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inno nazionale, mettete anche le donne
Martedì 27 Settembre 2005
METTETE ANCHE LE DONNE NEGLI INNI NAZIONALI di RAFFAELE SIMONE In Austria si parla con insistenza dell'opportunità di ritoccare il testo dell'inno nazionale. Sebbene le parole siano state scritte da una donna (la poetessa Paula Preradovic), qualcuno lo trova maschilista, coi suoi appelli a imperatori, eroi e guerrieri, e suggerisce di renderlo più mite e sfumato, insomma più politicamente corretto. Si sa che gli inni della maggior parte dei paesi d'Europa sono nati nell'epoca dei moti indipendentistici dell'Ottocento: è quindi naturale che parlino di popoli liberati, di oppressori pestati e messi in fuga, di vittorie e di sangue. Ma forse, nello spirito della nuova (e ancora monca) Costituzione europea, sarebbe davvero opportuna una revisione generale degli inni (salvo, forse, “la Marsigliese”, l'unico che abbia una rinomanza internazionale) che si ispirasse ai nuovi ideali (o almeno ai nuovi slogan) dell'Unione. Quello italiano, ad esempio, com'è dal punto di vista della “correttezza politica”? La domanda è più complicata di quel che appare, anzitutto perché per giudicare un testo bisognerebbe conoscerlo. Sappiamo tutti invece che il nostro “Fratelli d'Italia” (1847) è ignoto ai più, di certo ai calciatori della Nazionale, che lo sostituiscono platealmente con una specie di scat , neppure tanto appropriato come ritmica. Il nostro inno, bruttino come musica (Novaro non era Mozart!) e tremendo come versi, ha bisogno non solo di una ristrutturazione linguistica ma anche di una revisione ideologica. Infatti è (sia detto con tutto il rispetto) una spettacolare raccolta di “scorrettezze politiche”, che, se solo il testo fosse conosciuto, potrebbe dare ai nervi a diverse categorie d'italiani, e anche (diciamolo) di stranieri. Vediamo da vicino. Anzitutto si asserisce che la vittoria è “schiava di Roma”, il che, oltre che essere piuttosto di cattivo gusto, è purtroppo anche storicamente falso. È insistente poi l'affermazione “siam pronti alla morte” dato che “Italia chiamò”. Essere pronti alla morte per checchessia sembra oggi un obiettivo poco condiviso, salvo che da vituperate frange di fondamentalisti: nessuno nella tradizione italiana ha mai davvero teorizzato la morte come principio politico, tolti alcuni gruppi fascisti, che però si limitavano ad annunciarla a parole. Nel testo appare poi l'auto-denigrazione, nefasto vezzo italico, che ci spinge a parlar male di noi anche dinanzi a estranei: “Noi siamo da secoli / Calpesti, derisi, / Perché non siam popolo, / Perché siam divisi”. Nessuno oggi avrebbe la faccia di descriversi come “calpesto e deriso”, dato che il bon ton impone semmai di fare sfoggio della propria fitness dicendo che “in Italia tutto va bene”. Troviamo anche un'aspirazione unitaria che oggi (tra federalismo di varia lega e devoluzione) sembra molto indebolita: “Raccolgaci un'unica / Bandiera, una speme: / Di fonderci insieme”. C'è poi l'ammiccamento al forte legame politica e Chiesa: “l'Unione, e l'amore / Rivelano ai Popoli / Le vie del Signore”. C'è un involontario e sgradevole ammiccamento al Ventennio: “I bimbi d'Italia / Si chiaman Balilla”. E alla fine c'è ricca materia per una raffica di potenziali crisi internazionali. Sono versi che pochissimi conoscono (stanno in fondo, dove quasi nessuno arriva), ma che richiedono un'immediata riforma: “Già l'Aquila d'Austria / Le penne ha perdute. // Il sangue d'Italia, / Il sangue Polacco, / Bevé, col cosacco, / Ma il cor le bruciò”. A parte la sconsolante modestia dei versi, russi e austriaci (senza parlare dell'etnia cosacca) avrebbero mille motivi per risentirsi. L'immagine di popoli che, sia pure spennacchiati, bevono il sangue degli altri (anche se per farsi poi bruciare il cuore) non è proprio il massimo per le buone relazioni internazionali. In conclusione, e lasciando da parte gli scherzi, non sarebbe davvero male se, tra i tanti concorsi per architetti che si fanno in Italia, si lanciasse un concorso vero e serio per poeti e musicisti, per dare al paese un inno moderno, sensato, condiviso, e se possibile anche bello. (Il Messaggero.it)
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
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è un inno che non ha molto senso...anzi fa parecchio schifo...
