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Old 29-10-2009, 12:45   #41
Beelzebub
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E' una questione di REPUTAZIONE.
Verso Facci puoi aver ragione, se uno è un cazzaro c'è una buona probabilità che il suo ennesimo articolo sia basato su inesattezze. Ma simmetricamente, questo significa che Travaglio avendo una reputazione ottima, sia praticamente immune dallo scrivere cazzate, e si parte dal presupposto che ciò che dice e scrive sia vero sempre e comunque. Non pensi che ci sia qualcosa che non va in questo?

Anche Marrazzo aveva un'ottima REPUTAZIONE... eppure...
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Old 29-10-2009, 12:52   #42
Jarni
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Verso Facci puoi aver ragione, se uno è un cazzaro c'è una buona probabilità che il suo ennesimo articolo sia basato su inesattezze. Ma simmetricamente, questo significa che Travaglio avendo una reputazione ottima, sia praticamente immune dallo scrivere cazzate, e si parte dal presupposto che ciò che dice e scrive sia vero sempre e comunque. Non pensi che ci sia qualcosa che non va in questo?
A questa conclusione arrivi tu, non certo io.
La critica non viene certo azzerata dalla reputazione, ma converrai che, tra i due, il giornalista migliore è Travaglio, che supera Facci di varie lunghezze...

Quote:
Anche Marrazzo aveva un'ottima REPUTAZIONE... eppure...
Eppure cosa? All'improvviso è diventato il peggiore dei pervertiti? Ma per favore...
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Old 29-10-2009, 13:13   #43
Beelzebub
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A questa conclusione arrivi tu, non certo io.
Arrivo a quella conclusione seguendo il tuo ragionamento... Se no spiega meglio...
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La critica non viene certo azzerata dalla reputazione, ma converrai che, tra i due, il giornalista migliore è Travaglio, che supera Facci di varie lunghezze...
Mai sostenuto il contrario, ma non si sta parlando di una gara di giornalismo tra Travaglio e Facci...
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Eppure cosa? All'improvviso è diventato il peggiore dei pervertiti? Ma per favore...
No no, ha fatto una splendida figura... e la sua reputazione ne esce benissimo... Ma per favore tu...
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Old 29-10-2009, 13:28   #44
Jarni
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Arrivo a quella conclusione seguendo il tuo ragionamento... Se no spiega meglio...
Non esiste il giornalista perfetto, solo vari livelli di grigio.
E' meglio, così?

Quote:
Mai sostenuto il contrario, ma non si sta parlando di una gara di giornalismo tra Travaglio e Facci...
Si parla di uno che, spesso e volentieri sostiene tesi assurde, e ci si chiede se questa volta sia stato folgorato sulla via di Damasco...
Io dico che è il solito vecchio Facci che scrive col solito metodo.

Quote:
No no, ha fatto una splendida figura... e la sua reputazione ne esce benissimo... Ma per favore tu...
Me lo paragoni a Mastella?
Jarni è offline  
Old 29-10-2009, 13:45   #45
dave4mame
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Città: Verona... finchè non mi buttano fuori :D
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E' una questione di REPUTAZIONE.

"Enzo Biagi, uno che piace solo alle vecchie e ai deficienti".
(Filippo Facci, macchianera.net,
12 dicembre 2006)

Perciò, ripeto, io dovrei perdere tempo con questo soggetto?
il solito vecchio giochino.
non potendo (o non essendo capaci di) screditare l'affermazione, si scredita chi la pronuncia.
dave4mame è offline  
Old 29-10-2009, 14:09   #46
dario fgx
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il primo è un post ricolmo di minchiate, l'unica cosa vera è che chi l'ha prodotto deve essersi messo a tempo pieno.
Sono curioso di sapere se chi ha postato tutte quelle fregnecce ha effettivamente avuto la pazienza di leggersele
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"E' dall'alto che ci dividono, è là in alto che inventano il pericolo ! "
dario fgx è offline  
Old 29-10-2009, 14:12   #47
MadJackal
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Ahhhh, ho capito.
Il solito vecchio giochino, si distrae l'attenzione dalle questioni VERE (polizia senza soldi, lodo ghedini che rischia di mandare in prescrizione centinaia di processi, mills condannato in secondo grado) e si torna a parlare di Travaglio, come se il problema fosse lui in questo paese.

E non lo fa solo il Giornale, lo si fa anche in questo forum vedo...
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командир роты - Quando la CAUSA chiama, l'esercito del male risponde!
MadJackal è offline  
Old 29-10-2009, 14:14   #48
^TiGeRShArK^
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Originariamente inviato da claudioborghi Guarda i messaggi
Vedi, a me poco importa dell'opinione dei giudici se abbia o meno commesso reato... anzi, siamo chiari, non ha commesso alcun reato.

Il punto e' che, reato accertato o meno, risulta invece accertato (ma non per l'opinione di un giudice, per prove documentali inoppugnabili e infatti non smentite da Di Pietro) che costui, mentre era PM, riceveva regali e "prestiti" degni di un satrapo. Metto fra virgolette "prestiti" perche' e' molto conveniente prendere dei soldi e poi restituirli quando il mio nome comincia ad essere accostato al benefattore... se lo faccio io sono uno preso con il sorcio in bocca, se lo fa Di Pietro e' un prestito.

Cito dal libro di Imposimato:

E’ poi assolutamente naturale che chi compra casa gli amici facciano a gara nel fare prestiti per qualche centinaia di milioni, naturalmente senza alcun interesse e tantomeno stabilendo delle antipatiche date di restituzione. Seguendo questa nobile consuetudine, che testimoniava tutto il suo affetto per il magistrato, anche D’Adamo, nel 1991, è corso inm aiuto a Di Pietro quando costui decise di acquistare la casa in quel di Curno (Bergamo). Gli versò qualcosina più di cento milioni che gli furono restituiti senza interessi, tre anni dopo, ma in contanti. E dentro una scatola.

http://orizzonteinfinito.blogspot.co...it-2parte.html

E questa storia dei regali e dei prestiti, come ho avuto modo enne volte di ripetere, mi basta per qualificare l'uomo, INDIPENDENTEMENTE dalla qualificazione della cosa come reato o meno fatta dal collega giudice.

Se un mio collega va a trans ma professionalmente e' impeccabile non me ne frega nulla... se scopro che prende regali "strani" invece per me e' fuori...

