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Old 09-03-2009, 18:58   #541
torrent
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Ma ancora a dissertare su sto catsocomunismo??
Eventualmente ognuno avrebbe diritto a qualche mq di terra.
Io desidero solo esser lasciato in pace nel mio orticello dove nessuno deve rompermi il pistillo, se voglio zappare magnio se voglio sognare dormo. E se mi va di restare sotto la pioggia lo faccio e se mi va di marcire lo faccio e se mi va di condividere due fagioli lo faccio...
Sti cazzo di nazocomunisti che vogliono organizzare il mondo hanno solo rotto gli zebedeij.
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Old 09-03-2009, 20:17   #542
Hactor
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Ci sono beni per i quali si lavora una vita, con lo scopo di vedere anche felici i figli, le persone cui si tiene di piu'. La casa e' uno di questi, ma anche l'impresa di famiglia.
Altrimenti in una pura ottica di tabula rasa, l'imprenditore inziera' a succhiare invece che dare all'azienda arrivato ad una certa eta', con evidente effetto controproducente.
Riuscire a mantenere e far prosperare un sistema comunista dovrebbe essere uno di questi beni, perché si avrà la certezza che un giorno i propri figli avranno così una casa garantita, l'istruzione per i propri nipoti, la sanità e soprattutto un lavoro dignitoso, garantendo inoltre molto meno egoisticamente il prosperare di un'intera società e il benessere di tutti.
Inoltre il comunismo non significa povertà o vivere spartano, ma semplicemente una vita dignitosa per tutti, anche nel benessere. Perché certi ricchi, come Paris Hilton, con tutti i loro soldi conducono una vita tutt'altro che dignitosa e umanamente apprezzabile.


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Ma ancora a dissertare su sto catsocomunismo??
Eventualmente ognuno avrebbe diritto a qualche mq di terra.
Io desidero solo esser lasciato in pace nel mio orticello dove nessuno deve rompermi il pistillo, se voglio zappare magnio se voglio sognare dormo. E se mi va di restare sotto la pioggia lo faccio e se mi va di marcire lo faccio e se mi va di condividere due fagioli lo faccio...
Sti cazzo di nazocomunisti che vogliono organizzare il mondo hanno solo rotto gli zebedeij.
il tuo è un desiderio giusto, ma se tutti l'avessero vista in modo così bucolico oggi staremmo ancora qui a pregare per non morire di peste e ciò non dipende dal comunismo in se.
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Old 10-03-2009, 10:20   #543
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Ma no, non ho detto cosi' certo. Ho sostenuto che non e' vero che lo stipendio del padrone e' una fetta consistente del ricavo aziendale.
Nelle varie aziende ci può essere estrema variabilità: ci sono anche aziende in cui il proprietario ha un reddito di poco superiore a quello dei suoi operai, così come ci sono le ditte individuali, in cui il profitto è il 100% del ricavo, ma non è una gran quantità.

Devi vedere i dati aggregati:
http://www.repubblica.it/2008/05/sez...-stipendi.html

Dagli anni 50 fino al 1983, il pil veniva diviso 3/4 ai salari e 1/4 ai profitti, poi si arriva quasi a proporzioni 2/3 e 1/3.

Non solo il profitto e la parte preponderante (ovviamente pro-capite, non intermini assoluti), ma dagli anni 90 ad oggi ha ulteriormente eroso i redditi da lavoro.

Quote:
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In quanto a stipendi la grossa azienda privata delle societa' capitalistiche occidentali non si discosta molto da un'analoga in regime comunista.
Infatti i regimi dell'est non erano egualitari come ci si attenderebbe da un regime comunista, ma erano fortemente sbilanciati: i burocrati erano i capitalisti dell'est, con tutti i privilegi che ne conseguono.


