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Quando la 'morte rossa' toccò all'Italia (di A. Petacco)
Dal Resto del Carlino:
“Doppiopesismo” , come il suo gemello “cerchiobottismo”, è un neologismo che ancora non figura nei dizionari della lingua italiana, ma che non tarderà ad entrarvi per l’uso abbondante che già se ne fa nel linguaggio giornalistico. Sostituisce, com’è facile arguire, “due pesi e due misure”, e calza a pennello per riassumere in una sola parola un brutto fenomeno cui tutti assistiamo. Mi riferisco al doppiopesismo che è stato adottato per collocare nella nostra memoria storica il ricordo dei due più devastanti flagelli che si sono abbattuti sul secolo appena trascorso, ossia il nazismo e il comunismo. Del primo infatti conosciamo tutti gli orrori e non si perde occasione per rammentare agli immemori tutte le sue nefandezze; del secondo invece si parla poco e quasi con pudore. Anzi, si avverte persino un tentativo giustificazionista o, comunque, la volontà di non accomunare le due calamità in una unica e definitiva condanna. Mentre in realtà, anche senza fare la conta prosaica dei morti, delle deportazioni, delle miserie e delle devastazioni materiali e morali di cui l’una e l’altra ideologia sono state responsabili, riesce difficile, se non impossibile, misurarle e pesarle con bilance diverse. D’altronde, la sola differenza stava semmai nel fatto che il nazismo non faceva mistero della sua volontà di conquistare il mondo e di assoggettare gli altri popoli con la violenza, mentre il comunismo prometteva la libertà ed il riscatto dei popoli oppressi, per poi comportarsi in maniera opposta appena conquistato il potere Le vittime dell’inganno comunista si contano a milioni. Milioni di uomini gli hanno infatti sacrificato la propria vita convinti di preparare per i propri figli un radioso avvenire, molti altri sono stati invece stritolati nel tritacarne del cosiddetto “socialismo reale” alla realizzazione del quale si erano volontariamente votati. Fra questi ultimi figuravano anche centinaia di italiani: uomini coraggiosi e idealisti che, sfuggiti alle persecuzioni fasciste, erano accorsi speranzosi in Unione Sovietica per portare, come si usava dire, “una piccola pietra” per la costruzione della società socialista. Quanti furono i comunisti italiani vittime della “morte rossa” non è mai stato fatto il conto. Per loro non è stato neppure trovato un posto nella nostra memoria storica, come non hanno ancora trovato posto, nei libri di scuola, le memorie delle tante “Anna Frank” o dei tanti “Primo Levi” sopravvissuti al Gulag invece che al Lager. Molti anni fa, all’epoca della cosiddetta “destalinizzazione” Paolo Robotti, un comunista d’antan che aveva conosciuto il terrore rosso, ma che era rimasto caparbiamente comunista, aveva compilato l’elenco dei suoi compagni scomparsi nell’Arcipelago Gulag e lo aveva consegnato a suo cognato, Palmiro Togliatti, affinché provvedesse alla loro riabilitazione come si usava fare nella Russia di Krusciov. Ma non fu accontentato: il tragico elenco finì nel cestino del “Migliore” . A ricordare alcune di queste vittime ha ora provveduto Dario Fertilio, un giornalista autore di romanzi e di saggi i cui temi preferiti sono la lotta contro l’autoritarismo e per la libertà. Nel suo libro ( “La morte rossa”. Marsilio Editore) l’autore racconta in forma scorrevole e romanzata venti storie di italiani che furono vittime del tragico inganno. Uomini e donne che l’Autore insegue dalle gelide pianure siberiane, ai campi del lavoro forzato e alle torbide notti moscovite per poi spingersi alle coste dalmate e albanesi e negli altri luoghi dove la “morte rossa” li ha raggiunti. Di tanto in tanto, si fa anche udire la voce di chi scrive per ricordare quei tempi spietati e per farci riflettere sulle conseguenze nefaste delle ideologie.
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2003
Città: Imola
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Non sono gli unici purtroppo.