nessuno lo canta perchè si conosce proprio pochissimo, a parte il solito ritornello cazzuto... ma rimane sempre il nostro INNO... quindi imho va lasciato così com'è!!! |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Messaggi: 4190
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Un inno evoca emozioni perché è l'inno del proprio paese che si sente fin da quando si è bambini e non perché la musica e bella o il testo attuale. Chiaro che se scrivessimo l'inno adesso testo e musica sarebbero molto più condivisibili, ma otterremo qualcosa di artificioso in cui nessuno s'identificherebbe. Ciò detto neanche a me piace il nostro inno ma non per questo lo cambierei.
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#4 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Città: PV Milano Nord
Messaggi: 3851
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se no dovremmo cambiare inno ogni 10 anni per stare al passo con i tempi |
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Iscritto dal: Oct 2000
Città: UK
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Dobbiamo alla città di Genova Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli. Scritto nell'autunno del 1847 (e il fascismo ce ne aveva ancora prima d'arrivare...) dall'allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l'Austria. [...] Tanto per chiarire: Sebbene non accertata storicamente, la figura di Balilla rappresenta il simbolo della rivolta popolare di Genova contro la coalizione austro-piemontese. Dopo cinque giorni di lotta, il 10 dicembre 1746 la città è finalmente libera dalle truppe austriache che l'avevano occupata e vessata per diversi mesi. Trovate tutto qui: http://www.quirinale.it/simboli/inno/inno.htm Ah questi giornalisti informatisssssssimi...
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Iscritto dal: Feb 2001
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Iscritto dal: Feb 2002
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Certo che questo articolo di sciocchezze ne spara non poche. Non ha un minimo di sensibilità storica, di capacità di calare le cose nel contesto storico in cui sono nate (pratica ahimè molto diffusa, ormai). Ad esempio del presunto "ammiccamento" ad un forte legame fra politica e Chiesa per via di un semplice verso in cui si parla genericamente di "Signore" fa ridere, è noto come i risorgimentali non amassero affatto la Chiesa. Ridicoli anche i paventati "risentimenti" da parte di altre nazioni, il signor giornalista farebbe bene allora a leggersi i testi degli inni nazionali stranieri, primi fra tutti quello francese e quello danese...
Mi auguro che fosse un articolo umoristico
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Iscritto dal: Oct 2001
Città: Lazio Età: 52 ex mod
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edit, chiedo scusa, avevo postato un messaggio di un altro thread
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2000
Città: UK
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Il riferimeno è ad altri avvenimenti, come ho riportato, e l'assurdità dell'affermazione del giornalista è dimostrata da due fatti: primo, che non poteva esserci nessun riferimento, nè volontario nè involontario, al fascismo in quanto il fascismo non esisteva; secondo, che l'inno va letto contestualizzandolo nel periodo storico in cui è stato scritto e alla luce dei riferimenti e dei concetti che vuole portare avanti: ma alle scuole medie non si fa più l'analisi delle poesie? "Balilla" è un termine che è stato preso poi con un altro significato in un altro periodo storico: solo una persona ignorante (nel senso che ignora la storia) può ritenere che nell'inno di Mameli ci sia un qualsivoglia richiamo al fascismo. E' come dire che un popolo celtico che aveva la svastica come simbolo religioso adorava involontariamente il nazismo...
