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#101 | |
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Iscritto dal: Jul 2001
Messaggi: 9947
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Tu non fai conto dei 240.000 che ci ha fatto perdere Mastella nella coalizione! L Ma mi spiegate Mastella che cavolo vuole?! ... è sempre che fregna e minaccia, ma che è di Al Qaida?! ... o è 1 agente della Lega?!
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Aiuta la ricerca col tuo PC: >>Calcolo distribuito BOINC.Italy: unisciti anche tu<< Più largo è il sorriso, più affilato è il coltello. |
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#102 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2006
Città: Wursteland
Messaggi: 1749
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#103 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2001
Città: Lido di Ostia
Messaggi: 1612
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Purtroppo ad avere gente come Mastella nella coalizione prevede anchequesti "problemi" di percorso
Però almeno ce l'abbiamo fatta a vincere le elezioni senza fare brogli, e una campagna elettorale zozza
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|Mac Mini i7 2,6 GHz 16 GB - OS Yosemite| |
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#104 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Messaggi: 666
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Leggi i rapporti degli inglesi sull' attivita degli Harrier di Khandahar e poi ne riparliamo su chi ha paura. Si hai ragione, si sono scontrati con gli Spetnaz, e infatti gli S. gli han fatto il culo grande come una capanna quando hanno partecipato alle operazioni Ultima modifica di easyand : 04-07-2006 alle 09:49. |
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#105 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Messaggi: 666
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#106 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Cavalese
Messaggi: 2093
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Dai che ce la fanno!
AFGHANISTAN: APPELLO AI DEPUTATI RIBELLI; RICCI, VOTATE NO E USCITE DA RIFONDAZIONE
(AGE) ROMA - "L'imbroglio che si sta preparando sulla questione dell'Afghanistan è ormai chiaro. Su sollecitazione di Rifondazione, al Ddl sul finanziamento delle missioni si accompagnerà una mozione che, giocando con le parole, cerca di nascondere il senso del voto parlamentare che consiste nella piena legittimazione delle missioni neo-coloniali e dell'accettazione della guerra, anche se con qualche sempre più debole Se e Ma". Queste le dchiarazioni del portavoce di Progetto Comunista - ex sinistra del Prc, Francesco Ricci. "Si tratta per Rifondazione dell'inevitabile conseguenza della scelta di sostenere il governo della grande borghesia italiana e quindi le necessità del capitalismo di fare la guerra sociale ai lavoratori (manovre lacrime e sangue) e di fare la guerra militare per difendere gli interessi imperialistici del Paese. Per questo diciamo ai deputati e ai senatori "ribelli" del Prc: il problema non è votare contro un testo e magari astenersi su un altro o persino votare contro entrambi. Così vi salvate la coscienza ma continuate a sostenere il governo anti-operaio e guerrafondaio. Bisogna invece votare contro i due testi e poi trarne le logiche conseguenze: rompere col governo Prodi, costruire l'opposizione di massa alle sue politiche e dunque uscire da Rifondazione che è ogni giorno di più stampella di quel governo e costruire un nuovo partito. E' quanto abbiamo fatto noi di Progetto Comunista, insieme a centinaia di militanti di Rifondazione. E' quanto possono e devono fare i parlamentari e i militanti delle aree di minoranza del Prc". (AGE) Data: 14/07/06 12:10 Autore: AUR-COM |
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#107 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2005
Messaggi: 1035
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Avete ti peggio! Lui è un signore rispetto ad altri! |
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#108 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Cavalese
Messaggi: 2093
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Ma vi ricordate la puntata di portaaporta dopo le primarie dell'unione quando la Parietti chiese a Prodi "ora che ha vinto come si metterà d'accordo con bertinotti sulla politica estera, tipo sull'afganistan?" ...e Prodi non rispose!
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#109 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2005
Messaggi: 1035
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Tipico dei Professori!
