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Old 22-05-2007, 22:26   #341
DonaldDuck
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I DS nella vicenda Unipol:
http://bellaciao.org/it/article.php3?id_article=11674
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venerdì 16 dicembre 2005 (23h05) :
Caso Unipol: i Ds in quel pasticcio un po’ berlusconiano

di Salvatore Cannavò della Direzione Nazionale del PRC
Dopo aver occupato le cronache estive, la “questione morale” del rapporto tra politica, politica di sinistra e finanza riemerge con l’indagine della magistratura milanese su Giovanni Consorte, presidente di Unipol, società di assicurazioni che ha lanciato l’Opa sulla Bnl e che è finito nel mirino della procura per la vicenda legata ad Antonveneta e alle manovre oscure di Giampiero Fiorani.

Le accuse contro Consorte, in realtà, erano nell’aria: i rapporti stretti con l’amministratore delegato della Popolare Lodi (poi diventata Banca popolare italiana) non potevano passare inosservati e finire nel dimenticatoio. Il problema però non è tanto l’inchiesta sulla Bpi quanto le sue ricadute sul caso Unipol-Bnl e quindi sulla pretesa dell’assicurazione legata ai Ds di impossessarsi di una delle principali banche italiane. Su questo versante non ci sono pendenze giudiziarie in corso, almeno per il momento.

Ma quello che è evidente è che è in atto una larga manovra per attaccare l’operazione di Consorte e soci, mettere all’angolo le mire egemoniche dei Ds e ristabilire così un ordine gerarchico all’interno del capitalismo italiano. Una partita di ampio respiro e di grandi ricadute politiche che riguardano la coalizione di centrosinistra e in particolare il suo nocciolo duro, l’Ulivo di Romano Prodi, che cerca di tenersi al di fuori dalla bagarre.

Insomma, in gioco c’è il rapporto che questo schieramento vuole avere con il gotha del capitalismo italiano, quello di Pirelli, Banca Intesa, Fiat, Mediobanca, Generali, Capitalia, Ligresti (cioè i nemici più sinceri dell’operazione lanciata da Unipol e, guarda caso, gli azionisti di riferimento del principale giornale italiano, il *Corriere della Sera*, anch’esso fiero avversario di quell’operazione).

Vista la portata e le dimensioni dello scontro - grossolanamente: da una parte gli “europeisti” che puntano a preservarsi il futuro in chiave sovranazionale, dall’altra i “nazionalisti” che invece puntano a un sistema bancario italiano rafforzato e protetto - non è pensabile di schierarsi con una o con l’altra fazione. Piuttosto sarebbe bene mettere a tema il nodo di un intervento pubblico anche nel sistema bancario come stratagemma per difendere davvero l’interesse collettivo.

Ma a parte questo, qui la domanda fondamentale è: che ci fanno i Ds in questo intrico? Come è possibile, cioè, che il principale partito della sinistra italiana, quello che ha ancora il maggior intervento nel mondo del lavoro, che si candida a governare in nome dell’equità sociale e in difesa dei diritti dei lavoratori, sia coinvolto in una spregiudicata, e torbida, operazione finanziaria tale da far impallidire pescecani dell’alta finanza?

Il paradosso è ormai tale che, nei retroscena giornalistici, si ipotizza, con qualche ragione, una convergenza oggettiva tra le mire diessine e i disegni berlusconiani. Il premier, infatti, da sempre non sopporta, ricambiato, il “salotto buono” della finanza nordica. I suoi alleati - Ligresti per tutta una fase e Doris di Mediolanum - hanno penato, e tuttora penano, per entrare a farvi parte e il progetto di difesa dell’italianità delle banche nazionali, sostenuto da Fazio in sostegno dei vari Fiorani o Consorte, è stato sempre visto di buon occhio da palazzo Chigi.

D’altro canto, tra i principali oppositori del progetto Unipol c’è la stessa Cgil. Insomma, un pasticcio di interessi e di “convergenze parallele” tali da creare più di un imbarazzo. E il gruppo dirigente dei Ds non può certo cavarsela, come fa D’Alema, con un’alzata di spalle o con una presa di distanza da Consorte a cui non può credere nessuno. Quindi, la domanda resta: cosa ci fanno i Ds in questo intrico? Forse, però, se connettiamo la domanda a due altri fatti recenti, la risposta allude a una questione ancora più generale.