Quote:
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E quando si addita al padrone ladrone si fa piu' un discorso populista da sindacato piuttosto che a un ragionamento con veri contenuti.
Per il resto un equa ripartizione a priori non la vedo corretta. La ripartizione in base ai meriti del singolo invece si'.
Non si tratta di additare la "ladrata" (che comunque qualcuno compie, ogni tanto) ma di comprendere che il ricavato della produzione viene ripartito fra lavoro e capitale e quindi è ineludibile uno scontro fra le due componenti: come detto sopra, dall'85 ad oggi i salari hanno perso 8 punti percentuali sul pil rispetto ai profitti: non è un furto nel senso legale del termine, ma è comunque il segno che i proprietari hanno incamerato, proporzionalmente, molto più dei lavoratori. Sulla base di quale merito?

E qui si viene al discorso del "merito", che non si riesce mai a mettere da parte anche se è già stato ampiamente dimostrato che è una pia illusione.
Nel mercato capitalista può esserci competizione di merito solo fra affini: un operaio può compete con un altro operaio per avere più salario a cottimo, uno studente può competere con un altro studente per avere una borsa di studio, un imprenditore può competere con un altro imprenditore per avere la maggiore quota di mercato ecc. ecc. Ma non esiste possibilità di competizione meritocratica fra il figlio di un disgraziato del Bronx e il figlio di un ricco imprenditore: le posizioni di partenza sono diverse, il gioco è truccato.
Le differenze di classe sono in larga misura ereditarie e la mobilità sociale è molto più scarsa di quanto non si pensi.

In Italia, siamo sostanzialmente fermi. Si può leggere in merito l'interessante saggio di Maurizio Pisati "La mobilità sociale", basato sui dati istat.
Un passaggio significativo:
"Tutti questi dati mostrano chiaramente che in Italia le opportunità di mobilità sociale sono distribuite in modo diseguale e dipendono in misura significativa dalla classe di origine. Per fare un solo esempio, possiamo vedere che essere figlio di un medico (cioé avere un origine borghese) oppure di un tornitore (cioé provenire dalla classe operaia urbana) non è la stessa cosa: le probabilità di diventare libero professionista, imprenditore o dirigente - cioé di accedere alle posizioni di vertice della gerarchia sociale - nel primo caso sono relativamente alte (31,2%), mentre nel secondo sono decisamente basse (5,1%). I figli della borghesia sono in netto vantaggio sui figli degli operai dell'industria e dei servizi anche nella competizione per l'accesso alla classe media impiegatizia (45,3% contro 30,2%)."

A questo punto, mi aspetto l'obiezione "ma negli Usa c'è molta più mobilità sociale".

Ribatto sotto due profili.

Prima di tutto, negli Usa c'è anche una maggiore sperequazione: non solo la quota di pil spettante ai profitti è relativamente elevata, ma anche fra i salari ci sono differenze molto più spiccate che in Europa.
Ragionare solo in termini di passaggio da un percentile di reddito ad un altro, non dice molto, se non quantifichiamo in maniera precisa.
Sembrerebbe, ad una prima analisi, che gli stati più egualitari abbiano meno mobilità sociale mentre quelli meno egualitari ne abbiano di più: questo è evidentemente tautologico. Se ci sono "neri" e "bianchi", la possibilità di movimento è data solo da nero->bianco o bianco->nero, mentre se ci sono neri, bianchi, verdi, gialli, fucsia e arancioni, le possibilità di movimento da uno stato all'altro sono superiori. Ecco svelata la ragione della mobilità sociale statunitense: sono semplicemente un paese con molte più diseguaglianze rispetto alla media dei paesi europei.

Ma c'è una seconda obiezione da muovere: non tutti gli analisti concordano con questa tesi.
Se ti prendi i dati di Solon, Corak, Piraino e Mocetti, vedrai che i dati inerenti la mobilità sociale intergenerazionale (con riferimento al reddito) sono molto diversi da quelli attesi: gli Usa, con un Beta 0,47, so collocano fra la Francia (0,41) e l'Inghilterra (0,50). Canada, Finlandia, Svezia e Danimarca sono invece sotto lo 0,19. L'Italia è a 0.51 e il Brasile a 0.69.

Sembrerebbe che le società più egualitarie, come quella canadese o del nord Europa, garantiscano anche una maggiore mobilità sociale intergenerazionale.


