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Old 01-04-2008, 21:43   #41
paulus69
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Originariamente inviato da raph45 Guarda i messaggi
le leggi dello stato cambiano come il vento, cmq ritengo che la situazione descritta della lettera con l'aborto non c'entra un fico secco.
ed è un cazzo di vento che tira da 30anni nella stessa direzione...
cmq,perchè non lo riteni inerente?
__________________
"ne bis in idem";il ricordare il mio vissuto non mi affrancherà dal commettere sbagli....ma certamente mi impedirà di commetterne gli stessi....
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Old 01-04-2008, 21:44   #42
Spectrum7glr
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e tu invece? hai mai assistito un invalido al 100%? guardarlo negli occhi e vederlo piangere piange perché ti riconosce ma non può salutarti?
no, ma non credo che l'averlo assistito ti consenta di capire davvero cosa ha nella testa...esattamente come non sei in grado di capire cosa ha nella testa uno che assisti e che invalido non è (penso ai drogati che ho assistito sotto servizio civile).
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Old 01-04-2008, 21:53   #43
raph45
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Originariamente inviato da paulus69 Guarda i messaggi
ed è un cazzo di vento che tira da 30anni nella stessa direzione...
cmq,perchè non lo riteni inerente?
perchè alla fine è una denuncia sulla poca assistenza ricevuta, e perchè alla fine si parla di aborto perchè probabilmente si è trovata sola con dei figli gravemente malati, penso che se ci fosse stata una migliore assistenza non ci sarebbe parlato di aborto, e cmq ho vissuto anch'io (e lo vivo tutt'ora) una forte disabilità, e quindi capisco + di quanto pensi cio' di cui parla la signora riguardo l'aborto, cose che pensavo anche io alcuni anni fa, pero' ripeto la signora non ha nessun diritto di decidere della vita altrui in riferimento se uno deve vivere o meno, è un po' come la pena di morte.
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Old 01-04-2008, 22:06   #44
paulus69
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Originariamente inviato da raph45 Guarda i messaggi
....la signora non ha nessun diritto di decidere della vita altrui in riferimento se uno deve vivere o meno, è un po' come la pena di morte.
o l'aborto....dove lo sviluppo di un feto è subordinato alla decisione della donna che lo concepisce...
un bel paradadosso....davvero.
sempre che ci sia vita da vivere....eh già.
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Old 01-04-2008, 23:24   #45
dave4mame
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no, ma non credo che l'averlo assistito ti consenta di capire davvero cosa ha nella testa...esattamente come non sei in grado di capire cosa ha nella testa uno che assisti e che invalido non è (penso ai drogati che ho assistito sotto servizio civile).
e ti auguro di non provarlo mai.
perchè vedere una persona, un familiare che hai amato ridotto in stato vegetale, privato della dignità di essere umano è la cosa più straziante che si possa provare.
e l'unica cosa che puoi sperare è che non abbia coscienza di sè stesso.

