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Città: spero ancora per poco in italia
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questa è l' italia
Nella Calabria del "pizzo"
nessuno chiama l'anti-racket Sono muti i telefoni per denunciare le vessazioni Sotto ricatto 7 negozi su 10, gli altri sono dei boss DAL NOSTRO INVIATO ATTILIO BOLZONI Veltroni a Locri REGGIO CALABRIA - Ogni notte è un fuoco, ogni notte la Calabria brucia nel suo malaffare. E paga pizzo. Versano tutti? "Il settanta per cento dei commercianti", risponde il presidente della Confesercenti di Reggio Antonino Marcianò. E gli altri? "L'altro trenta per cento sono loro, sono negozi di proprietà della 'ndrangheta". Nel 2005, al numero antiracket della Confesercenti calabrese nessuno ha chiamato mai. E anche all'Sos della Confcommercio: neanche uno squillo. Telefoni muti. C'è sempre più omertà nella Calabria della mafia padrona. L'altra sera in uno di quei quartieri di Reggio aggrappato alle prime rupi dell'Aspromonte hanno crivellato a colpi di pistola le saracinesche di quattro macellerie e di tre supermercati, denunce però non ne hanno fatte. All'alba hanno trovato poi sei accendini in fila accanto a sei bottiglie piene di benzina, tutte ben allineate sotto le vetrine di un salone di automobili. Il proprietario della concessionaria ha avanzato sospetti "su qualche ragazzaccio sbandato", è vietato perfino pensarle certe cose in questa città dove ti pieghi oppure salti in aria. Reggio, via Castello civico 4, la sede della Confcommercio regionale. Il direttore Attilio Funaro è seduto dietro la sua scrivania e allunga la mano verso un telefono. Comincia a raccontare: "Il nostro numero è lo 0965/300196 ma oramai è una linea morta. La scorsa primavera hanno chiamato per sapere come ottenere un rimborso dallo Stato, era un commerciante che aveva denunciato i suoi estorsori tanti anni fa quando in molti anche in Calabria osavano mettersi contro il racket". Ottanta, novanta e anche cento telefonate l'anno fino al 2000. "E poi un calo costante fino alle zero telefonate del 2005", ricorda ancora il presidente Funaro. Di notte fanno i falò e di giorno si presentano a riscuotere. A volte chiedono "solo" i soldi, 500 euro al mese per le piccole botteghe, anche 3 mila per i negozi più eleganti. Spesso impongono i loro locali ai negozianti costringendoli a pagare pigioni da capogiro. Affittano a metro quadro: fino a 1500 euro l'anno. E poi macellerie, pescherie, botteghe di frutta e verdura devono rifornirsi sempre negli stessi spacci, sempre dai soliti noti. Commessi o camerieri li scelgono loro, l'ufficio di collocamento della 'ndrangheta dà lavoro a tutti. "Perfino gli arredamenti sono imposti, se uno apre un locale e deve comprare un bancone o un frigorifero sa che deve acquistare tutto dove quelli vogliono", spiega Marcianò di Confesercenti. E accusa: "La situazione in Calabria è drammatica, lo Stato fa solo chiacchiere, lo Stato c'è solo sulla carta". Un paio di giorni fa il superprefetto Luigi De Sena ha convocato le otto associazioni antiracket sparse per le cinque province, ha ascoltato le loro richieste, ha presentato un piano per fronteggiare il racket. Sta utilizzando fondi europei e fondi regionali per un sistema di video sorveglianza, punta a piazzare telecamere nei punti strategici delle città e dei paesi calabresi. È pragmatico il nuovo superprefetto. Da quel vecchio poliziotto che è, sa bene che boss e "pizzo" non si battono con proclami o parate. De Sena ha un obiettivo: "Dobbiamo essere soprattutto credibili, i nostri progetti devono esser fattibili e coerenti, il resto poi verrà". Ci vuole tempo in Calabria. E farà fatica lo Stato a riprendersi quel territorio abbandonato nelle mani della 'ndrangheta per troppi anni. Quante denunce avete ricevuto da vittime di estorsione? "Zero", risponde il procuratore aggiunto dell'antimafia di Catanzaro Mario Spagnuolo, mentre con il suo capo Mariano Lombardi descrive i gironi infernali delle 'ndrine del crotonese, di Vibo Valentia, delle Serre, di Pizzo. I reparti speciali di polizia e carabinieri pedinano e intercettano, indagano e fanno retate, quelli che restano intrappolati di solito patteggiano e dopo qualche anno sono ancora fuori a spremere gli stessi commercianti che avevano soffocato prima. E nessuno parla. Mai. I pochi che l'hanno fatto vivono nell'incubo. Lontano dalla Calabria. Sotto scorta perenne. La Calabria adesso preferisce tacere. "Ma non si può invocare solo e sempre l'intervento dello Stato", spiega Tano Grasso, una bandiera contro il "pizzo", il fondatore di quell'associazione di coraggiosi commercianti siciliani di Capo d'Orlando che 20 anni fa non ebbero paura dei boss. Tano Grasso oggi è il presidente onorario della Federazione italiana antiracket, è sceso in Calabria per incontrare il superprefetto e lanciare una nuova sfida: "Anche lo Stato più perfetto non ti può risolvere il problema, lo Stato più di metterli in carcere non può fare. Ma il dominio della mafia così non cede, il fenomeno si riproduce, bisogna solo fare muro". Tano Grasso dice che c'è solo un modo per sconfiggere il racket: "La denuncia individuale e la denuncia collettiva: rompere l'omertà. Altre