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Città: Pavia.. a volte Milano o Como...talora Buccinasco! Firenze fino al 15/7
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in secondo luogo da quel che ho capito gli operai non e la prendono solo con la proprietà ma anche con gli enti localiche hanno fatto promesse e speculato sulla loro pelle. terzo, è ovvio che se potessero la grana ce la metterebbero, ma per un operaio (di Milano) 7000 € non son bruscolini, e nessuno quei soldi te li dà. Infine, ci sono i soldi pubblci per mille e altre mille CAGATE e non ci sono per provvedere a queste situazioni? poco credibile.
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"Le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia che da una piccola". (Adolf Hitler) "Se sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre. se sei al duomo ti tirano il duomo". (cit. un mio amico )
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#42 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2005
Messaggi: 2659
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come mai un operaio tedesco prende di piu di un italiano ? non sono daccordo che i soldi nessuno li da, se l'azienda è sana e c'è un possibile sviluppo ci sono persone interessate, solo che vista la vicenda probabilmente staranno aspettando gli accordi con lo stato in modo da sborsare il meno possibile e specularci su pure loro, siamo in italia e qui funziona così piaccia o non piaccia ! |
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#43 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2002
Città: Pavia.. a volte Milano o Como...talora Buccinasco! Firenze fino al 15/7
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il contributo di Ichino
http://www.corriere.it/cronache/09_a...4f02aabc.shtml Innse, i riti stanchi e gli operai traditi Le vicende di questo genere si sono susseguite sempre secondo lo stesso logoro schema Caro Direttore, che brutto spettacolo quello dello sgombero della Innse di Lambrate, la gloriosa fabbrica della Lambretta alle porte di Milano, con le forze dell’ordine che per disposizione del giudice allontanano gli ultimi 49 lavoratori (dei 2.000 dei tempi d’oro) rimasti a difendere il posto con le unghie e coi denti! È mai possibile che, dopo mezzo secolo in cui vicende di questo genere si sono susseguite sempre secondo lo stesso logoro schema, ancora non abbiamo imparato ad affrontare le crisi industriali con metodi un po’ più moderni? Oggi la Innse, domani forse la Ideal Standard di Brescia, ieri cento altri casi analoghi, primo per importanza quello dell’Alfa Romeo di Arese. E sempre lo stesso copione: con il titolare che vuole chiudere lo stabilimento o ridurre l’attività, i lavoratori che vedono la prospettiva del licenziamento come una catastrofe economica e professionale, i loro rappresentanti sindacali che denunciano il carattere speculativo della manovra e dimostrano dati alla mano gli orizzonti di riconversione ecologica e immancabile prosperità che si dischiuderebbero all’azienda se solo non fosse in mano a un imprenditore inetto e vorace. Talora l’imprenditore è effettivamente incapace o inaffidabile; ma il problema si pone proprio perché non se ne trova uno migliore, pronto a rilevare l’azienda. Se l’imprenditore è incapace o inaffidabile, invitare i lavoratori a rimanergli attaccati a tutti i costi equivale a condurli in un vicolo cieco. Le crisi industriali vanno affrontate in modo totalmente diverso. Pensiamo a come potrebbero andare le cose se i lavoratori coinvolti non vedessero la sola possibilità di salvezza nell’aggrapparsi al vecchio posto di lavoro. Se, come accade nei Paesi del nord-Europa, la perdita del vecchio posto non significasse affatto una catastrofe personale e familiare, ma fosse accompagnata, al contrario, da un robusto sostegno del reddito e