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Old 31-12-2005, 19:51   #1
Adric
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femminismo, non è mai morto

18.12.2005

«Il femminismo non è mai morto»

Intervista a Dacia Maraini
a cura di Maria Serena Palier

Roma
Il 29 novembre scorso, alla Camera del Lavoro, a Milano, sotto questa insegna si è svolta un’assemblea di donne di quelle che non si vedevano da un pezzo: tema, la campagna contro la legge 194 sull’aborto e la pillola Ru486.
Negli stessi giorni, a Roma, donne in picchetto davanti alle Camere protestavano contro gli obbrobriosi accenti del dibattito sulle quote rosa. Fin qui, due eventi che nascono in un modo e spontaneamente crescono e si trasformano in qualcos’altro.

Poi un vero appuntamento: il 14 gennaio a Milano per la manifestazione nazionale. E, da qui a quel secondo sabato dell’anno nuovo, una scaletta di incontri preparatori: www.usciamodalsilenzio.org, il sito d’informazione, segnala quelli dei giorni scorsi a Palermo, Bergamo, Vigevano, Mestre, Ferrara, Genova. Ieri a Milano, Bologna, Roma, Firenze, l’Aquila. Da domani a Natale a Ravenna, Varese, Mantova, Pistoia, Torino. Tra i meriti di questo governo annovereremo in futuro anche quello di aver rimesso le donne in movimento? Di aver ridato coraggio all’opinione pubblica femminile? L’attivismo di questi giorni ha qualcosa del fenomeno naturale: come se in una pozza d’acqua silente, stagna, all’improvviso esplodesse un geyser. Perché quanto tempo è - dieci anni? di più? - che non appariva con tanta nitidezza l’obiettivo per cui armarsi d’uno striscione e portarlo per strada. Dacia Maraini è una scrittrice che nell’ultima quindicina d’anni ha raggiunto un successo amplissimo con romanzi come Bagheria o l’ultimo, Colomba. Siccome il movimento neofemminista degli anni Settanta un peccato - grave - l’ha commesso: ha consegnato scarsa o nulla memoria storica di sé, le più giovani possono non sapere che Dacia Maraini è stata anche una colonna, a Roma, di quel movimento. Mentre lei stessa poco pubblicizza l’alacre attività «sul territorio» (si sarebbe detto un tempo) - incontri in scuole, centri culturali, ecc...- con cui accompagna il proprio lavoro di romanziera.

Sembra che si torni in piazza. A lei, Dacia Maraini, in questi anni il movimento delle donne era sembrato morto?
«È tramontata l’ideologia, è finita l’utopia. La presenza attiva no, quella non è mai finita. Io vedo dappertutto luoghi dove le donne si incontrano, tra professioniste come tra lettrici, vedo in molte città centri di accoglienza per donne vittime di maltrattamenti e abusi. Anzi, sotto questo aspetto - l’agire, il rimboccarsi le maniche - secondo me questo è un mondo più vivo oggi di dieci anni fa. A Caserta, per esempio, ho conosciuto un gruppo simpaticissimo di suore agostiniane che raccolgono prostitute minorenni e, nella loro “Casa Ruth”, le avviano a una vita libera».

Suore, ma donne, insomma, che lavorano su un fronte specifico, lo sfruttamento sessuale. E, a quello che capisco, in un’ottica di libertà, non di «redenzione». Trent’anni dopo questo sarebbe uno dei luoghi inaspettati dove il femminismo agisce. Però di grandi eventi collettivi e pubblici non se ne vedono da quella che sembra un’eternità. Se dovesse spiegare a una ragazza, oggi, cosa significava andare in piazza a decine di migliaia, quale esempio le verrebbe in mente?
«A Napoli, nel '73 o '74, ci fu un corteo nazionale enorme, organizzato e caldissimo, sul tema del riconoscimento del lavoro casalingo. Era, ed è, un lavoro tra quattro mura, invisibile, non considerato, lì diventava oggetto di una richiesta politica. Oppure mi ricordo tutt’altro tipo di avvenimento, a Riccione, un incontro nazionale dei gruppi di autocoscienza: in quel caso si parlava del rapporto tra noi e le altre, di invidualità e collettività. Ricordo benissimo la data, il 2 novembre 1975. Perché mi telefonarono, mi dissero che era morto Pasolini, io feci i bagagli e tornai a Roma».

Questa legislatura tra le molte vittime che ha sulla coscienza ha la scomparsa di quel lavoro femminile trasversale tra esponenti di schieramenti opposti, che precedenza aveva prodotto leggi a favore delle donne. La riforma del diritto di famiglia, la 194, la legge sulla violenza sessuale per esempio. Una scomparsa che ha pesato come un macigno sulla questione delle quote rosa.
«Sì, mi sembra che l’ultima volta che in Parlamento si siano viste le deputate protestare insieme sia stato in occasione di quella sentenza pazzesca che riteneva connivente una ragazza stuprata perché indossava jeans troppo difficili da strappare con la violenza...»