I Ds, infatti, hanno presentato il loro programma di governo in anteprima agli imprenditori italiani con tanto di cena prelibata e tavola imbandita in cui si poteva vedere Romiti accanto a D’Alema o Fassino accanto a De Benedetti. Inoltre fa parte della Lega delle Cooperative (che ha ancora qualcosa a che fare con il maggior partito della sinistra) la Cmc, cioè la società che ha ottenuto in appalto i lavori per la Tav in Val di Susa e che sta scatenando la protesta della valle.

Dunque, la domanda ulteriore è d’obbligo: cosa sono diventati i Ds o cosa pensano di essere diventati? E’ possibile che un partito della sinistra finisca per fare gli interessi dei grandi poteri forti prima che quelli della sua base di riferimento? E’ possibile che produca esperienze di governo di cui poi si debba pentire come è successo con D’Alema presidente del Consiglio, o come sta succedendo con Cofferati a Bologna?

E che dire della veemenza con cui Chiamparino contrasta il movimento contro la Tav fino a spingersi a ricorrere alla Questura per vietare un corteo nelle vie di Torino? Sono segnali forti, con i quali occorre fare i conti e con i quali sono i Ds i primi a doversi cimentare. Alla domanda non vogliamo rispondere noi, per rispetto di quel partito ma la domanda è posta. E ci sembra che pesi come un macigno.
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Old 22-05-2007, 22:32   #342
Matuhw
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Il conflitto di interessi esiste a destra e sinistra, ma grazie a quello macroscopico di Berlusconi che si oppone alla sua risoluzione, i furbetti di destra e sinistra si nascondono.
Quindi come si fa a risolvere senza passare per il conflitto di interessi più evidente?
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Old 22-05-2007, 22:40   #343
DonaldDuck
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Il conflitto di interessi esiste a destra e sinistra, ma grazie a quello macroscopico di Berlusconi che si oppone alla sua risoluzione, i furbetti di destra e sinistra si nascondono.
Quindi come si fa a risolvere senza passare per il conflitto di interessi più evidente?
Mah, hanno proposto un'authority. Però...
http://espresso.repubblica.it/dettag...-gioco/1563290
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Chi controlla i controllori

Anche nelle Authority di garanzia si moltiplicano i casi di conflitto di interessi Tanto è diffuso il conflitto d'interessi, da toccare anche le Authority: ovvero le strutture pubbliche che dovrebbero assicurare correttezza e trasparenza. È dei primi di marzo, ad esempio, la nomina all'Antitrust (da parte dei presidenti di Camera e Senato) di Carla Rabitti Bedogni e Piero Barucci: la prima avvocato e docente universitario, il secondo ex presidente del Monte dei Paschi di Siena. Scelte pregiate, non c'è che dire, ma con due inopportunità. Bedogni, prima di arrivare all'Antitrust, era membro della Consob (l'organo di sorveglianza delle banche), il che stride con un disegno di legge appena approvato dal governo (secondo il quale per passare da un'Authority all'altra deve passare un anno). Quanto a Barucci, è stato al vertice dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana più volte nel mirino dell'Antitrust.

D'altronde, quando si parla di Authority, le polemiche non mancano mai. Anche, anzi: soprattutto, quando i protagonisti hanno cognomi illustri. Recente, per dire, è il caso di Giovanni e Giulio Napolitano, figli del presidente della Repubblica: entrambi brillanti professionisti, entrambi attratti dagli stessi temi. Giovanni lavora alla Direzione conflitto di interessi dell'Antitrust, mentre Giulio ha partecipato alla stesura del decreto legge proprio sul riordino delle Authority. Una combinazione un po' stonata, visto anche il ruolo del genitore. Ma per certi versi la replica di quanto accade in un'altra Authority: quella delle comunicazioni, dove i conflitti sono comunque merce diffusa. Giancarlo Innocenzi, ad esempio, ex sottosegretario alle Comunicazioni e oggi commissario dell'Autorità vigilante, ha il figlio Gianclaudio che con la casa di produzione Horizon produce fiction per la Rai (vedi 'Bartali'). Mentre un altro commissario, Sebastiano Sortino, ha il figlio Francesco che è fondatore e amministratore della Medialia srl, "costituita subito dopo le nomine dei componenti dell'Autorità per le garanzie". Un conflitto al centro di un'interpellanza parlamentare, alla quale il sottosegretario alle Comunicazioni Luigi Vimercati ha così replicato: "Non figura un'ipotesi di contrasto con la norma richiamata (481 del '95, ndr) il fatto che uno dei figli del dottor Sebastiano Sortino, nel quadro della sua autonoma attività professionale, sia amministratore di un'azienda che ha stipulato un contratto con la Rai per la diffusione e la valorizzazione di contenuti digitali".


