Batteria quantistica che si ricarica in un istante: il primo prototipo funzionante
Ricercatori australiani del CSIRO hanno realizzato il primo prototipo funzionante di batteria quantistica. Il dispositivo sfrutta effetti collettivi per ricaricarsi in tempi estremamente ridotti, invertendo i limiti delle batterie tradizionali. Ancora lontana dall'uso pratico, la tecnologia potrebbe trovare applicazione nei computer quantistici e nell'elettronica avanzata.
di Manolo De Agostini pubblicata il 20 Marzo 2026, alle 09:01 nel canale Scienza e tecnologiaUn gruppo di ricerca guidato dal CSIRO, l'agenzia scientifica nazionale australiana, ha sviluppato quello che viene descritto come il primo prototipo funzionante di batteria quantistica. Il risultato rappresenta un passaggio concreto dalla teoria alla sperimentazione: per la prima volta un dispositivo è stato in grado di caricarsi, immagazzinare energia e rilasciarla sfruttando direttamente i principi della meccanica quantistica.
Il lavoro, pubblicato sulla rivista Light: Science & Applications, è stato coordinato dal fisico James Quach in collaborazione con team della RMIT University e della University of Melbourne. Si tratta di un proof-of-concept su scala nanoscopica, ma introduce elementi che differenziano radicalmente questa tecnologia dagli accumulatori elettrochimici tradizionali.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il comportamento in fase di carica. Nelle batterie convenzionali, l'aumento della capacità implica tempi di ricarica più lunghi. Nel caso quantistico avviene l'opposto: il sistema sfrutta effetti collettivi tra le celle, che permettono una distribuzione coordinata dell'energia.
Questo fenomeno, noto come "superassorbimento", implica che il tempo di ricarica diminuisca all'aumentare del numero di unità coinvolte. In termini teorici, il tempo scala come 1/√N (dove N è il numero di molecole), un comportamento previsto da oltre un decennio ma finora mai dimostrato in un ciclo completo funzionante.
Il dispositivo sviluppato consiste in una struttura a strati di materiali organici, assimilabile a un wafer nanoscopico. La ricarica avviene in modalità wireless tramite impulsi laser della durata di femtosecondi (10⁻¹⁵ secondi), mentre l'energia immagazzinata viene trattenuta per nanosecondi, ovvero circa sei ordini di grandezza in più rispetto al tempo di carica.
Il rapporto tra questi tempi è considerato significativo: in prospettiva, un sistema scalato potrebbe mantenere l'energia per periodi molto più lunghi rispetto al tempo necessario alla ricarica. Tuttavia, allo stato attuale, la capacità complessiva è estremamente ridotta, nell'ordine di pochi miliardi di elettronvolt, insufficiente per qualsiasi applicazione pratica.
Uno degli ostacoli principali nella ricerca sulle batterie quantistiche era finora la possibilità di recuperare l'energia accumulata. Il team australiano ha risolto questo aspetto, riuscendo a convertire l'energia immagazzinata in corrente elettrica, completando così l'intero ciclo operativo.
Un ulteriore elemento di rilievo è il funzionamento a temperatura ambiente, che distingue questo approccio da altri esperimenti basati su tecnologie superconduttive, spesso vincolate a condizioni criogeniche.

Nel breve periodo, l'impiego di questa tecnologia non riguarda dispositivi consumer come smartphone o veicoli elettrici. Le limitazioni in termini di capacità e stabilità dell'energia rendono necessario un ulteriore sviluppo.
Le prospettive più concrete riguardano invece il calcolo quantistico. In questo ambito, la possibilità di fornire energia in modo coerente, ovvero senza introdurre disturbi nei delicati stati quantistici, potrebbe rappresentare un vantaggio significativo rispetto alle soluzioni tradizionali.
Secondo diversi osservatori, tra cui Andrew White dell'Università del Queensland, il risultato dimostra che le batterie quantistiche sono passate da modello teorico a dispositivo reale, pur restando in stato embrionale.
Il passo successivo indicato dai ricercatori riguarda l'estensione del tempo di conservazione dell'energia, elemento chiave per rendere la tecnologia utilizzabile. Parallelamente, il CSIRO sta cercando partner industriali per accelerare lo sviluppo, includendo potenziali applicazioni in ambito deep-tech ed energetico.
Nel lungo termine, scenari come la ricarica wireless continua di dispositivi in movimento - ad esempio droni o veicoli - restano ipotesi speculative, ma coerenti con le proprietà dimostrate a livello sperimentale. La distanza dall'adozione commerciale rimane significativa, ma la dimostrazione del concetto resta un'evoluzione rilevante nel campo dello storage energetico quantistico.










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7 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoquindi la notizia sarebbe che è stato scoperto il modo di ricaricare in un tempo lampo qualcosa di inutile... bè almeno si sprecherà poco tempo che si potrà usare per cose più utili
quindi la notizia sarebbe che è stato scoperto il modo di ricaricare in un tempo lampo qualcosa di inutile... bè almeno si sprecherà poco tempo che si potrà usare per cose più utili
Magari ho capito male, ma mi sembra che la novità sia che per la prima volta sono riusciti ad applicare la Quantistica in un sistema del genere ed ottenere dei risultati prima solo immaginabili. Poi dubitino pubblichino qualcosa senza valore.
il tempo di carica è vero è che limitato dalle caratteristiche della batteria ma anche e soprattutto dal sistema di carica..
vuoi caricare una batteria da 100 kWh in 2 minuti ? .. facciamo finta che la batteria sia fatta con questo fighissimo sistema quantistico.. ottimo.. che ci vuole ?
una colonnina da 3.000 kW
quindi anche se avremo batterie migliori non è detto che questo riduca i tempi di carica.. una colonnina da 1.000 kW che potesse tenere la potenza costante sempre, per caricare dal 20% al 80% una batteria da 100 kWh necessita comunque di 4 minuti e parliamo di una colonnina di classe MW che non scende sotto i 1.000 kW per 4 minuti con una batteria che regge questa potenza di ricarica senza battere ciglio per ricaricarsi di 60 kWh
"istantaneo" è utile in ambiti elettronici, nel nostro caso le colonnine da 350 kW vanno più che bene, il problema sono le batterie piccole e l'efficienza non molto elevata del "sistema" elettrico ma quando potremo mettere batterie da 150 kWh nelle auto con un peso di 150 kg avremo forse risolto il problema delle percorrenze e delle ricariche potendone fare di meno
In effetti la novità è proprio legata al fatto che questa batteria funzioni sfruttando le proprietà quantistiche dela materia.
Solo che da quello che leggo siamo propri ai primissimi timidi risultati a livello concettuale.
Passeranno decenni prima di una eventuale applicazione reale.. se mai ci sarà.
nemmeno un pochino, un pezzettino?
chessò un ricercatore che ha usato IA? le pile a IA? il caricatore con IA?
nemmeno un pochino, un pezzettino?
chessò un ricercatore che ha usato IA? le pile a IA? il caricatore con IA?
l'IA ha detto di no
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