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#161 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2005
Messaggi: 1035
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Rischiano le per noi e come li ripaghiamo!
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#162 |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2004
Città: Genova
Messaggi: 5523
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Sismi: la lettera di Farina a Libero
"Volevo difendere il mio Paese" Caro Direttore, ti scrivo come si fa a un amico e a un padre. Se ritieni ancora degna la mia firma, magari per oggi e poi più, passa questa lettera ai lettori e ai colleghi di Libero. Dopo di che mandami a casa, se credi. Privatamente in queste ore a te - che eri ignaro dei miei casini - ho detto tutto e anche di più, ma è meglio fermare le cose sulla carta. Quando è cominciata la quarta guerra mondiale, quella scatenata da Osama Bin Laden in nome dell’islam contro l’Occidente crociato ed ebreo, ero animato da propositi eroici. Mi conosci come le tue tasche. La mia ambizione è sempre stata inconsciamente quella di Karol Wojtyla: lui morire nei viaggi, io sul fronte, magari in Iraq o in Qatar. Sono immodesto anche nel paragone. Vanità e protagonismo della mutua, incoscienza, ma credendoci, buttandomi tutto. Sapevi già delle mie avventure in Serbia sul filo del rischio, convinto di riuscire a raccontare meglio le cose se però risolvevo anche i problemi del mondo. Hai sempre cercato di farmi ragionare, di trattenermi. Poi di solito ti arrendi tu: non riesco a concepire altro modo di fare il giornalista. Mi ricordo la tua sfuriata di quando ero andato vicino all’Iraq senza dirti nulla, e in più scrivendo un articolo sui tagliatori di teste di un camionista bulgaro vicino al luogo del delitto. Hai sempre voluto salvarmi la vita, sono un disgraziato ma mi vuoi bene. Forse però volermi bene oggi vuol dire farmi cambiare mestiere. Pensaci, Vittorio. Anche stavolta, dal 2001 a oggi, anzi ieri (se c’è un domani dipende se mi credi), mi sono comportato alla mia maniera: alè, in battaglia. Stavolta sono stato esaudito, ma così no, così è troppo pesante. Non mi sono rotto una gamba, non ho avuto bucato il polmone da una scheggia di piombo, ma è stato amputato il mio onore. Su quasi tutti i giornali e sugli schermi sono diventato l’immagine del tradimento dei lettori e della deontologia professionale, proprio lui, quel tizio grasso che fa tanto il moralista e tira fuori il nome di Dio ogni tre righe. Ipocrita di un Farina, anzi di "agente Betulla". Altro che giornalista o polemista. Solo un fantoccio nelle mani degli agenti segreti. Uno che depista indagini. Sono reduce da sette ore di interrogatorio, ve lo vorrei raccontare, ma è stato segretato. Scriverò quello che posso, a te, Direttore e amico, non ho taciuto nulla. Ho letto nei tuoi occhi qualcosa di bellissimo, che mi dà coraggio e voglia di vivere, come già mia moglie, e scusa se ti metto dopo di lei, anche se mi hai definito il tuo "moglio". Ma so anche che un direttore ha dei doveri, non può permettersi di rovinare il suo vero figlio che è il giornale e di danneggiare la sua ciurma di redattori. Oltretutto Libero è una bandiera. Sporcarla è un insulto anche per i nostri meravigliosi lettori, che non meritano di essere offesi. Allora confesso. Ho dato una mano ai nostri servizi segreti militari, il Sismi. Ho passato loro delle notizie. Ne ho ricevute. Ho cercato contatti persino con i terroristi, mettendo a disposizione le mie conoscenze ma anche il mio corpaccione per salvare qualche vita, e difendere i nostri fratelli uomini. Ti assicuro, e metto in gioco la salvezza della mia anima: non ho scritto su Libero una sola riga che non coincidesse con i miei convincimenti. In ogni articolo dove ho difeso la nostra intelligence di Stato (Stato=Italia) e i suoi atti contro il terrorismo, ero io-proprio-io. Bello o brutto, ma me stesso. Ho combattuto con i miei articoli - mai con invettive, ma sempre argomentando - chi da anni non perde una giornata senza provare a demolire la credibilità delle istituzioni. Lo ritengo pericoloso per i figli dei miei lettori. Ho usato tutto, secondo me dentro i confini della legalità, di certo seguendo una scelta morale trepidante ma molto salda. Sono retorico lo so. Mi sto costruendo un monumento, ma tanto mi hanno già buttato giù preventivamente. Se avessero messo in giro la voce che ero una fonte