strade non ce ne sono, la Calabria si libera solo dimostrando di non avere paura, io ormai passo la mia vita ad organizzare il coraggio". E la resistenza umana. Qui in Calabria ci sono compagnie di assicurazione che non coprono più i danni per capannoni e macchinari, che non stipulano più polizze a quelli che finiscono nel mirino del racket. "Conosco colleghi che sono scappati. Uno è ospite al Nord da un alto prelato e viene di tanto in tanto e di nascosto a trovare i genitori, un altro ha due figli che non possono crescere con i loro coetanei perché vivono sotto protezione", racconta Filippo Callipo, il presidente dell'Assindustria regionale, l'imprenditore del tonno che guida la rivolta contro il pizzo in Calabria. Callipo ha altre idee da Tano Grasso: "Lui dice che gli imprenditori devono denunciare e liberarsi dalle collusioni, io sostengo invece che il cittadino deve innanzitutto sentirsi sicuro, altrimenti l'Sos impresa e gli altri telefoni resteranno sempre muti". Chiedono sicurezza i commercianti e gli imprenditori calabresi. Chiedono anche un altro rapporto con le banche. "Se denunci, per gli istituti di credito diventi automaticamente un cliente a rischio e non ti danno più fiducia", ricorda ancora il presidente di Confesercenti. E spesso i clienti a rischio scivolano nelle grinfie degli usurai. La 'ndrangheta controlla ormai anche sui prestiti a strozzo. Offre soldi per poi prendersi tutto. E chi non accetta il ricatto, finisce sotto tortura. Come S. B., il proprietario di una pizzeria. Non ha restituito 30 mila euro alla donna di un boss. Quella gli ha detto: "Se non paghi ammazzo per prima tua moglie, le taglio la testa con una fucilata, poi la scaravento sul muro della tua pizzeria. Poi tutta la stirpe, vengo dove abiti e ti ammazzo, ti faccio a pezzettini, ti metto in un sacchetto e ti lascio così sull'uscio di casa di tuo padre". (16 gennaio 2006) |
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#2 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Messaggi: 4190
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quando leggo queste cose resto estereffatto... ma che cavolo di unità d'Italia abbiamo creato in più di 100 anni se una parte è tra le più sviluppate d'europa ed un altra vive nelle mani del crimine?
Capisco alcuni ragazzi calabresi emigrati quando mi dicono che vogliono tornare solo per Natale.
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#3 | |
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Iscritto dal: Dec 2002
Città: Bellano (LC)
Messaggi: 118
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A parte quello, quando si leggono certe notizie sembra di stare proprio in un altro mondo.
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-- LucaLore -- |
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#4 | |
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Iscritto dal: Feb 2002
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<<La Verità non richiede fede.>> |
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#5 | |
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#6 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
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TRA REGIONI ITALIANE FANALINO CODA E' CALABRIA In Italia, il reddito pro-capite è superiore di 9 punti alla media comunitaria (fatta 100 quest'ultima, il dato italiano è pari a 109). Ma,tra le regioni del nostro Paese, solo 6 hanno un reddito pro-capite superiore del 25% alla media europea. A guidare la classifica è la provincia di Bolzano (159,6), seguita da Lombardia (141,8), Emilia-Romagna (136,4), Valle d'Aosta (132,9), provincia di Trento (129), Lazio (125,1) e Piemonte (125). Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio hanno un reddito pro-capite vicino a quello delle regioni europee Ile de France, area tra Monaco e Salisburgo, Vienna, Amburgo, Stoccarda, Renania, Anversa, Amsterdam-Rotterdam, Londra, Stoccolma, Dublino ed Helsinki. Puglia (72,5), Campania (71,9), Sicilia (71,3) e, soprattutto, Calabria (67,7) presentano un reddito pro-capite simile a quello di regioni spagnole come l'Andalusia e la Galizia, o greche come l'Epiro e la Tessaglia, ma anche come la maggior parte delle regioni portoghesi (con l'esclusione di Lisbona) e della ex Ddr, la Boemia, l'area di Varsavia e l'Ungheria occidentale. Le nostre regioni del Sud, inoltre, presentano un reddito pro-capite inferiore a quello di alcune aree di punta dei nuovi Stati membri, quali le zone di Budapest, Praga e Berlino-Dresda-Lipsia. http://www.labitalia.com/articles/Ap...enti/9339.html
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#7 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2003
Città: spero ancora per poco in italia
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non è una questione economica è una questione di civiltà e giustizia e la colpa e sia del sud ma altrettanta del nord italia che col loro perbenismo hanno e stanno mandando a puttane l' italia. |
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#8 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
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Non capisco invece il riferimento al "perbenismo" del nord??