E allora, viene da chiedersi, che cos'è in conflitto? Cosa non è consentito in questo Bengodi del doppio interesse? Se lo è domandato, tra gli altri, Franco Marini (sia pure dopo aver nominato Bedogni e Barucci), il quale ha avallato un'indagine conoscitiva sull'impiego al governo di consiglieri di Stato e magistrati del Tar. Un'iniziativa voluta dalla commissione Affari costituzionali del Senato, a cui non mancheranno gli spunti. Il consigliere di Stato Carlo Deodato, ad esempio, è capo dell'ufficio legislativo al ministero degli Affari regionali (84 mila 747 euro lordi annui). Il consigliere di Stato Italo Volpe è vicecapo di gabinetto al ministero delle Infrastrutture (con quale compenso, non è indicato). Il referendario di Tar Carlo Polidori è vicecapo dell'Ufficio legislativo al ministero per le Politiche giovanili (44 mila 661,17 euro lordi annui). Mentre il presidente del Tar del Lazio, Pasquale de Lise, è anche componente del comitato etico dell'Authority per le comunicazioni (17 mila 500 euro lordi annui), nonché fino al 28 febbraio scorso presidente della 'commissione per lo studio delle questioni connesse alla riforma del complessivo sistema delle autorità indipendenti'. Trovando, nei ritagli di tempo, anche la forza di presiedere il collegio di un arbitrato da "88 milioni di euro circa" per la risoluzione della vertenza tra Anas e l'impresa Asfalti Sintex. Tutti esempi ufficiali, sia chiaro. Riportati nell'elenco dei doppi, tripli e quadrupli incarichi redatto dal Segretariato generale della giustizia amministrativa.
(06 aprile 2007)
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Old 22-05-2007, 22:42   #344
DonaldDuck
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Per riproporre ciò che avevo postato un pò di tempo fa...
http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...pocrisia.shtml
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Alla fiera dell'ipocrisia