Per concludere, questo mito della fluidità sociale legata al merito è, appunto, un mito: non resta che prendere atto della realtà delle cose e non parlarne più


Quote:
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La maggior parte delle persone e' (per me) invidiosa a priori, e cerca di raggiungere il massimo beneficio con il minimo sforzo.
Questa non è invidia, è ottimizzazione.
Anche i capitalisti cercano di trarre il maggiore profitto con il minimo investimento. Non mi pare che possa essere data una qualificazione moralmente negativa ad un atteggiamento economicamente razionale.


Quote:
Originariamente inviato da gugoXX Guarda i messaggi
Paris Hilton e' ricca per i meriti del nonno.
Permettiamo che il nonno, meritevole, possa avere deciso come bruciare o come regalare il frutto del proprio lavoro come meglio crede? Oppure vietiamo anche i regali?
L'importante è chiarire che i meriti e i demeriti non c'entrano una cippa, ma è tutta una questione di ereditarietà della posizione sociale. Chiarito questo, se a te va bene così io non ho problemi. Basta che non parli di "meritocrazia".


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Ci sono beni per i quali si lavora una vita, con lo scopo di vedere anche felici i figli, le persone cui si tiene di piu'. La casa e' uno di questi, ma anche l'impresa di famiglia.
Altrimenti in una pura ottica di tabula rasa, l'imprenditore inziera' a succhiare invece che dare all'azienda arrivato ad una certa eta', con evidente effetto controproducente.
Obiezione priva di senso: nell'economia collettivista non esiste un imprenditore che possa portarsi nella tomba i soldi, perché la proprietà dei mezzi di produzione è di tutti, e il sig. "tutti" non muore mai.
Quindi l'economia collettivista non ha bisogno di tramandare le diseguaglianze di generazione in generazione.
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Old 10-03-2009, 10:29   #544
MARCA
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Originariamente inviato da Hactor Guarda i messaggi
Le foibe furono un fatto strettamente connesso al momento della guerra ed i colpevoli vennero processati dallo stesso stato jugoslavo.
Linkami i processi che Tito fece ai colpevoli delle foibe!!!
Inoltre la primavera croata è riconducibile anch'essa alla II guerra mondiale???

Quote:
Dunque l'argomentazione non sussiste e trovo ridicolo il revisionismo storico neo-fascista propugnato dal governo Berlusconi-Fini, ancor più che se così non fosse lo stesso Tito non avrebbe ricevuto riconoscimenti da ogni parte del mondo, accumulando oltre 50 massime onorificenze da innumerevoli stati, tra cui l'Italia stessa.
Fino a prova contraria l'argomentazione è solida,
inoltre parlando di ex -jugoslavia si parla di una dittatura che per definizione quindi limita la libertà delle persone.
Se per te non esser liberi di parlare, di esser informati e di esercitare i più semplici diritti è cosa naturale vai in tibet, vivi la dittatura e poi vieni a parlare.
Il fatto che abbia ricevuto riconoscimenti non vuol dire assolutamente nulla, anche perchè vennero dati solamente per fare uno smacco a Stalin, comunque anche mussolini e Hitler li ebbero, quindi?Brave persone anche loro?
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Old 10-03-2009, 10:38   #545
MARCA
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Originariamente inviato da nomeutente Guarda i messaggi
Un marxista legge la crisi dei mutui come una conseguenza della necessità del capitalismo di vendere beni anche quando non c'è una reale capacità di consumo (tramite indebitamento) al fine di tamponare gli eccessi di sovrapproduzione.
Spiacente ma la capacità di consumo c'è visto che si produce e si vieni pagati, non siamo in deflazione.
Il problema non si è avuto per tamponare gli eccessi di produzione,
ma a causa dello speculazione che alcuni hanno fatto sottraendo risorse all'economia per trasferirle alla finanza.