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#110 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2001
Città: Sardinia - TrollKillah user
Messaggi: 3773
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"Il silenzio è la più perfetta espressione del disprezzo." - « Tancas serradas a muru Fattas a s'afferra afferra Si su chelu fit in terra L'aiant serradu puru » - vedere avvinazzati darsi arie da sommelier non ha prezzo -
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#111 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Cavalese
Messaggi: 2093
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Politica
15 lug 10:07 Afghanistan: Mastella, "Se passa mozione vado a Kabul" BENEVENTO - ''Se passa la mozione della maggioranza, con l'integrazione dell'opposizione, andro' a Kabul". Lo ha detto il ministro della Giustizia Clemente Mastella. "Se non avessi i voti sufficienti e ci fosse, invece, l'integrazione sostanziale della opposizione non credo di andare in Afghanistan perche' rischia di non esserci piu' il Governo'', ha aggiunto il ministro. (Agr) |
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#112 |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2004
Città: massa [BN]
Messaggi: 1638
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ma si sa qualche stima economica di un nuovo finanziamento alle missioni?
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#113 |
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Iscritto dal: Nov 2004
Città: Vicenza
Messaggi: 297
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Afghanistan - Lashkargah - 13.7.2006
Ma di che state parlando? Vauro sul rifinanziamento della missione. "Se restiamo, siamo complici di un crimine di guerra" Lashkargah, Helmand, 12 luglio 2006. Ascoltate da qui, le notizie che arrivano dall’Italia sul cosiddetto dibattito riguardo alla permanenza delle nostre truppe in Afghanistan risultano da un lato surreali e dall’altro confermano la miopia e la pochezza morale di quasi tutta la classe politica italiana. Surreali perché qui all’ospedale di Emergency arrivano di continuo uomini, donne, bambini dilaniati dai missili della Coalizione, travolti dai blindati Usa che hanno l’ordine di non fermarsi per motivi di “sicurezza”. Nel giorno in cui sto scrivendo queste righe è morto Sardar, 24 anni. Era stato portato in ospedale ieri praticamente spappolato. Il suo bambino di quattro anni ha perso la gamba sinistra, sua moglie un seno e una mano. Colpiti da un missile Usa a caccia di talebani. Ho fatto un nome, potrei farne cento, mille. Chi, nel nostro Paese, gioca con la parola pace e ricerca in realtà aggettivi “accettabili” per la parola guerra non ha idea della nausea che ti afferra quando ogni giorno sei costretto a vedere persone ridotte a pezzi di carne ferita e bruciata. Quale presenza di pace è quella che si mostra solo chiusa in carri armati o elicotteri che bombardano villaggi di pastori? Qui il volto dell’occidente è solo quello della costante minaccia armata, di soldati assedianti e assediati che fanno paura e che hanno paura. È così in Iraq trasformato in un mattatoio, in Palestina e ora anche in Libano, domani in Iran, in Somalia, in Sudan… Il panorama della guerra si allarga a dismisura con il suo carico di orrori e di odi insanabili per generazioni, se ancora ci saranno generazioni. I nostri politici si apprestano a votare per il rifinanziamento della missione in Afghanistan, con la benedizione del presidente della Repubblica, compatti e trasversali come quando nel 2001 votarono per la partecipazione italiana a questo macello. Si adducono motivi di lealtà all’alleanza con gli Usa. Se la guerra è un crimine lo è anche votarlo, e se si è fedeli ad un alleato che compie e perpetra crimini di guerra non si è niente di più e niente di meno che complici. Di fronte all’enormità della responsabilità etica di questa complicità, motivi come la “stabilità del governo”, “lealtà all’Unione”, il “non riaprire la strada a Berlusconi” sono ridicoli e purtroppo anche terribilmente tragici. Diventa sempre più necessario che ognuno di noi, ogni singolo cittadino, trovi i modi e le forme per dissociarsi radicalmente da ogni complicità morale e politica con una classe dirigente nazionale che chiama la guerra “realismo” e le possibilità concrete di pace “utopia” e che ci vuole incoscientemente aprire un futuro di terrore, praticato e subito. Una classe dirigente disposta a barattare vite umane nel piccolo bazar della politica nostrana e delle sue miserabili beghe tra partiti, partitini, leader e aspiranti tali, nel timore che se il potente alleato si arrabbia non consentirà più all’uno o all’altro schieramento di spartirsi la prossima volta il centinaio di poltrone da sottosegretario. Forse si poteva “morire per Danzica” ma non si può morire e uccidere per i vostri sederi. Vauro Senesi
