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Old 30-10-2009, 12:23   #1
frankytop
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L’Italia de noantri,pigra e tamarra.Eppur c’è speranza

Leggere L’Italia de noantri. Come siamo diventati tutti meridionali (Mondadori, pagg. 176, euro 18) di Aldo Cazzullo è come immergersi in un racconto dell’Italia quale lo avrebbe fatto oggi Giovannino Guareschi. Lui girava la Bassa in moto, Gilera o Guzzi non ricordo, scendeva a Roma in Cinquecento, come nel Corrierino delle Famiglie, e aveva i baffi. Aldo Cazzullo circola per Roma con lo scooter, poi si imbarca su un Frecciarossa verso Milano, e ha la testa liscia come una boccia. Lo sguardo però ha la stessa curiosità di Giovannino quando entra in un bar, ordina un panino, incontra un parroco; e non pretende di essere una tabula rasa, poiché si porta dietro la memoria di dov’è nato, il nonno, il paese.

Beninteso: un Guareschi non proprio di destra, anzi con qualche inevitabile scorza di sinistra tipica di chi abbia con le migliori intenzioni frequentato una qualunque scuola di giornalismo in Italia, piena di pensionati dell’Unità e di sindacalisti. Ma per il resto, ci ritrovo lo scrittore del Mondo piccolo, figlio di una maestra. Nessun disprezzo per noi italiani, ma spietato con chi non ha voglia di lavorare, chi è sciatto, chi è arrogante; senza mai sentirsi al riparo da questi difetti «meridionali» che ormai sono il vero cattivo comun denominatore d’Italia. (Cito: «Forse al Nord si evade il fisco meno che al Sud? Forse il traffico è meno congestionato e non si suona il clacson per strada? Forse al Nord non si paga il pizzo, non si pratica l'usura, non si sfrutta la prostituzione, non si cede al racket, non si accolgono gli investimenti della camorra?»).

Esiste però qualcosa di forte che si esprime quando meno ce lo si aspetta, qualcosa di antico e vitale, molto italiano. Soprattutto Aldo Cazzullo come Guareschi è un borghese, un piccolo borghese, con tutta l’apertura alare tipica immensa di questa specie animale che ha fatto grande l’Italia con il suo decoro e la sua decenza laboriosa non meno del proletariato e certo più delle grandi famiglie alto borghesi. Ovvio, Guareschi è inarrivabile, e non è possibile tirare il cronista piemontese-romano sullo stesso piedistallo: a Cazzullo, il più bravo insieme con Mattia Feltri della sua generazione di quarantenni, manca il lager, manca la persecuzione in carcere. Cazzullo, da inviato del Corriere della Sera, ha girato a fondo l’Italia, ha intervistato grandi e piccoli personaggi, soprattutto non ha mai smesso di essere piemontese, di Alba, di una famiglia borghese e seria. Il capitolo più divertente e pessimista è quello intitolato: «Gli italiani non hanno più voglia di lavorare». Non fornisce statistiche. Racconta episodi di vita quotidiana.

Esempio di mezza paginetta. «Alla stazione di Reggio Emilia... Nell’attesa faccio tappa al bar. Una volta i bar delle stazioni meno importanti erano poco più di chioschi. Il bar della stazione di Reggio Emilia è grande come un autogrill, anzi è un autogrill. “Cosa prende?”. Una spremuta d’arancia, grazie. “E no, la spremuta no”. Non ci sono arance? “Certo che ci sono arance. Ma abbiamo già pulito lo spremiagrumi”. Non potete usarlo e pulirlo di nuovo? “Ce lo pulisce lei?”. Perché mi tratta così? “Non la tratto male, perché dovrei, oltretutto lei è il primo bianco che servo da un’ora a questa parte, non vede che qui intorno sono tutti neri? E poi perché vuole proprio una spremuta?” Ho già preso troppi caffè. “Nessuno prende la spremuta di pomeriggio, fa malissimo sa? Al mattino oro, alla sera piombo. Le va bene un decaffeinato?”. La barista della stazione è un tipo sbrigativo ma simpatico. Semplicemente la barista non aveva una gran voglia di lavorare, o almeno di pulire lo spremiagrumi».

