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#201 | ||
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Member
Iscritto dal: Dec 2005
Città: in birreria
Messaggi: 192
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Quote:
In primo luogo il Kosovo non è un protettorato UN ma una amministrazione civile ad interim che è l'esatto contrario quindi il kosovo è sempre appartenuto alla Serbia. Il protettorato è un territorio controllato da uno stato sovrano che gode di una certa libertà amministrativa e che a livello internazionale è rappresentato dallo stato controllore. L'onu è una organizzazione internazionale e non uno stato, quindi non puo avere protettorati. Ma questa è solo accademia. In secondo luogo, la famigerata risoluzione 1244 del 1999 del consiglio di sicurezza, che legalizza la presenza dell'onu in kosovo, ha come presupposto che (cito testualmente): Quote:
USA e Gran Bretagna sono membri permaneti del consiglio di sicurezza quindi sono tra i firmatari della risoluzione. Riconoscendo la secessione del kosovo vìolano le risoluzioni che loro stessi hanno firmato. E così oggi abbiamo a due passi da casa nostra un nuovo stato dove la religione prevalente è l'islam, governato da ex guerriglieri UCK, trafficanti di armi, droga e esseri umani e chi più ne ha più ne metta. Mi chiedo cosa sarebbe successo se il Kosovo si trovasse a 500km dalle coste USA o della Gran Bretagna. Bush, Gordon Brown, la Merkel ne avrebbero riconosciuto l'indipendenza? Avrebbero mandato avvocati per costruirne le infrastrutture politiche? L'avrebbero sommerso di denaro per "aiuti umanitari"? Cuba è a un tiro di schioppo da Miami ma se non sbaglio è sotto embargo...
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Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene. (Paolo Borsellino) Ho concluso positivamente con: xdaf, Grrr, lupo40, lando73, daygo, albert86, stavoltafunzia, Nike86, Andi89 Ultima modifica di FleboDiBirra : 26-02-2008 alle 21:41. Motivo: aggiunta link |
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#202 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14073
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Quote:
Quindi la sovranità d'acquisto la perdi (o la acquisti) mediante l'uso della forza e tutto ciò è persino legittimo? Ma neanche per sogno. la 1244 dove la mettiamo? L'umnik aveva una funzione di amministrare a titolo temporaneo il kosovo, non di promuovere nel tempo la sua secessione. Adesso ci goderemo il casino che avverrà in Bosnia, in Kosovo, in Macedonia e vattelapesca... Quote:
Forse non sai che i territori che abbiamo perso a seguito della II guerra mondiale sono avvenuti in forza di trattati firmati tra due e più controparti. Es: http://www.trattatodiosimo.it/ http://it.wikipedia.org/wiki/Trattat...llo_%281920%29 Dov'è il trattato che prevede la cessione del Kosovo o la sua indipendenza? Non c'è...e allora se non c'è, perchè fai confusione tra due cose che nulla hanno a che fare?
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We are the flame and darkness fears us ! |
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#203 |
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Registered User
Iscritto dal: Mar 2007
Messaggi: 1239
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Almeno 8 Stati e Regioni potrebbero chiedere l'indipendenza nei Balcani e nel Caucaso. Ma cosa sta facendo l'Unione Europea?
Fonte: http://www.businessonline.it/1/Econo...balcanici.html Non c'è dubbio che l'area balcanica rappresenti per Mosca e per Washington una regione di fondamentale importanza strategica. Sulla quale sempre più si è proiettata una pesante ombra ideologica. Questa contrapposizione, che finisce inevitabilmente per condizionare gli orientamenti, non deve però far perdere di vista i termini essenziali della questione. Non bisogna infatti dimenticare che il Kosovo era una provincia serba a forte maggioranza albanese ed è ora uno stato sovrano a forte maggioranza albanese. I termini del problema si sono dunque rovesciati: se prima si trattava di tutelare la minoranza albanese in seno allo stato serbo, ora ci si deve porre il duplice problema di tutelare la minoranza serba all'interno del Kosovo e di proteggere il neonato stato, che del resto per il diritto internazionale e per l'Onu non esiste ancora (vige ancora la risoluzione 1244 in virtù della quale il Kosovo è sotto amministrazione serba). Questo problema è di competenza della comunità internazionale e l'Europa in primo luogo deve assumerselo in modo risoluto proprio per sottrarre il Kosovo allo scontro politico-ideologico di cui è stato ed è l'oggetto. Con ciò siamo, per altro, riportati a vecchie problematiche, solo riattualizzate e poste in una luce nuova, quelle che T. Todorov ha illustrato in modo esemplare in alcune pagine di 'Memoria del Male, tentazione del Bene': dovere d'assistenza o diritto d'ingerenza? Letta dal punto di vista della maggioranza albanese, l'indipendenza del Kosovo è infatti legittima e conforme al principio di autodeterminazione e questo vale a prescindere dalle controversie internazionali scaturite da un forte e rinnovato interesse per l'area balcanica. Ma che dire allora di altre realtà regionali che reclamano con pari legittimità l'indipendenza, come Cipro o i Paesi Baschi, e che potrebbero trarre dalla vicenda del Kosovo nuova linfa per le loro rivendicazioni? Non esiste il rischio, come pure si è detto, che il Kosovo rappresenti un ‘precedente pericoloso'? Eppure è vero anche che almeno la questione cipriota meriterebbe un'attenzione maggiore di quanto ne abbia sinora ricevuta da parte della comunità internazionale e dell'Unione Europea, solo per citare un caso sul quale i riflettori della stampa e dei media internazionali non si accendono con grande frequenza. Ma bisogna ricordare anche il caso della Transdniestria, dell'Abkhazia e dell'Ossezia, del Kurdistan. È innegabile che gli irredentismi in Europa e ai suoi confini si sono andati moltiplicando e spesso intensificando nella violenza delle loro azioni negli ultimi 15-20 anni. È chiaro che il problema è quanto mai complesso, perché i confini geografici non cadono in modo speculare all'identità di gruppi e minoranze che non si riconoscono nelle compagini statuali cui appartengono e questo vale soprattutto per la Vecchia Europa, per motivi storici i cui effetti sono perduranti e non possono essere risolti con un colpo di spugna, ma solo con una paziente e lungimirante concertazione tra gli stati. Quella stessa concertazione che è mancata portando a un'autoproclamazione d'indipendenza unilaterale da parte di Pristina; un atto di nascita controverso, che segna l'ultima tappa dello smembramento dell'ex-Jugoslavia e che sicuramente non rappresenta il terreno più favorevole per legittimare il nuovo stato. Ma proprio per questo è fondamentale sottrarre la questione al terreno ideologico che la condiziona e una partecipazione energica dell'Europa è in quest'ottica quanto mai desiderabile. Il pericolo maggiore viene dunque proprio dall'immobilismo dell'Europa, perché mentre una nuova realtà statuale nasce all'interno dei suoi confini, essa non sembra in grado di agire con sufficiente autorevolezza da tutelarla debitamente. L'Europa ha in sé una grande cultura di tolleranza ma non la necessaria forza e compattezza politica. Ma l'irriducibilità dello scontro tra Stati Uniti e Russia fa sì che proprio l'Unione Europea sia chiamata a giocare un fondamentale ruolo di mediazione. |
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