Archive.is nel mirino: l'FBI vuole sapere chi lo gestisce

Archive.is nel mirino: l'FBI vuole sapere chi lo gestisce

L’FBI ha emesso un mandato al registrar canadese Tucows per ottenere i dati del responsabile di Archive.today, servizio che salva istantanee web e spesso aggira i paywall

di pubblicata il , alle 11:01 nel canale Web
 

L'FBI ha emesso un mandato di comparizione al registrar di domini Tucows per ottenere i dati necessari a identificare chi gestisce Archive.today (noto anche come Archive.is e Archive.ph), nell’ambito di un’indagine penale federale non specificata.

L’ordine indirizzato a Tucows richiede una serie dettagliata di informazioni sul “cliente dietro archive.today”, tra cui nome o denominazione del sottoscrittore, indirizzo di servizio, indirizzo di fatturazione, durata del servizio, oltre a registri di connessioni telefoniche (chiamate e SMS/MMS), metodi e fonti di pagamento, log di sessione Internet, numeri di dispositivo e tipologia di servizi utilizzati (come email o cloud). Queste richieste sono esplicitamente ricondotte a una “indagine penale federale condotta dall’FBI”, senza che però vi sia un'indicazione meglio specificata del reato ipotizzato.

Il documento menziona l’obbligo di non divulgare l’esistenza del mandato per non interferire con l’indagine, e fissa una scadenza di consegna al 29 novembre. Secondo la policy di Tucows, l’azienda collabora quando riceve procedimenti legali validi, pur non commentando indagini in corso. Archive.today ha pubblicato su X una copia del mandato datata 30 ottobre, accompagnandola con la parola “canary”.

Archive.today, che nulla ha a che vedere con Internet Archive, è attivo dal 2012 ed è noto per salvare istantanee di pagine web. Il sito viene spesso usato per consultare articoli senza passare dal paywall degli editori, oltre che per documentare cambiamenti online. L’identità del gestore è rimasta elusiva: registrazioni storiche hanno riportato il nome “Denis Petrov” a Praga, considerato da più fonti un possibile pseudonimo o un nome troppo comune per essere realmente identificativo.

Il network del servizio include vari mirror (tra cui archive.is e archive.ph) e, al momento della pubblicazione delle notizie, risulta ancora operativo. Come dicevamo, le ragioni specifiche dell’indagine non sono note; alcune ricostruzioni collegano l’attenzione delle autorità al tema della elusione dei paywall e a precedenti azioni legali contro strumenti analoghi, ma gli atti citati non dettagliano accuse concrete.

Tucows ha ribadito il sostegno alla libertà d’espressione online ma anche la conformità a procedimenti legali validi, senza ulteriori commenti su eventuali indagini attive. La pubblicazione del mandato da parte dell’account ufficiale di Archive.today su X costituisce il primo aggiornamento pubblico significativo del progetto dopo lungo tempo. Resta però ancor oggetto di dubbio se l’azione federale porterà a smantellamenti tecnici o legali o rimarrà circoscritta alla mera identificazione del responsabile.

La richiesta di dati così estesa, che include informazioni finanziarie e di rete, segnala un interesse investigativo profondo sul funzionamento e sulla governance del servizio. In assenza di capi d’accusa specifici resi pubblici, il caso si colloca in un equilibrio delicato tra conservazione di contenuti online, diritti degli editori, elusione dei paywall e tutela dell’anonimato dei gestori di infrastrutture digitali.

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