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#261 | |
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Registered User
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 1025
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chi sei tu per decidere??? Comunque come vedi dici una cosa... ti smentisci da solo.... e poi dici che parli con cognizione di causa... |
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#262 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
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We are the flame and darkness fears us ! |
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#263 | |
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Registered User
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 1025
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Qua stiamo parlando di bambini che dovranno rimanere attaccati a macchine per tutta la vita. Non confondiamo le cose. C'è una bella differenza. |
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#264 | |
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Member
Iscritto dal: Jul 2005
Messaggi: 195
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#265 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
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Tutto qui....ci si può girare quanto si vuole, ma è così
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#266 | |
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Registered User
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 1025
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#267 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
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Il feto finchè non nasce non è persona, secondo la legge italiana.
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#268 |
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Registered User
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 1025
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#269 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2005
Messaggi: 821
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Ma qui non c'entra l'essere cattolici o meno, io per esempio come ho già detto sono abbastanza d'accordo con quel documento, di fatto è una linea guida nel solco della legge già esistente. Che poi sia servito da trampolino per il solito discorsetto antiabortista del papa o che si miri in qualche modo a preparare il terreno per un'eventuale modifica della 194, magari nella direzione di una stretta sui tempi, questo è altro discorso.
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Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese) "Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?" Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia. |
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#270 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2003
Città: Lucca
Messaggi: 15187
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E perchè allora non estendere il diritto anche oltre? Magari anche 10gg dopo la nascita tipo il diritto di recesso, se il nascituro non ti soddisfa, hai 10gg di tempo per disfartene e magari ti danno pure la garanzia europea di 2 anni sui vizi di fabbricazione entro i quali hai il diritto di richiedere la sostuzione o la riparazione dei pezzi guasti........
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焦爾焦 |
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#271 | |
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Registered User
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 1025
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Peccato che si parli di altro: Accanimento terapeutico su feti con gravi problemi. |
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#272 | |
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Bannato
Iscritto dal: Apr 2002
Messaggi: 3809
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Poi se vuoi continuare a fare il falso moralista fai pure... |
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#273 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: May 2003
Città: Lucca
Messaggi: 15187
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焦爾焦 |
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#274 | |||
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Moderatore
Iscritto dal: Nov 2003
Messaggi: 16213
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Ubuntu è un'antica parola africana che significa "non so configurare Debian" Scienza e tecnica: Matematica - Fisica - Chimica - Informatica - Software scientifico - Consulti medici REGOLAMENTO DarthMaul = Asus FX505 Ryzen 7 3700U 8GB GeForce GTX 1650 Win10 + Ubuntu |
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#275 | |
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Registered User
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 1025
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http://www.hwupgrade.it/forum/showth...8#post20914818 |
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#276 | |||||||
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2005
Città: Palermo
Messaggi: 2579
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Che ti è sconosciuta a quanto leggo. Quote:
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Fatti un giro negli ospedali e vedrai quanta gente è attaccata alla vita pur soffrendo ed essendo obbligata a servirsi di macchine per vivere.
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Utente gran figlio di Jobs ed in via di ubuntizzazione Lippi, perchè non hai convocato loro ? |
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#277 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2003
Città: Trento, Pisa... ultimamente il mio studio...
Messaggi: 4389
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dijo, datti una calmata, da bravo
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"Expedit esse deos, et, ut expedit, esse putemus" (Ovidio) Il mio "TESSORO": SuperMicro 733TQ, SuperMicro X8DAI I5520, 2x Xeon Quad E5620 Westmere, 12x Kingston 4GB DDR3 1333MHz, 4x WD 1Tb 32MB 7.2krpm
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#278 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Germania
Messaggi: 26110
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Dopo la nascita, se il feto ha possibilità di vita (anche con problemi) DEVE essere rianimato.
Non è più "proprietà" P.S. A scanso di equivoci: sono ateo.