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Sono contrario al matrimonio dei preti: se fanno figli, siamo finiti. (cit) |
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#114 |
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Member
Iscritto dal: Nov 2004
Città: Vicenza
Messaggi: 297
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Afghanistan - 14.7.2006
Via dall’Afghanistan Tutte le ragioni per cui l’Italia dovrebbe ritirarsi dalla guerra afgana Il governo sostiene che la missione militare in Afghanistan a cui l’Italia partecipa – ISAF – non è una missione unilaterale “di guerra” come “Enduring Freedom”, bensì una missione multilaterale ONU “di pace” dalla quale non possiamo uscire per non venire meno ai nostri impegni internazionali. Ma non dice che la natura della missione ISAF è completamente cambiata, poiché si è “fusa” con Enduring Freedom diventando anch’essa una missione di guerra contro i talebani. Da ciò consegue che l’accordo internazionale preso dal governo italiano il 10 gennaio 2002 con la firma a Londra del “Memorandum of Understanding” per la creazione della missione ISAF autorizzata dalla risoluzione Onu n.1386 del 20 dicembre 2001 (accordo approvato dal Parlamento solo a posteriori, il 27 febbraio 2002, e implicitamente, con la “conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 dicembre 2001, n. 451, recante disposizioni urgenti per la proroga della partecipazione italiana ad operazioni militari internazionali”) non può più essere ritenuto valido, essendone completamente cambiata la ratio, la natura della missione in oggetto. Vediamo perché. La metamorfosi della missione ISAF. Con l’apertura dell’impegnativo fronte di guerra iracheno nel 2003, gli Usa decidono di lasciare l’allora più tranquillo fronte afgano agli alleati della Nato. Per fare questo, però, non chiedono loro di entrare in Enduring Freedom, ma impongono un cambiamento strutturale della missione ISAF. Nell’agosto 2003, la missione ISAF diventa a comando Nato: alleanza militare formalmente in guerra a fianco degli Usa in virtù del richiamo all’art. 5 del Trattato dell’Alleanza Nord-Atlantica. Pochi mesi dopo, la risoluzione Onu 1510 del 13 ottobre 2003 stabilisce l’espansione della missione ISAF dalla sola Kabul a tutto il territorio nazionale afgano, prevedendo per il 2006 un’espansione anche nelle zone meridionali e orientali del paese. Ma nel 2005, dopo un anno di relativa quiete, proprio quelle regioni vengono riconquistate dalla resistenza talebana. Nei quartieri generali della Nato si inizia a parlare dell’esigenza di “irrobustire” le regole d’ingaggio per la missione ISAF visto l’impegno in un teatro “ostile”. Polemiche e dibattiti scuotono le cancellerie di tutta Europa. Non una parola in Italia. Come ha spiegato il generale Fabio Mini (ex comandante della missione KFOR in Kosovo), invece di espandersi, come previsto, in zone che dovevano essere già state pacificate e ‘bonificate’ dai soldati Usa, nel 2006 la missione ISAF si è trovata essa stessa impegnata, a fianco e al posto delle forze Usa, nella ‘bonifica’ di queste zone, ovvero nella guerra ai talebani. Così, la missione ISAF è diventata una missione di guerra, sovrapponendosi e confondendosi con Enduring Freedom. Confermare la partecipazione ad ISAF ignorando i cambiamenti che invece ci sono stati, significa far prevalere la prassi sul diritto, mentire all’opinione pubblica e calpestare l’articolo 11 della nostra Costituzione. Il trabocchetto della “riduzione” delle truppe. Il governo ha prospettato, come contentino alla sinistra pacifista, la riduzione delle truppe in Afghanistan (si è parlato di 2-300 uomini in meno). Ma essa è riferita al tetto massimo raggiunto in passato, ovvero circa 2.400 uomini, non al numero di soldati attualmente dispiegati: circa 1.350. Ciò significa che pur parlando di “riduzione”, il