Fiducia nell'IA in calo. Una ricerca globale dimostra che le preoccupazioni superano l'entusiasmo
Un sondaggio del Pew Research Center rivela che la maggioranza degli adulti in 25 Paesi è più preoccupata che entusiasta per l’uso crescente dell’intelligenza artificiale. Solo in pochi mostrano fiducia nei governi per una regolamentazione efficace, mentre l'alfabetizzazione digitale appare come la base dell'ottimismo verso la tecnologia
di Vittorio Rienzo pubblicata il 16 Ottobre 2025, alle 20:01 nel canale WebIntelligenza Artificiale
Secondo un nuovo sondaggio del Pew Research Center, la fiducia nell’intelligenza artificiale sta diminuendo in tutto il mondo. La maggioranza degli adulti intervistati in 25 Paesi ha dichiarato di essere più preoccupata che entusiasta per la crescente presenza dell’IA nella vita quotidiana.
Un dato davvero interessante evidenziato dalla ricerca è che nessuno dei Paesi analizzati ha superato la soglia del 30% di persone “più entusiaste che preoccupate”, segnale di una crescente percezione negativa della tecnologia. Stati Uniti, Italia, Australia e Brasile si sono rivelati i Paesi in cui gli adulti sono più preoccupati.

Il sondaggio mette inoltre in evidenza un legame tra livello di reddito e alfabetizzazione sull’IA: circa la metà degli adulti nelle nazioni più ricche, come Giappone, Germania e Francia, afferma di conoscere bene l’argomento, mentre in Paesi come India e Kenya la percentuale scende al 14% e 12%.
Le persone più istruite e chi usa Internet quasi costantemente mostrano una maggiore tendenza all'entusiasmo in merito l’IA, anche se precedenti studi indicano che la fiducia tende a diminuire con l’aumentare della conoscenza della tecnologia. Proprio un recente sondaggio della casa editrice Wiley ha evidenziato come gli scienziati nel 2025 mostrino una fiducia minore nell'intelligenza artificiale rispetto al 2024, nonostante i modelli abbiano visto una sostanziale evoluzione.
Un dato rilevante riguarda la fiducia nei governi: una media del 55% degli adulti nei 25 Paesi analizzati dichiara di avere almeno “una certa fiducia” nella capacità delle autorità di regolare efficacemente l’IA. Negli Stati Uniti, la percentuale di chi ha “molta” o “qualche fiducia” si ferma al 44%, mentre il 47% esprime scarso o nessun affidamento nelle istituzioni.

Paesi come Canada, Germania e Paesi Bassi mostrano livelli più alti di fiducia, mentre negli Stati Uniti il tema della regolamentazione dell’IA resta fortemente divisivo. Le tensioni politiche interne, unite alla decisione dell’amministrazione Trump di ridurre ulteriormente le norme esistenti, sembrano lasciare spazio a un’espansione incontrollata dell’industria dell’intelligenza artificiale e, chiaramente, delle grandi aziende che la forniscono. Al contempo, si percepisce una supervisione quasi nulla.
We made ChatGPT pretty restrictive to make sure we were being careful with mental health issues. We realize this made it less useful/enjoyable to many users who had no mental health problems, but given the seriousness of the issue we wanted to get this right.
— Sam Altman (@sama) October 14, 2025
Now that we have…
Il quadro globale tratteggiato dal Pew Research Center riflette un sentimento diffuso: la tecnologia che prometteva di migliorare la società sta ora generando dubbi e apprensioni crescenti, soprattutto per il suo impatto sulla creatività umana e sulle relazioni interpersonali.
In merito a quest'ultimo punto, un nuovo dibattito è stato acceso proprio di recente dall'ultimo annuncio fatto da OpenAI in merito a ChatGPT. L'azienda, infatti, ha rilasciato una nuova funzionalità che consentirà di flirtare con il chatbot, seppur riservata agli utenti adulti verificati.










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17 Commenti
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Germania e Giappone. Stupendi
Germania e Giappone. Stupendi
Ma più che bolla, e lo dico da testimonianze dirette, mi sto rendendo conto che la "gente comune" non ha ancora capito cosa farsene. Che è un po' quello che le aziende IA cercano di inculcare, ovvero suggerire utilizzi che potrebbero giovarne. Ma l'IA non è nata per necessità. È una goffa e acerba evoluzione di tanti ambiti che si sono sviluppati e perfezionati in centinaia (se non migliaia) di anni.
Era ovvio che, passata la sbornia, l'entusiasmo della massa scemasse.
Ritornerà, un po come le TV 3D o il VR, invenzioni che esistono ormai da parecchi anni e che l'industria tecnologica ogni tanto riprova a propinarci, fallendo puntualmente nel renderle mainstream.
Germania e Giappone. Stupendi
La bolla è quella che ti raccontano mentre le aziende tagliano posti di lavoro.
Quando il conto arriverà, sotto forma di sussidi e tasse, lo pagherai tu, non loro.
Mentre ha capito perfettamente che viene usata per licenziare in modo di ridurre le loro risorse economiche ai grandi gruppi.
È quello di cui la gente è preoccupata, di trovarsi più povera, mentre Paperone si fa il bagno nel denaro.
Quelli come te, i "negazionisti della IA", persone che con una visione così statica e datata dell'intelligenza artificiale da negarne addirittura l'esistenza, sono un toccasana per le aziende del settore, infatti gli consentono di lavore in pace, cosa che gli risulterebbe decisamente più complicata se una quota importante dell'opinione pubblica leggesse i paper e sapesse quali progressi stanno facendo.
Commento sgrammaticato e confuso.
Noto una grande difficoltà nel formulare ed esprimere un pensiero radicalmente fomentato. Non è così che si fanno valere le proprie opinioni (chiamarle ragioni sarebbe eccessivo).
Poi, "negazionisti dell'IA" è una definizione ridicola, soprattutto se fatta da qualcuno che suggerisce di leggere i "paper".
Ora lascio volentieri la parola a Fabryce, scusandomi per questa estemporanea intromissione (ma quanno ce vo', ce vo').
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