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#9 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2003
Città: spero ancora per poco in italia
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solo con i soldi e con la cultura non prendono neanche in esame la forza come succede in cina, in america in tutti i paesi anglosassoni. perchè sono ipocriti. poi l' economia arriverà, ma prima in tutta italia c' è da riformare la giustizia. |
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#10 |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2002
Città: Firenze
Messaggi: 1091
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Come ha ricordato qualcuno in un altro thread l'importante è che le forze dell'ordine si concentrino nel cercare i ragazzini che si fanno le canne
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#11 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2002
Città: S.Maria di Sala (VE)
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#12 |
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Bannato
Iscritto dal: Nov 2004
Messaggi: 584
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Io penso che l'unica soluzione sia lasciare ai commercianti la licenza di uccidere cosi quando i bastardi entrano a risquotere non escono piu se non nei sacchi del coroner.
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#13 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
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#14 | |
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Bannato
Iscritto dal: Nov 2004
Messaggi: 584
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Fossi uno di loro aspetterei solo che qualcuno mi dasse il via libera per fare fuoco vedrai come lo centrerei in pieno.... |
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#15 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Messaggi: 4190
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Più chiaro così?
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#16 | |
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Bannato
Iscritto dal: Nov 2004
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Se si vuol fare una guerra bisogna mettere in preventivo che le perdite ci saranno da una parte e dall'altra e io sono sicuro che i testimoni non ci sarebbero per la pula(anche se in caso di rivolta penso inizierebbero a parlare)ma ci sarebbero pe ri prossimi commercianti che saprebbero chi andare a prendere. Insomma non penso che i mafiosi giu vengano da un altro mondo qualcuno li conoscerà per forza bisogna andare a colpirli. Mi ricordo un film che ho visto ultimamente su Sky dove c'erano questi 2 fratelli che un giorno si mettono in testa di far fuori tutta la feccia che c'era in città tra ladri,stupratori,mafiosi ecc e piano piano eliminano l'intera organizzazione io non penso sia una cosa impossibile. Inoltre bisogna fare come fanno i mafiosi:anziche uno alla volta bisogna farli saltare quando sono in macchina in 5/6. |
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#17 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
Città: Roma
Messaggi: 373
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Che risate, ma sai cos'è la 'ndrangheta? Al secondo che spara, gli ammazzano tutta la famiglia compreso il cane, quelli che passano a riscuotere non sono nemmeno l'ultima ruota del carro. Lo stato si deve occupare della sicurezza dei cittadini, visto che paghiamo anche per questo, non siamo nel far-west. |
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#18 | |
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Bannato
Iscritto dal: Nov 2004
Messaggi: 584
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Io la vedro in maniera piu semplice perchè non ci sono dentro ma ripeto per me altre soluzioni ad un insurrezione con annessa guerra non ne vedo. Faccio un esempio:Milano 4.000.000 di abitanti,ci sono 100.000 fuorilegge ok ma gli altri 3.900.000?vuoi che se ci fosse un insurrezione popolare non avrebbero la meglio? Penso anche che i nomi dei mafiosi non siano cosi segreti e che gli abitanti della tal zona dove abitano li conoscano e sappiano quel che fanno pero hanno giustamente paura di ritorsioni da parte degli altri membri e ok ma se anche gli altri membri siano fatti fuori? Ci vuole un azione mirata e coordinata in ogni città alla stessa ora e allo stesso momento in cui non devono esser fatti prigionieri. Spero di aver fatto capire quello che intendo. |
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#19 |
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Member
Iscritto dal: Jan 2006
Città: casalecchio di reno
Messaggi: 311
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è un problema culturale.
E difficilmente è risolvibile. Perchè veramente in pochi, nei luoghi interessati dal fenomeno, vogliono risolverlo. Basti vedere quando hanno intervistato i napoletani dopo lo stupro da parte del 15enne. Nessuno sapeva, nessuno parlava.
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Mi chiedete perchè non posso prendere sul serio questa Europa? Perchè il grado di sviluppo e maturità dei cocomeri va determinato in modo congruo e l'indice rifrattometrico della polpa, misurato al centro della polpa, nella sezione massima normale dell'asse deve essere uguale o superiore all'8° brix. |
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#20 | |
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Iscritto dal: Oct 2003
Città: Trani (BA)
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