Ultima modifica di dave4mame : 01-04-2008 alle 23:38.
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Old 01-04-2008, 23:46   #46
ozeta
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no, ma non credo che l'averlo assistito ti consenta di capire davvero cosa ha nella testa...esattamente come non sei in grado di capire cosa ha nella testa uno che assisti e che invalido non è (penso ai drogati che ho assistito sotto servizio civile).
non puoi capire tutto, ma certe espressioni degli occhi non lasciano scampo ad altre interpretazioni
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fufol2
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Old 01-04-2008, 23:53   #47
zerothehero
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è la stessa madre che lo ha generato,sentito crescere in grembo,e che infine l'ha portato alla luce...è colpa della madre se è nato così?
può ben giudicare e a ragione ben veduta se non abbia fatto meglio ad abortire...
poi,se vuoi travisare...travisa pure.
Travisare de che?
Nessuno può giudicare se una vita è degna di essere vissuta..deve essere casomai il soggetto...la madre dell'articolo cerca aiuto che evidentemente non trova...
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Old 01-04-2008, 23:56   #48
zerothehero
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non per flammare....
ma ti porterei l'esempio dei nazisti dei campi di concentramento(un fratello di mio padre ci morì a 19 anni) e dei pedofili....
poi discutiamo....o non c'è neanche da discutere?
Per l'appunto..il nazionalsocialismo decideva chi era degno di vivere e chi era degno di morire in quanto nemico dello Stato e del Popolo tedesco...non credo si debba prendere l'esempio da loro..
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Old 02-04-2008, 09:03   #49
beach_man
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Città: Warszawa
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Ragazzi ma dove sta scritto che la madre voglia "uccidere" i propri figli?Ma credete se cosi fosse avrebbe sacrificato 12 anni della sua vita??Con tutto quello che l'invadilita' di quei ragazzi implica?Non era piu semplice abbandonarli?E per cosa fare un secondo figlio?
La madre (a mio parere) vuol condannare chi troppo facilmente (soprattutto adesso sotto le elezioni) gioca con qualcosa di cui non ha nemmeno idea.
Problema sulla pillola del giorno dopo (per giunta legale) o la legge sull'aborto (ben regolamentata) discussioni accanite portate avanti a spada tratta da persone che non la potranno mai provare sulla loro pelle in quanto a partorire ci pensano le eventuali compagne, ma che possono bene lavarsene le mani se dovesse accadere a loro o nella miglior della ipotesi pagare gli alimenti.
Si parla tanto di problemi (passatemi il termine) "minori" senza vedere qual'e' il problema reale....per colpa dell'ignoranza (trattiamo con questo termine la non conoscenza,la non evoluzione della scienza), della possibilita' di saper prima cosa potrebbe succedere....questa madre si e' affidata al consiglio del medico che gli ha garantito che tutto era a posto.Voleva dei figli.....e tanto li voleva che ne ha partorito un'altro a fronte della malattia del primo, forse con un minimo di speranza che questo figlio potesse aver la fortuna di vivere una vita...cosi come la viviamo noi.Pur essendoci stata la malattia del primo figlio i medici gli "garantiscono" che tutto va bene.Ma i medici (limitati nell'ignoranza del momento) si sbagliano.
Tutto questo? Per poi sperimentare quello che e' il vero ABORTO imposto dalla societa'.Il poter non vivere in queste situazioni in cui la colpa e' da attribuire solo al destino.La societa' che ha portato sul lastrico una famiglia che ha speso fino all'ultimo spicciolo della sua vita e dei suoi soldi ,per rendere per quanto possibile, la vita dignitosa ai propri figli e che gli "regala" 40 min di reabilitazione al giorno e niente piu.
Intanto non si sente altro che parlare di problemi etici e di coscienza sull'uso o meno di una pillola che useranno altri...
Certo che a ragion veduta,sapendo che avra due figli in quella situazione e soprattutto che la societa' e' quella che e'.....magari anziche l'aborto avrebbe praticato l'astinenza.....ma si sa' che tutto non si puo prevedere.....ma molto si puo immaginare.

Purtroppo fin quando non ti capita qualcosa del genere non potrai mai capire che esiste un secondo mondo,parallelo...una seconda societa' molto ben diversa da quella di tutti i giorni, dove prevale l'ignoranza e la differenza assoluta.
__________________
"Il governo sull'uomo da parte dell'uomo è la schiavitù", - (Pierre-Joseph Proudhon)

