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#141 | |
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Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 5390
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No, sono convinto che in una guerra per il petrolio iraniano, con usa e israele da una parte e iran, cina, india e russia dall'altra, i primi ne uscirebbero con le ossa rotte e questo darebbe il via libera all'occupazione militare di taiwan |
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#142 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14094
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Mica perchè sono pacifisti..ci sono giganteschi interessi e c'è una robusta flotta americana a presidio. In futuro vi potrebbe essere un'unificazione (pacifica) e concordata, come avvenne con Honk Kong o Macao. La Cina avrebbe serie difficoltà a sbarcare nell'isola anche se non ci fossero gli americani..con la flotta americana poi è impossibile. Ecco perchè io escludo una cosa del genere: è folle...e i cinesi non sono folli, sono pragmatici.
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#143 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14094
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Per favore. Parliamo dell'Iran che è meglio...tanto potremmo andare avanti fino a settembre senza venirne a capo.
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#144 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 5390
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già combat fly simulator http://www.payvand.com/news/05/apr/1096.html http://www.iags.org/n0115042.htm http://www.eai.in/blog/2009/05/india...n-us-iran.html http://www.indianexpress.com/oldStory/65043/ bye Ultima modifica di yossarian : 16-06-2009 alle 00:04. |
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#145 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14094
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Ho letto in 3 sec. i tuoi link (è tardi)
Ti suggerisco i Romulani. Di contratti e di interessi reciproci ce ne sono quante ne vuoi. poi tra India e Usa il rapporto è strettissimo. Uno a caso. http://en.wikinews.org/wiki/India_an...fuel_agreement Tu prendi gli accordi petroliferi e su quelli ci imbastisci degli scenari, a mio avviso leggermente forzati., diciamo così. Certo che il petrolio è importante, ma non è la causa di tutte le guerre e di tutti i conflitti.
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#146 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 5390
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http://www.payvand.com/news/05/mar/1150.html di tutti no; di quelli dove c'è si (tipo iraq, ad esempio) Ultima modifica di yossarian : 16-06-2009 alle 00:40. |
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#147 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2006
Messaggi: 1464
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Grafici come questo non promettono bene in proposito:
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#148 | |||||||||||||
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Germania
Messaggi: 26110
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Tradotto: "can che abbaia non morde". Tanto non si rassegnano, come avevo pronosticato (visto, lowenz? Comunque son d'accordo con te su tutta la linea. Quote:
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Sempre per una questione di coerenza, eh! Io non chiedo null'altro che coerenza in primis. ![]() Quote:
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Poi è una situazione che in parte mi fa venire in mente lo status di un certo paese "democratico"... Su Hamas t'ho risposto sopra. Quote:
E hanno il diritto di autogovernarsi finché non mettono il becco fuori dal loro paese. Quote:
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Per non parlare poi dei numerosi golpe che hanno preparato i democraticissimi USA. Quote:
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Se il veto non ti piace, dovresti auspicarne l'abolizione in seno all'ONU. Diamo il potere decisionale alla maggioranza delle nazioni e delle popolazioni (doppia maggioranza): mi sembra di gran lunga più democratico di una decisione lasciata in mano a 5 paesi. O la "troppa democrazia" ti fa venire anche il mal di pancia? Quote:
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Sono dello stesso tipo delle elezioni in cui vinse Prodi per 24mila voti circa. Vuoi forse dirmi che Berlusconi tentò un golpe allora?
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Per iniziare a programmare c'è solo Python con questo o quest'altro (più avanzato) libro @LinkedIn Non parlo in alcun modo a nome dell'azienda per la quale lavoro Ho poco tempo per frequentare il forum; eventualmente, contattatemi in PVT o nel mio sito. Fanboys Ultima modifica di cdimauro : 16-06-2009 alle 06:17. |
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#149 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2006
Città: dietro di te!