È l’argomento della “vis grata puellae” che non muore mai. Noi ci ricordiamo di averlo sentito usare dall’ex presidente Leone, in Senato, nel dibattito sulla legge sulla violenza sessuale. Ecco, lei crede che da donne dovremmo periodicamente fare un’operazione di setaccio e accertare quanto di prestorico riaffiora nel sentire comune?
«Quello è un argomento di una misoginia orribile. Io non ho mai sentito dire, di uno cui abbiano rubato il portafoglio, che era consenziente. Invece ho letto che le compagne di scuola di una delle due ragazzine vittime del brano a Lanciano, il caso di cronaca dei giorni scorsi, commentavano ‘se l’è voluta, girava con l’ombelico di fuori’... Purtroppo sono quindicenni fuori da ogni memoria storica».

La tv ha aiutato in questi anni a cancellarla?
«Sì. Mostra donne che devono parlare solo col linguaggio del corpo, un linguaggio di seduzione volgare, livellato. Se vai da Vespa e ti atteggi in quel modo puoi, poi, dire pure un tuo parere, ma il linguaggio che passa è l’altro, la parola diventa inefficace».

Se ha un sogno, qual è? Cosa vorrebbe che succedesse da qui al 14 gennaio, e quel giorno, e dopo?
«Spero che quel giorno ci siano tante donne. Che le ragazze che considerano, per fortuna, i loro diritti intangibili, comincino a riflettere sul fatto che vanno difesi. Che le altre che ancora non sanno niente riflettano sulla propria autonomia sessuale e la propria libertà. Che nasca un movimento collettivo, con degli ideali, capace di mettere insieme passato e futuro».
(L'Unità)
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Old 01-01-2006, 13:02   #2
Proteus
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Il femminismo è ed è sempre stato un'illusione di donne che altro non sono che uomini mancati. La femmina ha una struttura cerebrale differente e se tenta di essere ciò che non è otterra soltanto di distruggere l'ambiente in cui vive perchè i suoi obiettivi sono differenti da quelli maschili, se la donna si comporta come tale, sfruttando il suo appeal sessulale ndr, è un fatto imposto dalla genetica e nessuno può sperare di violarlo a "man salva".

Ciao
__________________
L'indifferenza, male supremo dell'umanità ?. Forse un tempo era così, mentre oggi potrebbe non esserlo più. Potrebbe, invece, essere, in base al fatto che non tutto il male viene per nuocere, un bene perchè siamo in troppi e quanti più "se ne andranno", tanto vantaggio ne trarranno l'ecosistema planetario ed i, se ve ne saranno, superstiti.
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Old 01-01-2006, 18:13   #3
Lorenzaccia
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Il femminismo è ed è sempre stato un'illusione di donne che altro non sono che uomini mancati. La femmina ha una struttura cerebrale differente e se tenta di essere ciò che non è otterra soltanto di distruggere l'ambiente in cui vive perchè i suoi obiettivi sono differenti da quelli maschili, se la donna si comporta come tale, sfruttando il suo appeal sessulale ndr, è un fatto imposto dalla genetica e nessuno può sperare di violarlo a "man salva".