Notare che adesso in Lombardia sta venendo fuori un bel casino per un tipo (tale Grossi) che pare distribuisse orologi da decine di migliaia di euro a pioggia... Se verra' fuori che se li prendevano (come pare) anche gente di centrodestra, per me non cambia nulla... fuori dalle palle.
se E' ACCERTATO che qualcuno prende regali per qualche fine, e che quindi tali regali non siano tali ma siano in funzione del corrispettivo, allora è un CRIMINALE se agisce contro la legge per onorare quanto ottenuto con quei regali.
Un pò come il giudice METTA, la cui corruzione con i soldi della FININVEST tramite PREVITI è ACCERTATA.
Nel caso di Di Pietro invece l'unica cosa ACCERTATA è che lui NON ha favorito alcuno per quei PRESTITI.
Se non capite nemmeno questa BANALE e SEMPLICE differenza allora vuol dire che è del tutto inutile discutere.
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^TiGeRShArK^ è offline  
Old 29-10-2009, 14:15   #49
rgart
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il solito vecchio giochino.
non potendo (o non essendo capaci di) screditare l'affermazione, si scredita chi la pronuncia.
invece in questo caso è il contrario... l'affermazione perde valore dato il soggetto che la produce...

perchè se io prendo un soggetto illibato che dice qualcosa e non potendolo sbugiardare lo denigro personalmente è un conto; se invece prendo un personaggio molto discutibile, come anche tu ammetti, allora anche i suoi argomenti partiranno da un pregiudizio fondato.

Infine sono cose che dice in loop da anni... e negli anni smentite con fatti, solo che starli a riprendere è difficile dato che non ho una agenda... Non è che ripetere 100 volte la stessa cosa la fa diventare vera...
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Old 29-10-2009, 14:19   #50
sander4
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se E' ACCERTATO che qualcuno prende regali per qualche fine, e che quindi tali regali non siano tali ma siano in funzione del corrispettivo, allora è un CRIMINALE se agisce contro la legge per onorare quanto ottenuto con quei regali.
Un pò come il giudice METTA, la cui corruzione con i soldi della FININVEST tramite PREVITI è ACCERTATA.
Nel caso di Di Pietro invece l'unica cosa ACCERTATA è che lui NON ha favorito alcuno per quei PRESTITI.
Se non capite nemmeno questa BANALE e SEMPLICE differenza allora vuol dire che è del tutto inutile discutere.
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Old 29-10-2009, 14:20   #51
Beelzebub
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Me lo paragoni a Mastella?
Perchè, Mastella prima delle sue vicende aveva un'ottima reputazione? Dai, lascia perdere...

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se E' ACCERTATO che qualcuno prende regali per qualche fine, e che quindi tali regali non siano tali ma siano in funzione del corrispettivo, allora è un CRIMINALE se agisce contro la legge per onorare quanto ottenuto con quei regali.
Un pò come il giudice METTA, la cui corruzione con i soldi della FININVEST tramite PREVITI è ACCERTATA.
Nel caso di Di Pietro invece l'unica cosa ACCERTATA è che lui NON ha favorito alcuno per quei PRESTITI.
Se non capite nemmeno questa BANALE e SEMPLICE differenza allora vuol dire che è del tutto inutile discutere.
Il maiuscolo sarebbe da evitare in un forum, anche se "a singhiozzo"...
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Old 29-10-2009, 14:33   #52
Vincenzo1968
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L’associazione dei giornalisti tedeschi (DJV) conferisce il premio per la libertà di stampa a Marco Travaglio
Quote:
I sette membri del consiglio direttivo federale della DJV, l’associazione dei giornalisti tedeschi, quest’anno hanno assegnato il premio per la libertà di stampa al giornalista e autore italiano Marco Travaglio.

Michael Konken, presidente federale della DJV, ha motivato la decisione dichiarando: “Assegnamo il premio a Marco Travaglio, un collega che si è contraddistinto per il coraggio critico e l’impegno dimostrato nel combattere per la libertà di stampa in Italia.”

Travaglio ha saputo denunciare pubblicamente i tentativi dei politici italiani, in particolare di Silvio Berlusconi, di influenzare il lavoro dei media e di ostacolare lo sviluppo di un giornalismo critico. Le critiche di Travaglio si sono orientate anche ai colleghi italiani con lo scopo di incoraggiarli a non sottomettersi alla censura. “Il premio della DJV per la libertà di stampa è il riconoscimento più adatto a Marco Travaglio,” ha dichiarato Konken. “Travaglio deve dare coraggio ai giornalisti italiani affinché possano svolgere la loro funzione di vigilanza e non cadano vittima di intimidazioni”.

Il premio della DJV per la libertà di stampa consiste in 7.500 Euro e sarà conferito a Marco Travaglio a Berlino alle 18:30 del 28 aprile 2009 presso il Palazzo della Bundespressekonferenz (ufficio stampa federale). I rappresentanti dei media sono invitati a partecipare alla cerimonia.

Con questo premio la DJV onora personalità o istituzioni che si impegnano in prima persona in battaglie per il mantenimento e la creazione della libertà di stampa. I precedenti vincitori sono stati il giornalista serbo Miroslav Filipovic, la giornalista russa Olga Kitowa e la redazione del giornale “Berliner Zeitung”. Filipovic ha ricevuto il premio per aver scoperto i crimini di guerra serbi in Kosovo, Kitowa è stata premiata per la sua difficile battaglia contro la corruzione in Russia e la redazione del “Berliner Zeitung” per l’impegno dimostrato nel difendere la libertà di stampa in Germania e l’indipendenza editoriale da Mecom Group, la casa editrice che l’ha rilevata.
Marco Travaglio riceve il “Premio per la libertà di stampa”
Quote:
I premi in onore della libertà di stampa normalmente vanno a giornalisti che operano in regimi non democratici o semi-democratici, piuttosto raramente a giornalisti di paesi fondatori dell’UE. Ma altrettanto fuori dal comune è l’uomo che martedì scorso è stato insignito del “Premio per la libertà di stampa” dall’Associazione dei Giornalisti Tedeschi.

Il giornalista italiano Marco Travaglio è temuto quasi ugualmente dalla destra e dalla sinistra. Si è inimicato il miliardario delle tv e presidente del consiglio Silvio Berlusconi facendo ricerche sulle origini oscure della sua ricchezza e continua ancora a infastidire gli uomini del suo entourage evidenziando i loro rapporti con la mafia. Ma si è fatto nemici anche a sinistra, quando ha pubblicato le intercettazioni telefoniche di alcuni dei suoi esponenti più in vista. E di recente il quotidiano di sinistra liberale “Repubblica” lo ha attaccato duramente. Il quarantaquattrenne torinese, che si considera liberale, ha iniziato la sua carriera nella stampa cattolica, è diventato il protetto del grande anziano del giornalismo italiano Indro Montanelli (di destra) e oggi cura delle rubriche su giornali nazionali e su internet. Si impegna costantemente per un giornalismo di precisione artigianale. Nel libro “La scomparsa dei fatti” ha documentato con dovizia di particolari il modo in cui nei media l’opinione e gli interessi sostituiscano sempre di più l’indagine. Un libro che meriterebbe di essere tradotto in tante lingue…
Qualcuno può postare i premi vinti da Filippo Facci o da Vittorio Feltri?
Vincenzo1968 è offline  
Old 29-10-2009, 14:42   #53
claudioborghi
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Quote:
Originariamente inviato da ^TiGeRShArK^ Guarda i messaggi
se E' ACCERTATO che qualcuno prende regali per qualche fine, e che quindi tali regali non siano tali ma siano in funzione del corrispettivo, allora è un CRIMINALE se agisce contro la legge per onorare quanto ottenuto con quei regali.
No, per me uno che riveste un ruolo delicato i regali non li deve ricevere E BASTA. Se vale per uno che lavora in banca a maggior ragione deve valere per un PM.