Messaggi: 340
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#150 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Berghem Haven
Messaggi: 13528
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Un po' come l'impero giapponese.....si è inceppato tutto quando il divino imperatore è stato così divino che non ha bloccato 2 bombe atomiche. Misteri delle divinità
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#151 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Città: Ferrara (cs_italy)
Messaggi: 5102
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Direi che in uno scenario del genere si schiererebbe a fianco degli USA senza manco pensarci due volte.
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Asrock Z68 Extreme4Gen3, Core i5 2500K@3,7Ghz, Radeon HD6950 2GB, 4x1 GB OCZ PC3-12800 DDR3 1600MHz, Iiyama Prolite B2403WS LCD 24" + Plasma Panasonic 50VT20E 3D, SSD Crucial M4 256GB, WD Caviar 250GB Sata II 16MB, Alice Flat 2 Mbit/s , PS3 Slim 120GB HALF LIFE 2: LE MIGLIORI MOD |
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#152 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2006
Città: levante
Messaggi: 2472
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quindi quei 7 uccisi in Yemen, e affettati, sono vittima di chi ? per me va bene dire che Al-quaeda nn esiste. Se nn esiste,a questo punto dovresti anche fornire i nomi dei mandanti di tali omicidi. (e non solo di quelli. . .)O devo forse dedurre,che la gente comune da quelle parti,si diverte a uccidere "gli infedeli" cosi,giusto per il gusto sadico di farlo.
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ho condotto diverse trattive ma sono troppo pigro per segnarmele. CMR 2.0 tornante - AMIGA 600 Ultima modifica di Gio22 : 16-06-2009 alle 08:41. |
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#153 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2006
Messaggi: 1464
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(comunque ho controllato e hai ragione tu: si possono ottenere andamenti di quel tipo anche accorpando dati legittimi). |
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#154 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Per evitare la teocrazia, Saddam era più che sufficiente... Anzi, gli islamisti, soprattutto sciiti, li teneva a bada molto meglio degli americani. |
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#155 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Leggere la crisi iraniana come una "rivoluzione" dei filo occidentali liberali e democratici per rovesciare la teocrazia mi pare assai miope. |
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#156 |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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La sconfitta dei riformatori (e del clero)
Iran: il trionfo di Ahmadinejad e la militarizzazione del regime di Bijan Zarmandili Mahmud Ahmadinejad trionfa con il 63 per cento dei consensi che sostiene di aver ricevuto dall'elettorato della Repubblica islamica e si prepara a governare il paese per altri quattro anni. Il suo rivale, il riformista Mir Hussein Moussavi, lo ha accusato di falsificazione del responso delle urne, i suoi sostenitori sono scesi in piazza e non si può escludere che la tragedia post-elettorale in Iran non abbia altro seguito doloroso, anche perché, secondo alcuni osservatori, il movimento dei contestatori di Ahmadinejad è destinato a crescere. Si prospetta quindi in Iran uno scenario apocalittico, un paese lacerato dai conflitti tra le diverse anime del suo regime e dal divario incolmabile tra una minoranza agguerrita nella parte avanzata della società civile e una maggioranza che gode dell'appoggio di vasti settori degli apparati paramilitari (i volontari Basiji e i Pasdaran). Quali conseguenze riserva agli iraniani questa ingarbugliata situazione? Innanzitutto va sottolineato che la manipolazione dei voti, i brogli che certamente ci sono stati, non spiegano tuttavia per intero il successo