del Kgb, si sarebbe alzato un coro di garantismo. Stare dalla parte dei nostri, giocandosela, merita invece la fucilazione immediata. C’è stata un’eccezione (oltre alla tua), quella di Giuliano Ferrara. Mi ha dedicato parole di amicizia e stima straordinarie, mi ha capito perfettamente. È giunto a offrirmi un posto di lavoro, che è il massimo. Io gli ho detto, grazie, ma ho già il mio. Se tu, Vittorio, mi tieni. Ma se non mi tieni tu, smetto. C’è anche altro da fare nella vita, anche se mi spiacerebbe non scrivere più sbattendomi qua e là. Perché è chiaro: se nei miei lettori, quelli che mi stimano, e tra coloro che lavorano con me, leggendo la mia firma, ogni volta sorgesse un dubbio sulla mia lealtà, bisogna menare le tolle. I campi hanno bisogno di braccia, ma mi arrangerei meglio in cucina. Giulianone amatissimo mi ha chiesto di non fare la verginella e di rivendicare con orgoglio quanto ho fatto: cioè aver scelto con tutto me stesso a schierarmi dalla parte dell’occidente e di chi opera per tutelarlo. Confermo. Non muovo un passo indietro rispetto alla mia decisione. Ma io sono io. Non sono del livello di Ferrara o di Graham Greene, che se ne impippano di una deontologia professionale che vieta di essere giornalisti e attenti ai servizi. In guerra non solo si può, ma si deve, se c’è in ballo il bene grande della nostra discendenza e tradizione. D’accordo. Ma alla maniera di Andreotti mi fido della magistratura, e accetto con serenità la decisione dell’Ordine dei giornalisti. Peraltro essere accusati di combutta con il Sismi è un po’ diverso dalla comunella con la camorra o con il vendersi ai traditori. Intanto continuo a confessare: non ho depistato un bel niente, non ho fatto il giornalista per essere una spia ben mimetizzata, né ho preteso oro dalla patria. Però un errore di certo l’ho fatto. Ho coinvolto in questa mia avventura di cinquantenne, un magnifico cronista come Claudio Antonelli. Il suo lavoro non ha alcuna macchia, ha fatto il suo mestiere e basta. Io ho le spalle larghe e sono vecchio. Ma lui è giovane, non dovevo fargli rischiare così la reputazione, senza che nulla sapesse di Sismi e affini. Gli chiedo scusa. Non sapevo di esporlo a dei colpi alla schiena. Me beccatemi pure, lui no. Allo stesso modo mi scuso con i colleghi redattori se si sentono traditi. La vostra stima è importante, non per lavorare ancora, ma proprio per tirare avanti. Renato Farina In questa guerra mondiale non sono salito sull’elicottero per raccontare dall’alto come i terroristi islamici seminano il terrore tra le popolazioni più o meno cristiane. Ma ho cercato di fare di tutto e di più per difendere questo nostro Paese e la sua civiltà cattolica. E dopo questo autoelogio, forse mi merito ancora di più il licenziamento. Ma voglimi bene lo stesso, con tutti i miei peccati.
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#163 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Pelican Bay
Messaggi: 5575
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delirio.
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"A pessimist is someone who is waiting for it to rain. But I'm already soaked to the skin." L. Cohen. |
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#164 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2002
Città: Pavia.. a volte Milano o Como...talora Buccinasco! Firenze fino al 15/7
Messaggi: 2143
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non penso l'abbia scritto lui.
sembra un tentativo estremo di salvare una carriera. illuso.
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"Le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia che da una piccola". (Adolf Hitler) "Se sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre. se sei al duomo ti tirano il duomo". (cit. un mio amico )
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#165 |
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Bannato
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Modena
Messaggi: 850
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Patetico. Bah.......
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#166 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2002
Città: AnTuDo ---------- Messaggi Totali: 10196
Messaggi: 1521
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mi sembra di leggere pierino che si sente superman...
Ps: mi sembra di rileggere la storia dell "Argo 16" attendo sulla riva del fiume....