Il capitolo più bello è quello intitolato «I pazzi di Dio». È dedicato alla Chiesa, anzi ai preti su fino ai cardinali e ai due Papi degli ultimi tempi. Lui non nasconde di ritenere il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, la «personalità più forte emersa nella Chiesa italiana». In uno degli incontri annuali che Cazzullo ha con lui, Scola racconta di un parrocchiano malato di Sla, in grado di comunicare solo con le palpebre, che l’ha accolto attorniato da tre figli bambini con una tavoletta con le lettere dell’alfabeto, che il padre ha indicato con gli occhi a comporre una frase: «Io sono felice di vivere. E lei, patriarca? “Mi sono sentito un verme”». Anche per queste cose che accadono in Italia il post scriptum del libro si intitola: «La Speranza». Con molta parsimonia, ma speranza.

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Old 30-10-2009, 13:04   #2
AntonioBO
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Leggere L’Italia de noantri. Come siamo diventati tutti meridionali (Mondadori, pagg. 176, euro 18) di Aldo Cazzullo è come immergersi in un racconto dell’Italia quale lo avrebbe fatto oggi Giovannino Guareschi. Lui girava la Bassa in moto, Gilera o Guzzi non ricordo, scendeva a Roma in Cinquecento, come nel Corrierino delle Famiglie, e aveva i baffi. Aldo Cazzullo circola per Roma con lo scooter, poi si imbarca su un Frecciarossa verso Milano, e ha la testa liscia come una boccia. Lo sguardo però ha la stessa curiosità di Giovannino quando entra in un bar, ordina un panino, incontra un parroco; e non pretende di essere una tabula rasa, poiché si porta dietro la memoria di dov’è nato, il nonno, il paese.

Beninteso: un Guareschi non proprio di destra, anzi con qualche inevitabile scorza di sinistra tipica di chi abbia con le migliori intenzioni frequentato una qualunque scuola di giornalismo in Italia, piena di pensionati dell’Unità e di sindacalisti. Ma per il resto, ci ritrovo lo scrittore del Mondo piccolo, figlio di una maestra. Nessun disprezzo per noi italiani, ma spietato con chi non ha voglia di lavorare, chi è sciatto, chi è arrogante; senza mai sentirsi al riparo da questi difetti «meridionali» che ormai sono il vero cattivo comun denominatore d’Italia. (Cito: «Forse al Nord si evade il fisco meno che al Sud? Forse il traffico è meno congestionato e non si suona il clacson per strada? Forse al Nord non si paga il pizzo, non si pratica l'usura, non si sfrutta la prostituzione, non si cede al racket, non si accolgono gli investimenti della camorra?»).

Esiste però qualcosa di forte che si esprime quando meno ce lo si aspetta, qualcosa di antico e vitale, molto italiano. Soprattutto Aldo Cazzullo come Guareschi è un borghese, un piccolo borghese, con tutta l’apertura alare tipica immensa di questa specie animale che ha fatto grande l’Italia con il suo decoro e la sua decenza laboriosa non meno del proletariato e certo più delle grandi famiglie alto borghesi. Ovvio, Guareschi è inarrivabile, e non è possibile tirare il cronista piemontese-romano sullo stesso piedistallo: a Cazzullo, il più bravo insieme con Mattia Feltri della sua generazione di quarantenni, manca il lager, manca la persecuzione in carcere. Cazzullo, da inviato del Corriere della Sera, ha girato a fondo l’Italia, ha intervistato grandi e piccoli personaggi, soprattutto non ha mai smesso di essere piemontese, di Alba, di una famiglia borghese e seria. Il capitolo più divertente e pessimista è quello intitolato: «Gli italiani non hanno più voglia di lavorare». Non fornisce statistiche. Racconta episodi di vita quotidiana.

Esempio di mezza paginetta. «Alla stazione di Reggio Emilia... Nell’attesa faccio tappa al bar. Una volta i bar delle stazioni meno importanti erano poco più di chioschi. Il bar della stazione di Reggio Emilia è grande come un autogrill, anzi è un autogrill. “Cosa prende?”. Una spremuta d’arancia, grazie. “E no, la spremuta no”. Non ci sono arance? “Certo che ci sono arance. Ma abbiamo già pulito lo spremiagrumi”. Non potete usarlo e pulirlo di nuovo? “Ce lo pulisce lei?”. Perché mi tratta così? “Non la tratto male, perché dovrei, oltretutto lei è il primo bianco che servo da un’ora a questa parte, non vede che qui intorno sono tutti neri? E poi perché vuole proprio una spremuta?” Ho già preso troppi caffè. “Nessuno prende la spremuta di pomeriggio, fa malissimo sa? Al mattino oro, alla sera piombo. Le va bene un decaffeinato?”. La barista della stazione è un tipo sbrigativo ma simpatico. Semplicemente la barista non aveva una gran voglia di lavorare, o almeno di pulire lo spremiagrumi».