elettorale di Ahmadinejad. La chiave del suo trionfo elettorale è stato il lavoro capillare che il partito invisibile e ufficialmente inesistente dei Pasdaran ha svolto nel corso dell'ultimo anno per garantire a Ahmadinejad un secondo mandato. Noto in Iran come "Partito Padegani", la vasta organizzazione degli apparati politici dei volontari Basiji e dei Pasdaran, ha svolto un lavoro straordinario per mobilitare la base elettorale di Ahmadinejad. Il presidente uscente ha potuto contare su oltre 15 mila basiji effettivi e sui simpatizzanti che ciascun basiji si è procurato nella cerchia familiare, tra i colleghi di lavoro, nelle moschee e nei quartieri: un esercito di alcuni milioni di persone legato direttamente o indirettamente al corpo dei volontari Basiji e centinaia di corporazioni dei Basiji nelle università, negli uffici, tra diverse categorie professionali, un po' ovunque, che avevano di fatto ipotecato il risultato delle operazioni. La presenza del virtuale "Partito Padegai" e il lavoro illegale che i suoi militanti svolgevano in Iran erano stati denunciati nei mesi scorsi da Moussavi, da Hashemi Rafsangiani, da Khatami, da Karrubi (gli avversari riformisti e conservatori di Ahmadinejad) senza però fermare la sua lunga e tremenda onda. Erano i militanti Basiji che impedivano agli studenti di manifestare a favore di Moussavi, erano loro che occupavano le sedi del premio Nobel Shirin Ebadi e erano loro che reprimevano qualsiasi attività politica all'interno degli apparati dello Stato e nelle amministrazioni locali a favore di Moussavi. Ecco una prima conseguenza del trionfo elettorale di Ahmadinejad: la militarizzazione del regime fin qui prevalentemente teocratico e tutto ciò che tale trasformazione comporta all'interno e per la politica estera del paese. Se a prevalere sul destino futuro del paese è il peso dei militari, dunque, è lecito riflettere su cosa sarà della teocrazia, il padrone assoluto della politica e delle istituzioni della Repubblica islamica sin dal febbraio del 1979, quando l'Ayatollah Ruhollah Khomeini prese il potere e sconfisse la monarchia. Il potere assoluto della teocrazia sciita, in realtà, risultò già meno esclusivo nell'agosto del 2005, quando Ahmadinejad vinse le presidenziali nel corso di un ballottaggio contro Ali Akbar Hashemi Rafsangiani, uno degli esponenti della vecchia guardia del clero sciita e da sempre considerato l'uomo forte e l'eminenza grigia del regime. E' stato detto allora che Ahmadinejad è l'espressione politica di una nuova casta emergente, quella dei Pasdaran, che pur professando la versione "dura e pura" dell'ideologia khomeinista, non potrà far coincidere tutti i suoi piani e tutta la sua politica con le volontà del clero sciita. Non a caso, nel corso dei quattro anni della presidenza di Ahmadinejad lo schieramento conservatore vicino al clero tradizionale si è spaccato in almeno tre fazioni, due di loro decisamente critiche nei confronti del presidente della Repubblica. La schiacciante vittoria (stando alle dichiarazioni ufficiali) di Ahmadinejad alle odierne elezioni è senz'altro il segnale di un rafforzamento ulteriore delle posizione di quella casta emergente (Pasdaran e Basiji) in seno del regime, inevitabilmente a scapito della teocrazia. E ciò potrebbe rappresentare una seconda conseguenza della disavventura elettorale che la Repubblica islamica sta vivendo in queste ore, perché potrà sfociare in una più profonda lacerazione della classe dirigenti del paese. Una ulteriore conseguenza riguarda poi la seconda e cocente sconfitta politica che i riformisti iraniani subiscono dopo l'uscita di scena del loro ispiratore maggiore, l'ex presidente Mohammad Khatami. Il nuovo insuccesso elettorale dei riformisti mette infatti in rilievo l'inconsistenza del progetto politico, anche se una diversa idea della società islamica, la capacità culturale e sociale e gli stimoli che hanno prodotto nell'Iran contemporaneo hanno radicalmente mutato il volto della Repubblica islamica. Tutto