Quote:
Se tu queste cose non le sai, non ne hai alcuna colpa, ma prima di sparare sentenze a caso, converrebbe informarsi e cercare di capire perché altre persone hanno opinioni diverse dalle tue.
Nessuna sentenza a caso,
o forse marx conosceva nel 18°/19°secoli i prodotti finanziari ad alto rischio?
Siamo obbiettivi.
Questa è una crisi finanziaria che i teologi dei secoli precedenti neanche potevano immaginare che si formasse.
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Old 10-03-2009, 11:08   #546
MARCA
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Quote:
Quote:
Originariamente inviato da MARCA
Ma è un caso che i regimi comunisti siano falliti?
Quote:
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Il caso non esiste: ogni evento ha cause e conseguenze specifiche.
Il problema è capire quali sono le cause e quali sono le conseguenze, cosa che non sempre è facile.
Quote:
Originariamente inviato da MARCA
E' un caso che dove dei partiti comunisti siano andati al potere si siano avute repressioni civili e sociali?
Non è che forse essendo nati nel sangue vedi rivoluzione di ottobre i principi comunisti non possono distaccarsi dalle loro violente origini?
Quote:
Originariamente inviato da nomeutente
No, non è un caso.
Spero di aver fatto corretti i quote
Tutto questo per dire in primis che leggo una tua contraddizione, in secondo rispondendo alla prima domanda secondo me la causa comune dei fallimenti è appunto il comunismo, la sua mentalità e poi successivamente la sua attuazione.


Quote:
Come sapresti se avessi letto il thread, il marxismo non si propone come ricetta universalmente valida al fine di risolvere tutti i mali del mondo.
Il marxismo propone l'abolizione della proprietà privata come sistema per risolvere alcuni difetti del capitalismo nella sua fase avanzata.
Tutti i paesi che tu hai citato, nel momento in cui si è verificato l'evento rivoluzionario, non erano paesi capitalisti avanzati.


Il marxismo non è una teoria idealista ma materialista: la storia non si muove perché i comunisti vogliono che si muova, ma si muove perché le condizioni umane si evolvono a partire dalla base materiale e questo permette nuove e più avanzate forme di organizzazione sociale.
Quindi se il marxismo non è una ricetta universale,
se l'eliminazione della pp risolve alcuni difetti (ma ne fa sorgere ben altri, aggiungo io) perchè mai la si vuole riproporre visto che nel passato i benifici sono stati inferiori ai costi?


Quote:
Prima di discuterne, però, occorre chiarire che i sistemi "non comunisti" non è che si siano imposti con i fiori.
La rivoluzione francese, quella americana, la guerra civile americana (per tacere del genocidio dei popoli autoctoni delle Americhe), il risorgimento, la guerra di liberazione (se ti va, l'esportazione della democrazia)... sono tutti passaggi storici fondamentali e sono passaggi in cui è sgorgato un mare di sangue.
Più che dell'inizio io mi riferivo alla continuazione, nei sistemi comunisti da me citati è stata continua imposizione di principi.

Mi piace sta discussione, ma devo continuare dopo
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Old 10-03-2009, 11:50   #547
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Quote:
Originariamente inviato da MARCA Guarda i messaggi
Spiacente ma la capacità di consumo c'è visto che si produce e si vieni pagati, non siamo in deflazione.
Le famiglie americane erano, già da tempo, le più indebitate di tutti i paesi occidentali.
E sai bene che anche in Italia ci sono persone che esauriscono lo stipendio ben prima del 27 e devono fare affidamento sulla vendita a credito.

Quote:
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Il problema non si è avuto per tamponare gli eccessi di produzione,
ma a causa dello speculazione che alcuni hanno fatto sottraendo risorse all'economia per trasferirle alla finanza.
Le vendite a credito (indipendentemente dai sub prime) esistono per incentivare il consumo anche in assenza di una immediata capacità di spesa. Non mettiamoci a fare mirror climbing su questo fatto: se uno i soldi li ha, non compra a credito pagandoci sopra anche gli interessi; se fa un mutuo è perché i soldi non li ha.
I subprime, nello specifico, erano prodotti ad altissimo rischio, perché erano i mutui a cui si rivolgevano quelli che non avevano credito dagli altri istituti (perché già indebitati o insolventi, ad esempio).
Quindi i sub prime sono lo "stato dell'arte" dell'economia drogata con l'indebitamento, con tutti i problemi che questo comporta.