di Pierluigi Battista

I princìpi, se davvero sono princìpi, non possono valere a giorni alterni. Non si può, nei giorni pari, sostenere che il Berlusconi politico e magnate della tv è un pericolo per la democrazia e invece, in quelli dispari, trattare lo stesso Berlusconi come un salvatore dell'Italia (e dell'italianità), non in virtù delle sue capacità politiche, ma di quelle imprenditoriali. Il tema del conflitto d'interessi è cruciale. Ma agitarlo o metterlo da parte a seconda delle convenienze è soltanto avvilente.
E' vero, l'Unione aveva illustrato la riforma della legge sul conflitto d'interessi come uno dei pilastri simbolici del suo programma. Ma, per mesi e mesi, non aveva dimostrato altrettanta fretta per inserire le sue proposte nel calendario parlamentare. Adesso, invece, sembra che la fretta sia sopraggiunta come per effetto di una scossa elettrica. E proprio all'indomani del compiacimento universale per il Berlusconi «buono», dialogante, comprensivo, sorridente. Per il Berlusconi che, invitato al congresso ds diventandone addirittura una star, ha tenuto a sottolineare la propria disponibilità a intervenire per salvaguardare il carattere nazionale di Telecom. Per il Berlusconi che, improvvisamente, non è apparso gravato da un insostenibile conflitto d'interessi. Ora è ridiventato d'incanto insostenibile. Così insostenibile da non poter aspettare nemmeno un giorno in Parlamento, ad affare Telecom concluso.
Il conflitto d'interessi è il punto dolente della Seconda Repubblica, dalle origini ai giorni nostri. Risolverlo senza spirito vendicativo ma in sintonia con quanto accade negli altri Paesi democratici sembra un'impresa necessaria ma disperante. Ancor più deprimente è però lo spettacolo di chi usa il conflitto d'interessi come una minaccia, un cappio da stringere o allentare in base alla temperatura dei rapporti politici con Berlusconi che di quel conflitto è la massima incarnazione, non l'unica ma certamente la più macroscopica. Insistere sul conflitto d'interessi è doveroso. Ma insistere solo ad intermittenza offre inevitabilmente un'immagine di strumentalità, un accanimento ad personam che svilisce ad aggressione tribale una ineludibile questione di principio. La maledizione del conflitto d'interessi è una colpa di cui Berlusconi non si vuole emendare. La sciatteria di chi si indigna per il conflitto d'interessi dopo aver fatto finta di dimenticarsene aggiunge un tocco d'ipocrisia tutt'altro che necessario. L'anomalia italiana. Ma un'anomalia doppia.
05 maggio 2007
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Old 22-05-2007, 22:47   #345
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Quindi come si fa a risolvere senza passare per il conflitto di interessi più evidente?
Il più evidente? Eh si...le banche...fusioni e "benedizioni...
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Old 22-05-2007, 22:50   #346
Matuhw
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Nonostante sia moderatamente allergico a Battista, leggendo quell'articolo di qualche settimana fa, trovavo difficile dargli torto.
Ritorniamo comunque al problema principale, se Berlusconi non vuole risolvere il suo conflitto, che è il più evidente, come pensi si possano risolvere gli altri?
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Old 22-05-2007, 22:58   #347
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Il più evidente? Eh si...le banche...fusioni e "benedizioni...
Il controllo dell'informazione è il più evidente, mi spiace la pensi diversamente.
L'informazione o è indipendente e proviene da più fonti o è l'anestico marzulliano che ci viene propinato in varie declinazioni tutti i giorni dai 7 network nazionali.
Banche, assicurazioni, cooperative, fusioni e benedizioni vanno risolte anch'esse. Ma la concentrazione che si ha nelle proprietà di Berlusconi la rende, ribadisco, unica e la più evidente.
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Old 22-05-2007, 23:14   #348
DonaldDuck
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Il controllo dell'informazione è il più evidente, mi spiace la pensi diversamente.
L'informazione o è indipendente e proviene da più fonti o è l'anestico marzulliano che ci viene propinato in varie declinazioni tutti i giorni dai 7 network nazionali.
Banche, assicurazioni, cooperative, fusioni e benedizioni vanno risolte anch'esse. Ma la concentrazione che si ha nelle proprietà di Berlusconi la rende, ribadisco, unica e la più evidente.
Si certo, come no. E come non avere fiducia nelle authority in conflitto d'interesse anch'esse. In secondo luogo banche, assicurazioni e cooperative assicurano potere economico. Specie ora che abbiamo due super-istituti. Chi la fa la legge, l'attuale sinistra? Scusami ma sorrido all'idea. Prima di presentare il ddl a Berlusconi era stato proposto di rilevare Telecom. Un provvedimento serio dovrebbe porre TUTTI sullo stesso piano. Ma dato che così non funziona è iniquo.
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Old 22-05-2007, 23:30   #349
Matuhw
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Si certo, come no. E come non avere fiducia nelle authority in conflitto d'interesse anch'esse. In secondo luogo banche, assicurazioni e cooperative assicurano potere economico. Specie ora che abbiamo due super-istituti. Chi la fa la legge, l'attuale sinistra? Scusami ma sorrido all'idea. Prima di presentare il ddl a Berlusconi era stato proposto di rilevare Telecom. Un provvedimento serio dovrebbe porre TUTTI sullo stesso piano. Ma dato che così non funziona è iniquo.
Concordo sull'authority, ma la pressione da fare è proprio in questa direzione: TUTTI sullo stesso piano, altrimenti chi perde siamo noi (cittadini), non loro (politici di destra o sinistra, finanzieri e banchieri).
La nuova legge tocchi tutti, ed è su questo che dovrebbe impegnarsi il centrodestra invece di fare quadrato attorno a Berlusconi.
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Old 23-05-2007, 14:02   #350
AtenaPartenos
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Si certo, come no. E come non avere fiducia nelle authority in conflitto d'interesse anch'esse. In secondo luogo banche, assicurazioni e cooperative assicurano potere economico. Specie ora che abbiamo due super-istituti. Chi la fa la legge, l'attuale sinistra? Scusami ma sorrido all'idea. Prima di presentare il ddl a Berlusconi era stato proposto di rilevare Telecom. Un provvedimento serio dovrebbe porre TUTTI sullo stesso piano. Ma dato che così non funziona è iniquo.
Al cavaliere han proposto telecom in cambio della legge sul conflitto ?
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«Potrei essere rinchiuso in un guscio di noce e tuttavia sentirmi re dell’infinito spazio».
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Old 23-05-2007, 14:05   #351
AtenaPartenos
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Se chi è proprietario del 60% ripone in Berlusconi e nel suo entourage la sua fiducia è consequenziale che egli ne abbia il controllo ma non può agire come fosse "cosa sua" esclusivamente in quanto se non da risultati entro le aspettative può trovarsi sfiduciato ed a spasso assieme ai suoi collaboratori.

Tu continui a non tenere conto di come funziona un'azienda oppure non ne sei al corrente. In entrambi i casi ti gioverebbe riesaminare l'argomento senza il solito filtro idelogico che altri hanno abilmente posto, neppure te ne accorgi, innanzi i tuoi "occhi" per "distrarre la tua "attenzione" da altri argomenti, come la faccenda bankitalia & bce che ho più volte richiamato, di ben altro spessore ed assai più minacciosi, sono costati già molti denari ai risparmiatori tramite i vari casi parmalat, cirio etc e molto altro ancora, nei confronti dei cittadini ma dei quali tutti evitano, per vari ed opposti motivi, di parlare.
Coop Rosse, BankItalia e BCE. Sono conflitti di sinistra?