soprattutto da un investimento sulla professionalità del lavoratore capace di incrementare il suo appeal nel mercato del lavoro. In Italia questa prospettiva stenta a prendere piede, perché prevale l’idea che il mercato del lavoro funzioni malissimo, sia una trappola infernale per i lavoratori. Ma le cose non stanno così. In un articolo in corso di pubblicazione in un quaderno della rivista ItalianiEuropei. Gabriella Lusvarghi — capo di una delle maggiori società italiane di outplacement— mostra convincentemente come, in tempi normali, qualsiasi lavoratore che abbia perso il posto possa essere ricollocato in modo appropriato nel giro di tre-sei mesi. Nel corso di una recessione grave come quella attuale questi tempi medi si allungano, ovviamente; ma anche nella congiuntura negativa il mercato del lavoro continua a produrre quotidianamente contratti in grande quantità. Solo in provincia di Milano, in un anno normale come il 2007, i nuovi contratti di lavoro sono stati 200mila. In un anno di crisi nera come il 2009 si stima che la riduzione sia intorno al 15 per cento: quest’anno a Milano le assunzioni risulteranno dunque pur sempre intorno alle 170mila. Perché mai, in questo mercato, non dovrebbe essere possibile ricollocare appropriatamente gli ultimi 49 lavoratori della Innse? Perché non si tenta neppure di farlo, come se fosse un obiettivo irrealistico? Pensiamo, per esempio, a un ordinamento e a un sindacato che, invece di proporsi di impedire i licenziamenti per ragioni economiche od organizzative, li subordinassero all’obbligo per l’imprenditore di attivare a sue spese un servizio efficiente di outplacement e di integrare il trattamento di disoccupazione dei lavoratori licenziati per il tempo necessario al reperimento della nuova occupazione: in questo modo si responsabilizzerebbe sul serio l’imprenditore riguardo al costo sociale delle sue scelte di ristrutturazione o di chiusura dell’azienda. E si attiverebbe un potente incentivo economico all’efficienza ed efficacia dei servizi di ricerca del nuovo posto e di riqualificazione mirata: se l’operazione sarà gestita bene, nel giro di sei mesi o un anno i lavoratori saranno tutti appropriatamente ricollocati e ampiamente indennizzati, con un costo accettabile per l’impresa. Contro questa soluzione milita un’idea vecchia e molto inadeguata ai tempi: quella secondo cui le scelte di ristrutturazione o chiusura di un’azienda non dovrebbero essere lasciate all’imprenditore, perché spettano, in realtà, alla collettività. Di fatto, questa idea si traduce nell’antica prassi di ritardare il più possibile anche i licenziamenti inevitabili ricorrendo alla Cassa integrazione, così disincentivando i lavoratori dall’attivarsi per il reperimento della nuova occupazione e dando spazio alle loro illusioni circa la possibilità che il vecchio lavoro riprenda, anche quando le probabilità che questo accada sono ridotte a zero. Non sarebbe meglio per tutti rispettare la libertà dell’impresa, vincolando quest’ultima soltanto, ma seriamente, a farsi carico fino in fondo dei costi sociali delle sue scelte? Pietro Ichino 05 agosto 2009 E' tutto sensato ma è un libro dei sogni a metà: senza le condizioni di ri-qualificazione, ammortizzatori sociali, mercato del lavoro che plausibilmente ri-assorba dei 50enni per quanto ri-qualificati, tutto ciò è una chimera. E inutile e ingiusto chiedere che siano gli operati a fare "la prima mossa" perchè è ovvio che se la prenderebbero in quel posto.
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Iscritto dal: May 2002
Città: Pavia.. a volte Milano o Como...talora Buccinasco! Firenze fino al 15/7
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Tanto che la liberalizzazione del mercato del lavoro (legge Treu e poi legge Biagi) furono viste come una manna dal cielo. peccato però che abbia ammazzato i consumi interni.