Le speculazioni finanziarie sono anch'esse una conseguenza della saturazione del mercato, con conseguente calo tendenziale del saggio del profitto indistriale, che rende maggiormente appetibile la speculazione rispetto all'investimento.

Quote:
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Nessuna sentenza a caso,
o forse marx conosceva nel 18°/19°secoli i prodotti finanziari ad alto rischio?
Siamo obbiettivi.
Questa è una crisi finanziaria che i teologi dei secoli precedenti neanche potevano immaginare che si formasse.
Ti è stato spiegato in maniera più che chiara quali sono le categorie analitiche che i marxisti applicano per spiegare una crisi come quella dei sub prime e quali sono gli elementi che erano prevedibili come linea di tendenza (pur in assenza di una certezza matematica che ovviamente non c'è mai).

E sottolineo (come ho già fatto in questo stesso thread, qualche pagina più indietro) che già tre anni fa, su questo stesso forum, parlando "della prossima crisi", citavo l'indebitamento delle famiglie americane e la saturazione del mercato automobilistico, che sono in effetti due dei pilastri della crisi attuale.

E sono solo un povero imbecille su un forum, non certo un grande economista: mi sono limitato ad applicare le categorie dell'analisi marxista e vedere quale risultato usciva.

Forse non sarò stato precisissimo, ma di certo la mia previsione era migliore di quelli che indicavano la vendita a credito come un elemento di modernità da sviluppare al più presto anche in Italia.

Se non vuoi prendere atto di ciò e preferisci continuare a pensare che la crisi sia stata un fulmine a ciel sereno, buon per te.



Quote:
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Tutto questo per dire in primis che leggo una tua contraddizione
Non capisco dove.


Quote:
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in secondo rispondendo alla prima domanda secondo me la causa comune dei fallimenti è appunto il comunismo, la sua mentalità e poi successivamente la sua attuazione.
E' una visione idealista che non tiene conto del contesto in cui le idee vengono applicate.
Il "comunismo" hanno cercato di realizzarlo solo in paesi molto arretrati economicamente e con una società molto poco sviluppata (priva di corpi intermedi, ad esempio). Questi elementi di arretratezza tu non li consideri, attribuisci tutte le responsabilità alle idee di quello che ha fatto la rivoluzione.
Se vuoi dimostrare la tua tesi, devi dimostrare che le condizioni specifiche in cui è stata adottata l'economia collettivista hanno avuto un impatto zero, o comunque limitato, sulla successiva evoluzione. Devi cioè dimostrare che l'applicazione di un qualsivoglia sistema in due contesti diversi conduce agli stessi risultati, cioè nel prevedere il risultato della sua applicazione possiamo prescindere dal contesto.
Auguri, che se ce la fai vinci il nobel. Ma forse è meglio se non perdi tempo a dimostrare l'impossibile e prendi subito atto che la tua è una tesi estremamente semplicistica.

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Quindi se il marxismo non è una ricetta universale,
se l'eliminazione della pp risolve alcuni difetti (ma ne fa sorgere ben altri, aggiungo io) perchè mai la si vuole riproporre visto che nel passato i benifici sono stati inferiori ai costi?
Perché nel passato, come ho spiegato già in maniera abbastanza chiara, la ricetta non era adeguata alle condizioni in cui è stata applicata ed è per questo che non andava bene.


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Più che dell'inizio io mi riferivo alla continuazione, nei sistemi comunisti da me citati è stata continua imposizione di principi.
Anch'io mi riferivo alla prosecuzione.