Non possono esistere. Sono stati ignorati in 5 anni di governo con maggioranza "dignitosa" e saltano fuori solo nelle discussioni su 1 dei tanti conflitti di interessi in Italia. Sono un ulteriore motivo, qualora fossero reali (!!!), per non considerare attendibile il precedente Governo, assolutamente disinteressato a togliere conflitti. E' stata una scelta politica, e imho, ha pure pagato positivamente. Ma io non la condivido,. Voi?

L'attuale proposta è solo l'inizio, e questo rende la tua obiezione/contrarietà una attivita "d'ufficio".
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Ultima modifica di AtenaPartenos : 23-05-2007 alle 14:09.
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Old 23-05-2007, 14:19   #352
Cfranco
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Interessi di conflitto/1
"Sono assolutamente intenzionato a vendere le mie televisioni. Ma si fa di tutto perché io non trovi i compratori".
(Silvio Berlusconi, 28 febbraio 1994).

"Ho dato incarico ai miei manager di avviare le dismissioni delle mie proprietà".
(Silvio Berlusconi, 23 marzo 1994).

"Sono pronto a vendere le mie aziende, ad andare anche oltre il blind trust americano. Questa storia delle riserve personali su di me è diventata una barzelletta. Ho già detto che distinguerò con nettezza adamantina il mio ruolo di imprenditore, che peraltro è già alle mie spalle, e quello di leader politico. Ho messo fatti che pesano come macigni a suffragare questo impegno, dalle dimissioni dalle cariche sociali del mio gruppo al progetto di un blind trust e di dismissioni di attività economiche: la mia non è dunque "parola di re", non è una promessa d'onore, ma una scelta di fatto. Tutta la campagna sul Signor Tv che si mangia il Paese per i suoi interessi è naufragata nel ridicolo di una sconfitta campale nelle urne".
(Silvio Berlusconi, Ansa, 7 aprile 1994).

"Le mie aziende o le congelo o le vendo. Voglio assolutamente dividere i miei interessi privati che ho come azionista Fininvest dalla mia attività pubblica che svolgerò nell'interesse di tutti. Credo che quella del blind trust americano sia la soluzione ideale".
(Silvio Berlusconi, 11 aprile 1994).

"Vendo la Standa, e le altre aziende - mi credano - seguiranno la stessa sorte".
(Silvio Berlusconi, 12 aprile 1994).

"Le garanzie ci sono eccome: i tre saggi per il blind trust, la legge antitrust, il Parlamento, le opposizioni, i protagonisti dell'informazione, il garante per l'editoria, la magistratura...".
(Silvio Berlusconi, a La Stampa, 1° maggio 1994).

"È stato legittimamente sollevato il problema del conflitto d'interessi che può sorgere nell'attività di governo, in ragione dello status di imprenditore nel campo della comunicazione di chi questo governo presiede. Ci impegniamo a trasformare in disegni di legge le proposte che verranno entro settembre dalla commissione di esperti nominata dal governo... Nel primo Consiglio dei ministri da me presieduto è stata decisa la formazione di una commissione di esperti sul blind trust per trovare delle soluzioni entro la fine del mese di settembre al problema del conflitto di interessi".
(Silvio Berlusconi presentando il suo primo governo al Senato, 16 maggio 1994).

"Quello che loro mettono come soglia al di là della quale uno dovrebbe prendere tutto e affidarsi ad un signore che possa fare delle sue sostanze ciò che vuole è una cosa che non sta né in cielo né in terra. Vogliono fare come in America? Ma noi non siamo in America, siamo in Italia e le cose funzionano in modo diverso. Il blind trust è un provvedimento di killeraggio politico nei confronti degli oppositori per eliminare il più pericoloso dei concorrenti politici: il leader dell'opposizione, e cioè me stesso".
(Silvio Berlusconi, Ansa, 4 maggio 2007).
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Old 23-05-2007, 14:31   #353
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Interessi di conflitto/1
CUT
Queste citazioni negano la presenza di conflitti d'interessi nella sinistra? Inquadrare un unico obiettivo risolve ogni problema? Altrimenti spiegaci a cosa servono.
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Old 13-06-2007, 18:49   #354
giannola
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bene, riporto l'attenzione sul tema.