Ultima modifica di beach_man : 02-04-2008 alle 09:06.
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Old 02-04-2008, 09:25   #50
Redux
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illuminami: secondo te la mamma ha il diritto di dire che la vita dei suoi figli non è degna di essere vissuta?
Non prenderla come un diritto di uccidere, di togliere la vita. Immedesimati in una mamma, che ha lottato per 12 anni a fianco dei suoi bambini, e che dopo 12 anni vede che, nel disinteresse generale, i suoi bambini vivono una vita che non ha nessuna qualità, perchè non sono nemmeno in grado di esprimersi e di mangiare da soli.
Quella mamma ha sacrificato tutta se stessa ai suoi figli, e se fosse possibile darebbe loro anche di più, ma di più non c'è. E il suo amore di mamma è così grande da arrivare a formulare il desiderio di non aver mai messo al mondo quei bambini perchè lei ha visto, ha vissuto giorno per giorno il loro dolore, la loro difficoltà.
Una mamma, un papà vorrebbero sempre la vita dei loro figli, e nella loro natura non desiderare altro, fino alla fine. Ma in questa persona questo amore incommensurabile fa un salto ulteriore, arriva a negare (sia pure in un ragionamento per assurdo, perchè rimane pur sempre un discorso ipotetico) quell'insopprimibile istinto.
E allora io dico: bisogna dare ascolto a quella mamma, bisogna imparare da quella mamma, come da tutte le mamme e i papà che vivono una vita come la loro, senza speranza.
Io non sono certo uno tanto tenero con l'aborto, tutt'altro, ribadisco che per me rimane una pratica da circondare da mille cautele e nego radicalmente, ad esempio, che possa essere un rimedio ad errori o a difficoltà superabili con poco o tanto sacrificio.
Ma se non c'è sbocco, se non c'è nessuna possibilità se non vivere 10 o 20 anni di sofferenze e poi vederli spegnere, deve essere riconosciuto il diritto di fermare tutto prima che inizi. Magari con una commissione etica che dica la sua. Ma deve esserci la possibilità.
Una mamma e un papà possono accontentarsi di molto poco, quasi di niente, un mezzo sorriso al mese o anche meno, loro possono andare avanti, lo stesso: ma i loro bimbi?
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Old 02-04-2008, 09:44   #51
the_joe
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Non prenderla come un diritto di uccidere, di togliere la vita. Immedesimati in una mamma, che ha lottato per 12 anni a fianco dei suoi bambini, e che dopo 12 anni vede che, nel disinteresse generale, i suoi bambini vivono una vita che non ha nessuna qualità, perchè non sono nemmeno in grado di esprimersi e di mangiare da soli.
Quella mamma ha sacrificato tutta se stessa ai suoi figli, e se fosse possibile darebbe loro anche di più, ma di più non c'è. E il suo amore di mamma è così grande da arrivare a formulare il desiderio di non aver mai messo al mondo quei bambini perchè lei ha visto, ha vissuto giorno per giorno il loro dolore, la loro difficoltà.
Una mamma, un papà vorrebbero sempre la vita dei loro figli, e nella loro natura non desiderare altro, fino alla fine. Ma in questa persona questo amore incommensurabile fa un salto ulteriore, arriva a negare (sia pure in un ragionamento per assurdo, perchè rimane pur sempre un discorso ipotetico) quell'insopprimibile istinto.
E allora io dico: bisogna dare ascolto a quella mamma, bisogna imparare da quella mamma, come da tutte le mamme e i papà che vivono una vita come la loro, senza speranza.
Io non sono certo uno tanto tenero con l'aborto, tutt'altro, ribadisco che per me rimane una pratica da circondare da mille cautele e nego radicalmente, ad esempio, che possa essere un rimedio ad errori o a difficoltà superabili con poco o tanto sacrificio.
Ma se non c'è sbocco, se non c'è nessuna possibilità se non vivere 10 o 20 anni di sofferenze e poi vederli spegnere, deve essere riconosciuto il diritto di fermare tutto prima che inizi. Magari con una commissione etica che dica la sua. Ma deve esserci la possibilità.
Una mamma e un papà possono accontentarsi di molto poco, quasi di niente, un mezzo sorriso al mese o anche meno, loro possono andare avanti, lo stesso: ma i loro bimbi?
Discorso pienamente condivisibile.