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#46 | |
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Non ci si può sperticare nelle lodi al capitalismo selvaggio (quello "alla Bush", che già Obama sta sulle scatole ai liberali) e poi guardare altrove o piangere per i 49 dipendenti dell'IMMSE quanto il capitalismo "sbatte" contro gli italiani. Il comunismo s'è distrutto puntando il dito sul male fatto dai regimi sovietici (che col comunismo c'entra come il cavolo a merenda), forse è ora che la gente inizi a capire che anche il capitalismo ammazza, e lo fa in modo molto più spietato (lasciando morir di fame la gente). In Italia si stava tuttosommato bene quando ancora gli stipendi erano dignitosi, quando il posto di lavoro era a tempo indeterminato e quando c'era una certa stabilità. S'è voluto vendere tutto alla ricerca di qualche soldo facile all'inizio (Confindustria ringrazia e si prepara a colonizzare l'Africa) col risultato che gli italiani non hanno i soldi per comprare alcunché, col risultato sempre più evidente che non comprano... e le ditte o chiudono o vanno dove riescono a restare concorrenziali (anche a scapito della qualità, tanto chi compra compra al risparmio). Dopo tanti anni di sogni lisergici a base del capitalismo (che non potevamo permetterci) ecco il conto. Ora tornano tutti ad essere comunisti duri e puri... e se non gli riesce diventeranno briganti... perché la pancia vuota è difficile da chetare. La lezione, per tutti, è questa... ecco dove vi porta l'assenza di una visione più estesa e l'incapacità di pensare "e se un giorno ci fossi io dall'altra parte ?". Votate e continuate a prendervela coi fannulloni del sud, a breve anche voi ingrosserete le loro fila.
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A casa ho almeno sette PC, in firma non ci stanno
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#47 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2005
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#48 | |
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#49 |
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Senior Member
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Alla maggioranza degli italiani. (mi sono lasciato prendere un po'la mano)
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#50 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2007
Messaggi: 1625
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Io vorrei sapere chi è quell'idiota che ha venduto una fabbrica che valeva milioni per uno sputo.
Cioè, comprata per 700.000 euro, hanno venduto un paio di macchine e ne anno già ricavati 2 milioni.... Doveva essere un vero pollo Detto questo, la fabbrica è del proprietario quindi fa quello che vuole...........................con quello che resta dopo l'incendio
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#51 | |
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Città: WOLF 389 VULCANO ** Ho scelto di vivere per sempre............................ per ora ci sono riuscito.
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#52 |
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Iscritto dal: Jun 2007
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#53 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2000
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#54 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2007
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Quell'articolo dice esattamente quello che dico io...
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#55 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2000
Città: WOLF 389 VULCANO ** Ho scelto di vivere per sempre............................ per ora ci sono riuscito.
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Dal canto suo Stefano Genta, il proprietario dell’azienda («acquisita sull’orlo del falli*mento a 750 mila euro» ricor*da la Cgil) deve ad Aedes una consistente somma per l’affitto dell’area. Di qui la causa della stessa Aedes.
Si eh? |
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#56 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2007
Messaggi: 1625
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Non posso quotarti il pezzo perché sono sul cellulare, ma se leggi un pò meglio lo trovi dove c'è scritto il vero valore di quella fabbrica...che ovviamente non è nella sua produzione...
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#57 |
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Bannato
Iscritto dal: Jan 2007
Città: Verona... finchè non mi buttano fuori :D
Messaggi: 3224
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veramente il valore dell'attività non è scritto da nessuna parte.
e senza conosce lo stato patrimoniale qualunque affermazione è una sparacazzata. |
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#58 |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 1999
Città: Milano
Messaggi: 848
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Intanto mi fà piacere che questo post si sia animato, qualcuno che ha voglia di ragionare in sto paese ancora c'è!
Sembra che oggi il consiglio provinciale di Milano abbia chiesto (imposto?) che vengano allontanate la forze dell'ordine (che ci fanno lì?) che venga aperto un tavolo di trattative con la propietà, con l'obiettivo di riprendere la produzione, il fermo dello smantellamento delle macchine.Mi sembra che 5(?) siano già state smantellate e Genta non vuol sentirne di non venderle! Anche quella sottospecie di imprenditore oggi ha fatto una conferenza in cui si diceva disposto a trattare, (non con le RSU) punto fermo le suddette macchine già vendute. Ciao |
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#59 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
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Non chiamate "imprenditore" chi non è imprenditore...al massimo lo si può chiamare "commissario liquidatore".
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We are the flame and darkness fears us ! |
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#60 | |
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Junior Member
Iscritto dal: Mar 2008
Messaggi: 19
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nessuno ha fatto notare un dettgliuccio mica da niente:
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Ergo, è l'ennesima storia di speculatore protetto da ignoranti e prepotenti. L'ennesimo vampiro approfittatore pronto a mangiare sulla pelle di 50 lavoratori onesti.
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In cerca di una firma |
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