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“ Fiat iustitia, et pereat mundus”-המעז מנצח -
Ultima modifica di dantes76 : 11-07-2006 alle 16:51. |
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#167 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
Città: PD
Messaggi: 11875
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Betulla: santo subito
uliwood party di Marco Travaglio Non vogliamo disturbare il dibattito in corso su Foglio, Libero e Corriere intorno al caso Farina-Betulla e, molto più in generale, sul tema: «Può un giornalista arruolarsi nella Quarta Guerra Mondiale contro il terrorismo in difesa della civiltà occidentale-giudaico-cristiana? E, se sì, può chiedere il rimborso spese a pie' di lista? E, se sì, qual è il prezzo giusto?». Ma, se non è troppo incomodo, vorremmo sapere in che cosa precisamente consiste il contributo fornito alla lotta al terrorismo dal botanico inviato in multiproprietà di Libero e del Sismi. È vero che, nel giornalismo nostrano, i fatti non devono dar noia alle opinioni. Ma qui, a quanto risulta, l'infarinato Betulla fu pagato con almeno 9mila euro (evidentemente era in saldo) non per segnalare pericolosi terroristi. Bensì per pubblicare un dossier-patacca contro Prodi e per controllare le mosse della Procura di Milano che indagava sull'imam Abu Omar. Il tutto su mandato dell'agente Pio Pompa. Insomma: l'infeltrito 007 non spiava i terroristi. Spiava i magistrati che indagano sui terroristi, aiutando un presunto terrorista e i suoi rapitori a sottrarsi alla giustizia. Lasciamo stare la questione morale (un giornalista non prende soldi se non dal suo editore), penale (un giornalista non viola la legge) e deontologica (un giornalista non pubblica notizie che sa false): troppo difficili da spiegare in Italia. E limitiamoci alla logica: che cos'ha mai fatto Betulla contro il terrorismo per passare da militante, magari un po' sventato, dell'antiterrorismo? Ora, visto che Betulla molto cristianamente si autoassolve senza pentirsi perché, come i Blues Brothers, era in missione per conto di Dio (peraltro ignaro di tutto) prepariamoci alle sue prossime imprese sotto copertura, che s'annunciano quantomai avvincenti. [cut] da l'Unità
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Certe persone non le digerisco |
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#168 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
Città: PD
Messaggi: 11875
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Oppalà , e adesso si arriva a qualche ministro ...
http://www.repubblica.it/2006/07/sez...mancini-3.html Pollari, la verità in una lettera "Informai di tutto il governo" E i pm chiederanno a Prodi: via il segreto di Stato. Chimato in causa l'esecutivo di Berlusconi in carica all'epoca di CRISTINA ZAGARIA Pollari, la verità in una lettera"Informai di tutto il governo" MILANO - L'ultima verità è in una lettera. Un documento scagionerebbe il numero uno del Sismi, Nicolò Pollari, e dimostrerebbe che anche il governo Berlusconi sapeva del piano degli americani. Dell'accordo tra la Cia e la nostra intelligence militare per la rendition di Abu Omar. Per la seconda volta in pochi giorni l'inchiesta della procura di Milano sul sequestro dell'imam fa un balzo in avanti. Dopo l'arresto lo scorso 5 luglio di Marco Mancini (ex capo del controspionaggio e, all'epoca del sequestro, responsabile dei centri Sismi del nord Italia) e Gustavo Pignero (predecessore di Mancini al Controspionaggio e suo superiore gerarchico nel febbraio 2003), giovedì scorso il generale Nicolò Pollari è stato indagato. Sabato, l'interrogatorio. Davanti ai procuratori aggiunti Ferdinando Pomarici e Armando Spataro, il generale, assistito dagli avvocati Franco Coppi e Titta Madia, sceglie la linea del silenzio. Si avvale della facoltà di non rispondere. Le contestazioni che gli rivolgono i pubblici ministeri sono puntuali, precise. Sono fonti di prova fornite da altri indagati. A chiamare in causa Pollari sarebbe stato per primo Marco Mancini, indicando come riscontro Gustavo Pignero, che avrebbe confermato nel corso di due interrogatori fiume. Il generale non ha molti margini di manovra. Per dimostrare la sua estraneità deve documentare, come ha ipotizzato