C'è da aggiungere che nel caso della famiglia in questione, lo scandalo è dato dallo STATO che si disinteressa di queste cose.
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Old 02-04-2008, 09:53   #52
ShadowX84
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Non prenderla come un diritto di uccidere, di togliere la vita. Immedesimati in una mamma, che ha lottato per 12 anni a fianco dei suoi bambini, e che dopo 12 anni vede che, nel disinteresse generale, i suoi bambini vivono una vita che non ha nessuna qualità, perchè non sono nemmeno in grado di esprimersi e di mangiare da soli.
Quella mamma ha sacrificato tutta se stessa ai suoi figli, e se fosse possibile darebbe loro anche di più, ma di più non c'è. E il suo amore di mamma è così grande da arrivare a formulare il desiderio di non aver mai messo al mondo quei bambini perchè lei ha visto, ha vissuto giorno per giorno il loro dolore, la loro difficoltà.
Una mamma, un papà vorrebbero sempre la vita dei loro figli, e nella loro natura non desiderare altro, fino alla fine. Ma in questa persona questo amore incommensurabile fa un salto ulteriore, arriva a negare (sia pure in un ragionamento per assurdo, perchè rimane pur sempre un discorso ipotetico) quell'insopprimibile istinto.
E allora io dico: bisogna dare ascolto a quella mamma, bisogna imparare da quella mamma, come da tutte le mamme e i papà che vivono una vita come la loro, senza speranza.
Io non sono certo uno tanto tenero con l'aborto, tutt'altro, ribadisco che per me rimane una pratica da circondare da mille cautele e nego radicalmente, ad esempio, che possa essere un rimedio ad errori o a difficoltà superabili con poco o tanto sacrificio.
Ma se non c'è sbocco, se non c'è nessuna possibilità se non vivere 10 o 20 anni di sofferenze e poi vederli spegnere, deve essere riconosciuto il diritto di fermare tutto prima che inizi. Magari con una commissione etica che dica la sua. Ma deve esserci la possibilità.
Una mamma e un papà possono accontentarsi di molto poco, quasi di niente, un mezzo sorriso al mese o anche meno, loro possono andare avanti, lo stesso: ma i loro bimbi?
Sottolineo nuovamente tutto il tuo intervento, credo che sia un'ulteriore chiara spiegazione.


Mi permetto di fare solo una piccola riflessione che mi gira in testa da qualche mese (che non mi ha portato a nessuna conclusione se non a riflettere ancora...) e che si discosta dai fatti raccontati nella lettera.

Mi sono reso conto o per lo meno a me ha dato quest'impressione che il nostro punto di vista (con nostro intendo persone non disabili) verso queste persone varia molto da paese a paese e da cultura a cultura.
Non posso fare raffronti con casi specifici perchè non mi sono documentato in merito, ho solo fatto questi ragionementi leggendo dei giornali o delle notizie sul web.

Prendo un esempio su tutti (benchè molto diverso da quello riportato nella lettera): La bambina indiana nata con 6/8 arti, qui in Italia come in molti altri paese, da molti è stata accolta con dispiacere, addittura con orrore ecc... in India invece è addirittura considerata una sorta di reincarnazione di una divinità, la mamma ne è felicissima, è convinta di aver ricevuto un dono e la loro "casa" è diventata meta di pellegrinaggio.


Non lo so con questo che cosa voglio dire di preciso, però ripeto...è una cosa che mi fa sempre pensare molto...

...Ritornando IT e rilegandomi a diversi post, aggiungo un'ultima cosa: Per quanto mi riguarda, la disciminante FONDAMENTALE in questi casi è sapere se la persona interessata è cosicente o meno del suo stato, questo per la persona stessa (ma anche per un genitore o un fratello) FA la differenza.
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Old 02-04-2008, 10:08   #53
Dream_River
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Travisare de che?
Nessuno può giudicare se una vita è degna di essere vissuta..deve essere casomai il soggetto...la madre dell'articolo cerca aiuto che evidentemente non trova...
Ecco, questo intervento penso che riassuma in poche righe tutto quello che penso su questo caso, complimenti all'autore

Quoto anche tutto quello scritto da Spectrum7glr

Quote:
Prendo un esempio su tutti (benchè molto diverso da quello riportato nella lettera): La bambina indiana nata con 6/8 arti, qui in Italia come in molti altri paese, da molti è stata accolta con dispiacere, addittura con orrore ecc... in India invece è addirittura considerata una sorta di reincarnazione di una divinità, la mamma ne è felicissima, è convinta di aver ricevuto un dono e la loro "casa" è diventata meta di pellegrinaggio.
Giusta Osservazione, questo fattore che tu metti in luce che i concetti di "malattia" o "handicap" sono molto relativi.
Inoltre nei paesi dove la religione più diffusa è l'Induismo o il Buddhismo, i malati sono visti quasi come un bene, perchè permettono di mettere alla prova e di coltivare la compassione nel nostro cuore (La quale è un elemento fondamentale della spiritualità Induista ma soprattutto Buddhista).
La compassione e l'apertura alla diversità, sono valori che la nostra società ormai a perso, perchè ormai le uniche cose che la nostra società premia sono l'utile e l'omologato