Basta pensare a quei comunisti italiani che lavoravano in Juogslavia al momento della rottura Tito - Stalin. Essendo rimasti dalla parte dei sovietici vennero tutti internati nei campi di concentramento titini. Per non parlare di diversi italiani che hanno soggiornato nelle carceri delle cd. democrazie popolari.
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G.G. "Il tutto è falso" In letargo intermittente... Comunque vi si legge, ogni tanto ci si desta |
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A quanto ne so in Italia è stata avvistata solo la Morte Nera:
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#4 |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2000
Città: UK
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Lucio, ma l'hai letto l'articolo?
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LuVi |
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#6 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2000
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Nessun problema per la battuta, "temevo" fosse una risposta seria
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Bannato
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#8 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
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Scusate, ma di quando è questo articolo?
Del 1970? Prima di affermare "Anzi, si avverte persino un tentativo giustificazionista o, comunque, la volontà di non accomunare le due calamità in una unica e definitiva condanna." consiglio a tutti un libro: "La politica della non-violenza", verbalizzazione di un convegno sulle Foibe organizzato a Venezia da un partito che non cito per rovinarvi la sorpresa. L'intervento che apre il libro, di un politico che non nomino per tenere la suspence, ad un certo punto afferma (cito a memoria, abbiate pazienza): "non si può non avvertire nelle azioni di chi si rese colpevole di questi crimini, una volontà di potere. Di usare la violenza per ottenere il potere per sè".
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Eroi da non dimenticare: Nicola Calipari (04/03/2005) e Vittorio Arrigoni (14/04/2011) e Bradley Manning. Sono certo che anche i francesi si indignarono per il fatto che i tedeschi, piuttosto che veder dissolvere la loro nazione, preferirono il nazismo. Chi non impara la storia... |
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#9 | |
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Iscritto dal: Oct 2000
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#10 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2000
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Guarda comunque Cerbert che in ogni discussione anche qui nel forum "si avverte persino un tentativo giustificazionista o, comunque, la volontà di non accomunare le due calamità in una unica e definitiva condanna" (e non cito per comodità ma perchè è esattamente quello che succede: "sì ma il comunismo non sarebbe stato così", "sì però vuoi mettere con...", "sì ma è una cosa diversa perchè...").
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#11 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2004
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#12 | |
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#13 | |
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Iscritto dal: Oct 2000
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#14 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: Torino
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Qui nel forum ho visto giustificazionismo nei confronti di un po' di tutto. Se posso poi dire, questo "giustificazionismo" è stato a volte "viscerale", a volte scatenato dalla percezione che vi fosse il tentativo di "fare di tutt'erba un fascio" accomunando chi prese il potere con la violenza e chi si mantenne nell'alveo della civiltà partecipando ed arricchendo la vita democratica ed economica del suo paese. Del resto, a volte, ho visto snaturate queste denuncie a scopo di giustificazionismo opposto: "Noi ne abbiamo ammazzati soltanto X, perchè ce l'avete con noi e non con quelli che ne hanno ammazzati X+1?".
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#15 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: a casa mia
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Sovente questo tipo di discussioni vedono comparire ben presto la triste conta dei morti, per potersi giustificare portando ad esempio le malefatte degli altri.
Comunque come dice Lucio, in Italia si è avuta esperienza diretta del nazismo e del fascismo, per cui è normale che vi siano più testimonianze di questi piuttosto di ciò che è avvenuto nei paesi dell'est Europa (dove i cittadini sono slavi, non dimentichiamolo). Ciao Federico |
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#16 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2000
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#17 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
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Forse potrei risponderti allo stesso modo.
Cito dall'articolo pubblicato in testa alla discussione: Mi riferisco al doppiopesismo che è stato adottato per collocare nella nostra memoria storica il ricordo dei due più devastanti flagelli che si sono abbattuti sul secolo appena trascorso, ossia il nazismo e il comunismo. Del primo infatti conosciamo tutti gli orrori e non si perde occasione per rammentare agli immemori tutte le sue nefandezze; del secondo invece si parla poco e quasi con pudore E ho risposto: forse dovremmo considerare che parecchie persone hanno avuto la sventura di provare sulla loro pelle il primo e ne hanno memoria, mentre del secondo non avendone esperienza diretta se ne è sempre sentito parlare di meno. Come già ampiamente documentato anche da Cerbert, non c'è alcuna novità, si tratta di fatti conosciuti già da tempo e riproposti adesso spacciandoli come novità per evidenti fini. chissà perchè Ciao Federico Ultima modifica di flisi71 : 16-09-2004 alle 14:08. |
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#18 |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2000
Città: UK
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A me non pare, Federico, che si siano dette ovvietà nell'articolo.
