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"L’Italia ce la puo' fare"
"L’ITALIA CE LA PUO’ FARE"
riforme strutturali, concorrenza e liberalizzazioni, 7 giorni per aprire un’impresa, il nodo dei salari più bassi d’Europa L’Italia ce la può fare. E’ ancora possibile invertire la rotta sia rispetto ai segni concreti di declino, sia rispetto alla retorica del "declino inevitabile". La crisi italiana è vera e profonda, ma troppo spesso è descritta come ineluttabile ed irreversibile. Non è così. Certo, occorre voltare pagina. Un sistema dei partiti vecchio, eppure ancora troppo potente e costoso, inchioda il paese e la politica italiana a risse di fazioni, a scontri di tifoserie: e da oltre un decennio, a maggioranze troppo timide rispetto alle grandi urgenze di cambiamento, si contrappongono opposizioni dedite a tentare di scalzare e demonizzare i Governi, ma incapaci di sfidarli sul terreno di solide controproposte di riforma. Così, si moltiplicano le occasioni e i fenomeni di sterile conflittualità, che fanno il gioco delle componenti più illiberali e conservatrici dei due schieramenti, così come delle mille lobby impegnate a proteggere i propri privilegi, mentre si impediscono quei confronti che nutrono le democrazie, rendono più saldo il tessuto civile e aiutano il prevalere, dentro e fuori i Poli maggiori, delle forze liberali e riformatrici. Per questo, occorre una terapia d’urto, e bisogna ripartire da un’attenzione nuova alla questione sociale del nostro tempo. Servono non maggiori protezioni ma una più concreta offerta di chances al popolo dei "non garantiti": occorre un vero e proprio "statuto degli outsider", di quanti (consumatori, giovani, imprenditori del rischio e dell’innovazione, donne, lavoratori del privato, disoccupati, sottoccupati, pensionati sociali e al minimo, immigrati) sono e restano fuori dal fortino delle garanzie e dei privilegi. Questa Italia degli "outsider", dei "non garantiti", di fatto priva di tutele, è oggi senza volto e senza voce, silenziata prima ancora che silenziosa. Condizione preliminare, senza dubbio, è rappresentata dal risanamento dei conti pubblici. Esprimiamo per questo fiducia e sostegno nell’opera del Ministro dell’Economia. Ma, nello stesso tempo, riteniamo che vi siano altre tre priorità da incardinare ed affrontare. 1. L’economia italiana non ripartirà finché non verrà liberata dai mille vincoli che bloccano la concorrenza e consentono l’accumularsi di rendite pagate dagli outsider. Occorre imboccare con decisione la via delle liberalizzazioni: questa deve essere la priorità della politica economica. In questo senso, proponiamo alcune concrete e urgenti possibilità di intervento, che dovrebbero accompagnarsi ad un rinnovato sforzo e a significativi investimenti delle imprese (sostenute, in questo, da una decisa iniziativa politica a livello nazionale e locale) nell’innovazione di processo e di prodotto, anche come condizione per un’effettiva capacità di attrarre nuove risorse e di competere su scala internazionale. a. La competizione e la liberalizzazione nel settore dei servizi di pubblica utilità, anche a livello locale, in una corretta suddivisione dei ruoli tra pubblico e privato, è una priorità assoluta per il paese. Come ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia, la concorrenza è per definizione un agente di giustizia sociale: e il superamento delle rendite monopolistiche e oligopolistiche, con relativa riduzione dei costi dei servizi, è un fattore fondamentale di miglioramento delle condizioni di vita in primo luogo delle fasce più povere della popolazione. b. Servono azioni concrete in termini di "riforme senza spesa": ad esempio, il superamento degli ordini professionali (per contribuire a riaprire una società chiusa, segnata dal peso di lobby e corporazioni), e l’abolizione del valore legale del titolo di studio universitario (per garantire uno shock nel segno della competizione positiva, dell'invito ai giovani a scommettere su di sé più che sul possesso di un pezzo di carta). c. Occorre ridurre a 7 giorni al massimo il tempo necessario all’apertura di una nuova impresa, comprimendo tempi e caratteristiche degli adempimenti amministrativi, o comunque generalizzando criteri di silenzio-assenso e di autocertificazione: intanto, l’impresa apra e proceda, e poi provveda al completamento dell’iter burocratico. 2. Non è possibile rinviare ancora l’apertura del dibattito sulle riforme strutturali, in Italia ferme da troppo tempo, e sempre differite e rinviate. E’ necessario che da subito, e comunque nella prima parte della legislatura, si ponga mano alla questione della sanità, del pubblico impiego e delle pensioni, a partire dall’innalzamento dell’età media effettiva di pensionamento, in una nuova alleanza tra padri e figli, e con atti di generosità dei primi nei confronti dei secondi. Ma attenzione, i tagli da soli non servono. Interventi finanziari non accompagnati da un cambiamento delle regole sono effimeri: occorre cambiare le regole che sono alla base della crescita della spesa pubblica. 3. In termini di mercato del lavoro, occorre ripartire dal Libro Bianco di Marco Biagi. Certo, non possono essere solo i lavoratori a correre i rischi della flessibilità: ma sbarazzarsi della Legge 30 sarebbe un grave errore. Va invece riequilibrata e completata, e proprio nella direzione del Rapporto Biagi, e quindi riscrivendo il sistema degli ammortizzatori sociali, che in questo paese hanno finito spesso per tutelare troppo pochi (su 100 persone che perdono il lavoro, in Italia, solo 17 hanno una qualche forma di tutela). Ecco perché bisognerebbe -invece- pensare al modello inglese, con un sussidio di disoccupazione, e un meccanismo di "welfare to work". Contestualmente, occorre affrontare il nodo dei salari italiani, tuttora tra i più bassi d’Europa. E’ necessario e possibile detassare per cinque anni gli aumenti salariali, e prevedere una riforma dei contratti che leghi la parte variabile dei salari ai risultati raggiunti e alla produttività. I sacrifici non possono essere sostenuti da una sola parte. Occorre più coraggio. E una coraggiosa politica di riforme e di modernizzazione avrebbe la doppia caratteristica di rimettere il paese in movimento e -insieme- di aiutare i più deboli. Ha detto Tony Blair: "Ogni volta che ho introdotto una riforma, mi sono pentito