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Per iniziare a programmare c'è solo Python con questo o quest'altro (più avanzato) libro @LinkedIn Non parlo in alcun modo a nome dell'azienda per la quale lavoro Ho poco tempo per frequentare il forum; eventualmente, contattatemi in PVT o nel mio sito. Fanboys |
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#279 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2006
Città: La Capitale
Messaggi: 776
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Posto un interessante articolo, che descrive la triste realtà dei fatti
I medici del Papa Re La posta è alta perché in gioco ci sono milioni di voti di un elettorato spaesato, spaventato, culturalmente fragile, maschio e desolatamente nostalgico. Per chi ancora non se ne fosse accorto, è in atto da mesi una mostruosa campagna misogina portata avanti dal Papa e delle alte gerarchie cattoliche e supportata dalla maggior parte dei partiti politici di destra che mira a riportare le donne italiane in condizione di inferiorità giuridica. Come ai “bei tempi” - invocati da preti e da alcuni mezzi uomini direttori di fogli semiclandestini di oggi – in cui esisteva ancora il delitto d’onore e il diritto di famiglia era ancora tutto da discutere. L’ultima, vergognosa aggressione all’autodeterminazione femminile e alla laicità delle leggi dello Stato, è arrivata sabato dai direttori sanitari delle cliniche di Ostetricia e Ginecologia di tutte e quattro le facoltà di Medicina delle università romane, La Sapienza, Tor Vergata, la Cattolica e il Campus Biomedico. Che, forse, in questo modo, hanno voluto pagare pegno alla presunta offesa portata a Ratzinger per la sua mancata visita alla Sapienza. Gettando alle ortiche la credibilità e l’autonomia di tutti e tre gli atenei, nonché il loro onore di scienziati, questi cattedratici si sono spinti oltre ogni prudenza, affermando che “un neonato vitale, in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio, e assistito adeguatamente”. Fin qui non ci sarebbe nulla da dire. Ma è il proseguo della lettera a destare scandalo. “Con il momento della nascita – si legge - la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e, quindi, all'assistenza sanitaria”, ma di fatto, nel caso in cui un feto nasca vivo dopo un’interruzione di gravidanza, il neonatologo deve intervenire per rianimarlo, “anche se la madre è contraria, perché prevale l’interesse del neonato”. In pratica, si è arrivati al sovvertimento puro delle ragioni per le quali la legge 194 prevede il ricorso all’aborto terapeutico, ovvero quelle legate principalmente alla salute della donna, in particolare sul fronte psicologico. Che senso ha, ci si chiede, consentire ad una donna di abortire oltre i 90 giorni previsti per l’interruzione volontaria di gravidanza se poi, rasentando l’accanimento terapeutico, le se impone comunque di diventare madre di un feto malato che si fa sopravvivere per legge? Certo, obietteranno i soliti ipocriti cattolici: la donna ha il diritto di non riconoscerlo, se sopravvive, affidandolo alla struttura sanitaria. E chi se ne frega, poi, di come sopravvive invece lei, la donna costretta in catene a diventare madre con un parto indotto prematuramente? Siamo alla follia pura. Dopo poche ora dall’appello, ecco che Ratzinger, all’Angelus di ieri, non ha mancato di soffiare sul fuoco. La vita, ha detto, dev’essere “tutelata” e “servita sempre, ancora più quando essa è fragile e bisognosa di attenzioni e cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale”. La posta in gioco per il Papa, che notoriamente se ne frega delle donne, sono i voti della parte peggiore e codina della nostra società , che passa attraverso la messa in discussione della 194. Il processo è graduale: prima si comincia con minare i suoi paletti per poi raggiungere l’obiettivo ultimo di promuovere decisioni antiabortive a livello di Stato centrale. Quindi contro le donne. E su questo una cosa va riconosciuta alla Chiesa: la coerenza nei secoli. Dall’Inquisizione in poi non è cambiato molto e sul fronte delle donne sono rimasti a Salem. Con grande convinzione. Senza voler entrare nel merito di questioni tecnicistiche, su quale sia o meno la settimana più giusta per consentire senza problemi l’Interruzione Volontaria di Gravidanza – su questo si è già espresso il Consiglio Superiore di Sanità e ci basta il suo parere – vorremmo soffermarci sul quanto questa battaglia porta con sé e quali sono i reali obiettivi politici del tentativo, ormai aperto e palese, di ritornare alla clandestinità dell’aborto e alla sua abiura collettiva attraverso la revisione, in senso enormemente restrittivo, della sua applicabilità. All’estero chi vieta nel nome di Dio è chiamato Talebano e guardato come un troglodita antimoderno e ignorante. Da noi, che non riusciamo a liberarci di una antica subalternità culturale