Ciao

Il femminismo è ed è sempre stato molto altro rispetto ai luoghi comuni che hai concentrato nelle quattro righe sopra, e soprattutto non ha mai mirato a distruggere alcun sistema genetico, ma piuttosto una situazione di ingiustizia sociale perpetrata per secoli, a discapito delle donne, sulla base di ruoli costruiti in base a caratteristiche fisiologiche loro proprie (il parto, in particolar modo), in virtù della costituzione di una nuova teoria della giustizia che comprendesse quei soggetti fino a poco prima esclusi. Il movimento delle donne segue la Rivoluzione francese, ma anche la dichiarazione d’indipendenza e la Costituzione federale degli appena costituiti Stati Uniti d’America, non a caso; ed è un fenomeno complesso, temporalmente e spazialmente condizionato, a tal punto che, da tempo, chi si occupa del fenomeno parla di “femminismi” per rendere ragione della varietà delle posizioni assunte. E non poteva essere altrimenti visto che le donne non sono una “categoria”; alcuni teorici comunitaristi e neocomunitaristi nord americani hanno provato a considerare i gruppi sociali come attore principale delle loro teorie, quindi anche “le donne”, ma senza successo, poiché è stato già messo in luce a quali pericolose conseguenze si arriva partendo da questo assunto. Chiediamoci perché non può esistere, e se esistesse non potrebbe durare, un partito politico delle donne (o degli uomini) come categoria sociale.
Detto questo, io ritengo grave che in generale i più (anche le donne) per opportunità o ignoranza identifichino e riducano il femminismo a quello radicale degli anni ’70, che è chiaramente il più scomodo ancorché minoritario, senza peraltro ben comprenderlo. Sottolineo, infatti, che il femminismo radicale non esaurisce il fenomeno femminista, tutt’altro, ma ne costituisce l’ala più estrema, e che, a differenza di tante altre punte estreme (ad es. la direzione presa dal movimento dei diritti civili negli anni ’60, quando Martin Luther King si è accostato alle posizioni radicali di Malcom X), si è attenuato nel giro di qualche anno senza episodi rilevanti di violenza predeterminata. Sul femminismo come corrente storica in generale ci sarebbe molto da dire, in primo luogo riguardo agli obiettivi; sul femminismo degli anni ’70 in particolare bisognerebbe capire come si è esplicato e, cosa più importante, per quale motivo è nato dopo e non con il ’68. Nozioni indispensabili se si vuole affrontare il dibattito in modo serio e senza storpiature.

Riguardo all’articolo in topic: io non impazzisco per la Maraini “romanziera”, ma ha detto due cose che condivido: 1) il neofemminismo degli anni ’70 non ha lasciato memoria storica (quindi figuriamoci quello venuto prima) e su questo ha fatto una buona analisi M. Cacace in “Femminismo e generazioni”, 2004; 2) questo è dovuto soprattutto alla diffusione della televisione, capace di penetrare fino al midollo nelle menti ormai atrofizzate delle persone, e al messaggio e ai modelli di cui è portatrice. E a questo proposito, visto che la stessa Maraini lo cita nell’articolo, suggerisco di rileggere la sempre attuale analisi di Pasolini su progresso e sviluppo.
Infine, è vero che il femminismo come fenomeno di azione sociale si è notevolmente attenuato con la fine degli anni ’70, ma non è mai morta, anzi è più viva che mai, la volontà di creare una società giusta che non prescinda dalle donne, e dal diritto di queste di autodeterminarsi nei vari ambiti del sistema sociale alla pari degli uomini, che poi è l'obiettivo di fondo di tutti i femminismi. (cfr. ad es. anche se è un po' datato: Justice, Gender and the Family ,1989, di Susan M. Okin).
Per quel che mi riguarda poi - ma io non sono una femminista, per cui quel che faccio io in fin dei conti è irrilevante – l’attenzione è da tempo spostata sulle donne che abitano nei paesi in via di sviluppo e neoemergenti, perché in alcuni di essi a rischio sono i diritti umani, quelli fondamentali di ogni individuo; se non vengono fatti salvi questi, non ha senso nemmeno parlare di pari opportunità (che non esistono e non esisteranno mai, checché se ne dica, ma questo è un altro discorso).

ciao
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"Sono ateo, grazie a Dio" - Luis Bunuel
Beati i miti, perché erediteranno la terra (Mt 5,5)
In quella che per tutti gli esseri è notte, l'uomo compiutamente signore di sé è sveglio (Bh.-g, II)
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Old 01-01-2006, 18:34   #4
Proteus
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Originariamente inviato da Lorenzaccia
Il femminismo è ed è sempre stato molto altro rispetto ai luoghi comuni che hai concentrato nelle quattro righe sopra, e soprattutto non ha mai mirato a distruggere alcun sistema genetico, ma piuttosto una situazione di ingiustizia sociale perpetrata per secoli, a discapito delle donne, sulla base di ruoli costruiti in base a caratteristiche fisiologiche loro proprie (il parto, in particolar modo), in virtù della costituzione di una nuova teoria della giustizia che comprendesse quei soggetti fino a poco prima esclusi. Il movimento delle donne segue la Rivoluzione francese, ma anche la dichiarazione d’indipendenza e la Costituzione federale degli appena costituiti Stati Uniti d’America, non a caso; ed è un fenomeno complesso, temporalmente e spazialmente condizionato, a tal punto che, da tempo, chi si occupa del fenomeno parla di “femminismi” per rendere ragione della varietà delle posizioni assunte. E non poteva essere altrimenti visto che le donne non sono una “categoria”; alcuni teorici comunitaristi e neocomunitaristi nord americani hanno provato a considerare i gruppi sociali come attore principale delle loro teorie, quindi anche “le donne”, ma senza successo, poiché è stato già messo in luce a quali pericolose conseguenze si arriva partendo da questo assunto. Chiediamoci perché non può esistere, e se esistesse non potrebbe durare, un partito politico delle donne (o degli uomini) come categoria sociale.
Detto questo, io ritengo grave che in generale i più (anche le donne) per opportunità o ignoranza identifichino e riducano il femminismo a quello radicale degli anni ’70, che è chiaramente il più scomodo ancorché minoritario, senza peraltro ben comprenderlo. Sottolineo, infatti, che il femminismo radicale non esaurisce il fenomeno femminista, tutt’altro, ma ne costituisce l’ala più estrema, e che, a differenza di tante altre punte estreme (ad es. la direzione presa dal movimento dei diritti civili negli anni ’60, quando Martin Luther King si è accostato alle posizioni radicali di Malcom X), si è attenuato nel giro di qualche anno senza episodi rilevanti di violenza predeterminata. Sul femminismo come corrente storica in generale ci sarebbe molto da dire, in primo luogo riguardo agli obiettivi; sul femminismo degli anni ’70 in particolare bisognerebbe capire come si è esplicato e, cosa più importante, per quale motivo è nato dopo e non con il ’68. Nozioni indispensabili se si vuole affrontare il dibattito in modo serio e senza storpiature.