solo di non essermi spinto ancora più avanti". Invitiamo Governo, Parlamento, forze politiche e sociali a tenere questa citazione come monito e come bussola. ____________ appello promosso da Daniele Capezzone (Presidente della Commissione Attività produttive della Camera) questi i nomi di alcuni tra i primi firmatari: - Alberto Alesina, Economia, Harvard University - Giuliano Da Empoli, Direttore di "Zero" - Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes - Natale Forlani, Amministratore Delegato di "Italia Lavoro" - Oscar Giannino, Vicedirettore di "Finanza e Mercati" - Francesco Giavazzi, Economia, Università Bocconi di Milano - Massimo Lo Cicero, Economia dello sviluppo, Università di Roma La Sapienza - Pio Marconi, Sociologia del diritto, Università di Roma La Sapienza - Alberto Mingardi, Direttore generale Istituto Bruno Leoni - Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, Economia, Università di Roma La Sapienza - Fabio Pammolli, Direttore di "Istituzioni Mercati Tecnologie" - Gaetano Romano, Presidente Associazione Nazionale Praticanti e Avvocati - Florindo Rubbettino, Editore - Luca Solari, Direttore del Centro di ricerca interdipartimentale Work, Training & Welfare, Università degli Studi di Milano - Carlo Stagnaro, Direttore dipartimento "Ecologia di mercato" Istituto Bruno Leoni - Secondo Tarditi, Economia, Università di Siena - Chicco Testa, già Presidente dell’Enel http://www.radicali.it/appello_outsi...rm.php?lang=it
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“ Fiat iustitia, et pereat mundus”-המעז מנצח -
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#2 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2002
Città: Patrie dal Friûl
Messaggi: 3779
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Sono genralmente d'accordo con la politica economica espressa dai radicali.
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John Donuts |
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#3 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2000
Città: Roma
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A far che?
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#4 | |
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Iscritto dal: Dec 2002
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2000
Città: Roma
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Bravo, ma non c'entra nulla con quello che hai postato. Il mio era solo un alito di sano pessimismo.
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#6 | |
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Iscritto dal: Dec 2002
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#7 |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 2202
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sì ok tante belle parole su argomenti noti e stranoti, peccato che nessuno passi dalla teoria alla pratica. dubito che sarà questa la volta buona ma spero di potermi ricredere.
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IN ANUBIS WE TRUST
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#8 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2005
Città: Napoli
Messaggi: 6817
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Dantes... Ti offendi se ti dico che la maggior parte delle cose (se non tutte), sono contenute nel "programma" della P2?
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0 A.D. React OS La vita è troppo bella per rovinarsela per i piccoli problemi quotidiani... IL MIO PROFILO SOUNDCLOUD! |
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#9 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Città: PV Milano Nord
Messaggi: 3851
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si ma vuoi mettere come lo espongono quelli della sinistra?
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"W la foca, che dio la benedoca"
poteva risolvere tutto la sinistra negli anni in cui ha governato e non l'ha fatto. O sono incapaci o sta bene anche a "loro" cosi. L'una o l'altra inutile scandalizzarsi.[plutus] |
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#10 | |
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Iscritto dal: Nov 2004
Città: Vicenza
Messaggi: 297
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#11 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2000
Città: Roma
Messaggi: 1786
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Noblesse oblige!
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#12 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2003
Città: spero ancora per poco in italia
Messaggi: 1491
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esatto ma non solo, questo programma è totalmente contrario ai principi comunisti dei comunisti italiani più radicali e con radicali intendo rifondazione, non le aggiungo neanche le schiere ancora più radicali |
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#13 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2005
Messaggi: 821
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Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese) "Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?" Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia. |
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#14 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2000
Città: London
Messaggi: 358
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Molto bello. Sarebbe da sperare che qualcuno lo ascolti a sinistra, visto che i Radicali sono serviti solo per prendere voti e già sono stati liquidati.
Se Prodi facesse veramente anche solo metà delle cose proposte da Capezzone voterei Ulivo alle prossime elezioni. Che si liberi del vecchiume e della melassa che gli impedisce di rinnovare il paese, e allora gli darò fiducia. Ma finora mi pare che l'unico rinnovamento che propone il governo attuale è solo l'incremento del lassismo italico. Neanche una proposta per sconfiggere l'immobilismo e il "partito dei no" |
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#15 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2005
Città: Napoli
Messaggi: 6817
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qui EDIT: ah, prima che mi diate contro, ho detto che molte cose scritte li si trovano nello statuto della P2, e non il viceversa
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