Il capitolo più bello è quello intitolato «I pazzi di Dio». È dedicato alla Chiesa, anzi ai preti su fino ai cardinali e ai due Papi degli ultimi tempi. Lui non nasconde di ritenere il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, la «personalità più forte emersa nella Chiesa italiana». In uno degli incontri annuali che Cazzullo ha con lui, Scola racconta di un parrocchiano malato di Sla, in grado di comunicare solo con le palpebre, che l’ha accolto attorniato da tre figli bambini con una tavoletta con le lettere dell’alfabeto, che il padre ha indicato con gli occhi a comporre una frase: «Io sono felice di vivere. E lei, patriarca? “Mi sono sentito un verme”». Anche per queste cose che accadono in Italia il post scriptum del libro si intitola: «La Speranza». Con molta parsimonia, ma speranza.

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Non è che poi i bauscia milanesi siano tanto più signori........
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"mo va a fer dal pugnàt!
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Old 30-10-2009, 13:24   #3
frankytop
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Non è che poi i bauscia milanesi siano tanto più signori........
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Come siamo diventati tutti meridionali (Mondadori, pagg. 176, euro 18) di Aldo Cazzullo
Come spiega l'articolo,l'essenziale è non meridionalizzarsi e non diventare tamarri perchè altrimenti è la fine delle possibilità di una esistenza ricca e di qualità.
Il bauscia può essere anche uno zotico (in una certa accezione del termine)ma mantiene delle qualità che sono opposte a quelle che il tamarro evidenzia con il suo atteggiamento.

Ultima modifica di frankytop : 30-10-2009 alle 13:37.
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Old 30-10-2009, 14:09   #4
dave4mame
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beh... rimane però un fatto.
lo stronzo che ti si presenta davanti 3 secondi dopo che hai pulito la macchinetta esiste.
sto gran bastardo gira tutta italia, e prima o poi, da livigno a canicattì... non ci sono storie; BARISTA TE LO BECCHI PURE TE!
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Old 30-10-2009, 14:16   #5
ceccoos
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Originariamente inviato da dave4mame Guarda i messaggi
beh... rimane però un fatto.
lo stronzo che ti si presenta davanti 3 secondi dopo che hai pulito la macchinetta esiste.
sto gran bastardo gira tutta italia, e prima o poi, da livigno a canicattì... non ci sono storie; BARISTA TE LO BECCHI PURE TE!
A me personalmente è successo in un supermercato al mare con la macchinetta per grattuggiare il formaggio...