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Sì, ma vediamo di non andare in loop.
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Old 10-03-2009, 12:02   #548
Hactor
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Linkami i processi che Tito fece ai colpevoli delle foibe!!!
Nel 2004 venne istituita una commissione italo-croata per indagare sui fatti storici avvenuti nel periodo tra il 1943 e il 1945, dove vengono identificati i moti di violenza che portarono alle fosse comuni identificate nelle foibe.
Dopo due mesi di lavoro la commissione arrivò alla conclusione che delle 20 mila vittime solo 6 mila erano riconducibili a civili e gli altri erano militari.
Di questi venne stabilito che dai 652 ai 2.754 individui furono effettivamente vittime DOPO il '45. Venne inoltre appurato anche come dall'alto comando di Belgrado venne l'ordine di cessare con le violenze e di fermare il moto nazionalista sloveno, che fu il principale colpevole delle stragi presso i civili di parte italiana, e molti dei militari trovati nelle foibe furono proprio gli oppositori al Partito Comunista di Tito, che a loro volta avevano perpetuato le violenze sulla popolazione locale.

Poi però la commissione "sparì" e si tornò a parlare di 20 mila vittime senza alcuna documentazione concreta e solo fatti sommari ed esempi sui generis.

Insomma inutile intavolare ulteriormente argomenti sulla questione, ancor più che l'espatrio di italiani che seguì derivò dal fatto che il governo Italiano patteggiò con quello Jugoslavo le riparazioni di guerra sotto forma di confisca dei beni immobili e delle proprietà degli italiani insediatisi nel territorio jugoslavo durante il regime fascista.


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Inoltre la primavera croata è riconducibile anch'essa alla II guerra mondiale???
cosa c'entra la primavera croata che è degli anni '70?

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Fino a prova contraria l'argomentazione è solida,
inoltre parlando di ex -jugoslavia si parla di una dittatura che per definizione quindi limita la libertà delle persone.
l'unica limitazione effettiva della libertà alle persone era riconoscibile nella repressione di tutti i moti di stampo nazionalista che miravano a distruggere l'integrità del paese e che si è ben visto a cosa hanno portato nel '92. Al fronte delle conseguenze, col senno di poi, non è difficile ammettere che fossero giustificati. Sarebbe come dire che la repressione di moti fascisti, i processi alle brigate rosse e molto altro ancora (ben più discutibile e anti-demcoratico) che avvenne in Italia potesse bastare a classificare il governo della DC come una dittatura.

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Se per te non esser liberi di parlare, di esser informati e di esercitare i più semplici diritti è cosa naturale vai in tibet, vivi la dittatura e poi vieni a parlare.

Come detto sopra. Decontestualizzare gli eventi e gli atti storici oltre ad essere inutile è anche pericoloso, perché si rischia di dar ragione a chi ha torto.
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Old 10-03-2009, 12:45   #549
Fritz!
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Allora diciamo meglio: parliamo di distinzioni fra uno shock reale e uno shock finanziario.
Un conto è se viene distrutta una fabbrica, se c'è una moria di operai per via del vaiolo o se finisce il petrolio.
Un conto è se abbiamo drogato l'economia con il mercato dei prestiti e ad un certo punto ci si rende conto che non ci sono i soldi per pagare le cose che abbiamo prodotto. Le cose ci sono, in questo secondo caso: siamo in grado di produrle, abbiamo le fabbriche, abbiamo le materie prime e abbiamo la forza lavoro. Le ragioni per cui oggi dobbiamo produrre meno di ieri (e dobbiamo licenziare persone, rovinando intere famiglie) non dipendono da un vincolo tecnico insormontabile, ma da uno dei meccanismi di funzionamento dell'economia di mercato.



Questa é una distinzione più interessante. E anche piu complessa.
Ma a meno che il comunismo si basi sul baratto, avrebbe gli stessi problemi di politica monetaria tipici dei sistemi attuali.

E nei sistemi attuali la moneta non é gestita in un regime di mercato. Al contrario la moneta ha una gestione che totalmente "comunista". Il bene moneta é gestito da un monopolio statale. Affidato ad un ente pubblico (banca centrale) che agisce avendo come fine il bene collettivo. Questo bene collettivo é tradotto concretamente dagli obiettivi fissati negli statuti delle banche centrali. Poi si puo discutere se per uno il bene comune é la stabilità dei prezzi o invece la piena occupazione o ancora il sostegno alla crescita.

