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[NEWS] Una community per difendersi dal malware
giovedì 19 marzo 2009
Roma - La rete chiama a raccolta gli utenti per unirsi ed informarsi a vicenda contro virus e malware: questo l'obiettivo di BadwareBusters, community nata dal lavoro di StopBadware, associazione non profit finanziata da aziende del calibro di Google il cui scopo è quello di segnalare la presenza di codice malevolo su siti e applicazioni web-based. La nuova community, introdotta in collaborazione con Consumer Reports WebWatch e finanziata dal Berkman Center dell'Università di Harvard sembra voler fare della semplicità il suo punto di forza: il sito è strutturato come un forum di discussione in cui gli utenti possono confrontarsi, portare le loro esperienze e pronunciarsi su qualsiasi aspetto relativo alla sicurezza informatica sul web. Il sistema valuta l'affidabilità di siti e programmi grazie all'esperienza diretta e alla reputazione in rete dei soggetti in questione. Per rendere possibile tutto ciò sarebbe stato integrato un sistema basato su un algoritmo che gestisce la reputazione e la votazione dei vari servizi effettuata dagli utenti. La comunicazione tra utenti viene vista dagli ideatori del progetto come processo naturale utile innanzitutto a stabilire l'entità e l'importanza del malware. Come definirlo e come classificarlo, quali applicazioni tenere sott'occhio o come proteggere i propri sistemi: questi, in sostanza, i parametri base che muovono le discussioni. Come spiegato sul post introduttivo sul blog di StopBadware, il servizio punta su una sorta di intelligenza collettiva come modello utile a spingere sempre più persone a partecipare e a confrontarsi. Secondo i suoi creatori, BadwareBusters nasce soprattutto per tutelare i consumatori che si affacciano sul web pur essendo poco ferrati dal punto di vista tecnico: "ci sono molti siti in cui gli utenti possono fare domande in materia con un approccio prettamente tecnico - spiega Maxim Weinstein, manager di StopBadware - Diversamente, non ci sono molti siti che sono facilmente accessibili e consultabili da chi non possieda tali competenze". Vincenzo Gentile Fonte: Punto Informatico
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