Tant'e' vero che Imposimato, che e' stato giudice corretto e quindi puo' legittimamente sdegnarsi della condotta di Di Pietro, si puo' permettere di scrivere (senza venire querelato)

Di Pietro e D’Adamo: i fatti non lasciano spazi a dubbi: Fra i due un legame c’era e era un legame forte. Non ci sono dubbi neppure sulla “beneficenza” che Di Pietro ha ricevuto da D’Adamo in termini di prestiti senza interessi e senza condizioni per la loro restituzione, di auto, case, telefonini, vestiti, alberghi, biglietti aerei e via dicendo. E ciò rende plausibile che l’imprenditore potesse parlare liberamente con il suo amico magistrato e quindi prospettargli anche l’opportunità di avere un occhio di riguardo per colui, Pacini Battaglia, che così munificamente gli veniva incontro in un momento di grave crisi delle sue crisi commerciali. E questa – si badi bene – è soltanto un ipotesi riduttiva, valida se proprio si vuole dubitare su quanto affermato dall’ingegnere, e cioè che sia stato proprio Di Pietro ad indirizzarlo al banchiere, in quanto, presso di lui, avrebbe trovato “porte aperte”.
Di Pietro e Pacini Battaglia: l’indagine della Procura milanese a carico del faccendiere italo-svizzero venne gestita in maniera quasi esclusiva dal sostituto procuratore Antonio Di Pietro: I fatti ci dicono molte cose. Ad esempio che, nell’ambito di questa conduzione personalizzata:
- Pacini Battaglia, pur raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare, non soffrì alcuna carcerazione;
- Lo stesso Pacini acquisì lo “status” di collaboratore d’ufficio guidato da Di Pietro, ma si limitò nella sostanza a confermare fatti e personaggi già emersi nell’inchiesta milanese. Nel frattempo, però, continuò nella sua opera devastante di corruzione giudiziaria e di rafforzamento del presidio giudiziario da lui creato almeno fino al 1996, come scopriranno i pubblici ministeri di Perugia;
- Nei confronti dei conti privati di Pacini Battaglia non vennero mai concluse rogatorie internazionali. Ciò è vero anche per la sua banca, la Karfinco, suo vero e principale “strumento di lavoro”;
- Molte delle rogatorie richieste vennero classificate come non urgenti e quindi di ordinaria amministrazione;
- In alcuni casi allo stesso Pacini Battaglia venne consentito, tramite il suo legale, l’avv. Lucibello, di conoscere in anticipo le tematiche che sarebbero state affrontate negli interrogatori;
- Nessun controllo venne mai svolto sulla documentazione che il banchiere versava negli atti, così che lo stesso poté anche produrre materiale artefatto o precostituito;
- Nessuna seria indagine venne mai fatta nei confronti di Roger Francio, principoale collaboratore di Pacini Battaglia;
- Nessun controllo venne mai fatto neppure sulle persone fisiche che erano terminali delle operazioni bancarie di Pacini. In questo modo non si riuscì ad individuare i beneficiari di queste operazioni fra i quali spiccano proprio i nomi di Lorenzo Necci e di tutti coloro che saranno inquisiti solo tre anni dopo dalla magistratura di La Spezia;
- Nel frattempo Pacini Battaglia sembrava interessato proseguire i suoi rapporti privilegiati col suo antico “inquisitore” divenuto ministro, liberandolo dalla presenza ingombrante di un suo collaboratore, un magistrato torinese, Mario Cicala


Tu sei sicuro che tutti questi FATTI citati da Imposimato e mai smentiti in nessuna sede non sarebbero stati degni di finire in un processino cosi' almeno ci si chiarivano un po' le idee? No, per Di Pietro non stava bene e quindi tutto archiviato in udienza preliminare... Mi sarebbe piaciuto se al posto di Di Pietro ci fosse stato un altro...
claudioborghi è offline  
Old 29-10-2009, 14:46   #54
Vincenzo1968
Bannato
 
Iscritto dal: Mar 2008
Città: Villabate(PA)
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Vorrei far notare che Di Pietro per i suoi guai giudiziari si è difeso in tribunale e non dal tribunale(come farebbe qualunque persona seria in un paese serio):

http://www.voglioscendere.ilcannocch...travaglio.html


...
Di Pietro annuncia che se ne andrà a tutto il pool di mani pulite, Borrelli tenta un’ultima volta di trattenerlo, ma invano. Il 2 dicembre D’Ambrosio tenta ancora di trattenere Di Pietro, Emilio Fede nello stesso giorno annuncia che Di Pietro si dimetterà e cita un biglietto manoscritto senza firma, il 5 dicembre il TG1 conferma che Di Pietro se ne va e il 6 dicembre Di Pietro conclude la requisitoria del processo Enimont e poi si leva la toga e se ne va davvero. Dopodiché viene invitato a Arcore da Berlusconi, che gli propone di entrare in Forza Italia e di diventare il numero due di Forza Italia e poi gli dice di scegliersi un incarico istituzionale: o capo dei servizi segreti, o capo di questa autorità anticorruzione, insomma quello che vuole glielo danno, perché? Perché è l’uomo più popolare d’Italia. Di Pietro dice no, dice che non intende fare politica subito, perché ha appena smesso di fare il magistrato e comunque, se la facesse, non la farebbe in un partito già esistente, né tantomeno nel partito di colui che lui stesso ha appena incriminato per corruzione della Guardia di Finanza e quindi da questo momento Berlusconi smette di difendere pubblicamente Di Pietro e i suoi giornali e le sue televisioni cominciano a massacrarlo, fino a quando, con opportune denunce portate o fatte portare, si riesce a attivare una serie innumerevole di processi contro Di Pietro a Brescia che dureranno due anni e terranno Di Pietro per due anni fuori dalla politica: perché? Perché è evidente che uno che ha detto che non bisogna fare politica da indagati, essendo indagato lui, non può certamente contraddirsi e conseguentemente aspetterà di essere prosciolto da tutto per poter entrare in politica dopo le elezioni del 96, quelle vinte da Prodi, alle quali lui non partecipa, perché in campagna elettorale era ancora sotto processo, non era stato ancora prosciolto e invece verrà prosciolto durante la campagna elettorale e allora accetterà poi il Ministero dei Lavori Pubblici nel primo governo Prodotti, salvo poi ridimettersi nuovamente nel momento in cui verrà di nuovo indagato a Brescia per un’altra storia, un altro dossier: il dossier D’Adamo /Pacini Battaglia.


http://www.voglioscendere.ilcannocch...t/1990211.html

Parole del premier israeliano Olmert dopo le sue dimissioni in seguito a un'indagine giudiziaria che lo riguarda:

Sono fiero di appartenere a uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge, ma nemmeno al di sotto. Se devo scegliere fra me, la consapevolezza di essere innocente, e il fatto che restando al mio posto possa mettere in grave imbarazzo il Paese che amo e che ho l’onore di rappresentare, non ho dubbi: mi faccio da parte perché anche il primo ministro dev’essere giudicato come gli altri. Dimostrerò che le accuse di corruzione sono infondate da cittadino qualunque.