Riguardo all’articolo in topic: io non impazzisco per la Maraini “romanziera”, ma ha detto due cose che condivido: 1) il neofemminismo degli anni ’70 non ha lasciato memoria storica (quindi figuriamoci quello venuto prima) e su questo ha fatto una buona analisi M. Cacace in “Femminismo e generazioni”, 2004; 2) questo è dovuto soprattutto alla diffusione della televisione, capace di penetrare fino al midollo nelle menti ormai atrofizzate delle persone, e al messaggio e ai modelli di cui è portatrice. E a questo proposito, visto che la stessa Maraini lo cita nell’articolo, suggerisco di rileggere la sempre attuale analisi di Pasolini su progresso e sviluppo.
Infine, è vero che il femminismo come fenomeno di azione sociale si è notevolmente attenuato con la fine degli anni ’70, ma non è mai morta, anzi è più viva che mai, la volontà di creare una società giusta che non prescinda dalle donne, e dal diritto di queste di autodeterminarsi nei vari ambiti del sistema sociale alla pari degli uomini, che poi è l'obiettivo di fondo di tutti i femminismi. (cfr. ad es. anche se è un po' datato: Justice, Gender and the Family ,1989, di Susan M. Okin).
Per quel che mi riguarda poi - ma io non sono una femminista, per cui quel che faccio io in fin dei conti è irrilevante – l’attenzione è da tempo spostata sulle donne che abitano nei paesi in via di sviluppo e neoemergenti, perché in alcuni di essi a rischio sono i diritti umani, quelli fondamentali di ogni individuo; se non vengono fatti salvi questi, non ha senso nemmeno parlare di pari opportunità (che non esistono e non esisteranno mai, checché se ne dica, ma questo è un altro discorso).

ciao
Allora il termine "femminismo" è errato, meglio sarebbe stato definirlo diversamente. Che poi siano, i miei richiami ndr, luoghi comuni ho qualche "piccolissimo" dubbio, mi pare che le "femministe" siano femministe "piuttosto strane" in quanto lo sbandierano quando ne possono trarre un vantaggio e quando fa loro gioco il puntare sull'appeal sessuale lo fanno senza esitazione alcuna e quanto si vede ogni giorno ne è conferma inequivocabile.

Il resto, la distruzione del tessuto sociale ndr, verrà da se col tempo ma io continuo a pensare, nonostante io abbia sempre considerato le femmine diverse ma pari, che il cosidetto femminismo sia patrimonio di quelli che sono solamente invidiose per non essere uomini perchè la mia compagna, ben lungi dall'invidiare i maschi, mai è stata femminista ma ha sempre ottenuto quanto voleva quando voleva e se qualcuno le parla di femminismo sghignazza e lo definisce una ridicolaggine della quale sentono il bisogno quelle che non conoscono ruolo e peso della donna nel mondo. Per risolvere il problema è sufficiente l'istruzione, poi la parità arriverà da se nel rispetto dei diversi ruoli dei due sessi e senza sconfinamenti indebiti poco o nulla auspicabili.

Ciao
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Old 01-01-2006, 21:32   #5
Lorenzaccia
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Originariamente inviato da Proteus
Allora il termine "femminismo" è errato, meglio sarebbe stato definirlo diversamente. Che poi siano, i miei richiami ndr, luoghi comuni ho qualche "piccolissimo" dubbio, mi pare che le "femministe" siano femministe "piuttosto strane" in quanto lo sbandierano quando ne possono trarre un vantaggio e quando fa loro gioco il puntare sull'appeal sessuale lo fanno senza esitazione alcuna e quanto si vede ogni giorno ne è conferma inequivocabile.