In generale comunque, per quanto riguarda l'aborto, penso che la libertà di abortire debba essere tutelata, ma allo stesso tempo ci dovrebbero essere forti campagne di prevenzione per evitare di ricorrere a questa triste soluzione
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Old 02-04-2008, 10:12   #54
Fritz!
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Giusta Osservazione, questo fattore che tu metti in luce che i concetti di "malattia" o "handicap" sono molto relativi.
A me questo pare un wishful thinking troppo buonista.

Qua si parla di persone, purtroppo, che non sono in grado autonomamente di sopperire a bisogni primari come nutrirsi o andare in bagno.

Incapaci purtroppo di parlare e comunicare il proprio pensiero. E proprio l'uso della parola è una delle differenze fondamentali tra uomini e animali.

Qua c'entra davvero poco il concetto di normalità imposto dalla società.
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Old 02-04-2008, 10:19   #55
Dream_River
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A me questo pare un wishful thinking troppo buonista.

Qua si parla di persone, purtroppo, che non sono in grado autonomamente di sopperire a bisogni primari come nutrirsi o andare in bagno.

Incapaci purtroppo di parlare e comunicare il proprio pensiero. E proprio l'uso della parola è una delle differenze fondamentali tra uomini e animali.

Qua c'entra davvero poco il concetto di normalità imposto dalla società.
Ma infatti la mia osservazione che hai citato riguarda il caso citato da Shadow

Proprio per evitare di comprendere anche casi limite come questi ho scritto "molto relativi" e non "del tutto relativi"
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Old 02-04-2008, 10:37   #56
ShadowX84
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Ciao Diego

...ci tengo a riprecisare che la mia era solo una riflessione personale che mi frulla in testa da un pò...

Quote:
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Giusta Osservazione, questo fattore che tu metti in luce che i concetti di "malattia" o "handicap" sono molto relativi.
Attenzione: il discorso che fai tu è diverso da quello che faccio io!
Sono d'accordo che non tutti le malattie o le disabilità sono uguali, un celebroleso non potrà mai essere paragonato ad una persona alla quale manca l'altima falange del mignolo, un persona con l'AIDS non potrà mai essere paragonata ad una con la tonsillite.
Ma questo vale anche in altre cose, in tutte le cose, anche l'amore, non è che si ama o non si ama, si può amare di più e si può amare di meno, non credo siano concetti assolutistici, però attento: una persona disabile rimarrà sempre tale indipendentemente dal grado della sua invalidità, dalle soluzioni adotatte per sopperire o ridurre la sua situazione disagiata o dall'amore che gli viene dato dai cari.

Non mi riferisco al concetto di omologazione della "persona-normale", parlo più terra terra, sotto la scienza, la religione e forse sotto gli affetti, parlo di "...all'atto pratico".

La bambina che ho riportato nel mio esempio come detto è stata vista come un "dono" divino, bene questo probabilmente l'aiuterà molto di più di chi la vede come un mostro o di chi la vede come un problema da risolvere (...non ho seguito gli sviluppi quindi non so se quella bambina dovrà/potrà essere operata ecc...) resta il fatto che è una bambina disabile e questo è incontrovertibile purtroppo! Ripeto...le conclusioni sul mio pensiero al riguardo non le metto...che ancora non ne ho...