Ho chiesto se l'avevi letto perchè nella tua risposta parlavi della conta dei morti, quando invece nell'articolo viene detto esplicitamente che non è necessario arrivarci. Parlavi del "da noi c'è stato solo quello", quando nell'articolo si vuole far capire che nemmeno gli italiani sono stati estranei alle vicende del comunismo. Etc. Al contrario, vuoi sostenere che sono fatti ben conosciuti, quando invece è un dato di fatto che nessuno ne parla o li insegna nel mondo dell'istruzione. Io noto invece due atteggiamenti in questi thread, che vanno assieme al "giustificazionismo" di cui si parla nell'articolo: il voler sminuire, con un "tanto lo sanno tutti, non c'è nessuna novità", frase che se detta in rapporto a discussioni sul nazismo e compagnia bella genererebbero tsunami di indignazione, oppure schierarsi dietro "se ne parla adesso perchè si vuole fare propaganda", frase che detta sempre riguardo ai crimini delle dittature di destra portrebbe direttamente alla sommossa popolare. Io credo invece che quell'articolo, che null'altro è se non la presentazione di un libro, dia una visione chiara di quello che è stato l'impatto delle dittature comuniste per gli italiani, mostrando aspetti e ricordando fatti che sono stati (volutamente?) dimenticati (vedi la lista di cui parla). Sminuire, negare, relegare alla propaganda, una parte della storia mondiale che è anche nostra storia significa non imparare nulla e ricommettere prima o poi gli stessi errori. Altrimenti sì che si tratta di propaganda.
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#19 |
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Iscritto dal: Feb 2001
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Il problema è che, al livello "che conta", questa volontà di sminuire la vedo sempre di meno e mi stupisce che Petacco, sicuramente più informato di me, non abbia tale percezione e si trovi a citare Paolo Robotti.
Quando, come ho detto, si sono fatti dei convegni di livello internazionale (per la caratura degli ospiti) su questi "crimini nostrani" e se ne è sancita la violenza da parte di chi, teoricamente, avrebbe il massimo interesse a "glissare". [e che poi, comprensibilmente, si incazza quando poi arriva l'ennesima accusa di "aver nascosto le proprie vergogne"]
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Iscritto dal: Feb 2001
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Caro GianPaolo, forse non riesco a spiegarmi.
Volevo esprimere la mia idea che questo libro probabilmente documenterà certe atrocità che ci sono state ed è bene non dimenticare; mi sono soffermato sulla presentazione fattane nell'articolo che vorrebbe farlo passare come una novità, come un argomento inesplorato quando invece (come il buon Cerbert ha documentato) proprio di una novità non si tratta. Da tempo la questione è discussa. Erano fatti conosciuti, magari non ai più perchè solo alcuni nostri connazionali ne erano stati testimonie e vittime, mentre ti ribadivo che la memoria della guerra è molto più vivida nella mente degli italiani perchè ancora oggi vi sono molti testimoni diretti in vita. Sull'utilità di uno studio accurato su quei tristi episodi invece non credo che si possano avanzare dubbi. Così come il fatto che la nostra scuola non arriva quasi mai ad affrontare il programma della storia del XX secolo. Sulla volontà di dimenticare e insabbiare certi aspetti credo che sia vero, non dimentichiamoci che la testimonianza si riferisce ad un periodo (la guerra fredda) di forte contrapposizione ideologica fra le parti, dove ogni nefandezza è stata giustificata da ambo le parti con la scusa della contrapposizione fra blocchi. Ciao Federico Ultima modifica di flisi71 : 16-09-2004 alle 15:41. |
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