Il resto, la distruzione del tessuto sociale ndr, verrà da se col tempo ma io continuo a pensare, nonostante io abbia sempre considerato le femmine diverse ma pari, che il cosidetto femminismo sia patrimonio di quelli che sono solamente invidiose per non essere uomini perchè la mia compagna, ben lungi dall'invidiare i maschi, mai è stata femminista ma ha sempre ottenuto quanto voleva quando voleva e se qualcuno le parla di femminismo sghignazza e lo definisce una ridicolaggine della quale sentono il bisogno quelle che non conoscono ruolo e peso della donna nel mondo. Per risolvere il problema è sufficiente l'istruzione, poi la parità arriverà da se nel rispetto dei diversi ruoli dei due sessi e senza sconfinamenti indebiti poco o nulla auspicabili.

Ciao

C’è un errore di fondo: io non sono intervenuta per confutare le tue legittime opinioni personali, e ancor meno per iniziare un contraddittorio sul femminismo e la storia delle donne – se non altro perché quasi nessuno qui dentro potrebbe seguirmi, almeno credo - ma per correggere equivoci ed errori su fatti e processi storici (oggettivi e documentati), che molti uomini e molte donne non conoscono e tendono anzi a distorcere, filtrandoli con sensazioni, emozioni, auspici personali (soggettivi e non pertinenti). Io credo che su fatti concreti, e non su pregiudizi e verità parziali, vadano formulate opinioni se vogliono avere pretesa di validità. Se poi come ambito citi addirittura “il mondo”, mi pare che siate tu e la tua signora a non conoscere bene lo stato delle cose: è piuttosto noto, se non altro dai rapporti annuali di varie organizzazioni che si battono per i diritti umani, che la condizione delle donne non è proprio rosea in diversi posti fuori dall’occidente. In certe culture il peso e il ruolo della donna è molto inferiore a quello degli uomini, con conseguente assegnazione di funzioni subordinate a quest’ultimo; di fatto la presenza della donna nella vita pubblica è minima, tranne alcune eccezioni, ad es. Benazir Bhutto in Pakistan (ma era la figlia dell’ex leader molto amato dalla popolazione, e questo è stato significativo). Senza dubbio un aumentato livello d’istruzione farà molto: ma quale istruzione e a quali donne? L’istruzione occidentale a immigrate in occidente? Il problema è molto complesso: per queste la formula potrà funzionare (ma metterei anche un condizionale per prudenza, i retaggi culturali sono difficili da cancellare persino dopo generazioni), se si è d’accordo a non adottare il fallimentare modello del multiculturalismo che di fatto porta alla ghettizzazione, e quindi al riprodursi all’interno della comunità delle medesime strutture e delle medesime gerarchie della cultura d’origine. Ma nei paesi d’origine come si può agire? Sarà possibile l’emancipazione per le donne in stati ad es. come le due teocrazie Arabia Saudita (sunnita) e Iran (sciita), dove la condizione d’inferiorità della donna è parte integrante della cultura-religione? A me pare inevitabile un processo di secolarizzazione, che è di reinterpretazione della shari’ah, e quindi in questo senso di disgregazione di una cultura. Per non parlare delle differenze tra islamismo sciita e sunnita. Beninteso: sono tutte domande che mi pongo queste, non pretendo risposta, ammesso ce ne sia una sola.

Quanto all’appeal sessuale, sbagli: la critica che fai è anche il concetto di fondo che la Maraini esprime nell’articolo, e non solo suo per la verità; tieni presente che la critica principale che la quasi totalità delle teoriche femministe fa a molte donne (soprattutto dello spettacolo) dell’epoca post-moderna è proprio questa: la mercificazione, la svendita del proprio corpo dopo che ci sono voluti due secoli per riappropriarsene. E a proposito di questo la Maraini ha parlato di "mancata memoria storica" per le nuove generazioni di donne, che non sono certo definibili femministe, e che spesso ignorano che la libertà di cui stanno godendo, e spesso svilendo e degradando, è stata pagata profumatamente dalle generazioni precedenti.