Avevo detto che l'ultima campagna sul conflitto di interessi era stata avviata solo a fini elettorali, per vincere le amministrative.

Ora non se ne parla di nuovo più, è doloroso constatare che avevo ragione.
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Utente gran figlio di Jobs ed in via di ubuntizzazione
Lippi, perchè non hai convocato loro ?
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Old 13-06-2007, 18:50   #355
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bene, riporto l'attenzione sul tema.

Avevo detto che l'ultima campagna sul conflitto di interessi era stata avviata solo a fini elettorali, per vincere le amministrative.

Ora non se ne parla di nuovo più, è doloroso constatare che avevo ragione.
è in agenda per luglio. ci sono problemi con mastella.
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Old 13-06-2007, 19:30   #356
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ci sono problemi con mastella.
quelli sono scontati

Cmq io non credo che, col teatrino che hanno adesso, faranno qualcosa a luglio.

Quello che penso è arcinoto: non se ne farà nulla, a furia di posticipare.
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Lippi, perchè non hai convocato loro ?
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Old 08-07-2007, 19:52   #357
T3d
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http://www.camera.it/organiparlament...mentotesto.asp

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Martedì 10, mercoledì 11 e giovedì 12 luglio (a.m. e p.m., con eventuale prosecuzione notturna e nella giornata di venerdì 13 luglio) (con votazioni)

Seguito dell'esame dei progetti di legge:

* disegno di legge n. 2599 - Delega al Governo in materia di riordino degli enti di ricerca (approvato dal Senato - ove concluso dalla Commissione);
* proposta di legge n. 1318 - Norme in materia di conflitti di interessi dei titolari di cariche di Governo. Delega al Governo per l'emanazione di norme in materia di conflitti di interessi di amministratori locali, dei presidenti di regione e dei membri delle giunte regionali.

Nel corso della settimana potrà altresì avere luogo il seguito dell'esame di argomenti previsti in calendario e non conclusi.
un giudizio obiettivo sul disegno di legge:
http://www.lavoce.info/news/view.php...771&from=index
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Old 09-07-2007, 08:14   #358
DonaldDuck
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Giudizio obiettivo...Risolverà anche quelli del csx? Sai, per come sono state "prese in considerazione" le intercettazioni telefoniche...Poi le authority...molto affidabili. Sisi.
http://espresso.repubblica.it/dettag...-gioco/1563290
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Chi controlla i controllori

Anche nelle Authority di garanzia si moltiplicano i casi di conflitto di interessi Tanto è diffuso il conflitto d'interessi, da toccare anche le Authority: ovvero le strutture pubbliche che dovrebbero assicurare correttezza e trasparenza. È dei primi di marzo, ad esempio, la nomina all'Antitrust (da parte dei presidenti di Camera e Senato) di Carla Rabitti Bedogni e Piero Barucci: la prima avvocato e docente universitario, il secondo ex presidente del Monte dei Paschi di Siena. Scelte pregiate, non c'è che dire, ma con due inopportunità. Bedogni, prima di arrivare all'Antitrust, era membro della Consob (l'organo di sorveglianza delle banche), il che stride con un disegno di legge appena approvato dal governo (secondo il quale per passare da un'Authority all'altra deve passare un anno). Quanto a Barucci, è stato al vertice dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana più volte nel mirino dell'Antitrust.

D'altronde, quando si parla di Authority, le polemiche non mancano mai. Anche, anzi: soprattutto, quando i protagonisti hanno cognomi illustri. Recente, per dire, è il caso di Giovanni e Giulio Napolitano, figli del presidente della Repubblica: entrambi brillanti professionisti, entrambi attratti dagli stessi temi. Giovanni lavora alla Direzione conflitto di interessi dell'Antitrust, mentre Giulio ha partecipato alla stesura del decreto legge proprio sul riordino delle Authority. Una combinazione un po' stonata, visto anche il ruolo del genitore. Ma per certi versi la replica di quanto accade in un'altra Authority: quella delle comunicazioni, dove i conflitti sono comunque merce diffusa. Giancarlo Innocenzi, ad esempio, ex sottosegretario alle Comunicazioni e oggi commissario dell'Autorità vigilante, ha il figlio Gianclaudio che con la casa di produzione Horizon produce fiction per la Rai (vedi 'Bartali'). Mentre un altro commissario, Sebastiano Sortino, ha il figlio Francesco che è fondatore e amministratore della Medialia srl, "costituita subito dopo le nomine dei componenti dell'Autorità per le garanzie". Un conflitto al centro di un'interpellanza parlamentare, alla quale il sottosegretario alle Comunicazioni Luigi Vimercati ha così replicato: "Non figura un'ipotesi di contrasto con la norma richiamata (481 del '95, ndr) il fatto che uno dei figli del dottor Sebastiano Sortino, nel quadro della sua autonoma attività professionale, sia amministratore di un'azienda che ha stipulato un contratto con la Rai per la diffusione e la valorizzazione di contenuti digitali".