questo però, fin qui, non si è trasformato in una strategia politica in grado di battere i piani della destra islamica emergente che trova nei militari e nei volontari paramilitari la sua linfa. Le maggiori preoccupazioni per la sorte del movimento di protesta che sfida Ahmaedinejad riguarda infatti la debolezza politica del riformismo, che, dopo Khatami, non ha prodotto alcuna personalità capace di guidare la protesta e individuare degli sbocchi politici realistici. L'ultima considerazione non può che riguardare la Guida della rivoluzione, l'ayatollah Ali Khamenei. Il leader supremo della Repubblica islamica è comparso a fianco di Ahmadinejad all'annuncio della sua vittoria elettorale per dire che "è una festa", che lui è "il presidente di tutta la nazione iraniana". Forse non poteva fare altrimenti, non avrebbe potuto dire diversamente, mentre Teheran e le altre città principali iraniane in quelle stesse ore bruciavano dell'ira dei dimostranti e dal fuoco delle armi dei Guardiani della rivoluzione. Da qui, però, a considerare che Khamenei potrà tener testa a lungo alla casta in ascesa dei militari e della nuova destra oltranzista la strada è lunga ed è assai tortuosa. Anche perché, Khamenei, pur godendo dei privilegi che gli derivano dalla sua carica e dall'articolo della costituzione (Velayat-e-Faghih) non può non tener conto dei rapporti di forza all'interno del regime e non può ignorare che la maggioranza del clero sciita, a cui egli stesso appartiene, soffre ed è turbata dello strapotere dei militari e dei Pasdaran.. Limes |
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#157 | |
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Junior Member
Iscritto dal: Apr 2005
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Ma sono OT, mi scuso :P
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#158 | |
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#159 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
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Ho anche detto che tra Ahmadì e Moussawi non cambierebbe nulla in campo nucleare.
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#160 |
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Senior Member
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Teheran, un milione in piazza
Spari sulla folla: ucciso manifestante Imponente corteo pro-Mousavi, malgrado i divieti governativi. Il leader riformista: pronto a nuove elezioni NOTIZIE CORRELATE Teheran, 170 riformisti arrestati. Mousavi: annullare i risultati del voto (14 giugno 2009) Ahmadinejad: «Il popolo ha scelto». Mousavi: «Brogli». Scontri, tre morti (13 giugno 2009) TEHERAN - Precipita la situazione post-elettorale a Teheran: nella capitale iraniana, una sparatoria durante l'imponente manifestazione pro-Mousavi ha fatto un morto e diversi feriti, provocando il panico tra le centinaia di migliaia di sostenitori del leader riformista (c'è chi parla di due milioni) che sono scese in piazza, sfidando i divieti governativi, per denunciare il presidente Ahmadinejad di brogli e chiedere nuove elezioni presidenziali. Momenti di tensione si sono registrati durante il corteo quando sono stati uditi alcuni spari, di cui ha parlato anche la tv di stato, mostrando le immagini di gente in fuga. La Bbc, citando un fotografo della Ap presente sul posto, sostiene che uno dei dimostranti è stato ucciso nel corso di scontri scoppiati a margine della manifestazione. Il fotografo ha riferito che ad aprire il fuoco sarebbe stata una milizia filo-governativa, dopo l'assalto di un gruppo di manifestanti, spiega un testimone, ad un edificio che ospita i membri della milizia Basij. Dopo la sparatoria nella centrale piazza Azadi, altri spari sono stati avvertiti in tre quartieri nella zona settentrionale della capitale. AUDIO - «Un milione in silenzio, poi il boato» dall'inviato A. Nicastro «PRONTO A NUOVE ELEZIONI» - In piazza è sceso lo stesso candidato riformista alle presidenziali, sconfitto ufficialmente il 12 giugno