Per concludere: dici bene nel considerare le donne pari agli uomini seppur le une diverse dagli altri: ed è proprio questo il fine ultimo del femminismo, non la supremazia della donna sull’uomo, tanto ingiusto quanto la supremazia dell'uomo sulla donna, che poi, di fatto, è stato il fine della cultura maschilista e sessista che storicamente ci ha preceduto. Vorrei che fosse chiaro, infatti, che femminismo e maschilismo non sono due facce opposte della stessa medaglia, non sono i due volti di un giano bifronte legati da una dualità continua. Nient’affatto. Il maschilismo nei suoi obiettivi di fondo ha mirato a teorizzare una giustizia da cui sono escluse le donne; viceversa, il femminismo nei suoi obiettivi di fondo ha mirato a costituire una giustizia che comprendesse anche le donne, riscattandole da un assoggettamento socialmente giustificato con riferimento al genere, dove queste potessero avere i medesimi diritti degli uomini, salvaguardando in toto le differenze tra i due sessi. Aggiungo che sul concetto di differenza, e su ciò che da questo concetto deriva, si è incentrata tutta la riflessione delle donne nel corso del '900.
E a questo punto consiglio di approfondire l’argomento con riferimento al secolo scorso: qualche impavido potrebbe rimanere piacevolmente sorpreso.
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Old 02-01-2006, 12:26   #6
Proteus
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Equivoci ?, errori ?, ma tu sai che le femministe ci hanno elargito pagine di sghignazzamenti epici, siamo loro grati per questo, come quella volta, A Bologna ndr, nella quale esse erano riunite in un corteo con tanto di cartelli e striscioni cantando "noi col dito facciam senza marito". Giunte nei pressi della montagnola ove stazionavano abitualmente molti hippies provocarono una risposta che ci fece piangere per il gran ridere con gli hippies che si abbassarono i pantaloni e rispondevano al coro delle femministe con un "ma con sto cazzo è tutto un'altro andazzo". Ti garantisco che è un fatto accaduto di cui sono stato spettatore quando frequentavo l'università nei primi anni 70 e che quando ci ripenso mi ribalto ancora per il gran ridere.

Il femminismo non è una cosa seria come non è serio il maschilismo, buona cosa sarebbe prendere atto delle diverse predisposizioni e del diverso compito sociale dei due sessi senza considerare ne l'uno ne l'altro superiore o inferiore ma semplicemente complementari e, come effettivamente è, di pari importanza e dignità. Il femminismo non contribuisce a questo fine ma crea una sorta di strappo e contrapposizione che la società pagherà a caro prezzo con un decadimento globale ed un ritorno al passato con tutte le conseguenze del caso a danno delle donne ma anche degli uomini.

Ciao
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Ultima modifica di Proteus : 02-01-2006 alle 12:28.
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Old 02-01-2006, 12:38   #7
Korn
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Il femminismo non contribuisce a questo fine ma crea una sorta di strappo e contrapposizione che la società pagherà a caro prezzo con un decadimento globale ed un ritorno al passato con tutte le conseguenze del caso a danno delle donne ma anche degli uomini.

Ciao
scusa proteus ma mi chiedo se per caso tu abbia un generatore di cazzate casuale , non per altro non mi sembra che il limitato, e lo è sempre di più, potere di questo "movimento" abbia addirittura il potere che tu dici
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Old 02-01-2006, 12:40   #8
Ileana
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le donne sono perfettamente in grado di fare tutto quello che fanno gli uomini (ad eccezzione di certe cose )
discorso diverso è per gli uomini.
Certe cose proprio non riescono agli uomini (anche al di fuori di quelle cose ).
E non si capisce perchè.
In fondo il ferro da stiro non è un mostro a tre etste, e garantisco che una lavatrice non ah mai mangiato nessuno





Il femminismo è fallito, o meglio, è stato interpretato male.
Le veline che mostrano le loro grazie in tivvì, non sono antifemministe, non distruggono quello che le femministe hanno tentato di conquistare (a volte riuscendoci e a volte no).
Le femministe hanno conquistato la libertà di scegliere.
"Semplicemente" questo.
__________________
Mi chiedete perchè non posso prendere sul serio questa Europa? Perchè il grado di sviluppo e maturità dei cocomeri va determinato in modo congruo e l'indice rifrattometrico della polpa, misurato al centro della polpa, nella sezione massima normale dell'asse deve essere uguale o superiore all'8° brix.
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Old 02-01-2006, 12:44   #9
CYRANO
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Originariamente inviato da Ileana
le donne sono perfettamente in grado di fare tutto quello che fanno gli uomini (ad eccezzione di certe cose )
discorso diverso è per gli uomini.
Certe cose proprio non riescono agli uomini (anche al di fuori di quelle cose ).
E non si capisce perchè.
In fondo il ferro da stiro non è un mostro a tre etste, e garantisco che una lavatrice non ah mai mangiato nessuno





Il femminismo è fallito, o meglio, è stato interpretato male.
Le veline che mostrano le loro grazie in tivvì, non sono antifemministe, non distruggono quello che le femministe hanno tentato di conquistare (a volte riuscendoci e a volte no).
Le femministe hanno conquistato la libertà di scegliere.
"Semplicemente" questo.
ma figurati
e' piu' facile vedere un uomo stirare che una donna in fonderia


Ciaozzz
__________________
FINCHE' C'E' BIRRA C'E' SPERANZA !!!
CYRANO è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 02-01-2006, 12:55   #10
Ileana
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Originariamente inviato da CYRANO
ma figurati
e' piu' facile vedere un uomo stirare che una donna in fonderia


Ciaozzz
semplicemente perchè vige un abnorme regime discriminatorio in taluni ambienti (deve uscire un film che parla appunto di questo).