verso i cosiddetti “detentori della verità”, ossia i preti, le medesime pratiche, seppur espresse meno rozzamente, sono ammantate da cornici di grande ponderatezza e saggezza, come se, come al solito, l’occhio orbo di Dio vedesse meglio degli occhi (tanti) della ricerca scientifica e della maturazione delle società. Nel corso degli ultimi trent’anni, alcune battaglie politiche e due leggi dello Stato hanno consentito alla società di uscire dalle ipocrisie e dalle gabbie in cui la costringeva una visione patriarcale e clericale della società stessa, sedimentata nel corso dei secoli per ragioni di ignoranza e arretratezza culturale. Con il divorzio prima e con la legalizzazione dell’aborto poi si sono rotti i due principali cordoni che obbligavano le donne ad essere moglie a vita e madre per forza, obblighi culturali a cui si aggiungeva quello – non scritto, ma socialmente non meno coercitivo – di rimanere in casa a servire il marito il cui unico vero obbligo (spesso disatteso) era quello di portare i soldi a casa per mantenere dignitosamente la famiglia. Solo molto di recente le donne si sono affrancate da questa condizione subalterna rispetto agli uomini e sono andate a lavorare, anche per necessità derivanti dalle nuove congiunture economiche mondiali, che non hanno graziato nessuno, specie le regioni industriali con poche materie prime come la nostra. Oggi, insomma, le donne sono un po’ ovunque, anche se ancora ben lontane da una parità con gli uomini rispetto al potere decisionale nei centri nevralgici della società. In Italia, se vogliamo, questo divario è ancora più pesante rispetto ad altri Paesi d’Europa. E certamente non si tratta di un caso. Quello che, insomma, sembra emergere come mira della Chiesa e dei suoi servitori politici e parlamentari, è quello di far ritornare l’Italia ad un modello di società ben distinto per genere, nei compiti e nei ruoli. Questo consentirebbe alla Chiesa anche di tornare a coprire l’ampio spazio della manipolazione delle coscienze, ricoperto fino al dopoguerra e oggi lasciato nuovamente vuoto dalla pesantissima inadeguatezza della classe politica, incapace di proporre esempio e valori laici da contrapporre alle loro pseudo verità assolute. Il problema è che, però, le persone sono cambiate e il popolo non è più così “bue” come un tempo. E oggi, davanti ad una prossima, pesante campagna elettorale, questa incertezza di campo può essere controproducente, soprattutto per chi, come il Pd di Veltroni, vuole presentarsi come la vera novità politica del momento a sinistra: tacere colpevolmente davanti ad attacchi così pesanti della gerarchia cattolica nelle leggi-conquista di questo Stato può far piacere a qualche cattolico di sinistra, ai più provoca solo ribrezzo. Ma soprattutto: le donne sono stanche di vedere il loro cuore, la loro pelle e la loro stabilità emotiva essere ancora elemento di scontro politico come se questo Paese non riuscisse mai a trovare una maturità etica e civile, continuando a considerarle solo come “cose” oggetto di repressione sociale. Vista la straordinaria forza con cui la Chiesa profonde nella società il suo attacco misogino, sarebbe opportuno che i partiti di sinistra, nell’approssimarsi delle elezioni, facessero i conti anche sul voto femminile, oltre ad aver sempre paura di perdere quello cattolico. Partendo da un presupposto imprescindibile: sui diritti civili non si fanno sconti. C’è infatti da credere che le donne difficilmente voteranno per chi, ovviamente a sinistra, continuerà a tergiversare mantenendo nelle proprie liste persone come Paola Binetti, che si è fatta primo soldato contro le leggi che tutelano quel genere a cui lei stessa appartiene, ovviamente senza convinzione, né consapevolezza. Quello che ci vorrebbe, soprattutto adesso che una simile presa di posizione politica può fare una differenza in positivo nelle urne, sono parole chiare rispetto a diritti delle donne e, più in generale, su un’intransigenza netta rispetto alla laicità dello Stato e ai valori espressi dalla Costituzione. Non se ne può più di preti che si riempiono la bocca di parole per insegnare agli altri i “Veri Valori” quando loro non pagano neppure le tasse. E, soprattutto, ne abbiamo piene le tasche dei partiti degli atei devoti o dei quelli di sinistra ma “anche” di qualcos’altro. Quello di cui abbiamo bisogno adesso è di qualche parola chiara sulla difesa di queste leggi che tutelano principalmente la salute delle donne. In palio c’è molto di più di una vittoria alle prossime elezioni, c’è una nuova pietra miliare nella consapevolezza democratica del Paese e nella sua crescita. A sinistra, queste sono cose che contano, altrochè. Sarà bene che tutti ne tengano conto. Sara Nicoli
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Pieve a Nievole (PT), Granducato di Toscana
Messaggi: 7794