Ma rimane il fatto centrale che parliamo di una questione che non é affidata al libero mercato. Tutto l'opposto.
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Old 10-03-2009, 13:38   #550
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Ma a meno che il comunismo si basi sul baratto, avrebbe gli stessi problemi di politica monetaria tipici dei sistemi attuali.
Nell'economia collettivista il denaro non è una merce ma una semplice unità di calcolo. Concetti come "costo del denaro" non avrebbero senso.
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Old 10-03-2009, 13:43   #551
Fritz!
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Nell'economia collettivista il denaro non è una merce ma una semplice unità di calcolo. Concetti come "costo del denaro" non avrebbero senso.
il costo del denaro non é il costo della merce banconota. E' il costo opportunità di una scelta di investimento rispetto ad un altra.

Puoi arbitrariamente fissarlo a zero, se ritieni. Ma é appunto una illusione che agisce solo su un valore nominale e non sull'economia reale, con gli effetti distorsivi identici che hai quando la politica monetaria é troppo espansiva.
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Old 10-03-2009, 14:48   #552
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il costo del denaro non é il costo della merce banconota. E' il costo opportunità di una scelta di investimento rispetto ad un altra.
Girala come vuoi, il costo del denaro è il prezzo a cui viene venduto il denaro. Il fatto che questo crei un trade off fra la decisione di investire o quella di non farlo è una conseguenza. Anche il costo di una pizza determina, in relazione al prezzo di altri beni, un trade off fra la pizza e un altro bene, ma resta pur sempre il costo di una pizza in quanto merce.


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Puoi arbitrariamente fissarlo a zero, se ritieni. Ma é appunto una illusione che agisce solo su un valore nominale e non sull'economia reale, con gli effetti distorsivi identici che hai quando la politica monetaria é troppo espansiva.
Questo avviene in un'economia capitalista: non puoi astrarre questa regola e assolutizzarla come se fosse vigente in qualsiasi sistema.
Nel sistema capitalista il costo del denaro è un aspetto fondamentale, in quanto costituisce il rendimento del capitale finanziario. Ed esso è "necessario" dal momento che la proprietà del capitale è privata.

Nell'economia collettivista, il capitale è ricondotto alla sua semplice natura di lavoro cristallizzato: la remunerazione del capitale non ha senso, visto che viene remunerato il lavoro che è la sua origine.
La scelta di investire verrebbe effettuata con tutt'altro metodo, e sarebbe semplicemente una scelta di allocazione di risorse umane e strumentali in un modo o nell'altro. Il capitale finanziario non esiste più, almeno nei termini in cui lo conosciamo oggi.
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Old 22-04-2009, 15:18   #553
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Old 22-04-2009, 16:05   #554
quelarion
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Originariamente inviato da Fritz! Guarda i messaggi
Questa é una distinzione più interessante. E anche piu complessa.
Ma a meno che il comunismo si basi sul baratto, avrebbe gli stessi problemi di politica monetaria tipici dei sistemi attuali.

E nei sistemi attuali la moneta non é gestita in un regime di mercato. Al contrario la moneta ha una gestione che totalmente "comunista". Il bene moneta é gestito da un monopolio statale. Affidato ad un ente pubblico (banca centrale) che agisce avendo come fine il bene collettivo. Questo bene collettivo é tradotto concretamente dagli obiettivi fissati negli statuti delle banche centrali. Poi si puo discutere se per uno il bene comune é la stabilità dei prezzi o invece la piena occupazione o ancora il sostegno alla crescita.

Ma rimane il fatto centrale che parliamo di una questione che non é affidata al libero mercato. Tutto l'opposto.
Veramente la Banca d'Italia é per lo piú a partecipazione privata... ecco quindi che di fatto la gestione del denaro é ad opera del mercato stesso.
Niente bene collettivo quindi.

Il problema rimane la sempiterna distinzione tra gli interessi del singolo e gli interessi della collettivitá...
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