, su questo stesso forum, parlando "della prossima crisi", citavo l'indebitamento delle famiglie americane e la saturazione del mercato automobilistico, che sono in effetti due dei pilastri della crisi attuale. E sono solo un povero imbecille su un forum, non certo un grande economista: mi sono limitato ad applicare le categorie dell'analisi marxista e vedere quale risultato usciva. Forse non sarò stato precisissimo, ma di certo la mia previsione era migliore di quelli che indicavano la vendita a credito come un elemento di modernità da sviluppare al più presto anche in Italia. Se non vuoi prendere atto di ciò e preferisci continuare a pensare che la crisi sia stata un fulmine a ciel sereno, buon per te. Quote:
Quote:
Il "comunismo" hanno cercato di realizzarlo solo in paesi molto arretrati economicamente e con una società molto poco sviluppata (priva di corpi intermedi, ad esempio). Questi elementi di arretratezza tu non li consideri, attribuisci tutte le responsabilità alle idee di quello che ha fatto la rivoluzione. Se vuoi dimostrare la tua tesi, devi dimostrare che le condizioni specifiche in cui è stata adottata l'economia collettivista hanno avuto un impatto zero, o comunque limitato, sulla successiva evoluzione. Devi cioè dimostrare che l'applicazione di un qualsivoglia sistema in due contesti diversi conduce agli stessi risultati, cioè nel prevedere il risultato della sua applicazione possiamo prescindere dal contesto. Auguri, che se ce la fai vinci il nobel. Ma forse è meglio se non perdi tempo a dimostrare l'impossibile e prendi subito atto che la tua è una tesi estremamente semplicistica. Quote:
Quote:
Sì, ma vediamo di non andare in loop.
__________________
Inviato dal mio pollo di gomma™ usando la carrucola |
|||||||
|
|
|
|
|
#548 | ||||
|
Bannato
Iscritto dal: Sep 2008
Messaggi: 330
|
Quote:
Dopo due mesi di lavoro la commissione arrivò alla conclusione che delle 20 mila vittime solo 6 mila erano riconducibili a civili e gli altri erano militari. Di questi venne stabilito che dai 652 ai 2.754 individui furono effettivamente vittime DOPO il '45. Venne inoltre appurato anche come dall'alto comando di Belgrado venne l'ordine di cessare con le violenze e di fermare il moto nazionalista sloveno, che fu il principale colpevole delle stragi presso i civili di parte italiana, e molti dei militari trovati nelle foibe furono proprio gli oppositori al Partito Comunista di Tito, che a loro volta avevano perpetuato le violenze sulla popolazione locale. Poi però la commissione "sparì" e si tornò a parlare di 20 mila vittime senza alcuna documentazione concreta e solo fatti sommari ed esempi sui generis. Insomma inutile intavolare ulteriormente argomenti sulla questione, ancor più che l'espatrio di italiani che seguì derivò dal fatto che il governo Italiano patteggiò con quello Jugoslavo le riparazioni di guerra sotto forma di confisca dei beni immobili e delle proprietà degli italiani insediatisi nel territorio jugoslavo durante il regime fascista. Quote:
Quote:
Quote:
Come detto sopra. Decontestualizzare gli eventi e gli atti storici oltre ad essere inutile è anche pericoloso, perché si rischia di dar ragione a chi ha torto. |
||||
|
|
|
|
|
#549 | |
|
Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
|
Quote:
Ma a meno che il comunismo si basi sul baratto, avrebbe gli stessi problemi di politica monetaria tipici dei sistemi attuali. E nei sistemi attuali la moneta non é gestita in un regime di mercato. Al contrario la moneta ha una gestione che totalmente "comunista". Il bene moneta é gestito da un monopolio statale. Affidato ad un ente pubblico (banca centrale) che agisce avendo come fine il bene collettivo. Questo bene collettivo é tradotto concretamente dagli obiettivi fissati negli statuti delle banche centrali. Poi si puo discutere se per uno il bene comune é la stabilità dei prezzi o invece la piena occupazione o ancora il sostegno alla crescita. Ma rimane il fatto centrale che parliamo di una questione che non é affidata al libero mercato. Tutto l'opposto. |
|
|
|
|
|
|
#550 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
|
Nell'economia collettivista il denaro non è una merce ma una semplice unità di calcolo. Concetti come "costo del denaro" non avrebbero senso.
__________________
Inviato dal mio pollo di gomma™ usando la carrucola |
|
|
|
|
|
#551 | |
|
Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
|
Quote:
Puoi arbitrariamente fissarlo a zero, se ritieni. Ma é appunto una illusione che agisce solo su un valore nominale e non sull'economia reale, con gli effetti distorsivi identici che hai quando la politica monetaria é troppo espansiva. |
|
|
|
|
|
|
#552 | ||
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
|
Quote:
Quote:
Nel sistema capitalista il costo del denaro è un aspetto fondamentale, in quanto costituisce il rendimento del capitale finanziario. Ed esso è "necessario" dal momento che la proprietà del capitale è privata. Nell'economia collettivista, il capitale è ricondotto alla sua semplice natura di lavoro cristallizzato: la remunerazione del capitale non ha senso, visto che viene remunerato il lavoro che è la sua origine. La scelta di investire verrebbe effettuata con tutt'altro metodo, e sarebbe semplicemente una scelta di allocazione di risorse umane e strumentali in un modo o nell'altro. Il capitale finanziario non esiste più, almeno nei termini in cui lo conosciamo oggi.
__________________
Inviato dal mio pollo di gomma™ usando la carrucola |
||
|
|
|
|
|
#553 |
|
Member
Iscritto dal: Oct 2008
Messaggi: 326
|
iscritto !
|
|
|
|
|
|
#554 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Città: Londra, UK
Messaggi: 538
|
Quote:
Niente bene collettivo quindi. Il problema rimane la sempiterna distinzione tra gli interessi del singolo e gli interessi della collettivitá... |
|
|
|
|
|
| Strumenti | |
|
|
Tutti gli orari sono GMT +1. Ora sono le: 21:36.




