Quote:
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Inoltre nei paesi dove la religione più diffusa è l'Induismo o il Buddhismo, i malati sono visti quasi come un bene, perchè permettono di mettere alla prova e di coltivare la compassione nel nostro cuore (La quale è un elemento fondamentale della spiritualità Induista ma soprattutto Buddhista).
Anche qui Diego non riesco a condividere, non è sulla "pelle" (passami il paragone) degli altri che si deve coltivare certe esperienze. Forse ho interpretato male io quello che hai scritto, ma proprio non riesco a non sussultare davanti alla frase: "i malati sono quasi visti come un bene"

Se vorrai chiarirmi meglio...te ne sarò grato

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La compassione e l'apertura alla diversità, sono valori che la nostra società ormai Ha perso, perchè ormai le uniche cose che la nostra società premia sono l'utile e l'omologato
Lo dico a Daniele di quell'acca

Secondo me (e sottolineo SECONDO ME..in quanto ognuno anche qui può vederla in modo diametralmente opposto al mio, c'è gente che c'ha fatto le guerre per certe cose...) il concetto di "diverso-utile-omologato" cambia in funzione della persona, da quello in cui crede, dal modo in cui vive, da quello che sente...

Che cos'è diverso? un nero? un extracomunitario? un gay? un malato? un povero? un disabile? uno controcorrente? un terrone? un disabile? un dittatore?

Che cos'è utile? Una persona che ti fa fare soldi? una persona che ti toglie da un guaio? una persona che ti fa sentire utile? una persona che ti ama?

Per che cosa sei utile tu? (anche qui gli esemipi di domande possibili sarebbero molti)

Che cos'è omologato? (idem come sopra...ma qui...si sta andando OT )

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In generale comunque, per quanto riguarda l'aborto, penso che la libertà di abortire debba essere tutelata, ma allo stesso tempo ci dovrebbero essere forti campagne di prevenzione per evitare di ricorrere a questa triste soluzione
Qui invece sono d'accordo al 100%
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Old 02-04-2008, 10:50   #57
Dreammaker21
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Che dramma e che pena per questa famiglia, probabilmente io, se fossi il padre, ad un certo punto li avrei uccisi e poi sarei andato a costituirmi.

Ultima modifica di Dreammaker21 : 02-04-2008 alle 10:52.
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Old 02-04-2008, 11:27   #58
Dream_River
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Città: Romagna ma col cuore in Toscana, e spero nel prossimo futuro in Spagna
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[quote=ShadowX84;21829112]Ciao Diego[quote]

Ciao

Quote:
una persona disabile rimarrà sempre tale indipendentemente dal grado della sua invalidità, dalle soluzioni adotatte per sopperire o ridurre la sua situazione disagiata o dall'amore che gli viene dato dai cari.
Questo è indubbio, io mi riferivo per di più al rapporto fra la società e la condizione del malato.
In certe culture, avere le allucinazioni è una benedizione, in altre certe malformazioni sono segni divini.
Con questo volevo solo mettere in evidenza che in base alla cultura non cambia la malattia in se ma la considerazione che si a di essa (E che noi dovremmo averebbe più considerazione dei malati)

Quote:
resta il fatto che è una bambina disabile e questo è incontrovertibile purtroppo! Ripeto...le conclusioni sul mio pensiero al riguardo non le metto...che ancora non ne ho...
Certamente lei è disabile, ma questo non diminuisce il valore della sua vita, a meno che non sia lei stessa a dirlo.
Quello che intendo, e che la società dovrebbe prendersi la responsabilità di prendersi cura dei suoi malati se questo vogliono essere assistiti (E non tutte le volte che ce ne l'opportunità, pensare di ucciderlo e elogiare la scelta della morte)

Quote:
Anche qui Diego non riesco a condividere, non è sulla "pelle" (passami il paragone) degli altri che si deve coltivare certe esperienze. Forse ho interpretato male io quello che hai scritto, ma proprio non riesco a non sussultare davanti alla frase: "i malati sono quasi visti come un bene"
Non bisogna far crescere la compassione nel nostro cuore solo su questi casi, ma il malato ci offre una grande ooportunità, quella di mettere alla prova il nostro spirito e il nostro cuore nel saper "Tremare" di fronte al dolore altrui e desidere di porre fine al male del nostro prossimo, anche se questo comporta sacrificarci.
E questo che mi piacerebbe che la società capisse, il malato o un handicappato, non sono persone che solo ricevono e che sono parassiti della società, il fatto stesso che esistono li rende parte di questa realtà, in tutti i suoi aspetti, e la sua morte sarebbe indiscutibilmente una perdità.
Il malato e testimonianza vivemente del nostro dovere verso il prossimo

Il Buddha disse: "Sapendo che tutti quelli che ti circondano in giorno moriranno, come puoi provare odio?"