E allora, viene da chiedersi, che cos'è in conflitto? Cosa non è consentito in questo Bengodi del doppio interesse? Se lo è domandato, tra gli altri, Franco Marini (sia pure dopo aver nominato Bedogni e Barucci), il quale ha avallato un'indagine conoscitiva sull'impiego al governo di consiglieri di Stato e magistrati del Tar. Un'iniziativa voluta dalla commissione Affari costituzionali del Senato, a cui non mancheranno gli spunti. Il consigliere di Stato Carlo Deodato, ad esempio, è capo dell'ufficio legislativo al ministero degli Affari regionali (84 mila 747 euro lordi annui). Il consigliere di Stato Italo Volpe è vicecapo di gabinetto al ministero delle Infrastrutture (con quale compenso, non è indicato). Il referendario di Tar Carlo Polidori è vicecapo dell'Ufficio legislativo al ministero per le Politiche giovanili (44 mila 661,17 euro lordi annui). Mentre il presidente del Tar del Lazio, Pasquale de Lise, è anche componente del comitato etico dell'Authority per le comunicazioni (17 mila 500 euro lordi annui), nonché fino al 28 febbraio scorso presidente della 'commissione per lo studio delle questioni connesse alla riforma del complessivo sistema delle autorità indipendenti'. Trovando, nei ritagli di tempo, anche la forza di presiedere il collegio di un arbitrato da "88 milioni di euro circa" per la risoluzione della vertenza tra Anas e l'impresa Asfalti Sintex. Tutti esempi ufficiali, sia chiaro. Riportati nell'elenco dei doppi, tripli e quadrupli incarichi redatto dal Segretariato generale della giustizia amministrativa.
(06 aprile 2007)
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Old 09-07-2007, 08:17   #359
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Poi ricordare di nuovo alcune cosette fa sempre bene. Tiene in esercizio la memoria...

http://bellaciao.org/it/article.php3?id_article=11674
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venerdì 16 dicembre 2005 (23h05) :
Caso Unipol: i Ds in quel pasticcio un po’ berlusconiano

di Salvatore Cannavò della Direzione Nazionale del PRC
Dopo aver occupato le cronache estive, la “questione morale” del rapporto tra politica, politica di sinistra e finanza riemerge con l’indagine della magistratura milanese su Giovanni Consorte, presidente di Unipol, società di assicurazioni che ha lanciato l’Opa sulla Bnl e che è finito nel mirino della procura per la vicenda legata ad Antonveneta e alle manovre oscure di Giampiero Fiorani.

Le accuse contro Consorte, in realtà, erano nell’aria: i rapporti stretti con l’amministratore delegato della Popolare Lodi (poi diventata Banca popolare italiana) non potevano passare inosservati e finire nel dimenticatoio. Il problema però non è tanto l’inchiesta sulla Bpi quanto le sue ricadute sul caso Unipol-Bnl e quindi sulla pretesa dell’assicurazione legata ai Ds di impossessarsi di una delle principali banche italiane. Su questo versante non ci sono pendenze giudiziarie in corso, almeno per il momento.

Ma quello che è evidente è che è in atto una larga manovra per attaccare l’operazione di Consorte e soci, mettere all’angolo le mire egemoniche dei Ds e ristabilire così un ordine gerarchico all’interno del capitalismo italiano. Una partita di ampio respiro e di grandi ricadute politiche che riguardano la coalizione di centrosinistra e in particolare il suo nocciolo duro, l’Ulivo di Romano Prodi, che cerca di tenersi al di fuori dalla bagarre.

Insomma, in gioco c’è il rapporto che questo schieramento vuole avere con il gotha del capitalismo italiano, quello di Pirelli, Banca Intesa, Fiat, Mediobanca, Generali, Capitalia, Ligresti (cioè i nemici più sinceri dell’operazione lanciata da Unipol e, guarda caso, gli azionisti di riferimento del principale giornale italiano, il *Corriere della Sera*, anch’esso fiero avversario di quell’operazione).

Vista la portata e le dimensioni dello scontro - grossolanamente: da una parte gli “europeisti” che puntano a preservarsi il futuro in chiave sovranazionale, dall’altra i “nazionalisti” che invece puntano a un sistema bancario italiano rafforzato e protetto - non è pensabile di schierarsi con una o con l’altra fazione. Piuttosto sarebbe bene mettere a tema il nodo di un intervento pubblico anche nel sistema bancario come stratagemma per difendere davvero l’interesse collettivo.