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su questo tema in questi giorni ho visto in televisione interventi (tutti oviamente monodirezionali) di gente che di titoli medici o scientifici per parlare di ciò non ne ha assolutamente nessuno. E dato che nemmeno io ho tali titoli, preferisco riportare la voce di chi di bambini ne ha salvati tanti, ovvero di Giampaolo Donzelli, direttore della Clinica di Medicina Neonatale dell'Universita' di Firenze e medico presso l'ospedale per bambini Meyer di Firenze (fondato nel 1802 e oggi uno dei maggiori a livello europeo)... stranamente nessun TG nazionale ha chiesto il parere di chi lavora in quella struttura:
Quindici anni fa Giampaolo Donzelli ha rianimato un bambino, Massimino, nato dopo ventitré settime di gestazione e dal peso bassissimo: 390 grammi. Donzelli, allora primario della terapia intensiva neonatale del Meyer e oggi direttore della pediatria preventiva dell´ospedale, dopo quell´esperienza ha iniziato a lavorare sugli aspetti etici della professione, fino a scrivere due anni fa la Carta di Firenze, in cui si disegna un codice di comportamento dei medici di fronte ai prematuri. Quel documento oggi viene contrapposto alla Carta di Roma, siglata dagli universitari della capitale. Professore, Come ha vissuto il salvataggio di Massimino? «E´ stato un successo raggiunto grazie a tutta la mia équipe del Meyer. Eravamo entusiasti, trionfanti per il risultato. Poi a distanza di tempo quel bimbo è diventato cieco, ha sviluppato difficoltà motorie, cognitive e relazionali. E´ stato un duro colpo per me come medico. Mi sono chiesto a lungo se in quell´occasione ho fatto il mio dovere di dottore e continuo ad interrogarmi sulle capacità della medicina di fronte a questi casi, su quando bisogna fare le terapie e quando è necessario evitarle perché non servono». Quali sono le differenze tra la Carta di Firenze e di Roma? «Noi riteniamo che alla ventiduesima settimana non c´è possibilità di risposta alle cure, quindi curare è accanimento terapeutico. Bisogna limitarsi all´assistenza compassionevole, accompagnare al suo destino il bambino con tenerezza e attenzione a lui e alla sua famiglia. L´atteggiamento alla ventitreesima deve essere lo stesso anche se può aumentare il numero di casi straordinari nei quali esistono segni significativi di vitalità che giustificano il tentativo di rianimazione. Alla ventiquattresima c´è una maturità biologica degli organi come i polmoni e del sistema nervoso centrale che può permettere risposte migliori alle terapie mediche. In questi casi la medicina ha una chance di successo. Secondo noi intervenire sempre per principio prima della ventiquattresima settima è un comportamento onnipotente. Anche perché, lo dice anche la letteratura internazionale, la scienza medica in questo campo è andata avanti ma per i casi molto prematuri siamo più o meno al livello di anni fa». E quali aspetti legano i due documenti? «Di sicuro il loro testo dà un contributo culturale importante alla discussione. Ci dà la possibilità di affrontare un confronto interessante tra opinioni diverse. E poi sia noi che loro partiamo un punto comune molto importante: al di là di tutto bisogna sempre decidere cosa fare caso per caso, anche perché il calcolo dell´età del feto non è sempre preciso e si può scoprire che è meno prematuro di quanto si credeva». La Carta di Firenze vale anche per i casi di aborto? «Certo, il testo non fa alcuna differenza tra interruzione terapeutica di gravidanza e prematurità. Perché comunque se c´è potenzialità di risposta alle terapia il medico deve intervenire sempre, è un suo dovere. Ricordo che stiamo parlando comunque di temi che riguardano pochissimi casi e consiglio di affrontarli non su una scia solo emozionale ma con competenza culturale e consapevolezza». Che rischi comporta il tentativo di salvare un prematuro? «Se si tratta di un feto alla ventiduesima o ventitreesima settimana il rischio è quello di dare un dolore inutile al bambino e alla sua famiglie, tra l´altro per affrontare un percorso sanitario che porta quasi sempre inevitabilmente ad un fallimento. E poi bisogna tenere conto dei problemi anche sociali legati alla disabilità di chi sopravvive, come nel caso del bambino che ho salvato quindici anni fa. E´ una riflessione molto delicata, farla può voler dire essere tacciato da qualcuno come un medico dedito all´eugenetica, alla selezione dei forti e sani. Però è un tema di cui la società deve tenere conto. Almeno dal punto di vista del supporto e dell´assistenza alle famiglie che devono affrontare un percorso difficile accanto ad una persona con problemi di salute molto gravi». (05 febbraio 2008) http://news.google.it/news/url?sa=t&...cid=1105829947 sul Tirreno di ieri l'intervista era molto più dettagliata ma purtroppo i contenuti di quel giornale sono tutti a pagamento -.-
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