governo avrebbe comunque la possibilità di inviare in Afghanistan diverse centinaia di soldati in più. L’Afghanistan come l’Iraq. Dopo una fase decrescente del conflitto durata tre anni (1.500 morti nel 2002, 1.000 nel 2003, 700 nel 2004), la guerra in Afghanistan è ricominciata più violenta che mai (2.000 morti nel 2005, 2.500 nella prima metà del 2006). Emblematico l’aumento delle perdite tra le forze di occupazione Usa e Nato: 68 nel 2002, 57 nel 2003, 58 nel 2004 e poi 129 nel 2005 e 84 nella prima metà del 2006. I talebani rifugiatisi in Pakistan si sono infatti riorganizzati e hanno ripreso il controllo di tutte le province del sud, sferrando attacchi su vasta scala e ricorrendo anche ai kamikaze. Le forze Usa di Enduring Freedom hanno ricominciato a bombardare con l’aviazione le zone considerate roccaforti talebane e poi a sferrare massicce offensive terrestri (la maggiore è quella in corso, “Avanzata di Montagna”). Centinaia i civili, spacciati dai comandi Usa per combattenti, uccisi in queste operazioni. Nelle ultime settimane il bilancio dei morti in Afghanistan ha spesso superato quello dei morti del macello iracheno. Due conti in tasca. La missione militare italiana in Afghanistan ISAF costa ai contribuenti circa 300 milioni di euro all’anno. Solo per le spese di mantenimento truppe e mezzi. Mantenere 3 ospedali di standard occidentale, un centro di maternità, 27 cliniche e posti di pronto soccorso e un programma di assistenza sanitaria nelle carceri, costa a una Ong italiana 6 milioni di euro all’anno. Quanti ospedali, scuole e orfanotrofi si potrebbero aprire in Afghanistan con le decine di milioni di euro spesi per pagare gli stipendi dei nostri soldati e i pieni di benzina dei nostri blindati? Le Ong e i militari. Alle critiche di chi definisce ISAF una missione di guerra travestita da missione di pace, il governo risponde rivendicandone lo scopo umanitario, dichiarando che essa contribuisce alla ricostruzione del Paese: direttamente con le Squadre di Ricostruzione Provinciale (Prt) e indirettamente con la protezione garantita alle Ong che altrimenti non potrebbero operare sul territorio. Ma le stesse Ong italiane, tutte quelle che hanno lavorato o che lavorano a tutt’oggi in Afghanistan, insorgono contro quella che giudicano una strumentalizzazione politica e una confusione di ruoli che finisce con l’ostacolare e rendere pericoloso, invece che facilitare, il lavoro di cooperazione e assistenza umanitaria. Le Ong chiedono al governo di non usare la scusa dell’umanitarismo per giustificare agli occhi dell’opinione pubblica decisioni di politica estera che nulla hanno a che vedere con il bene della popolazione afgana, e di valutare seriamente l’opportunità di continuare a partecipare a una missione “di pace” ormai indistinguibile dall’operazione di guerra Enduring Freedom. Alcune, tra le più importanti Ong, chiedono esplicitamente il ritiro dei nostri soldati dall’Afghanistan. Dovevamo portare democrazia… Washington ha installato al potere a Kabul il fedele ex consulente locale della compagnia petrolifera Usa Unocal e del Pentagono, Hamid Karzai, e nel 2004 gli ha procurato la vittoria elettorale sostenendolo apertamente come unico candidato possibile e pagandogli la campagna elettorale. Ciononostante, l’autorità del suo governo non si è mai estesa fuori da Kabul. Le province sono rimaste sempre in mano ai signori della guerra e dell’oppio: sanguinari criminali e fondamentalisti conservatori che, avendo fatto da ascari agli Usa contro i talebani, si sono garantiti l’intoccabilità e nel 2005 – con la violenza e la corruzione e con il placet Usa – sono finiti anche in Parlamento. “Gli Stati Uniti hanno abbattuto un regime criminale solo per sostituirlo con un altro regime criminale”, ha detto la parlamentare afgana Malalai Joya, che recentemente ha parlato anche a Montecitorio. “La comunità internazionale deve smetterla di sostenere quei signori della guerra che per vent'anni hanno bombardato le nostre case, ucciso la nostra gente, calpestato i nostri diritti e rovinato le nostre vite, e che ora siedono al Governo e in Parlamento”. Dovevamo difendere i diritti umani… La triste condizione delle donne non è affatto migliorata, perché essa è un prodotto della cultura afgana. I talebani l’avevano solo “istituzionalizzata”. Ora è tornata, com’è sempre stata, un affare “privato”, gestito