Tutti pazzi(all'epoca) per Di Pietro:

Gianfranco Fini: “L’avviso di garanzia a Craxi non è solo la fine di un leader, ma anche la fine ingloriosa di un egime in cui i segretari dei partiti di governo hanno accumulato negli anni più otere di qualsiasi dittatore. La celta dei pm di Milano di emettere l’avviso di garanzia all’indomani delle lezioni amministrative dimostra che la agistratura milanese non fa politica, contrariamente a quanto sostenuto roprio dal segretario socialista” (Ansa, 15-12-92). “L’avviso di garanzia ad Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa è la fine del regime: lo dimostra l'autentico boato che ha salutato la notizia da me data alle migliaia di veronesi che affollavano il mio comizio… Pare proprio che il sistema si reggesse sulle tangenti e sulle organizzazioni criminali” (27-3-93).
“Ormai mi sento a disagio nel frequentare questo Parlamento: chiederò ai gruppi parlamentari missini di valutare l'opportunità di non partecipare più ai lavori della Camera e del Senato” (Ansa, 28-3-93). “La gente i tangentisti li vuole in galera” (5-6-94). “Sono lieto che Di Pietro abbia detto di aver indagato in tutte le direzioni, io non ne avevo mai dubitato” (La Repubblica, 30-10-94).

Umberto Bossi: “Sulle tangenti auguriamo al giudice Di Pietro di andare avanti a tutta manetta. Senza la Lega, ora Di Pietro sarebbe in un pilastro di cemento armato” (Ansa, 20-12 92). “Berlusconi sbaglia ad accusare i giudici di averlo colpito in base al principio della responsabilità oggettiva. Se così fosse, avrebbero dovuto avvisarlo già molti mesi fa, quando sono stati inquisiti i primi uomini Fininvest” (il Giornale, 23-11-94).

Rocco Buttiglione: “La classe dirigente del partito (la Dc, nda) è da tempo sotto accusa a causa della corruzione dell’intero sistema politico. In un altro paese un politico onesto lancerebbe il suo guanto di sfida ai dirigenti e farebbe appello alla base democristiana, conducendo una battaglia interna al partito. In Italia, però, questo non è possibile perché i capi, saggiamente, hanno usato il denaro delle tangenti per comprarsi la base. Buona parte delle tessere sono fasulle” (Ansa, 25-10-92).
“Se dietro le inchieste sulla corruzione c’è una manovra politica, non solo non è un’attenuante, ma un’aggravante per la politica. Se fosse giusta la convinzione che in Italia è del tutto impossibile che uno dei potenti sia chiamato a rispondere dei suoi misfatti da un giudice che fa semplicemente il suo mestiere, allora vorrebbe dire che la corruzione del sistema è giunta al limite estremo” (La Stampa, 27-8-92).

Roberto Castelli: “A Craxi avrei voluto gridare: ‘Bettino, dov’è finita la fontana sparita a Milano?’” (Corriere della Sera, 4-8-93). “Non posso credere alla malattia di Craxi. Piuttosto condivido l’opinione di chi propone che Craxi sia posto sotto tutela coatta” (Ansa, 22-10-’97).

Maurizio Gasparri: “Per noi Di Pietro è un mito” (23-7-94). “Di Pietro è meglio di Mussolini” (7-5-94).

Ignazio La Russa. “Calcoli politici di Di Pietro? Mai. Chi lo pensa è in malafede. Starei per dire che è un farabutto”(6-12-94).

Carlo Giovanardi: “Caro Di Pietro, sento il dovere di ringraziarLa per la professionalità ed il senso della misura con il quale conduce la difficile inchiesta a Lei affidata. Voglio esprimerLe la piena solidarietà per la coraggiosa azione Sua e dei Suoi colleghi, perché sappia che all’interno del cosiddetto Palazzo, ai piani alti come ai piani bassi, c’è chi fa il tifo per Lei. Perché, come giustamente Lei ha affermato in una intervista, il problema non è quello di criminalizzare entità astratte come i partiti: qui si tratta di aiutare gli onesti e le persone per bene, che sono in tutti i partiti, a difendersi dall’aggressione dei disonesti che con il malaffare lucrano ingenti risorse, parti delle quali vengono investite per comprare consenso politico e via così in una spirale perversa. E… la moneta cattiva scaccia quella buona. Finchè qualcuno, provvidenzialmente, non toglie dalla circolazione i falsari. Grazie dunque per il Suo impegno da un deputato Dc che … crede sia ancora possibile dimostrare che non è da ingenui avere fiducia nelle istituzioni” (lettera aperta diffusa in migliaia di copie tramite l’agenzia “Centralità – Area Forlani”, 20-5-1992).

Paolo Pillitteri: “Di Pietro è una persona positiva, buona, cordiale, per quanto può esserlo uno che fa arrestare le persone” (L’Espresso, 28-6-92). “I pm sono l’accusa e devono battersi per la verità. Se Arnaldo (Forlani) nega l’evidenza, il pm si arrabbia. Il processo Cusani è diventato il processo al sistema, l’ho visto tutto in tv, è stato un grande momento di cinema verità” (La Stampa, 19-12-93).

Cesare Previti: “Di Pietro dimostra ancora una volta d’essere un grande personaggio, la cui coerenza merita rispetto e ammirazione” (7-12-94).

Gaetano Pecorella: “Le amicizie di un giudice (Di Pietro, nda), la sua vita privata, non possono essere usate per invocare irregolarità processuali. Gli unici rilievi che si possono legittimamente sollevare riguardano il rispetto delle regole alle quali gli inquirenti si devono attenere. E su questo fronte, finora, non mi sembra sia emerso nulla di rilevante” (11-9-92).

Carlo Taormina: “Squillante manovrava la giustizia a favore dei potenti. In quanto a Previti, la sua posizione è indifendibile sul piano politico: non c’è avvocato al mondo che ha visto mai nella sua vita una parcella di quelle dimensioni (i 21 miliardi per la causa Imi-Sir, nda). Dovrebbe dimettersi da parlamentare per affrontare come qualsiasi altro cittadino la vicenda che lo riguarda. Quella che sta venendo alla luce è solo una minima parte del marcio che si è sedimentato oltre ogni limite a Roma” (La Stampa, 7-6 96); “Berlusconi deve fare non uno, ma dieci passi indietro, perché il suo conflitto permanente di interessi tra politica e magistratura da una parte, e la ricerca di una personale libertà dai processi dall’altra, impedisce la soluzione della questione giustizia… Il comportamento di Berlusconi è concussivo: strumentalizza milioni di voti, condizionando lo sblocco dei lavori della Bicamerale all’assoluzione in uno sterminato numero di processi o pretendendo spedizioni punitive contro i magistrati che si azzardano a intraprendere azioni penali per gravissime corruzioni giudiziarie…Ora la misura è colma” (Ansa, 11-5-98).

