Questo nuovo driver integrato in Windows rende gli SSD fino al 65% più veloci, ma è disattivato di default
Microsoft ha introdotto un nuovo driver NVMe nativo disponibile in Windows Server 2025 e Windows 11 25H2. I benchmark mostrano miglioramenti rilevanti in lettura e scrittura casuali e minore utilizzo della CPU. Il driver non è attivo di default ma può essere abilitato manualmente tramite modifiche al registro
di Vittorio Rienzo pubblicata il 10 Marzo 2026, alle 11:32 nel canale StorageMicrosoftWindowsWindows 11
Microsoft ha sviluppato un nuovo driver NVMe nativo chiamato nvmedisk.sys, già integrato in Windows Server 2025 e presente anche in Windows 11 25H2. I primi benchmark mostrano incrementi rilevanti in diversi scenari di utilizzo degli SSD, con miglioramenti evidenti delle prestazioni con numerosi drive.
Le misurazioni pubblicate da StorageReview indicano che il nuovo driver agisce soprattutto su tre aspetti fondamentali delle unità NVMe: prestazioni in lettura casuale, latenza e gestione delle risorse della CPU.
I risultati dei test mostrano incrementi molto evidenti nelle operazioni di lettura casuale. Nei benchmark con blocchi da 4K, la velocità di lettura casuale aumenta del 64,89%, mentre con blocchi da 64K l'incremento raggiunge il 22,71%.

Questo comportamento si traduce in un valore più elevato di IOPS e accesso ai dati più rapido, soprattutto quando il sistema esegue numerose operazioni simultanee o carichi di lavoro intensivi.
Nel caso delle letture sequenziali da 64K, le prestazioni restano sostanzialmente invariate rispetto al driver precedente. Tuttavia, l'aumento della dimensione del blocco a 128K introduce un ulteriore incremento pari al 6,65%.
Il nuovo driver mostra miglioramenti anche nelle operazioni di scrittura sequenziale. Con blocchi da 64K, i benchmark evidenziano un aumento delle prestazioni pari al 12,13%. L'incremento della dimensione del blocco a 128K non porta vantaggi ulteriori, con risultati praticamente identici.
Sul fronte della latenza i risultati variano a seconda del tipo di operazione. Le letture casuali registrano miglioramenti importanti: la latenza cala fino al 38,46% nei test 4K e del 13,39% nei test 64K.
Le scritture sequenziali mostrano invece un comportamento opposto. La latenza con blocchi da 64K aumenta del 39,85%, ma il passaggio a 128K riduce l'impatto, con un incremento limitato al 12,43%.

Uno degli aspetti più interessanti riguarda l'efficienza del sistema. Il nuovo driver NVMe riduce il carico sul processore durante le operazioni sequenziali. Nei test di lettura sequenziale, il consumo di risorse CPU scende del 7,78% con blocchi da 64K e del 12% con blocchi da 128K. Nelle scritture sequenziali si registrano riduzioni del 12,66% e dell'11,1% rispettivamente.
Questo comportamento deriva da una gestione più efficiente del trasferimento dei dati, che libera risorse di calcolo per altre attività e può contribuire anche a ridurre i consumi energetici, aspetto rilevante sia per i sistemi enterprise sia per i PC consumer.
Le prove sono state eseguite su una configurazione di fascia enterprise composta da due processori AMD EPYC 9754 da 128 core, 768 GB di memoria DDR5-4800 e 16 SSD Solidigm P5316 PCIe 4.0 da 30,72 TB configurati in JBOD. Il sistema utilizzato eseguiva Windows Server 2025 (build 26100.32370) e i benchmark sono stati condotti tramite FIO.
Per molto tempo lo stack di archiviazione di Windows ha mostrato difficoltà nel tenere il passo con l'evoluzione degli SSD NVMe. L'arrivo di unità PCIe 5.0 con velocità molto elevate e lo sviluppo delle future soluzioni PCIe 6.0 rende sempre più importante un'infrastruttura software aggiornata. Il nuovo driver nvmedisk.sys rappresenta quindi un aggiornamento importante per sfruttare meglio le capacità delle unità di archiviazione moderne.
Nonostante la presenza del driver nel sistema operativo, Microsoft non lo abilita automaticamente. La funzione resta opzionale e richiede modifiche manuali al registro di Windows. Questa scelta deriva soprattutto da esigenze di compatibilità con hardware e driver di terze parti, che potrebbero richiedere ulteriori verifiche prima di un'adozione su larga scala.










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7 Commenti
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Non è attivo di default proprio perchè c'è il rischio di crash con diverse app di terze parti che si basano sul driver tradizionale.
Non è attivo di default proprio perchè c'è il rischio di crash con diverse app di terze parti che si basano sul driver tradizionale.
É più o meno come voler usare ReFS come filesystem per l'installazione Windows.
Basta partizionare manualmente durante il setup e forzare l'installazione.
E sembra anche, a distanza di mesi, abbastanza stabile e senza criticità evidenti. SEMBRA.
Ma è e rimane un esperimento da VM.
Fino a che non sarà Microsoft a switchare me ne guardo bene, e anche allora sono pronto a giurare che raccoglieremo "feriti".
Basta partizionare manualmente durante il setup e forzare l'installazione.
E sembra anche, a distanza di mesi, abbastanza stabile e senza criticità evidenti. SEMBRA.
Ma è e rimane un esperimento da VM.
Fino a che non sarà Microsoft a switchare me ne guardo bene, e anche allora sono pronto a giurare che raccoglieremo "feriti".
Però usare refs come partizione di boot non ha senso, il Ntfs su quel tipo di partizione è ancora superiore, ricordo che refs perde alcune caratteristiche del suo predecessore che nasce per altri scopi, noi in azienda i file server da decine di TB li abbiamo in refs perché è li che andrebbero usati
stesso motivo per cui non abilito il pcie gen3 per i due sata sul raspi "nas"
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