Ora...capisco se lo chiedevo alle 18:50 ed il supermercato chiudeva alle 19:00...peccato che la mia richiesta era alle 11:00 del mattino e il supermercato chiudeva alle 20.00.....
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ANCHE IO TIFO TONIO LIUZZI - SOLO PUFFIN TI DARÀ, FORZA E GRINTA A VOLONTÀ
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Old 30-10-2009, 14:18   #6
AntonioBO
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Come spiega l'articolo,l'essenziale è non meridionalizzarsi e non diventare tamarri perchè altrimenti è la fine delle possibilità di una esistenza ricca e di qualità.
Il bauscia può essere anche uno zotico (in una certa accezione del termine)ma mantiene delle qualità che sono opposte a quelle che il tamarro evidenzia con il suo atteggiamento.
Fammi capire, vuoi dire che essere meridionale equivale ad essere tamarro? Stai offendendo più del 50% della popolazione di questo paese.
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Old 30-10-2009, 14:31   #7
ceccoos
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Fammi capire, vuoi dire che essere meridionale equivale ad essere tamarro? Stai offendendo più del 50% della popolazione di questo paese.
Pensa che quello che ha dato dei "coglioni" ad una percentuale simile è diventato presidente del consiglio.
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Old 30-10-2009, 14:32   #8
AntonioBO
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Pensa che quello che ha dato dei "coglioni" ad una percentuale simile è diventato presidente del consiglio.
Già.... non ci avevo pensato.....
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Old 30-10-2009, 14:40   #9
ConteZero
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Se il giornalista è una testa di cavolo che bagna il pane nei luoghi comuni della lega per guadargnarsi da vivere non è che devi per forza prendere per buono tutto quel che dice, Franky.
Se poi sei daccordo con quel che dice faccelo sapere, nel caso parte una bella segnalazione.
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Old 30-10-2009, 15:01   #10
Jammed_Death
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adoro quest'illusione di essere migliori che permea alcune persone del nord
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Old 30-10-2009, 15:23   #11
Wolfgang Grimmer
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adoro quest'illusione di essere migliori che permea alcune persone del nord
lol infatti.
Talmente tanto ligi e lavoratori che basta guardare lo sconvolt quiz delle iene per capire quanti tamarri padani 100% ci siano li da quelle parti.
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Old 30-10-2009, 15:29   #12
MadJackal
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lol infatti.
Talmente tanto ligi e lavoratori che basta guardare lo sconvolt quiz delle iene per capire quanti tamarri padani 100% ci siano li da quelle parti.
Ma basta chiedergli fino a dove si estende la padania
E sì che se lo dovrebbero essere ficcato in testa.
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командир роты - Quando la CAUSA chiama, l'esercito del male risponde!
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Old 30-10-2009, 15:47   #13
AntonioBO
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Ma basta chiedergli fino a dove si estende la padania
E sì che se lo dovrebbero essere ficcato in testa.
Ve la immaginate un'Italia senza il dialetto napoletano o romano? Un Italia senza Totò, De Filippo, Troisi, Fabrizi, Billi e Riva,Nino taranto, Gassman, Marcello Mastroianni, Sofia Loren, Gina Lollobrigida eccc ecc ecc........una tristezza infinita.
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Old 30-10-2009, 15:51   #14
Wolfgang Grimmer
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Ve la immaginate un'Italia senza il dialetto napoletano o romano? Un Italia senza Totò, De Filippo, Troisi, Fabrizi, Billi e Riva,Nino taranto, Gassman, Marcello Mastroianni, Sofia Loren, Gina Lollobrigida eccc ecc ecc........una tristezza infinita.
Consiglio questo film
http://www.gianfeliceimparato.it/fil...gianfelice.jpg

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Old 30-10-2009, 15:56   #15
Vedder
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mah, un testo che lascia il tempo che trova...generalizza un pò troppo...

che vuol dire "siamo diventati tutti meridionali" ?
come se i "nordici" non avessero i loro difetti...
che diversi del nord si credano superiori è vero (anche qui però non bisogna generalizzare, non è che tutti quelli del nord si sentano migliori...).
ma poi, fosse anche vero, il solo fatto di menarsela sarebbe indice di immaturità, e quindi un esempio da non seguire
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Old 30-10-2009, 17:02   #16
frankytop
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Fammi capire, vuoi dire che essere meridionale equivale ad essere tamarro? Stai offendendo più del 50% della popolazione di questo paese.
No,non c'è una equivalenza diretta,tant'è io ho amici meridionali,però volendo si può stabilire una correlazione statistica del legame ed io propendo,sulla base delle mie sperienze conoscitive personali,a stimare che i meriodionali hanno comportamenti più tamarri dei nordici.

Analizzarne il nesso causale è un'altra questione.
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Old 30-10-2009, 17:05   #17
frankytop
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Se il giornalista è una testa di cavolo che bagna il pane nei luoghi comuni della lega per guadargnarsi da vivere non è che devi per forza prendere per buono tutto quel che dice, Franky.
Se poi sei daccordo con quel che dice faccelo sapere, nel caso parte una bella segnalazione.
Toh,posso dirti subito che sono d'accordo con il giornalista in questione,ti spiace?
Fai partire pure la "bella" segnalazione,dal canto mio segnalerò la definizione gentile che hai dato al giornalista in questione che ho appena quotato.

Non è che io debba per forza giustificare le mie idee o cercare consensi sai e se non sei d'accordo amen.