Per non dire dell'innamoramento di Berlusconi che tentò di ingaggiarlo nella sua squadra:

Tratto dall'articolo di Marco Travaglio I voltagabbana di Tangentopoli pubblicato su Micromega:

Forza Italia, Forza Di Pietro. Nessuna traccia, nelle esternazioni berlusconiane di allora, del mefistofelico complotto ordito da Mani Pulite e Botteghe Oscure per “eliminare i partiti liberaldemocratici e portare al potere i comunisti”. Anche perché di comunisti in circolazione, a Milano, il pool ne aveva lasciati pochini. “Sono molto orgoglioso - confessava il Cavaliere il 5 febbraio ’93 - di essere uscito dal settore delle opere pubbliche da vent’anni. Se avevo fiutato le tangenti? Me le hanno chieste! Ne sono uscito perchè era un sistema che giudicavo inaccettabile”. Replay ancora più esplicito nel discorso della “discesa in campo”, con calza di nylon e finta libreria: “La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e al sistema del finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica” (26-1-94). Niente golpe: autoaffondamento e finanziamento illegale.

Vinte le elezioni, Berlusconi tenta di ingaggiare Di Pietro “nella mia squadra”, come ministro dell’Interno. Il pm rifiuta, ma lui gli promette, per il futuro, il posto di capo della Polizia o dei servizi segreti. Cariche, queste, che difficilmente si offrono a un golpista. “Questo governo - annuncia presentando la “squadra” al Senato - è schierato dalla parte dell’opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna.
Da questo governo non verrà mai messa in discussione l’indipendenza dei magistrati” (16-5-94). Poi lo scandalo della Guardia di Finanza, il decreto Biondi, l’arresto del fratello Paolo e il famoso invito a comparire. Primo firmatario: Di Pietro. La prova decisiva del complotto e dell’accanimento persecutorio? Nemmeno per sogno, anche perché il primo che si dimette non è Berlusconi: è Di Pietro. “Un magistrato – lo piange il Cavaliere - che si è conquistato con il suo lavoro il rispetto degli italiani… Le sue inchieste esprimevano una grande ansia di verità. Le sue dimissioni lasciano l’amaro in bocca” (6-12-94). “Di Pietro in politica potrebbe essere un’ottima cosa... La sua spinta alla moralizzazione sarebbe un patrimonio prezioso per il Paese… Ho sempre riconosciuto il ruolo svolto dai magistrati nella lotta al sistema perverso della Prima Repubblica. E le tv e i giornali della Fininvest sono sempre stati in prima linea nel difendere i magistrati e in particolare Antonio Di Pietro. Dal Tg5 al Tg4 a Panorama a Epoca al Giornale.

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Old 29-10-2009, 14:48   #55
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No, per me uno che riveste un ruolo delicato i regali non li deve ricevere E BASTA. Se vale per uno che lavora in banca a maggior ragione deve valere per un PM.

Tant'e' vero che Imposimato, che e' stato giudice corretto e quindi puo' legittimamente sdegnarsi della condotta di Di Pietro, si puo' permettere di scrivere (senza venire querelato)

Di Pietro e D’Adamo: i fatti non lasciano spazi a dubbi: Fra i due un legame c’era e era un legame forte. Non ci sono dubbi neppure sulla “beneficenza” che Di Pietro ha ricevuto da D’Adamo in termini di prestiti senza interessi e senza condizioni per la loro restituzione, di auto, case, telefonini, vestiti, alberghi, biglietti aerei e via dicendo. E ciò rende plausibile che l’imprenditore potesse parlare liberamente con il suo amico magistrato e quindi prospettargli anche l’opportunità di avere un occhio di riguardo per colui, Pacini Battaglia, che così munificamente gli veniva incontro in un momento di grave crisi delle sue crisi commerciali. E questa – si badi bene – è soltanto un ipotesi riduttiva, valida se proprio si vuole dubitare su quanto affermato dall’ingegnere, e cioè che sia stato proprio Di Pietro ad indirizzarlo al banchiere, in quanto, presso di lui, avrebbe trovato “porte aperte”.
Di Pietro e Pacini Battaglia: l’indagine della Procura milanese a carico del faccendiere italo-svizzero venne gestita in maniera quasi esclusiva dal sostituto procuratore Antonio Di Pietro: I fatti ci dicono molte cose. Ad esempio che, nell’ambito di questa conduzione personalizzata:
- Pacini Battaglia, pur raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare, non soffrì alcuna carcerazione;
- Lo stesso Pacini acquisì lo “status” di collaboratore d’ufficio guidato da Di Pietro, ma si limitò nella sostanza a confermare fatti e personaggi già emersi nell’inchiesta milanese. Nel frattempo, però, continuò nella sua opera devastante di corruzione giudiziaria e di rafforzamento del presidio giudiziario da lui creato almeno fino al 1996, come scopriranno i pubblici ministeri di Perugia;
- Nei confronti dei conti privati di Pacini Battaglia non vennero mai concluse rogatorie internazionali. Ciò è vero anche per la sua banca, la Karfinco, suo vero e principale “strumento di lavoro”;
- Molte delle rogatorie richieste vennero classificate come non urgenti e quindi di ordinaria amministrazione;
- In alcuni casi allo stesso Pacini Battaglia venne consentito, tramite il suo legale, l’avv. Lucibello, di conoscere in anticipo le tematiche che sarebbero state affrontate negli interrogatori;
- Nessun controllo venne mai svolto sulla documentazione che il banchiere versava negli atti, così che lo stesso poté anche produrre materiale artefatto o precostituito;
- Nessuna seria indagine venne mai fatta nei confronti di Roger Francio, principoale collaboratore di Pacini Battaglia;
- Nessun controllo venne mai fatto neppure sulle persone fisiche che erano terminali delle operazioni bancarie di Pacini. In questo modo non si riuscì ad individuare i beneficiari di queste operazioni fra i quali spiccano proprio i nomi di Lorenzo Necci e di tutti coloro che saranno inquisiti solo tre anni dopo dalla magistratura di La Spezia;
- Nel frattempo Pacini Battaglia sembrava interessato proseguire i suoi rapporti privilegiati col suo antico “inquisitore” divenuto ministro, liberandolo dalla presenza ingombrante di un suo collaboratore, un magistrato torinese, Mario Cicala


Tu sei sicuro che tutti questi FATTI citati da Imposimato e mai smentiti in nessuna sede non sarebbero stati degni di finire in un processino cosi' almeno ci si chiarivano un po' le idee? No, per Di Pietro non stava bene e quindi tutto archiviato in udienza preliminare... Mi sarebbe piaciuto se al posto di Di Pietro ci fosse stato un altro...
E torna a coppi 'cu ll'asu i mazzi.
è accertato che di pietro non ha favorito alcuno per quei prestiti.
Previti invece ha corrotto un giudice con i soldi della fininvest.
Mi spieghegeresti su cosa altro si sarebbe dovuto indagare nel caso di Di Pietro?
Mah...
è incredibile, non risco a capacitarmi di come si possa difendere a spada tratta un corruttore e attaccare in questo modo una persona assolutamente innocente che è stato già accertato che non ha fatto nulla di male e che ha rischiato anche di morire per mano dei mafiosi.
ah..
forse una spiegazione c'è..
basterebbe pensare a chi è stato a fondare forza italia e al plebiscito che ha ottenuto in una certa regione proprio subito dopo la cessazione delle stragi di mafia.