da Ahmadinejad. Mousavi si è detto pronto a partecipare a «nuove elezioni», aggiungendo che «il voto del popolo è più importante della persona di Mousavi o di chiunque altro». Il lunghissimo viale su cui hanno marciato i sostenitori di Mousavi è lo stesso su cui si svolsero tra il 1978 e il 1979 alcune delle più imponenti manifestazioni durante la rivoluzione contro la monarchia Pahlavi. CHI CONTESTA I RISULTATI - Nel Paese cresce il fronte dei contestatori dei risultati delle presidenziali. L'ayatollah Khamenei, massima autorità religiosa del paese, ha ordinato un'inchiesta sull'accusa di brogli avanzata dall'opposizione (una prima risposta dovrebbe arrivare dal Consiglio dei guardiani entro una decina di giorni). Khamenei, che ha ricevuto Mousavi, lo ha invitato ad «agire con calma e seguendo le vie legali» e ha assicurato che sarà avviata un'indagine sui presunti brogli, sottolineando però che i disordini a Teheran sono il risultato di «provocazioni dei nemici che agiscono da dietro le quinte». L'opposizione iraniana «andrà avanti fino in fondo» per contestare l'elezione di Mahmud Ahmadinejad, ha dichiarato Zahra Rahnavard, la moglie di Mousavi. Anche l'ex presidente riformista e predecessore di Ahmadinejad, Mohammad Khatami, annunciando la sua partecipazione alla manifestazione ha chiesto l'annullamento dei risultati e un nuovo voto. USA, UE E ONU -«La genuina volontà del popolo iraniano deve essere pienamente rispettata» è l'appello del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, il quale ha spiegato che le Nazioni Unite stanno seguendo da vicino la situazione del dopo-elezioni. Barack Obama si è detto «profondamente turbato» dalle violenze. Ma in ogni caso, ha aggiunto, gli Stati Uniti rispetteranno la sovranità della Repubblica islamica e continueranno a cercare il dialogo diretto con Teheran. Dall'Italia, il ministro degli Esteri Franco Frattini fa sapere che il nostro Paese «mantiene l'invito all'Iran» al G8 esteri di Trieste su Afghanistan e Pakistan, nonostante ciò che sta succedendo nel Paese dopo le elezioni presidenziali. I ministri degli esteri della Ue hanno chiesto congiuntamente a Teheran di avviare un'indagine sullo svolgimento delle elezioni e di rispettare il diritto degli oppositori a manifestare in modo pacifico. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto spiegazioni all'Iran sulle elezioni presidenziali e ha dichiarato che l'ambasciatore iraniano a Berlino è stato convocato per riferire della situazione. ARRESTI - Scontri si erano già registrati in mattinata tra i sostenitori del vincitore delle ultime elezioni presidenziali Ahmadinejad e quelli di Mousavi, dopo quelli del weekend che hanno portato all'arresto di 170 persone. MEDIA IMBAVAGLIATI - Il presidente Ahmadinejad ha deciso di rinviare a martedì la partenza per una visita in Russia. Il governo agisce intanto sul fronte dell'informazione. Il giornale di Mousavi, Kalameh Sabz, è stato messo al bando. Domenica la polizia, scrive il quotidiano riformista Sarmayeh, ha fatto irruzione nella sede del giornale, ha effettuato una perquisizione e sigillato l'edificio. Anche il giornale Velayat è stato costretto a sospendere la pubblicazione, sempre secondo Sarmayeh. In questo caso il provvedimento sarebbe legato alla pubblicazione di una caricatura non meglio precisata e a un reclamo per oltraggio ad Ahmadinejad. Il giornale Asr Eghtesad era stato censurato già sabato mattina poiché prevedeva di titolare «Il verde della primavera prosegue», con riferimento al colore del partito di Mousavi. Da domenica inoltre è vietato l'accesso a YouTube, dove erano stati pubblicati filmati degli scontri a Teheran ripresi con i telefoni cellulari. Presi di mira anche i media stranieri. Una troupe della tv pubblica spagnola Tve è stata costretta a lasciare il Paese dopo la copertura delle manifestazioni di protesta. 15 giugno 2009(ultima modifica: 16 giugno 2009)
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(e non solo di quelli. . .)








