Il boss di Telegram è bloccato in Francia: non può ancora viaggiare liberamente
Il fondatore di Telegram rimane sotto controllo giudiziario quasi un anno dopo l'arresto a Parigi. Le autorità francesi hanno negato la sua richiesta di recarsi negli Stati Uniti per incontri con investitori, mentre l'indagine per presunta complicità in attività criminali prosegue.
di Nino Grasso pubblicata il 11 Giugno 2025, alle 16:31 nel canale WebTelegram
Pavel Durov, CEO e cofondatore di Telegram, continua a essere sottoposto a severe restrizioni di viaggio quasi un anno dopo il suo arresto nell'aeroporto parigino di Le Bourget. Durante un'intervista rilasciata a Tucker Carlson, il dirigente russo-francese ha confermato di non poter ancora lasciare liberamente il territorio francese a causa dell'indagine giudiziaria in corso.

L'arresto di Durov, avvenuto nell'agosto 2024, ha segnato l'inizio di una complessa vicenda giudiziaria che vede il fondatore di Telegram accusato di sei reati dalla magistratura francese. Le accuse includono complicità nella distribuzione di materiale pedopornografico e traffico di droga, con i pubblici ministeri che sostengono come Durov abbia permesso il proliferare di attività illegali sulla piattaforma rifiutandosi di collaborare con le autorità competenti.
Pavel Durov racconta le condizioni del controllo giudiziario
Durov è attualmente sottoposto a controllo giudiziario, uno status legale che limita significativamente i suoi spostamenti. Il CEO ha dovuto versare una cauzione di 5 milioni di euro e deve presentarsi alla polizia due volte a settimana, oltre a rimanere sul territorio francese salvo autorizzazioni specifiche. Le autorità francesi hanno recentemente negato la richiesta di Durov di recarsi negli Stati Uniti per "negoziati con fondi di investimento", con l'ufficio del procuratore di Parigi che ha dichiarato come il viaggio "non sembrava imperativo o giustificato". Tuttavia, a marzo è stato concesso al dirigente di visitare Dubai, dove aveva precedentemente stabilito la sua residenza.
Durante l'intervista con Carlson, Durov ha descritto i quattro giorni di detenzione in isolamento senza accesso a un avvocato o telefonate, definendo la situazione "molto, molto strana" e suggerendo che avrebbe potuto essere risolta con mezzi diversi. Il CEO ha inoltre rivelato di non essere stato contattato dalle autorità prima dell'arresto, nonostante l'ufficio di Dubai di Telegram si trovasse nello stesso edificio del consolato francese.
La vicenda giudiziaria di Durov fa chiaramente parte del dibattito sulla regolamentazione delle piattaforme digitali e sulla responsabilità dei loro gestori rispetto ai contenuti pubblicati dagli utenti. Telegram, che conta circa un miliardo di utenti globali, è stata spesso criticata per la sua politica di moderazione considerata troppo permissiva dalle autorità di diversi paesi. Adesso il suo boss rischia fino a 10 anni di carcere e una multa fino a 500.000 euro se dovesse essere condannato. L'azienda ha definito il caso "assurdo", insistendo sul fatto che il CEO non può essere ritenuto responsabile del comportamento degli utenti su una piattaforma conforme al diritto dell'Unione Europea. La fase attuale rimane quella investigativa, con le autorità che stanno valutando se esistano prove sufficienti per procedere con un processo formale.










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