Ultima modifica di frankytop : 30-10-2009 alle 17:15.
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Old 30-10-2009, 17:38   #18
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adoro quest'illusione di essere migliori che permea alcune persone del nord
Anche molte del sud se è per questo... Direi che almeno questo è un aspetto che unisce le italiche genti
Comunque, invece di scrivere tutta sta pappardella, il tizio poteva anche scrivere "non esistono più le mezze stagioni", non avrei colto differenze.
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Old 30-10-2009, 17:46   #19
Kundalini
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Leggere L’Italia de noantri. Come siamo diventati tutti meridionali (Mondadori, pagg. 176, euro 18) di Aldo Cazzullo è come immergersi in un racconto dell’Italia quale lo avrebbe fatto oggi Giovannino Guareschi. Lui girava la Bassa in moto, Gilera o Guzzi non ricordo, scendeva a Roma in Cinquecento, come nel Corrierino delle Famiglie, e aveva i baffi. Aldo Cazzullo circola per Roma con lo scooter, poi si imbarca su un Frecciarossa verso Milano, e ha la testa liscia come una boccia. Lo sguardo però ha la stessa curiosità di Giovannino quando entra in un bar, ordina un panino, incontra un parroco; e non pretende di essere una tabula rasa, poiché si porta dietro la memoria di dov’è nato, il nonno, il paese.

Beninteso: un Guareschi non proprio di destra, anzi con qualche inevitabile scorza di sinistra tipica di chi abbia con le migliori intenzioni frequentato una qualunque scuola di giornalismo in Italia, piena di pensionati dell’Unità e di sindacalisti. Ma per il resto, ci ritrovo lo scrittore del Mondo piccolo, figlio di una maestra. Nessun disprezzo per noi italiani, ma spietato con chi non ha voglia di lavorare, chi è sciatto, chi è arrogante; senza mai sentirsi al riparo da questi difetti «meridionali» che ormai sono il vero cattivo comun denominatore d’Italia. (Cito: «Forse al Nord si evade il fisco meno che al Sud? Forse il traffico è meno congestionato e non si suona il clacson per strada? Forse al Nord non si paga il pizzo, non si pratica l'usura, non si sfrutta la prostituzione, non si cede al racket, non si accolgono gli investimenti della camorra?»).

Esiste però qualcosa di forte che si esprime quando meno ce lo si aspetta, qualcosa di antico e vitale, molto italiano. Soprattutto Aldo Cazzullo come Guareschi è un borghese, un piccolo borghese, con tutta l’apertura alare tipica immensa di questa specie animale che ha fatto grande l’Italia con il suo decoro e la sua decenza laboriosa non meno del proletariato e certo più delle grandi famiglie alto borghesi. Ovvio, Guareschi è inarrivabile, e non è possibile tirare il cronista piemontese-romano sullo stesso piedistallo: a Cazzullo, il più bravo insieme con Mattia Feltri della sua generazione di quarantenni, manca il lager, manca la persecuzione in carcere. Cazzullo, da inviato del Corriere della Sera, ha girato a fondo l’Italia, ha intervistato grandi e piccoli personaggi, soprattutto non ha mai smesso di essere piemontese, di Alba, di una famiglia borghese e seria. Il capitolo più divertente e pessimista è quello intitolato: «Gli italiani non hanno più voglia di lavorare». Non fornisce statistiche. Racconta episodi di vita quotidiana.

Esempio di mezza paginetta. «Alla stazione di Reggio Emilia... Nell’attesa faccio tappa al bar. Una volta i bar delle stazioni meno importanti erano poco più di chioschi. Il bar della stazione di Reggio Emilia è grande come un autogrill, anzi è un autogrill. “Cosa prende?”. Una spremuta d’arancia, grazie. “E no, la spremuta no”. Non ci sono arance? “Certo che ci sono arance. Ma abbiamo già pulito lo spremiagrumi”. Non potete usarlo e pulirlo di nuovo? “Ce lo pulisce lei?”. Perché mi tratta così? “Non la tratto male, perché dovrei, oltretutto lei è il primo bianco che servo da un’ora a questa parte, non vede che qui intorno sono tutti neri? E poi perché vuole proprio una spremuta?” Ho già preso troppi caffè. “Nessuno prende la spremuta di pomeriggio, fa malissimo sa? Al mattino oro, alla sera piombo. Le va bene un decaffeinato?”. La barista della stazione è un tipo sbrigativo ma simpatico. Semplicemente la barista non aveva una gran voglia di lavorare, o almeno di pulire lo spremiagrumi».

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Tranquilli, ghe pensa lu.
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Jammed_Death
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Anche molte del sud se è per questo... Direi che almeno questo è un aspetto che unisce le italiche genti
Comunque, invece di scrivere tutta sta pappardella, il tizio poteva anche scrivere "non esistono più le mezze stagioni", non avrei colto differenze.
non è proprio allo stesso livello la cosa
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