Gli effetti collaterali dei dazi di Trump: la Commissione Europea tira il freno a mano per l'indagine su X/Twitter
Bruxelles ha rinviato la conclusione dell’indagine su X per presunte violazioni delle regole europee sulla trasparenza digitale, mentre i negoziati commerciali con Washington rendono ogni decisione su aziende americane particolarmente delicata
di Andrea Bai pubblicata il 18 Luglio 2025, alle 11:41 nel canale WebX
La Commissione Europea ha sospeso una delle sue principali inchieste nei confronti di X (Twitter), la piattaforma di social media di proprietà di Elon Musk, accusata di violare le regole europee sulla trasparenza digitale. La decisione arriva in un momento di forte tensione tra Bruxelles e Washington, proprio mentre la Commissione UE è impegnata nei delicati negoziati per evitare l’inasprimento delle tariffe commerciali sulle importazioni europee negli Stati Uniti. Secondo fonti vicine alla Commissione, il verdetto sull'indagine, previsto originariamente entro la pausa estiva del Parlamento europeo, è ora rimandato fino a quando non ci saranno sviluppi definitivi nelle trattative commerciali Transatlantiche. E' il secondo "segnale distensivo" che la Commissione manda in direzione di Washington, dopo l'esplicito abbandono della volontà di tassare le Big Tech.

L’inchiesta su X rientra nell’applicazione del Digital Services Act (DSA), il regolamento UE che impone alle grandi piattaforme online una maggior trasparenza in mweiro a contenuti illegali, pubblicità e disinformazione. La Commissione aveva già dichiarato, in via preliminare, che X risultava in violazione su più punti: dalla progettazione ingannevole delle interfacce (dark patterns), all’accesso limitato ai dati e insufficienti garanzie sulla trasparenza verso gli utenti e i ricercatori. La violazione potrebbe portare a sanzioni fino al 6% del fatturato annuale globale della piattaforma, anche se probabilmente le eventuali multe saranno probabilmente inferiori alla soglia massima consentita dalla normativa DSA.
Nel frattempo il clima politico tra le due sponde dell’Atlantico è tutto fuorché disteso da quando il Presidente americano Donald Trump ha annunciato i nuovi dazi al 30% sulle importazioni UE dal 1° agosto, una minaccia che rischia di far precipitare la situazione se i negoziati attuali non produrranno risultati soddisfacenti. Le società tecnologiche statunitensi, sostenute dalla Casa Bianca, accusano Bruxelles di usare le normative digitali come arma di pressione commerciale e Trump stesso ha paragonato le multe europee a una «tassazione nascosta» e a «un’estorsione oltremare».

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione UE, ha però ribadito con fermezza che Bruxelles «non cambierà il proprio quadro normativo digitale» a causa delle pressioni americane, una linea che nei mesi scorsi ha portato ad infliggere sanzioni complessive per 700 milioni di euro ad Apple e Meta per violazioni della concorrenza, questa volta ai sensi del Digital Markets Act (DMA). C'è però una sottile differenza, che mette Bruxelles al riparo da eventuali accuse di ipocrisia: a differenza del DMA, le indagini condotte tramite il DSA non prevede scadenze rigide per l’annuncio delle sanzioni, lasciando così alla Commissione maggior margine politico nel gestire i tempi delle decisioni.
Le indagini su X, però, non si limitano alla sola trasparenza: la Commissione e alcuni governi europei stanno valutando approfondimenti anche sul tema della moderazione dei contenuti, dopo che Elon Musk ha ospitato, sulla piattaforma, figure della destra estrema tedesca in pieno periodo elettorale, e sull’utilizzo del chatbot Grok, accusato di aver diffuso stereotipi antisemiti.
Da parte sua, X si dice in disaccordo con le valutazioni della Commissione sia sull’operato della piattaforma sia sull’interpretazione del DSA, rivendicando di aver adottato tutte le contromisure richieste dalle regole europee. Nel frattempo, però, il rischio di sanzioni resta intatto.
Da Bruxelles fonti ufficiali ribadiscono che «i procedimenti contro X sono tutt'ora in corso» e che l’enforcement normativo «è indipendente dalle trattative commerciali» in corso con Washington. La Commissione resta, così, «pienamente impegnata nel garantire l’efficace applicazione del DSA e del DMA» ma, in assenza di scadenze formali immediate, la politica può ancora giocare un ruolo significativo sulla tempistica dei verdetti finali.










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6 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoL'unica cosa che è stata capace di partorire è stata una pletora di regolamenti e leggi impositive che hanno reso l'Europa una zona commerciale sconveniente agli investimenti!
Brava Ursula, brava!!
Al posto di tirare fuori le zanne si mettono a 90 senza fiatare.
VE LO MERITATE TRUMP.
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