Ma a parte questo, qui la domanda fondamentale è: che ci fanno i Ds in questo intrico? Come è possibile, cioè, che il principale partito della sinistra italiana, quello che ha ancora il maggior intervento nel mondo del lavoro, che si candida a governare in nome dell’equità sociale e in difesa dei diritti dei lavoratori, sia coinvolto in una spregiudicata, e torbida, operazione finanziaria tale da far impallidire pescecani dell’alta finanza?

Il paradosso è ormai tale che, nei retroscena giornalistici, si ipotizza, con qualche ragione, una convergenza oggettiva tra le mire diessine e i disegni berlusconiani. Il premier, infatti, da sempre non sopporta, ricambiato, il “salotto buono” della finanza nordica. I suoi alleati - Ligresti per tutta una fase e Doris di Mediolanum - hanno penato, e tuttora penano, per entrare a farvi parte e il progetto di difesa dell’italianità delle banche nazionali, sostenuto da Fazio in sostegno dei vari Fiorani o Consorte, è stato sempre visto di buon occhio da palazzo Chigi.

D’altro canto, tra i principali oppositori del progetto Unipol c’è la stessa Cgil. Insomma, un pasticcio di interessi e di “convergenze parallele” tali da creare più di un imbarazzo. E il gruppo dirigente dei Ds non può certo cavarsela, come fa D’Alema, con un’alzata di spalle o con una presa di distanza da Consorte a cui non può credere nessuno. Quindi, la domanda resta: cosa ci fanno i Ds in questo intrico? Forse, però, se connettiamo la domanda a due altri fatti recenti, la risposta allude a una questione ancora più generale.

I Ds, infatti, hanno presentato il loro programma di governo in anteprima agli imprenditori italiani con tanto di cena prelibata e tavola imbandita in cui si poteva vedere Romiti accanto a D’Alema o Fassino accanto a De Benedetti. Inoltre fa parte della Lega delle Cooperative (che ha ancora qualcosa a che fare con il maggior partito della sinistra) la Cmc, cioè la società che ha ottenuto in appalto i lavori per la Tav in Val di Susa e che sta scatenando la protesta della valle.

Dunque, la domanda ulteriore è d’obbligo: cosa sono diventati i Ds o cosa pensano di essere diventati? E’ possibile che un partito della sinistra finisca per fare gli interessi dei grandi poteri forti prima che quelli della sua base di riferimento? E’ possibile che produca esperienze di governo di cui poi si debba pentire come è successo con D’Alema presidente del Consiglio, o come sta succedendo con Cofferati a Bologna?

E che dire della veemenza con cui Chiamparino contrasta il movimento contro la Tav fino a spingersi a ricorrere alla Questura per vietare un corteo nelle vie di Torino? Sono segnali forti, con i quali occorre fare i conti e con i quali sono i Ds i primi a doversi cimentare. Alla domanda non vogliamo rispondere noi, per rispetto di quel partito ma la domanda è posta. E ci sembra che pesi come un macigno.
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Old 09-07-2007, 08:53   #360
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Giudizio obiettivo...Risolverà anche quelli del csx? Sai, per come sono state "prese in considerazione" le intercettazioni telefoniche...Poi le authority...molto affidabili. Sisi.
http://espresso.repubblica.it/dettag...-gioco/1563290
Secondo me non risolverà quelli del CSX ma solo quelli del CDX, visto che è stata impostata per quello.
Ma questa legge ha due incredibili pregi:

1) Permette di sentir dire ai votanti del CDX che c'è il conflitto di interessi, che FI e il suo capo vive in un conflitto di interessi
2) E' una legge contro il conflitto di interessi del CDX, ed era un qualcosa che il CDX poteva fare contro il CSX, ma non lo ha fatto e quindi, i due conflitti SONO DIVERSI

In relazione a questi due punti, onestamente, non mi sento di criticare questo provvedimento.
Che sia il primo.

Ulteriore corollario della faccenda:
hai nominato autority e intercettazioni

Sulle autority la tua interpretazione è condivisibile ma si tratta di un nuovo probabile conflitto di interessi, che deve ancora partire; il rischio da te paventato esiste, e si basa su un COMPRENSIBILISSIMO sentimento di malafede.
Sulle intercettazioni il CDX è stato scandaloso... E questo ci meritiamo; sono stati mesi a dire di non strumentalizzare...
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