il gip Enrico Manzi, che l'"avallo gerarchico" che ha offerto all'operazione illegale ha "una copertura politica". Per farlo, spiegano i suoi legali, chiede alla procura di acquisire un "documento" che non è più nella sua disponibilità ma è nelle mani del governo. Pollari non può appellarsi al segreto di stato, ma lascia intendere che sul documento che ha indicato ci sia il segreto di Stato. Questa circostanza ha fatto credere che il direttore del Sismi abbia opposto alla procura il segreto di Stato. Non è così. Per legge (articolo 202 del codice penale) infatti è soltanto il testimone che può opporre il segreto. Non un indagato come è Pollari, accusato di concorso in sequestro di persona aggravato. La difesa di Pollari chiede dunque l'acquisizione di quel documento in nome soltanto del diritto alla difesa. È un'interpretazione che i pubblici ministeri, anche se sono già in possesso di significative fonti di prova, hanno accettato. Vogliono verificare se davvero quel documento indirizzato al governo libera il numero uno dei Servizi segreti. Se davvero in quella carta, il generale dà conto dell'operazione congiunta con la Cia sulla rendition di Abu Omar (17 febbraio 2003), esprimendo il suo "dissenso". Non è una difesa di grande respiro. Perché se il direttore del Servizio ha sempre l'obbligo di riferire all'autorità giudiziaria una notizia di reato, l'autorità politica può solo autorizzare che questa comunicazione avvenga in ritardo. I due magistrati che coordinano l'indagine, Spataro e Pomarici, hanno comunque avviato la richiesta a Palazzo Chigi "per rendere il più ampio possibile l'accertamento dei fatti". La lettera potrebbe essere determinante per definire non tanto il ruolo di Pollari, che l'indagine ha ormai ben disegnato, ma la responsabilità di "terzi" nella vicenda. Di nuovi protagonisti nel rapimento e nell'inchiesta, parla il gip nel provvedimento di sabato scorso, con cui è stata revocata la misura degli arresti domiciliari per Mancini e Pignero. La lettera che da oggi Prodi è chiamato a liberare da ogni discrezione potrebbe far fare un ennesimo salto all'inchiesta, conducendola in un territorio politico. A chi infatti Pollari può aver dato notizia dell'operazione congiunta Cia-Sismi esprimendo il suo dissenso? Soltanto al governo. Ma a chi nel governo? A Berlusconi, presidente del Consiglio? A Gianni Letta, sottosegretario con delega ai Servizi? Ad Antonio Martino ministro della Difesa? Quale che sia il nome del destinatario della missiva di Pollari, il documento e la confessione del direttore del Sismi smentiscono quanto in questi anni ha sempre ripetuto l'esecutivo Berlusconi: "Non sapevamo". A quanto pare, è questa l'ultima verità di comodo che l'indagine deve eliminare. (17 luglio 2006) Per la cronaca : "Sono destituite di ogni fondamento le illazioni del Washington Post (che sosteneva che i servizi segreti italiani erano perfettamente al corrente del sequestro dell'imam di Milano Abu Omar, ndr). Si tratta di notizie false e il governo italiano è in grado di dimostrarlo. La cosa non è mai stata portata a conoscenza del governo e delle istituzioni nazionali. Conseguentemente non è ipotizzabile che sia stata autorizzata mai qualsiasi operazione di questo tipo, né il coinvolgimento nella stessa di apparati italiani". (Carlo Giovanardi, all'epoca ministro dei Rapporti con il Parlamento, alla Camera dei deputati, 30 giugno 2005). "Cosa dobbiamo fare per far capire che con il sequestro di Abi Omar non c'entriamo per nulla? Non esiste, lo ripeto per l'ennesima volta, alcun coinvolgimento del governo in vicende delle quali né io, né i miei sottosegretari, né alcuna istituzione italiana sono stati mai né avvisati né informati da chicchessia. Smentisco nel modo più assoluto ogni falsa ricostruzione e respingo con sdegno ogni tentativo di falsare la verità". (Silvio Berlusconi, all'epoca presidente del Consiglio, 7 dicembre 2005). http://www.repubblica.it/2003/k/rubr...gl/11lugl.html
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Certe persone non le digerisco |
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#169 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2005
Città: in lombardia
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