Allo stesso modo, il malato ci ricorda la sofferenza e l'imperfezione di questo mondo, e il nostro dovere di fronte a questi aspetti della realtà di essere compassionevoli sul prossimo.
Tutte le volte che assistiamo un malato, e questi ci ringrazia, dovremmo risponder e "Grazie a te"
Ma oggi il malato e da eliminare, molto meglio dargli una dolce morte che il dolce amore dei suoi cari (Ma il fatto che assistere un malato sia considerato da alcuni una condanna fa ben intendere quanta gente capisca davvero cos'è e cosa comporta l'amore)
Spero di essermi spiegato sufficientemente bene

Quote:
Secondo me (e sottolineo SECONDO ME..in quanto ognuno anche qui può vederla in modo diametralmente opposto al mio, c'è gente che c'ha fatto le guerre per certe cose...) il concetto di "diverso-utile-omologato" cambia in funzione della persona, da quello in cui crede, dal modo in cui vive, da quello che sente...

Che cos'è diverso? un nero? un extracomunitario? un gay? un malato? un povero? un disabile? uno controcorrente? un terrone? un disabile? un dittatore?

Che cos'è utile? Una persona che ti fa fare soldi? una persona che ti toglie da un guaio? una persona che ti fa sentire utile? una persona che ti ama?

Per che cosa sei utile tu? (anche qui gli esemipi di domande possibili sarebbero molti)

Che cos'è omologato? (idem come sopra...ma qui...si sta andando OT )
Tutti i concetti che hai espresso cambiano in funzione alla società dove si vive, e molto spesso alle idee delle singole persone.
Io molto spesso parlo in relazione alla nostra società (Quando parlo di omologato, utile, ecc ecc)
Poi hai ragione a dire che certi concetti (come quello di omologato) cambiano in base alle motivazione e alle idee del singolo soggetto
__________________
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Old 02-04-2008, 12:21   #59
bluelake
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Forse ho interpretato male io quello che hai scritto, ma proprio non riesco a non sussultare davanti alla frase: "i malati sono quasi visti come un bene"
tranquillo, la concezione buddista della vita è incomprensibile pure a me dopo aver passato ore ed ore a parlarne e sì che quando ci mettiamo a parlare di religione tocchiamo delle vette filosofiche degne del miglior Hegel...
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Lo dico a Daniele di quell'acca
tranquillo, è già nella lista delle cose per cui lo prendo continuamente in giro
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Old 02-04-2008, 12:23   #60
LucaTortuga
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Trincerarsi dietro il fatto che vite clamorosamente "indegne" di essere vissute, lo sarebbero solo se definite tali dagli interessati (che nella stragrande maggioranza dei casi non hanno nemmeno la possibilità di esprimersi) è di una meschinità unica.
In sostanza, per difendere il diritto di una fantomatica persona su 1.000.000.000 che potrebbe essere comunque felice di vivere nonostante patologie gravissime (pura ipotesi, molto probabilmente esistente solo nella testa di chi la formula), si dovrebbero costringere altre 999.999.999 persone ad una vita di continue sofferenze, togliendo ai genitori la possibilità di evitare ai propri figli questa ignobile condanna.
Mi piacerebbe davvero che, per un miracolo, tutti i malati gravissimi obbligati alla sofferenza forzata e senza uscita, godessero momentaneamente del dono della parola per dire cosa ne pensano di questa sadica idea di "rispetto per la vita".
Ma tanto gli alfieri della "vita a tutti i costi", che tirano in ballo a sproposito il "parere" del nascituro" considerandolo fondamentale solo perchè non conoscibile, alla fine se ne fregano anche di quegli adulti che riescono a comunicare la propria volontà di non vivere più una vita senza senso (vedi il povero Welby).
__________________
"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960).
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