P.S. Va bene ora che ho scritto senza maiuscoli?
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Old 29-10-2009, 14:50   #56
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invece in questo caso è il contrario... l'affermazione perde valore dato il soggetto che la produce...

perchè se io prendo un soggetto illibato che dice qualcosa e non potendolo sbugiardare lo denigro personalmente è un conto; se invece prendo un personaggio molto discutibile, come anche tu ammetti, allora anche i suoi argomenti partiranno da un pregiudizio fondato.

Infine sono cose che dice in loop da anni... e negli anni smentite con fatti, solo che starli a riprendere è difficile dato che non ho una agenda... Non è che ripetere 100 volte la stessa cosa la fa diventare vera...
sono certo che riuscirai a trovare puntuale smentita di quello che afferma.
vero?
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Old 29-10-2009, 14:59   #57
rgart
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sono certo che riuscirai a trovare puntuale smentita di quello che afferma.
vero?
si e se ne è parlato più volte nel forum, penso che vi sia la smentita di di pietro e di travaglio magari non a tutti i punti, ma a quelli più controversi...

però io non vengo pagato per cercarla e per cui non spreco ore così... se mi paghi te le cerco volentieri
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Old 29-10-2009, 15:08   #58
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è accertato che di pietro non ha favorito alcuno per quei prestiti.
Siamo sfasati... io ragiono con la mia testa, tu ragioni con quella dei giudici.
Se uno spara ad un altro a sangue freddo e lo vedo con i miei occhi e il giudice (magari suo collega) dice che non e' vero, per te "e' accertato" che non ha sparato, per me no.

Qui ci sono dei fatti (che tu ti ostini a voler ignorare) che per chiunque altro avrebbero comportato un rinvio a giudizio (perche' tu ti riempi la bocca con l'"accertamento", ma l'"accertamento" si fa in un processo, mentre per Di Pietro questo processo non si e' mai fatto, sempre fermato ai preliminari ).

Ecco cosa scrive Imposimato:

Qualunque mortale, con metà di quegli elementi, non solo sarebbe stato rinviato a giudizio, ma quasi certamente condannato. Tanto più che chi era accusato rifiutò pervicacemente di sottoporsi a un confronto pubblico.

E' un'opinione ovviamente, qualificata ma pur sempre un'opinione.

PER ME, non importa ne il mancato rinvio a giudizio (quindi "accertato" col fischio... se non rinvii a giudizio non "accerti" la colpevolezza come e' accaduto con Berlusconi nel lodo mondadori ma nemmeno l'innocenza che rimane giuridicamente presunta come da costituzione, molli il colpo e basta) ne se avesse o meno favorito qualcuno. UNO CHE ACCETTA QUEI REGALI E QUEI FAVORI mentre e' magistrato SECONDO ME si qualifica da solo, anche se poi non favorisce nessuno.

Tu continua pure a mettere la testa sotto la sabbia e far finta di non vedere.
claudioborghi è offline  
Old 29-10-2009, 15:48   #59
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Siamo sfasati... io ragiono con la mia testa, tu ragioni con quella dei giudici.
Se uno spara ad un altro a sangue freddo e lo vedo con i miei occhi e il giudice (magari suo collega) dice che non e' vero, per te "e' accertato" che non ha sparato, per me no.

Qui ci sono dei fatti (che tu ti ostini a voler ignorare) che per chiunque altro avrebbero comportato un rinvio a giudizio (perche' tu ti riempi la bocca con l'"accertamento", ma l'"accertamento" si fa in un processo, mentre per Di Pietro questo processo non si e' mai fatto, sempre fermato ai preliminari ).

Ecco cosa scrive Imposimato:

Qualunque mortale, con metà di quegli elementi, non solo sarebbe stato rinviato a giudizio, ma quasi certamente condannato. Tanto più che chi era accusato rifiutò pervicacemente di sottoporsi a un confronto pubblico.

E' un'opinione ovviamente, qualificata ma pur sempre un'opinione.

PER ME, non importa ne il mancato rinvio a giudizio (quindi "accertato" col fischio... se non rinvii a giudizio non "accerti" la colpevolezza come e' accaduto con Berlusconi nel lodo mondadori ma nemmeno l'innocenza che rimane giuridicamente presunta come da costituzione, molli il colpo e basta) ne se avesse o meno favorito qualcuno. UNO CHE ACCETTA QUEI REGALI E QUEI FAVORI mentre e' magistrato SECONDO ME si qualifica da solo, anche se poi non favorisce nessuno.

Tu continua pure a mettere la testa sotto la sabbia e far finta di non vedere.
Chi mette la testa sotto la sabbia non sono certo io.
Di Pietro, a differenza di qualcuno, si è difeso nella sede OPPORTUNA ed è stato ACCERTATA la sua totale estraneità a quello che gli volete attribuire (tra l'altro ancora non si è capito COSA gli contestate dato che non ha fatto ASSOLUTAMENTE NULLA).
Continua pure a difendere i CRIMINALI ACCERTATI e a fare processi contro gli ACCERTATI INNOCENTI.
Riquoto quanto detto da vincenzo dato che mi sa che repetita iuvant.
Quote:
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Vorrei far notare che Di Pietro per i suoi guai giudiziari si è difeso in tribunale e non dal tribunale(come farebbe qualunque persona seria in un paese serio):