dai capi famiglia invece che dai mullah. La tortura nelle medievali carceri afgane continua a essere pratica comune. In più avviene anche nelle strutture detentive militari Usa sparse per il paese: il “sistema Abu-Ghraib” è stato inventato in Afghanistan (a Bagram nel 2002) e solo poi esportato in Iraq. Nonostante lo scandalo suscitato dalla morte per tortura di molti prigionieri in mano Usa, Washington si è sempre rifiutata di consentire ispezioni e inchieste indipendenti. Le violenze contro i civili, gli stupri delle donne e i saccheggi durante i rastrellamenti dei villaggi da parte delle milizie mercenarie afgane e delle truppe straniere sono realtà quotidiane. L’assenza di ogni rispetto per la vita dei civili da parte delle truppe Usa è continuamente confermata anche dagli incidenti stradali causati dai blindati militari che hanno l’ordine di non fermarsi se investono qualcuno. Tutto ciò provoca un crescente risentimento popolare nei confronti delle truppe straniere, con conseguente allargamento della base di consenso della resistenza talebana. Dovevamo sradicare la piaga dell’oppio… Invece che diminuire, in questi 5 anni la produzione di oppio afgano (che arriva da noi come eroina) è vertiginosamente aumentata, polverizzando il record storico talebano del 1999 di 91 mila ettari di piantagioni in 18 province su 32, con oltre 130 mila ettari coltivati a oppio in 32 province su 32. Un business intoccabile perché gestito dai signori della guerra alleati degli Usa (che altrimenti si rivolterebbero in armi) e dallo stesso governo Karzai (lo stesso fratello del presidente, Walid Karzai, è uno dei maggiori trafficanti d’oppio del paese). Il boom della coltivazione dell’oppio è stato anche l’effetto degli scellerati programmi Onu di sostegno alimentare. L’agricoltura tradizionale afgana è entrata in crisi a causa dell’afflusso di derrate gratuite che hanno abbattuto i prezzi di mercato dei prodotti agricoli, mandando sul lastrico migliaia di famiglie contadine che per questo sono state costrette ad abbandonare le colture legali per darsi a quella illegale dei papaveri da oppio, l’unica in grado di garantire la sussistenza. Dovevamo portare sviluppo economico e benessere… Al di là della poverissima economia di sussistenza tradizionale basata su agricoltura (legale e illegale), pastorizia e piccoli commerci (con un reddito medio che non supera i 10 dollari al mese), non esistono nuovi sbocchi lavorativi per gli afgani. L’unica novità, per sua natura transitoria, è rappresentata dagli impieghi per le Ong straniere e per le organizzazioni internazionali (autisti, guardiani, ecc). La massiccia presenza nel paese, e in particolare a Kabul, di stranieri pieni di dollari, ha avuto un devastante effetto inflazionistico (soprattutto per il mercato immobiliare urbano) che ha ulteriormente ridotto il già infimo potere d’acquisto della popolazione. Senza contare la comparsa di piaghe sociali come la prostituzione, tossicodipendenza e malattie come l’Aids, prima inesistenti, frutto del degrado sociale ma anche della presenza straniera. Dovevamo ricostruire il paese… Il business della ricostruzione è un affare da 15 miliardi di euro in piena espansione, gestito in gran parte dagli Stati Uniti (tramite UsAid). Peccato che questi soldi o sono tornati indietro come profitti delle aziende appaltate (quasi tutte Usa) – che per guadagnarci hanno gonfiato i conti e risparmiato su tutto costruendo scuole e ospedali che ora sono chiusi perché pericolanti – o sono finiti in ‘spese di gestione’ di Ong e organizzazioni internazionali (stipendi stratosferici, vitto e alloggi di standard occidentale e fuoristrada di lusso per il personale espatriato) o ancora sono finiti nelle tasche di funzionari afgani corrotti. L’unica opera di ricostruzione è stata l’asfaltatura della “superstrada” Kabul-Kandahar, eseguita a scopo di propaganda pro-Karzai durante la campagna elettorale del 2004 (oltre che per facilitare i movimenti via terra delle truppe d’occupazione). Il fallimento della ricostruzione internazionale ha causato un forte risentimento popolare verso gli stranieri, considerati ormai dei bugiardi che fanno solo il loro interesse.
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Sono contrario al matrimonio dei preti: se fanno figli, siamo finiti. (cit) |
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