E non è che per trovare questa discriminazione bisogna spingersi fino alle fonderie.
Basta mettere il naso in un ITIS.
Mia sorella si è sentita dire da un professore che lei non andrà in laboratorio perchè le donne possono entrare solo in un laoratorio d'ecnomia domestica
E dire che è l'allieva, nella classe, con i migliori voti nella sua materia °_° (e non lo fa per compassione, ci sono altre ragazze e non vanno bene come lei)
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Mi chiedete perchè non posso prendere sul serio questa Europa? Perchè il grado di sviluppo e maturità dei cocomeri va determinato in modo congruo e l'indice rifrattometrico della polpa, misurato al centro della polpa, nella sezione massima normale dell'asse deve essere uguale o superiore all'8° brix.

Ultima modifica di Ileana : 02-01-2006 alle 12:58.
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Old 02-01-2006, 13:04   #11
Proteus
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scusa proteus ma mi chiedo se per caso tu abbia un generatore di cazzate casuale , non per altro non mi sembra che il limitato, e lo è sempre di più, potere di questo "movimento" abbia addirittura il potere che tu dici
Non attribuire ad altri caratteristiche peculiari della tua persona. , capisco il desiderio di non sentirsi soli ma eccedere non è proficuo.

Ciao

P.S. Se hai una vista corta che non è in grado di cogliere probabili evoluzioni causate da certi comportamenti non è mia colpa ma tua.
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L'indifferenza, male supremo dell'umanità ?. Forse un tempo era così, mentre oggi potrebbe non esserlo più. Potrebbe, invece, essere, in base al fatto che non tutto il male viene per nuocere, un bene perchè siamo in troppi e quanti più "se ne andranno", tanto vantaggio ne trarranno l'ecosistema planetario ed i, se ve ne saranno, superstiti.
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Old 02-01-2006, 13:07   #12
Proteus
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Originariamente inviato da Ileana
semplicemente perchè vige un abnorme regime discriminatorio in taluni ambienti (deve uscire un film che parla appunto di questo).

E non è che per trovare questa discriminazione bisogna spingersi fino alle fonderie.
Basta mettere il naso in un ITIS.
Mia sorella si è sentita dire da un professore che lei non andrà in laboratorio perchè le donne possono entrare solo in un laoratorio d'ecnomia domestica
E dire che è l'allieva, nella classe, con i migliori voti nella sua materia °_° (e non lo fa per compassione, ci sono altre ragazze e non vanno bene come lei)
Quel professore dice fesserie al pari, anche se dal lato opposto, delle femministe, chi ha talendo deve procedere indipendentemente da cosa porti in mezzo alle gambe senza necessità di lobbysmi sessuali pro o contro.

Ciao
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L'indifferenza, male supremo dell'umanità ?. Forse un tempo era così, mentre oggi potrebbe non esserlo più. Potrebbe, invece, essere, in base al fatto che non tutto il male viene per nuocere, un bene perchè siamo in troppi e quanti più "se ne andranno", tanto vantaggio ne trarranno l'ecosistema planetario ed i, se ve ne saranno, superstiti.
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Old 02-01-2006, 13:09   #13
Korn
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Originariamente inviato da Proteus

P.S. Se hai una vista corta che non è in grado di cogliere probabili evoluzioni causate da certi comportamenti non è mia colpa ma tua.
su su ora dilungati un pochino, quali effetti catastrofici starebbe per avere il femminismo sulla nostra società
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Old 02-01-2006, 13:17   #14
Ileana
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Originariamente inviato da Proteus
Quel professore dice fesserie al pari, anche se dal lato opposto, delle femministe, chi ha talendo deve procedere indipendentemente da cosa porti in mezzo alle gambe senza necessità di lobbysmi sessuali pro o contro.

Ciao
che le femministe abbiano detto anche papali stronzate è indubbio.
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Old 02-01-2006, 13:18   #15
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semplicemente perchè vige un abnorme regime discriminatorio in taluni ambienti (deve uscire un film che parla appunto di questo).