http://www.voglioscendere.ilcannocch...travaglio.html


...
Di Pietro annuncia che se ne andrà a tutto il pool di mani pulite, Borrelli tenta un’ultima volta di trattenerlo, ma invano. Il 2 dicembre D’Ambrosio tenta ancora di trattenere Di Pietro, Emilio Fede nello stesso giorno annuncia che Di Pietro si dimetterà e cita un biglietto manoscritto senza firma, il 5 dicembre il TG1 conferma che Di Pietro se ne va e il 6 dicembre Di Pietro conclude la requisitoria del processo Enimont e poi si leva la toga e se ne va davvero. Dopodiché viene invitato a Arcore da Berlusconi, che gli propone di entrare in Forza Italia e di diventare il numero due di Forza Italia e poi gli dice di scegliersi un incarico istituzionale: o capo dei servizi segreti, o capo di questa autorità anticorruzione, insomma quello che vuole glielo danno, perché? Perché è l’uomo più popolare d’Italia. Di Pietro dice no, dice che non intende fare politica subito, perché ha appena smesso di fare il magistrato e comunque, se la facesse, non la farebbe in un partito già esistente, né tantomeno nel partito di colui che lui stesso ha appena incriminato per corruzione della Guardia di Finanza e quindi da questo momento Berlusconi smette di difendere pubblicamente Di Pietro e i suoi giornali e le sue televisioni cominciano a massacrarlo, fino a quando, con opportune denunce portate o fatte portare, si riesce a attivare una serie innumerevole di processi contro Di Pietro a Brescia che dureranno due anni e terranno Di Pietro per due anni fuori dalla politica: perché? Perché è evidente che uno che ha detto che non bisogna fare politica da indagati, essendo indagato lui, non può certamente contraddirsi e conseguentemente aspetterà di essere prosciolto da tutto per poter entrare in politica dopo le elezioni del 96, quelle vinte da Prodi, alle quali lui non partecipa, perché in campagna elettorale era ancora sotto processo, non era stato ancora prosciolto e invece verrà prosciolto durante la campagna elettorale e allora accetterà poi il Ministero dei Lavori Pubblici nel primo governo Prodotti, salvo poi ridimettersi nuovamente nel momento in cui verrà di nuovo indagato a Brescia per un’altra storia, un altro dossier: il dossier D’Adamo /Pacini Battaglia.


http://www.voglioscendere.ilcannocch...t/1990211.html

Parole del premier israeliano Olmert dopo le sue dimissioni in seguito a un'indagine giudiziaria che lo riguarda:

Sono fiero di appartenere a uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge, ma nemmeno al di sotto. Se devo scegliere fra me, la consapevolezza di essere innocente, e il fatto che restando al mio posto possa mettere in grave imbarazzo il Paese che amo e che ho l’onore di rappresentare, non ho dubbi: mi faccio da parte perché anche il primo ministro dev’essere giudicato come gli altri. Dimostrerò che le accuse di corruzione sono infondate da cittadino qualunque.


Tutti pazzi(all'epoca) per Di Pietro:

Gianfranco Fini: “L’avviso di garanzia a Craxi non è solo la fine di un leader, ma anche la fine ingloriosa di un egime in cui i segretari dei partiti di governo hanno accumulato negli anni più otere di qualsiasi dittatore. La celta dei pm di Milano di emettere l’avviso di garanzia all’indomani delle lezioni amministrative dimostra che la agistratura milanese non fa politica, contrariamente a quanto sostenuto roprio dal segretario socialista” (Ansa, 15-12-92). “L’avviso di garanzia ad Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa è la fine del regime: lo dimostra l'autentico boato che ha salutato la notizia da me data alle migliaia di veronesi che affollavano il mio comizio… Pare proprio che il sistema si reggesse sulle tangenti e sulle organizzazioni criminali” (27-3-93).
“Ormai mi sento a disagio nel frequentare questo Parlamento: chiederò ai gruppi parlamentari missini di valutare l'opportunità di non partecipare più ai lavori della Camera e del Senato” (Ansa, 28-3-93). “La gente i tangentisti li vuole in galera” (5-6-94). “Sono lieto che Di Pietro abbia detto di aver indagato in tutte le direzioni, io non ne avevo mai dubitato” (La Repubblica, 30-10-94).

Umberto Bossi: “Sulle tangenti auguriamo al giudice Di Pietro di andare avanti a tutta manetta. Senza la Lega, ora Di Pietro sarebbe in un pilastro di cemento armato” (Ansa, 20-12 92). “Berlusconi sbaglia ad accusare i giudici di averlo colpito in base al principio della responsabilità oggettiva. Se così fosse, avrebbero dovuto avvisarlo già molti mesi fa, quando sono stati inquisiti i primi uomini Fininvest” (il Giornale, 23-11-94).

Rocco Buttiglione: “La classe dirigente del partito (la Dc, nda) è da tempo sotto accusa a causa della corruzione dell’intero sistema politico. In un altro paese un politico onesto lancerebbe il suo guanto di sfida ai dirigenti e farebbe appello alla base democristiana, conducendo una battaglia interna al partito. In Italia, però, questo non è possibile perché i capi, saggiamente, hanno usato il denaro delle tangenti per comprarsi la base. Buona parte delle tessere sono fasulle” (Ansa, 25-10-92).
“Se dietro le inchieste sulla corruzione c’è una manovra politica, non solo non è un’attenuante, ma un’aggravante per la politica. Se fosse giusta la convinzione che in Italia è del tutto impossibile che uno dei potenti sia chiamato a rispondere dei suoi misfatti da un giudice che fa semplicemente il suo mestiere, allora vorrebbe dire che la corruzione del sistema è giunta al limite estremo” (La Stampa, 27-8-92).

Roberto Castelli: “A Craxi avrei voluto gridare: ‘Bettino, dov’è finita la fontana sparita a Milano?’” (Corriere della Sera, 4-8-93). “Non posso credere alla malattia di Craxi. Piuttosto condivido l’opinione di chi propone che Craxi sia posto sotto tutela coatta” (Ansa, 22-10-’97).

Maurizio Gasparri: “Per noi Di Pietro è un mito” (23-7-94). “Di Pietro è meglio di Mussolini” (7-5-94).

Ignazio La Russa. “Calcoli politici di Di Pietro? Mai. Chi lo pensa è in malafede. Starei per dire che è un farabutto”(6-12-94).

Carlo Giovanardi: “Caro Di Pietro, sento il dovere di ringraziarLa per la professionalità ed il senso della misura con il quale conduce la difficile inchiesta a Lei affidata. Voglio esprimerLe la piena solidarietà per la coraggiosa azione Sua e dei Suoi colleghi, perché sappia che all’interno del cosiddetto Palazzo, ai piani alti come ai piani bassi, c’è chi fa il tifo per Lei. Perché, come giustamente Lei ha affermato in una intervista, il problema non è quello di criminalizzare entità astratte come i partiti: qui si tratta di aiutare gli onesti e le persone per bene, che sono in tutti i partiti, a difendersi dall’aggressione dei disonesti che con il malaffare lucrano ingenti risorse, parti delle quali vengono investite per comprare consenso politico e via così in una spirale perversa. E… la moneta cattiva scaccia quella buona. Finchè qualcuno, provvidenzialmente, non toglie dalla circolazione i falsari. Grazie dunque per il Suo impegno da un deputato Dc che … crede sia ancora possibile dimostrare che non è da ingenui avere fiducia nelle istituzioni” (lettera aperta diffusa in migliaia di copie tramite l’agenzia “Centralità – Area Forlani”, 20-5-1992).