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Iscritto dal: Oct 2003
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La cosa è comunque fittizia, tanto nelle poche occasioni ufficiali in cui l'inno viene cantato ci si ferma alla prima strofa, al sangue polacco, a Ferruccio o a Legnano credo ci sia arrivato una volta Paolo Limiti nella sua trasmissione
Stessa cosa vale per l'inno tedesco, solo che lì le strofe aggressiv-militariste sono le prime due, e si canta solo la terza. Detto questo, tranne rare esecuzioni è veramente un inno bruttino: fosse per me, vicinanze politiche al fascismo a parte, L'inno a Roma sarebbe molto meglio (il Nabucco no, dal sangue polacco agli Ebrei in fuga ci si allontanerebbe ancora di più dal tema
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G.G. "Il tutto è falso" In letargo intermittente... Comunque vi si legge, ogni tanto ci si desta |
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Il Nabucco è bello, ma non c'entrerebbe proprio una stramazza
Il nostro inno è orrido, però teniamocelo, non cambiamo almeno quello. Abbiamo tanti altri problemi a cui pensare... |
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Appunto, mica si può mettere un brano come inno nazionale solo perchè è "bello", a sto punto mettiamoci la "nona" di Beethoven, o il "Lago dei cigni"....
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L'inno italiano è semplicemente orrendo...
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Non parliamo poi del testo! Essendo l'inno nazionale italiano... beh... mi sembra assolutamente ridicolo. Bah!
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Pronta la nuova versione
L’Austria cambia il suo inno: troppo maschilista di WALTER RAUHE BERLINO – Wolfgang Amadeus Mozart, Gustav Mahler, Sigmund Freud, Niki Lauda: tutti cittadini emeriti della repubblica austriaca che da anni li decanta anche nel suo inno nazionale. «Sei la patria di grandi figli», recita il testo redatto nel 1947 dalla poetessa Paula von Preradovic sulle note di una celebre melodia di Mozart. E ancora: «Cori di fratelli, giurano fedeltà alla patria dei padri», prosegue col tradizionale patos nazionalista, l’inno della repubblica alpina. Anche Maria Rauch-Kallat, ministro per la famiglia nel governo del cancelliere Wolfgang Schuessel, conosce a memoria le strofe del suo inno, ma non ne ha mai digerito il loro spirito profondamente «maschilista e discriminante nei confronti di tutte le donne austriache». A Vienna il ministro ha così presentato ieri una nuova versione politicamente corretta che innalza i valori dell’uguaglianza tra i sessi anche al testo dell’inno nazionale. In futuro, scolari, calciatori e politici austriaci non canteranno più «patria di grandi figli», bensì «patria di grandi figli e figlie». E il «giuramento della fedeltà» all’amata patria, non sarà più riservato solo ai «cori di fratelli», ma a tutti quanti, sorelle comprese. E già che ci siamo, la riforma dell’inno debellerà dal testo anche la definizione machista di «patria dei padri», con la più egualitaria Heimatland , la «terra natia». Di una modifica del sacro testo nazionale, si discute in Austria già da anni. Nel 1999 ad esempio, dopo i trionfi sportivi della nazionale femminile di sci ai campionati del mondo, alcune atlete trovavano piuttosto curioso il fatto di dover recitare un testo così maschilista al momento della consegna delle medaglie. Diversi partiti proposero una modifica del testo con l’introduzione anche di cadenze al femminile nell’inno, cosa però che non venne accettata dall’allora presidente della repubblica Klestil. L’attuale presidente Fischer invece sembra più propenso a rinunciare agli antichi privilegi maschili nell’inno nazionale e ad accogliere il disegno di legge presentato ieri dall’intraprendente ministro per la famiglia. Anche Mozart non avrà sicuramente nulla in contrario e l’Austria sarà così il primo paese al mondo con un inno egualitario. (Il Messaggero.it)
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l'inno non si cambia, ma dai..
Sennò possiamo cambiarlo ogni mese in base alla top 5 del momento :| Sai che bello in disco: Dj metti l'inno d'italia, che spacca :|
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Ciao ~ZeRO sTrEsS~ |
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