E non è che per trovare questa discriminazione bisogna spingersi fino alle fonderie.
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E dire che è l'allieva, nella classe, con i migliori voti nella sua materia °_° (e non lo fa per compassione, ci sono altre ragazze e non vanno bene come lei)
maddai su su.
e' che fisicamente non avete la forza di un uomo.. semplice... bisogna anche riconoscere i propri limiti.
se un uomo riesce a sollevare 50kg , mediamente , una donna non ce la fa..itis o non itis...


Ciaozzz
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Old 02-01-2006, 13:22   #16
Proteus
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Originariamente inviato da Korn
su su ora dilungati un pochino, quali effetti catastrofici starebbe per avere il femminismo sulla nostra società
Non ho ne tempo ne voglia di erudirti in merito, se vuoi sapere datti da fare in proprio. Forse ti riuscirà faticoso ma almeno farai un poco di allenamento il quale non potrà che giovarti.

Ciao
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L'indifferenza, male supremo dell'umanità ?. Forse un tempo era così, mentre oggi potrebbe non esserlo più. Potrebbe, invece, essere, in base al fatto che non tutto il male viene per nuocere, un bene perchè siamo in troppi e quanti più "se ne andranno", tanto vantaggio ne trarranno l'ecosistema planetario ed i, se ve ne saranno, superstiti.
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Old 02-01-2006, 13:27   #17
Ileana
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maddai su su.
e' che fisicamente non avete la forza di un uomo.. semplice... bisogna anche riconoscere i propri limiti.
se un uomo riesce a sollevare 50kg , mediamente , una donna non ce la fa..itis o non itis...


Ciaozzz
ma su questo ti do ragione.
Ma una donna se vuole fare quello che fa un uomo ha tutte le carte per farlo.
Anche dal punto di vista fisico (Se non portato agli estremi, su un piano atletico).
Ed è dimostrato dal fatto che ci sono donne che svolgono le stesse mansioni degli uomini.

E comunque una donna normale non riesce a tirare su 50kg, è vero, ma ad esempio, ha una soglia del dolore (fisico e psicologico) che l'uomo vede da lontano, con un binocolo.
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Old 02-01-2006, 13:34   #18
CYRANO
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ma su questo ti do ragione.
Ma una donna se vuole fare quello che fa un uomo ha tutte le carte per farlo.
Anche dal punto di vista fisico (Se non portato agli estremi, su un piano atletico).
Ed è dimostrato dal fatto che ci sono donne che svolgono le stesse mansioni degli uomini.

E comunque una donna normale non riesce a tirare su 50kg, è vero, ma ad esempio, ha una soglia del dolore (fisico e psicologico) che l'uomo vede da lontano, con un binocolo.
ma tu mi dici che un uomo non sa stirare , lavare ecc ecc ed io conosco uomini , che magari vivono da soli , che sono delle casalinghe perfette.
allora come la mettiamo ?



Ciaozzz
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Old 02-01-2006, 13:42   #19
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ma tu mi dici che un uomo non sa stirare , lavare ecc ecc ed io conosco uomini , che magari vivono da soli , che sono delle casalinghe perfette.
allora come la mettiamo ?



Ciaozzz
io ho zii che vivono da smepre da soli e lavano e stirano da soli.
Che ci siano uomini che ci riescono è vero.
Ma se c'è una donna in casa, sempre questi uomini, col piripicchio che lo fanno.
E' questo che non si spiega.
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Old 02-01-2006, 13:56   #20
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ma su questo ti do ragione.
Ma una donna se vuole fare quello che fa un uomo ha tutte le carte per farlo.
Anche dal punto di vista fisico (Se non portato agli estremi, su un piano atletico).
Ed è dimostrato dal fatto che ci sono donne che svolgono le stesse mansioni degli uomini.

E comunque una donna normale non riesce a tirare su 50kg, è vero, ma ad esempio, ha una soglia del dolore (fisico e psicologico) che l'uomo vede da lontano, con un binocolo.
Non è esatto, meglio sarebbe rispettare la diversità di ruoli che maschi e femmine hanno nel contesto sociale invece di indulgere a sterili e sciocchi confronti. Non è possibile paragonare la frutta con la carne, sono diverse ma entrambe necessarie.

Ciao.

P.S. La soglia del dolore elevata non è peculiarità, sono sempre state educate al fatto che devono soffrire, femminile, è una leggenda metropolitana perchè io ho una soglia del dolore altissima che va oltre quella di tutte le donne che ho conosciuto e non è una peculiarità dipendente dal sesso ma dal controllo mentale che è possibile esercitare su se stessi e che consente di giungere ad attenuare se non ad ignorare gli stimoli dolorosi e pertanto fortemente dipendente dal tipo di educazione.
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