Paolo Pillitteri: “Di Pietro è una persona positiva, buona, cordiale, per quanto può esserlo uno che fa arrestare le persone” (L’Espresso, 28-6-92). “I pm sono l’accusa e devono battersi per la verità. Se Arnaldo (Forlani) nega l’evidenza, il pm si arrabbia. Il processo Cusani è diventato il processo al sistema, l’ho visto tutto in tv, è stato un grande momento di cinema verità” (La Stampa, 19-12-93).

Cesare Previti: “Di Pietro dimostra ancora una volta d’essere un grande personaggio, la cui coerenza merita rispetto e ammirazione” (7-12-94).

Gaetano Pecorella: “Le amicizie di un giudice (Di Pietro, nda), la sua vita privata, non possono essere usate per invocare irregolarità processuali. Gli unici rilievi che si possono legittimamente sollevare riguardano il rispetto delle regole alle quali gli inquirenti si devono attenere. E su questo fronte, finora, non mi sembra sia emerso nulla di rilevante” (11-9-92).

Carlo Taormina: “Squillante manovrava la giustizia a favore dei potenti. In quanto a Previti, la sua posizione è indifendibile sul piano politico: non c’è avvocato al mondo che ha visto mai nella sua vita una parcella di quelle dimensioni (i 21 miliardi per la causa Imi-Sir, nda). Dovrebbe dimettersi da parlamentare per affrontare come qualsiasi altro cittadino la vicenda che lo riguarda. Quella che sta venendo alla luce è solo una minima parte del marcio che si è sedimentato oltre ogni limite a Roma” (La Stampa, 7-6 96); “Berlusconi deve fare non uno, ma dieci passi indietro, perché il suo conflitto permanente di interessi tra politica e magistratura da una parte, e la ricerca di una personale libertà dai processi dall’altra, impedisce la soluzione della questione giustizia… Il comportamento di Berlusconi è concussivo: strumentalizza milioni di voti, condizionando lo sblocco dei lavori della Bicamerale all’assoluzione in uno sterminato numero di processi o pretendendo spedizioni punitive contro i magistrati che si azzardano a intraprendere azioni penali per gravissime corruzioni giudiziarie…Ora la misura è colma” (Ansa, 11-5-98).

Per non dire dell'innamoramento di Berlusconi che tentò di ingaggiarlo nella sua squadra:

Tratto dall'articolo di Marco Travaglio I voltagabbana di Tangentopoli pubblicato su Micromega:

Forza Italia, Forza Di Pietro. Nessuna traccia, nelle esternazioni berlusconiane di allora, del mefistofelico complotto ordito da Mani Pulite e Botteghe Oscure per “eliminare i partiti liberaldemocratici e portare al potere i comunisti”. Anche perché di comunisti in circolazione, a Milano, il pool ne aveva lasciati pochini. “Sono molto orgoglioso - confessava il Cavaliere il 5 febbraio ’93 - di essere uscito dal settore delle opere pubbliche da vent’anni. Se avevo fiutato le tangenti? Me le hanno chieste! Ne sono uscito perchè era un sistema che giudicavo inaccettabile”. Replay ancora più esplicito nel discorso della “discesa in campo”, con calza di nylon e finta libreria: “La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e al sistema del finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica” (26-1-94). Niente golpe: autoaffondamento e finanziamento illegale.

Vinte le elezioni, Berlusconi tenta di ingaggiare Di Pietro “nella mia squadra”, come ministro dell’Interno. Il pm rifiuta, ma lui gli promette, per il futuro, il posto di capo della Polizia o dei servizi segreti. Cariche, queste, che difficilmente si offrono a un golpista. “Questo governo - annuncia presentando la “squadra” al Senato - è schierato dalla parte dell’opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna.
Da questo governo non verrà mai messa in discussione l’indipendenza dei magistrati” (16-5-94). Poi lo scandalo della Guardia di Finanza, il decreto Biondi, l’arresto del fratello Paolo e il famoso invito a comparire. Primo firmatario: Di Pietro. La prova decisiva del complotto e dell’accanimento persecutorio? Nemmeno per sogno, anche perché il primo che si dimette non è Berlusconi: è Di Pietro. “Un magistrato – lo piange il Cavaliere - che si è conquistato con il suo lavoro il rispetto degli italiani… Le sue inchieste esprimevano una grande ansia di verità. Le sue dimissioni lasciano l’amaro in bocca” (6-12-94). “Di Pietro in politica potrebbe essere un’ottima cosa... La sua spinta alla moralizzazione sarebbe un patrimonio prezioso per il Paese… Ho sempre riconosciuto il ruolo svolto dai magistrati nella lotta al sistema perverso della Prima Repubblica. E le tv e i giornali della Fininvest sono sempre stati in prima linea nel difendere i magistrati e in particolare Antonio Di Pietro. Dal Tg5 al Tg4 a Panorama a Epoca al Giornale.
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Old 29-10-2009, 16:02   #60
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Tu continua pure a mettere la testa sotto la sabbia e far finta di non vedere.
Questa è grossa!



http://www.hwupgrade.it/forum/showpo...4&postcount=30

Liberazione, 22 ottobre 2009:

Risponda, Senatur!

Correva l’anno 1998. La Padania, organo della Lega Nord, scatenava
una vera e propria campagna contro Berlusconi, chiamato, senza
perifrasi, «mafioso». E ricostruiva le tappe della fulminea,
stupefacente ascesa economica del caudillo. Della querela sporta da
Berlusconi non si seppe più nulla. Salvo che, poco dopo, il nemico
giurato diventò il più fidato degli alleati. A cosa si dovette questa
repentina conversione? E su cosa è fondato l’asse di ferro che regge il
governo del Paese?

http://www.funize.com/images/frontpa...5dff70ab69.pdf

Articoli de La Padania:

http://www.alain.it/2009/04/15/berlu...-padania-1998/


La Fininvest è nata da Cosa Nostra – Matteo Mauri – 27 Ottobre 1998
Parla meneghino ma è di Palermo – 22 Luglio 1998
Silvio riciclava i Soldi della Mafia – 7 Luglio 1998
C’è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile – Davide Caparini – 25 Novembre 1999
Imprenditore o politico è il momento della scelta – Chiara Garofano – 8 Novembre 1998
Fu Craxi a spingere Berlusconi in politica – 5 Maggio 1998
Un biscione di miliardi in Svizzera – Emilio Parodi – 3 Novembre 1998
Le sedici cassaforti occulte – Max Parisi – 29 Settembre 1998
Soldi sporchi nei forzieri del Berlusca – 2 Luglio 1998
Così il biscione si mise la coppola – 10 Luglio 1998
Le gesta di Lucky Berlusca – Max Parisi – 30 Agosto 1998
Berlusconi Mafioso? 11 domande al cavaliere per negarlo. – Max Parisi – 8 Luglio 1998
Vincenzo1968 è offline  
 Discussione Chiusa


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